Ci risiamo, aria da big match. Pre vigilia di una delle partite più attese dai tifosi: domenica c’è Roma-Juventus e in ballo, come se non bastasse il peso dell’antica rivalità tra giallorossi e bianconeri, c’è anche un posto in Champions League. (…) La storia è ormai nota ai romanisti: spesso Dybala si tira fuori dalla mischia, nonostante i nullaosta dello staff medico di Trigoria, e puntualmente prova a inserirsi di nuovo tra i convocabili quando la partita pesa. (…) E allora da ieri la Joya ha accelerato il programma di recupero. Dicendo di sentire ancora dolore al ginocchio sinistro. Ma di essere pronto a far finta che il male non ci sia e dare una mano ai compagni contro la Juventus di Spalletti. Guarigione lampo. (…) Perché in fondo, come dicono i più maliziosi a Trigoria, “con Paulo è così, dipende sempre da come si sente lui”. (…) Chi invece non può contare sulla propria volontà, ma dipende esclusivamente dal verdetto dei medici, resterà ai box anche per il big match. Non ci sarà Soulé, la pubalgia non gli dà pace. Niente da fare per Dovbyk, ormai stabilmente arruolato tra i lungodegenti. Niente Ferguson, che nei prossimi giorni farà un altro consulto per la caviglia. In dubbio El Shaarawy. (…) Le opzioni per Gasperini allora sono poche. Oltre a Malen, intoccabile, ci sono Pellegrini, Zaragoza e Venturino. Tre giocatori per due maglie. Non sono escluse sorprese. Inclusi miracoli argentini.
Autore: AlessandroLM
Attacco a Luciano, bestia (bianco) nera
Mai una vittoria contro l’ex allenatore. Come una vendetta di Spalletti, ovvero di un allenatore che andò via in maniera velenosa nel 2017. La Roma cerca il primo successo contro Luciano dopo 9 anni.
La cerca pure Gasperini, che contro il collega è in serie negativa: quattro sconfitte negli ultimi quattro incroci. E il motivo in più dentro la sfida Champions di domenica all’Olimpico. E Gasperini spera di recuperare Dybala per la panchina: oggi il test.
La Champions in palio e non è poco per chi non partecipa alla competizione da 7 stagioni. Ma anche altro dentro la sfida di domenica sera. (…) Torna Spalletti all’Olimpico e non è presenza qualsiasi per la tifoseria giallorossa. Luciano è stato a Trigoria in due periodi diversi, nel 2005 fino al 2009 e nel 2016 fino al 2017, e si è tolto grandi soddisfazioni soprattutto con la famiglia Sensi e ottenendo buoni risultati anche con la gestione Pallotta. Velenoso il suo addio, nove anni fa. (…) Si presenta fiero dell’imbattibilità contro la sua ex squadra: 9 incroci, 4 successi e 5 pareggi. Ha vinto con l’Inter, con il Napoli e anche all’andata da bianconero.
Adesso con la Juve quinta insegue la Roma quarta: meno 4. Ma Spalletti è entrato in corsa, sostituendo Tudor alla decima giornata. E da inizio novembre ha recuperato 2 punti a Gasperini (31/29 in 17 turni). Gian Piero, tra l’altro, è chiamato a interrompere, proprio come la Roma, il trend negativo contro il collega: è finito ko davanti a Luciano nelle ultime 4 partite in cui si sono affrontati. (…) Il bilancio è favorevole al toscano: 17 precedenti, 9 successi, 5 pareggi e 3 sconfitte. (…) La partita dell’Olimpico sembra fatta apposta per la Roma e per Gasperini per interrompere la serie negativa, di squadra e individuale, quando davanti trovano Spalletti. (…) La scelta degli interpreti, del resto, rimane più o meno quella avuta domenica scorsa contro la Cremonese. Torna giusto El Shaarawy, ma solo per la panchina: nonostante il recupero, l’attacco di Gian Piero resta dimezzato. Inutilizzabili Ferguson (…) e Dovbyk (…), anche Soulé mancherà contro la Juve. Fisioterapia e riposo per sconfiggere la pubalgia, non può fare di più. Dybala, invece, proverà stamattina a calciare.
