Missione Gasp: “Voglio tutti protagonisti”

Il derby è alle spalle. Nella testa, nelle emozioni e probabilmente anche nelle scelte. Parte l’Europa League e l’intento di Gasperini è certamente iniziare bene nella competizione ma allo stesso tempo c’è la necessità di allargare il più possibile la rosa. Un paio di settimane fa aveva parlato di zoccolo duro, di come la Roma avesse un nucleo di 11 calciatori con almeno 5/6 che dovevano rincorrere, provando a sfruttare la chance quando sarebbe arrivata. Pellegrini («Può giocare anche col Nizza, sebbene la gara dell’altro giorno può avere un peso superio-e, arrivando da un periodo di inattività così lungo») e Rensch ci
sono riusciti nel derby, ora tocca agli altri. La lista è lunga: da Dovbyk a Tsimikàs, passando per El Ayanoui e arrivando a toccare anche El Shaarawy che, partito titolare nelle prime due uscite in campionato, ora sembra aver perso un po’ d’appeal. (…) Parlare di una squadra che segna poco con il profeta del gol in panchina, suona strano. Eppure la Roma continua nella politica del corto muso. Tre 1-0 e uno 0-1: «Più che una difficoltà offensiva, visto che a parte con il Torino la squadra ha sempre segnato, a me sembra che la squadra abbia una difficoltà una volta andata in vanta-gio. Mi spiego, anziché continuare a spingere, ci limitiamo a difendere l’1-0. C’è eccessiva prudenza». Retaggi ranieriani? Chissà. Intanto se non lo si vuole far innervosire, visto che Dybala e Bailey «li vedremo dopo la sosta», è me-glio non parlargli di Roma tra le favorite del torneo: «Rispetto a qualche anno fa le squadre cambiano e sono diverse» (…)

(Il Messaggero)

Da punto fermo a bomber di scorta: Dovbyk sogna la prima da titolare

C’è un centravanti su cui la Roma, un’estate fa, aveva investito tanto, una quarantina di milioni. Ci aveva creduto, era orgogliosa di aver ingaggiato il pichichi della Liga: Artem Dovbyk, ucraino, ventotto anni compiuti lo scorso giugno. Un ragazzo serio, riservato, una specie di professionista del gol. Ha gli occhi tristi, la guerra in Ucraina dentro il cuore, ma in area avversaria, si andava dicendo, è cattivo. Risultato: diciassette reti nella scorsa stagione (tra campionato e coppe), quasi sempre decisive. Ma non andavano bene. Pochi, per qual-uno. Un anno dopo arriva un altro centravanti, Evan Ferguson, irlandese, ventuno anni a ottobre. Un ragazzo prodigio, veniva considerato un predestinato, tanto da ritrovarsi addosso l’etichetta di mister cento milioni. (…) Oggi, Ferguson sembra Dovbyk nel numero di gol segnati: zero. Lo scorso anno, Artem si era sbloccato alla quarta giornata, a
Genova, nell’ultima di Daniele De Rossi e poi ha bissato alla prima in Europa League, all’Olimpi co contro l’Athletic Bilbao. (…). Stasera Artem si candida per la prima da titolare, per tornare alle origini e per dimenticare un’estate sempre sul piede di partenza: è saltato solo nell’ultimo giorno di mercato lo scambio con Gimenez del Milan, e pure lui è ancora a secco di gol. E avrà la chance di conquistare Gasperini, che fin ora lo ha sempre (tranne col Toro) fatto entrare dalla panchina. A Nizza per ricominciare, visto che l’ultimo squillo risale alla sfida contro la Fiorentina il 4 maggio scorso (1-0, decisivo anche in quell’occasione) e l’ultima in Europa, a Bilbao, non è rimasta impressa ai più come una delle sue migliori prestazioni (la Roma in dieci, lui ha faticato tantissimo). (…)

(Il Messaggero)

NIZZA-ROMA: le probabili formazioni dei quotidiani. Chance per Dovbyk, Tsimikas dal 1′

Questa sera la Roma di Gasperini farà il suo esordio europeo contro il Nizza. Il tecnico giallorosso pensa al turnover, soprattutto in attacco dove dovrebbe avere una chance Dovbyk dal 1′, alle sue spalle Soulè ed El Shaarawy (in vantaggio su Pellegrini). Tra i pali Svilar, in difesa Celik, Mancini e Ndicka. Sulla destra ballottaggio Wesley-Rensch, novità dall’altra parte con Tsimikas che farà rifiatare Angelino. In mezzo al campo Konè ed El Aynaoui.

