Zappi (pres. Aia): “Dispiaciuti per le dichiarazioni di Ranieri. Non era rigore su Koné, Var intervenuto nel rispetto del protocollo”

“Rocchi mi ha confermato la bontà della valutazione tecnica: non si trattava di calcio di rigore” e il Var lo ha “poi correttamente revocato“: con una dichiarazione all’ANSA il presidente Aia, Antonio Zappi, risponde alle proteste di Claudio Ranieri per il rigore concesso alla Roma e poi tolto per il contatto Pasalic-Koné. “Il Var è intervenuto nel pieno rispetto del protocollo, correggendo un errore chiaro e determinante”, prosegue Zappi, che si dice dispiaciuto per le dichiarazioni di Ranieri, “allenatore da sempre rispettato per la sua correttezza, misura e cultura sportiva” e chiede “rispetto” per il ruolo degli arbitri.

“Siamo sinceramente dispiaciuti per le dichiarazioni di Claudio Ranieri in merito all’episodio del rigore inizialmente assegnato per un contatto tra Pasalic e Koné, poi correttamente revocato dal Var”, è la dichiarazione del presidente Aia. “Il designatore Gianluca Rocchi mi ha confermato la bontà della valutazione tecnica che sarà illustrata pubblicamente anche nella prossima puntata di ‘Open VAR‘ – aggiunge Zappi – non si trattava di calcio di rigore. Pasalic interviene, ma è il giocatore della Roma che, per effetto della propria dinamica, finisce addosso all’avversario”. Ranieri, sottolinea il n.1 dell’Associazione arbitri, “è un allenatore da sempre rispettato per la sua correttezza, misura e cultura sportiva. Ed è proprio per questo che le sue parole hanno un peso rilevante. Tuttavia, in questo caso, la ricostruzione non corrisponde a quanto emerso dalle immagini e dalla valutazione tecnica”. Il VAR è infatti “intervenuto nel pieno rispetto del protocollo, correggendo un errore chiaro e determinante. Mi fa piacere sottolineare che anche la stampa sportiva nazionale ha riconosciuto l’appropriatezza della decisione”.

“Siamo alle battute finali di un campionato bellissimo e molto combattuto – conclude Zappi -, e in questo momento più che mai è fondamentale che tutti – allenatori, dirigenti, arbitri e media – esercitino la massima responsabilità. Le parole dette nei grandi stadi arrivano fino ai campi di periferia, dove purtroppo troppo spesso si trasformano in tensioni o addirittura in violenza. Continueremo a fare del nostro meglio con equilibrio, trasparenza e rispetto per tutti. Chiediamo solo che lo stesso rispetto venga riservato al nostro difficile e delicato ruolo”.

(ansa)

Guida locale di Catania: cibo, attrazioni e consigli per la mobilità

Catania è una città che fonde la bellezza barocca con l’energia naturale dell’Etna, oltre allo stile di vita mediterraneo e una cultura locale appassionata. A prescindere che tu sia qui per il cibo, la storia o semplicemente per una fetta di sole siciliano, questa vivace città ha qualcosa da offrire a ogni tipo di viaggiatore. Ma come puoi vivere il meglio di Catania senza perderti il sapore locale?

Ecco una guida dedicata ai posti migliori dove mangiare, alle attrazioni da non perdere e a come muoverti in città in modo intelligente e conveniente. Inoltre, scoprirai anche il motivo per cui molti cercano “Catania noleggio auto economico” per migliorare totalmente il loro viaggio.

Che cosa vedere: i luoghi da visitare a Catania

Inizia il tuo viaggio da Piazza del Duomo, il cuore pulsante di Catania. Qui troverai la splendida Cattedrale di Sant’Agata, dedicata alla patrona della città, e la famosa Fontana dell’Elefante, affettuosamente chiamata “u Liotru” dagli abitanti del posto. Non dimenticare di passeggiare per Via Etnea, la principale via dello shopping di Catania, che ti condurrà tra antiche rovine, edifici eleganti e viste panoramiche sull’Etna.

