Post Match – Gasperini al tempo della Roma

LR24.IT (MIRKO BUSSI) – Alcuni dei migliori cocktail hanno la dicitura “sbagliato” che non ne comprometterà comunque il successo. La ricetta resta basata sull’originale ma la mancanza o la sostituzione di un ingrediente ne offre una sfumatura differente. È circa quello che sta facendo Gasperini alla Roma. Senza avere sul balcone i gusti preferiti in materia offensiva, il gusto della sua squadra oggi risulta meno affilato, meno esplosivo rispetto a quello che veniva versato ormai in tutti i bar di Bergamo.

Ha bisogno, invece, di tempi più dilatati per far emergere il suo desiderio. Come succede nel gol del 2-0 di domenica contro l’Udinese, arrivato al culmine di 22 passaggi consecutivi, iniziati da Svilar nella propria area e conclusi da Celik in quella altrui. Dentro si riconosce, nitido, il tocco dell’allenatore, seppur sfumato con gli ingredienti ora a disposizione.

Al principio, si vede Svilar scattare al limite dell’area con il pallone in mano e l’intenzione di avviare una ripartenza. Ma ha più giocatori alle spalle che davanti e nessuno, tra Pellegrini, Soulé o Baldanzi, ha nel navigatore la direzione della porta come destinazione preferita, in particolare su distanze lunghe. Questione di ingredienti, appunto.

Nel miscelare l’azione, allora, ecco i tratti tipici delle preparazioni di Gasperini: a sinistra prima e a destra poi, si compongono quei quadrilateri di progressione che vedono coinvolti terzo di difesa, quinto laterale, mediano e trequarti di parte, pronti ad avanzare in catena. Quando Soulé pare accennare all’uno contro uno tenendo in mano la riga laterale come preferisce, nessun romanista ha l’istinto di attaccare l’area di rigore, totalmente presidiata da difensori dell’Udinese. Anzi, è Mancini, utilizzato ultimamente da terzo e non più da centrale proprio per questa tendenza, il più minaccioso come si vede sotto. È un ulteriore aspetto ritardante sullo sviluppo, che va a riannodarsi nuovamente spostandosi sul lato opposto.

Sul nuovo cambio di lato, tratto tipico delle fasi di possesso di Gasperini, spicca come all’interno del blocco difensivo dell’Udinese, ora ricomposta interamente nella propria metà campo, non vi sia posizionato alcun giocatore della Roma. Tutti sono disposti in ampiezza o quasi, proprio a sottolineare le strutture che le squadre di Gasperini ricercano per gli sviluppi offensivi. Questa scelta, in alcuni casi, complica il superamento di blocchi difensivi medio-bassi e che sono in grado di scivolare rapidamente sul lato forte, complicando le combinazioni sulle catene laterali ricercate dall’allenatore della Roma.

Sarà Koné, dopo triangolazione interna con Pellegrini, a riuscire a sbucare all’interno della struttura difensiva dell’Udinese, dando di conseguenza pericolosità allo sviluppo offensivo della Roma.

Da qui, ora, la Roma può trovare l’area di rigore, rigorosamente da un accesso laterale come da preferenza di Gasperini. Sul pallone a Celik, ecco la sovrapposizione interna di Mancini, il terzo invasore, in un altro connotato tipico degli sviluppi offensivi dell’allenatore. Triangolazione (di nuovo…) chiusa e finalizzazione del laterale turco. A quel punto, l’area avversaria era stata inondata da 7 giocatori della Roma. Oltre ai due protagonisti, ci sono i tre giocatori più offensivi, il quinto opposto (Wesley), più Koné. Tutto come da ricetta originale. Ma con 22 passaggi di mezzo, una lavorazione decisamente più lunga rispetto al moto vorticoso che Gasperini era solito accentuare nelle sue squadre. Ma questa è la Roma “sbagliata”, che comunque funziona.

