LR24(AUGUSTO CIARDI) –Quattordici anni fa, in molti iniziavano a pregustare una Roma al burro di arachidi. Stava prendendo forma il Dream a stelle e strisce. I più esaltati, pur di liberarsi di Rosella Sensi auspicavano che la Roma fallisse e ripartisse dai dilettanti, bramosi di spazzare via una famiglia che in quegli anni veniva derisa da chi voleva ballare goffe e inopportune danze sulla carcassa delle difficoltà della holding che deteneva la Roma. Capirai, stavano sbarcando gli americani, che furono accolti manco dovessero scacciare i nazifascisti. “Siamo liberi!” urlavano gli american boys lungo le strade della capitale, sventolando obbrobriose bandierette contenenti la lupa incastonata fra le stars e le strips. Di peggio, soltanto i gadget mezzo giallorossi e mezzo biancocelesti che sarebbero stati messi in vendita due anni dopo in occasione della maledetta finale di Coppa Italia.
Si auspicava che lo studio Tonucci partorisse la fumata bianca, bisognava chiudere un capitolo durato quasi venti anni, la gestione Sensi veniva liquidata senza riconoscenza come fosse la gestione di una fraschetta che mesce vinacci di qualità infima. Molto meglio il food di Nebo, nella terra del Prez. Si imputava alla Sensi di avere accolto Fioranelli per vendergli la Roma, non sapendo che un giorno la Roma americana avrebbe fatto peggio, parlando di cessione con Al Qaddumi.
Finita, abbastanza presto, l’infatuazione per la Roma Americana prima maniera, il secondo avvento dalla terra dove dicono che tutto è possibile, nel tragico 2020, ha reso idoli una coppia, padre e figlio. Dan&Ryan. The Friedkin. Da subito amati perché in epoca di restrizioni sanitarie guardavano la Roma in tribuna indossando mascherine col vecchio stemma, seguivano le partite in casa e in trasferta. Gli bastava fare il contrario di ciò che faceva Pallotta e scattava la ola. Si stava passando dalla conoscenza di organigrammi e CDA che annoveravano ex calciatrici, italo americani coi cognomi da serie tv, legali e dirigenti provenienti da altri sport, alla conoscenza dell’algoritmo, che avrebbe sostituito l’ufficio del personale. Pigi il tasto, esce il nome del dirigente. Narrazioni. Propaganda. Perché la propaganda esiste dalla notte dei tempi, accompagna governi, società sportive, allenatori, capitani. Esiste la grancassa filogovernativa e l’opposizione, che mentre fa opposizione ostenta limpidezza morale, ma sotto sotto cova la speranza di passare dall’altra parte del fiume. Funziona così. Da sempre. In ogni angolo del mondo. Esaltazione delle cose positive, mistificazione della realtà. Ma anche esagerazioni clamorose nelle critiche negative. Come da natura umana.
Poi ci sono i numeri. Che non lasciano adito alle interpretazioni. 2011-2025. 14 campionati di Serie A. 9 sotto la gestione DiBenedetto-Pallotta, 5 coi Friedkin. “La prima Roma americana andava sempre in Champions League”. Bugia. 4 volte su 9 non è “sempre”. Non è neanche la metà delle volte. Le 4 volte sono state con Garcia in panchina (2 volte), e poi con Spalletti e Di Francesco. 0 su 5 per la Roma americana 2.0. Perché già a settembre scorso si è capito che questa stagione sarebbe stata una via crucis. 4 volte in Champions League in 14 stagioni. Meno di un terzo delle volte. Bottino misero.
Poi ci sono le coppe. Velo pietoso sulla competizione nazionale. Un oltraggio continuo alla storica tradizione del club. Da quando la Coppa Italia è stata considerata, da americani e filo americani, un inutile orpello, la Roma ha collezionato figuracce, una dopo l’altra. Anche ignobili. Molto spesso ignobili. Molto meglio in Europa. Dal 2017 a oggi (per atto di fede speriamo negli spareggi e vada come vada) la Roma ha girato il continente a testa alta. Ma non può bastare. Nei vari campionati nazionali europei, gli americani che hanno fatto bingo nel calcio sono quelli che si sono affidati a gente del mestiere. Che hanno messo da parte con umiltà un modo di ragionare, di fare business e di fare calcio, che in Europa non attecchirà mai se non si fa contaminare dal modo di operare tipico del vecchio continente. Ottieni risultati se i direttori sportivi sono competenti, alzi i trofei se in panchina c’è gente che sa come si vince.