Poi, fai un salto indietro nel tempo al Teatro Romano e all’Odeon, antichi teatri romani nascosti dietro una facciata moderna: la prova che a Catania la storia è letteralmente dietro ogni angolo.

Se sei un amante della natura, un breve viaggio in auto ti porterà ai piedi dell’Etna, il vulcano più attivo d’Europa. Ti aspettano sentieri escursionistici, campi di lava e panorami indimenticabili. Ecco dove è utile avere le proprie ruote.

Dove mangiare: i punti di ristoro locali da non perdere

Dimentica i ristoranti di lusso: alcuni dei migliori piatti di Catania si trovano nei mercati e nelle bancarelle di street food. Vai a La Pescheria, il mercato del pesce all’aperto vicino a Piazza del Duomo, per immergerti nel rumore, negli odori e nelle vibrazioni autentiche. Prendi un piatto di pesce spada alla griglia o una ciotola di pasta alla Norma.

Per un boccone informale, prova gli arancini da Savia o dalla Pasticceria Spinella in Via Etnea. Sono croccanti, dorati e ripieni di ragù, mozzarella o anche pistacchio. Un altro cibo di strada preferito? La cipollina, una pasta sfoglia ripiena di cipolle, salsa di pomodoro e formaggio: sembra semplice, ma crea dipendenza.

Quando sei pronto per un pasto seduto, cerca una trattoria lontana dalla folla dei turisti. Gli abitanti del posto frequentano particolarmente la Trattoria da Antonio per la pasta ai frutti di mare, mentre l’Osteria Antica Marina è perfetta per una cena romantica a base di pesce fresco direttamente dal mercato.

E il dessert? Non andartene senza aver assaggiato un cannolo tradizionale o una rinfrescante granita con brioche. Prova sapori come il pistacchio, il limone o la mandorla – fidati, la granita siciliana ha un gusto unico.

Come muoversi: consigli di mobilità dalla gente del posto

Il centro storico di Catania è abbastanza piccolo da poter essere esplorato a piedi, ma se vuoi andare oltre le cose basilari, avere la tua auto ti apre molte altre possibilità.

I trasporti pubblici possono essere lenti o inaffidabili, soprattutto se vuoi visitare le vicine città costiere o i parchi naturali. Ecco perché molti abitanti e viaggiatori esperti consigliano di optare per un veicolo a noleggio. Si tratta di una soluzione flessibile ed economica, soprattutto se hai intenzione di avventurarti fuori città.

Grazie a un’auto puoi facilmente programmare gite di un giorno ad Aci Castello e Aci Trezza, incantevoli villaggi di pescatori a soli 20 minuti di distanza, oppure dirigerti a sud verso Siracusa e la sua splendida isola di Ortigia. Vuoi andare in spiaggia? Raggiungi in auto San Giovanni Li Cuti, una spiaggia di sabbia nera vulcanica proprio in città, oppure dirigiti a nord verso Giardini Naxos e Taormina.

Parcheggiare nel centro di Catania può essere difficile nelle ore di punta, ma molte strutture ricettive offrono posti auto o consigli utili. Assicurati di controllare le zone a traffico limitato per evitare multe.

Consigli per migliorare il tuo viaggio

  • Inizia la giornata presto: i mercati sono più vivaci al mattino e i luoghi di interesse come l’Etna sono da visitare prima che il caldo pomeridiano si faccia sentire.
  • Porta con te dei contanti: molti piccoli ristoranti e parcheggi non accettano carte di credito.
  • Abbraccia il caos: il traffico a Catania può essere selvaggio, ma fa parte dell’esperienza. Resta calmo, guida come un siciliano e vedrai che ci prenderai la mano.
  • Impara qualche frase: la gente del posto apprezza un “grazie” o un “per favore” e questo fa un’enorme differenza nel modo in cui vieni accolto.

