Gasperini direzione all’inglese: un ruolo da manager per cambiare la Roma. Dan ispira la rivoluzione

In un ambiente esposto alle incomprensioni e fiaccato dalle tensioni interne, Gasperini vorrebbe provare a mettere radici. Non perché ambisca a trasformarsi nel salvatore della patria, ma poiché crede con tutto stesso nel progetto che l’estate scorsa ha preferito a quello della Juve, nelle potenzialità della piazza e nella possibilità che gli ingenti sforzi economici di Friedkin – quasi un miliardo e mezzo investito dal 2020 – debbano meritare dei frutti in termini di risultati. Gli piacerebbe costruire una squadra forte tramite innesti mirati e senza smantellare il gruppo, contribuire a edificare un clima più sereno soprattutto nei rapporti interni e, se possibile, suggerire pure il nome di qualche dirigente col quale certamente andrebbe d’accordo (Totti? Di sicuro), soprattutto sul mercato e nelle dinamiche di raccordo con una proprietà distante fisicamente. La fiducia nel suoi confronti è stata scolpita nella pietra tramite il comunicato con cui Dan si è congedato da Ranieri, quello del 24 aprile. […]

Cambiare idea significherebbe andare incontro a una figuraccia: sarebbe il punto di non ritorno nei rapporti già tesi con la piazza. I texani hanno scelto Gasp, licenziando Ranieri hanno in qualche modo preso le sue parti e adesso non potranno che cercare di esaudire il più possibile le sue richieste. Da una diversa gestione del reparto medico all’inserimento di uomini di fiducia nello staff (la maggior parte dei collaboratori è stata scelta da Ranieri), fino ad arrivare a una sinergia piena con il nuovo ds sugli acquisti, visto che «con Massara non c’è mai stato feeling» e che «il direttore sportivo e l’allenatore dovrebbero essere responsabili insieme, nel bene e nel male, dei risultati e della formazione di una squadra»: tutto questo Gasp lo ha ribadito a più riprese, arrivando persino a sostenere che «non lavoro con le idee di altri». Qualcuno lo ha accusato di aver forzato un po’ troppo la mano, lui però pretende chiarezza prima di vedersi addossare le prossime responsabilità. Dopo aver allontanato tre simboli come Mourinho, De Rossi e Ranieri, Friedkin potrebbe cucire a misura di Gasp un ruolo di manager tecnico plenipotenziario. Alla Sir Alex Ferguson, per intenderci; dando al suo allenatore la possibilità di operare a stretto contatto con un ds che stima, di incidere nel profondo nelle dinamiche degli staff, ma anche garantendogli l’affiancamento di dirigenti esperti. […]

Con il deflagrare della crisi, anche il patron deve aver capito quanto sia necessario e urgente provare a portare il club in un’altra dimensione: i soldi, da soli, non potranno essere sufficienti. I figli di Dan da giorni sono entrambi in Italia: il vicepresidente Ryan sta incontrando professionalità varie, soprattutto dirigenziali, tra ds e manager, mentre Corbin si è insediato a Trigoria per approfondire di persona dinamiche e situazioni che possono aver generato le famose incomprensioni. […]

(corsport)