VIDEO – Elodie e il concerto a tinte giallorosse: la cantante sventola una sciarpa della Roma durante il brano “La coda del diavolo”

Nella serata di ieri è terminata la tournée di Elodie nei palazzetti e la cantante ha chiuso il 2025 con un concerto Palazzo dello Sport di Roma. Nel corso dell’esibizione l’artista ha intonato il brano “La coda del diavolo” (realizzato con Rkomi) e durante la performance ha sventolato una sciarpa della Roma.

Liverpool, Salah contro Slot. L’egiziano non ci sta: “Sembra che ora il problema della squadra sia io, qualcuno non mi vuole nel club”

Tesissima l’aria in quel di Liverpool. I Reds sono in piena crisi e dopo l’1-1 contro il Sunderland della scorsa settimana, è arrivato un pirotecnico 3-3 contro il Leeds (che ha agguantato il pareggio in pieno recupero). Attualmente la formazione allenata dall’ex Feyenoord Arne Slot si trova all’ottavo posto in Premier League e anche in Champions gli inglesi sono scivolati al tredicesimo posto. L’ambiente di Liverpool critica aspramente il tecnico arrivato lo scorso anno, il quale sembra aver deciso di tagliare fuori dalla rosa anche Mohamed Salah. Il fuoriclasse egiziano è stato lasciato in panchina per la terza partita consecutiva e il giocatore non l’ha presa molto bene. L’ex Roma nel post partita del match contro il Leeds è stato molto duro nei confronti di Slot, ecco le sue parole rilasciate a TV 2 Sport.

“Per me non è accettabile. Non so perché mi stia succedendo questo. Non capisco. Ho fatto così tanto per questo club. Non devo lottare ogni giorno per la mia posizione perché me la sono guadagnata. Non sono più grande di nessuno. Gettiamo Momo sotto l’autobus perché è lui il problema. Io non credo di essere il problema. Avevo un buon rapporto con l’allenatore. All’improvviso non abbiamo più alcun rapporto. Non so perché. Mi sembra che qualcuno non mi voglia nel club”.

“È molto chiaro che qualcuno vuole dare tutta la colpa a me. La società mi ha fatto grandi promesse in estate, e finora sono in panchina per tre partite. Tutto quello che posso dire è che io le promesse le mantengo”.

Genoa, De Rossi: “Zaniolo ha fatto la scelta giusta. In allenamento dovevamo picchiarlo perché era troppo forte…”

Daniele De Rossi, allenatore del Genoa, è intervenuto in conferenza stampa a due giorni dalla partita in casa dell’Udinese. Tra i vari temi trattati si è soffermato anche sul suo rapporto con Nicolò Zaniolo, suo ex compagno di squadra ai tempi della Roma. Ecco le sue dichiarazioni: “Penso che abbia fatto la scelta giusta, è andato in una sorta di isola felice, un posto dove si lavora con gente seria e non c’è spazio per nient’altro che il calcio, mi fa piacere vederlo ai suoi livelli. Fisicamente è un animale. Io l’ho conosciuto da ragazzino, ha potenzialità pazzesche ed è un bravissimo ragazzo. Ogni tanto dovevamo picchiarlo in allenamento perché era troppo forte. Io ho un bellissimo ricordo di Nicolò. A volte si perde un po’ il passo, forse è successo a lui che prometteva una carriera diversa. Stesse ‘bono lunedì, mi auguro che faccia quello che tutti avevamo pronosticato quando è arrivato a Roma, perché è un bravo ragazzo e un giocatore fortissimo“.

Hernanes: “Soulè o Zaccagni? Per continuità scelgo il laziale” (VIDEO)

Negli studi di Dazn si è parlato molto di Matias Soulé, con il giallorosso che è stato paragonato ad altri grandi giocatori del nostro campionato da Hernanes e Giaccherini. Per entrambi Orsolini, Pulisic, Lookman, Nico Paz e Yildiz sono superiori a Soulé. Secondo Hernanes anche Zaccagni è superiore all’argentino: “Per continuità dico il laziale, non per qualità assoluta”.

