Giuffredi : “La trattativa per portare Veretout alla Roma la più difficile della mia carriera”

ZERO POSSIBILITA – Mario Giuffredi, noto agente, ha rivelato, nel corso dell’intervista al podcast, la trattativa più difficile della carriera. Le sue parole: «È stata quella di portare Veretout alla Roma dalla Fiorentina, sono stato messo un po’ in mezzo. La Fiorentina aveva cambiato la proprietà, era arrivato Commisso. Veretout era un giocatore importantissimo per i viola e Commisso non voleva vendere il giocatore più importante. Arriva la Roma con Fonseca allenatore e Petrachi ds: il giocatore andava a guadagnare quattro volte di più rispetto alla Fiorentina. Avevo preso la procura di Veretout da pochi mesi e fargli fare un grande salto di qualità era importantissimo anche per me professionalmente. Alla fine li ho convinti a vendere il giocatore. Poi, quando ho convinto la Fiorentina, mi sono ritrovato nei casini con la Roma. Avevo fatto un accordo, era tutto definito. Mi dicono: “Fai partire il giocatore e fallo venire a Roma”. Quando però il giocatore è arrivato lì, mi hanno cambiato tutte le carte in tavola. A quel punto mi sono trovato davanti a un bivio: o mi faccio schiacciare da questa situazione, accetto tutte le condizioni e faccio la parte dello scemo, oppure devo trovare una genialata. Ho preso il giocatore e gli ho detto: “Senti, qui sono cambiate le cose, devi tornare indietro”. Loro probabilmente pensavano che non avessi il coraggio di fare una cosa del genere. Invece, non avendo più il giocatore lì, ho ripreso la forza che avevo nella fase iniziale della trattativa. Il giorno dopo siamo arrivati a una soluzione contrattuale che mi soddisfaceva. A quel punto ho fatto tornare il giocatore solo quando c’erano i documenti firmati, perché non mi fidavo più»

Gli allenatori più vincenti della storia della Roma

La storia della Roma è un mosaico composto da epoche, idee calcistiche e personalità molto diverse tra loro. Dalla fondazione nel 1927 fino alle competizioni europee del nuovo millennio, il club giallorosso ha affidato la propria identità tecnica a figure che hanno saputo lasciare un’impronta profonda, ognuna in un momento storico differente. 

Oggi, nel ripercorrere i successi degli allenatori più vincenti andremo ad analizzare, quasi come osservando in filigrana, l’evoluzione stessa della Roma: dai primi trionfi nazionali alle stagioni moderne, passando per cicli irripetibili e rivoluzioni tattiche.

Gli anni della costruzione: Schaffer, Carver e i primi successi

Nei decenni iniziali il club trova stabilità attraverso tecnici spesso provenienti dall’Europa centrale, custodi di un calcio metodico e organizzato. Tra questi spicca Alfréd Schaffer, che alla guida della Roma squadra ha ottenuto il primo scudetto romanista nel 1942. 

Prima di lui si distinsero l’inglese William Garbutt e poi Herbert Burgess, che ha introdotto con la sua Roma un calcio dinamico e rivoluzionario, che spiazzava gli avversari, diventando un precursore del calcio totale.

Altro nome, meno noto ma di grande impatto, è quello di Alfredo Foni che ha condotto la Roma alla conquista della Coppa delle Fiere, antenata dell’attuale UEFA, nel 1961.

Nils Liedholm e il ritorno alla gloria

Tra gli allenatori più vincenti e influenti della storia romanista, Nils Liedholm occupa un posto speciale. Le sue tre esperienze sulla panchina giallorossa coprono quasi vent’anni di storia tecnica e, soprattutto, conducono la Roma alla conquista dello Scudetto 1982/83, una stagione rimasta nell’immaginario collettivo per qualità di gioco, equilibrio tattico e protagonisti indimenticabili come Falcão, Conti e Prohaska.

Liedholm aggiunge alla sua bacheca anche tre Coppe Italia, nel 1980, 1981 e 1984, consolidando un ciclo in cui la Roma si afferma stabilmente ai vertici del calcio italiano. È un periodo che accompagna il club fino alla finale di Coppa dei Campioni del 1984, simbolo di una generazione d’oro.

