Roma, la regia di Dan: dal DS ai rinnovi, il giovane Friedkin ha preso il comando

Mercato, direttore sportivo, rinnovi e stadio. Sono tanti i temi sul tavolo di Ryan Friedkin, l’uomo che in questo momento si è messo alla cloche di comando e sta guidando la Roma verso la prossima stagione. Il rampollo di famiglia, direbbe qualcuno, di certo un vicepresidente assai operativo. Anche se poi, a conti fatti, la parola di Dan pesa come un macigno, di certo c’è che Ryan da tempo sta gestendo il club in prima persona. Molto più del padre, che l’ultima volta che è stato avvistato a Roma è stato lo scorso ottobre, quando in un albergo dei Parioli ha partecipato all’assemblea della EFC (European Football Clubs). Insomma, se Dan resta sempre l’uomo che decide, Ryan adesso è il vero regista.

Ryan anche ieri era a Trigoria e sta lavorando, appunto, su tanti tavoli. Ad iniziare da quello del direttore sportivo, dove vorrebbe lasciare una traccia definitiva in questi giorni, prima di lasciare la Capitale, per permettere magari al club di annunciare la scelta subito dopo Verona-Roma, alla fine della stagione giallorossa. Considerando che la pista Manna sembra essersi arenata (ma nel calcio mai dire mai…), le due candidature in pole adesso sono quelle di Tony D’Amico e Sean Sogliano. […]

Con Gasp, però, in questi giorni si sta ragionando anche di mercato e di come poter rinforzare la squadra attuale. L’allenatore ha chiesto come priorità tre giocatori: un esterno sinistro a tutta fascia che possa permettergli di riportare Wesley a destra e due trequartisti. I nomi? In avanti al mister piacciono tanto Nusa, Summerville, Ndoye e Greenwood. Certo, per tutti e tre servirebbero investimenti sostanziosi (dai 30-35 in su), ma gli eventuali introiti della Champions aiuterebbero, in tal senso.

La partecipazione alla coppa dei grandi, infatti, garantirebbe alla Roma almeno circa 60 milioni: 43,5 dal fatto di esserci, più gli eventuali incassi delle 4 partite interne (compresi in una forbice da 14 a 17 milioni). A cui aggiungere poi tutti gli altri bonus legati al rendimento ed all’eventuale percorso nella coppa.

Ma se le nuove pedine sono l’obiettivo, i rinnovi sono il pane quotidiano. […] Si parla sostanzialmente di Dybala (su cui sembra esserci anche l’ombra della Premier), Pellegrini e Celik, tutti in scadenza il 30 giugno prossimo. Ma anche Mancini e Cristante, i cui rinnovi erano pronti da tempo ma sono stati poi “congelati” subito dopo il capitombolo in casa dell’Inter per 5-2. […]

(Gasport)

Caso Report, Bosco: «Nessuna ombra su Wesley e Bailey»

IL TEMPO (G. TURCHETTI) – Pietro Scala è finito al centro di un’inchiesta di Report per il suo coinvolgimento nelle operazioni legate a Wesley e Bailey. Christian Bosco, Presidente dell’IAFA (Italian Association of Football Agents) ha fatto chiarezza sulla professione dell’agente sportivo.

Che idea si è fatto della promo del servizio di Report riguardante Pietro Scala?

«Sulla base delle sole informazioni emerse dalla promo del servizio, ritengo che ci possa essere stata un’erronea interpretazione delle norme cogenti. Scala risulta in possesso da anni della qualifica professionale necessaria per esercitare in Italia ed è regolarmente iscritto al preposto registro nazionale presso il CONI. In questo caso, quindi, la Roma ha pienamente diritto di avvalersi della sua consulenza anche per la contrattualizzazione ed il tesseramento di calciatori provenienti dall’estero».

Per operare in Italia quali requisiti deve avere un agente?

«Il percorso abilitativo nazionale prevede una prova generale presso il CONI, articolata in una fase scritta ed una orale, e successivamente un esame specialistico presso una o più Federazioni nell’ambito delle quali si intende operare. Questo percorso può essere intrapreso anche da un cittadino straniero legittimamente residente in Italia».

Che differenza c’è tra le abilitazioni CONI e FIGC e la licenza FIFA?