Il calcio è molto più semplice di come i cantori della modernità vogliono farlo apparire. Troppo spesso, dal 2011 a oggi, i problemi della Roma più che sulla fascia destra andavano e vanno rintracciati dietro le scrivanie. 14 anni. 1 Conference League e 4 partecipazioni alla Champions League. Bottino misero. Vogliamo aggiungere 1 Europa League rubata, 1 semifinale di Champions League e 2 di Europa League? Ok, ma il bottino rimane misero. Soprattutto per come si erano presentati gli americani nel 2011, e per come erano stati descritti nel 2020. Non parleremo di conti, di bilanci e di marketing. Perché sarebbe come sparare sulla croce rossa. Nel calcio hai la fortuna che a fine stagione tutto si azzera. Tempo per cambiare il corso c’è. Ma non si può più sbagliare. Perché da American Dream ad American Dramma è un attimo.
LAROMA24.IT(Matteo Morale) – Dopo l’acquisto di Devyne Rensch e in controtendenza con i bisogni della Roma, il secondo acquisto della campagna invernale giallorossa è un portiere. L’esperienza di Mathew Ryan nella Capitale, infatti, è durata meno di 6 mesi. L’estremo difensore australiano, scontento delle poche presenze, si è voluto rimettere in gioco altrove. La carriera del trentaduenne “giramondo”, dunque, proseguirà in Francia. Il Lens ha sborsato 800 mila euro e si è aggiudicata le prestazioni del classe 1992. Per sostituirlo Florent Ghisolfi ha scelto Pierluigi Gollini, ex Napoli e Atalanta, che arriva dopo la deludente esperienza al Genoa di questa prima parte di stagione.
La carriera di Pierluigi Gollini divisa tra Inghilterra e Italia
Nato a Bologna il 18 marzo 1995, ma originario di Poggio Renatico (paese in provincia di Ferrara), Pierluigi muove i primi passi nella SPAL, dove attira l’interesse di diversi club italiani. Ad aggiudicarsi la corsa al giovane portiere è la Fiorentina, che nel 2010 grazie all’intervento di Pantaleo Corvino (all’epoca ds della Viola) lo convince a trasferirsi a Firenze. Nel 2012, però, arriva la chiamata del Manchester United, club a cui è difficile dire di no, soprattutto a 16 anni. Come raccontato da Gollini stesso in una vecchia intervista, la chiamata dei RedDevils è arrivata in maniera inaspettata: “Mi chiamarono i miei genitori dicendomi: ‘Veniamo a trovarti a Firenze, andiamo a cena’. A un certo punto mio padre ha tirato fuori un biglietto da visita dello United e lì ho capito. Era qualche mese che mi chiedeva se me la sentissi di andare all’estero, scherzandoci sopra”. Il trasferimento in Inghilterra, però, manda su tutte le furie Corvino, che alza un polverone mediatico facendo pubblicare un comunicato sul sito della Fiorentina: “Il Direttore Sportivo Pantaleo Corvino, preso atto delle dichiarazioni del giocatore Pierluigi Gollini e sorpreso da questa decisione, coglie l’occasione per ringraziare i calciatori Fazzi, Madrigali, Capezzi, Bernardeschi e Lezzerini che hanno, di contro, scelto di confermare il loro legame con la Società Viola, non lasciandosi incantare dalle false sirene inglesi degli ultimi giorni. Perché dati alla mano, su circa 150 giocatori che hanno scelto di andare a giocare nei club oltremanica, NESSUNO e sottolineo NESSUNO è riuscito a emergere nelle loro rispettive prime squadre”.