LE PROBABILI FORMAZIONI DEI QUOTIDIANI

LA GAZZETTA DELLO SPORT – Svilar; Celik, Mancini, Ndicka; Wesley, Koné, El Aynaoui, Tsimikas; Soulé, El Shaarawy, Dovbyk.

CORRIERE DELLO SPORT – Svilar; Celik, Mancini, Ndicka; Rensch, Koné, El Aynaoui, Tsimikas; Soulé, El Shaarawy, Dovbyk.

IL MESSAGGERO – Svilar; Celik, Mancini, Ndicka; Rensch, Koné, El Aynaoui, Tsimikas; Soulé, El Shaarawy, Dovbyk.

IL TEMPO – Svilar; Celik, Mancini, Ndicka; Rensch, Koné, El Aynaoui, Tsimikas; Soulé, El Shaarawy, Dovbyk.

CORRIERE DELLA SERA – Svilar; Celik, Mancini, Ndicka; Wesley, Koné, El Aynaoui, Tsimikas; Soulé, El Shaarawy, Dovbyk.

IL ROMANISTA –  Svilar; Celik, Mancini, Ndicka; Wesley, Koné, El Aynaoui, Tsimikas; Soulé, El Shaarawy, Dovbyk.

In difesa c’è l’eterno Dante. Attenti a Boga, ex Atalanta

Il Nizza è un club in crescita e con ambizioni. La ricostruzione è stata opera di Farioli ed è stata rifinita da Haise, che pochi mesi fa ha raggiunto il quarto posto – in estate si è arreso al Benfica al terzo turno di qualificazione alla Champions League. Dietro guida l’eterno Dante, 41 anni; davanti, invece, il rapidissimo Boga ma Gasperini lo conosce bene. (…)

(gasport)

Riparte il tour europeo nel gioiello sul mare: 1762 lupi nel settore ospiti

IL ROMANISTA (A. DI CARLO) – Dal cuore nevralgico dei Paesi Baschi alla parte più chic della Francia, da Bilbao e Nizza il viaggio non è così breve eppure il tour europeo dei giallorossi riparte da qui. Con il dispiacere ancora vivo di quella notte amara ma con l’entusiasmo (post derby) di iniziare a scrivere un capitolo completamente diverso. Cercherà di farlo la Roma di Gian Piero Gasperini all’interno dell’Allianz Riviera, l’Olimpico locale. Una sorta di navicella spaziale, con una copertura avveniristica, che appare dal nulla dalla strada che collega l’aeroporto al centro cittadino. Saranno oltre 1700 (1762 per l’esattezza) i tifosi giallorossi pronti a sostenere la squadra in questa prima trasferta europea. (…) Presso il meeting point i tifosi giallorossi dovranno scambiare il proprio voucher con un biglietto cartaceo valido per l’accesso al settore ospiti dell’Allianz Riviera. I settori dedicati ai tifosi romanisti sono situati nell’angolo Nord Est dello Stadio (SETTORI C1-C2-C3). Dentro poi toccherà a loro farsi sentire.

La rabbia, l’orgoglio e l’isola che ci sarà

IL ROMANISTA (D. LO MONACO) – La rabbia, dissimulata bene in una chiacchierata che ha poi toccato diversi altri temi, e l’orgoglio, per quel riconoscimento arrivato in maniera probabilmente inattesa. Se dovessimo sintetizzare i concetti espressi ieri sera da Gian Piero Gasperini, nei venti minuti di conferenza stampa nella pancia dell’Allianz Riviera di Nizza, lo faremmo così, scomodando la memoria di Oriana Fallaci e riportando la questione ai due temi che ci sembra opportuno evidenziare maggiormente. (…) Questo tema l’aveva sollevato già De Rossi, come se fosse insito nel Dna di una squadra così caratterizzata negli anni passati (soprattutto nella gestione Mourinho) a difendere vantaggi risicati tirando su il ponte levatoio e mettendosi compatti a difesa del fortino. Non andava bene ieri a De Rossi questo atteggiamento, non va bene oggi a Gasperini. (…)  La Roma dovrà perdere questo vizio di abbassarsi a difesa del vantaggio. Correrà qualche rischio in più, ma la posta in palio è particolarmente ricca.  L’orgoglio è quello invece che ha tirato fuori l’allenatore quando gli abbiamo riferito del bel complimento che gli aveva rivolto in mattinata Franck Haise, il tecnico del Nizza, quando aveva confidato di essersi ispirato a Gasp dopo averlo studiato per anni. (…) La direzione è chiara, il percorso per arrivarci potrà essere più o meno tortuoso, ma non si può più sbandare. Seconda stella a destra, quello è il cammino.