«Un agente sportivo può operare in Italia attraverso l’iscrizione al Registro Nazionale presso il CONI. La licenza FIFA si configura come una certificazione privata che viene conseguita tramite un quiz online e non prevede il possesso di un diploma di scuola superiore, né di una formazione preliminare».

Come avviene l’intermediazione in un’operazione con l’estero e quali sono le varie casistiche?

«Ad oggi, la FIFA impone la registrazione sulla propria piattaforma. Ciò non toglie che un soggetto interno all’ordinamento nazionale possa indipendentemente avvalersi dei servizi professionali di un agente sportivo CONI per l’assistenza e la consulenza relativa al tesseramento e alla contrattualizzazione di un calciatore proveniente dall’estero. Il legislatore italiano, poi, ha trovato una soluzione adeguatrice che consente ai soggetti stranieri, non in possesso dei prescritti requisiti professionali, di svolgere ugualmente un’analoga attività sul territorio nazionale, attraverso una applicazione sui generis dell’istituto della “domiciliazione”. Tali soggetti, quindi, possono operare in via temporanea ed in regime di collaborazione con un agente sportivo professionista iscritto nelle sezioni “or-dinari” o “stabiliti” del registro CONI».

Vi aspettate che CONI e FIGC implementino i propri regolamenti prima del mercato estivo?

«Il D.P.C.M. n. 218/2025, pienamente in vigore dal 3 febbraio 2026, funge già da regolamento per l’esercizio dell’attività. Prima della pubblicazione, infatti, ha superato il vaglio di legittimità da parte del Consiglio di Stato, della Corte dei conti, dell’Autorità Garante per la concorrenza ed il mercato, del Garante della privacy. Ciò significa che il CONI dovrà conformare ed integrare quanto prima il suo regolamento, che sarà poi mutuato dalle federazioni sportive nazionali interessate. Siamo fiduciosi che il perfezionamento della regolamentazione di secondo livello possa avvenire prima dell’inizio della prossima sessione di calciomercato».

Quali sono i reali problemi che affliggono il mondo degli agenti sportivi?

«Voglio evidenziare l’abusivismo che continua a proliferare, nonostante in Italia sia vigente una legge professionale. Purtroppo, i principali fruitori dei servizi degli agenti sportivi spesso continuano a dare credito a soggetti non autorizzati. Soltanto attraverso un grande lavoro di informazione da parte delle rappresentanze degli stakeholders di settore e una rigida applicazione del regime disciplinare e sanzionatorio previsto del legislatore si comincerà ad arginare questa vera e propria piaga».

Ritiene che in futuro sarà possibile risolvere tali problematiche così da avere più trasparenza nel settore?

«Italia e Francia, da anni, perseguono la professionalizzazione del settore rispettando i principi di legalità e trasparenza. Auspichiamo che tali esempi siano seguiti dagli altri paesi europei sulla base di possibili interventi ad hoc da parte del Parlamento e della Commissione U.E.».

Difensori goleador: diecireti dal terzetto titolare

Non solo Malen. Tra i tratti distintivi della Roma di Gasperini c’è sicuramente quello della partecipazione al gol. Soprattutto nella seconda parte di stagione, dopo un inizio balbettante dal punto di vista della media gol, i giallorossi nella seconda parte di stagione hanno migliorato i numeri e dopo il bomber olandese, Soulé (trascinatore del girone d’andata) e Wesley, ecco i difensori.

Non è un inedito per il tecnico piemontese che anche all’Atalanta ha sempre avuto buoni numeri realizzativi dal terzetto difensivo. Mancini, N’Dicka ed Hermoso, ovvero i titolari della retroguardia giallorossa, hanno raggiunto la doppia cifra in campionato. Dieci gol totali di cui 4 da Mancini e 3 rispettivamente dall’ivoriano e lo spagnolo. Tolto il gol contro il Parma dell’ex Atletico, curiosamente, tutti sono arrivati nel girone di ritorno. Dati che dimostrano sia la partecipazione totale della squadra alla manovra offensiva, sia l’abilità sui calci piazzati che in alcune gare chiave, come il derby, ha fatto la differenza.

A mancare sono stati i gol dei centrocampisti con qualche gioia sparsa per Cristante, Konè e Pisilli e il contributo di Pellegrini che ha calciato anche qualche rigore. Ma la pericolosità dei centrali difensivi a disposizione di Gasperini è stata una delle armi in più, soprattutto nella risalita finale dopo un inverno tra alti e diversi bassi. In queste ultime settimane la Roma è tornata a subire anche meno rispetto al recente passato a dimostrazione che la qualità nella difesa individuale resta.

