Friedkin vuole Ranieri più operativo e vicino al club: proprietà disposta a parlare di un nuovo contratto

A Trigoria regna il caos e il clamoroso attacco di Claudio Ranieri a Gian Piero Gasperini nel prepartita di Roma-Pisa ha creato una profonda frattura tra le parti. L’allenatore non ha un buon rapporto nemmeno con il direttore sportivo Frederic Massara, il quale – come rivelato dall’edizione odierna del quotidiano – in diverse occasioni è tornato da solo da una trasferta e non con il pullman della squadra. Domani ci sarà l’incontro tra il Senior Advisor e il tecnico, con il primo che ha già fatto capire di essere pronto a farsi da parte. La famiglia Friedkin però punta molto su di lui, tanto da volerlo più operativo e vicino al club: la proprietà è disposta a parlare anche di un nuovo contratto, ma sarà Ranieri a decidere il suo futuro.

(La Repubblica)

Se decide Gasp

[…] Pensare che Ranieri e Gasperini possano lavorare ancora insieme è semplicemente utopico. Inutili, in questo senso, i tentativi dei mediatori più o meno improvvisati che ci hanno provato ieri.

Troppo diversi i caratteri, le attitudini, le mentalità, le modalità di lavoro, le filosofie tecniche. L’invito che Dan Friedkin aveva rivolto loro in una delle ultime riunioni, di trovare una sintesi per collaborare nella maniera più produttiva possibile, è andato disatteso. Ma forse non è neanche una questione di volontà: le crepe tra i due non sono rimarginabili e hanno un’origine neanche troppo recente, se è vero che già in agosto esplosero dei conflitti. […]

Nell’attesa decida Friedkin con quale assetto la Roma dovrà affrontare gli ultimi impegni della stagione e i primi della prossima: c’è da fare una squadra per vincere. Ma decida. Altrimenti il rischio è che a decidere sia Gasperini…

(Il Romanista – D. Lo Monaco)

La rinascita di Campo Testaccio: “Speriamo sia la volta buona…”

Prima il doppio ok di Municipio e Commissione, poi, giovedì, la delibera che fissa il pubblico interesse aprendo la strada alla Conferenza dei servizi, passaggio formale che, di fatto, è avviato da tempo nella sostanza tramite le numerose interlocuzioni con la Soprintendenza: per Campo Testaccio «finalmente ci siamo: dopo il via libera in Consiglio aspettiamo il progetto», dice Yuri Trombetti, oggi presidente della commissione Patrimonio. […]

Se tutto va come deve, ci saranno una piazza, un bar-ristorante, un parcheggio «leggero» sotto il campo, una palestra, un’area padel e, probabilmente, anche un museo con i cimeli giallorossi. […]

La priorità, per la Roma testaccina, è l’indissolubile legame con la squadra giallorossa. «Campo Testaccio rappresenta Roma e la romanità – precisa
Manuel Mariani, presidente del Roma Club -. Niente padel, né fitness, vogliamo che si renda omaggio all’As Roma».

(corsera)

I punti di rottura

Per la prima volta in oltre mezzo secolo di carriera Claudio Ranieri, 74 anni e non gliela racconti, ha deciso – sì, era consapevole della situazione di svantaggio – di giocare da perdente, sconfitto in partenza dalla classifica, dalla popolarità dell’“avversario” e dal momento. […]

Non ne può più di Gasperini, nonostante non ci siano stati screzi tra i due? Ranieri ha cominciato presto a capire Gasperini, allenatore fantastico, carattere che qualcuno definisce «impossibile», e sapeva bene che dopo un’uscita così forte e mirata la rottura sarebbe risultata inevitabile. Gli americani, che erano all’oscuro di tutto, non hanno certamente gradito, la frattura è insanabile. […]

Siamo a un passo dall’«o noi o lui», o dall’«o io o loro», anche se Claudio, persona e professionista degnissimo, sarebbe verosimilmente disposto a proseguire pur se con accenti diversi. 