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Gasperini, lo stupore e il cambiamento

A chi non è mai capitato, in un fumetto, di leggere l’esclamazione «gasp». Vale stupore, uno stupore non sempre positivo, quasi una paura, un affanno, un sobbalzo. E invece gasp va riscritto, Gasp a Roma in questi giorni è un altro stupore, un altro sapore. Un’esclamazione di pura soddisfazione, e il derby vinto tre giorni fa c’entra fino a un certo punto. Oggi la Roma debutta in Europa League a Nizza: la promenade des anglais, mezza città che ancora fa il bagno, un po’ di sano turnover in agenda e il rischio dell’euforia post derby. E la partita numero 5 del tecnico sulla sua nuova panchina. Occhio al numero:14 anni e tre giorni fa, alla prima esperienza in una grande piazza, proprio alla quinta uscita Moratti gli tolse dalle mani l’Inter. (…) Con l’Inter non arretrò mai di un centimetro, né con la società, né con lo spogliatoio, con i tifosi per la verità neppure ebbe il tempo di provare a capire e a capirsi. Il Gasp di oggi ha cambiato il suo menu. E non solo, poi l’ha pure dichiarato: «Devo uscire dalla mia comfort zone». Che vale un rischio doppio, perché ci sono dei furboni in giro che cambiano strada ma non lo dicono. Gasp s’è messo in gioco. Il mercato non gli ha dato gli attaccanti che voleva, almeno altri due, un centravanti e un simil Lookman. Si sarebbe potuto arroccare sulle sue posizioni, tutto sommato comodamente. E invece ha cambiato modulo, ha recuperato (Pellegrini) e recupererà giocatori (Dovbyk il prossimo), ha promosso persino Gollini (con cui litigò a Bergamo) a vice Svilar. (…) Gasp lo sa. Cambiare si può. Senza snaturarsi, senza tradire i principi che lui stesso ricorda: «Perché la verità è che una volta fatto il vantaggio arretriamo troppo, c’è eccessiva prudenza». (…)

(corsera

Fuori per un mese, Dybala e Bailey tornano con l’Inter

Non arrivano buone notizie sul capitolo infortunati. Ad annunciarlo è stato lo stesso Gasperini in conferenza: «Sia per Dybala sia per Bailey se ne parla dopo la sosta». Dunque, stop decisamente più lunghi del previsto. Per la Joya si era parlato di un infortunio (rimediato contro il Torino) che lo avrebbe tenuto fuori per due partite, dunque fino al match con il Verona. Per Bailey, invece, il rientro inizialmente era programmato per la fine di questa settimana. A conti fatti, i due saranno out almeno in gare ufficiali per un altro mese circa (…)

(corsera

Gasp, via al turn over nell’esordio europeo: “Ho bisogno di tutti”

