A due giorni dalla sfida di Europa League contro il Bologna, nell’etere romano si analizza la sfida contro i rossoblu. “Il Bologna si gioca tutta la stagione in questa doppia sfida di Europa League”, il pensiero di Matteo De Santis. Così invece Francesco Balzani sulla condizione della Roma: “Qualcuno andrebbe gestito, Mancini salterà la partita di giovedì e già è qualcosa, Koné dovrai valutare se farlo giocare giovedì o domenica, perché altre due di fila non le regge. Ma in generale vedo squadre più stanche della Roma”
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Questo e tanto altro in “Massimo Ascolto”, rubrica de LAROMA24.IT curata dalla redazione. Una passeggiata tra i più importanti programmi radiofonici. Buona lettura.
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La Roma ha un solo attaccante e, invece di prendere Vaz, avrebbe dovuto acquistare un usato sicuro da affiancare a Malen (ROBERTO PRUZZO, Radio Radio 104.5, Mattino – Sport e News)
Tanti infortuni? Non è che ogni volta che si fa male qualcuno bisogna acquistare un altro giocatore. Gli allenatori vogliono 50 calciatori e poi ne fanno giocare 11… (FERNANDO ORSI, Radio Radio 104.5, Mattino – Sport e News)
Credo che Zaragoza non abbia convinto Gasperini, ma per me giovedì giocherà titolare (PIERO TORRI, Manà Manà Sport, 90.9)
Il Bologna si gioca tutta la stagione in questa doppia sfida di Europa League (MATTEO DE SANTIS, Manà Manà Sport, 90.9)
Nel primo tempo la Roma è rimasta sorpresa dall’atteggiamento del Genoa ed è stata incapace di creare pericoli negli ultimi 25/30 metri (DANIELE CECCHETTI, Manà Manà Sport, 90.9)
Il Bologna ha lasciato il campionato da un pezzo, metterà il 100% delle energie mentali e fisiche sulla doppia sfida con la Roma (RICCARDO TREVISANI, Manà Manà Sport, 90.9)
Per me la Roma non è in deficit dal punto di vista fisico, perché non vedo una squadra che soffre fisicamente, vedo una squadra che soffre tecnicamente, che è peggio. Perché a livello offensivo non ha uomini che fanno la differenza a livello tecnico, mentre fisicamente vedo una squadra ben allenata, che sta bene, anche a Genova, dove la partita è stata una battaglia, ha retto a livello fisico. Su alcuni giocatori magari la stanchezza si fa sentire, ma non a livello generale. Qualcuno andrebbe gestito, Mancini salterà la partita di giovedì e già è qualcosa, Koné dovrai valutare se farlo giocare giovedì o domenica, perché altre due di fila non le regge. Ma in generale vedo squadre più stanche della Roma (FRANCESCO BALZANI, Te la do io Tokyo, Tele Radio Stereo 92.7)
La Roma ha finalmente trovato il suo nuovo main sponsor e si tratta di Eurobet.live, che comparirà sulle maglie giallorosse a partire da questa stagione (forse già da domenica in occasione del big match contro il Como) e accompagnerà il club anche nel Centenario. La società capitolina incasserà 13-14 milioni di euro a stagione e con i bonus la cifra potrebbe arrivare a 16. Come rivelato dal portale, la Roma sale al sesto posto della classifica di Serie A per ricavi dal main sponsor: in vetta ci sono le due milanesi (Inter 30 milioni da Betsson e Milan 30 da Emirates, ma dall’annata 2026/27 i rossoneri dovrebbero incassarne 35) e a completare il podio la Juventus con i 28/30 milioni di Jeep e Visit Detroit. Al quarto posto c’è la Fiorentina (25 milioni da Mediacom) e la top 5 è completata dal Sassuolo (18 milioni da Mapei). Dopo l’accordo stipulato dalla Roma, l’unica a non avere ancora un main sponsor resta la Lazio.