Tiago Pinto: “A Roma siamo riusciti a fare tanto con poco. Ma tutti tireranno sempre fuori nomi di Renato Sanches, Vina e Shomurodov…”

CRONACHE DI SPOGLIATOIO – Al canale sportivo ha parlato Tiago Pinto: l’ex General Manager della Roma, ora in Premier League al Bournemouth, si è raccontato attraverso una lunga intervista. Le sue parole: “Quelli a cui non piace Pinto tireranno sempre í nomi di Renato Sanches, Vina e Shomurodov. Per me non ci sono problemi ma qualcosa di buono è stato fatto, dico tre nomi: Svilar e Ndicka a zero, Celik a 7 milioni dí euro. Ogni tanto non avere soldi ti aiuta a trovare delle soluzioni. Su Roma ho solo cose belle da dire. In tre anni abbiamo fatto una finale e una semifinale di Europa League e abbiamo vinto una Conference. Non è stato abbastanza perché tutti volevano la qualificazione in Champions, ma abbiamo portato a casa qualcosa. Quello che abbiamo fatto nel settore giovanile è straordinario, faccio qualche nome: Zalewski, Bove, Calafiori e Pisilli. Ma anche Marin che oggi è il terzo portiere del Paris Saint-Germain. Non dimentichiamo il ruolo di Mourinho che ha dato spazio a questi ragazzi. Considerando la situazione economica, con tutte le limitazioni che avevamo, penso che siamo riusciti a fare tanto con poco”.

Se non c’è il 5-3-2 non c’è la Serie A

Una vecchia, ma arcinota pubblicità diceva che, dov’era presente quel prodotto, ci si sentiva come in famiglia. Parafrasando quello slogan si può ben dire che, in Italia, dove c’è 5-3-2 c’è casa. E di 5-3-2, in Italia, ne troviamo in quantità industriale. Nella sola Serie A, a giocare prevalentemente con questo sistema (o con una qualche sua variante, come il 3-4-2-1) sono almeno tredici squadre, fra le quali si debbono annoverare le prime quattro della classifica: Milan, Napoli, Inter e Roma. Quest’ultima non è un’annotazione da poco. Nato infatti come sistemo prettamente difensivo (si aggiunse un difensore in più ai tradizionali quattro, per rendere più solida la fase di non possesso), il 5-3-2 veniva utilizzato da squadre che volevano appunto difendere meglio. Il padre putativo di questo sistema è convenzionalmente individuato in Carlos Bilardo, allenatore dell’Argentina campione del Mondo nel 1986. Questa struttura consentiva al tecnico sudamericano di guadagnare un difensore in più, potendo schierare un libero e due stopper e, contestualmente, di dare più supporto a Diego Maradona. […] A dare nuova linfa all’albero del 5-3-2 ci ha però pensato nel nuovo secolo Antonio Conte. Il passaggio a questo sistema durante la stagione 2011-12 fu la premessa per la conquista dello scudetto per la sua Juventus e creò le premesse per gli altri cinque titoli conquistati consecutivamente da Massimiliano Allegri. […] Le vittorie di Conte, ma anche i successi ottenuti a livello nazionale da Gian Piero Gasperini con la sua Atalanta schierata 3-4-1-2/3-4-2-1 convinceranno molti altri allenatori a seguire la stessa strada. […] Il problema, come accade sempre con gli emuli, è che le versioni successive hanno poco a che fare con l’originale. Di conseguenza, il mondo pallonaro italiano (soprattutto nelle serie minori, là dove dovrebbero teoricamente formarsi i giocatori di domani) è stato letteralmente invaso da una serie di 5-3- 2 robotici e meccanizzati, con giocate codificate, pilotate dai tecnici. […] In linea di massima infatti chi ha utilizzato questo modulo lo ha fatto in chiave difensiva. Non solo: il sistema con tre difensori centrali e due quinti (i laterali) ha, di fatto, cancellato il ruolo delle ali classiche. […] Sarà un caso (o forse no), ma da quando il 5-3-2 è tornato in auge, la Nazionale fa fatica a produrre elementi di qualità in grado di creare occasioni da gol sulla trequarti. Se alla perdita dei numeri 7 e 10 aggiungiamo anche il fatto che agli attaccanti venga richiesto soprattutto di venire a giocare incontro, ecco spiegata anche la carestia di 9 in un paese che prima poteva contare su gente come Vieri, Pippo Inzaghi, Gilardino, Luca Toni. Il risultato di questa mutazione genetica? Due mancate qualificazioni consecutive ai Mondiali, spiegabili anche con l’abbraccio letale del 5-3-2. […]

(M. Tossani – Il Foglio)