Se supera il test, può sperare nella convocazione che non è scontata. Hermoso è out, Ghilardi il sostituto. Gasperini, però, pensa al tridente. Accanto a Malen può sistemare Venturino e Pisilli. Oppure escludere l’ex Genoa, avanzare Cristante e inserire El Aynaoui accanto a Koné.
(corsera)
L’ammazzagrandi
Chi lo conosce bene, lo dipinge come un ragazzo di una serenità invidiabile. (…) Quello che arriva e non importa chi ha davanti: dribbla, tira, sbaraglia la concorrenza ridicolizzando il marcatore di turno per poi beffarlo e segnare. (…) Ha iniziato giovanissimo, con la seconda formazione dell’Arsenal, segnando a City e Chelsea. Poi ha continuato nel calcio che conta. Per informazioni chiedere a Real Madrid, Sporting Lisbona e Psv in Champions, al Bayern Monaco e all’Eintracht di Francoforte in Bundesliga o ad Ajax e Feyenoord in Olanda, quando Donnyel giocava nel Psv. Ma se vogliamo limitarci al nostro orticello, basterebbe tornare indietro di un paio di settimane al Maradona. Avversario il Napoli. Sette minuti, bum: primo pallone toccato, gol. E bis nella ripresa. Malen è così, l’uomo giusto al momento giusto. E non sembra un caso che la Roma sempre sconfitta negli scontri diretti prima del suo arrivo, abbia invece collezionato due pari (Milan e Napoli) vicinissimi a tramutarsi in successo. (…) Non è più un mistero che per convincerlo, Gasp, gli ha assicurato di giostrare al centro dell’attacco. Sì, perché in carriera Malen ha sempre o quasi curiosamente traslocato sulla fascia. A Dortmund per Fullkrug, a Birmingham per Watkins. A Roma no. E i risultati si vedo-no: 5 gol in 6 partite, tre in meno di Hojlund e due di Krstovic, anche loro nuovi acquisti nelle rispettive squadre di appartenenza, che però di gare ne hanno disputate venti in più (26).
E poi, i tiri (30 complessivi) inquadrando lo specchio della porta: sono già 11 (per intenderci Soulé e Dybala sono a 14) con il 45% delle conclusioni che finisce in rete. (…) Dal giorno del suo arrivo, l’olandese è largamente il giocatore della serie A che tocca maggiormente il pallone nell’area avversaria. E questo è sinonimo di pericolosità e di gol. Per lui e per la squadra che ha visto la media reti è salita da 1.2 a 1.6. Dietro di lui, perora, c’è il nulla o quasi. In termini di rendimento – aspettando il rientro di almeno uno tra Dybala e Soulé – la Roma fa fatica. Vaz è alle prese con un inevitabile adattamento, Zaragoza è ancora da scoprire, Dovbyk lo rivedremo a fine aprile, Ferguson vive un calvario che non esclude un intervento chirurgico a breve, Venturino ha qualità ma è tutto da verificare, El Shaarawy è tornato in gruppo dopo un mese e Pellegrini è un centrocampista adattato ad ala. (…) Bremer non è stato rischiato in
Champions proprio per averlo al meglio nello spareggio dell’Olimpico. È questo il duello che potrebbe, se non decidere, orientare la partita. Perché se Spalletti blocca Donnyel, diventa tutto più difficile. Se l’olandese sfonda, è un’altra partita. Ma c’è qualcosa in cui Malen deve migliorare? Sì, probabilmente l’autonomia. (…) Dopo la Juve, tempo una decina di giorni torneranno i turni infrasettimanali di Europa League, e se la Roma vuole andare avanti, si deve affidare a Malen. Che superato lo scoglio degli ottavi nei quarti potrebbe ritrovare proprio l’Aston Villa: Magari l’occasione per dimostrare che a Birmingham, anche un tecnico bravissimo come Emery, lo ha capito poco
(Il Messaggero)
Uomini forti destini forti