La classifica completa dei club di Serie A
Inter – Betsson: 30 milioni di euro a stagione
Milan – Emirates: 30 milioni di euro a stagione (35 milioni dal 2026/27)
Juventus – Jeep e Visit Detroit: 28/30 milioni di euro a stagione
Fiorentina – Mediacom: 25 milioni di euro a stagione
Sassuolo – Mapei: 18 milioni di euro a stagione
Roma – Eurobet.live: 13-14 milioni di euro a stagione
Napoli – MSC: 9 milioni di euro a stagione
Atalanta – Lete: 5 milioni di euro a stagione
Cagliari – Regione Sardegna e Doppio Malto: 3,6 milioni di euro a stagione
Bologna – Saputo: 3 milioni di euro a stagione
Torino – Suzuki: 2,35 milioni di euro a stagione
Parma – Prometeon: 1,5 milioni di euro a stagione
Udinese – Bluenergy: 1,5 milioni di euro a stagione
Genoa – Pulsee: 1,2 milioni di euro a stagione
Como – Uber: 1 milione di euro a stagione
Lecce – Deghi: 1 milione di euro a stagione
Verona – Aircash: 1 milione di euro a stagione
Pisa – Cetilar : 0,7 milioni di euro a stagione
Cremonese – Iltainox: n.d.
Lazio – nessun main sponsor
Facendo un paragone con i club europei, la Serie A è ben distante dagli incassi delle prime dieci società e a comandare la graduatoria è il Manchester City con ben 80 milioni a stagione percepiti da Etihad. Alle spalle dei Citizens ci sono Real Madrid, PSG e Manchester United, che guadagnano 70 milioni rispettivamente da Emirates, Qatar Airways e Snapdragon.
La top 10 in Europa per ricavi dal main sponsor
Manchester City – Etihad: 80 milioni di euro a stagione
Real Madrid – Emirates: 70 milioni di euro a stagione
PSG – Qatar Airways: 70 milioni di euro a stagione
Manchester United – Snapdragon: 70 milioni di euro a stagione
Bayern Monaco – Deutsche Telekom: 65 milioni di euro a stagione
Barcellona – Spotify: 65 milioni di euro a stagione
Arsenal – Emirates: 60 milioni di euro a stagione
Liverpool – Standard Chartered: 60 milioni di euro a stagione
Tottenham – AIA: 47,5 milioni di euro a stagione
Atletico Madrid – Riyadh Air: 40 milioni di euro a stagione
Conclusa la ventottesima giornata di campionato il Giudice Sportivo Gerardo Mastrandrea, assistito da Stefania Ginesio e dal Rappresentante dell’A.I.A. Carlo Moretti, ha comunicato le decisioni assunte: per quanto riguarda la Roma, Evan Ndicka era diffidato e, a causa del cartellino giallo (il quinto della stagione) rimediato contro il Genoa, salterà il big match con il Como, in programma domenica alle ore 18 allo Stadio Sinigaglia. Sesta ammonizione per Bryan Cristante, mentre per Donyell Malen è soltanto la prima.
I calciatori giallorossi diffidati restano Gianluca Mancini e Neil El Aynaoui, dato che Wesley ha scontato la squalifica nella partita con il Grifone.
Radja Nainggolan è sempre rimasto legato alla Roma e oggi ha condiviso su Instagram uno scatto ricco di nostalgia. Il centrocampista belga, attualmente in forza al Patro Eisden Maasmechelen, ha pubblicato sul suo profilo social una foto di suo figlio Davì e il bambino indossa il completino giallorosso con il numero 4 del padre sulla schiena: “Nostalgia. Ole le, ola la…”, il commento del ‘Ninja‘ che ricorda la melodia del coro a lui dedicato dai tifosi romanisti.
