LORENZO PARATICI: chi è?

LAROMA24.IT (Chiara Ciotti) – Stop al campionato, spazio alla sosta per le Nazionali. Nel frattempo la Roma prosegue il lavoro al Fulvio Bernardini di Trigoria in vista del ritorno in campo in Serie A contro il Torino, sfida in programma il 14 settembre all’Olimpico. Oggi la squadra ha ospitato il Roma City per un test amichevole: termina 8-0 per i giallorossi con in luce il baby Lorenzo Paratici, schierato al centro dell’attacco da Gasperini e autore di una tripletta.

Nato il 21 ottobre 2008 a Torino, Lorenzo è figlio di Fabio Paratici, ex dirigente di Sampdoria, Juventus e Tottenham. È un numero 9 moderno, di piede destro, che fa della mobilità e dell’attacco alla profondità le sue armi migliori. Paratici cresce calcisticamente tra Pro Vercelli e Sampdoria prima del grande salto di qualche giorno fa, sul gong della finestra estiva di calciomercato, alla Roma. Quindi, Gasperini lo nota e lo manda subito in campo oggi considerando l’assenza congiunta di Ferguson e Dovbyk. Nella scorsa stagione l’attaccante si è già messo in mostra segnando 17 gol in 39 presenze tra Under 17 A, Under 18 e Primavera blucerchiata. Ma non solo: Lorenzo, prima di lasciare la Sampdoria, è stato aggregato in prima squadra da Massimo Donati e ha giocato uno spezzone di gara in amichevole contro la Rosa Camunia durante la pre-season.

 

Il massimo col minimo: 16 i giocatori utilizzati da Gasperini nelle prime due. È il dato più basso della Serie A

LAROMA24.IT – 11 titolari più 4 cambi alla prima, gli stessi 11 più 5 sostituzioni, di cui 4 ripetute rispetto al debutto, contro il Pisa. Gasperini ha mostrato idee chiare e ben delineate dal principio, nonostante il calciomercato muovesse il vento e gli animi dei calciatori per l’ultima settimana di fantasie e trattative.

La formazione scelta contro il Bologna è stata ribadita per interezza una settimana dopo nella trasferta toscana. Così i 4 sostituti: El Aynaoui, Dovbyk, Dybala e Rensch sono stati gli stessi a subentrare nelle due gare. Con l’aggiunta di Celik, sabato scorso, che era squalificato alla 1a giornata. 16, dunque, i giocatori utilizzati fin qui dalla Roma: il numero più basso della Serie A, in una classifica che vede il Sassuolo in testa con 22 calciatori diversi già scesi in campo nei primi 180 minuti mentre Como, Milan e Parma, con 17 giocatori, sono le squadre che hanno ristretto il ricambio quasi ai livelli dei giallorossi.

4 i nuovi arrivi del mercato estivo che ancora non hanno vestito la maglia della Roma in gare ufficiali: Ghilardi, rimasto in panchina per entrambe le gare finora, Ziolkowski, che praticamente non ha fatto in tempo neanche a presentarsi, Tsimikas, ufficializzato all’indomani di Pisa-Roma, e l’infortunato Bailey.

All’appello manca ancora Pisilli, oltre a Pellegrini e Baldanzi, materiale umano da recuperare una volta abbassata la serranda del calciomercato come ha già detto Gasperini. Per allungare i lembi della rosa fin dove possibile, in attesa che riaprano i negozi a gennaio.

Gasperini all’esame di Italiano: solo con Conte e Allegri ha fatto meno punti tra i tecnici di Serie A

LAROMA24.IT – Al primo giorno di scuola all’Olimpico, Gasperini si ritroverà il test di Italiano, tra le materie più complesse degli ultimi anni per il nuovo allenatore della Roma. Perché tra tutti i tecnici della prossima Serie A affrontati almeno 10 volte, pochi l’hanno fatto sudare come quello del Bologna ora e prima alla Fiorentina e allo Spezia. Un paio, per l’esattezza. Conte e Allegri, infatti, hanno uno score maggiore, in termini di media punti, con Gasperini. Ma per gli attuali allenatori di Napoli e Milan pesa la differenza di potenziale con cui in carriera hanno affrontato il tecnico più esperto della Serie A, pronto a tagliare il traguardo delle 600 panchine nel massimo campionato proprio sabato sera.

