Rios e El Aynaoui, i gemelli diversi: il confronto tra i due centrocampisti seguiti dalla Roma

LAROMA24.IT (MIRKO BUSSI) – Richard Rios o Neil El Aynaoui. Il dibattito che ha alzato la temperatura negli ultimi giorni a Roma pare aver trovato una soluzione proprio mentre scriviamo. Sarà il centrocampista del Lens, classe 2001, il primo elemento nuovo garantito a Gasperini. Arriva con i commenti disattivati su Instagram perché l’ondata social-popolare aveva eletto l’altro, colombiano del 2000, come adeguata proiezione delle proprie fantasie di mercato. Addirittura, non si esclude possano arrivare in coppia. Perché Rios e El Aynaoui si assomigliano ma non risultano sovrapponibili.

In comune, intanto, hanno l’ascesa verticale nel giro di un paio d’anni. Richard Rios, fino a 18 anni, era un giocatore di futsal. Poi il Flamengo, un prestito senza riscatto al Mazatlàn, in Messico, poi il Guaranì, serie B brasiliana. Dove il Palmeiras lo preleva nel 2023, per 1,38 milioni di euro. Nel 2023, invece, El Aynaoui passa dal Nancy, Championnat National (terza serie francese), al Lens per 600mila euro. Due anni dopo, come ha scoperto la Roma, hanno valutazioni decuplicate.

Differente, invece, la collocazione che hanno avuto nelle loro squadre: El Aynaoui ha spaziato maggiormente a centrocampo, spostandosi tra il centrodestra e, più spesso, il centrosinistra. Rios, invece, si è stabilito come mediano di coppia, sul centrodestra, col gusto di aprirsi in ampiezza anche per dilatarsi i tempi di alcune giocate in ampiezza. L’assonanza tra i due torna sulla situazione preferiti: entrambi sono animali da transizioni. Il meglio lo sprigionano quando recuperano, con dati praticamente identici (9,32 x90 per Rios, 9,34 per El Aynaoui), e possono capovolgere il campo. Un aspetto che spiega abbastanza perché possano aver catturato l’attenzione di Gasperini. Sono, entrambi, portatori sani di pressing: come si è visto anche al Mondiale per Club, Rios permetteva al Palmeiras di accettare addirittura una doppia inferiorità nella prima pressione offensiva. El Aynaoui, nel sistema di Still al Lens, aveva spesso il compito di andare a guastare i piani del play avversario.

Simili nella conformazione fisica, sia per altezza che per baricentro, cambiano nell’espressione con cui si traducono in campo: Rios ha più forza esplosiva, El Aynaoui dà l’impressione di raggiungere velocità superiori. Se il colombiano è più deflagrante nel breve, il marocchino, nato in Francia, si espande su distanze maggiori. Nei duelli offensivi Rios mostra una gamma tecnica, tra colpi e sterzate, maggiore rispetto ad El Aynaoui che tuttavia si lascia preferire nei duelli difensivi, con la capacità di tenere duelli, anche in campo aperto, con maggior facilità rispetto all’8 del Palmeiras.

Nelle gestualità tecniche i due prendono strade differenti: Rios ha una precisione nelle giocate medio-lunghe fuori dal comune, con tassi di realizzazione, sopra i 30 metri di distanza, che sfondano abbondantemente il muro del 93%. El Aynaoui, invece, porta con sé una capacità d’inserimento in area di rigore che sembra nascondere ulteriori margini di miglioramento. Nel finale di stagione al Lens è tornato a segnare di testa con due ingressi simili in area, sul palo più lontano, che hanno rievocato quell’abilità già mostrata a Nancy.

Entrambi sanno liberarsi dalla pressione avversaria, meglio nella metà campo offensiva, con dribbling o scarti. Il centrocampista del Palmeiras lo fa utilizzando anche la suola, retaggio del futsal, in preparazione ad alcune sterzate improvvise mentre il numero 23 del Lens spesso sceglie quel “doppio schiaffo”, con l’interno del piede destro che sposta velocemente sul sinistro o viceversa, tipico della scuola tecnica francese. Più voluminoso il tasso di dribbling tentati da Rios (2,35 a partita, quasi uno in più rispetto all’altro), più alta, invece, la percentuale di completamento di El Aynaoui.

Finale dedicato agli infortuni, dopo lo spavento che ha iniziato a circolare quando i motori di ricerca hanno portato alla luce il passaggio collassato di El Aynaoui al Monaco un anno fa, per 15 milioni, dopo un problema al ginocchio riscontrato nelle visite mediche. Per il quale poi verrà operato, rientrando in campo dopo 5 mesi circa d’assenza complessiva tra aprile e settembre. Finirà la stagione, invece, giocando con una vistosa fasciatura all’altezza del ginocchio destro, non quello operato l’anno prima.

Anche Rios, però, nasconde un’operazione che sconsigliò al Mazatlán, dov’era finito in prestito a inizio carriera, di pagare il milione con cui avrebbero potuto riscattarlo nel 2022. Il centrocampista colombiano, infatti, rientrò nel finale di stagione, giocando proprio contro il Palmeiras la sua ultima partita, dopo l’operazione al crociato subìta a settembre del 2021 e per la quale restò lontano dal campo per 7 mesi.

Aspettando il calciomercato, nessun acquisto della Roma fino a metà luglio: mai successo nel nuovo millennio

LAROMA24.IT – La dipendenza da calciomercato è uno degli effetti del calcio del nuovo millennio. Spacciatori di notizie, ad ogni angolo social, sono pronti a vendere la loro dose, rivestendola di indiscrezioni, voci e aggiornamenti cliccando sul link nel primo commento che servono ad accendere quei neurotrasmettitori fino al delirio di continue scrollate, zapping, che portino almeno a ricaricare la pila dell’attesa.

C’è poi il gusto ancestrale della curiosità di vedere quel volto, magari poco più che sconosciuto fin lì, abbinarsi ai nuovi colori. Un’emozione fin qui castrata per i tifosi romanisti che, scavalcato metà luglio, non hanno potuto ancora placare i loro istinti con le prime immagini del volto nuovo vestito di Roma.

Un quarto di calciomercato senza alcun annuncio rappresenta un inedito nel nuovo millennio: dal 2000 (anno Domini giallorosso e punto di riferimento utilizzato da quando vengono resi noti i comunicati ufficiali via internet) in poi, infatti, almeno l’ingaggio di uno svincolato era stato già presentato. E se non risulterà utile sul campo, sarà servito almeno a placare l’appetito popolare. Il cambio alla direzione sportiva, avvenuto neanche un mese fa, ha praticamente vietato la possibilità alla Roma di una progettualità che permettesse di programmare arrivi in anticipo, come avviene appunto per il mercato di chi finisce in scadenza il 30 giugno.

Il 22 maggio 2024 veniva ufficializzato l’ingresso di Florent Ghisolfi come responsabile dell’area tecnica, all’apertura delle liste ufficiali, 40 giorni dopo il suo insediamento, mostrava Sangaré. Senza sapere bene chi fosse o se sarebbe stato aggregato alla prima squadra o alla Primavera, il 2007 arrivato dal Levante servì più a dare un mirino alle prime riprese degli allenamenti. Poco dopo, il 10 luglio, il sito ufficiale della Roma pubblicava la nota relativa all’acquisto di Le Fée, che segnerà nell’immaginario l’avventura del dirigente francese.