La Roma ha fame di Champions. Gasperini tiene alta la tensione

IL TEMPO (L. PES) – Tutti vogliono la Champions. Tra chi è abituato a giocarla, chi non l’ha mai vissuta sulla propria pelle e chi la aspetta da tanti anni. È un avvicinamento affamato quello della Roma all’ultima partita di campionato in programma domenica a Verona, in una serata che dopo diverse stagioni vede i giallorossi padroni del proprio destino. L’ultima volta nell’Europa dei grandi fu nel 2018 quando la Roma allenata da Di Francesco chiuse terza a 77 punti un campionato dove il pass Champions arrivò con una giornata d’anticipo, fatalità proprio grazie al ko di Spalletti, allora all’Inter, contro il Sassuolo. L’ultima stagione col brivido finale fu quella precedente, proprio con Lucio sulla panchina giallorossa che, nell’ultima di Totti all’Olimpico, si guadagnò il secondo posto (allora in Champions andavano le prime due più la terza qualificata ai playoff) col record di punti della storia del club.

Oggi è tutto diverso, o quasi. Spalletti è ancora un avversario e ancora una sua caduta casalinga alla penultima può favorire la Roma. Ma niente è scontato. Per questo Gasp tiene alta la concentrazione a Trigoria fin dal primo allenamento della ripresa di ieri. Lui è stato il primo a crederci da sempre, anche quando sembrava un obiettivo sfumato. Troppo abituato ad una lotta così aperta e imprevedibi-le, e anche voglioso di tornare a calcare un palcoscenico prestigioso che si è spesso e volentieri guadagnato con l’Atalanta. I Friedkin a inizio stagione non avevano chiesto il quarto posto come obiettivo, ma il tecnico piemontese ha da subito alzato l’asticella. E i giocatori l’hanno seguito. Anche perché in tanti sognano di ascoltare la famosa «musichetta».

Tra chi è qui da una vita e chi vorrebbe riassaporare la magia delle notti europee, anche tra i calciatori la concentrazione è massima per raggiungere l’obiettivo. Pellegrini e Cristante sono gli unici superstiti insieme ad El Shaarawy che però saluterà a fine stagione, dell’ultima Champions giocata dalla Roma. Mancini, invece, quelle serate da calciatore ancora non le ha vissute e la sua attesa è certamente febbrile, soprattutto dopo la lunga militanza in giallorosso. C’è poi Dybala che in coppa dei campioni ha saputo regalare colpi da fuoriclasse e che, nei discorsi di rinnovo che proseguono, avrebbe certamente un motivo in più per dire sì con la squadra in Champions. Per non parlare di calciatori più giovani come Pisilli, Wesley o Soulé (che in realtà ha esordito con la Juve) ancora più motivati a immaginare un futuro di alto livello con questo club.

Al Bentegodi il tecnico dovrà fare a meno di Wesley squalificato e di N’Dicka infortunato. Mentre Koné e Pellegrini proveranno ad esserci per l’ultimo sforzo stagionale. Buone sensazioni per il francese che già ieri ha svolto lavoro sul campo e oggi punta al rientro in gruppo. Meno chance per l’ex capitano che ieri era ancora out. Anche Venturino verso il rientro con i compagni.

Nel frattempo a Trigoria proseguono i colloqui tra Gasperini e Ryan Friedkin per pianificare il futuro. Sul tavolo i rinnovi, la scelta del ds e il settore giovanile. A proposito di quest’ultimo settore, è sfumata definitivamente la candidatura di Sbravati che lavorerà con Giuntoli all’Atalanta. Sul fronte direttore sportivo, invece, sempre in piedi le ipotesi D’Amico e Sogliano, così come il nome di Tognozzi che nelle ultime ore ha raggiunto l’Italia.

Tesoro Roma: Champions, 60 milioni per un mercato da top

LEGGO (F. BALZANI) – Evitare una fatal Verona e poi avviare un piano da scudetto. La Roma domenica al Bentegodi deve conquistare gli ultimi punti che certificherebbero il ritorno in Champions dopo sette anni e che permetterebbero ai Friedkin di poter osare di più sul merca-o. L’ingresso garantirebbe 43,5 milioni di euro, a cui aggiungere gli incassi delle 4 partite casa-inghe, circa 16-17 milioni. Tornare in Champions, insomma, porterebbe quasi 60 milioni.