Italiano, invece, gli ha dato il prurito nonostante squadre con ambizioni inferiori rispetto all’Atalanta che Gasperini aveva scolpito negli anni. Nel dettaglio: 14 sfide con la metà vinte dall’allenatore del Bologna, 3 pareggi e 4 successi per Gasperini. Il bollettino peggiore fu nei due anni di Italiano alla Fiorentina, quando in 9 confronti soltanto 2 volte uscì sorridente il tecnico ora alla Roma. Addirittura 6 i trionfi di Italiano quando era alla guida della viola, eliminato però con un pesante 4-1, dopo lo 0-1 dell’andata, nel ritorno della semifinale di Coppa Italia che poi vedrà l’Atalanta arrendersi all’Olimpico davanti alla Juventus, di Allegri. Anche nella passata stagione i percorsi di Gasperini e Italiano si sono intrecciati in Coppa Italia, col passaggio del turno del Bologna che poi porterà a casa il trofeo. 2 sconfitte, un pareggio e una vittoria nell’ultimo confronto in ordine cronologico, tra Bologna e Atalanta: il 2-0 firmato tutto nei primi 35′ da Retegui e Pasalic.

Tra gli altri bilanci, invece, i 21 confronti di Gasperini con Sarri, con cui quest’anno si giocherà il derby, hanno un bilancio pressoché in equilibrio: 6 successi, 8 pareggi e 7 sconfitte. Allegri e Pioli gli allenatori più sfidati, con 29 e 27 confronti rispettivamente, mentre sono 6 gli allenatori della prossima Serie A con cui Gasperini è ancora imbattuto.

GASPERINI CONTRO GLI ALLENATORI DI SERIE A:

Conte, 10 gare: 0,80 punti di media (6 sconfitte)
Allegri, 29 gare: 0,97 punti di media (13 sconfitte)
Italiano, 14 gare: 1,07 punti di media (7 sconfitte)

Sarri, 21 gare: 1,24 punti di media (7 sconfitte)
Pioli, 27 gare: 1,26 punti di media (11 sconfitte)
Baroni, 8 gare: 1,38 punti di media (3 sconfitte)
Fabregas, 2 gare: 1,5 punti di media (1 sconfitta)
Di Francesco, 19 gare: 1,84 punti di media (4 sconfitte)

Runjaic, 2 gare: 2 punti di media (0 sconfitte)
Juric, 11 gare: 2,09 punti di media (2 sconfitte)
Tudor, 4 gare: 2,25 punti di media (1 sconfitta)
Nicola, 11 gare: 2,27 punti di media (0 sconfitte)
Gilardino, 3 gare: 3 punti di media (0 sconfitte)
Vieira, 1 gara: 3 punti di media (0 sconfitte)
Zanetti, 7 gare: 3 punti di media (0 sconfitte)
Grosso, 1 gara: 3 punti di media (0 sconfitte)
Chivu, 1 gara: 0 punti di media (1 sconfitta)

*Pisacane e Cuesta mai affrontati.

Sancho e il nodo commissioni: alla scoperta dell’agente Emeka Obasi e la sua agenzia Elite Project Group

LAROMA24.IT (Emanuele Polzella) – Mancano poco meno di due settimane alla chiusura della finestra estiva di calciomercato e Frederic Massara, direttore sportivo della Roma, è impegnato in numerose trattative in entrata e in uscita. La più importante vede come protagonista Jadon Sancho, il quale non rientra nei piani del Manchester United: la società giallorossa ha trovato l’accordo con i Red Devils sulla base di 19 milioni di euro più 5 di bonus, ma il calciatore continua a prendere tempo per valutare tutte le proposte sul tavolo e decidere il miglior passo per la carriera. L’operazione è ancora in piedi e l’ostacolo principale è rappresentato dalle richieste economiche del classe 2000 e soprattutto dell’entourage: l’esterno inglese vorrebbe un ingaggio da almeno 7 milioni, ma a spaventare la famiglia Friedkin sono i 10/11 milioni di commissioni voluti dall’agente Emeka Obasi. La proprietà statunitense punta a offrire a Sancho uno stipendio da 5/5.5 milioni a stagione e spera di addolcire anche la linea del procuratore, ma non sarà una missione semplice.