Pensieri finali

Catania non è solo una tappa del tuo itinerario siciliano: è un sovraccarico sensoriale di sapori, storia e fascino mediterraneo. Grazie a cibo delizioso dietro ogni angolo, quartieri vivaci da esplorare e destinazioni mozzafiato a poca distanza, offre qualcosa di veramente indimenticabile.

E se vuoi vedere la vera Sicilia, non solo quella delle guide, prendi in considerazione l’idea di noleggiare un’auto. Un’auto a noleggio ti dà la libertà di andare dove gli autobus non arrivano, di trovare le tue spiagge nascoste e di goderti il sole, le storie e la vita di strada di questa magica città.

Castan: “Il tumore? Ho fatto di tutto per tornare al mio livello, ma non ci sono riuscito. L’addio alla Roma fu il giorno più triste”

GIANLUCADIMARZIO.COM – Leandro Castan, ex difensore della Roma, si racconta e lo fai in un’intervista sito. Il centrale ripercorre la sua carriera e si sofferma soprattutto sul cavernoma cerebrale che lo ha fortemente condizionato nel momento migliore. Ecco le sue parole.

“Maicon mi chiese ‘Tutto bene?’. Durante il riscaldamento sentii un fastidio al flessore e Rudi Garcia mi cambiò all’intervallo. Torno a casa e inizio a non stare bene. Passa la notte, mi sveglio. La mia testa gira, gira forte. Cosa mi sta succedendo? Sto morendo? Andai in ospedale. Mi fecero una risonanza magnetica. Guardai il dottore della Roma. Era preoccupato. ‘Cosa mi avete trovato?’. ‘Niente, vai a casa. Ti chiamo dopo’. ‘Dimmi cos’ho. Ero nervoso. ‘C’è qualcosa al cervello’. Mentre stavo tornando, chiamarono per dirmi di tornare in ospedale. Non capivo più nulla. Mai avrei pensato di poter vivere qualcosa di simile. I primi 15 giorni furono terribili. Non mi reggevo in piedi, vomitavo molto, persi 20 kg. Ero senza forze. All’inizio la Roma scelse di nascondere tutto. Decisi di isolarmi. Tolsi i social. Ma un giorno guardai il telefono. Su Twitter mi uscì un articolo: ‘Leandro Castan ha un tumore, potrebbe morire’. La paura mi invase. Io non sapevo ancora cosa avessi. Nessuno mi aveva detto niente. Né il club, né i dottori. Nessuno. ‘Stai calmo’, mi ripetevano. Poi quel pensiero: mio nonno era morto per un cancro al cervello. ‘Sarà così anche per me’. Passano settimane. ‘Hai un cavernoma cerebrale. Non potrai più giocare a calcio’. Buio. ‘È la fine’. La testa va, non si ferma. Mi chiamarono in clinica e mi dissero tutto. ‘Al terzo mese della gravidanza il tuo cervello si è sviluppato in modo non corretto. Se prendi una botta durante una partita ti potrebbe partire un’emorragia cerebrale e potresti morire. O smetti o ti operi’. Mi avrebbero dovuto aprire la testa. Un intervento molto pericoloso. ‘No, non lo faccio’. Dentro di me c’era la convinzione di non operarmi e di dire addio al calcio. Poi un giorno, guardando una partita, cambiò tutto. ‘Non posso smettere’. Chiamai mia moglie per dirglielo. Poi sentii il dottore. ‘Va bene Leo, passa il Natale con la famiglia e poi ti operiamo’. ‘No dottore, devo farlo subito’. Dopo una settimana feci l’intervento. Ero uno dei difensori più forti della Serie A. Volevo vincere il campionato con la Roma e conquistare la Nazionale. In poco tempo mi ritrovai su un letto d’ospedale con un tumore in testa. Dovevo imparare a vivere di nuovo. Vivere una vita diversa e combattere con un malessere che piano piano nasceva in me. Ho fatto di tutto per tornare al mio livello. Tutto. Non è stato possibile. Ma sono ancora qui”.