Le estati del 2023 e del 2022 furono aperte da arrivi a zero: Aouar e Ndicka due anni fa, Matic e Svilar l’estate precedente. Nel 2021, dopo i riscatti di Ibanez e Reynolds, il 13 luglio è il giorno in cui Rui Patricio è ufficialmente il nuovo portiere della Roma. C’era stato però l’annuncio di Mourinho a riempire e appagare l’attesa. Il 2020 è l’anno in cui il calciomercato trasloca a settembre per il Covid, qui comunque i Friedkin si presentano con i primi annunci già ad agosto, come accade il 25 per Pedro.

2019, gli anni con la fantasia al potere, nelle valutazioni di alcuni scambi. Da questo filone escono Diawara e Spinazzola, incastonati negli affari con Napoli e Juventus, entrambi giallorossi fin dal 1 luglio. Poco più di una settimana dopo anche Pau Lopez sarà ufficialmente romanista. 2018, ormai lontano da aver perso gli effetti della lezione per cui presto non equivale a giusto. Quell’anno, a metà luglio, la Roma ha già messo la propria maglia addosso a Coric, Marcano, Kluivert, Mirante, Pastore, Santon, Zaniolo, Bianda e Fuzato. L’anno prima, al 13 giugno, c’era stato Hector Moreno ad aprire la lista dei nuovi arrivi.

Nel 2016, invece, fu Alisson ad essere annunciato il 6 luglio, accompagnato dal loop dell’errore combinato il mese precedente in Coppa America. Il 2015 è l’anno che può aiutare a ingoiare l’attesa: fino alla fine di luglio ci sarà soltanto Iago Falque, annunciato al via del calciomercato, a vivere di solitudine nel box degli acquisti della Roma. In quella sessione, tra fine luglio e agosto, Sabatini, con alle spalle Massara, infilò nell’ordine: Szczesny, Salah, Rudiger e Dzeko. Strike.

Il 16 luglio del 2014 aveva il suo epilogo la trattativa per Iturbe, che arrivava dopo un tris di svincolati (Cole, Keita ed Emanuelson) e il prestito di Ucan. Jedvaj nel 2013 e Dodò nel 2012 furono i primi acquisti, svelati entro i primi dieci giorni di calciomercato. Nel 2011 il passaggio al consorzio guidato da DiBenedetto rallentò le operazioni che fino al 18 agosto, data del closing, vedeva soltanto il riscatto di Borriello, garantito già a fine giugno. Nel 2010 l’allucinazione collettiva di Adriano era già stata consumata a giugno, nel 2009 fu invece Guberti l’arrivo a parametro zero annunciato prima dell’inizio ufficiale del calciomercato.

E poi giù passando per Riise, Loria e Artur, arrivati a giugno 2008 mentre Pit, Barusso e Juan aprirono la sessione estiva 2007 con gli annunci tra giugno e la prima metà di luglio. Altre manciate di svincolati bloccavano, almeno per un po’, gli appetiti dei tifosi in quegli anni di lunghe carestie di mercato: l’ingaggio di Tonetto apre il calciomercato 2006 già a maggio, Taddei e Kuffour avevano fatto lo stesso a giugno 2005, quando c’era il blocco del Tas imposto per l’acquisto di Mexes a chiudere a chiave i sogni estivi. Proprio il difensore francese, nel 2004, fu annunciato il 16 giugno. Prima ancora Chivu, strappato all’Ajax ufficialmente l’8 luglio.

E nel 2002 toccò a Guardiola, insieme a Dellas, Sartor e Bombardini, tutti sottoscritti prima del 1 luglio, alzare il sipario sul calciomercato. Fino al 2000, quando il 6 giugno l’Olimpico si era già riempito di speranze per accogliere Batistuta. Quelle sì, ben riposte.

GLI AFFARI DI CALCIOMERCATO UFFICIALIZZATI ENTRO META’ LUGLIO DAL 2000 AD OGGI:

2024 25
Sangarè 1/7
Le Fee 10/7
Ryan 17/7
Riscatto Angelino 1/7

2023 24
Aouar 1/7 (svincolato)
Ndicka 1/7 (svincolato)
Llorente 8/7 (rinnovo prestito)
Kristensen 14/7

2022 23
Matic 1/7 (svincolato)
Svilar 1/7 (svincolato)
Celik 5/7

2021 22
Rui Patricio 13/7
Più i riscatti di Ibanez e Reynolds 1/7

2020 21
La stagione viene conclusa ad agosto per Covid, i Friedkin acquistano Roma all’inizio di agosto.
Pedro 25/8

2019 20
Spinazzola 1/7
Diawara 1/7
Pau Lopez 9/7
Mancini 17/7

2018 19
Coric 28/5
Marcano 31/5
Kluivert 22/6
Mirante 22/6
Pastore 26/6
Santon 26/6
Zaniolo 26/6
Bianda 28/6
Fuzato 9/1

2017 18
Moreno 13/6
Karsdorp 28/6
Pellegrini 30/6
Gonalons 3/7
Under 15/7

2016 17
Alisson 6/7
Mario Rui 8/7 (prestito)
Juan Jesus 15/7 (prestito)
In più i riscatti di Rudiger, El Shaarawy e Gyomber.

2015 16
Iago Falque 1/7
Ibarbo 3/7 (rinnovo prestito)

2014 15
Keita 1/7 (svincolato)
Cole 6/7 (svincolato)
Emanuelson 11/7 (svincolato)
Ucan 7/7
Iturbe 16/7

2013 14
Jedvai 10/7
Skorupski 13/7
Benatia 14/7
Maicon 15/7

2012 13
Dodò 3/7

2011 12
Closing con cordata Usa guidata da DiBenedetto il 18/8/2011
Borriello (riscatto) 24/6

2010 11
Adriano 8/6
Simplicio 1/7

2009 10
Guberti 22/6

2008 09
Riise 18/6
Loria 25/6
Artur 25/6

2007 08
Barusso 15/6
Juan 21/6
Pit 13/7 (dichiarò di aver firmato e aver svolto le visite già in un’intervista a giugno)
Giuly 17/7

2006 07
Tonetto (svincolato) a maggio
Cassetti 5/7
Julio Sergio 10/7

2005 06
Taddei 3/6 (svincolato)
Kuffour 8/6 (svincolato)

2004 05
Mexes 16/6

2003 04
Chivu 8/7

2002 03
Guardiola, Dellas, Sartor, Bombardini ufficializzati entro il 1 luglio
Riscatto Panucci 5/7

2000 01
Batistuta 6/6
Zebina 8/7

Come sono gli allenamenti di Gasperini? Parola di chi li ha provati: “Duri, intensi, due-tre mesi per abituarsi. Ma poi gli avversari al 70′ crollavano”

LAROMA24.IT – Una Repubblica fondata sul lavoro. Così Gasperini ha forgiato la sua costituzione calcistica e ora i metodi e gli strumenti che hanno reso celebre l’Atalanta, ancor più di quanto era successo al Genoa, tenteranno di modificare l’apparato della Roma. L’attesa per l’inizio della nuova stagione, scattata ieri con il raduno, è tutta sulle mani da artigiano del nuovo allenatore della Roma, spaventato, per sua stessa ammissione, “da quelli che non sono abituati a lavorare sodo” come confessò in un’intervista al Guardian nel 2020. “Dal sacrificio nascono le vittorie – specificherà Gasperini –. Se non corri in allenamento, non corri durante le partite”.

Un teorema di cui sono stati testimoni diretti anche Mancini e Cristante. “Sono allenamenti veramente, veramente, intensi, dal martedì al sabato anche, giorno della rifinitura, galoppi in allenamento” raccontò il difensore romanista in un’intervista del 2020 a ‘Cronache di Spogliatoio’, un anno dopo il passaggio dall’Atalanta alla Roma. Con risultati evidenti, come spiegava quel Mancini 24enne: “È vero che poi la domenica vai forte, sono arrivato tante volte al 90’ che avrei potuto giocare altri 90 minuti. Guardavo gli avversari col fiatone, l’attaccante faceva fatica a rientrare e io mi sentivo bene, bene”. E allora, una serie di testimonianze di com’è l’allenamento secondo Gasperini.