Ecco chi è Emeka Obasi

Nato nel settembre del 1986, Emeka Obasi è uno degli agenti più importanti nel mondo del calcio e forma con Jadon Sancho un binomio praticamente inseparabile, dato che cura gli interessi del giocatore dall’inizio della sua carriera. Il procuratore nigeriano inizia a farsi conoscere proprio in seguito al trasferimento del quattordicenne dal Watford al Manchester City per 66.000 sterline nel marzo del 2015. A fare scalpore non è la trattativa, bensì una pesante accusa lanciata dal quotidiano tedesco Der Spiegel: secondo il giornale, i Citizens avrebbero versato illegalmente (la FA e la FIFA stabiliscono che gli agenti non possono rappresentare i giocatori prima che abbiano compiuto 16 anni e non possano ricevere compensi) 200.000 sterline di commissione a Obasi e avrebbero nascosto tale pagamento presentandolo come un contratto da osservatore per attività di scouting in Centroamerica e Sudamerica. La vicenda si conclude il 3 novembre 2019, quando la Football Association dichiara di non aver trovato prove a sostegno dell’accusa. 

Il 12 dicembre 2017, pochi mesi dopo il trasferimento di Sancho al Borussia Dortmund per 20 milioni, nasce a Londra l’Elite Project Group Limited e inizialmente Obasi possiede il 75% delle azioni della società. Con il passare del tempo l’agente acquisisce sempre più potere e il 24 giugno 2019 ne diventa ufficialmente il CEO al posto di Kevin Hunt. L’agenzia opera principalmente in Inghilterra e diventa un punto di riferimento per i giovani talenti di origine anglo-africana. Emeka ha una grande influenza soprattutto in Nigeria e ha contribuito allo sviluppo e alla crescita di numerosi giocatori delle Super Eagles.

Obasi ama i calciatori offensivi e infatti all’interno della sua scuderia figurano soprattutto centravanti ed esterni d’attacco. Sancho è soltanto il primo dei 68 talenti presenti nell’Elite Project Group Limited (valore totale 463.43 milioni su Transfermarkt) e nell’elenco compaiono anche Bukayo Saka (stella dell’Arsenal), Jamie Gittens (appena trasferitosi dal Borussia Dortmund al Chelsea per 50 milioni), Roméo Lavia (acquistato dal Chelsea per oltre 60 milioni), Alex Iwobi (Fulham), Ola Aina (ex Torino e ora al Nottingham Forest), Folarin Balogun (preso dal Monaco per 30 milioni), Eddie Nketiah (pagato quasi 30 milioni dal Crystal Palace) e tanti altri tra cui l’ex Roma Victor Nelsson.

La sua strategia si basa su una visione a lungo termine, dato che la maggior parte dei calciatori presenti nell’Elite Project Group Limited sono Under25: “Lavoriamo con umiltà e discrezione – le parole di uno dei collaboratori al portale Foot Mercato –. I nostri risultati sono legati sia alla qualità dei giocatori che rappresentiamo sia ai mezzi e agli investimenti che mettiamo in campo per raggiungerli”.

La conferma arriva proprio dai talenti più brillanti della scuderia, i quali in più di un’occasione hanno dimostrato affetto e vicinanza nei confronti di Obasi anche con contenuti social sui rispettivi profili: “Il mio rapporto con l’Elite Project Group è iniziato quando ero ancora un ragazzo – le parole di Saka -. Il loro livello di competenza e i servizi che hanno fornito a me e alla mia famiglia sono stati utili in ogni fase del mio percorso”. “Fin da giovane sono stato seguito con grande competenza dal team EPG – dice Sancho -. La loro lungimiranza e competenza sono state preziosissime. Per me questa agenzia è la numero uno nel settore”. “L’orientamento professionale che EPG mi ha fornito sin da quando ero un giocatore dell’Academy mi ha aiutato a raggiungere il calcio professionistico e a rappresentare la Nigeria a livello internazionale – le dichiarazioni di Iwobi -. Il loro lavoro abbraccia tutti gli aspetti della mia vita professionale e non potrei chiedere un gruppo di persone migliori che si prendano cura di me”.