Poi continua: “Da quando mi è stato diagnosticato il tumore il primo pensiero è sempre stato uno: rimanere vivo. Per i miei figli e mia moglie. Non mi sono mai sfogato a casa. Volevo farmi vedere forte e tranquillo. Ma ero esausto e distrutto. In me c’era solo disperazione. Nella mia testa i pensieri continuavano a scorrere. Incessanti. L’incertezza e la paura erano le mie compagne di stanza. ‘Cosa ne sarà di me?’. Ero nel momento migliore della mia carriera. Perché io?. Il Signore però mi ha aiutato. Nello stesso giorno in cui in clinica mi dissero che non avrei più potuto giocare a calcio, mia moglie mi disse che era incinta. Mi ha dato la forza per andare avanti. È arrivata Raffaella. Sapete cosa significa il suo nome? Dio cura. Mi ha curato. Ci ha curato. Mi sono affidato ancor di più a Dio. Sapevo che era al mio fianco. Senza la fede non so se ce l’avrei fatta”.

Ricordi l’intervento?
“Sì. Il giorno prima mi presentai a sorpresa a Trigoria. ‘Oggi mi alleno’. ‘Ma sei pazzo? Domani ti devono aprire la testa’. ‘Può essere l’ultimo allenamento della mia vita. Voglio stare con la squadra. Ne ho bisogno’. Lasciarono che lo facessi con loro. Poi è arrivato quel giorno. Ero su un letto d’ospedale. Vedevo la preoccupazione sulla faccia dei miei familiari. Entro in sala operatoria. Passano delle ore, gli occhi si aprono. Sono vivo. ‘Hanno tolto il tumore?’, chiesi subito a mia moglie. ‘L’operazione è andata bene’. Scoppiò a piangere. Respiravo ancora”.

Il ritorno in campo?
“La mia vita era cambiata. Anche nella quotidianità. All’inizio faticavo a prendere un bicchiere su un tavolo. O se mi guardavo i piedi non riuscivo a muoverli. Il tumore intaccava una parte del cervello che riguardava l’equilibrio e il senso della posizione. Ma il vero problema non fu la quotidianità, ma il calcio. Ricordo il primo allenamento che feci dopo l’operazione. Tornai a casa piangendo. I preparatori mi passarono la palla. Io guardai il mio piede e il pallone. Volevo stopparlo con la suola, come piaceva a me. Mi passò tra le gambe, il piede rimase fermo. ‘Non riuscirò mai a tornare a giocare a calcio’. Non avevo il controllo del mio corpo. Terribile. Volevo tornare a essere quello di prima, non accettavo di non poterlo fare. Questo mi ammazzava. Io volevo essere il Leandro Castan che aveva lavorato per vincere lo scudetto e giocare in Nazionale. Non riuscirci mi uccideva, stavo male. Ero arrabbiato. Arrabbiato con me stesso, con chi mi era vicino, con il mondo. Quando sei immerso in quel malessere non sei lucido. Tutto sembra contro di te. Ero nervoso. Per esempio con Rudi che non mi faceva giocare. Non capivo la sua scelta, ora comprendo che mi stava proteggendo. Un giorno litigai con Dzeko e con Keita. Non ero tranquillo. Loro erano persone d’oro e mi capirono. Non era semplice per loro gestire un ragazzo nella mia situazione. Ma non lo comprendevo, ero sommerso nel mio malessere. Era tutto buio. Perché proprio io?. E poi c’erano gli sguardi di chi mi stava vicino. Li percepivo, li vedevo, li sentivo. Mi percepivano come qualcuno di diverso da loro. Mi trattavano come un malato. C’era un senso di compassione e protezione nei loro occhi. Ma io stavo bene. Un giorno Paredes calciò e mi colpì in testa. Tutti corsero da me preoccupati. ‘Ma che pensate? Pensate che sono ancora malato?’. Piangevo. Piangevo spesso mentre tornavo a casa. Per quegli sguardi, per non accettare la mia situazione, per l’idea che non sarei più tornato a essere… me stesso. Mi fece male anche quella volta a Verona. In panchina c’era Spalletti. Mi chiamò nel suo ufficio. ‘Voglio che torni a essere il vecchio Leandro Castan. Come facciamo?’. ‘Ho bisogno di giocare’. ‘Te la senti di farlo la prossima contro l’Hellas?’. ‘Sì, ma ho bisogno di qualche partita’. ‘Tranquillo’. Giocai male. Subito dopo la partita mi fece vedere il suo computer. C’era un’immagine del Frosinone: ‘Il tuo livello è questo, non puoi giocare qui’. ‘Ok, ma io da Roma non vado via’. ‘Fai come vuoi. Tu con me non giochi più’. Mi crollò tutto addosso. Feci solo panchine. Dopo qualche mese andai in prestito al Torino. […] Poi sono tornato a Roma, fino alla risoluzione. Quello fu un punto definitivo. ‘Non sarai mai più quel Leandro’. Il giorno più triste nella mia storia con la Roma. Dovevo dirle addio. Dovevo ammettere a me stesso che era davvero finita. Era stato tutto un’illusione. Fino a quando ho avuto un contratto con la Roma, in me c’era la speranza di tornare a giocare con quella maglia. ‘Non puoi più giocare qua’. Tornai a casa e mi misi sulla scala di casa a fissare il vuoto. Leandro, addio”. […]