Sebbene lo sfogo dell’attuale direttore sportivo del Lecce si sia rivelato vero, dal momento in cui Gollini non riuscì mai a debuttare in PremierLeague e raccolse solo qualche presenza nelle giovanili dei RedDevils, comunque potersi confrontare tutti i giorni con campioni del calibro di Ryan Giggs e Rio Ferdinand rimane un’esperienza che segna per sempre la carriera di un giovane calciatore: “Mi ha aiutato, sono diventato uomo prima del tempo”. Nel 2014 il classe 1995 saluta Manchester e si trasferisce all’Hellas Verona a parametro zero. Il 24 settembre dello stesso anno, fa il suo esordio tra i professionisti nel 2-2 arrivato contro il Genoa. Chiuderà poi l’annata con 3 presenze e 5 gol subiti. La stagione 2015/2016 è quella della svolta. Sfruttando l’esclusione dalla rosa del portiere Rafael, si guadagna il posto da titolare mettendo a referto 26 presenze e 2 clean sheet. La buona stagione disputata da Gollini, però, non servirà ad evitare la retrocessione in Serie B dell’Hellas Verona.
Durante il calciomercato estivo si fa sotto l’Aston Villa che sborsa 5 milioni di euro e, l’8 luglio del 2016 lo aggrega alla formazione allenata da Roberto Di Matteo. L’avventura in Championship, seconda divisione inglese, durerà “solo” 20 partite (17 gol subiti e 6 clean sheet) perché nel gennaio del 2017 arriva una nuova chiamata dalla Serie A, più precisamente dall’Atalanta. La Dea in quell’inizio di campionato stava stupendo e aveva chiuso il girone di andata al sesto posto in classifica. Il 29enne puntò molto sul progetto dei bergamaschi e accettò di buon grado il prestito (con diritto di riscatto) alla corte di Gian Piero Gasperini. Gollini, durante i suoi 4 anni all’Atalanta, diventerà una delle colonne portanti del miracolo sportivo compiuto dalla Dea. La stagione 2016/2017 i nerazzurri la chiuderanno al quarto posto, piazzamento che all’epoca valeva l’accesso all’Europa League, dando inizio ad una favola che ad oggi si è trasformata in una certezza. A giugno del 2018 l’Atalanta decide quindi di esercitare il diritto di riscatto fissato a 4,5 milioni di euro e accoglie a titolo definitivo il portiere nato a Bologna.
Partito come riserva dell’albanese Etrit Berisha, è la stagione 18/19 a consacrare definitivamente Gollini. L’ex Hellas inanella una serie di prestazioni superlative e, tra parate e clean sheet, aiuta l’Atalanta a chiudere la Serie A al terzo posto, conquistando l’accesso ad una storica Champions League. Il 18 settembre del 2019 compie il suo esordio nella massima competizione europea, nella sconfitta per 4-0 sul campo della Dinamo Zagabria. La stagione 2019/2020 si rivelerà però sfortunata per il portiere originario di Ferrara. Durante l’ultima giornata di campionato contro l’Inter, infatti, Gollini riporta la rottura del crociato e ritornerà in campo solo a marzo dell’anno successivo. Nel frattempo è Marco Sportiello a rubargli la scena e a rilegarlo a portiere di riserva. Il dualismo con l’attuale estremo difensore del Milan peserà enormemente sulla sua crescita e soprattutto incrinerà anche il rapporto con l’Atalanta. La Dea, non convinta a pieno dal proprio reparto portieri, a luglio del 2021 deciderà di puntare sul promettente Juan Musso, arrivato dall’Udinese per 20 milioni di euro, determinando la fine dell’esperienza di Gollini a Bergamo dopo ben 112 presenze e 38 clean sheet.