A quel punto sarebbe più facile soddisfare le richieste di Gasp che ieri ha incontrato di nuovo Ryan Friedkin per fare il punto della situazione. Quattro gli acquisti “alla Malen” che il tecnico vorrebbe. Un target di calciatori tra i 25 e i 30 milioni, dallo stipendio alla portata e con tanta fame. I ruoli sono stati già individuati: un esterno sinistro e tre attaccanti al netto delle cessioni ovviamente. Tra i nomi in lista: Greenwood, Nusa, Summerville e Luciano Juba del Bahia. E alla prossima settimana sono slittati anche i rinnovi di Dybala, Pellegrini e Celik. Di tutto si occuperà Ryan a cui papà Dan ha dato pieni poteri e che resterà a Trigoria più a lungo questa volta.

Di certo fino alla scelta del direttore sportivo, prima pietra per la costruzione della nuova Roma. Al momento ci sono due profili preferiti: D’Amico e Paratici, entrambi corteggiati anche dal Milan. In seconda fila Sogliano e Tognozzi mentre per il settore giovanile rispunta il ritorno di Vergine. La scelta sarà presa entro la fine del campionato, poi si parlera anche di Totti che ieri a Bari ha scherzato: «Quando torno a Roma? Domani».

Prima di tutto, va ribadito, c’è la sfida col Verona in cui Gasp dovrà fare a meno di Ndicka, Wesley e probabilmente Koné. Ci sarà Dybala che è pronto a firmare il rinnovo per un’altra stagione, da colmare ancora un piccolo gap sullo stipendio ma le sensazioni sono positive.

Gervasoni 4 ore dal PM. I testimoni non parlano di arbitri “sgraditi”

Quattro ore di interrogatorio. Filmati, audio, intercettazioni. Ieri è stato il giorno di Andrea Gervasoni, sentito a lungo dal pm Maurizio Ascione in una sede della Guardia di Finanza a Milano. È arrivato a bordo di un taxi poco prima delle 10.30 ed è uscito intorno alle 15. L’ex supervisore Var, che si è autosospeso sabato scorso insieme a Rocchi, è accusato di aver interferito sul rigore concesso e poi tolto via monitor al Modena durante la partita con la Salernitana dell’8 marzo 2025. Il pm in queste quattro ore avrebbe fatto vedere i filmati degli episodi dubbi e gli avrebbe fatto ascoltare due audio, successivi a quella gara, intercettati: il primo riporterebbe una conversazione tra due persone del mondo arbitrale che menzionano Gervasoni, mentre il secondo racconterebbe di una conversazione tra l’ex supervisore e un’altra persona appartenente al suo stesso settore. […]

«Abbiamo chiarito come Gervasoni non abbia interferito in nessun modo nella circostanza del rigore – ha chiarito il suo legale Michele Ducci – anche perché si trovava in un’altra palazzina. Era a seguire la Serie A e non la B». Una distanza fisica – tra le palazzine corrono alcuni metri, inconciliabili con la presunta ingerenza nella sala Var – che lo renderebbe estraneo, a suo dire, alle polemiche per quel rigore. L’avvocato avrebbe inoltre presentato la planimetria, proprio per giustificare l’impossibilità che Gervasoni si trovasse in quella stanza in quel momento. Ora la palla passa agli inquirenti.

Il pm ha tirato fuori anche l’episodio tanto discusso di Inter-Roma. Quel rigore non assegnato dopo un presunto fallo di Ndicka sul nerazzurro Bisseck. Davanti al pm Ascione, l’ex arbitro avrebbe affermato che è stato un «erroraccio del Var», ma non c’è stata alcuna ingerenza. Anzi, che ci sarebbe stato un “briefing arbitrale” proprio su quel caso, che è stato punito giustamente con votazioni negative per i protagonisti.