Il trasferimento alla Roma?
“‘La Roma vuole Leandro Castan’. Iniziai a piangere. ‘Ma com’è possibile?’. Chiamai mio padre. Lui non mi diceva nulla, voleva lasciarmi tranquillo. ‘Sì, è vero’. Parlai anche con Sabatini al telefono. A lui dirò sempre grazie, mi ha trattato come un figlio. Il periodo più bello fu con Rudi Garcia. Arrivò dopo la delusione della Coppa Italia persa. Per me ha fatto tantissimo. Come giocatore e come persona. E pensare che durante il primo allenamento litigammo pesantemente. ‘Quel giorno ho capito che eri un uomo su cui avrei potuto contare’, mi rivelò poi. Vincemmo le prime 10 giornate di Serie A. Mi fa male ancora oggi non aver vinto quel campionato. ‘Leandro, complimenti per questa stagione. Sei uno dei giocatori più forti con cui ho giocato. L’anno prossimo c’è un campionato da vincere’. Mi arrivò questo messaggio di De Rossi. Un orgoglio. Ero sicuro: volevo vincere la Serie A e conquistare la Nazionale. Il destino ha voluto altro”.

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Fabregas: “Ranieri un modello per me, devo ringraziarlo. Addio al Como? Penso solo a lavorare, sono ancora agli inizi”

Ieri sera Cesc Fabregas, è intervenuto al “Club” nel post partita di Napoli-Genoa, dove ha parlato a 360 gradi di calcio. Tanti i temi toccati dal tecnico: il suo Como, la sua idea di calcio, i metodi di allenamento di Antonio Conte e anche del suo futuro. Accostato più volte alla panchina della Roma, lo spagnolo nelle ultime ore sembra essere il prescelto del Bayer Leverkusen per sostituire Xabi Alonso. Ecco le sue parole.

Sul suo futuro
“Io penso a lavorare. Sono molto all’inizio della mia carriera, c’è tanto da fare. Ho una squadra giovane che mi segue, sono molto fortunato. La vita è fatta di opportunità e timing. La Serie A mi sta facendo imparare molto e facendo vedere cose nuove, per questo sono tanto contento”.

Su Claudio Ranieri
“Ranieri è un modello per me, ho parlato con lui tante volte e devo solo ringraziarlo perché mi ha fatto imparare molto”.