È uno stimolo cercare di fare sempre qualcosa di meglio». Da qui riparte Gian Piero Gasperini alla vigilia di Nizza-Roma (sta-sera, ore 21), primo giro d’Europa dei giallorossi: tre mesi di lavoro alle spalle, «abbiamo fatto delle buone gare», una fisionomia già riconoscibile — «la squadra ha una sua identità» — e la richiesta, implicita ed esplicita, di alzare ancora l’asticella: «Globalmente credo che fino adesso abbiamo fatto un buon percorso». Il derby è già acqua passata, all’interno di un calendario fitto in cui da adesso, si inserirà anche l’Europa. La crescita passa anche dai singoli, a partire da chi ha deciso la stracittadina domenica scorsa: «Pellegrini è stato sempre considerato giustamente un giocatore di grande qualità tecniche, credo che abbia dei margini per diventare un calciatore di alto livello. Tutto parte dalla testa, deve anche poter credere di poter partecipare alla fase difensiva». (…) Gasp poi lascia il solito velo sul numero 9, nonostante, implicitamente, spieghi che c’è una ge-archia: «Dovbyk è un’alternativa a Ferguson. Nell’ultimo allenamento hanno fatto entrambi molto bene, vediamo. Ma la mia idea è quella di cercare di allargare un po’ la rosa e avere più possibilità di rotazioni». Tradotto: si sperimenta anche quando i punti pesano. (…) L’Europa impone misura e pragmatismo, nonostante la Roma ormai abbia un profilo da 5 semifinali europee in 8 anni: «Rispetto a qualche anno fa le squadre cambiano e sono molto diverse. Questa è una squadra che sta cercando di costruirsi e non credo sia possibile oggi dire che la Roma sia favorita o prevedere cosa possa fare in campionato». (…) Gasp torna sui pochi gol (3 in 4 partite): «Più che una difficoltà offensiva, la Roma ha una difficoltà quando va in vantaggio: difende l’1-0 piuttosto che cercare il secondo gol. Cambia scheda e gioca in maniera diversa e subisce». Un registro da cambiare, per avere la Roma che Gasperini immagina: identità chiara, concorrenza alta, margini di crescita.

(La Repubblica)

Roma e Bologna: l’Italia tifa per voi

Era il torneo degli italiani: si chiamava Coppa Uefa e tra il 1989 e il 1999 la vincemmo otto volte con quattro squadre diverse (Napoli, Inter, Juve, Parma) piazzando pure sei finaliste. Dominio assoluto. La Serie A era il campionato di riferimento in Europa e, con un solo club ammesso alla Coppa dei Campioni fino a11997, il secondo torneo continentale rappresentava lo specchio del movimento visto il numero maggiore di partecipanti. Poi l’età dell’oro è finita e dal 2000 l’Europa League (nuova denominazione, nuovo formato, fascino minore a causa dell’espansione della Champions, ma sempre piena di trappole) è stata una questione tra spagnole (dodici trionfi con quattro squadre diverse) e inglesi (cinque titoli e sei finaliste) con briciole lasciate a portoghesi, russi, ucraini, olandesi, tedeschi. Nel 2024, finalmente, l’Atalanta di Gian Piero Gasperini ha spezzato l’incantesimo. Oggi scatta la nuova edizione della coppa ed è benaugurante che questo tecnico dalla visione così moderna ed europea possa puntare il trofeo alla guida della squadra che, Atalanta a parte, è stata la più vicina a conquistarlo di recente. La Roma ha perso la finale nel 2023 (e il dispiacere per quei rigori sbagliati contro il Siviglia è ampliato dal ricordo degli scempi di Taylor) e la semifinale nel 2024 con il Bayer Leverkusen, poi triturato dalla Gasp-band. Considerando anche il successo nella Conference League del 2022 e la bella abitudine dei giallorossi a esaltarsi nelle notti europee (ci sono anche le semifinali di Champions nel 2018 e di Europa League nel 2021), non si può non considerare la Roma una delle favorite del torneo che si chiuderà a Istanbul il maggio 2026. (…) Gasp si sta adeguando pur senza derogare dai principi fondamentali che l’hanno portato a violare Anfield, tanto per fare un esempio. Ma è un ottimo segnale la capacità di vincere subendo un gol in meno degli avversari piuttosto che segnandone uno in più. E’ l’evoluzione del corto muso, lo sfruttamento migliore delle risorse in attesa di incidere di più dalla metà campo in su. (…) Rispetto agli ultimi anni non ci sono avversari nettamente superiori sulla carta. La Spagna schiera il Betis (finalista in Conference pochi mesi fa) e il Celta Vigo (che dal 2007 in poi ha vissuto l’atmosfera internazionale solo nel 2016-17). L’Inghilterra affida le sue ambizioni ad Aston Villa (già in crisi in Premier) e Nottingham Forest (partenza lenta), squadre dal nobile passato con la Coppa dei Campioni in bacheca ma dal presente da scoprire. Il Porto di Farioli, lo Stoccarda, il Fenerbahce, il Lione e il Lilla fanno parte delle teoriche teste di serie, qualche sorpresa sbucherà e tra queste potrebbe esserci anche il Bologna di Italiano. (…)

(gasport)