Nuovo stadio a Pietralata: via all’ultima fase dell’iter per approvare il progetto

Attesa finita. I tecnici della Roma, coordinati da Lucio Bernabé, dopo giorni di aggiustamenti e correzioni hanno inviato ieri mattina una tripla pec: al commissario straordinario per gli stadio Uefa 2032, al Comune di Roma e alla Regione Lazio. Nella pec c’è il progetto definitivo dello stadio giallorosso a Pietralata e la richiesta di far partire l’iter di approvazione finale: conferenza di servizi decisoria e procedimento autorizzatorio unico regionale, il Paur. Con questo passaggio si apre, dopo mesi di attesa, l’ultimo miglior, quello che, se andrà tutto bene, chiuderà l’iter amministrativo del progetto e condurrà all’avvio dei cantieri veri e propri. Come detto, il destinatario principale della pc è il commissario straordinari. Per usare la definizione ufficiale, è il commissario «per la realizzazione e il compimento delle opere necessarie strettamente funzionali allo svolgimento della fase finale del campionato europeo di calcio “Uefa Euro 2032” e in materia di impianti sportivi, nominato con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del registrato dalla Corte dei Conti il 30 marzo 2026, nella persona dell’ingegner Massimo Sessa».

In queste settimane, dalla formalizzazione della nomina, Sessa è stato impegnato con Comune e Regione per redigere una convenzione, una sorta di contratto, per specificare in modo chiaro quali saranno le procedure da seguire. Nel testo della convenzione (che nei prossimi giorni dovrà essere “ratificato” dalla Giunta comunale e da quella regionale), si legge: «tra i compiti assegnati al Commissario Straordinario per gli stadi rientra, in via prioritaria, il completamento dell’iter autorizzativo per la realizzazione del nuovo stadio di calcio dell’A.S. Roma in località Pietralata» e che la convenzione «disciplina il rapporto di collaborazione tra il Commissario Straordinario del Governo, la Regione Lazio e Roma Capitale, che operano anche a supporto e in avvalimento del Commissario Straordinario».

Fra i compiti del Commissario rientrano «l’indirizzo, il coordinamento e l’attuazione degli interventi relativi al nuovo stadio di calcio della A.S Roma; il completamento dell’iter procedimentale del nuovo stadio di Pietralata, con specifico riferimento alla fase del Procedimento Ambientale Autorizzativo Unico Regionale e della Conferenza di Servizi decisoria, nonché a tutti gli adempimenti conse-guenti; e ogni ulteriore attività di supporto tecnico-ammini-strativo, urbanistico, infrastrutturale e gestionale necessaria alla realizzazione dello stadio e all’esercizio delle funzioni commissariali nell’ambito del territorio di Roma Capitale». […]

Ora, con l’arrivo della pec, il Commissario straordinario dovrà far partire le convocazioni per la conferenza di servizi e quelle per la valutazione di impatto ambientale. La previsione è a stretto giro possa avere luogo la prima seduta – probabilmente fisica e nella sala del Consiglio superiore del Lavori pubblici di via Nomentana – per poi proseguire con eventuali sedute in videoconferenza e con lo scambio di documenti e pareri. […]

Formalmente, la conferenza può durare al massimo 90 giorni con una sola possibilità di proroga per un massimo di altri 30 giorni. Il commissariamento, però, potrebbe abbreviare (e non di poco) questi tempi.

(Il Messaggero)

Totti fa gol anche alla Lum. “Il calcio ha scordato Berlino Chanel? Si è fatta da sola”

Quando Francesco Totti è entrato nell’aula magna Torre Aldo Rossi della Lum a Casamassima i cori sono partiti spontanei. Quelli da curva, quelli che non ti aspetti dentro un’università. Ha alzato una mano, ha sorriso con il piglio calmo di chi alle ovazioni ci è abituato da più di trent’anni. Accanto a lui c’erano Bruno Conti e Vincent Candela, altri due pezzi di storia giallorossa e del calcio italiano. Erano in centinaia e non bastavano i posti a sedere. Tanti sono rimasti in piedi, addossati alle pareti o accalcati in fondo alla sala, con le sciarpe e le magliette della Roma. […]