In sede di trattativa però i club si sono dovuti spesso ‘scontrare‘ con le elevate richieste per le commissioni. In seguito al caso legato al trasferimento di Sancho al Manchester City, il procuratore si è reso protagonista del passaggio dell’esterno inglese dal Borussia Dortmund al Manchester United per ‘soli’ 85 milioni nell’estate del 2021: il calciatore era legato alla società tedesca fino al 30 giugno 2023 e il BVB ha optato per la cessione a una cifra inferiore rispetto alla reale valutazione (“Non siamo contenti dei soldi guadagnati”, l’ammissione dell’amministratore delegato del Borussia Dortmund Hans-Joachim Watzke) per non rischiare di entrare nell’ultimo anno di contratto e avere meno potere in fase di negoziazione. In virtù di uno sconto sul cartellino, l’agente ha potuto quindi ottenere un maggiore incasso e questa pratica è molto diffusa nel calcio di oggi. Obasi è noto per le elevate richieste e, secondo uno studio dell’OLBG, le sue commissioni si aggirano intorno al 10.09% del totale di un accordo, un tasso superiore anche a quello percepito dal compianto Mino Raiola. Prendendo come riferimento il trasferimento di Sancho ai Red Devils, il procuratore avrebbe incassato oltre 9 milioni dalla cifra del trasferimento più una percentuale derivante dal contratto del giocatore.

I 10/11 milioni chiesti da Obasi alla Roma non rappresentano quindi una novità e tale mossa è dettata dalla situazione contrattuale (in scadenza il 30 giugno 2026), dall’esclusione del classe 2000 dalla rosa del Manchester United e dalla concorrenza di altre società. Oltre al sì del calciatore, per arrivare alla fumata bianca servirà probabilmente uno sconto sull’ingaggio e sulle commissioni: Gian Piero Gasperini, Frederic Massara e i Friedkin restano in attesa, ma il tempo a disposizione sta per terminare.

Pellegrini prepara il ritorno in gruppo: ieri esercizi specifici di natura tattica

Passo dopo passo, Lorenzo Pellegrini si avvicina al rientro in gruppo e preparare il ritorno in campo. Il numero 7 giallorosso nella giornata di ieri ha iniziato a svolgere dei lavori specifici sui movimenti in campo, esercizi di natura tattica. Lo staff tecnico sta gestendo il rientro di Pellegrini in modo da alzare il livello ogni giorno e prepararlo così gradualmente al gruppo. Ieri il classe 1996 si è esercitato in situazioni di gioco con cambi di direzione e altri aspetti propedeutici al rientro in gruppo. Non appena tutti i test daranno indicazioni positive, Pellegrini tornerà a lavorare con la squadra e ogni giorno può essere quello buono. Il numero 7 è carico, motivato e non vede l’ora di tornare in campo con i compagni e mettersi a disposizione di Gasperini. Il programma del tecnico per il gruppo prevede allenamento giovedì mattina, venerdì pomeriggio e sabato rifinitura mattutina, come da sua abitudine.

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Zufferli per Roma-Bologna: 2 vittorie e una sconfitta per i giallorossi. L’ultimo incrocio “il rigorino” contro il Venezia

Sarà Luca Zufferli a dirigere la gara di sabato sera all’Olimpico tra Roma e Bologna, prima giornata di Serie A. Il fischietto friulano ha arbitrato i giallorossi per 3 volte in carriera, tutte nella passata stagione. Il bilancio della Lupa con lui a dirigere l’incontro è di 2 vittorie ed una sconfitta, quella subita 2-1 contro l’Empoli nella seconda giornata dello scorso campionato. L’ultimo precedente è datato 9 febbraio 2025, quando la Roma espugnò il “Penzo” di Venezia per 1-0 grazie al rigore di Dybala. Un episodio che fece molto discutere nel post partita, soprattutto tra le file dei lagunari, con Di Francesco che commentò così: Il calcio di rigore per la Roma è uno dei rigorini che vengono assegnati adesso ma ce ne poteva essere uno anche per noi. E su certi falli non sopporto il fatto che venga fischiata punizione contro l’attaccante per aver sfiorato il difensore che cerca di fare fallo. È un calcio che va indietro invece di andare avanti”. Zufferli ha invece arbitrato il Bologna 5 volte in carriera, con un bilancio che non sorride agli emiliani: 2 vittorie e 3 sconfitte.