Tra i calciatori che hanno vissuto tutte le gradazioni del rapporto con Gasperini, dall’esaltazione al cortocircuito, c’è Alejandro Gomez. Che spiegò così il metodo dell’allenatore: “Sicuramente l’aspetto fisico è il primo ostacolo. Gli allenamenti di Gasperini sono molto intensi, chi non è abituato a un tale livello di preparazione fisica può risentirne all’inizio. Ci sono anche tanti dettagli tattici da imparare, perché il mister ti chiede molto, in ogni reparto. È un calcio diverso da quello a cui sono abituati molti giocatori”.

Servirà del tempo, si aggiunge spesso come postilla ad ogni discorso di buonsenso sull’arrivo di Gasperini a Roma. “Due, tre mesi” specificherà Marten De Roon, tra i soldati più fedeli dell’allenatore che l’ha utilizzato più di tutti in carriera (358 partite), “per abituarmi alle sue richieste”.

Poi, in quell’intervista datata 2020 a ‘The Athletic’, De Roon va in rima con quanto abbiamo già sentito da Mancini: “La differenza tra noi e le altre squadre è che vanno molto bene nei primi 60-70 minuti, mentre negli ultimi 20 vanno in sofferenza. Noi invece possiamo mantenere sempre la stessa intensità. È una sensazione molto bella che ti fa spingere ancora di più. Gasperini vuole sempre il massimo della qualità negli allenamenti”.
Attenzione, ripetere ad alta voce: “della qualità”, dice De Roon. Tant’è che, parlando di “personalizzazione dell’allenamento” in un’intervista a Dazn con Barzagli, Gasperini raccontava un anno fa di esser tornato a inserire “una parte tecnica, quasi da settore giovanile”, che dall’espressione pare inteso come lavoro analitico, per curare alcune sbavature d’esecuzione che notava nei suoi calciatori.

Nel 2023, da poco arrivato all’Atalanta, Lookman raccontò di allenamenti “duri e furiosi”. Quando fu chiesto un commento ulteriore a Gasperini, è arrivata la risposta spigolosa che ci si attende dal tecnico: “Non sono d’accordo, giochiamo ogni tre giorni. Non è mai morto nessuno (concetto ribadito anche nella prima conferenza a Trigoria, ndr), son tutti ragazzi che continuano a giocare e a divertirsi”.

In quell’estate del 2023, dal ritiro dell’Atalanta, Rafael Toloi parlava così: “Facciamo doppio allenamento, cena e poi la sera vado a dormire perché non hai la forza per fare niente. Almeno per me è così, forse perché ho già 32 anni e ho bisogno di riposare”.

Dal ritiro pre-campionato successivo, del 2024, Gasperini diluì il carico quotidiano in tre sedute. Al mattino lavoro aerobico, poi doccia, spuntino e via in palestra per una sessione di forza, come si leggeva su un articolo della Gazzetta dello Sport l’estate passata. Nel pomeriggio ancora in campo per il terzo appuntamento stavolta basato su “esercitazioni tecniche e tattiche con mini-partite”. Proprio quelle partite di cui Palladino, ieri suo giocatore e oggi allenatore, mantiene vivo il ricordo: “Le nostre partitelle non erano vere, di più. Una battaglia. Ma se reggevi il ritmo, poi la domenica ti sembrava un gioco”.

“Ho visto tanta gente non farcela, non reggere, mollare mentalmente prima ancora che fisicamente” continua l’ex tecnico della Fiorentina. “Con Gasp, se sei pigro sei fuori. Ma se lo segui, raggiungi picchi di rendimento impensabili. O sei con lui o contro di lui, senza vie di mezzo”, conclude Palladino.

Contro di lui, ad esempio, andò Maehle, seppur dopo la sua migliore stagione in carriera con 3 gol e 3 assist oltre a un minutaggio elevato. L’esterno, da due anni al Wolfsburg, parlò di un allenatore che “decideva tutto e non c’era davvero alcuna libertà”. “Stavamo insieme ininterrottamente per giorni se c’erano due partite ravvicinate, è stato molto difficile mentalmente” raccontò dopo aver lasciato Bergamo. Nulla, poi, è acquisito con Gasperini. Un aspetto che per Maehle sembrava esser diventato insostenibile: “Non c’era continuità: potevo giocare una buona partita nel fine settimana ma se giocavo 20 minuti tiepidi nella partita successiva finivo di nuovo in fondo alla coda”. “Il mister non guarda in faccia nessuno, è un animale da campo” confermerà, con altri toni, Aleandro Rosi, che Gasperini l’ha incrociato al Genoa.

“Le medaglie le vinci in allenamento, in partita le vai solo a ritirare”, ricorda ai suoi giocatori sul gruppo WhatsApp. Le invia lì, come un buongiornissimo, “così tutti i giocatori le hanno ben presenti”. Nel 2020, l’immagine scelta come ispirazione per la sua Atalanta era chiara: “Ho messo una foto di un branco di lupi nello spogliatoio, voglio quel comportamento”. Viva il lupo, oggi più che mai.

L’estate di Dybala: l’addio di Paredes, il rientro in gruppo e la voglia di restare, ma per il rinnovo nessun appuntamento

La Joya” è stato il più acclamato dai tifosi a Trigoria e non c’è da sorprendersi. I sostenitori giallorossi non vedono l’ora di rivederlo in campo e anche Paulo Dybala ha tanta voglia di Roma. L’ha dimostrato presentandosi in ritiro in una condizione invidiabile, tanto che ieri, nel giorno del raduno, ha svolto già 2/3 dell’allenamento con il resto del gruppo. Il piano prevede che gradualmente rientri totalmente in gruppo: va recuperata solo la forma fisica, visto che al momento non sente dolori. Nei giorni scorsi c’è stato un colloquio con mister Gasperini e l’argentino è contento di poter lavorare di nuovo con lui dopo il periodo a Palermo: il numero 21 è motivato e la sua ferma volontà è quella di restare nella Capitale, nonostante nelle scorse giornate sia partito e abbia lasciato la Roma il suo caro amico e compagno di nazionale Leandro Paredes (hanno anche passato parte delle vacanze insieme), il quale ha parlato anche del desiderio di lavorare di nuovo con lui. A proposito del futuro di Paulo, va registrato che il precedente direttore sportivo della Roma Florent Ghisolfi aveva fissato con Novel, agente di Dybala, un incontro a fine mercato, per discutere un nuovo accordo, ma dall’insediamento di Massara, come raccolto dalla redazione di LAROMA24.IT, non ci sono state novità in merito. Da ambienti vicini al giocatore non filtra fretta, però, anzi: il contratto per la stagione corrente c’è e c’è tanta voglia di fare bene in giallorosso.

LR24

De Marzi, Reale, Mannini e Romano: ecco chi sono i Primavera che sognano di stupire Gasperini

LAROMA24.IT – La lista dei convocati per il ritiro della Roma presenta alcuni “ex” giovani, come Cherubini e Boer, di rientro dai rispettivi prestiti alla Carrarese e alla Pianese, operazioni di mercato al confine con la prima squadra, come Sangaré lo scorso anno e il portiere Zelezny quest’estate (QUI LA SCHEDA TECNICA), e quattro giovani reduci dalla Primavera. Si tratta, in ordine di ruolo, del portiere De Marzi (classe 2007), il difensore Reale (2006), il terzino Mannini (2006) e il centrocampista Romano (2006).