Totti non ha mai amato i discorsi astratti e anche stavolta è andato dritto al dunque. Le pressioni, ha detto, «non le ho mai subite davvero. Non perché fossi immune, semplicemente conoscevo i miei mezzi». Poi i successi. Uno su tutti, il Mondiale del 2006. Il tono si è fatto allora malinconico: «Quel risultato non avrebbe dovuto restare fermo come un monumento. Avrebbe dovuto generare altra fame, altri obiettivi». Invece qualcosa, dopo quella notte di Berlino, si è inceppato nel meccanismo: «Ci sono bambini che non hanno mai visto l’Italia ai Mondiali. Siamo un Paese che deve sentire l’urgenza di ritrovare se stesso».

L’ex capitano giallorosso ha parlato anche del suo rapporto con Bari: «Per me significa soprattutto parlare di Antonio Cassano. Non so se lo conoscete, ma è meglio di quello che sembra». Risate. Poi, più serio: «Piaccia o non piaccia, è stato un esempio: partito da zero, è arrivato sul tetto del mondo». A seguire, l’aneddoto: Cassano era ospite a casa sua, perse un assegno e lo accusò di averlo rubato. Non si parlarono per venti giorni. «Gli dissi: anche se te l’avessi rubato, cosa avrei dovuto farci? Io guadagnavo più di lui». […]

L’intimità è venuta nel finale. Totti ha tirato in ballo sua figlia Chanel, la sua vittoria a Pechino Express. «Quando sei figlio di qualcuno che ha fatto cose importanti, la gente parte prevenuta. Chanel ha dovuto guadagnarsi ogni cosa da sola». Una pausa. «Ma questo vale per tutti. Puoi avere il nome giusto, la famiglia giusta, ma se non ci metti qualcosa di tuo, non vai da nessuna parte».

(Repubblica Bari)

Conti, la ricetta per risorgere «Bisogna assolutamente riscoprire i nostri vivai»

Creatività e fantasia. Maestro dell’uno contro uno e del cross. Un sinistro che «cantava» e una generosità innata. Palla al piede imprendibile. Bruno Conti in mezzo al campo era tutto questo. Croce per gli avversari e delizia per chi lo aveva dalla propria parte. Tanto forte che per lui si scomodò perfino un certo Pelé, il calciatore più forte mai esistito su questo pianeta, che dopo il Mondiale vinto dagli Azzurri nel 1982, non esitò a incoronare il romanista quale suo successore. […] Ma quando «BrunoConti» (si, tutto attaccato come piace ai tifosi) sale sul palco per «Campioni in Aula – Sport, valori e futuro», l’evento della rassegna «Lum Talks», l’aula magna della Torre «Aldo Rossi» si trasforma in una bolgia. Se gli studenti riservano una tale accoglienza ad un calciatore che in effetti non hanno mai visto giocare, non può che esserci una spiegazione. E cioè che il «7» giallorosso nella sua vita, calcistica e non, ha saputo seminare simpatia, saggezza, umiltà condite da tanta allegria. Il campione di tutti, nel vero senso della parola.

Da un Nazionale che resta scolpito nella storia del calcio italiano, a una Nazionale che anch’essa resta scolpita nella storia del calcio italiano per motivi diametralmente opposti. Se Bruno Conti è la faccia vincente, l’attuale Azzurro è la faccia scolorita del calcio di casa nostra. Il «tornante» romanista scatta una foto impietosa e indica, lui mago dei giovani (coordinatore delle squadre giovanili romaniste), la ricetta per provare a svoltare: «Non è una bella cosa non essere presenti ai Mondiali per la terza volta consecutiva. Ma questa è la dimostrazione che bisogna assolutamente cominciare a riscoprire i nostri vivai, a dare fiducia ai nostri giovani. Io non ho nulla contro gli stranieri, ci mancherebbe altro. Ma credo anche che bisogna ricominciare a credere a quello che di buono abbiamo qui in casa nostra e quindi riprendere un certo tipo di lavoro. Oggi vediamo che si dà più importanza al fisico che alla tecnica, il calcio odierno è di un tatticismo esasperato e si fa fatica a vedere con frequenza il famoso uno contro uno. Bisogna ricominciare a lavorare in maniera diversa. Dico sempre che le società devono investire maggiormente sul settore giovanile per riportare sia le squadre di club che le nazionali a un livello più alto. Ma anche avere pazienza, saper aspettare il ragazzo». […]