Fuori dal tunnel

IL TEMPO (L. PES) – Lo stop, la paura, la speranza e il ritorno. Due mesi difficili, lontano dal campo e senza la certezza di una data per il rientro. Angelino è finalmente tornato. Lo spagnolo da ieri ha ripreso ad allenarsi con il gruppo dopo alcune settimane di lavoro individuale sul campo. Presto Gasperini potrà tornare ad averlo a disposizione ma dopo un periodo difficile il laterale può davvero tornare a sorridere. L’ultima apparizione in campo risale addirittura allo scorso 28 settembre nel match vinto all’Olimpico contro il Verona. Poi la panchina in Europa contro il Lille del 2 ottobre con i primi sintomi della febbre e lo stop. Una bronchite asmatica che ha debilitato notevolmente l’ex Lipsia che ha dovuto interrompere il lavoro sul campo e dedicarsi al recupero. La pazienza che lo ha accompagnato nei mesi scorsi è stata ripagata ieri con un momento di grande gioia a Trigoria, sia a livello personale che peri compagni che aspettavano come tutti i tifosi il suo rientro. Un’assenza pesante sia a livello tattico che morale. Angelino, arrivato nella Capitale a gennaio 2024, è uno dei leader dello spogliatoio e tra i più positivi del gruppo. Senza di fui Gasperini è stato costretto a stravolgere tatticamente la su Roma spostando Wesley a sinistra, vista la delusione del rendimento di Tsimikas, e riportando Celik sulla linea dei quinti. Ci vorrà ancora un po’ di tempo per rivedere lo spagnolo tra i convocati ma nelle prossime settimane ed entro la fine dell’anno arriverà il suo momento.

Per vederlo al meglio, ovviamente, bisognerà aspettare il 2026 ma il peggio è sicura-
mente alle spalle. Due mesi interminabili, fatti di sacrifici e una riatletizzazione che ha avuto bisogno di parecchio tempo viste le risposte fisiche iniziali del ragazzo. Ora, però, è il momento di tornare a sorridere e accompagnare la squadra in questa cavalcata che domani riprenderà da Cagliari. Campo dove lo scorso anno, alla prima giornata, i giallorossi furono fermati sul lo 0-0. Gasperini potrà fare affidamento però sia su Dybala che su Baldanzi. L’argentino è tornato a lavorare in gruppo dopo l’influenza e il lavoro differenziato di giovedì. Stessa cosa per Baldanzi che aveva saltato l’allenamento per febbre ma ieri era già in campo. Entrambi saranno convocati per la trasferta sarda, con l’argentino che si candida per tornare titolare al centro dell’attacco. La prestazione negativa di Ferguson contro il Napoli apre all’ennesimo ribaltone in attacco. Soulé e Pellegrini viaggiano verso una maglia da titolare anche se non è da escludere l’impiego dei tre centrocampisti con Koné ed El Aynaoui in mediana e Cristante sulla trequarti con Pellegrini che a quel punto tornerebbe in panchina. Ragionamenti che Gasperini farà anche oggi in vista della rifinitura pomeridiana prima della partenza per Cagliari. C’è un viaggio da riprendere dopo brutto stop. Intanto il Brighton perde per alcuni mesi il centravanti Tzimas. Guaio non da poco per gli inglesi che ora potrebbero aprire davvero a una trattativa con la Roma per l’interruzione del prestito di Ferguson. Situazione da monitorare.

Andreazzoli: “Quei fischi di Roma mi hanno fatto male. Diventai l’unico colpevole”

GASPORT – Aurelio Andreazzoli, ex allenatore della Roma tra le altre squadre, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano sportivo. Ecco le parole del tecnico sul tema giallorosso:

Il 26 maggio? Una brutta macchia, indelebile per i tifosi. Cancellò tutto il lavoro fatto fino a quel momento, che era stato molto buono. Non se lo ricorda nessuno, però. Mi interessa solo il parere di chi mi ha vissuto. Negli ultimi tempi a Empoli mi chiamavano “nonno”. Spero di aver lasciato qualcosa ai ragazzi che ho allenato. La vera sfida è riuscire a trasmettere al gruppo il tuo pensiero, i tuoi valori».

Andreazzoli, la finale persa con la Lazio nel 2013 resta una ferita aperta. Si è sentito abbandonato dopo la sconfitta?
L’allenatore in questo è un uomo solo. Perde la squadra, ma il giudizio ricade su chi era in panchina. Credo che quella partita l’abbiano persa più Totti, De Rossi & Co. Non Andreazzoli. O per lo meno, non soltanto“.