Post Match – Perché sono stati invertiti Mancini e Ndicka

LR24 (MIRKO BUSSI) – Come era già successo contro il Parma, anche a San Siro Gasperini ha invertito le posizioni di Ndicka e Mancini. L’ivoriano era nuovamente il centrale dei tre, con Mancini sistemato sul centro destra. Una scelta che, oltre a tener conto del duello con Leao da quel lato, pare affondare le motivazioni nella continua ricerca di Gasperini verso una maggiore propulsione offensiva. L’aspetto che più manca alla Roma per completare la trasformazione è nella capacità di rovesciarsi in area di rigore, che sia su sviluppi offensivi o ancor più su transizioni. Quello per cui, ultimamente, Cristante è stato riportato più avanti. Così da garantire quelle corse a riempire l’area che compensino i vuoti lasciati naturalmente dalle caratteristiche dei giocatori offensivi.

Soulé, come Dybala, Pellegrini o Bailey, tendono a ricevere sui piedi, dunque con movimenti incontro, al limite in ampiezza o in zone di rifinitura. Così, ad attaccare le profondità e dare quella necessaria pendenza verticale agli sviluppi e alle transizioni serviranno altre corse. Che domenica sera Gasperini ha cercato anche da Mancini, spostandolo dal centro.

Al 5′, le intenzioni sono già chiare sulla catena di destra: Mancini avvia lo sviluppo e si lancia in proiezione offensiva, bilanciando così il movimento incontro di Soulé che sta per innescare la profondità di Dybala. Per ulteriori chiarimenti, guardare la quarta foto della sequenza sopra: al momento in cui l’argentino entra in area di rigore, il romanista più avanzato è proprio Mancini, pronto ad invadere l’area.

Questa maggiore partecipazione offensiva di Mancini ha inevitabilmente delle ripercussioni nelle gestioni preventive. Come emerge dalla transizione lunga che porterà poi all’1-0 del Milan: anche in quello sviluppo da destra, c’è Mancini in area ad impegnare i centrali di Allegri. Stavolta, però, sul recupero dei rossoneri non scatta adeguatamente la riconquista immediata della Roma e il Milan può srotolarsi in campo aperto. Con Ndicka che ha dovuto caricarsi il compito del duello con Leao, inizialmente allentato per garantirsi più copertura centrale ma con l’effetto di far sfogare la capacità di conduzione dell’attaccante rossonero.

I numeri finali di Mancini, con più tocchi tra tutti i romanisti nel settore centrale del campo, i 5 passaggi completati verso gli ultimi trenta metri (2° solo dietro a Cristante), il dato di distanza progressiva, verso la porta avversaria, guadagnata tramite passaggi, spiegano come il decentramento del numero 23 possa aumentare la forza d’urto della Roma. Che più che scassinare la serratura avversaria, vorrebbe buttare giù la porta altrui con invasioni prepotenti e quelle ondate tipiche di cross o transizioni veloci che hanno reso celebri le squadre di Gasperini in passato. Che per questo, probabilmente, continua a sistemare l’acconciatura della sua squadra fino a quando ci si potrà specchiare completamente.

Gasp è il migliore. Ma noi deppiù

Tutti noi, ieri, già dal quinto minuto del primo tempo, avremmo preso per il collo, del piede, i calciatori della Roma per stimolarli a tirare di collo, del piede. Passa la nottata, e non l’amarezza, ma al risveglio, a freddo, possiamo farci una domanda: noi che al massimo abbiamo giocato i tornei scolastici e parrocchiali siamo davvero nella condizione di insegnare ai calciatori professionisti come si calcia il pallone?

Davvero pensiamo di poterci fare spazio tra Gasperini e i suoi collaboratori per urlare da bordo campo a Dybala, Baldanzi, Cristante, El Aynaoui, Pellegrini, Kone e Dovbyk che devono tirare la botta? Riflettendo, stamattina, io sono arrossito per avere pensato queste cose durante e dopo Milan-Roma, o a margine di Roma-Inter. Ma d’altronde siamo il popolo che va dal medico e gli presenta la diagnosi prima di essere visitato, che va dal meccanico e gli indica dove intervenire.