A partire dal mese di luglio dello stesso anno, inizierà la girandola dei prestiti che lo porterà a vestire le maglie di Tottenham, Fiorentina, Napoli (con cui vincerà anche uno scudetto) e Genoa. In nessuna di queste squadre ricoprirà il ruolo di portiere titolare e l’unica gioia sarà appunto il tricolore vinto con i partenopei nel 22/23. La squadra allenata da Luciano Spalletti dominerà il campionato italiano, staccando di 16 punti la Lazio seconda. Gollini approderà in terra campana solo a gennaio del 2023 dopo aver interrotto in anticipo il prestito alla Fiorentina: “I primi sei mesi a Firenze sono stati duri e non avevo più voglia di giocare. Ho vissuto dei momenti difficili che mi hanno fatto perdere la passione. Stavo male a livello mentale, proprio per l’ambiente, le persone che ho trovato. Non mi era mai capitato di essere preso in giro, il calcio è sempre stata la mia vita”. Quest’estate, invece, è stato il turno del Genoa che aveva deciso di puntare sul 29enne dopo la cessione di Josep Martinez all’Inter. Inizialmente, Alberto Gilardino schiera “Pier” (come lo chiamano i suoi amici) con continuità, ma, un infortunio all’anca lo costringe a fermarsi dopo appena 7 giornate di campionato. Durante il suo periodo di degenza, però, a Genova cambia tutto. Il tecnico campione del mondo viene esonerato e al suo posto arriva Patrick Vieira. Il francese lancia l’ex wonderkid della Juventus, Nicola Leali, che si comporta fin troppo bene. Infatti, quando Gollini torna disponibile, ad inizio novembre, si ritrova nuovamente relegato in panchina.
Il cambio di gerarchia tra i pali, porta il Genoa a fare delle considerazioni sui vantaggi di tenere in rosa un portiere di riserva in prestito. È qui che si inserisce la Roma. Florent Ghisolfi, una volta appresa la volontà di Ryan di giocare di più, ha subito preso contatti con l’Atalanta. La Dea ha acconsentito al trasferimento a titolo definitivo nella Capitale e ovviamente anche il Grifone non si è opposto ad interrompere anticipatamente il prestito del classe 1995. Gollini diventa quindi un nuovo giocatore della Roma, sperando che almeno lui abbia compreso di avere davanti un portiere come Mile Svilar.
Tra le grandi passioni di Gollini non si può non citare il rap. Negli ultimi anni sempre più sportivi hanno deciso di cimentarsi nella carriera all’interno del panorama musicale provando a far uscire alcuni singoli o addirittura album interi, tra tutti Moise Kean e Rafael Leao. Post ritiro poi, alcuni calciatori hanno anche trasformato la musica nella loro professione, tra cui l’ex romanista Pablo Daniel Osvaldo e l’ex Porto Jackson Martinez, Il nuovo portiere giallorosso è stato uno dei primi ad approcciarsi a questo ambiente. Nel 2018, infatti, sotto lo pseudonimo di “Gollorius”, ha pubblicato la canzone “Rapper coi guanti” decidendo di devolvere tutto il ricavato in beneficenza. Il singolo ha ricevuto anche molti consensi (oltre 590mila ascolti su Spotify e 1,1 milioni di visualizzazioni su Youtube) tanto da pubblicare a giugno del 2022 una seconda traccia: “Champions Dream” in collaborazione con il rapper Vegas Jones.
Le caratteristiche tecnico-tattiche: ecco cosa Gollini può dare alla Roma
Sebbene i tanti infortuni abbiano condizionato la sua carriera, Florent Ghisolfi ha puntato su uno dei profili migliori per rapporto qualità-prezzo. Gollini, infatti, conosce già molto bene la Serie A e, oltre ad essere un ottimo portiere, ha la personalità giusta per continuare ad insidiare Mile Svilar. Il serbo non è di certo un giocatore in grado di perdere la concentrazione nei momenti cruciali, ma, una sana competizione con l’ex Atalanta può tenerlo costantemente stimolato. L’estremo difensore arrivato dal Genoa sa di essere una riserva, ma proverà comunque a giocarsi le sue carte.
Per quanto riguarda le caratteristiche tecniche, Gollini fa dell’altezza uno dei suoi punti di forza. Essendo 1,94 (Svilar si ferma a 189 cm) riesce con rapidità a chiudere lo specchio della porta al tiratore, basando il suo stile di gioco su quello dei portieri di calcio a 5. Spesso e volentieri, infatti, la maggior parte delle parate del 29enne arrivano tramite situazioni più ravvicinate. Negli anni, poi, ha aumentato anche la sua abilità nel piazzamento, che all’inizio della sua carriera gli ha creato non pochi problemi.
