L’arte della comunicazione

LR24.IT (A. CIARDI) – Il 30 giugno, oltre a essere stato la Caporetto per i comunicatori del terrore, che avevano per mesi annunciato la svendita dei big della Roma prevedendo altrimenti squalifiche e pestilenze, è stato il giorno in cui la Juventus ha dato una lezione di comunicazione sportiva.

Consapevole delle penalità comminate dall’UEFA che stavano per essere diffuse a mezzo stampa, ha permesso che circolasse la notizia di mercato sull’assalto a Svilar, a prezzo ridicolo ovviamente. Certa che la Roma avrebbe considerato irricevibile una proposta da quaranta milioni di euro, e che non ci sarebbe stato dunque il pericolo di doverli spendere. Trovando facile sponda negli agenti del portiere della Roma, che non sono nuovi agli spifferi (ricorderete bene quando ispirarono articoli e intemerate dialettiche tredici mesi fa, che davano per scontato che la Roma lo svendesse per problemi finanziari).

Il tam tam, inizialmente messo in circolo con la banalità dei “contatti nella notte” (voi immaginate dirigenti italiani che, in Italia, si danno appuntamento alle tre di notte…), ha reso virale questa “bomba” che ha distratto dalle sanzioni UEFA gli juventini, ingolositi dal possibile arrivo del portierone, e ha gettato come al solito nella disperazione quella fetta di romanisti sempre più abbocconi, oramai dipendenti da informazioni distorte e catastrofiche, e che non possono contare sulla difesa d’ufficio del club, sempre più chiuso nel mutismo perpetuo di proprietari e dirigenti. Si dirà, meglio il silenzio degli sproloqui pieni di strafalcioni concettuali di Massara e Ranieri, che negli ultimi dieci mesi del loro lavoro parlarono dei conti della Roma come ne avrebbero parlato Lotito e De Laurentiis. Ma ancora una volta c’è stata la dimostrazione che una strategia dialettica possa valere più di cento milioni sul conto. E la Juventus, soprattutto dopo l’arrivo di Carnevali, sta cambiando marcia. Chiusura amara. Relativa a quella fetta di tifosi oramai in balia delle informazioni apocalittiche. Un tempo, la Roma che trattiene i suoi giocatori migliori sarebbe stato motivo di orgoglio. Oggi, realtà distorta, se entro il trenta giugno non parte nessuno si dà la colpa ai dirigenti o si precipita nella depressione, convincendosi che i giocatori della Roma siano sopravvalutati e che non li voglia nessuno. Deriva irreversibile.

In the box – @augustociardi75