Gian Piero Gasperini e Luciano Spalletti, magari non sono amici per la pelle, però si stimano. (…) Gasp si è legato per anni a città fuori dai radar del grande calcio, come Genova e Bergamo, mentre Spalletti ha girato l’Italia che conta, Roma, Milano, Napoli, ora Torino, con esperienza pure in Russia e sulla panchina della Nazionale. Spalletti, insomma, ha avuto a disposizione più occasioni per vincere, cosa che ha fatto anche Gasp in una realtà più piccole, portando l’Atalanta costantemente in Champions e tacendole alzare l’Europa League. In comune hanno anche la Roma, che Lucio ha allenato in due fasi, Gasp c’è ora e chissà per quanto ancora. Lucio è stato amato e detestato; Gasp sta facendo il percorso inverso. (…) Sono due personaggi difficili, sempre in lotta contro il mondo. Uomini sempre all’attacco, con avversari di strada e in campo. Aggressivi, insomma. Non vogliono essere simpațici al mondo esterno, anzi. (…) Spalletti aveva conquistato Roma con i risultati, il gioco e i comportamenti giusti, poi si è fatto travolgere dagli eventi, ed è dovuto scappare tra i fischi, per fine ciclo prima e per la lite con Totti poi. (…) Eppure, il primo Spalletti, 2005-2009, aveva fatto innamorare tutti, aveva proposto un calcio all’avanguardia, ideando quel 4-2-3-1 che ha fatto scuola. (…) Ha vinto meno di quanto meritasse, anche da queste parti certe vittorie gli sono sfuggite per nulla, però il segno l’ha lasciato e la Roma delle undici vittorie di fila è tra le più belle ed efficaci di sempre. Gasp (…) ha guardato in Olanda, patria della eterna modernità calcistica, ma non all’Ajax di Johan Cruijff, troppo facile, ma a quella successiva di Louis van Gaal, che ha sfornato giovani campioni con un calcio che attingeva al passato e guardava al futuro. Gasp, quel futuro se l’è mangiato, con la sua Atalanta e prima ancora con il Genoa: con il 3-4-2-1 o il 3-4-3 ha ripristinato le marcature a uomo, in ogni zona del campo. Pressing, calcio verticale, aggressioni altissime, ritmo da capogiro. Il portiere, faccia il portiere, e se una palla deve essere buttata in avanti, non si abbia paura, si andrà a prendere la seconda palla. Altro che costruzione dal basso. (…) In ballo c’è un posto per l’Europa: Spalletti ha portato tutte le sue squadre a giocarsi la Champions, sempre; Gasp ha fatto conoscere, ed apprezzare, l’Atalanta a tutta l’Europa. (…) Ad oggi, nove vittorie per Spalletti, cinque per Gasp, tre soli pareggi (risultato che non piace a nessuno dei due). Il successo più netto è per Gian Piero: 4-1 in un Atalanta-Inter dell’11 novembre 2018. Lucio ha vinto le ultime quattro gare contro Gasp. Si riparte, davanti a un bicchiere di vino. Pronti e orgogliosi nel far credere al mondo di essere due antipatici. Com’era quella cosa? Uomini forti, destini forti…
(Il Messaggero)
Dybala vuole provarci: test a Trigoria In dubbio Hermoso, pronto Ghilardi
Una fiammella di speranza in una stagione tremendamente complicata per Dybala. Oggi sarà il giorno della verità per capire se potrà andare almeno in panchina contro la Juventus domenica sera.
Paulo non gioca dal 25 gennaio (col Milan) e l’infiammazione al ginocchio lo ha tormentato per un mese. (…) Anche ieri si è allenato a parte, ha ancora qualche difficoltà a calciare ma questa mattina proverà a rientrare in gruppo. (…) Vuole esserci e non potrebbe essere altrimenti, la posta in palio è troppo alta per mancare di nuovo. E di fronte ci sarà la sua ex squadra, quella che lo ha fatto passare da ‘picciriddu‘ a ‘Joya‘ e alla quale non e mai riuscito a segnare. Un solo assist nel 2022 poi il nulla o quasi. (…) Due le reti in campiona-to, le stesse di Cristante e Koné, meno di Dovbyk e Ferguson (3) e il nuovo arrivato Malen ci ha messo un mese a staccarlo (5). (…) A guidare la classifica dei capocannonieri della Roma, invece, c’è sempre Soulé che però con molta probabilità dovrà accomodarsi nuovamente in tribuna. Convive ancora con la pubalgia. (…) L’attacco giallorosso ritroverà El Shaarawy ma sarà un’altra volta orfano di Ferguson. (…) L’ipotesi operazione non è da scartare ed il Brighton spinge per l’intervento. Evan sperava di poter recuperare per il playoff per i Mondiali ma il ct dell’Irlanda ha spezzato i suoi sogni: “Non lo avremo per marzo“. (…) Rimane in dubbio anche Hermoso a causa del risentimento all’ileopsoas, pronto Ghilardi. Domani Gasp scioglierà gli ultimi dubbi di formazione e avanza l’idea di riportare Cristante sulla trequarti, in quel caso la coppia titolare sarebbe composta da Koné e Pisilli. Valutazioni in corso, tutto dipenderà anche dalle condizioni di Dybala.