Fabio Capello e la modernità del nuovo millennio

Il secondo Scudetto della storia romanista porta la firma di Fabio Capello, capace di costruire una squadra che unisce disciplina tattica, fisicità e talento individuale. La stagione 2000/01, conclusa con la vittoria del campionato, resta uno dei momenti più identitari della Roma moderna, un successo ottenuto grazie alla solidità di un gruppo che comprendeva Totti, Batistuta, Montella e Cafu.

Nelle stagioni successive Capello aggiunge altri piazzamenti in zona Champions e mantiene la Roma costantemente in lotta per il vertice, contribuendo a collocare il club stabilmente tra le grandi del calcio italiano del nuovo secolo.

Luciano Spalletti: estetica, risultati e rivoluzioni tattiche

Tra i tecnici contemporanei, pochi hanno inciso quanto Luciano Spalletti. La sua Roma di metà anni Duemila introduce un calcio fluido, basato su possesso, rotazioni e intensità offensiva, con ilfalso nove” affidata a Totti come uno dei simboli più riconoscibili di quell’epoca.

Spalletti conquista due Coppe Italia (2007 e 2008) e una Supercoppa Italiana, portando la squadra a livelli di competitività molto alti anche in Europa, con alcune delle migliori campagne giallorosse nelle competizioni continentali degli anni Duemila.

José Mourinho e il ritorno alle notti europee

L’arrivo di José Mourinho nel 2022, regala alla Roma la Conference League, primo trofeo UEFA nella storia del club. Al di là del valore simbolico della coppa, Mourinho riporta la Roma a un ruolo centrale nelle competizioni europee, raggiungendo anche la finale di Europa League 2023. È un periodo che reinterpreta la vocazione europea del club, già intravista in precedenza ma mai consolidata con continuità.

Una tradizione che continua

Dai pionieri stranieri ai tecnici che hanno segnato il calcio moderno, la panchina della Roma è stata, nel corso della sua storia, un luogo di trasformazione. I trofei raccontano, però, solo una parte della verità: Liedholm e Capello guidano la classifica dei più vincenti, seguiti da Spalletti e Mourinho, sebbene ogni allenatore abbia contribuito a definire un’identità ricca e memorabile. 

Nel racconto di questa tradizione tecnica rientrano anche le letture esterne del club, in particolare le quote vincente serie A, spesso utilizzate dagli osservatori come semplice indicatore delle gerarchie percepite nel campionato, senza incidere sul valore sportivo di quanto accade in campo.

La storia romanista, ancora oggi, resta un racconto aperto: ogni nuovo tecnico eredita un patrimonio fatto di memoria, ambizioni e passione, con l’obiettivo di aggiungere un altro capitolo alla lista dei trionfi giallorossi.

Nainggolan: “Spalletti dormì con me per tre notti a Trigoria”

Tra i protagonisti del podcast “S.R.Q.R. – Sono Romanisti e Quasi Romani”, che sarà pubblicato dal 10 dicembre sull’app e su tutte le piattaforme streaming dell’emittente radiofonica Radio Romanista, Radja Nainggolan ha raccontato qualche episodio della sua esperienza alla Roma: “Io avevo bisogno di fare un certo tipo di vita fuori dal campo per star bene ma poi la domenica ribaltavo tutti. Spalletti lo aveva compreso così come i tifosi romanisti che sono i migliori che potessi incontrare, perché mi giudicavano solo per quello che davo in campo. La migliore soddisfazione per una persona che fa dei sacrifici e spende soldi per vedere le partite della sua squadra, è quella di vedere uno che in campo dia l’anima e sputi sangue per la maglia. Io ero così ma per farlo non potevo fare casa-campo e campo-casa, perché sono un altro tipo di persona, non sono uno che va in chiesa”.

“Spalletti dormì con me per tre notti perché non voleva che mi distraessi troppo. Non abbiamo dormito a letto insieme ma eravamo entrambi a Trigoria e questa cosa l’ho anche apprezzata molto perché se una persona fa un gesto del genere significa che a te ci tiene – ha detto -. Io ero bravissimo nell’interdizione ma lui mi portò più avanti perché voleva andare ad interrompere la costruzione dal basso degli avversari. Infatti, da quando mi ha messo in quella posizione, non so quanti gol abbiamo fatto sulle pressioni alte. Sono arrivato a fare anche 14 gol”.