Ecco chi sono i 4 che proveranno a stimolare la sensibilità che Gasperini ha già dimostrato in carriera verso i più giovani:

GIORGIO DE MARZI – Già lo scorso anno, ancora minorenne, il portiere classe 2007 era stato integrato da De Rossi nel ritiro romanista, partecipando anche alla spedizione inglese di agosto. Falsini, che lo aveva già avuto in precedenza, gli ha affidato la porta della Primavera e lui, sfruttando i problemi sorti nel frattempo tra Marin e la Roma per il rinnovo di contratto, si è prima preso i guanti da titolare tra i più giovani e poi è stato aggregato sempre con più costanza in prima squadra fino a rientrare nelle convocazioni nella seconda parte di stagione.

Dalla gara col Milan, a dicembre 2024, il suo nome è comparso con costanza nella griglia dei convocati da Ranieri. Nato in Pennsylvania, cresciuto a San Cesareo, De Marzi ha giustificato la sua rapida ascesa con interventi importanti, fondati su un’ottima esplosività, anche nella fase finale del campionato Primavera. Come vuole l’aggiornamento del ruolo, si mostra anche predisposto al gioco con i piedi. L’aspetto dove deve maggiormente crescere pare quello delle uscite alte. Quest’anno, in Primavera, 20 presenze di cui 7 concluse senza subire reti.

MATTIA MANNINI – In attesa di sviluppi sul prestito alla Juve Stabia, che sembrava imminente, inizierà la stagione insieme alla prima squadra. Nel dicembre 2023, nel 3-0 allo Sheriff, il debutto nel finale di Europa League, unico atto ufficiale con i grandi della Roma. Da mezzala dinamica, con l’inserimento in area come accessorio principale, si è progressivamente trasferito in ampiezza, da terzino o quinto, nonostante la struttura (173 centimetri) che ne aggrava i compiti difensivi. Qui, con la maglia numero 16 che non richiede ulteriori approfondimenti, ha comunque mantenuto il suo dinamismo e una varietà di movimenti che lo porta spesso ad entrare anche dentro il campo dalla corsia laterale. Gli ingressi in area avvengono più spesso tramite combinazioni, come triangolazioni o inserimenti, che su dribbling o scarti offensivi. 17 presenze nell’ultimo campionato Primavera, tra regular season e fase finale, con due gol e 6 assist.

FILIPPO REALE – “All’inizio ero un giocatore offensivo, un esterno d’attacco. Finché Falsini, alla fine dell’Under 15, mi diceva che mi vedeva più come difensore”. Seguono smorfie che sottolineano come il cambio d’abito non sia stato immediato per il classe 2006, arrivato alla Roma nel 2015 dopo aver iniziato alla Vivace Grottaferrata. Il passaggio da terzino si concretizzerà più avanti, nell’Under 17, come confessato dal 19enne in un’intervista, prima che De Rossi, nel ritiro di un anno fa, ne completa la trasformazione in difensore centrale. Il piede mancino, la struttura, l’altezza del calzettone sopra il ginocchio sembrano grattare sul ricordo amaro di chi, l’estate scorsa, si era trasferito all’Arsenal dal Bologna per quasi 50 milioni di euro dopo esser stato svezzato nel settore giovanile romanista.

Il dna offensivo è riuscito a riconvertirlo in capacità d’anticipazione ora che quegli attaccanti deve sfidarli, le lunghe leve gli garantiscono una buona velocità e il lavoro di Trigoria lo ha accessoriato di una particolare cura negli atteggiamenti e posture negli 1v1 frontali. Pare, invece, doversi ancora dotare di ulteriore aggressività e ispessirsi nei duelli per poter stuzzicare a dovere le fantasie di Gasperini. 34 presenze e un assist nell’ultimo campionato Primavera.

ALESSANDRO ROMANO – Nato il 17 giugno (sì…) del 2006, in Svizzera, arriva a Roma nel 2022 dopo che “mi erano venuti a vedere al Winterthur in una partita in cui non avevo giocato granché bene”. La scheda di valutazione, evidentemente, aveva già sottolineato a sufficienza le potenzialità di quel mediano di piede sinistro, con spiccati elementi di forza, gambe stabili e resistenti all’urto. Così ingombrante e consapevole, all’interno di un campionato Primavera, che il calcio giovanile sembra aver esaurito o quasi le possibilità di accrescimento del suo bagaglio calcistico vista la prepotenza con cui ormai sa farsi largo tra i più giovani. In costruzione spesso lo si vedeva accomodarsi tra i centrali difensivi quest’anno, abbassandosi per ricevere e gestire con comodità il possesso, ma nel pacchetto di dotazione c’è anche la capacità di giocare su distanze più lunghe, oltre a una dote balistica che lo rende pericoloso con tiri dalla distanza.

Quando si mette in moto, seppur abbia bisogno di qualche tempo per raggiungere discrete velocità, nel campionato Primavera ha mostrato di saper squarciare anche il campo. Se in non possesso ha mostrato di saper tenere duelli anche fuori dalla sua area di competenza, la mobilità nell’interpretazione del ruolo in possesso pare quella col maggior margine di miglioramento per incontrare i gusti preferiti di Gasperini. 29 presenze riempite da 6 gol e 3 assist nell’ultimo campionato Primavera.

Alla fiera del Gasp: 6 nomi (di fantasia) per le esigenze di calciomercato della Roma (VIDEO)

LAROMA24.IT (MIRKO BUSSI) – Tra gli effetti collaterali del caldo, e del calciomercato col caldo, c’è quello di distorcere la realtà. Il nome di un giocatore, fin lì pressoché sconosciuto ai più, viene ripetuto in modo psichedelico finché non se ne sente l’urgenza, la necessità. Ma Svilar, oggi salvavita romanista, per dire, tre anni fa era svincolato e fino a un anno e mezzo fa si ammirava all’Olimpico a malapena nel prepartita, quando il secondo portiere si sottopone alla batteria di tiri che serve come riscaldamento dell’anima agli attaccanti prima che questi scendano in campo.

Come Ndicka, senza il quale la Roma non sbuca dal tunnel da più di un anno. Oppure Angelino, arrivato un anno e mezzo fa a Roma in prestito, sballottolato negli anni precedenti tra Lipsia, Hoffenheim e Galatasaray.

Oggi l’arrivo di Gasperini impone alla Roma di aggiornare i software di ricerca nei database. Un’altra turnata di mercato con nuove esigenze, alle quali abbiamo provato a dare risposte fantasiosamente concrete, seguendo le tracce evidenti lasciate dal nuovo allenatore giallorosso nella sua carriera.

Regole d’ingaggio autoimposte: nato dopo il 2000, valutazione inferiore ai 15 milioni di euro (transfermarkt), ingaggio inferiore a 1,5 milioni di euro.

DIFENSORI – Quello che risulta più evidente, a guardare la disponibilità romanista, è la necessità di un marcatore brutale. Lo è stato e potrebbe esserlo ancora Mancini, che dalla sua ha aggiunto applicazioni offensive, di conduzione e inserimenti che potrebbero tornare utili. Lì potrebbe essere riconvertito anche Celik mentre Ndicka, al di là delle apparenze, non ama mordere di continuo il riferimento avversario, ancor più se a distanze impegnative dalla propria porta.  Un nome, dunque, con precise manifestazioni di forza, aggressività e una buona velocità che gli consenta di gestire spazi più larghi. Uno come Jeremy Jacquet, ad esempio, che Massara ha avuto modo di maneggiare da vicino a Rennes quest’anno. Frutto, l’ennesimo, di un settore giovanile particolarmente fertile, tanto che la federazione francese, per la terza volta consecutiva, anche quest’anno ha nominato il club bretone come la miglior filiera calcistica del paese.