Dove ha sbagliato Gasperini, secondo Ranieri? Nell’attaccare apertamente il mercato e la linea dei giovani; nel contestare l’operato dello staff medico; nel portare l’opinione pubblica sempre dalla sua parte: c’è riuscito anche dopo il 2-5 di San Siro; nel dare sistematicamente la colpa agli altri; nel farsi consigliare da Pietro Leonardi, amico personale del tecnico da undici anni fuori dal calcio dopo la radiazione ma in attesa delle motivazioni della Cassazione che lo ha assolto da tutti i reati contestatigli: Leonardi è stato l’ispiratore degli arrivi di Malen e Wesley, il cui agente Siqueira è un suo ex giocatore. […]

La proprietà è poco presente e allora perché non si dota di un alto dirigente serio e credibile in grado di evitare la collisione perfino tra due stelle con identici obiettivi?

(corsport – I. Zazzaroni)

Gravina: “La Nazionale non interessa a nessuno”

CORSERA – Un’ora per attraversare sette anni e mezzo. Gabriele Gravina, presidente dimissionario, non si fa sconti e non ne fa, raccontando per la prima volta dopo la maledetta notte di Zenica come e perché il calcio italiano è precipitato all’inferno. C’è spazio per rimpianti, proposte, analisi e un momento intenso di commozione: il calcio per Gravina è parte fondamentale della sua vita. «Ho assaporato la polvere dei campi di terza categoria e vissuto nel salotto buono, ho conosciuto persone meravigliose e ricevuto grandi delusioni. Una lezione di vita che custodirò gelosamente».

Presidente cosa l’ha più ferita dal momento in cui la Bosnia ci ha estromesso dal Mondiale?

«Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti. Ma non posso tollerare di essere definito indegno. Nessuno può permettersi certe patenti di moralità, sia dentro sia fuori il mondo del calcio».

[…]

I risultati della Nazionale determinano le crisi politiche: è giusto?

«No e l’ho detto in più di un’occasione. La Federazione promuove il gioco del calcio con un grande impatto sulla società civile. Pensiamo agli oltre 800 mila minorenni impegnati, ai progetti con le scuole, ai programmi sull’inclusione e sulla sostenibilità sociale e ambientale. Per non parlare dei risultati positivi delle Nazionali giovanili e di quelli delle azzurre. Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle gol con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più..».

Perché si è dimesso?

«Mi assumo le mie responsabilità. Non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. E non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione. Ma non è tutto qui…».

Si spieghi meglio…

«Già prima dei playoff avevo pensato di farmi da parte. E non tanto perché non mi sentivo all’altezza, quanto per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. E tutto ciò, permettetemi di dirlo, è frustrante. Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis. Adesso vivo quasi da recluso tra casa e Federazione».

Ma in che Paese siamo se un presidente è costretto a stare rintanato nella sua abitazione o girare scortato?

«Un Paese in cui il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi. Il calcio è la cartina di tornasole della nostra società e in certi momenti diventa un luogo di frustrazione feroce e giudizi ciechi. Speravo che uscissimo meglio dal Covid e invece certi istinti sono addirittura peggiorati».

[…]

Ci sono state tante soddisfazioni in questi sette anni e mezzo di presidenza.

«La grande battaglia vinta quasi da solo per la sopravvivenza del calcio durante il Covid, l’Europeo a Wembley nel 2021, i numerosi successi delle Nazionali giovanili, la co-assegnazione di Euro 2032. Ma soprattutto l’aver creato la divisione paralimpica. Sapete quale è stato il momento più bello?». E qui Gravina si com-muove, lasciandosi andare… «Le mail e le testimonianze di tanti genitori — confida – che mi hanno offerto stima e supporto».

Presidente, questa è anche l’occasione per chiarire il concetto di dilettanti riferito agli altri sport e usato nel dopo partita della Bosnia…

«Mi spiace per come le mie parole siano state interpretate in Italia. Sicuramente andavano argomentate meglio: volevo sottolineare che il professionismo deve sottostare a regolamentazioni nazionali e internazionali. Di certo non era mia intenzione mettere in dubbio, né svilire, l’impegno e la professionalità degli atleti di altre discipline».