Roma poi è una piazza particolare…
Credo manchi l’oggettività nel pesare il lavoro. E gli elogi sono peggio delle critiche. Vinci due partite e ti stendono i tappeti rossi: ti invitano a cena, ti chiama il politico, perdi la misura. Ci hanno provato anche con me, non mi sono mai fatto coinvolgere. Poi perdi e improvvisamente vali zero“.

L’anno dopo lei scelse di restare nello staff di Rudi Garcia. Alla presentazione della squadra fu il primo ad uscire, ricoperto dai fischi.
Mi hanno fatto male. Anche perché fischiavano solo me, come fossi l’unico colpevole. Me li sono presi a testa alta, sono passato oltre. Ma è incredibile pensare quanto ci si dimentichi in fretta del lavoro fatto in precedenza. Era stato buono, una media di 1,8 punti a partita e nessuno se lo ricorda“.

Le diedero anche del laziale…
Ci fu una polemica con Osvaldo, che fece un po’ troppo il furbetto. Se ne uscì con un’esternazione infelice, diciamo cosi“.

Lulic segnò, sfruttando una mezza papera di Lobont, Totti invece prese la traversa. Si è mai chiesto come sarebbe andata se…?
So che sarei stato riconfermato e avrei avuto la possibilità di giocarmi le mie chance, ma non ci penso più. Sono felice del percorso fatto“.

A Roma ha fatto il collaboratore per dieci anni. Togliendo Spalletti, con cui ha condiviso anche Udine, chi le è rimasto più impresso tra gli allenatori con cui ha lavorato?
Luis Enrique, una persona stupenda. Mi ha insegnato a tenere sempre la schiena dritta: lasciò un contratto per andare a studiare calcio. È un uomo incredibile quando parla alla mamma di sua figlia Xana, quando parla ai ragazzi in spogliatoio, per l’umanità e il rispetto con cui tratta tutti. Lo vorrei abbracciare e mi piacerebbe molto andarlo a trovare a Parigi“.

Giuffredi : “La trattativa per portare Veretout alla Roma la più difficile della mia carriera”

ZERO POSSIBILITA – Mario Giuffredi, noto agente, ha rivelato, nel corso dell’intervista al podcast, la trattativa più difficile della carriera. Le sue parole: «È stata quella di portare Veretout alla Roma dalla Fiorentina, sono stato messo un po’ in mezzo. La Fiorentina aveva cambiato la proprietà, era arrivato Commisso. Veretout era un giocatore importantissimo per i viola e Commisso non voleva vendere il giocatore più importante. Arriva la Roma con Fonseca allenatore e Petrachi ds: il giocatore andava a guadagnare quattro volte di più rispetto alla Fiorentina. Avevo preso la procura di Veretout da pochi mesi e fargli fare un grande salto di qualità era importantissimo anche per me professionalmente. Alla fine li ho convinti a vendere il giocatore. Poi, quando ho convinto la Fiorentina, mi sono ritrovato nei casini con la Roma. Avevo fatto un accordo, era tutto definito. Mi dicono: “Fai partire il giocatore e fallo venire a Roma”. Quando però il giocatore è arrivato lì, mi hanno cambiato tutte le carte in tavola. A quel punto mi sono trovato davanti a un bivio: o mi faccio schiacciare da questa situazione, accetto tutte le condizioni e faccio la parte dello scemo, oppure devo trovare una genialata. Ho preso il giocatore e gli ho detto: “Senti, qui sono cambiate le cose, devi tornare indietro”. Loro probabilmente pensavano che non avessi il coraggio di fare una cosa del genere. Invece, non avendo più il giocatore lì, ho ripreso la forza che avevo nella fase iniziale della trattativa. Il giorno dopo siamo arrivati a una soluzione contrattuale che mi soddisfaceva. A quel punto ho fatto tornare il giocatore solo quando c’erano i documenti firmati, perché non mi fidavo più»

Gli allenatori più vincenti della storia della Roma

La storia della Roma è un mosaico composto da epoche, idee calcistiche e personalità molto diverse tra loro. Dalla fondazione nel 1927 fino alle competizioni europee del nuovo millennio, il club giallorosso ha affidato la propria identità tecnica a figure che hanno saputo lasciare un’impronta profonda, ognuna in un momento storico differente. 

Oggi, nel ripercorrere i successi degli allenatori più vincenti andremo ad analizzare, quasi come osservando in filigrana, l’evoluzione stessa della Roma: dai primi trionfi nazionali alle stagioni moderne, passando per cicli irripetibili e rivoluzioni tattiche.

