Quando il vate diventa water

LR24.IT (A. CIARDI) – Roma città strana, in parte poco propensa ad accompagnare i percorsi degli allenatori di alto livello, perché spesso prova a sabotarli, a volte perché una parte di Roma preferisce parteggiare per dirigenti e paradirigenti. Si inneggia ai progetti ma poi gli si fa la guerra quando se ne intravede uno che a capo vede un allenatore coi crismi per tradurlo in fatti. Roma accoglie come sommi condottieri gli allenatori ma poi una parte di Roma prova a scaricarli nel cesso trattandoli come materiale da cesso. Nonostante Roma abbia sempre avuto bisogno di gente distante anni luce da se stessa, gente che indicasse la via del successo, dentro Roma c’è ancora chi srotola lo striscione non passa lo straniero. Perché il forestiero di solito non usa mantenere rapporti confidenziali tipici della città indolente, non ha tempo per i convenevoli con chi crede di avere segnato il territorio. E il forestiero, pure se vincente, troverà ostracismo per queste ragioni.

Quindi? Salta pure Gasperini? No. Basta ragionare. Gasperini per Friedkin rappresenta il massimo che la Roma possa avere. Sei anni fa nel comunicato di ingresso nella Roma, si sventolava la definizione calcio sostenibile. Ebbene, dopo sei anni, la Roma ha il miglior tecnico che ci sia, fra quelli alla sua portata, per tradurre in fatti la manifestazione di intenti. Gasperini porta risultati, migliora i singoli calciatori, crea plusvalore. Quindi produce calcio sostenibile. E non saranno cronache disperatamente fantasiose a scalfire questa immagine. Non basta accollargli qualsiasi tipo di rinnovo contrattuale di calciatori in parte invisi alla piazza. Perché il giochino è sgamabile: sappiate che se firma Pellegrini o El Shaarawy, ve la dovete prendere con Gasperini. Troppo complicato spiegare che se la direzione sportiva gli avesse preso gli esterni che chiedeva, Pellegrini ed El Shaarawy forse avrebbero giocato dieci partite in due. Poi succede che l’allenatore dice pubblicamente che non partecipa a trattative per stesure contrattuali, e viene spacciato per bugiardo. Gasperini per Friedkin è un punto fermo, e non basta raccontare, romanzando, quanto sia cattivo, duro e insopportabile con dirigenti e maestranze. Non basta evidenziare le sue frequentazioni (se questa attenzione morbosa fosse stata sempre così alta, nella Roma moralizzata non avrebbe potuto lavorare nessuno da cento anni a questa parte).

Nella capitale degli screenshot e dei messaggi inoltrati, c’è sempre qualche spioncino poverino pronto a immortalare momenti privati legati a cene o a ingressi negli hotel magari in bella compagnia. Per fortuna c’è ancora chi pesa l’effettivo valore dei professionisti. E a Bergamo fino a ieri, e a Roma oggi, i vertici aziendali hanno capito cosa significa avere in panchina Gasperini. A Bergamo se lo sono goduto e hanno raccolto frutti succosi. A Roma si spera che questa luna di miele non sia destinata a finire come accaduto nel recente passato con altri allenatori. Anche perché la Roma rischierebbe in via definitiva di essere considerata la barzelletta d’Italia, che cambia allenatori una volta l’anno.

In the box – @augustociardi75