Perché non andiamo al Mondiale dal 2014 mentre gli altri sport stanno crescendo vertiginosamente?

«Adesso abbiamo avviato un progetto con i bambini per rimettere al centro la tecnica. La verità è che si fa fatica a perseguire l’interesse comune. La filiera del talento italiano non si sviluppa a pieno perché i club, che sono aziende private, perseguono i propri interessi e non ritengono funzionali il tempo e la fatica che servono per far sbocciare un giovane selezionabile per la Nazionale».

[…]

Spalletti, suo ex allenatore, caldeggia un Under 19 per ogni squadra, ma è vietato dalle leggi europee. Non si può fare proprio niente se non appellarsi al buonsenso dei club?

«Purtroppo no. Si può tentare solo con un sistema di incentivi per i vivai italiani. Uno su tutti potrebbe essere il credito d’imposta, ma il governo non ha mai voluto riconoscerlo».

Gattuso che ct è stato?

«Un allenatore preparato e una persona meravigliosa. Nonostante i pochi allenamenti a disposizione, è riuscito a dare un’anima alla squadra. Non è bastato e il primo a essere dispiaciuto è stato proprio lui».

Buffon può essere anche in futuro il dt della Nazionale?

«L’ho voluto io al Club Italia perché ritengo abbia una grande carriera da dirigente davanti a sé. In questi anni si è formato ed è cresciuto molto. Ora però tocca a lui fare le scelte migliori per il suo futuro».

Sia sincero: i giocatori hanno dato tutto? L’impressione è che abbiano già superato il trauma…

«Noi sulla carta siamo più forti dell’Irlanda del Nord e della Bosnia. Ho vissuto quei giorni con la squadra e i ragazzi mi hanno promesso che avrebbero dato il massimo: e così è stato. Qualcuno era acciaccato, qualche altro era arrivato al top della forma, ma non ha reso secondo le aspettative».

[…]

Cosa invidia alle altre Federazioni dei Paesi top, Inghilterra, Spagna, Francia e Germania.

«Lo sapete che adoro il modello tedesco. Loro sono ripartiti da zero nel vero senso della parola, tutti uniti e con lo stesso obiettivo. E adesso stanno cominciando a vederne i frutti. È una visione lungimirante che da noi non esiste. Diciamolo chiaramente: in Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare, quando le cose vanno male, forme di posizionamento personali».

Con i ritardi nella costruzione e nell’ammodernamento degli impianti rischiamo di perdere Euro 2032?

«Sapevamo di partire con forti criticità, ma l’Europeo insieme alla Turchia, che rivendico come un grande successo della mia presidenza, serviva proprio da stimolo per riportarci a livello internazionale. I ritardi nella nomina del commissario e il mancato sostegno economico da parte del Governo non hanno generato l’accelerazione auspicata. Però non mi arrendo: nel mio ruolo di vicepresidente Uefa continuerò a lavorare affinché si concretizzi questa grande opportunità per l’Italia».

La riforma dei campionati sarebbe un primo passo per far ripartire il motore del calcio. Sono troppe 97 società nell’area professionistica.

«Assolutamente sì. Negli ultimi anni ho presentato alle componenti diverse proposte di riforma, ma fino a quando esisterà il cosiddetto “diritto d’intesa”, che è un vero e proprio “diritto di veto”, non ci potrà essere una riduzione con una conseguente riorganizzazione dei campionati. Quando parlo dell’aiuto che la politica può offrire al calcio, mi riferisco anche a questo: dare indicazioni al Coni affinché venga eliminato questo blocco nel nostro sistema di regole».

Adesso quale sarà il futuro di Gravina?

«Continuerò in Uefa dove sono stato votato dalle altre federazioni. La mia esperienza resta a disposizione, ma non sarò mai un ex presidente ingombrante».