Il contesto è sempre in grado di stravolgere il quadro interpretativo. Si tratta di una dinamica umana, prima ancora che calcistica. Così la scena osservata durante l’intervallo di Genoa-Roma, di per sé giocosa se non addirittura tenera, si è rivelata sorprendentemente fuori luogo. Robinio Vaz e Jan Ziolkowski, chiamati dallo staff a riscaldarsi, anziché imitare Cristante, che con la lingua di fuori mimava scatti e movimenti come fosse già in ritmo partita, si sono messi a scherzare un po’ troppo: qualche pacca sulle spalle, sorrisi complici che sfociavano in risatine e, più in generale, un atteggiamento che agli uomini di Gasp non dev’essere piaciuto. […]
Il siparietto del Ferraris non ha generato nessun caso particolare, eppure conferma in un certo senso la distanza di mentalità tra i senatori del gruppo e i ragazzi più giovani. […]
LR24 (AUGUSTO CIARDI) – L’aggettivo “fondamentale” abbinato alla parola settimana è un grande classico del calcio, inflazionato. Se ne abusa di continuo. Stavolta l’aggettivo è d’obbligo. Perché la settimana che comprende la trasferta di coppa a Bologna e poi quella di Como contro la squadra che condivide con la Roma l’appartamento al quarto piano, non può che essere definita fondamentale.
Ma le partite passano di nuovo in secondo piano, perché sono riaperte le iscrizioni al palio della capitale. Si alzano i vessilli della fazione preferita, e il match diventa semplicemente una leva solleva-polemiche. Proliferano gli orticelli metropolitani, fertili al punto da proporre biodiversità succose a chilometro zero. Ci dividiamo come al solito fra allenatore, direttore sportivo, senatori, garante e addirittura speaker, streamer e opinionisti, persino la notizia su uno sponsor viene commentata a seconda di chi la propone. Niente di nuovo. Rispetto al passato mancano le contrade devote a proprietà e dirigenti amministrativi, in auge fino a qualche anno fa. Stanno spuntando persino i partiti pro e contro Zaragoza. Come dire, purché ci si divida non facciamoci mancare nulla, litighiamo anche per il fantasmagorico ballottaggio fra lo spagnolo e Venturino. Mille fazioni per lo spinoff della serie principale, che propone il duello fra Gasperini e Massara, e sempre di più coinvolge un attore che non sarà mai secondario, Ranieri.
Gasperini semmai ha sbagliato a schierare Pellegrini, ma come gli si può imputare il mancato utilizzo di un’aletta sgusciante che trova linfa a campo aperto, cosa che la Roma a Genova non ha mai avuto a disposizione? Zaragoza quanto avrebbe spostato in un match giocato decentemente solo da Malen e Pisilli?
Metà marzo è alle porte, la Roma ha buttato nel cesso il set point contro la Juventus, e domenica ha subito il break che ha definitivamente riaperto la partita. Ora si gioca il futuro in Europa e in campionato. Serve il contro break. Ma serve pure ricordare che la Roma è ancora quarta, nonostante non ci sia uno straccio di attaccante in alternativa a Malen, arrivato grazie all’intervento del vice presidente (doveroso ricordarlo), perché, altrimenti, oggi, davanti ci sarebbe soltanto Vaz (tanta invidia per chi ha già capito che sia un fenomeno, dai tre spezzoni di partite giocate si puo al massimo intuire per quale ragione Gasperini lo consideri acerbo). E nonostante la batteria di esterni, per ragioni varie, costringa l’allenatore a scegliere centrocampisti decentrati.
Gasperini è il responsabile tecnico della squadra. Ma la società, dopo due sessioni di mercato, deve necessariamente puntare i fari sull’organigramma in vista del terzo tentativo di rafforzamento della rosa con Gasperini allenatore. Laddove non c’è possibilità di condividere, bisogna imporre una scelta che spazzi via equivoci e ambiguità. Storicamente si dice che le squadre della stagione seguente si fanno a marzo. Oggi è più difficile, perché il calcio bisognoso di soldi impone che si conosca il piazzamento finale per avere chiarezza sui margini di spesa estivi. Ma non c’è necessità di soldi per capire se, in modo legittimo, la compravendita di giocatori la condurrà Massara (ha senso cambiare il responsabile del mercato per la terza volta in tre anni, dopo Pinto e Ghisolfi?) o se sia necessaria, per incompatibilità, l’ennesima rivoluzione.