(sport.sky.it)

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Zalewski: “Finale? Una l’ho persa ingiustamente. Ora la più importante della mia vita”

DAZN – Nicola Zalewski ha aperto la sfida dell’Inter contro il Torino, poi battuto 0-2, con un gran gol a giro al 14′ poi raddoppiato, nella ripresa, dal rigore di Asllani. Queste le sue parole al termine della sfida, con un pensiero alla finale di Champions League, la sua terza finale europea dopo le due con la Roma.

Oggi ti abbiamo visto giocare molto come interno.
“E’ stata una sorpresa anche per me. Ma come ho detto ai miei compagni in panchina, in questa squadra non dico sia facile giocare in ogni ruolo, ma vieni aiutato tanto. C’è tanta qualità, è molto facile dimostrare” 

Tre finale europee in 4 anni per te.
“Nello sport il duro lavoro ripaga. Poi queste finali bisogna vincerle per entrare nella storia. Una l’ho vinta, uno l’ho persa ingiustamente. Ora la più importante della mia vita, per il momento”

Bayer Leverkusen, il ringraziamento del club ad Hermoso: “Grazie per il tuo tempo Mario”

Il Bayer Leverkusen sta disputando oggi l’ultima partita stagionale in casa e, come di consueto, al termine della partita i tifosi avranno la possibilità di salutare i propri calciatori e ringraziarli per la stagione. Chi non sarà presente durante il saluto finale, è Mario Hermoso, che si è infortunato ed ha terminato la sua stagione in anticipo. Il difensore in prestito dalla Roma, non ha impressionato e le Aspirine hanno deciso di non esercitare il riscatto sullo spagnolo. Il club tedesco ha quindi salutato il calciatore virtualmente tramite il proprio profilo di X, poiché Hermoso non è potuto essere presente allo stadio: Per motivi privati ​​non è possibile salutare di persona Mario Hermoso. Quindi, a questo punto, virtualmente: Grazie per il tuo tempo. Mario!”.

 

Liga, Siviglia a rischio retrocessione: tifosi assediano il pullman della squadra e tentano l’irruzione nel centro sportivo

A sole 3 giornate dal termine della Liga, il Siviglia rischia seriamente la retrocessione. Il club spagnolo, infatti, al momento si trova al sedicesimo posto a soli 4 punti di vantaggio dalla zona calda. L’ultima sconfitta subita ieri contro il Celta Vigo ha inoltre complicato e non poco la situazione in casa andalusa. I tifosi del club non hanno digerito bene le ultime prestazioni della propria squadra e hanno deciso di contestare. La protesta, però, è andata decisamente oltre, tanto che alcuni ultrà hanno preso d’assalto il pullman con sassi ed altri oggetti. Ma, non finisce qui. La contestazione è poi andata avanti con alcune persone che hanno tentato di fare irruzione all’interno del centro sportivo, costringendo il Siviglia a passare la notte all’interno di esso. Il club ha quindi deciso di diramare un comunicato, in cui i recenti gesti sono stati condannati e segnalati alle autorità locali:

“Il Sevilla FC condanna fermamente l’atto vandalico organizzato che ha avuto luogo sabato sera presso il Palacio de Esports Ciudad José Ramón Cisneros, in seguito all’arrivo della prima squadra presso la struttura dopo la partita contro il Celta de Vigo. Il Sevilla FC comprende che la situazione sportiva della squadra, che non è quella che ogni tifoso del Siviglia vorrebbe, potrebbe dare luogo a proteste, ma in nessuna circostanza saranno ammesse proteste che siano accompagnate da aggressioni, minacce o atti vandalici . Allo stesso modo, perseguirà la pubblicazione dei nomi dei dipendenti e la diffusione di dati privati ​​sui social network e sui media, atti che costituiscono reato. Il Siviglia FC segnalerà alle autorità competenti gli insoliti e violenti attacchi ai suoi dipendenti, giocatori, staff tecnico e dirigenti al loro arrivo al centro di allenamento. Attacchi che hanno costretto la prima squadra del Siviglia a trascorrere la notte nelle strutture. Il Sevilla FC chiede alle Forze e ai Corpi di Sicurezza di esercitare la massima diligenza per individuare i responsabili di questi atti spregevoli, perpetrati da una banda di radicali organizzati che hanno agito con estrema violenza. Naturalmente segnalerà alle autorità competenti l’attacco alle sue strutture, così come gli atti vandalici avvenuti nell’area della prima squadra , conclusisi addirittura con l’invasione della suddetta area della prima squadra da parte di un folto gruppo di individui violenti. Oltre alle denunce, il Sevilla FC si impegna a fare tutto il possibile per contribuire alla ricerca degli autori di questi crimini . Cercherà di aiutare a identificare i responsabili di queste azioni e agirà senza sosta nel caso in cui si tratti di tifosi o membri del Siviglia FC. Infine, il Siviglia FC esprime la sua ferma condanna per qualsiasi protesta che implichi violenza e atti criminali come quelli visti questo sabato 10 maggio. Il club è certo che queste azioni non rappresentino i tifosi del Siviglia, che sono consapevoli anche dell’importanza della partita di martedì contro l’UD Las Palmas al Ramón Sánchez-Pizjuán”.

(sevillafc.es)

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Friedkin, continua il viaggio del jet di Dan: l’aereo ha lasciato gli Stati Uniti ed è atterrato a Nizza

Il jet personale di Dan Friedkin continua a volare tra Stati Uniti ed Europa. Dopo aver lasciato il presidente della Roma nella Capitale, l’aereo era ripartito in direzione Houston con un volo diretto da New York. In mattinata odierna il velivolo però è tornato nuovamente in Europa ed è arrivato all’aeroporto di Nizza. In Costa Azzurra, a pochi chilometri di distanza dalla città francese, c’è Cannes: la località marittima è la sede dell’AS Cannes, uno dei club di calcio gestiti dalla famiglia Friedkin.

Marsiglia: la squadra torna in Champions League e i giocatori urlano a De Zerbi: “Roma!” (VIDEO)

Nell’ultima partita di Ligue 1 il Marsiglia di Roberto De Zerbi ha vinto 1-3 in casa del Le Havre AC, salendo al secondo posto con 62 punti e conquistando l’accesso matematico alla prossima Champions League. Tra le varie esultanze al triplice fischio non è sfuggito un piccolo particolare: i giocatori hanno urlato “Roma!” ripetutamente insieme al tecnico italiano. Una parola che riconduce alla scelta di De Zerbi di portare la squadra nella Capitale in ritiro nelle scorse settimane per preparare al meglio il finale di stagione, concluso con un obiettivo a dir poco fondamentale.

Nuovo show di Mourinho in conferenza: “Come scelgo la formazione? Lancio in aria 25 monete”

José Mourinho, attuale allenatore del Fenerbahce, ha nuovamente fatto parlare di sé per il suo modo di comunicare. Dopo la vittoria per 4-1 sull’Istanbul Basaksehir, un giornalista in conferenza stampa gli ha fatto notare di aver utilizzato ben 31 formazioni diverse in questa stagione.

La risposta dello Special One è stata sorprendente: “Ho 25 monetine e le lancio in aria. I giocatori che atterrano sul tavolo sono i titolari. Quelli che cadono vanno in panchina. Vado anche in discoteca nei fine settimana e mi diverto. È così che scelgo la mia formazione titolare”La risposta ha suscitato ovviamente sorpresa e ilarità tra i cronisti presenti.

Da quando è al Fenerbahce, Mourinho ha ottenuto 32 vittorie in 52 partite, con la squadra ancora aritmeticamente in corsa per il titolo nella Super Lig turca.