Gli anni della costruzione: Schaffer, Carver e i primi successi

Nei decenni iniziali il club trova stabilità attraverso tecnici spesso provenienti dall’Europa centrale, custodi di un calcio metodico e organizzato. Tra questi spicca Alfréd Schaffer, che alla guida della Roma squadra ha ottenuto il primo scudetto romanista nel 1942. 

Prima di lui si distinsero l’inglese William Garbutt e poi Herbert Burgess, che ha introdotto con la sua Roma un calcio dinamico e rivoluzionario, che spiazzava gli avversari, diventando un precursore del calcio totale.

Altro nome, meno noto ma di grande impatto, è quello di Alfredo Foni che ha condotto la Roma alla conquista della Coppa delle Fiere, antenata dell’attuale UEFA, nel 1961.

Nils Liedholm e il ritorno alla gloria

Tra gli allenatori più vincenti e influenti della storia romanista, Nils Liedholm occupa un posto speciale. Le sue tre esperienze sulla panchina giallorossa coprono quasi vent’anni di storia tecnica e, soprattutto, conducono la Roma alla conquista dello Scudetto 1982/83, una stagione rimasta nell’immaginario collettivo per qualità di gioco, equilibrio tattico e protagonisti indimenticabili come Falcão, Conti e Prohaska.

Liedholm aggiunge alla sua bacheca anche tre Coppe Italia, nel 1980, 1981 e 1984, consolidando un ciclo in cui la Roma si afferma stabilmente ai vertici del calcio italiano. È un periodo che accompagna il club fino alla finale di Coppa dei Campioni del 1984, simbolo di una generazione d’oro.

Fabio Capello e la modernità del nuovo millennio

Il secondo Scudetto della storia romanista porta la firma di Fabio Capello, capace di costruire una squadra che unisce disciplina tattica, fisicità e talento individuale. La stagione 2000/01, conclusa con la vittoria del campionato, resta uno dei momenti più identitari della Roma moderna, un successo ottenuto grazie alla solidità di un gruppo che comprendeva Totti, Batistuta, Montella e Cafu.

Nelle stagioni successive Capello aggiunge altri piazzamenti in zona Champions e mantiene la Roma costantemente in lotta per il vertice, contribuendo a collocare il club stabilmente tra le grandi del calcio italiano del nuovo secolo.

Luciano Spalletti: estetica, risultati e rivoluzioni tattiche

Tra i tecnici contemporanei, pochi hanno inciso quanto Luciano Spalletti. La sua Roma di metà anni Duemila introduce un calcio fluido, basato su possesso, rotazioni e intensità offensiva, con ilfalso nove” affidata a Totti come uno dei simboli più riconoscibili di quell’epoca.

Spalletti conquista due Coppe Italia (2007 e 2008) e una Supercoppa Italiana, portando la squadra a livelli di competitività molto alti anche in Europa, con alcune delle migliori campagne giallorosse nelle competizioni continentali degli anni Duemila.

José Mourinho e il ritorno alle notti europee

L’arrivo di José Mourinho nel 2022, regala alla Roma la Conference League, primo trofeo UEFA nella storia del club. Al di là del valore simbolico della coppa, Mourinho riporta la Roma a un ruolo centrale nelle competizioni europee, raggiungendo anche la finale di Europa League 2023. È un periodo che reinterpreta la vocazione europea del club, già intravista in precedenza ma mai consolidata con continuità.

Una tradizione che continua

Dai pionieri stranieri ai tecnici che hanno segnato il calcio moderno, la panchina della Roma è stata, nel corso della sua storia, un luogo di trasformazione. I trofei raccontano, però, solo una parte della verità: Liedholm e Capello guidano la classifica dei più vincenti, seguiti da Spalletti e Mourinho, sebbene ogni allenatore abbia contribuito a definire un’identità ricca e memorabile. 

Nel racconto di questa tradizione tecnica rientrano anche le letture esterne del club, in particolare le quote vincente serie A, spesso utilizzate dagli osservatori come semplice indicatore delle gerarchie percepite nel campionato, senza incidere sul valore sportivo di quanto accade in campo.

La storia romanista, ancora oggi, resta un racconto aperto: ogni nuovo tecnico eredita un patrimonio fatto di memoria, ambizioni e passione, con l’obiettivo di aggiungere un altro capitolo alla lista dei trionfi giallorossi.