In più occasioni si è dimostrato poco reattivo sui tiri da fuori e su alcune uscite alte, in cui tende a respingere il pallone piuttosto che a bloccarlo. Si è, però, sempre rivelato un portiere affidabile durante la fase di costruzione. La squadra di Claudio Ranieri non è costretta a partire dal basso, vedere il derby contro la Lazio in cui i due gol sono stati propiziati proprio dai lanci lunghi di Svilar, ma Gollini ha dimostrato una grande intelligenza tattica nel mettere in condizione il compagno servito e, questo può rappresentare un’opzione in più.
Il portiere appena arrivato dall’Atalanta, sembra ispirarsi molto all’estremo difensore del BayernMonaco, Manuel Neuer. La poca staticità in mezzo ai pali e la predisposizione alle uscite basse con tecniche simili a quelle usate dal tedesco, lo diversificano dal restante dei portieri della scuola italiana. Inoltre, abituato alla difesa alta utilizzata dall’Atalanta, ha più volte dimostrato di avere coraggio e tempismo giusto per bloccare i contropiedi, nel momento in cui gli avversari si sono trovati a saltare la linea del pressing, uscendo dalla sua area di rigore e neutralizzando il pericolo.
Non è noto sapere quante possibilità abbia di dimostrare le sue doti con la maglia della Roma, ma, i giallorossi si sono assicurati un portiere affidabile e con tanta esperienza (come dimostrano le oltre 200 presenze in carriera, di cui 24 in campo europeo).
Eldor Shomurodov sembra sempre più vicino all’addio in questa sessione di calciomercato. Secondo quanto riportato dal sito dell’esperto, il Venezia sta attendendo il sì definitivo del centravanti della Roma prima di completare il trasferimento con la formula del prestito con obbligo di riscatto. La chiusura dell’operazione è prevista entro la giornata di domenica. Sul calciatore giallorosso c’era anche l’Empoli, ma ora i lagunari sembrano aver messo la freccia.
Nella giornata di ieri Devyne Rensch è diventato ufficialmente un nuovo giocatore della Roma. Il terzino destro è il primo acquisto dei giallorossi nella sessione invernale di calciomercato e arriva a titolo definitivo dall’Ajax per 5 milioni di euro più 1 di bonus. Dopo aver svolto le visite mediche e firmato il contratto, il calciatore olandese ha rilasciato la prima intervista ai canali ufficiali del club.
Benvenuto a Roma: quali sono le tue prime impressioni?
“Grazie. Non trovo neppure le parole per dire quanto sia felice. Questo club è fantastico. La prima volta che la Roma mi ha chiamato ho pensato subito che sarei voluto venire qui. Questo è un grandissimo club e percepisco un’energia positiva, mi piace tutto, anche i colori sono molto belli così come la città. Ci ho messo un secondo a decidere di trasferirmi alla Roma”.
Cosa ti ha convinto?
“Innanzitutto vorrei ringraziare la famiglia Friedkin, che mi ha permesso di giocare per questo club straordinario. Appena me lo hanno chiesto ho subito deciso di venire qui e anche la mia famiglia è felice di essere in questa città e in questo club. Ho scelto di venire qui e non c’è stato nemmeno bisogno di discuterne”.
Come può Ranieri aiutarti nella tua crescita personale?
“Penso possa aiutarmi molto. Sono giovane e sicuramente ho molto da imparare. Lui ha tutto per aiutarmi e posso imparare molto da lui e dallo staff tecnico e medico. Questo è un altro dei motivi per cui ho scelto di venire qui. So che con Ranieri avrò la possibilità di imparare molto”.
Puoi giocare in tutti i ruoli della difesa: quanto è stato importante l’Ajax da questo punto di vista?
“Molto importante. Sono un calciatore in grado di giocare in diverse posizioni e penso che questo possa aiutare sia il mister sia i miei compagni. Essere cresciuto nel settore giovanile dell’Ajax mi ha aiutato molto perché ho imparato tanto e mi aiuterà molto anche in questa nuova esperienza. Si tratta di un aspetto positivo”.
Ti piace attaccare?