Buone notizie per il Bologna di Vincenzo Italiano in vista del big match contro la Roma, in programma giovedì alle ore 18:45 allo Stadio Dall’Ara e valido per l’andata degli ottavi di finale di Europa League. La squadra felsinea ha ripreso gli allenamenti dopo la sconfitta per 1-2 contro l’Hellas Verona e il tecnico rossoblù può sorridere, dato che sia Torbjorn Heggem sia Juan Miranda sono tornati a lavorare con il resto del gruppo. Ecco il report della seduta odierna: “A -2 da Bologna-Roma i rossoblù hanno ripreso gli allenamenti a Casteldebole in una mattinata di sole: lavoro di scarico per i più impiegati col Verona, esercitazioni tattiche e partitella a metà campo per gli altri. Torbjorn Heggem e Juan Miranda sono rientrati in gruppo e hanno svolto una seduta regolare con i compagni”.
Lorenzo Busnengo, vicepresidente dell’Ordine degli Architetti di Roma, si è soffermato in una nota sul progetto dello stadio del club giallorosso a Pietralata. Ecco le sue parole: “La Roma ha proposto di costruire uno stadio a Pietralata, nel quadrante dove era previsto lo SDO, il Sistema Direzionale Orientale, e dove invece si sta assistendo a varie e interessanti trasformazioni puntuali, quali la già realizzata nuova sede della BNL di Alfonso Femia, la stazione Tiburtina di Paolo Desideri, 1o studentato della Sapienza in corso di realizzazione, il Rome Techopole di cui qualche settimana fa è stata posta la prima pietra e la nuova sede di RFI. È imprescindibile che la nuova casa della Roma dialoghi e metta a sistema le relazioni spaziali e funzionali con questi interventi oltre che con l’ospedale Pertini. Tutti gli interventi di trasformazione del quadrante devono essere messi a sistema, non soltanto il progetto dello stadio, per valutarne attentamente le ricadute sulla riqualificazione del quartiere, non pregiudicando tra l’altro l’accessibilità all’ospedale Pertini. Ad oggi, rispetto anche alle opere complementari previste, non è del tutto chiara una visione complessiva ed integrata del quadrante. Anche per questo, ritengo necessario analizzare il tema della mobilità e della relativa ripartizione modale, in modo da affrontare in un quadro sinergico gli effetti sui trasporti, in special modo la mobilità sostenibile”.
Successivamente si è concentrato sul Flaminio, stadio in cui vuole trasferirsi la Lazio: “Per quanto riguarda invece lo stadio Flaminio, il progetto che la Lazio ha depositato in Campidoglio ci rappresenta una situazione più complessa. Intanto va detto che l’impianto progettato da Nervi è un monumento dell’architettura moderna. Non ci troviamo di fronte a un lotto libero come a Pietralata, ma a un’architettura monumentale tutelata e vincolata in base al codice dei Beni Culturali, con una sovrapposizione di tutele dovute anche a un vincolo paesaggistico che riguarda tutto il quadrante Flaminio. Senza tralasciare l’aspetto archeologico, infatti nelle vicinanze dello stadio è stata ritrovata una necropoli. È evidente che in questo caso che la possibilità di trasformazione così come prospettata dalla S.S. Lazio non sia compatibile con il quadro normativo delle tutele. Anche l’intervento di realizzazione del nuovo anello appare molto complesso, perché in qualche modo deve essere garantita l’unitarietà progettuale originaria di Nervi. Nonostante la conferenza stampa di presentazione e qualche anticipazione pubblicata da alcuni giornali, il progetto di Lotito lo conosciamo veramente poco, quindi in attesa della pubblicazione ufficiale del progetto, come indicato da ANAC già lo scorso anno, dobbiamo ribadire che con questi elementi a disposizione restano parecchi dubbi. Appare estremamente complessa l’impresa di ampliare l’impianto”.
Marco Litti, terzino sinistro della Roma Primavera, è il protagonista della nuova puntata della rubrica ‘Dreaming Roma’ e nel corso dell’intervista ai canali ufficiali del club ha raccontato il suo percorso nel settore giovanile giallorosso. Ecco le sue parole.
Come stai? “Molto bene, grazie”.
Nel gruppo squadra vi chiedete: “Come stai?” “Nella nostra generazione ancora sì, ci si parla”.