Classe 2005, 190 centimetri, nell’ultima stagione inizialmente in prestito al Clermont Foot, in Ligue2, e poi richiamato in casa al Rennes in inverno, quando Habib Beye era succeduto a Sampaoli sulla panchina. Da lì 11 presenze, tutte da titolare, spesso sul centro-sinistra com’era stato utilizzato anche nell’esperienza in prestito, nonostante il piede naturale sia il destro. Cavalca in conduzione a piacimento, ha mezzi fisici debordanti che per ora gli nascondono anche alcune letture difensive da raffinare, oltre ad un’elasticità muscolare che rendono quel metro a novanta a disposizione ancor più ingombrante per gli avversari. A fine stagione gli è stato rinnovato, e adeguato, il contratto fino al 2029 con un ingaggio intorno ai 500mila euro. Per Transfermarkt vale 10 milioni di euro, la sensazione è che difficilmente basterebbero a convincere il Rennes a privarsene. Ma doterebbero la Roma di un difensore, ancora in formazione, con tutti gli accessori che richiede l’equipaggiamento moderno.

LATERALI – Qui, appena 6 mesi fa, la Roma ha speso circa 15 milioni di euro per Rensch e Salah-Eddine. Cambiano gli allenatori, cambiano i contesti e dunque le esigenze. Ecco perché la continuità, nel calcio, permette almeno di ridurre gli sprechi. Solo negli ultimi 2 anni sono state costruite squadre prima per Mourinho (estate 2023 e parzialmente inverno 2024), De Rossi (inverno 2024 e estate 2024), quindi Ranieri (gennaio 2025), ora Gasperini. Quattro allenatori, quattro momenti ed esigenze differenti, col rischio che quello che serviva ad uno risulti improprio per l’altro.

Qui la traccia è definita da quella che sembra un’esplicita richiesta: Wesley. Parzialmente differente dalle abitudini all’Atalanta, dove Hateboer, Zappacosta, Maehle, Castagne o Gosens, per nominarne alcuni, garantivano i trasporti esterni su rotaia in maniera quasi inesauribile. A questo genere di giocatori si sovrappone in maniera più semplice un’idea per la corsia sinistra: David Moller Wolfe, esterno sinistro norvegese progettato nel 2002 e composto prevalentemente d’acciaio fuso. Nell’ultima stagione all’AZ ha totalizzato 2 gol e 6 assist in 31 presenze. 187 centimetri che guadagnano facilmente velocità e sconsigliano l’attraversamento pedonale al passaggio, conduzioni poco poetiche ma estremamente funzionali, un piede sinistro che sa arrivare a destinazione nel momento della rifinitura o rimanere fermo all’impatto col pallone per indirizzarlo in porta. Per transfermarkt ha un valore di 9 milioni di euro, l’AZ lo pagò 2,5 milioni nel 2023 dal Brann ed è legato fino al 2028 per 400mila euro d’ingaggio annuale circa. Sembra già di vederlo con la piastrina militare con inciso sopra il volere di Gasperini.

Dall’altro lato, invece, ricalcando alla finestra il profilo di Wesley, il contorno che si compone somiglia, anche se in versione inevitabilmente in scala ridotta, a Vinicius Tobias, brasiliano come il modello di partenza, fisicamente simile come centimetri e struttura, dotati di accelerazioni, seppur non lancinanti come quelle di Wesley, cambi di direzione e gestualità tecniche che seguono lo stile dell’esterno del Flamengo. Rispetto a Wesley, l’esterno classe 2004 dello Shakhtar è stato svezzato calcisticamente in Europa, dove arriva appena maggiorenne dall’Internacional per 6 milioni di euro. Poi va in prestito al Castiglia, la squadra B del Real Madrid, prima di rientrare allo Shakhtar dove quest’anno racimola 6 assist in 19 presenze in campionato, più altre 3 in Champions League e 4 in Coppa. Un anno in cui non gli sono mancate vicissitudini personali. Anche Tobias, come Wesley, più che un galoppatore infaticabile, appare uno in grado di generare occasioni nell’ultima parte di campo tramite dribbling o scartare l’opposizione avversaria per aprirsi traiettorie per il cross.

“Wide-creator”, sarebbe catalogato secondo i cluster più recenti: in sostanza un giocatore d’ampiezza che sa creare pericoli. Quando stiamo scrivendo è notte e scrollando X scopriamo che Alfredo Pedullà l’ha appena accostato alla Roma. Per questo, anche un filo indispettiti, meglio chiuderla qui. Valore transfermarkt che lascia qualche perplessità: 5 milioni di euro. Contratto fino al 2029, rinnovato un anno fa al rientro dal prestito, più passaporto spagnolo incluso nel prezzo.

CENTROCAMPISTI – Con 358 partite, il giocatore più utilizzato in carriera da Gasperini è De Roon. Anche quando la sua prestanza fisica calava inevitabilmente, la conoscenza dei meccanismi lo faceva risultare indispensabile agli occhi e al cuore del nuovo allenatore della Roma, al punto da arretrarlo anche tra i difensori in caso di necessità. Praticamente Gasperini ha messo in campo De Roon per l’equivalente di quasi 9 campionati e mezzo consecutivi. Dovrà farne a meno e soltanto Cristante, guardando la rosa, potrebbe tentare di colmare quel vuoto, seppur con una macchina che ora ha ben più chilometri rispetto a quelli con cui impressionò a Bergamo nel 2019, svolgendo tutt’altre funzioni. Anche qui, a tratteggiarne il contorno sono gli indizi di mercato: Richard Rios e Neil El Aynaoui hanno declinazioni differenti ma sono mossi dallo stesso istinto, quello di fare parkour in un campo da calcio.

Saltano sugli avversari, rimbalzano da un’area all’altra, scalano pareti col pallone in conduzione, un po’ come da grande potrebbe venire sempre meglio a Valentin Atangana, numero 6 dello Stade Reims.  Quel profilo di centrocampista pluriaccessoriato abbonda in Ligue1 e il francocamerunense classe 2005 ne è una vivida riproduzione: impatta con piacere sugli avversari per sottrargli il pallone e l’istintività di alcuni interventi è sicuramente un aspetto che dovrà levigare. Sa però liberarsi dalla pressione avversaria ed è in grado di assecondare il passo frenetico con una conduzione elettrica ma curata della sfera: 7° tra i centrocampisti under 23 per conduzioni progressive, 3° per numero di intercetti tra i centrocampisti under 21. Di contro, non ha una struttura imponente, 176 centimetri dichiarati su internet, ma ha elementi di forza, in elevazione, e di velocità che ne fanno raddoppiare lo spessore.

Non è certamente definito come potrebbero esserlo Rios o El Aynaoui, che mostrano, almeno oggi, un impatto maggiore nella metà campo offensiva. Atangana, forse, rappresenterebbe più un simil Koné, con quell’interpretazione del ruolo che oscilla tra un 6 e un 8 ma le sue potenzialità potrebbero aprirgli un ventaglio di trasformazione ancora difficile da pronosticare con precisione. Nelle ultime 3 stagioni ha già accumulato 58 presenze in Ligue1, compresa l’andata e ritorno del playout per la retrocessione che ha condannato lo Stade Reims in Ligue2. In attesa di capire gli sviluppi del caso Lione, appare difficile che una gemma simile possa scendere di categoria. 10 milioni si legge sul cartello affisso su transfermarkt. In caso, lasciare anche il resto.