Da tifosi della Roma, negli ultimi anni siamo diventati persino urbanisti, archistar ed esperti di finanza, capaci di spiegare a presidenti di club, giunte comunali e regionali come e dove si fanno gli stadi. Esperti persino di carotaggio. La Roma aveva un problema che non è stata capace di risolvere. Viviamo nella città in cui se muovi una critica al mercato estivo si pensa che dietro la critica ci sia un retrogusto acido, figlio di antipatie nei confronti della direzione sportiva. E siamo così presuntuosi da credere che i calciatori siano così stupidi e gli staff tecnici così impreparati da non rendersi conto che basterebbe tirare la botta per trasformare le serate post sconfitta nel carnevale di Rio.

Siamo convinti che se Pellegrini, El Aynaoui, Kone e Baldanzi fossero allenati da Conte affiancherebbero nella classifica marcatori Anguissa e Mc Tominay? La Roma segna poco, per caratteristiche e lacune. Da anni. Ci sono stati tecnici che, preso atto di tali lacune e caratteristiche, hanno provato a sfruttare le peculiarità del gruppo, ossia difendere i magri bottini realizzativi, anche a scapito del calcio champagne che tanto piace oggi. Gasperini sta provando a scardinare questo sistema, lavorando sul campo a modo suo. In modo serio. Identificativo. Anche a costo di commettere errori, anche quando la cosa più banale e stupida diventa etichettarlo come quello che “sta a fa er fenomeno” perché costretto e continuo a modellare il reparto offensivo per trovare la formula giusta. E soprattutto Gasperini fa l’allenatore, non le convergenze ai piedi.

A inizio agosto disse che gli obiettivi della Roma sarebbero stati determinati dagli acquisti in attacco nelle ultime quattro settimane di sessione estiva. La Roma aveva già preso in prestito un potenziale buon calciatore, Ferguson, che nell’ultimo anno aveva visto tanti lettini dei fisioterapisti, poco campo e pochi palloni finire in porta. E da inizio agosto al due settembre avrebbe preso soltanto Bailey, calciatore utilissimo in quanto uno dei pochi che salta l’uomo, ma storicamente incostante e con scarsa propensione realizzativa. Non è ingeneroso urlare contro la televisione quando Cristante (uno dei pochi che sa tirare da fuori) fa ballonzolare il pallone lontano dalla porta e se El Aynaoui passa la palla a Maignan, al pari di Pellegrini nel secondo tempo. Ma pensare che i problemi di una squadra, che comunque ha un solo punto in meno del Napoli che ha tre centravanti e che ha pagato il meno dotato trentacinque milioni, siano legati soltanto all’addestramento dei calciatori durante le sedute a Trigoria, è ridicolo.

Gasperini ieri per rimontare la partita ha fatto entrare Pellegrini, Baldanzi e Dovbyk, oltre a Bailey. Pellegrini, Baldanzi e Dovbyk in estate dovevano partire. Gasperini aveva dato l’ok. La Roma, sapendo che non era facile, non è riuscita a piazzarli. Ma soprattutto non è stata in grado di rimpiazzarli. E questo è un dato di fatto. E se Gasperini è più amareggiato per l’infortunio di Dybala che per la sconfitta rocambolesca, significa che anche lui, come Ranieri e come Mourinho, sa che Dybala è l’unico che può fare qualcosa di utile sotto porta. Anche dopo una partita giocata da Dybala malissimo e chiusa peggio, con il rigore fatale sbagliato.

In the box – @augustociardi75

Serie C: Okaka ancora in gol di tacco. L’ex Roma decisivo in Ravenna-Ascoli (VIDEO)

Stefano Okaka l’ha rifatto ancora. Come in quel 31 gennaio 2010, quando decise Roma-Siena con un colpo di tacco, ieri in Ravenna-Ascoli l’attaccante classe 1989 ha ribadito praticamente sulla linea di porta una respinta del portiere usando ancora una volta il tacco. Gol che poi è risultato decisivo per la vittoria del Ravenna, ora al 2° posto a -1 dall’Arezzo capolista nel girone B di Serie C.