Quanto è stato difficile lasciare la tua città per trasferirti a Roma? “I primi mesi un po’ difficile, era un ambiente nuovo e non conoscevo nessuno. Roma è una realtà più grande rispetto a quella in cui vivevo. I primi 2/3 mesi sono stati un po’ difficili, ma con il passare del tempo ho conosciuto tutti ed è stato molto più semplice ambientarmi”.
Chi ti ha particolarmente aiutato in questo processo? “Non c’è stata una persona in particolare, ma tante persone mi hanno fatto sentire a casa. Non mi hanno fatto mai mancare nulla, mi hanno sempre aiutato anche nelle piccole cose e questo fa la differenza”.
Da piccolo passavi tutta la tua giornata tra Trigoria e il convitto… “Andavo a scuola e ad allenarmi. Ho fatto amicizie e mi hanno fatto sentire subito a mio agio”.
Dove hai iniziato a giocare a calcio? “Ho iniziato all’Euro Sport Academy, che è una scuola di calcio di Brindisi. Dopo quattro anni sono passato al Lecce, dove ho trascorso altri quattro anni. Poi mi hanno detto che la Roma era interessata e io non ho esitato”.
Nel 2020 la chiamata della Roma: chi te lo ha detto? “Mia madre”.
La tua reazione? “Ho detto: ‘Dai, non scherzare…’. Lei ha detto: ‘No, veramente’. All’inizio era un po’ titubante anche lei, il figlio piccolo… Io le ho detto: ‘Voglio andare'”.
Che trattativa è stata? “C’era anche il Covid in mezzo, non sapevamo quando avrebbero riaperto. Sono venuto a visitare Trigoria prima che chiudessero tutto e l’impatto è stato devastante”.
Cosa hai pensato quando hai varcato il cancello di Trigoria? “Ho pensato: ‘Assurdo’. Non avevo mai visto un centro di allenamento così moderno e all’avanguardia. Sono rimasto incredulo”.
Ma hai lasciato la tua casa… “Non ci pensavo. Più ci pensi, più diventi triste. Mi dicevo: ‘Se voglio diventare un calciatore…’. Prima o poi doveva succedere, non posso sempre stare attaccato alla mia famiglia. Ho preso questa decisione, mia madre mi ha dato libero arbitro e mi ha permesso di fare questa scelta”.
La famiglia è venuta a Roma con te? “No, è rimasta giù. Mia mamma viene a trovarmi una volta al mese. La mia famiglia è stata fantastici, non mi ha mai fatto mancare nulla e sentire la distanza. Quando mi sentivo un po’ giù venivano o io andavo giù per qualche giorno. Hanno capito la situazione”.
Cosa ti manca di più di casa? “Gli amici e la famiglia. Quando ero a Lecce, dopo l’allenamento, uscivo, andavo al bar e stavo con loro. Ora faccio le videochiamate. Mia mamma e mio fratello mi seguono dappertutto. Fanno di tutto per me”.
Tuo fratello è più grande o più piccolo? “Più grande”.
Gioca anche lui a calcio? “Giocava a Lecce e ha fatto l’eccellenza”.
Quindi capisce la tua passione? “Sì”.
Che impatto hai avuto con la città di Roma? “Ora ho iniziato a vivere Roma. Ogni tanto vado a cena con i miei compagni di squadra. Avendo la macchina e la patente è più facile visitarla. All’inizio mi sono buttato in questa città grande e bella e l’impatto è stato bello ed emozionante”.
C’è stato un momento in cui hai pensato di tornare indietro? “No, mai. Ero sempre più convinto che la scelta fatta era quella giusta”.
Nel 2022/23 hai vinto il tuo primo Scudetto con la Roma Under 17: è stato un punto di arrivo o faceva solo parte del percorso? “Per me è stato un punto di partenza. Perché è facile arrivare in un club e pensare ai tuoi obiettivi finali. Per raggiungere gli obiettivi finali devi fare delle tappe come il primo scudetto, i primi scontri diretti…”.
A chi devi l’essere qui? “Mio padre”.
L’obiettivo finale è anche per lui? “Sì. Tutto quello che faccio in campo e la persona che sono, è tutto per lui”.
Ti ha aiutato trasferirti così piccolo? “Sì, perché giù c’è sempre quell’assenza quando lasci casa. Sento sempre papà”.