TREQUARTISTI – “Uno alla Lookman” è il messaggio che più volte sintetizza la principale ricerca offensiva della Roma. Uno per il quale, dopo 52 gol in 3 stagioni, l’Atalanta chiede una cifra superiore ai 50 milioni di euro a chiunque si fermi a guardare la vetrina. Lo stesso, però, che 3 anni fa arrivava a Bergamo per “appena” 12 milioni di euro bonus inclusi. Anche perché, fin lì, aveva messo in valigia, tra Inghilterra e Germania, altrettanto appena 35 gol. A definire la ricerca, dunque, è più la convergenza preferita, quella di un destro che incede da sinistra, con la tendenza al dribbling. Insomma, deve procurare allarme. “I giocatori offensivi devono fare gol, assist, prendere rigori, far ammonire gli avversari”, così ha parlato Gasperini in conferenza stampa.

Kevin Santos Lopes de Macedo potrebbe fare tutto questo. Più semplicemente Kevin, che oltre a uno stock di meme facili da poggiare sul nome, porterebbe quell’elettricità necessaria al settore offensivo romanista. Cambi di velocità e di direzione improvvisi, dribbling, sensibilità sul pallone tipicamente brasiliana: un cumulo di potenzialità che cercano soltanto le mani di un artigiano che sappiano sottrarre il superfluo. Il 22enne arrivato allo Shakhtar nel 2023 dal Palmeiras per 12 milioni di euro mantiene ancora costante la sua valutazione, almeno per transfermarkt, anche per non aver prodotto (ancora) numeri che giustifichino l’innalzamento del valore: 6 gol e 4 assist nelle 24 presenze in campionato, altri 2 nelle 6 gare di Champions League. Uno al Bayern Monaco, quando spaventò i bavaresi portando in vantaggio lo Shakhtar con una ripartenza conclusa rientrando ai danni di Kim prima di aprire l’interno sul palo più lontano. Pare che il Napoli lo avesse in lista tra i vari nomi per riempire il vuoto di Kvaratskhelia.

ATTACCANTE – Disclaimer: non sarà un nome che sostituisca Dovbyk ma uno che possa affiancarlo, non solo gerarchicamente ma anche in campo. Diverso, a partire da piede: destro e non mancino come l’ucraino. Che sappia lavorare anche fuori dall’area di rigore, eventualmente anche far coppia con il numero 11 romanista. Scartata la tentazione di ricondizionare elementi ormai tra gli avanzi della Premier League, come Patson Daka o Odsonne Edouard, entrambi classe 1998, dunque fuori dai parametri autoimposti a monte, con ingaggi che spiegano in maniera approfondita le premesse non rispettate ma solo un altro anno garantito contrattualmente.

Dunque, quella velocità in progressione, irrobustita da una forza fisica e con la capacità di concludere l’azione con un’ampia scelta balistica a disposizione porta da Romulo Cardoso, timidamente comparso già tra i rulli di calciomercato sulla Roma un anno fa. Un altro brasiliano, sì, ma costruito per districarsi naturalmente tra le ruvidezze europee: classe 2002, arrivato un anno fa al Goztepe in prestito dall’Athletico Paranaense e poi riscattato per il valore della clausola rescissoria, 2,5 milioni di euro. Oggi transfermarkt scrive che vale almeno 4 volte tanto, 11 milioni, dopo aver totalizzato 13 reti (e 9 assist…) nella sua prima stagione nel campionato turco.

Romulo sembra avere tutti gli argomenti del caso: una struttura resistente, una potenza che lo rende difficilmente sopportabile in campo aperto e una raffinatezza coordinativa che gli permette di chiudere le azioni anche negli spazi più ridotti oltre a prestarsi a dialoghi coi compagni. La varietà, oltre alla rapidità e alla cura, di scelta con cui sa armare il destro deflagrante nascondono a sufficienza lo scarso utilizzo del piede debole. E il giallorosso, che veste anche il Goztepe con trame però a scacchi, pare donargli.

RICHARD RIOS: chi è? (VIDEO)

LR24  – Tra i nomi accostati alla Roma per il centrocampo c’è anche quello del colombiano del Palmeiras Richard Rios. Un giocatore seguito da Gasperini già ai tempi dell’Atalanta e sul quale i giallorossi potrebbero investire in questa sessione di mercato. Valutazione alta quella del club brasiliano, che chiede circa 30 milioni di euro.

CARRIERA – Richard Rios Montoya nasce a Vegachì, Colombia, il 2 giugno del 2000. Come molti giocatori sudamericani inizia a muovere i primi passi nel futsal dopo essere stato scartato, all’età di 11 anni, dal calcio a 11 perché ritenuto troppo gracile. È proprio nel calcio a 5 che si mette in mostra, tornando al calcio relativamente tardi, all’età di 18 anni. Nel 2019, infatti, viene notato dal Flamengo. Il club rossonero non crede fin da subito nelle sue qualità e lo gira in prestito ai messicani del Mazatlan prima (dove non brillerà per via di un infortuinio al ginocchio) e al Guarani poi, nobile decaduta del calcio brasiliano. Nel 2023 il grande ritorno nel calcio che conta, con il Palmeiras che decide di puntare forte su di lui. E in poco tempo conquista tutti e vince i primi titoli: per due anni consecutivi (2022, 2023) alza al cielo il campionato paulista, mentre nel 2023 è tra i protagonisti del successo del Palmeiras nel Brasilerao. Con il “Verdao”, in totale, ha collezionato 137 presenze mettendo a segno 11 gol e 10 assist. Si è messo in luce anche nell’ultimo Mondiale per Club, dove ha raccolto 5 presenze tutte da titolare e due assist. Perno della nazionale colombiana, con la quale ha esordito il 12 ottobre 2023 e con la quale vanta 23 presenze e due gol.

CARATTERISTICHE – Rios è un centrocampista moderno. Un giocatore perfetto per il calcio che ha in testa Gian Piero Gasperini. Centrocampista versatile e che sa fare più o meno tutto, può giocare davanti alla difesa o fare la mezzala. Un giocatore che abbina quantità, vista l’altezza di un metro e 85, e qualità, soprattutto nello stretto, per via anche dei suoi anni trascorsi nel futsal. Rios si distingue anche per la sua spiccata personalità: da ricordare in questo senso l’episodio in un Argentina-Colombia del luglio 2023 e terminata con il punteggio di 1-1, match in cui ha avuto un’aspra discussione con Otamendi, che lo prese in giro per l’elastico nei capelli. “Tieni la bocca chiusa che sei talmente vecchio da non riuscire più neanche a correre”, gli avrebbe risposto a muso duro Rios.

LE POLEMICHE DENTRO E FUORI DAL CAMPO – Rios ha fatto discutere anche per alcuni atteggiamenti dentro e fuori dal campo. In patria sostengono che il suo look accentuato e suoi atteggiamenti non siano un esempio positivo per i giovani. Un altro episodio che lo ha posto sotto i riflettori risale allo scorso aprile. Durante la sfida contro il Cerro Porteño di Copa Libertadores, infatti, dopo il gol segnato (e che ha deciso la sfida) non ha esultato ma si è rivolto con sguardo imbronciato verso la propria tifoseria zittendola. I supporters del Palmeiras infatti lo avevano contestato per un pallone perso nella sfida precedente contro i ravali storici del Corinthians, valso la sconfitta al Verdao. Rios si è subito scusato dopo l’episodio: “Voglio scusarmi tutti sono venuti da lontano per sostenere la squadra. Nutro un profondo rispetto per questo club, darò sempre la mia vita. Sono un uomo e lo ammetto: quello che è successo sarà per me un’esperienza istruttiva e se dovrò scusarmi, sicuramente lo farò di nuovo. Sono un uomo che sa fare le cose e accettarle. Non hanno mai fatto nulla di sbagliato”.