Nota a margine: quella gara non era nel capo d’incolpazione di Gervasoni, ma era presente nell’esposto dell’ex arbitro Rocca ed è stato uno degli argomenti di cui si è più parlato negli ultimi giorni, così Ascione ha deciso di parlarne. Gervasoni e il suo legale hanno però confermato l’estraneità ai fatti. «Anche qui abbiamo chiarito che non c’è stato nessun coinvolgimento da parte di Gervasoni. E le immagini lo chiariscono. Succede tutto in 15 secondi, non ci sarebbe stato nemmeno il tempo di intervenire. Ci hanno fatto una veloce domanda e niente più», ha spiegato il legale. Poi è intervenuto lo stesso Gervasoni: «Escludo al 100% che l’audio di Inter-Roma sia stato manomesso». […]

(gasport)

Ranieri, divinità abbattuta. Un tradimento alla Tolstoj

Il fidanzato di mia zia tifava per il Catanzaro. Il fidanzato di mia zia viveva per il Catanzaro. Il fidanzato di mia zia mia zia non la vedeva proprio. Aveva occhi solo per il Catanzaro ed era sempre in viaggio. Trenta trasferte, 60 treni, l’ossessione dialettica, non domabile, nei brevi scampoli di presenza in famiglia: «Il capitano è nato nella tua città», mi diceva. «E la mia squadra ha gli stessi colori della Roma». Io tifavo già per la Lazio e dal fidanzato di mia zia non volevo altro che denaro. […]

Il Catanzaro giocava in Serie A e in una domenica di novembre del 1980, in anomala maglia blu, sali a Roma, da terza in classifica, a sfidare la prima. Il suo capitano, Claudio Ranieri, giocava in difesa. Venne ammonito, impedì un gol certo di Falcão a un metro dalla porta e festeggiò con i compagni uno zero a zero che somigliava a uno scudetto. Io e il fidanzato di mia zia prendemmo molto freddo. Tornammo che era quasi buio. Ricevetti un compenso che sputtanai in figurine completando per l’unica volta nella mia vita l’intera raccolta, terminata incollando lo scudetto congiunto del Civitavecchia e del Formia, serie C2, girone C.

L’ultima figurina di Claudio Ranieri, invece, non la trovo. L’ho cercata in un esperimento ibrido durato meno di un anno, ma l’uomo dietro la scrivania, il dirigente della Roma, il “senior advisor” della proprietà americana, pur avendo sembianze familiari, non era lui. L’ho inseguita la scorsa estate, mentre la Nazionale, forse meglio dire la Nazione, lo convocava d’imperio a salvare il Mondiale, e i romanisti in coro, paventando delusione e agitando la sciarpa del più o meno velato ricatto sentimentale, dicevano «Claudio è solo nostro, ha appena firmato, non può tradire». C’era troppa emotività, e l’immagine era fuori fuoco.

La troverò, forse, da domani, tra leoni e domatori, e non sarà il profilo di un agnello perché Claudio Ranieri non è uscito di scena da vittima sacrificale. Dopo 10 mesi da soldato silenzioso si è tolto la divisa, ha deciso che ogni limite ha una pazienza e poco prima che la Roma passeggiasse con il Pisa è andato in televisione. Ha fatto capire che era stanco di ascoltare le lamentele di Gian Piero Gasperini, il suo allenatore. […]

Gasperini ha negato gli addebiti. Si è travestito da passante, da educanda, da cane bastonato. Si è detto stupito. Ha parlato di fango e teatrini. […]

Poi, a corpo ancora caldo, quando la famiglia Friedkin ha deciso di congedare Ranieri con tre righe così rozze, sgradevoli e ingenerose che scegliere è arduo, e non solo, come celiava Dino Risi, «perché il sostantivo è morto ucciso dall’aggettivo», lago ha deciso che il golpe in atto pretendeva un altro sacrificio, suggerito nella figura del direttore sportivo, Ricky Massara. Cosa fatta capo ha, e quindi via Ranieri, via Massara e pieni poteri al generale Gasperini fino alla prossima sconfitta. Nessun favore popolare è più effimero che nel calcio. Dura solo un attimo la gloria perché l’isteria non è amica del raziocinio, e in un gioco in cui, come sottolineava Aurelio De Laurentiis, «chi vince è un eroe e chi arriva secondo è un coglione» non c’è progetto che resista più di 90 minuti, e gli altari sono costruzioni di cartapesta, diventare un fondo di magazzino è una prospettiva plausibile.