Nel suo viaggio a ritroso, Conti non dimentica due tracce decisive: «La mia famiglia aveva origini umili, mio padre era muratore. Io ho inseguito con tenacia il mio sogno, dicevano che ero piccolino e invece con tenacia e carattere sono riuscito a giocare in Serie A. Ecco, nella vita non si deve mai mollare. Fra le mille cose belle che ho vissuto in tanti anni di pallone, non dimentico neppure la delusione della Coppa Campioni persa in casa, all’Olimpico contro il Liverpool, in quel maledetto 30 maggio 1984».

(Corriere del Mezzogiorno)

A Verona con Ryan. La Roma non è sola

Giorni decisivi per il futuro della Roma in campo e fuori. Tutto o quasi passa da Verona, l’attesa non è paragonabile a quella di sedici anni fa, stesso stadio, avversario diverso (il Chievo) e soprattutto un obiettivo più prestigioso. In quel caso i giallorossi lottavano per lo Scudetto, domenica per un posto in Champions.

Non potranno esserci 18mila romanisti come nel 2010 ma una mini-invasione simile a quella di Parma e prevista, con i tanti tifosi che abitano in giro per l’Italia pronti a viaggiare. E potrebbe anche esserci Ryan Friedkin, condizionale d’obbligo ma il vicepresidente ha voglia di essere al fianco della squadra. C’è lui al comando del club in questo momento e ieri è andato in scena un altro vertice con Gasperini, anzi due. Il primo breve prima dell’allena-mento, un altro più approfondito nel pomeriggio. Sul tavolo due temi: il nuovo direttore sportivo e le cessioni. In pole c’è D’Amico, piace anche al Milan ma il possibile addio di Furlani potrebbe cambiare le carte in tavola. […]

Non c’è solo D’Amico nella lista dei Fried-kin, il piano B porta a Paratici. Solamente sei mesi fa ha firmato con la Fiorentina per questo la strada è più complicata, più distanti Sogliano e Tognozzi. […]

Almeno un big partirà e il più vicino all’addio è Koné. Nelle settimane scorse è stato offerto all’Atletico Madrid che per il momento non ha affondato il col-po, piace a Inter, Paris Saint Germain e Newcastle. Quella di Verona per lui potrebbe essere l’ultima con la maglia giallorossa. […]

Nelle stanze di Trigoria si delinea il futuro e il programma estivo. La Roma si radunerà intorno al 14 luglio, la seconda parte del ritiro si svolgerà fuori dall’Italia. L’ipotesi Germania è quella più accreditata e il club ha già parlato con alcune squadre per fissare delle amichevoli. Poi, altre due opzioni: Svizzera e Olanda, scartate le tournée in giro per il mondo. Un po’ di fresco prima dell’inizio del campionato.

(Il Messaggero)

Il miglior attacco è la difesa

Abbiamo visto tante Roma in questa stagione; quella che faticava a segnare, ma subiva poco e Svilar era insuperabile. Quella che ha trovato con maggiore facilità, e con Malen in più, la via della rete nella seconda parte del campionato, cominciando a concedere qualcosa là dietro, con Mile più incerto rispetto ai primi cinque mesi. Abbiamo visto pure la trasformazione dei difensori, che oltre a proteggere la porta di Svilar, hanno pure contribuito in termini di gol alla rincorsa della Roma verso un posto in Champions League. Ognuno di loro in qualche modo è stato decisivo sotto porta, nel pacchetto arretrato solo Ghilardi, Tsimikas e Angeliño non sono andati in rete. E questo è tutto molto gasperiniano: sappiamo bene quanto le reti dei difensori hanno contribuito alle fortune della sua Atalanta, da Toloi a Gosens, tanto per fare un paio di esempi. Sono stati determinanti, ad esempio, le reti dei vari Mancini, Ndicka ed Hermoso nei momenti caldi.