Il belga, poi, ha ricordato il 3-0 al Barcellona in Champions League: “Penso si possa dire che i romanisti parleranno di questa partita anche tra cento anni. Gli scudetti sono molto più importanti ed è giusto così ma qui siamo andati in semifinale eliminando la squadra di Messi, il giocatore più forte del mondo. E come lo abbiamo fatto? In rimonta, proprio contro la squadra simbolo delle “remuntada”, come la chiamano loro. A Barcellona io non c’ero perché infortunato e anche al ritorno sono stato sostituito dopo settantacinque minuti perché non avevo ancora superato uno stiramento ma non avrei rinunciato ad esserci per nulla al mondo. Mi sentivo un elemento importante di quel gruppo ed avevo la convinzione che anche soltanto la mia presenza avrebbe dato maggior sicurezza ai miei compagni”.

“Manolas mi diceva che avrei dovuto comunque giocare anche perché nonostante la sconfitta per 4-1, avevamo disputato una bella partita a casa loro e quindi in quella settimana si percepiva un’aria strana. Kolarov era un martello e anche De Rossi rompeva il c***o ogni giorno. Sono cose importanti perché se uno come Daniele ti dice che si può fare, allora inizi a crederci davvero – ha continuato -. Kolarov e De Rossi fecero anche un discorso in spogliatoio dicendoci semplicemente di provare a fare due gol cercando di non rischiare niente dietro. Se fossimo riusciti a fare questo, poi forse sarebbe andata a finire in maniera memorabile ed è andata veramente così. Kostas è entrato nella storia ma penso che abbia preso più cazzotti nell’esultanza che in tutta la sua vita”.

(ilromanista.eu)

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VIDEO – Genoa in visita al Gaslini e De Rossi sorride con una bambina: “Hai la faccia da romanista…”

Doni e sorrisi per i bambini ricoverati: oggi una delegazione del Genoa, capitanata dal tecnico Daniele De Rossi, ha fatto visita all’Istituto “Giannina Gaslini” di Genova. E l’allenatore rossoblù, ex giallorosso, è stato protagonista anche di un simpatico siparietto con due bambine: “Lei è la genoana. Invece tu sei romanista, hai il cappello e la faccia da romanista che non se l’aspettava”. Poi sempre salutando la tifosa giallorossa in questione De Rossi ha chiesto di dove fosse: “Di Capena? Un po’ fuori eh…”.

Tottenham, Frank: “Tel sta migliorando, il suo atteggiamento è buono”

Aggiornamenti sul fronte Mathys Tel, tra i nomi accostati alla Roma in vista del mercato invernale. Dell’attaccante ha parlato il tecnico del Tottenham Frank sottolineando i miglioramenti del francese che finora ha raccolto solo 377 minuti stagionali. “Abbiamo giocato partite diverse con formazioni diverse e penso che Xavi Simons tia migliorando. Proprio come Tel si è allenato bene, ha un buon atteggiamento e ci stiamo avvicinando – le parole del tecnico degli Spurs -. Il modo in cui si comporta, il modo in cui si allena, è stato molto buono. Ha giocato principalmente come un nove, ma sono consapevole che può giocare a sinistra. L’unica cosa che qualsiasi giocatore può fare è continuare ad allenarsi bene, continuare a fare di tutto per attirare la mia attenzione e continuare a rendermi le cose difficili quando prendo la mia decisione”.

Tiago Pinto: “Già da bambino volevo sapere tutto di calcio, invidio un vostro giornalista…” (VIDEO)

CRONACHE DI SPOGLIATOIO – Al canale sportivo parla Tiago Pinto: l’ex General Manager della Roma, ora in Premier League al Bournemouth, si racconta svelando anche una curiosità che riguarda un giornalista di Cronache: “Sei pazzo di Giuseppe Pastore (giornalista di Cronache, ndr)? Sono pure un po’ invidioso. Quando ero piccolo volevo cercare di sapere tutto di calcio. Ancora oggi al Bournemouth quando giochiamo, quando andiamo in pullman con lo staff tecnico, giochiamo a Bingo Football: è un gioco per cercare di sapere le curiosità sul calcio. Non riesco a competere con Pastore, lui sa tutto ma io guardo i vostri contenuti perché mi piacciono”.