GUARDA IL VIDEO DEL GOL

Stalking contro Claudio Lotito: “Vendi la Lazio”. I pm ora indagano sui capi della curva nord

Minacce telefoniche e messaggi intimidatori verso Claudio Lotito che hanno portato gli inquirenti a pensare ad una manovra organizzata e non a casi isolati. “Ti veniamo a prendere”, “Vendi la Lazio”, il contenuto delle frasi che si ripetono verso il presidente laziale. Due tifosi risultano indagati per stalking e minacce, con le ricerche che ora puntano a ricostruire eventuali legami con i vertici della Curva Nord tramite mappatura delle chat, celle telefoniche e interazioni incrociate.

Già in passato, tra il 2005 e il 2006, Lotito fu vittima di operazioni di pressione e intimidazione. All’epoca la manovra era diretta da ‘Diabolik’, soprannome di Fabrizio Piscitelli, che insieme ad altri 3 esponenti nel 2015 fu condannato in primo grado per tentata estorsione.

(Repubblica)

Capello: “La Roma può stare al vertice: sarà una sorpresa”

SKY SPORT – Al consueto Club che chiude la domenica calcistica sull’emittente satellitare, Fabio Capello ha parlato così della prestazione e dell’inizio di stagione della Roma: “I giallorossi hanno dimostrato che nelle posizioni di vertice può starci. Ha una squadra che ha nel DNA quello che Gasp vuole vedere: grande determinazione, voglia, sacrificio da parte di tutti. Soulé e Dybala hanno corso e pressato nel recupero palla ed è un segno. Secondo me questa Roma sarà una sorpresa per tutto l’anno”.

Poi sulle scelte di Gasperini: “Forse qualcosa in più Gasperini poteva farla, mettendo prima una punta: ci sono stati molti cross, ma non c’era un colpitore vero. Anche sui calci d’angolo non è mai stata pericolosa. Però mi è piaciuta molto”.

Mancini d’anticipo: intercetta più di tutti in Serie A. Ed è 2° per duelli vinti

In una continua evoluzione, Gianluca Mancini ha messo la propria targhetta come principale referente fuori dall’ufficio difensivo della Roma. Alla settima stagione, con 286 presenze già sommate con la maglia giallorossa, ha interpretato atteggiamenti difensivi di ogni genere fino a ripartire dal punto di partenza, almeno in Serie A, riprendendo i file dei principi difensivi di Gasperini. Che l’hanno portato, a 29 anni, a tornare ad essere un marcatore aggressivo con capacità di anticipo spiccate. Tanto che in Serie A, alla 9a giornata, nessuno conta più intercetti difensivi: 17, davanti alla coppia della Fiorentina, Pongracic e Pablo Marì, con 16 e 15 a testa.

Perché col tempo Mancini ha sempre più affinato le proprie capacità di duellare con l’avversario in maniera più fine, senza i corpo a corpo che lo contraddistinguevano inizialmente. Così può esaltarsi anche nel tornare ad avere a che fare continuamente con un riferimento avversario, in una struttura difensiva che accentua i duelli. Aspetto nel quale, Mancini, giganteggia: 55 i duelli vinti, soltanto Tiago Gabriel, tra i difensori, lo supera di appena una lunghezza. 56 come quelli di Manu Koné, il romanista che fin qui ne ha divorati di più, posizionandosi al 7° posto della classifica generale di Serie A, considerando tutti i ruoli.