(Il Messaggero)
L’attacco sono io: tutta un’altra Roma con i gol di Malen, ora serve la spalla
(…) Di certo oggi una delle preoccupazioni maggiori di Gian Piero Gapserini è che non succeda niente a Donyell Malen, l’attaccante olandese che ha cambiato il volto all’attacco della Roma. Basti pensare che da quando Don è arrivato in Italia nessuno ha fatto meglio di lui tra gli attaccanti del nostro campionato: come gol (5 in sei partite), come tiri tentati (ben 30) e come tocchi nell’area avversaria (63, davanti ad Yildiz con 36 che lo sfiderà proprio domenica sera allo stadio Olimpico). Un senso di pericolosità diffuso. (…) E a confermarlo c’è anche la media gol dei giallorossi in questo campionato: prima di Malen la Roma girava a 1,2 a partita (24 reti in 20 partite), con lui la media realizzativa è schizzata in alto, a 1,67 a partita, con dieci reti realizzate nelle sei partite che hanno visto come protagonista l’olandese. (…) Ed ecco perché Gasperini lo ha cambiato a Napoli, nell’ultima parte di partita. “A volte nei finali lui cala“, la giustificazione del tecnico giallorosso subito dopo il fischio finale, nella pancia del Maradona.
(…) Tra l’altro, Malen con un altro gol avrebbe già eguagliato quanto fatto finora in coppia in campionato dagli altri due centravanti di ruolo di Gasperini, Ferguson e Dovbyk: tre gol a testa, con l’ucraino che ha una media realizzativa di 0,23 e l’irlandese di 0,19 (contro lo straripante 0,83 di Malen). (…) Delle big italiane, la Juve, è l’unica che deve ancora affrontare in carriera, visto che con il Milan si è già incrociato tre volte (una vittoria e due pareggi), con l’Inter due (un pareggio e una sconfitta) e con il Napoli una (il pari del Maradona di due settimane fa). (…) Dybala oggi proverà a tornare in gruppo per vedere se il ginocchio fa male, mentre Soulé difficilmente sarà della partita, meglio tenerlo a riposo e riaverlo a posto più avanti. Ed allora le soluzioni sono le stesse di Napoli o della gara contro la Cremonese: da una parte Pellegrini, dall’altra Zaragoza in vantaggio su Venturino. Anche se poi la sorpresa potrebbe essere un’altra. E, cioè, l’avanzamento di Pisilli nella posizione di trequartista, considerando che Niccolò ha uno stato di forma eccelso. Ieri Gasp ha provato anche questo, andando a caccia di chi può avere la massima connessione possibile con Malen. Che resta, a conti fatti, il faro dell’attacco giallorosso.
(gasport)
Escluso il ritorno
LR24 (AUGUSTO CIARDI) – Estate 2005, arriva da Udine con la valigia piena di ambizioni, e accolto coi pomodori, un allenatore che avrebbe comunque lasciato il segno. Era una Roma che si scontrava con le difficoltà di un momento storico delicato, col presidente Sensi costretto dai problemi di salute a defilarsi e che con volontà delegava sempre di più la figlia Rosella. Era una Roma con Bruno Conti garante che ebbe un ruolo fondamentale per il suo arrivo a Roma.