Kluivert: “De Rossi è speciale, una rarità nel calcio. Guardo spesso la Roma e la tifo, spero vinca lo Scudetto”

Justin Kluivert è arrivato a Roma nel 2018 e in giallorosso non è mai riuscito a imporsi come avrebbe voluto, cosa che invece ha fatto con la maglia del Bournemouth. “Cronache di Spogliatoio” ha intervistato l’olandese, ecco alcune delle sue risposte:

De Rossi è un ragazzo speciale, una rarità nel calcio. Ho ancora la sua maglia a casa. Gli altri due giocatori con cui ho legato a Roma sono Dzeko e Kolarov, due veri capitani. Ranieri? Una leggenda. Ogni tanto guardo le foto di quel periodo sul telefono e dico: “Mamma mia, com’ero piccolo”. Ho vissuto alti e bassi, ma ciò mi ha permesso di diventare la persona che sono ora. Ero un bimbo, oggi sono padre. La Roma la guardo spesso, soprattutto in Europa. Li tifo e spero vincano lo Scudetto

PISILLI: “Gasperini non lascia indietro nessuno. De Rossi? Gli sarò sempre grato. Mourinho mi disse: ‘Te la fai sotto se domani ti metto?'” (VIDEO)

CRONACHE DI SPOGLIATOIO – Un ritorno alle origini per raccontarsi. Nicolò Pisilli è il protagonista di una lunga intervista che parte dal campetto di casa, una ex pista di pattinaggio trasformata insieme agli amici. Il centrocampista della Roma si è aperto a 360 gradi, sottolineando il ruolo cruciale della famiglia (“mi ha dato l’equilibrio giusto”) e il sostegno della madre psicologa, che “sa come comportarsi e ti chiede una volta in più come stai”.

L’intervista è poi passata al calcio giocato. Pisilli ha ricordato i primi allenamenti in prima squadra con Mourinho: “Era un allenatore molto attento ai giovani, veniva spesso a vedere la Primavera. Sapevi di essere osservato. Spesso venivamo chiamati per gli allenamenti in prima squadra, era una sorta di sfida con me stesso. Ricordo la domanda prima del mio esordio: ‘Te la fai sotto se domani ti metto?'”.

Parole di enorme gratitudine per De Rossi: “Quando è stato mandato via è stato un bello shock. Sarò sempre grato a lui perché mi ha fatto fare la prima partita da titolare. È stato l’allenatore che mi ha permesso di smettere di essere il ragazzo che veniva dalla Primavera e diventare un aggregato a tutti gli effetti. Mi diceva sempre ‘Secondo me tu puoi stare qui, sei un giocatore molto forte’, e questa iniezione di fiducia costante è stata molto importante”.

Infine, il presente con Gasperini:“Non ha bisogno di presentazioni, ha cambiato la storia di una società e ora con noi sta facendo qualcosa di molto importante. Ha voluto trasmettere subito una mentalità vincente e noi siamo tutti allineati con lui. Il poco spazio? Penso solo ad allenarmi bene, so che se seguo il mister posso crescere tanto. Lui ci dice sempre di non preoccuparci, che non taglia fuori nessuno. È maniacale sia sulla fase difensiva che sulla fase offensiva”.

Roma-Juventus, dieci anni dopo: assolti in appello i tifosi giallorossi denunciati nel 2015

Sono passati oltre dieci anni dal 30 agosto 2015, giorno in cui andò in scena allo Stadio Olimpico il big match tra Roma e Juventus, vinto dai padroni di casa per 2-1 grazie alle reti di Miralem Pjanic ed Edin Dzeko. A far discutere però fu una questione extra campo: diversi tifosi giallorossi vennero denunciati per minaccia aggravata a pubblico ufficiale. In vista dell’imminente introduzione delle barriere nelle curve all’Olimpico, le forze dell’ordine entrarono nel settore in un modo particolare e generarono fortissima tensione sugli spalti. Come riportato dall’avvocato Lorenzo Contucci, a dieci anni di distanza tutti i tifosi della Roma coinvolti sono stati assolti in appello: tre per non aver commesso il fatto e gli altri per prescrizione.