“Sì. Sono un terzino molto rapido, ho buoni dote tecniche e posso giocare su entrambe le fasce. Mi piace attaccare, segnare e servire assist. Spero di contribuire con qualche gol e molti assist”.
Cosa hai imparato all’Ajax?
“Molto, soprattutto riguardo l’aspetto tecnico. Sono cresciuto molto in fretta, ho giocato tante partite e questo mi ha fatto maturare. Sono orgoglioso di aver giocato all’Ajax, ho imparato molto cose ma ne posso imparare altrettante anche qui”.
Cosa ti aspetti dalla Serie A?
“Non è stata una decisione difficile, la Roma e la Serie A sono da sempre un sogno per me e la mia famiglia. Dal punto di vista tecnico sono ambidestro e spero di migliorare ulteriormente. Inoltre posso giocare in vari ruoli difensivi e voglio crescere anche in questo aspetto”.
Come immagini la tua prima partita all’Olimpico?
“Ho visto tutte le partite per cui conosco benissimo l’energia che si respira allo stadio. Sarà davvero un piacere sentire questa energia e non vedo l’ora di incontrare i tifosi. Voglio ottenere buoni risultati e fare la storia”.
Vivere a Roma sarà un’esperienza affascinante…
“Certo, la città è stupenda. Quando si parla di Roma si dice sempre che è una città molto bella. Anche la Roma è un club importante con grande storia. Ho subito scelto di venire qui per giocare in questo club straordinario. Voglio dimostrare le mie qualità e aiutare la squadra. Spero di ottenere qualcosa di bello”.
Che messaggio mandi ai tifosi della Roma?
“Darò il 100% con la mia energia e passione. Lotterò per il club, i tifosi e i compagni e tutti coloro che lavorano qui e amano la Roma. Ora sono uno di loro e voglio dare il massimo. Spero di incontrare i tifosi molto presto. Forza Roma, daje Roma”.
La Roma perde 1-0 contro l’AZ Alkmaar e complica incredibilmente il suo cammino in Europa League. I giallorossi hanno fornito una prestazione insufficiente, ma uno dei pochi a salvarsi è stato Mats Hummels. Il difensore centrale tedesco ha pubblicato su Instagram alcuni scatti della partita di ieri e ha espresso tutta la sua frustrazione: “Match deludente”, la didascalia che accompagna le foto.
Continua la rubrica della Roma dedicata ai tifosi. Dopo aver parlato di Gaetano Alegiani e Pietro Ciucci, ora è il turno di Alessandro Paoloni, il tifoso nato prima della fondazione del club giallorosso. Ecco la sua storia: “Nato prima della Roma, Alessandro Paoloni alla Roma si è legato fin da subito e ha dedicato la sua passione, tramandandola alle generazioni a venire, a due colori che porta sempre con sé. Ne parla ancora oggi come ‘la Roma mia’, mentre stringe a sé una bandiera cucita a mano dalla moglie diversi anni fa.
Alessandro ha compiuto 99 anni. Nato il 24 gennaio del 1926, un anno e mezzo prima della fondazione dell’Associazione Sportiva Roma, ha dato vita a un romanismo che al tempo non aveva ancora riferimenti. E’ stata una scintilla, un amore a prima vista: ‘Abitavo in via Vicenza e all’età di 8-9 anni andavamo con gli amici a Campo Testaccio, prendevamo il tram numero 5’. Frequenta la scuola San Leone Magno: compagno di classe il futuro presidente della Roma Franco Sensi, anche lui classe 1926.
Cartoline di un tempo che fu: le tribune di campo Testaccio sono di legno, dipinte di giallo e rosso, ‘e spesso sugli spalti si creavano dei piccoli incendi perché i tifosi fumavano e l’arbitro era costretto a sospendere la partita per permettere l’ingresso dei pompieri’.
È una Roma che ha fatto epoca, quella ‘di Masetti, Monzeglio, Gadaldi’. Il primo portiere ‘aveva un bar a largo Argentina dove noi tifosi andavamo spesso’ e Alessandro ricorda ancora il suo rito all’ingresso in campo: ‘Arrivava in porta, dava un calcetto al palo sinistro e poi, trascinando una gamba per la linea di porta, ne dava uno anche al palo di destra’.