Non serve ripercorrere tutte le tappe della doppia avventura romanista di Spalletti. La prima come la seconda sporcate dal finale avvelenato. Diede un senso estetico e pratico al 4-2-3-1 varato in emergenza. Modulo già in uso, soprattutto, all’epoca, nella Danimarca di Rommedahl e Tomasson. Spalletti ne fece un marchio di fabbrica di quella Roma e della sua carriera. Contribuì all’ultima evoluzione tattica di Francesco Totti, che a sua volta esaltò in campo le idee dell’allenatore. Sul loro rapporto lasciamo stare. I veleni degli ultimi tempi durante la prima esperienza spallettiana divennero insopportabili strascichi per tutta la durata del suo secondo soggiorno romano.
E tutti quei tifosi che subirono quel duello allargato (come sempre nel calcio se c’è un uno contro uno diventa mille contro mille perché entrano nella contesa comparse, guitti, personaggetti in cerca d’autore, pesci spazzini al seguito dei calciatori e lacché delle società), hanno ricevuto il colpo di grazia del recente spot pubblicitario e soprattutto le frasi di plastica di Spalletti, che nel promuovere la reclame ha sfoggiato il solito sorriso di circostanza dicendo che non avevano mai litigato. Lasciamo stare.
Spalletti torna a Roma domenica dopo uno scudetto strameritato, dopo un tatuaggio che ha fatto discutere (non trattandosi di una svastica è legittimato a celebrare sul corpo il tricolore del Napoli, i tatuaggi sono intimi e non giudicabili), dopo un flop epocale in Nazionale (qualificazione a Euro 2024 grazie a un favore arbitrale scandaloso contro l’Ucraina, fase finale ridicola, parte di qualificazione ai mondiali inqualificabile). E torna da juventino. In crisi di risultati. All’ultima spiaggia in campionato, dopo avere sfiorato in Europa una rimonta clamorosa. Fino a qualche anno fa, la Juventus a Spalletti non aveva mai pensato. Perché per carattere e non per caratteristiche non è mai stato considerato un possibile papabile. Privo di aplomb.
Questo Spalletti, che da qualche anno prova a essere pop, fatica a stare in panni che non gli cadono a pennello, ma ha comunque scelto di diventare ibrido. Temporalesco a bordo campo, buono per tutte le stagioni fuori. Ma il passato non si dimentica e allora basta guardarlo in conferenza stampa prima della disfatta col Como per capire che il giorno dopo diluvierà. Sguardo teso verso punti indefiniti, verbosità eccessiva, parentesi aperte e mai chiuse. Roma è lo spartiacque.
La Juventus non ci pensa minimamente a lasciarlo andare, lui al secondo anno potrebbe avere una squadra tutta sua e non figlia degli equivoci delle ultime quattro sessioni di mercato. Ingolosito non tanto dalla possibilità di legittimare la sua bravura, che non è in discussione per uno dei migliori allenatori italiani, ma dalla possibilità di vincere anche con una squadra dei quartieri alti. Perché per quanto vanti un sano e splendido senso di appartenenza per le sue radici, dà sempre la sensazione di soffrire l’assenza di origini borghesi. Se parlerà prima di domenica, spegnerà possibili incendi, avrà una parola buona per tutti. Consapevole che allo stadio anche molti tra quelli che a Roma continuano a stimarlo lo fischieranno sonoramente, perché starà in piedi davanti alla panchina, con le mani in tasca, forse guardando per terra, per guidare la nemica di sempre, la Juventus. E perché amareggiati dall’amaro.
In the box – @augustociardi
Instagram, Manolas punge la Juve e ricorda Roma-Barcellona: “Certe imprese sono solo per Gladiatori” (FOTO)
Kostas Manolas, ex difensore della Roma e protagonista della storica rimonta contro il Barcellona, ha ripostato su Instagram un’immagine simbolica dell’Olimpico accompagnata dalla frase: “Certe imprese sono solo per Gladiatori”.
Il greco segnò infatti il gol del 3-0, che permise alla squadra allenata, a quei tempi, da Eusebio Di Francesco, di approdare alle semifinali di Champions League, scrivendo una pagina di storia non solo giallorossa, ma anche della competizione.
Il messaggio social arriva all’indomani dell’eliminazione della Juventus dalla Champions: i bianconeri, dopo aver rimesso in piedi la sfida nei tempi regolamentari, nonostante l’espulsione di Kelly al 48′, sono usciti ai supplementari senza riuscire a completare la rimonta. La squadra di Spalletti ha vinto 3-2, risultato che non è bastato a fronte del 5-2 dell’andata in favore dei turchi (totale 7-5 per il Galatasaray).