Mancio di reti, in quest’annata è arrivato a cinque dopo la doppietta contro la Lazio (gli altri due in campionato con Inter e Fiorentina, più con il Nizza all’esordio in turopa, cosa mai accaduta per un difensore nel derby della Capitale. Tolto Malen, che fa storia a sé, e Soulé, che per la prima parte della stagione ha trascinato la Roma con sette reti, Gianluca ha segnato come Ferguson e due reti più di Dovbyk, i due centravanti con cui la Roma ha cominciato la stagione e che da gennaio in poi sono spariti dopo i rispettivi interventi chiururgici. […]

Cinque reti, come Mancio, le hanno messe a segno anche Ndicka (tre in campionato e due in Europa League) e Wesley (cinque in serie A, sempre pesanti, con Bologna, Cremonese, Como, Juve e Fiorentina). Il vice del trio da cinque, è Hermoso, che ha messo a segno quattro reti, uno in più di Dovbyk e Dybala e uno in meno di Ferguson. […]

Tutto questo per dire, che Malen (14 reti in totale) e Soulé non possono bastare se si vuole alzare il livello generale della squadra: ai gol attuali, 57, aumentati esponenzialmente dopo il girone di andata con la presenza di Malen, ne vanno aggiunti tanti altri (l’Inter ne ha 86). Serve là davanti gente con maggiore spessore sotto porta, non a caso Gasp si augura di avere nella prossima stagione almeno altri due ali (alla Malen) forti oltre a un Dybala più continuo, oltre che un vice di Donyell più esperto di Vaz, che è del 2007. […]

Insomma, ciò che è soprattutto mancato alla squadra di Gasperini, ed è l’indicazione per il prossimo mercato, è il gol del centrocampista. Cristante ne ha segnati due (con Fiorentina e Cremonese), così come Koné (Genoa e Sassuolo), El Aynaoui (Bologna e Midtjylland). Pisilli ne ha messi a segno 4, due in campionato (Cremonese e Fiorentina) e due in Europa League (Stoccarda). Il “bomber” dei centrocampisti, anche se centrocampista lo è fino a un certo punto, è Pellegrini: sette reti in totale. […]

(Il Messaggero)

150 milioni il tesoro Champions. Un sacrificio, i ricavi e le risorse di Friedkin per almeno tre titolari

Alla Roma nessuno fa più i conti senza l’oste. Con Ryan Friedkin presente in sede e operativo su ogni tematica – dal nuovo ds agli staff, fino al mercato e allo stadio – i calcoli spettano soltanto a lui, senza filtri né intermediari e soprattutto senza «quella gente che riporta le cose e volontariamente o involontariamente cambia le opinioni», come ha ricordato Gasperini alla vigilia del derby. Friedkin Jr ha trasformato Gasp nell’epicentro del progetto, che però non cambierà la sua visione: neppure la Champions farà uscire la Roma dai binari di una sostenibilità imposta dall’Uefa ma anche voluta. Vincere con i conti in ordine resta la stella polare da seguire.

Nel frattempo, sarebbe emerso il dettaglio della cifra del tesoretto dedicato al mercato in caso di conquista del 4° posto domenica a Verona. Ryan darebbe al nuovo direttore sportivo (Massara, come spieghiamo a parte, è in uscita) circa 150 milioni da investire tra risorse legate alla grande coppa, soldi generati da almeno un paio di cessioni ed esborso diretto della proprietà. […]

Con i 150 milioni di liquidità la Roma conta di regalare a Gasperini almeno tre titolari e un quarto elemento jolly. Un esterno (destro o sinistro), un centrocampista e un attaccante esterno abile nel dribbling per cominciare. Poi magari un vice Malen. Oppure, se Dovbyk dovesse restare (per mancanza di offerte), un altro trequartista da aggiungere alla batteria con Soulé e Dybala-Pellegrini, quest’ultimi i calciatori a scadenza imminente che il tecnico ha chiesto di confermare.