Post Match – Cristante svelato

LAROMA24.IT – 8 gol in 8 partite bastano per essere primi in classifica in Serie A, al momento. Ma anche per arrovellarsi alla ricerca di soluzioni, come ha fatto fin qui Gasperini. Che, tranne per le prime due giornate, ha continuamente messo mano alla disposizione o agli uomini del reparto offensivo. In principio, ad agosto, fu Ferguson con ai lati, o sotto come si preferisce, Soulé ed El Shaarawy. Poi venne Dybala, in Roma-Torino, con El Aynaoui e Soulé. Quindi il derby, in cui ritirò fuori dal mazzo Pellegrini, con Ferguson e Soulé. Con Verona e Fiorentina, invece, toccherà a Dovbyk. Contro Pioli, addirittura, nel giro entrerà anche Baldanzi. Fino all’Inter, col ritorno di Dybala come punto di riferimento offensivo, accompagnato da Pellegrini e Soulé. Due mesi a cercare una formula giusta che possa alzare il tasso di pericolosità della Roma. Che mai era risultata così minacciosa come domenica col Sassuolo: 1,74 il dato di xG finale, il più alto tra le 8 gare di Serie A disputate.

Si fa ancora più interessante il dato se spacchettato tra i decimali prodotti “open play”, vale a dire su azione, e quelli su calcio piazzato (appena 0,23xG domenica), spiegando ulteriormente come la riproposizione di Cristante all’Atalantina abbia reso più imprevedibili, velenosi e, soprattutto, verticali le intenzioni della Roma.

Il gol dello 0-1, intanto, è un piatto tipico del menù di Gasperini: la riconquista alta di Ndicka su Berardi, tratto già consolidato nella Roma 2025/26, ha trovato stavolta un veloce riciclo verso la porta di Muric grazie alla tendenza alla profondità di Cristante. Quando il difensore ivoriano passa per Dybala, intenzionato a ricevere sui piedi come l’istinto gli comanda, si vede già Cristante minacciare l’area di rigore del Sassuolo con un inserimento. A quel punto l’argentino è in una delle funzioni che più gli si addice: dare significato alle corse altrui. Prima di andare a correggere, sulla respinta, la finalizzazione mancata da Cristante.

Non sarà l’unica volta in cui Cristante (3 tiri domenica, al pari di Pellegrini e Wesley) finirà sullo zerbino di Muric. È il 33′ quando la Roma abbandona rapidamente ambizioni di costruzioni articolate e Svilar rinvia direttamente oltre la metà campo. Qui Bailey controlla e ripulisce il pallone mentre Dybala e Cristante si dividono istintivamente i compiti: l’argentino si muove verso il pallone, il numero 4 comincia ad attaccare la porta. 2 tocchi, pochi istanti e il trucco è svelato: Cristante si trova nuovamente sull’uscio di Muric. La progressiva trasformazione in mediano prettamente difensivo si nota al momento della scelta finale, con un tocco di punta destra che rimbalza sul portiere avversario ormai disteso a terra.

Poi, a metà secondo tempo, la Roma avrà completamente cambiato abito offensivo: ora sotto Dovbyk si muovono Soulé e Pellegrini. Nonostante la squadra giallorossa continuerà a produrre situazioni pericolose, dovrà farlo in maniera diversa, non avendo più giocatori così golosi di profondità nei posti offensivi. La miglior situazione della ripresa, quella che porterà al palo di Pellegrini, arriva infatti su una traccia già mostrata in passato: il lavoro di rifinitura del vertice offensivo. È inevitabile, infatti, che l’area ora sia maggiormente vuota e Dovbyk si ritrovi in forte inferiorità numerica, con Pellegrini che è richiamato naturalmente dal pallone custodito da Soulé tra le proprie zolle preferite, quelle di centro destra. Con queste caratteristiche, l’attacco dell’area di rigore richiede tempi diversi, più dilatati, e maggiori capacità associative oltre che puramente qualitative. Lo sviluppo infatti è più lento, il Sassuolo può posizionarsi centralmente prima che Pellegrini estragga un colpo di esterno destro, pregevole imitazione di quello mostrato da Dybala a Pisa, per connettersi a Dovbyk, come quella volta fece Ferguson, e andare a recuperare il pallone lì nei pressi, controllarlo nel traffico per poi tentare di scavalcare delicatamente Muric. A quel punto la Roma era diversa e percorreva strade alternative per rendersi pericolose. Più lontane, probabilmente, da quella “comfort zone” di cui parlava Gasperini. Che, magari, si sarà invece sentito coccolato dai ricordi nel primo tempo di Sassuolo-Roma.