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JONATHAN ROWE: chi è? (VIDEO)

LR24.IT – Un esterno sinistro in grado di portare dinamismo e qualità: è questo l’obiettivo della Roma in queste ultime due settimane di mercato. Così, sfumato Jadon Sancho, l’ultimo nome in orbita giallorossa è quello di Jonathan Rowe, esterno inglese dell’Olimpique Marsiglia.

LA CARRIERA – Nato a Londra il 30 aprile del 2003, Rowe inizia a giocare a calcio all’età di 10 anni con le giovanili del Wembley. Soltanto un anno dopo viene acquistato dal più prestigioso Norwich, dove trascorrerà tutta la trafila giovanile. Nell’ottobre del 2021 firma il suo primo contratto da professionista, e soltanto un mese dopo entra in pianta stabile in prima squadra, con la quale esordisce in Premier League il 18 dicembre del 2021 nella sconfitta per 3-0 contro il Crystal Palace, diventando il più giovane esordiente della storia del Norwich. In questa prima stagione da professionista, che culminerà con la retrocessione in Championship dei giallo-verdi, colleziona 13 presenze e 1 assist. La stagione successiva (2022-2023) sarà amara per l’esterno, costretto a saltare quasi l’intera annata per via di un infortunio alla caviglia che lo costingerà ai box per 9 mesi. L’anno seguente, però, arriva la definitiva esplosione grazie ai 12 gol e 2 assist in campionato che non bastano però per la promozione in Premier del Norwich. La buona stagione convince il Marsiglia a puntare si di lui ed investire 15 milioni di euro. Luci ed ombre nella sua prima stagione in Francia, dove colleziona 30 presenze tra campionato e coppa, di cui solo 6 dal primo minuto, e 3 reti.

Stabilmente nel giro della Nazionale U21 inglese, con la quale questa estate si è laureato campione d’Europa: proprio di Rowe la rete del 3-2 in finale contro la Germania durante i tempi supplementari. Questa stagione non è partita maniera positiva per lui: nella sconfitta di esordio contro il Rennes, in cui Rowe è partito dall’inizio, è stato protagonista di un acceso diverbio con il compagno di squadra Rabiot. Secondo quanto riportato dalla Francia, per separare i due é stato necessario l’intervento di Zerbi e anche di Benatia.

LE CARATTERISTICHE – Di piede destro, alto 173 cm, Rowe ama agire lungo la corsia mancina. Giocatore dotato di grande rapidità e frequenza di passo, oltre che di un dribbling fulminante. Come caratteristiche può ricordare Ademola Lookman, ma rispetto all’atalantino spicca per la sua maggiore duttilità. De Zerbi, infatti, lo ha impiegato, oltre che da ala sinistra, anche come trquartista e punta centrale.

Parola al campo: Mancini e Angelino in vetta, Hermoso il 2° difensore più utilizzato. Dovbyk e Ferguson a metà. Tutti i minutaggi delle amichevoli della Roma

LAROMA24.IT – Svilar in porta, Celik, Mancini ed Hermoso come terzetto difensivo, Wesley ed Angelino da quinti, Cristante e Koné in coppia. Più Soulé ed El Aynaoui dietro Dovbyk. Non è, e non potrebbe esserlo per motivi regolamentari, la formazione che sabato sera taglierà il nastro sulla nuova stagione della Roma, vista la squalifica di Celik. Ma è quella che Gasperini, con le sue scelte, tra minutaggi, infortuni e desideri di mercato ancora insoddisfatti, ha fatto emergere.

6 amichevoli, dal Kaiserlautern al Neom, in tre settimane, escludendo dal conteggio i test match iniziali con Trastevere e Unipomezia. Il giocatore col minutaggio più alto è stato Gianluca Mancini, ormai perno centrale di una linea difensiva che sta ancora metabolizzando le nuove linee guida: 474 minuti trascorsi in campo sui 540 complessivi. Dietro di lui Angelino, a 460 minuti, di partenza abbinato a Salah-Eddine almeno nei campetti teorici in cui si gioca a fare le coppie. Ma l’esterno sinistro arrivato a gennaio per 8 milioni più 2 di bonus è finito fuori strada presto: 45 minuti contro il Cannes alla seconda amichevole, poi quel malinconico minuto finale in Lens-Roma. Da lì in poi nessun ingresso fino alla mancata convocazione di sabato scorso. Totale: 46, il più basso tra tutti i giocatori ancora a disposizione. Kumbulla, per dire, è arrivato almeno a 54 minuti. Dall’altra parte, Rensch è riuscito a seguire la scia di Wesley: 275 minuti per il brasiliano, 221 per l’olandese, che ha avuto anche una gara in più a disposizione.