Freuler a parametro zero dal Bologna fa gola. Come Schlager del Lipsia. Se partisse Koné, però, non basterebbe solo uno svincolato in mezzo al campo. A proposito di Lipsia: alla Roma piace l’ala offensiva Nusa, anche se il preferito in quel reparto resta Kerim Alajbegovic. Il padre del bosniaco ha già incontrato Mas-sara e il Bayer dopo averlo riscattato può cederlo per 30-35 milioni. Un altro profilo seguitissimo per la trequarti è quello di Brandt, che si svincolerà tra pochi giorni dal Dortmund. Per le fasce da Trigoria hanno sondato Culbreath (Leverkusen) e Carlos Augusto (Inter). Prima di ogni possibile assalto va conquistata la Champions, poi sarà possibile godere dei suoi benefici.

(corsport)

Via libera per Koné. La Roma lo sacrifica, l’Inter tenta l’assalto. Il nodo-valutazione

Via libera per Koné. La Roma, infatti, ha ormai deciso che il francese è il “candidato forte” per essere sacrificato sull’altare del Fair Play Finanziario entro il prossimo 30 giugno. Tuttavia, dietro la scelta, oltre le ovvie ragioni economiche, c’è anche altro. Vale a dire valutazioni tecniche e anche alcune incomprensioni con Gasperini. Nelle idee del tecnico giallorosso, in una ipotetica mediana a due, oltre ad un centrocampista più portato alla fase difensiva ce ne vuole un altro con una maggiore predisposizione offensiva e a segnare. Così, avendo già Cristante con certe caratteristiche, il tandem con il francese, in prospettiva, non sarebbe proprio l’ideale. In aggiunta, non può essere trascurato ciò che è accaduto sabato alla vigilia del derby. Koné ha avvertito un fastidio muscolare durante la rifinitura e ha finito per rimanere fuori dalla partita. Non è da escludere che che, magari, con un pensiero al Mondiale, non abbia fatto uno sforzo in più per mettersi a disposizione. Intanto, Gasp l’ha notato…

Koné all’Inter, quindi? Beh, alla luce delle ultime evoluzioni, si puó dire che è uno scenario che sta assumendo sempre più consistenza. Poi, non è scontato che si concretizzi. Le variabili non mancano, infatti. A cominciare dal prezzo. Quanto vuole la Roma per il suo centrocampista? Si parla di non meno di 40 milioni, anzi di una cifra più vicina ai 50, magari da raggiungere con i bonus. Ebbene, per l’Inter è una valutazione adeguata? La premessa è che la scorsa estate, i club nerazzurro aveva, di fatto, acquistato Koné per 35 milioni più bonus. Poi, la Roma si è tirata indietro ed è saltato tutto. E’ da capire, quindi, se a distanza di quasi un anno, con 1iruoli che si sono parzialmente invertiti – è la società capitolina che, avendone la necessità, spinge per vendere -, in viale Liberazione accetteranno di spendere una cifra più alta.

Probabile, comunque, che già nei prossimi giorni ci saranno sviluppi in questo senso. Koné e il profilo ideale cercato da Chivu e dall’Inter. Il tecnico rumeno lo aveva già indicato un anno fa e i suoi pensieri non sono cambiati. Nel centrocampo nerazzurro non esiste un elemento con le caratteristiche del francese e prenderlo significherebbe colmare quel vuoto. […]

(corsport)

I 30 anni di Mancini. Maturità t’avessi avuto…

Maturità, t’avessi avuto prima… Rivisitiamo Antonello Venditti, tifoso romanista, per il romanista Gianluca Mancini. Il quale a trent’anni – li ha compiuti a luglio – ha raggiunto un equilibrio che lo ha trasformato. Dov’è finito il ragazzone che spesso in campo perdeva la testa, litigava con chiunque gli passasse accanto, faceva collezione di baruffe? Non c’è più, per fortuna.