Dal Testaccio all’Olimpico, passando per il Flaminio, la passione di Alessandro resta intatta. Il 17 novembre del 1963 la moglie sta per dare alla luce la piccola Corinna: alle 14.30 va allo stadio, vede la Roma vincere 3-0 con il Torino (in gol anche Picchio De Sisti) e torna in clinica in tempo per assistere alla nascita della figlia. ‘Altrimenti mia moglie non me l’avrebbe mai perdonato!’, ricorda lui.
La Roma scandisce i tempi della sua vita e di quella della sua famiglia. In vacanza i Paoloni seguonoi ritiri della Roma: nell’agosto del 1964 sono ad Abbadia San Salvatore, dove spesso il Conte Marini Dettina portava la squadra per prepararla alla stagione. ‘Dopo gli allenamenti Schnellinger, il tedescone, prendeva in braccio mia figlia’.
Che sarebbe diventata negli anni, ovviamente, romanista. Così come Dario, il nipote, abbonato in Curva Sud – presente a Tirana e Budapest – che con il nonno canta cori presenti e passati: ‘Roma ner core, batterai ogni squadrone, sarai la campionessa der pallone!’. Qualche anno fa sono passati insieme davanti all’ingresso di Campo Testaccio: ‘Io qui sono stato felice'”.
Arriva una nuova indiscrezione per quanto riguarda il reparto difensivo giallorosso. Come scrive il quotidiano sulla propria edizione odierna infatti la Roma avrebbe messo gli occhi su Leonardo Balerdi del Marsiglia. Difensore argentino classe 1999, in questa stagione ha già totalizzato 17 presenze in tutte le competizioni, con il contratto che è stato da poco rinnovato fino a giugno del 2028. L’operazione sarebbe però legata alla sessione di mercato estiva.
Fuori ormai da diverse settimane per l’infortunio rimediato contro l’Atalanta, Bryan Cristante ha deciso di passare lo scorso weekend insieme al compagno di Nazionale Giovanni Di Lorenzo. I due, insieme alle loro famiglie, si sono recati a Piglio, nei pressi di Fiuggi, per pranzare al Casale VerdeLuna, come confermato da un loro post su Instagram.
L’ex capitano della Roma Francesco Totti, brand ambassador di Betsson Sport, ha dovuto scegliere tra due figure rappresentative di diversi sport. Queste le sue decisioni: “Federer o Nadal? Essendo amico di Federer dico lui, anche perché è il tennis. Loro e Djokovic sono tre supereroi, ma Federer racchiude lo sport del tennis”.
Passando al calcio la scelta diventa impegnativa, Messi o Ronaldo: “Tutti e due non si possono prendere? Per come gioco io, Messi. Mi troverei bene pure con Ronaldo, sennò io e Messi dietro e Ronaldo davanti. Partiremmo 1-0”.
Tornando al tennis si passa a Sinner e Alcaraz: “Due grandi talenti ma Sinner è il numero uno al mondo, poi è italiano”. Le scelte proseguono: “Cassano o Balotelli? Cassano. Leclerc o Verstappen? Leclerc perché è ferrarista. Bagnaia o Rossi? Rossi. Hamilton o Schumacher? Schumacher. Jacobs o Tamberi? Jacobs”.
Chiusura con una scelta speciale: “Totti o Del Piero? Totti”.
Nuova avventura per Daniele De Rossi. Dopo le recenti indiscrezioni l’ex allenatore della Roma ha ufficializzato la presidenza dell’Ostiamare direttamente sul proprio profilo Instagram. Questo il messaggio dell’ex Capitan Futuro: “Sono felice di poter annunciare il mio nuovo impegno come proprietario dell’Ostiamare. Il mio obiettivo sarà lavorare per costruire una società solida, trasparente ed innovativa, un mezzo per unire le persone, per promuovere i valori della comunità e per riavvicinare le famiglie al loro territorio, con l’orgoglio di rappresentare Ostia dentro e fuori dal campo. Oggi inizia un nuovo capitolo. Insieme, possiamo scrivere una storia che ci renderà fieri. Forza Ostiamare!”.