La sorpresa è rappresentata da Mario Hermoso, su cui Gasperini si è espresso con un rispetto quasi religioso guardando al suo curriculum dopo l’ultima amichevole. L’arrivo di Ghilardi dopo 3 amichevoli e l’infortunio di Ndicka che ha saltato 2 gare pre-campionato sono solo una parte delle motivazioni: contro Kaiserlautern, Cannes e Lens i minutaggi di Ndicka ed Hermoso risultano praticamente identici (144 a 138 per l’ivoriano). Contro Aston Villa, Everton e Neom, le gare in cui era disponibile anche Ghilardi, lo spagnolo ha accumulato 63 minuti in più rispetto all’ex Verona. Con 357 minuti in 6 gare, Hermoso è il secondo difensore più utilizzato, dietro a Mancini appunto, ed è il sesto in tutta la rosa. Numeri importanti anche per Celik, a 346, che nelle ultime due uscite ha visto ridurre sensibilmente il proprio tempo a disposizione, con 40 minuti complessivi tra Everton e Neom, magari anche per quell’indisponibilità annunciata per la prima giornata.

Tra i centrocampisti svetta Koné, con 377 minuti che trasportano dalla teoria alla pratica quanto espresso già da Gasperini nell’ultima intervista. Qui, però, le distanze si assottigliano: 358 i minuti di El Aynaoui, testato anche più avanti oltre che nella coppia di mediani, 305 per Cristante. Più staccato invece Pisilli, che ha potuto aggiornare in maniera cospicua il suo contatore soltanto nell’ultima gara: 171 i minuti accumulati, la maggior parte (106) nelle prime due amichevoli. Romano, come Darboe, dopo i 20 minuti col Kaiserlautern sono finiti fuori dal giro.

Davanti il sacco più carico è inevitabilmente quello di Soulé: 359 minuti in campo nelle 6 partite, 5° minutaggio di tutta la rosa, mentre il testa a testa tra Dovbyk e Ferguson viene confermato dai numeri. Quando erano entrambi disponibili, si sono sempre spartiti la gara: Cannes, Lens e Neom, tutte con un tempo a testa. Il minutaggio complessivo dell’ucraino è superiore per via dei problemi fisici dell’ex Brighton, indisponibile con l’Aston Villa e in campo solo 10 minuti in quella successiva con l’Everton. Candidature aperte, invece, per la terza posizione offensiva: se i 56 minuti di Dybala hanno sottolineato il peso di una preparazione ridotta, con 207 minuti Baldanzi supera di poco El Shaarawy, fermatosi a 197. Tant’è che Cherubini ha dovuto lasciare la valigia sul letto per tutta l’estate, guadagnandosi 130 minuti in 5 amichevoli, saltando solo la prova finale col Neom. La squadra di una città che ancora non esiste, come il giocatore che completi il tridente della Roma. Almeno per ora.

I MINUTAGGI DELLE AMICHEVOLI:

Mancini 474′
Angelino 460′
Svilar 450′
Koné 377′
Soulé 359′
El Aynaoui 358′
Hermoso 357′
Celik 346′
Cristante 305′
Dovbyk 305′
Wesley 275′
Ndicka 224′
Rensch 221′
Baldanzi 207′
Ferguson 206′
El Shaarawy 197′
Pisilli 171′
Ghilardi 156′
Cherubini 130′
Vazquez 90′
Dybala 56′
Kumbulla 54′
Reale 46′
Salah-Eddine 46′
Darboe 20′
Mannini 20′
Romano 20′
Saud 20′

TYRELL MALACIA: chi è? (VIDEO)

LAROMA24.IT (Matteo Morale) – In queste ultime settimane di calciomercato, la Roma deve accelerare per cercare di consegnare a Gian Piero Gasperini una rosa pronta a conquistarsi la Champions League. Il ds Frederic Massara, quindi, dovrà operare bene anche in uscita. Tra i partenti c’è Anass Salah-Eddine, che non sembra aver convinto il tecnico di Grugliasco. Per sostituire il terzino olandese, dunque, la Roma sembrerebbe aver richiesto informazioni per Tyrell Malacia del Manchester United. Il classe 1999 che proprio oggi compie 26 anni, ha molta esperienza e conta oltre 200 presenze tra i professionisti.