Fabregas, Pioli, Valverde, Emery e De Zerbi oltre a Gasperini: ecco i nomi presentati da Ranieri ai Friedkin

Cesc Fabregas, Stefano Pioli, Ernesto Valverde, Unai Emery e Roberto De Zerbi: sono questi gli altri nomi, secondo il Corriere della Sera, presenti nella lista presentata dal senior advisor Claudio Ranieri alla famiglia Friedkin. Gasperini è stata la quarta scelta, il tecnico che ha detto “sì” dopo i primi tre no, ma sono stati sei i nomi interpellati. Il passaggio, secondo Ugo Trani, avrebbe offeso più la proprietà che l’attuale tecnico giallorosso.

Gasperini ha posto la permanenza di Pellegrini tra le condizioni per restare in giallorosso

Gasperini ha posto la permanenza di Lorenzo Pellegrini tra le condizioni per restare in giallorosso. Secondo quanto riferito da Niccolò Maurelli sulle colonne di la Repubblica, infatti, nonostante il rapporto tra l’allenatore giallorosso e il numero 7 sia partito in salita, Gasperini ha inserito il rinnovo di Pellegrini tra le condizioni per continuare alla guida del club giallorosso, schermandolo anche dalle minacce di rivoluzione della proprietà. Il numero 7, però, dovrà dimezzarsi lo stipendio, passando da 6 a 3 milioni, queste le condizioni del club.

Masochismo tra Ranieri e Gasperini

Come farsi del male da soli, un esercizio di masochismo che nella Roma purtroppo ha parecchi precedenti. […] Perché stavolta non è colpa dei giornalisti brutti e cattivi che, nei mesi passati, avevano denunciato come all’interno della Roma ci fosse uno stato delle cose non proprio idilliaco. Non solo tra Gasperini e il ds Massara, ma anche se non soprattutto con Claudio Ranieri che, pure, lo aveva voluto come suo erede sulla panchina romanista. […]Confermando che tra lui e Gasperini i rapporti sono ai minimi termini, certificando una frattura che se le parole hanno un peso non si vede come possa essere risanata. Le parole che il senior advisor della famiglia Friedkin ha detto sono senza ritorno. […] Insomma, il Gasp sarebbe stata una quarta scelta, almeno noi così l’abbiamo capita, se qualcuno l’ha interpreta in maniera diversa siamo qui pronti a un confronto civile. Definirla una frase non carina nei confronti del tecnico, non ci pare un esercizio di cattiveria per il semplice gusto di alimentare la polemica. Sono parole, insieme alle altre a cominciare da quelle sugli acquisti, che costituiscono la firma su una spaccatura profonda tra le parti. Al punto da poter pensare che Ranieri con le sue parole abbia voluto mandare un messaggio alla proprietà (sempre più assente) del tipo: o io o lui (visto che Ranieri ha parlato anche della possibilità di farsi da parte). […] Per questo, ora, c’è bisogno che la proprietà si presenti a Trigoria, convochi le parti (compreso Massara) intorno a un tavolo cercando di trovare una sintesi avendo come obiettivo il bene primario, cioè la Roma. Se la sintesi non dovesse esserci, allora bisognerà fare delle scelte. O io o lui. Tocca a mister Dan. Faccia il proprietario, meglio ancora il presidente, ruolo che sembra essersi dimenticato di avere. […]

(P. Torri – la Repubblica)