Ti manca giocare vicino alla porta o il tuo ruolo è un po’ più arretrato? “Ho iniziato da esterno d’attacco. Poi i mister mi hanno abbassato perché avevo grande corsa e mi piace attaccare lo spazio. Sono passato poi da quinto a terzino, ma mi piace partire da dietro”.
Si tratta della tua caratteristica principale? “Sì. Partendo da dietro è più semplice vedere porta e compagni. Quando gioco spalle alla porta vado in difficoltà”.
In cosa devi migliorare? “L’aspetto difensivo. Ero abituato a giocare da attaccante, ma quando affronti avversari bravi tecnicamente è più difficile. Piano piano i risultati arriveranno”.
Pensi che questo sia il tuo miglior momento della carriera? “Ora mi sento bene fisicamente e mentalmente. Sono libero e concentrato. Sono contento perché sto trovando continuità”.
A luglio hai rinnovato il tuo contratto con la Roma: a cosa pensavi mentre lo firmavi? “Adesso arriva il bello. Ora devo dimostrare di che pasta sono fatto, se sono un giocatore da Champions League, da bassa classifica… Ho pensato subito ai sacrifici fatti”.
Il settore giovanile sta finendo… “Bisogna buttarsi nei grandi”.
Questi sono gli ultimi mesi nel settore giovanile: sei più impaziente in vista del futuro o hai “paura” di lasciare la tua comfort zone? “50 e 50. È bello stare con i compagni che sono come te, ma è anche bello rapportarsi con i grandi, i tifosi, la pressione…”.
Sei pronto a diventare un calciatore professionista a tutti gli effetti? “Sì. Ho passato tante difficoltà tra infortuni e situazione familiare. Non è una passeggiata, ma i problemi sono altri. Giocare a calcio deve essere divertente”.
Vedi ancora il calcio come divertimento… “Esattamente. Avendo affrontato delle difficoltà, ti rendi conto di quali siano i veri problemi nella vita. Perdere una partita, sbagliare un cross o un tiro ti dispiace, ma non sono questi i veri problemi. Si volta pagina”.
Quando hai lasciato la Puglia avresti mai pensato di essere qui a un passo dal professionismo? “No. Perché non mi immaginavo questo percorso, ma sono felice che sia andata così”.
Qual è la tua ambizione nel calcio? “Giocare ai massimi livelli”.
Ti immagini il tuo debutto con la Roma? “Lo spero. Mi piacerebbe giocare all’Olimpico con questa maglia, con i tifosi che ogni domenica vengono a sostenere la Roma. Qui a Roma, la Roma è qualcosa di magico”.
Quanto ti è entrata dentro la Roma? Quanto senti la maglia della Roma? “Tanto. All’inizio pensavo che tutte le squadre fossero uguali. Ma dopo aver vissuto a Roma per sei anni, capisci che la Roma conta davvero tanto qui. Senti la passione dei tifosi, il calore, la pressione ed è bello”.
Con poche parole hai descritto un intero popolo… “Non pensavo ci fosse tanta passione. Quando ho visto alcuni derby e big match vedevo persone che soffrivano per una squadra di calcio. Questo ti fa capire che sei in una grande città e in una grande squadra. Io voglio fare parte di questa storia”.
Sarà Sven Jablonski l’arbitro del big match tra Bologna e Roma, valido per l’andata degli ottavi di finale di Europa League e in programma giovedì alle ore 18:45 allo Stadio Renato Dall’Ara. Il direttore di gara tedesco sarà coadiuvato dagli assistenti connazionali Eduard Beitinger e Lasse Koslowski, mentre il IV Uomo sarà Harm Osmers. Al VAR ci sarà Bastian Dankert, Robert Schröder sarà l’AVAR.
Nato il 13 aprile 1990 in Germania, Sven Jablonski fa parte della sezione di Brema ed è arbitro FIFA dal 2022. Il fischietto non ha mai arbitrato né Bologna né Roma, motivo per cui si tratta di una prima volta assoluta. In carriera ha diretto due partite dell’Italia Under 19, una del Milan Primavera e una della Juventus Primavera e il bilancio è di due successi e due sconfitte.