La carriera di Malacia: gli inizi in Olanda e la chance al Feyenoord

Tyler Johannes Chicco Malacia nasce a Rotterdam il 17 agosto del 1999 da padre curacao e madre surinamese. Inizia a giocare a pallone sin da subito, dove entra a far parte di alcune squadre di quartiere, fino a quando, nel 2008 arriva la chiamata del Feyenoord. Con il club di Rotterdam, il 26enne si fa tutta la trafila fino a raggiungere la prima squadra nella stagione 2017-2018. Debutta con la maglia dei De Trots van Zuid il 6 dicembre 2017, durante un match di Champions League vinto 2-1 contro il Napoli. L’olandese giocherà titolare per tutta la partita, convincendo l’allenatore, all’epoca Giovanni van Bronckhorst, a schierarlo titolare anche la settimana successiva in Eredivisie. Con il Feyenoord disputerà altre 5 stagioni, in cui avrà modo di vincere una Coppa e una Supercoppa d’Olanda. Nella stagione 2021-2022, inoltre, Malacia e compagni perderanno anche la finale della prima edizione della Conference League, vinta proprio dalla Roma. Con il club di Rotterdam, il classe 1999 ha collezionato ben 137 presenze condite da 4 gol e 10 assist.

Il grande salto al Manchester United

Il 5 luglio del 2022, per volere di Erik ten Hag, è il Manchester United ad assicurarsi le prestazioni di Tyrell Malacia, sborsando circa 15 milioni di euro al Feyenoord. In maglia Red Devils, complici anche le brutte prestazioni del club, non riuscirà mai a convincere a pieno club e tifosi e in 3 stagioni collezionerà solamente 47 presenze e vincendo un FA CUP e una Carabao Cup (in mezzo anche un lunghissimo infortunio al ginocchio nella stagione 2023/2024 che lo ha tenuto lontano dai campi per circa 500 giorni). Con l’addio di ten Hag e il subentro di Amorim, Malacia gioca poco e nulla e a febbraio del 2025 viene ceduto in prestito al PSV. Con il club di Eindhoven scende in campo 12 volte e si toglie lo sfizio di conquistare ciò che a Rotterdam non era mai riuscito a fare: vincere l’Eredivisie. I mesi passati in Olanda, però, non sono abbastanza per convincere i Boeren a riscattarlo. A fine stagione è dunque tornato alla base di Manchester, ma, è chiaro che ormai è considerato un esubero. Malacia, quindi, potrebbe realmente rialzarsi approdando a Roma alla corte di mister Gasperini.

La Nazionale e la fiducia di van Gaal

Malacia, oltre alle squadre di club, ha vestito più volte la maglia dell’Olanda (in totale 9), a partire dalle selezioni giovanili. Conta presenze con l’Under 16, l’Under 17, l’Under 18, l’Under 20, l’Under 21 ed infine con quella maggiore. A volerlo convocare fu proprio Louis van Gaal, che credeva molto in lui. L’esordio con gli Oranje è datato 4 settembre 2021 in un match di qualificazione al Mondiale contro il Montenegro. L’ultima, invece, fatta con Koeman in panchina è datata 14 giugno 2023 in una gara di Nations League contro la Croazia.

Le caratteristiche tecniche di Malacia

Alto 169 centimetri, Malacia è nato e cresciuto come terzino sinistro e in carriera non ha ricoperto altri ruoli. È dotato di un’ottima progressione palla al piede e di una buona visione di gioco, ama sovrapporsi lungo la fascia per poi arrivare al cross. In carriera non è riuscito ad essere molto prolifico dal punto di vista di gol ed assist, ma, molto spesso arriva sempre alla conclusione (vedi la conclusione nella finale di Conference League tra Roma e Feyenoord dove c’è stato bisogno di una super parata di Rui Patricio). Si potrebbe definire un terzino offensivo, ma, anche in fase difensiva ha dimostrato di avere un buon tempismo e un buon posizionamento. A Roma arriverebbe per fare la riserva di Angelino e se dovesse lasciarsi alle spalle quel brutto infortunio che gli ha rovinato la carriera, potrebbe diventare un rincalzo non da poco per la Roma anche se rientra comunque nella casistica delle “scommesse”