NEIL EL AYNAOUI: chi è? (VIDEO)

LAROMA24.IT (Emanuele Polzella) – Gian Piero Gasperini attende con ansia nuovi rinforzi in vista dell’inizio del raduno fissato il 13 luglio al ‘Fulvio Bernardini’ di Trigoria e il direttore sportivo Frederic Massara sembra intenzionato a pescare dal calcio francese. L’ultimo nome nel mirino della Roma è Neil El Aynaoui, centrocampista classe 2001 del Lens: l’interesse da parte dei giallorossi è davvero forte, tanto da aver già presentato una prima offerta ufficiale da circa 20 milioni di euro. La società transalpina ha rifiutato la proposta, ma nei prossimi giorni sono previsti nuovi contatti.

La carriera

Nato il 2 luglio 2001 a Nancy (Francia), Neil El Aynaoui è figlio dell’ex tennista marocchino Younes El Aynaoui (14esimo nel ranking mondiale ATP nel 2003). Muove i primi passi nel mondo del calcio nel club spagnolo CF Gavà e nel 2009 entra nel settore giovanile del Nancy-Lorraine, dove fa tutta la trafila fino a esordire in prima squadra all’età di 20 anni.

Il centrocampista si mette subito in mostra e, in seguito alla buona stagione disputata nel Championnat National (la Serie C), nell’estate del 2023 accetta la chiamata del Lens. La società giallorossa, piazzatasi al secondo posto in classifica in Ligue 1, lo acquista per 600.000 euro.

L’esordio arriva soltanto il 24 settembre 2023 contro il Tolosa, poiché è costretto a saltare le prime cinque giornate di campionato in seguito a un’espulsione diretta rimediata nell’ultima gara con il Nancy per un fallo di reazione. Nella prima annata con il Lens disputa 31 partite tra tutte le competizioni (tra cui 3 in Champions League e 2 in Europa League) e mette a referto 1 gol e 4 passaggi vincenti. La stagione 2024/25 è la più prolifica della sua carriera (ben 8 reti, di cui 3 su rigore, e miglior marcatore del Lens in Ligue 1), ma viene frenato da alcuni infortuni e scende in campo in 25 occasioni.

Per quanto riguarda la nazionale, El Aynaoui ha esordito con il Marocco Under 21 ed è in attesa di una chiamata dalla selezione maggiore.

Le caratteristiche tecnico-tattiche

Neil El Aynaoui è un calciatore di piede destro alto 185 centimetri e rappresenta il prototipo di centrocampista moderno. Si tratta di un giocatore dalle caratteristiche principalmente difensive, ma nelle ultime stagioni ha migliorato il feeling con il gol (17 reti tra Nancy-Lorraine, Lens B e Lens B, di cui ben 8 nell’annata 2024/25). Il classe 2001 può agire da mediano davanti alla difesa, da centrocampista centrale e anche da mezzala e grazie alla sua struttura fisica è abilissimo nei duelli e nei recuperi, come dimostrato soprattutto nella partita del 12 novembre 2023 contro il Marsiglia (18 duelli e 9 recuperi).

Soffermandoci su questi due aspetti e considerando gli ultimi 365 giorni, El Aynaoui ha una media di 1.70 intercetti e 1.93 blocchi a partita: in questi dati rientra rispettivamente nel 94esimo percentile e 95esimo percentile tra i centrocampisti che militano nei top 5 campionati europei, in Champions League e in Europa League. Bene anche nella gestione del pallone: nelle ultime 3 stagioni ha in media l’85.1% di passaggi riusciti (90.3% corti e 88.9% medi). El Aynaoui è quindi un calciatore molto utile sia in fase di recupero del pallone sia in costruzione e, osservando la heatmap stagionale, si può notare come spazia su tutto il fronte del centrocampo. Secondo il portale di statistiche FBref, il suo stile di gioco somiglia molto a quello di Hugo Larsson dell’Eintracht Francoforte, Anton Stach dell’Hoffenheim e Rocco Reitz del Borussia Mönchengladbach. Al settimo posto di questa speciale classifica di paragone c’è anche Bryan Cristante.

L’incognita principale riguarda gli infortuni: nella stagione 2024/25 è stato costretto a fermarsi per tre problemi fisici, restando ai box per 10 partite. Lo stop più grave subito è quello al ginocchio, che lo mise ko dal 25 luglio 2024 al 15 settembre. Inoltre, in caso di trasferimento alla Roma, si tratterebbe della prima vera esperienza calcistica al di fuori della Francia, motivo per cui avrà sicuramente bisogno di tempo per ambientarsi e conoscere una nuova cultura. Da non sottovalutare l’eventuale assenza in caso di convocazione con il Marocco per la Coppa d’Africa 2025 (dal 21 dicembre 2025 al 18 gennaio 2026).

La grande crescita avuta nell’ultima stagione ha comunque attirato l’interesse di numerosi club europei e, oltre alla Roma, sulle sue tracce ci sono anche Juventus, Lazio e Aston Villa. Ora starà ai giallorossi decidere se affondare il colpo per anticipare la concorrenza e regalare a Gasperini una nuova pedina per il centrocampo.

ANTONIO ARENA: chi è? (VIDEO)

LAROMA24.IT (Christian Deiuri) – Superata la deadline del 30 giugno per sistemare il bilancio con le cessioni, il mercato della Roma può finalmente prendere il via anche in entrata. Il primo colpo messo a segno dal ds Massara nella sua nuova avventura in giallorosso potrebbe essere Antonio Arena. Il direttore sportivo giallorosso sembra essere infatti riuscito a sfruttare il canale preferenziale con il Pescara, dove lui stesso ha militato per quattro stagioni, per accaparrarsi le prestazioni di uno dei talenti più luminosi d’Italia.

Classe 2009, lo scorso 7 marzo Arena ha fatto il suo esordio in Serie C a soli 16 anni e 25 giorni, subentrando al minuto ’66 nella gara contro la Lucchese; ha poi impiegato solo otto minuti per firmare il 4-1 e diventare così anche il più giovane di sempre a segnare tra i professionisti in Italia. Il tecnico Baldini, che più volte lo ha ricoperto di elogi in conferenza stampa, gli ha poi dato fiducia in altre tre occasioni, sempre da subentrato: Arena lo ha ripagato con un assist nella vittoria per 0-3 sul campo del Pontedera.

Le origini

Gioiello proveniente dal settore giovanile del club adriatico, Arena è nato e cresciuto in Australia nell’Academy M&U Football, prima di approdare a Pescara nel 2023. Possiede, oltre al passaporto australiano, anche quello italiano grazie ai nonni originari proprio dell’Abruzzo. E la Nazionale italiana non se lo è fatto scappare, convocandolo con la selezione Under 16 lo scorso mese di gennaio. Fino allo scorso anno Arena aveva difeso i colori australiani nelle nazionali giovanili, ma ora è un perno dell’Italia Under 17, con cui ha preso parte a maggio agli Europei di categoria. Per lui anche un gol nella gara d’esordio contro la Repubblica Ceca, nell’avventura culminata con l’eliminazione ai calci di rigore contro il Portogallo in semifinale.

Le caratteristiche tecniche 

Nella sua breve carriera, Arena ha dimostrato di possedere mezzi tecnici di ottimo livello, ai quali unisce anche un fisico già importante malgrado la giovanissima età. Alto 188 cm, rappresenta un modello di centravanti del futuro, forte fisicamente ma abile anche con il pallone tra i piedi. Su di lui avevano messo gli occhi praticamente tutte le big del calcio italiano ma non solo, dato che anche il Real Betis e alcuni club di Premier League avevano chiesto informazioni nei mesi passati. Brava dunque la Roma ad anticipare la concorrenza e portarsi a Trigoria uno dei gioielli del panorama giovanile nazionale.