Dovrebbe saperlo chi, avviato ai suoi primi 69 anni, è restato in sella, e non lo ignora certamente chi all’anagrafe ne ha 74 ed è stato assassinato verso sera da quelli che oggi si girano dall’altra parte e ritirano la mano. Negli squallidi consuntivi di chi non sa niente e pensa di sapere ogni cosa e nei baccanali a posteriori di chi, non avendo mai amato Ranieri, oggi festeggia riscrivendo la storia e impastando sollievo e revanche, sosta il paradosso. […]

Claudio, Re di Roma, demiurgo, santo, taumaturgo e intoccabile vate fino a ieri, somiglia ora al profilo di una divinità abbattuta, ma come diceva Jean Meslier, uno che in Dio confidava pochissimo, l’importante è che non si bestemmi: «Se crediamo a delle assurdità, commetteremo delle atrocità». E quindi no, non pensiamo che Claudio Ranieri abbia destabilizzato il contesto, contesto mai stabile per definizione, allo scopo di difendere sé stesso. E non siamo persuasi dall’idea che, con la meritata considerazione che lo ha sempre circondato, abbia deciso di derogare alla sua unica religione, il romanismo, per diventare empio e fare il male della squadra per cui ha vissuto.

Ranieri ha tracciato un confine con lo stesso slogan di cui hanno abusato in tanti: «La Roma prima di tutto». Ha tentato di ristabilire un principio, di trovare una forma più equa di suddividere le responsabilità, di rimettere ordine. Forse non si è fatto capire. Probabilmente non lo hanno capito. Con ragionevole certezza, per ragioni di convenienza, soprattutto economiche, non lo hanno voluto capire. È stato licenziato, va bene. Ma verrà il momento di capire il perché. […]

A Roma, casa sua, gliel’hanno parcheggiato fuori dalla porta con la freddezza e l’ineleganza che si riserva agli estranei. A quelli che molestano. A quelli che importunano. Chi è che agitava la quiete? Chi disturbava davvero il manovratore? Chi è stato lo yes-man, in questa storia? Chi ha tradito? Chi ha lavo rato nell’ombra? C’è stata invidia, dolo, complotto? Se Ranieri, come è stato ingenerosamente ripetuto, era solo un esecutore delle volontà proprietarie, come mai a casa è andato proprio lui? Come suggerisce Paolo Sorrentino, è infinita la commedia delle domande e striminzita quella delle risposte, ma arriveranno, anche quelle, per chi sa aspettare. La memoria è merce deperibile. La gratitudine, il sentimento del giorno prima. […]

In più di mezzo secolo di pallone, Ranieri ha conosciuto chiunque. Ha allenato in alcune delle più importanti realtà italiane ed europee. Ha vinto molto e qualche volta ha dovuto cedere il passo, ma non ha mai perso la partita con lo specchio: «Se mi osservo, la mattina, ho l’esigenza di non sputarmi in faccia». Se c’è una cosa di cui non lo si possa accusare, in un percorso lunghissimo che parte dalla fine degli anni Sessanta, è di aver preferito la prudenza al coraggio. […]

Il calcio non ha logica. Il calcio è un labirinto senza via d’uscita. Il calcio è una continua ricerca del consenso, un acritico quanto ipocrita inchino al popolo, alle sue infatuazioni momentanee, alle narrazioni unidirezionali. Il calcio è una guerra quotidiana armata sulle notizie. Per lo più provvisorie, false, manichee. Si va a vento, sospinti dalle ondate, come quando si calcia con forza un Super Tele. Si può intuire una strada da seguire e leggere una filologia soltanto nei comportamenti, nella biografia, nella coerenza. Ranieri l’ha abbracciata fino alle estreme conseguenze. Non ce la faceva più e si è liberato. A luglio, presentando Gasperini davanti alla stampa spiazzò l’uditorio: «Era antipatico anche a me». Seguirono sorrisi, abbracci e promesse di futuro. Non c’era. […]

Claudio e Gian Piero non si sono trovati al bivio delle reciproche similitudini, ma hanno allargato il solco delle rispettive differenze e hanno finito per allontanarsi giorno dopo giorno. Chi aveva ragione? Chi torto? Chi ha giocato pulito? Chi sporco? Ci sarebbe da ristabilire l’onore delle armi, ma la società che ha «unilateralmente» allontanato Ranieri dopo averlo blandito, onorato e celebrato non ha avuto la grazia di preoccuparsene. […]

(Domani)

A Cremona per ritrovare la vittoria

Il momento è delicatissimo. La baby Roma, infatti, non riesce più a vincere e ha visto scappare via Fiorentina, Parma e Cesena. Il successo manca da sette turni di campionato (5 pareggi e 2 sconfitte]. Il calendario, però, viene in soccorso di Seck e compagni, impegnati oggi nella trasferta contro la Cremonese, ultima della classe e già retrocessa.