Liti, parolacce, accuse e sfoghi in tv: tra Ranieri e Gasp ne resterà solo uno

Non è mai stato amore, sembrava un’infatuazione, invece era un abbaglio.[…] Ranieri si è pentito. La scelta di lasciare il suo posto in panchina a Gasp, che fosse davvero la prima scelta come disse quest’estate, o la sesta, come ha rivendicato lavando i panni sporchi in diretta tv prima della partita col Pisa, è stata un errore. Lo pensa. Lo dice. […] Per un allenatore incline alla diplomazia che cura sostanza ma anche forma, è stato inusuale, sbalorditivo, ma altamente simbolico. Ranieri è stanco. Delle critiche continue che l’allenatore fa al ds Massara, all’ambiente, ai medici, ai fisioterapisti, ai giocatori. Conosceva il carattere spigoloso del tecnico, lo conosceva come esigente, a volte scontroso, non immaginava che fosse a volte anche irascibile, lamentoso, incontentabile. Pensava che fosse però gestibile. […] Non sono pochi dentro il centro sportivo di Trigoria a essere diventati insofferenti alle reazioni e ai modi del tecnico. Che ha discusso animatamente con il direttore sportivo più volte: è anche capitato che Massara tornasse da solo da una trasferta, non con il pullman della squadra. […] Perché anche Gasperini si sente solo, poco supportato, è irrequieto, non si sente accontentato, il mercato lo ha deluso. Sa che all’interno del club anche chi lo sosteneva è al limite: sa di essere troppo spesso impaziente e smanioso. […] E Ranieri generalmente paziente e accomodante non ce la fa più. […] Ha già fatto capire che è pronto a farsi da parte. La famiglia Friedkin lo vuole più operativo e vicino al club ed è disposta a riparlare anche del contratto. Ma Ranieri, che un anno fa disse no alla Nazionale, ha tanti cattivi pensieri. E si trova davanti a un bivio: o dà tutto e raddoppia, o cede alla stanchezza e rinuncia.

(la Repubblica)

L’attacco di Ranieri a Gasp spiazza i tifosi

La resa dei conti è sempre più vicina. Non sarà domani, quando è comunque atteso il
confronto a Trigoria tra il senior advisor Ranieri e il tecnico Gasperini. Ma a fine stagione le strade dei due si separeranno.[…] La Roma si è spaccata in due. E la proprietà è delusa. Toni alti nel venerdì televisivo. […] Ognuno è libero di trattare gli ospiti come crede, sentire però – nell’Olimpico dei 6omila – il senior advisor dei Friedkin umiliare Gian Piero da Grugliasco ha sorpreso la platea. Altro che Sir Claudio! Spiazzata è proprio la sua gente che mai si sarebbe aspettata da lui che – «io amo la Roma» – ha da sempre avuto la maggioranza assoluta tra i i cuori romanisti, stupita per l’attacco così feroce a Gasperini. Ora contestano a Ranieri il modo e la tempistica. […] Spiazzata, insomma, è la piazza. E chissà se anche la proprietà. Che non si è ancora pronunciata e chissà se e quando lo farà. Sembra strano che Ranieri abbia ricevuto l’input da Friedkin di andare all’assalto della panchina in quel modo venerdì. Perché nel j’accuse di Claudio c’è il passaggio che di fatto ha offeso più la proprietà che il tecnico: Gasperini quarta scelta dopo tre no incassati, su sei interpellati. Sicuri quelli di Fabregas e Pioli, poi il contatto con Valverde, il tentativo per Emery e l’idea De Zerbi (più la chiacchierata con Farioli). I Friedkin scansati da tutti. Non da Gian Piero Sesto (nemmeno più Quarto … ). Che comunque si è negato, lui sì, alla Juve, perché impegnatosi con l’attuale senior advisor che, all’epoca ancora allenatore, lo ha pressato da gennaio. Da panchina a panchina. La proprietà, fanno sapere da Trigoria, non era al corrente dell’iniziativa. […] «Se non mi ascoltano, mi faccio da parte». Aut aut rischioso, anche se l’exit strategy c’è: la Figc, non da tecnico. I Friedkin gli hanno consegnato le chiavi di Trigoria nonostante fosse al debutto da manager. Ha scelto lui Massara, lo staff medico e l’allenatore. E annunciato il ritorno di Totti che per ora non è ufficiale. Primi passi incerti, dunque, nel nuovo ruolo. I tifosi, intanto, ricordano l’incoronazione di Gian Piero nel giorno della presentazione: «È stato scelto lui tra tanti nomi perché sono convinto che la Roma abbia bisogno di una personalità forte, di un allenatore che non si accontenta mai, che è sempre sul pezzo, che non gli sta mai bene niente, che vuole migliorare la squadra e il singolo. Di questo ha bisogno la Roma per diventare grande. E io sarò vicino a lui. A sostenerlo». Parola di Ranieri. Che domani, a Trigoria, si confronterà con Gasperini. De visu.

(Corsera)