ISMAEL KONÉ: chi è? (VIDEO)

LAROMA24.IT (Emanuele Polzella) – In questa fase del calciomercato estivo la Roma è concentrata soprattutto sulle uscite e l’eventuale cessione di Evan Ndicka permetterebbe al club giallorosso di rientrare senza alcun tipo di problema nei paletti del Fair Play Finanziario imposti dalla UEFA. Il difensore centrale ivoriano è seguito da alcune società di Premier League (Arsenal e Newcastle in primis), ma nella serata di ieri è spuntata un’ulteriore possibilità: la Roma starebbe infatti lavorando con il Marsiglia a uno scambio proprio tra Ndicka (direzione Francia) e il centrocampista canadese classe 2002 Ismaël Koné. Il nuovo direttore sportivo giallorosso Frederic Massara conosce molto bene il ventitreenne, dato che è stato proprio lui a portarlo in prestito al Rennes nella passata stagione.

La carriera

Nato il 16 giugno 2022 ad Abidjan, Ismaël Kenneth Jordan Koné si trasferisce con sua madre a Montreal (Canada) all’età di 7 anni mentre il padre resta in Costa d’Avorio. Intraprende la sua prima avventura nel mondo del calcio nell’AS Notre Dame de Grâce e resta nella squadra per 8 anni prima di trasferirsi al CS Saint-Laurent. Qui si mette in mostra ed effettua due provini per Genk e Mouscron, ma la diffusione del Covid-19 lo costringe a lasciare il Belgio e a tornare in Canada.

Successivamente arriva la chiamata del Montreal, che lo tessera nell’estate del 2021 dopo un periodo di prova e lo aggrega alla formazione dell’Under 23. Nonostante si alleni quasi sempre in prima squadra, l’esordio con i ‘grandi’ viene rimandato a causa di alcune restrizioni legate alla composizione della rosa. Koné ha anche l’opportunità di svolgere degli allenamenti al Bologna, club di proprietà dell’imprenditore Joey Saputo (che possiede anche il Montreal), prima di tornare in Canada e conquistarsi il posto da titolare nel 2022. Esordisce il 24 febbraio nella vittoria per 3-0 contro il Santos Laguna nel ritorno degli ottavi di finale di Concacaf Champions League e si presenta subito con un gol: “Questo è l’Ismael che conosciamo! Ha dimostrato di poter essere decisivo già alla sua prima partita – le parole dell’allenatore Wilfried Nancy al fischio finale -. Ha commesso degli errori, ma allo stesso tempo ha mostrato le sue qualità. Ora deve essere costante e continuare a crescere per mostrare il suo talento”. Nella sua prima stagione in MLS mette a referto 3 reti e 5 assist in 28 presenze, segnando anche ai playoff contro l’Orlando.

Le ottime prestazioni convincono il commissario tecnico del Canada, John Herdman, a convocarlo per il Mondiale in Qatar e Ismael scende in campo in ogni partita della fase a gironi. Intanto Koné attira l’interesse di alcune società inglesi (Sheffield United e Norwich) e alla fine la spunta il Watford, che lo acquista per 8 milioni di euro in sinergia con l’Udinese della famiglia Pozzo (proprietaria di entrambi i club): “Non mi aspettavo che potesse accadere tutto così velocemente – le dichiarazioni di Koné –. Questa è la vita che volevo e spero di raggiungere traguardi ancor più importanti. Ho sempre voluto giocare nei migliori campionati del mondo e sono orgoglioso di aver finalmente fatto il salto in Europa. Continuerò a lavorare per arrivare in alto, ma il Watford è la scelta giusta per me. La società mi ha mostrato il progetto e l’obiettivo è sviluppare il mio talento per poi trasferirmi in un club di livello superiore. La Championship ha un ritmo più elevato e si gioca un calcio fisico, ma mi abituerò”.

Sin da subito si ritaglia il posto da titolare e in un anno e mezzo disputa 63 partite (4 gol e 6 passaggi vincenti) tra Championship, FA Cup ed EFL Cup senza però mai riuscire a ottenere la promozione in Premier League. ‘The Hornets‘ collezionano un undicesimo e un quindicesimo posto, ma il livello di Koné è nettamente superiore e nell’estate del 2024 il Marsiglia sborsa 12 milioni per acquistarlo. Il centrocampista era anche nel mirino della Roma e del West Ham, ma Roberto De Zerbi riesce a convincerlo e a portarlo in Francia.

L’avventura all’OM parte male a causa di un infortunio alla caviglia e l’esordio arriva il 14 settembre nella vittoria per 2-0 contro il Nizza. Ismael trova un po’ di continuità, ma con il passare del tempo scende nelle gerarchie e dal 23 novembre al 2 febbraio gioca solo 72 minuti. Nel mercato invernale cambia aria e Frederic Massara, direttore sportivo del Rennes e ora alla Roma, lo porta in Bretagna con la formula del prestito secco: “È un’opportunità d’oro e sono molto felice – la gioia del calciatore canadese –. Voglio affermarmi in Ligue 1 e tornare a giocare il prima possibile. Non vedo l’ora!”. Parole al miele anche da parte di Massara: “Ismael rinforza il nostro centrocampo grazie alle sue qualità dinamiche, atletiche e tecniche. Ha dimostrato tutto il suo valore in nazionale, è un giocatore che conosciamo da tempo e siamo felici di averlo con noi”.

Koné gioca con maggiore continuità, ma parte titolare soltanto in 4 occasioni. Nonostante il minutaggio non elevatissimo mette a referto 2 gol e 1 assist in 13 partite e riesce a togliersi anche la soddisfazione di segnare proprio contro il Marsiglia nell’ultima giornata di campionato con una splendida conclusione dalla distanza.

Ora è tornato all’OM, ma potrebbe essere soltanto di passaggio. In caso di accordo per il trasferimento alla Roma ritroverebbe proprio Massara e, dopo aver avuto De Zerbi, lavorerebbe con un altro allenatore italiano come Gian Piero Gasperini.

Le caratteristiche tecnico-tattiche

Soffermandoci sulle caratteristiche tecniche di Koné, fu proprio lui a descriversi nel giorno della presentazione come nuovo calciatore del Rennes: “Sono un giocatore box-to-box e mi piace sia attaccare sia difendere”. Ismael è un centrocampista di piede destro molto versatile e dotato di un fisico imponente grazie ai suoi 188 centimetri di altezza. Dall’esperienza al Montreal alla doppia parentesi francese ha una media dell’84.7% di passaggi completati ed è un giocatore elegante con il pallone tra i piedi. Il classe 2022 abbina visione di gioco a dinamismo e può agire sia da mediano sia da centrale, rappresentando quindi il prototipo di centrocampista moderno. Non si tratta di un calciatore particolarmente veloce, ma con il suo fisico riesce ad arginare gli avversari e a vincere duelli. Da non sottovalutare la sua capacità nelle conclusioni dalla distanza, con cui ha già messo a segno alcuni dei 13 gol realizzati in carriera.

Ha una buona esperienza internazionale con il Canada (30 presenze), mentre ha fatto più fatica a trovare spazio nei club dall’addio al Watford. In caso di acquisto da parte della Roma Ismael Koné entrerebbe nelle rotazioni del centrocampo di Gian Piero Gasperini e l’allenatore potrebbe sfruttare la duttilità e la capacità di farsi trovare pronto sia in fase difensiva sia in quella offensiva.