Gasp al minimo: 10 gol segnati nelle prime 10 partite, è il suo record negativo in carriera

LAROMA24.IT – 10 gol in 10 partite: il razionamento della produttività offensiva ha smesso di essere auto-sufficiente appena l’immunità romanista è stata scalfita. Soltanto in due partite, contro Nizza e Fiorentina, la Roma ha segnato più di una rete, permettendo di aggiustare la media con le giornate contro Torino e Inter in cui ha chiuso senza neanche un’esultanza. Nelle ultime 4 gare, da Lille a ieri, Svilar ha sempre subito almeno un gol e questo ha complicato maledettamente i piani romanisti, traducendosi in 3 sconfitte su 4.

Il fascicolo, già aperto, è stato sbattuto nuovamente sul tavolo ieri dopo la partita. “Bisogna farsi un esame di coscienza e pensare come mai c’è tanta gente che non segna da tempo”, le parole di Gasperini dopo l’1-2 col Viktoria Plzen. Un’emergenza offensiva così acuta, d’altronde, Gasperini non si era ancora trovato a doverla fronteggiare. Mai, nelle stagioni in cui ha iniziato in panchina, una sua squadra aveva avuto un rendimento realizzativo più basso.

19 i gol segnati dall’Atalanta un anno fa nelle prime 10 gare, addirittura 24 nella stagione 2020/21. Nel peggiore degli inizi, al primo anno a Bergamo, aveva comunque visto la propria squadra segnare 15 gol nelle prime 10 gare ufficiali della stagione. La Roma, praticamente, viaggia al ritmo del Genoa di Gasperini per gol segnati. Furono 10 anche nel 2015/16, ultimo anno in rossoblu, 11 nella stagione precedente. Sempre 10, comprendendo un gol ai supplementari in Coppa Italia, nella stagione 2010/11, ancora al Genoa. Dove, comunque, la vena realizzativa pulsava forte nell’anno precedente: 19 reti nelle prime 10 gare ufficiali nel 2009/10. Meglio, anche, al primo anno di Serie A in assoluto: 12 gol nel 2007/08, migliori anche i dati in Serie B o Serie C, con Genoa e Crotone, agli esordi della carriera. Alla Roma, invece, la spia era già accesa: la scorsa stagione, nelle prime 10 uscite ufficiali, la squadra prima di De Rossi e poi di Juric contava appena 9 gol.

I GOL SEGNATI DALLE SQUADRE DI GASPERINI NELLE PRIME 10 PARTITE UFFICIALI:

2025/26 10 gol segnati

2024/25 19

2023/24 17

2022/23 16

2021/22 17

2020/21 24

2019/20 22

2018/19 23

2017/18 17

2016/17 15

2015/16 10

2014/15 11

2010/11 10 (compreso un gol nei supplementari di Coppa Italia)

2009/10 19

2008/09 15

2007/08 12

2006/07 20 (Serie B)

2005/06 15 (Serie B)

2003/04 15 (Serie C)

Inter-Roma, Ranieri da Pisilli a fine partita: “La dovevi controllare, avevi tutto il tempo…” (VIDEO)

Alla fine di Inter-Roma, nonostante la vittoria, Claudio Ranieri non ha perso tempo per sottolineare a Pisilli la possibilità di una gestione diversa nell’occasione avuta nel finale su assist di Soulé. Al termine della gara, infatti, le telecamere hanno ripreso il tecnico giallorosso dire al centrocampista: “La dovevi controllare, avevi tutto il tempo…”, prima di smorzare il momento con un sorriso e una pacca sulla spalla del classe 2004.