Oggi Mancini è un difensore di una completezza rara per il nostro campionato: efficace in copertura, nel rispetto della tradizione italica, e abile anche in fase offensiva. Nel derby se n’è avuta conferma: ha segnato addirittura una doppietta, un’impresa per uno stopper (un tempo quelli come lui si chiamavano così) in una partita speciale e importantissima. L’ha fatto – pensiamo – anche perché adesso non spreca più energie nervose in inutili risse verbali, né si distrae prendendosela con avversari e arbitri. Certo, poi se c’è un groviglio di calciatori che bisticciano lui si butta in mezzo, com’è successo a fine derby.

Ma il nuovo Gianluca batte sempre il vecchio Mancini, e riesce a venire fuori dal caos senza cartellini. Chi l’avrebbe detto qualche tempo fa? […]

(Gasport)

C’è il divieto di trasferta. Solo in 1500 al Bentegodi per il sogno Champions

Sedici anni fa l’esodo per la rincorsa scudetto: stavolta, niente viaggi della speranza. Ma solo un Olimpico “in miniatura” a Verona. I biglietti del settore ospiti dello stadio dell’Hellas sono stati polverizzati ieri in meno di un’ora. E i 1.500 tifosi giallorossi non residenti nella provincia di Roma che sono riusciti nell’impresa di comprarli racconteranno domenica sera, dopo Verona-Roma che vale la Champions, di aver assistito ad un evento “esclusivo” per pochi fortunati. Perché gli altri sostenitori residenti nella Capitale, cui da gennaio sono vietate le trasferte in seguito agli scontri di gennaio con gli ultrà della Fiorentina sull’A1, potranno inseguire il sogno Champions guardando Mancini e compagni solo in tv o sui maxischermi che verranno allestiti in città.

Perché non ci saranno deroghe. Nessuna apertura straordinaria, nonostante la grande e comprensibile voglia di esodo registrata nelle ultime ore, via radio e via social, da parte dei tifosi della Curva Sud e non solo dopo la vittoria del derby e una Champions ad un passo, che ora dipende solo da giallorossi. […]

La Roma, comunque, non sarà sola al Bentegodi. I 1.500 del settore ospiti non avranno i decibel degli oltre 15 mila di sedici anni fa per Chievo-Roma per l’ultimo assalto allo scudetto (l’Inter giocava a Siena), ma urleranno lo stesso a squarciagola per spingere la squadra di Gasperini in Champions. In caso di festa, l’altro “esodo” si registrerà – superfluo a dirlo – all’aeroporto di Fiumicino, dove la squadra sarà attesa nella notte dopo la trasferta a Verona. Un “sold out”, quello sì, annunciato…

(Gasport)

Cristante entra nella storia. A Verona raggiunge Masetti

L’entrata nella top ten e il pass per quella Champions che manca da sette anni. Bryan Cristante a Verona vivrà una di quelle domeniche da mettere nell’album dei ricordi. Il capitano, infatti, taglierà il traguardo delle 364 presenze agguantando una leggenda come Guido Masetti (il mitico portiere di Campo Testaccio) al decimo posto della classifica dei giocatori con più partite giocate in assoluto nella storia romanista.

E soprattutto cercherà di ottenere il pass per la Champions che nella Capitale lo ha visto protagonista solo nella stagione 2018-2019. Ad oggi Cristante è l’unico centrocampista sicuro di una maglia a Verona. Koné, infatti, ieri ha svolto personalizzato sul campo nel tentativo di recuperare in extremis. Difficile possa farlo dal primo minuto. Stesso discorso per Pellegrini, che si è sottoposto a terapie. […]

(Gasport)