«È obbligatorio vincere. Le nostre motivazioni devono essere più forti di qualsiasi cosa. Accedere alle fasi finali è l’obiettivo», ha detto Guidi alla vigilia, senza girare attorno alla crisi di risultati.

Mancano tre giornate al verdetti: la post season è ampiamente alla portata del piccoli giallorossi, chlamati a blindare il quarto posto in classifica negli ultimi 270′ dai possibili attacchi di Bologna, Atalanta e Inter. Capitolo formazione. Arena si è sbloccato sotto porta realizzando un rigore contro la Juventus: l’attaccante classe 2009 sarà confermato come boa centrale del 3-4-2-1. […]

Gosens e Parisi in dubbio, Piccoli vorrebbe «forzare». E Kean sarà di nuovo papà

Moise Kean ha lasciato Firenze. Nelle prossime ore diventerà padre per la seconda volta. L’attaccante non sarà quindi disponibile per la trasferta di lunedì all’Olimpico, allungando a sei partite consecutive la sua assenza. […]

Orfana di Kean, la Fiorentina continua a preparare la partita contro la Roma. L’allenamento di ieri ha confermato le tiepide buone notizie per quanto riguarda i recuperi di Gosens e Parisi, entrambi parzialmente in gruppo agli ordini di Vanoli. Le chance di vederli fra i convocati ci sono, anche perché pure Balbo rimane in forte dubbio dopo l’infortunio patito contro il Sassuolo e a causa del quale sta seguendo un percorso di lavoro differenziato. Qualche speranza la continua a conservare anche Piccoli, che comunque fino a ieri ha continuato a lavorare a parte.

Oggi dovrebbe tornare ad allenarsi con i compagni Fortini. Vanoli prova così a recuperare qualche pezzo importante della sua squadra in vista della volata finale del campionato. […]

Anche all’Olimpico – con ogni probabilità – dovrà rinunciare in partenza a un centravanti di ruolo. In questo senso la candidatura di Gudmundsson da falso nove sarà riproposta. […]

Spese in viola: la “lista Gasp”

Occhio ragazzi perchè il ‘nemico’ (in senso assolutamente sportivo) vi guarda. Vi guarda e lo farà con grande attenzione. E con l’idea di segnare il vostro nome sull’agenda dei giocatori da inserire nella lista degli acquisti della prossima estate. Occhio, ragazzi, tre nello specifico, perché lunedì sera, all’Olimpico, Gian Piero Gasperini oltre a rispettarvi e temervi come avversari della sua Roma, vi darà un’occhiata speciale. Appunto nella direzione del futuro.

I nomi? Sono quelli del brasiliano Dodò, del jolly offensivo Gudmundsson e del giovane Fortini. Per quest’ultimo, sia chiaro, la finestra della trasferta di Roma si aprirà solo dopo il via libera del medico, ma di sicuro, accostare il suo domani a quello del mercato giallorosso, è una sorta di piccola-grande certezza che ha preso corpo già un annetto fa ed è stata confermata durante le operazioni di gennaio: in parole povere, Fortini è uno dei talenti giovani che Gasperini stima moltossimo (e da sempre) e per il quale tornerà a pressare sui suoi dirigenti per arrivare al suo acquisto.

Cominciamo da Dodò. Esterno di copertura e di spinta, in affanno in questa stagione disastrata della Fiorentina, il brasiliano è sicuramente un giocatore che Gasp allenerebbe volentieri. e al quale consegnerebbe la corsia di destra della sua squadra. Poi, al netto delle questione tecnico-tattiche, di sicuro c’è che il contratto in scadenza e le poche sensazioni positive nella direzione del suo rinnovo, Dodo è un giocatore che può concretamente essere al centro di situazioni di mercato alla fine del campionato. E la Roma sarebbe una di queste situazione.

Leggermente diverso il discorso relativo a Gud. Anche perché il giocatore ha un contratto importante con la Fiorentina e che di conseguenza questo spinge e spingerà il club a presentare a chiunque un cartellino-prezzo importante (non meno di una quindicina di milioni). Detto ciò, comunque, non è un segreto che anche la scorsa estate (proprio come era stato per Fortini) la Roma aveva manifestato un certo interesse nella direzione dell’islandese. […]

(La Nazione)