Un riferimento che molti tifosi hanno interpretato come una frecciata. Manolas non ha aggiunto altro, ma la frase è bastata per riaccendere i ricordi romanisti di una serata magica.

TORRI: “Roma-Juve? Se non è un match point poco ci manca” – ORSI: “Il momento migliore per affrontare i bianconeri”
Nell’etere romano è iniziata la marcia di avvicinamento verso la sfida di domenica contro la Juventus. “Alla fine di questo mese capiremo quanto la Roma sarà dentro la Champions League. Il big match con la Juventus? Se non è un match point per mettere quasi fuori dalla corsa i bianconeri, ci manca poco”, così Piero Torri. Questo, invece, il pensiero di Nando Orsi: “Non c’è momento migliore per incontrare la Juventus e la Roma deve approfittarne”
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Questo e tanto altro in “Massimo Ascolto”, rubrica de LAROMA24.IT curata dalla redazione. Una passeggiata tra i più importanti programmi radiofonici. Buona lettura.
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Al contrario della Roma, che fece una grande campagna per il ritorno contro il Bodo rendendo la partita simbolicamente più importante e mettendola sul piano della rivincita, l’Inter non è stata altrettanto brava (GIANLUCA PIACENTINI, Retesport, 104.2)
La Roma può avere anche due risultati su tre a disposizione contro la Juventus (ROBERTO PRUZZO, Radio Radio, 104.5, Radio Radio Mattino Sport e News)
Non c’è momento migliore per incontrare la Juventus e la Roma deve approfittarne (FERNANDO ORSI, Radio Radio, 104.5, Radio Radio Mattino Sport e News)
Roma-Juventus è la prima grande partita dell’anno e i giallorossi non possono permettersi errori (GABRIELE CONFLITTI, Manà Manà Sport, 90.9)
Roma-Juventus è una partita decisiva e Gasperini non può far giocare calciatori che non sono al 100%. Dybala? Non credo ci siano i presupposti per farlo scendere in campo (MARCO VALERIO ROSSOMANDO, Manà Manà Sport, 90.9)
Alla fine di questo mese capiremo quanto la Roma sarà dentro la Champions League. Il big match con la Juventus? Se non è un match point per mettere quasi fuori dalla corsa i bianconeri, ci manca poco (PIERO TORRI, Manà Manà Sport, 90.9)
Ferguson? Farebbe molto comodo come prima alternativa a Malen. È sicuramente più pronto di Robinio Vaz (DANIELE CECCHETTI, Manà Manà Sport, 90.9)
Io giocherei con un centrocampista in più contro la Juventus (MATTEO DE SANTIS, Manà Manà Sport, 90.9)
Dybala? Non puoi farci affidamento ed è molto in dubbio per la partita contro la Juventus. Il dolore di Soulé è forte e io lo lascerei a riposo per un recupero migliore in vista del momento clou della stagione (MARCO JURIC, Manà Manà Sport, 90.9)
Maccaroni-gol sogna un futuro alla Pisilli
Sognando il percorso di Pisilli. C’è una nuova gemma nella Primavera: si chiama Valerio Maccaroni e nelle ultime due giornate di campionato ha giocato
titolare nel ruolo di trequartista. Domenica
scorsa il ragazzo nato a Roma nel 2008, già perno dell’Italia Under 18, ha segnato il primo gol tra i baby. “È una grande soddisfazione. I gol sono sempre il frutto del lavoro di tutta la squadra. Ogni volta che segno ringrazio I compagni. Tutto nasce da quello che proviamo in allenamento, come l’attacco del secondo palo. Spero sia il primo di tanti“, ha detto Valerio al anali ufficiali della Roma dopo il pareggio con il Cesena. La concorrenza è feroce nel 3-4-2-1 di Guidi. Da qui a fine stagione si contenderanno il posto Almaviva, Della Rocca, Di Nunzio e appunto Maccaroni, che anagraficamente è il più piccolo. Valerio spegnerà 18 candeline a giugno.
(corsport)