Il Koné di Roma

LR24.IT – A volte 400 sa essere superiore a 40 milioni. I 400 commenti, cifra di fantasia ma neanche troppo, piovuti addosso in pochi minuti all’account del Friedkin Group su un’intervista di Pickford in cui raccontava come la nuova proprietà avesse portato maggior stabilità all’Everton. Decisamente più instabile, invece, l’umore dei romanisti che da 24 ore venivano punti da indiscrezioni e aggiornamenti che ogni minuto spostavano Manu Koné verso l’Inter. Costretti in qualche posto da ferragosto, a centinaia di romanisti non restava che organizzare un sit-in virtuale per far arrivare il proprio umore agli uffici della proprietà. Quel post sull’Everton arrivava al tempo giusto, una finestra aperta da cui far entrare il proprio pensiero sull’operazione da 40 milioni, all’incirca. Necessari, almeno nel racconto diffuso, al completamento della rosa e a portarsi avanti con i compiti a casa imposti dal Fair Play finanziario.

Dopo un’ora l’amministratore dei social del gruppo Friedkin aveva dovuto sigillare i commenti. Chiusi, tutt’altro che per festa. Chissà in quell’ora di tempo chi, o come, avrà spiegato ai vertici cosa stava succedendo. Nel frattempo il pomeriggio pare esaurirsi nel silenzio di nuovi aggiornamenti sulla faccenda. Finché alle 19.44 Gianluca Di Marzio, di colpo, preme invio sul seguente messaggio: “La Roma ha deciso di tenere Koné: non ci sono le condizioni per proseguire la trattativa con l’Inter”. Fabrizio Romano, 7 minuti più tardi, conferma lo scenario ma introduce i personaggi principali: “La famiglia Friedkin proprietaria della Roma vuole tenere Koné dopo gli approcci ufficiali dell’Inter di giovedì. Gasperini ha detto al club che considera Koné centrale nel suo progetto. Il tentativo dell’Inter è stato respinto”. I Friedkin parevano essersi affacciati alla finestra, annusato l’umore popolare, fatto vibrare il pollice fino a porgerlo verso. Manu Koné resta, il ferragosto o quel che ne avanza è salvo. 400 è più di 40 milioni. Tutti al mare. Ma c’è vento. Allora a cena. C’è motivo di cui festeggiare.

La serata scorre veloce, si può rientrare e addormentarsi tra i guanciali di Sancho e Baily, che magari giocheranno con Koné. Si stanno svuotando i muretti del lungomare quando uno, in fondo al gruppo, fissando per terra domanda a sé e a chi lo circonda: “Ma allora perché lo stavano vendendo?”. “Chi l’aveva deciso?”. Qualcuno abbozza una risposta, si formano rapidamente le fazioni.

Gasperini, neanche una settimana fa, aveva raccontato di una “riunione bellissima” con la proprietà. Ribatte quello, tentando di spostare la discussione più in alto: “Possibile che non fosse stata già vagliata, in quella bellissima riunione, la possibilità di cedere Koné, o chi per lui, con tutto ciò che avrebbe comportato?”. Il gruppo prova a seguire il filo, anche se dentro sghignazza ripensando alla delusione inferta ai tifosi dell’Inter. Che fosse la mossa giusta o meno, se questa era la strategia decisa, perché fermarsi? S’inneggia alla rivoluzione, di continuo, ma non si accettano i costi che questa può imporre. O, ancora peggio, serve l’urlo dei social che batte sui finestrini per far riprendere la veglia al conducente prima di schiantarsi? Il popular mood advisor.

“Non portate Gasperini a Trigoria”, c’era scritto, in maniera ancora più netta in realtà, su uno striscione fuori dallo stadio a maggio. Un paio di settimane dopo sarebbe diventato l’allenatore della Roma. Se quella era la strategia decisa, valutata come la migliore per la Roma, non poteva essere il malcontento di uno, cento, quattrocento o quattromila tifosi ad annullarla. Sarebbero stati felici più in là, magari, a godere di una Roma forte. Grazie a quella strategia decisa e difesa. Nessuno risponde, tutti scrollano la home del loro social di riferimento: sorridono dentro a veder postata di continuo quella foto di Koné che impugna la bandierina.

‘Namo a dormì, che è tardi.