Post Match – Periferia romanista

LR24 (MIRKO BUSSI) – Era Genova ma sembrava Cagliari. Una strategia avversaria simile, le difficoltà ripetute della Roma in quel contesto, un prodotto offensivo di 7 tiri, di cui appena uno in porta, che si posiziona appena sotto soltanto alla sfida persa contro la squadra di Pisacane a dicembre, dove però l’inferiorità numerica per quasi un tempo complicò ulteriormente lo scenario.

Per arrivare al primo pallone toccato da Malen bisogna scrollare in avanti la partita di oltre 18 minuti, alla fine del primo tempo la Roma rientrerà negli spogliatoi con 0,08xG creati: abbastanza per sottolineare le difficoltà che ha avuto la squadra di Gasperini a rendere redditizio quel 62% di possesso accumulato nella prima frazione.

La forte aggressività del Genoa spingeva la Roma in un vortice di giocate dirette da cui riusciva a guadagnarne ben poco, viste le caratteristiche di Malen, Pellegrini o Venturino. Da qui il cambio all’intervallo tra l’ex Genoa e Cristante. Quando poi la Roma tentava di orientarsi sulle solite giocate esterne, lì la squadra di De Rossi scalava con forza, in parità numerica, soffocando le trame mnemoniche in catena.

La tendenza romanista ad aprire tutti i propri “costruttori” all’esterno del blocco avversario, come si vede nella prima foto del post sopra, finiva per facilitare gli inneschi della pressione avversaria. Scavalcare o girare intorno alla pressione può ridurre i rischi in costruzione ma, allo stesso tempo, ne depotenzia la pericolosità.

Non è un caso, infatti, che quel poco di buono raccolto la Roma l’ha trovato passando per corridoi centrali, all’interno della struttura di pressione avversaria. L’angolo dell’1-1, ad esempio, nasce a seguito di una progressione centrale di Pellegrini che segue a una seconda palla guadagnata proprio all’interno del blocco del Genoa. Da qui, poi, l’inserimento interno di Mancini porterà il difensore romanista alle soglie centrali dell’area di rigore avversaria, scegliendo solo a quel punto di rifinire esternamente col cross di Pellegrini che decreterà l’angolo di lì a poco favorevole a Ndicka.

Ancora più evidente l’importanza di ricezioni interne nella miglior situazione creata dalla Roma “open play”, quella del gol annullato a Malen. Sulla riconquista offensiva di Koné, infatti, Tsimikas riesce a trovare El Aynaoui in posizione centrale, in quella che nel dizionario del gioco posizionale è definita come “zona 14”, la più prelibata. Da lì si aprirà la fessura centrale per Malen che si vedrà invalidare la sua unica occasione della partita. Una situazione, però, che la Roma raramente ricerca e, di conseguenza, fatica ad innescare in particolare contro squadre aggressive o che si siedono in blocchi più bassi. Rendendo quasi d’intralcio quel 61% di possesso accumulato in tutta la partita che, per di più, ha viaggiato ben al di sotto della media, già bassa, di tempo effettivo della Serie A, attestandosi appena al 47% del tempo giocato.

Post Match – One Pisilli

LR24.IT (MIRKO BUSSI) – Quando vengono stampati i fogli statistici di Roma-Juventus c’è un nome che continua a ridondare ovunque come aveva appena reso evidente a occhio nudo. Palloni recuperati: 19, più di tutti i romanisti in campo. Di questi, 9 nella metà campo avversaria, anche qui come nessun altro. 11 gli intercetti, primato che si estende anche considerando i giocatori della Juventus. Tra i giocatori della Roma, inoltre, nessuno ha toccato più di 76 palloni o corso più di 11,91 chilometri. Numeri tutti appartenenti a Nicolò Pisilli, autore di una prestazione ricca di principi attivi per il sistema romanista. Ha duellato 26 volte, più di ogni altro giocatore in campo, ma quel che più rende l’idea è che, fatta eccezione per Cambiaso, l’ha fatto con tutti gli avversari che si sono affacciati domenica sera all’Olimpico. “Strepitoso”, sarà il giudizio finale di Gasperini che pare averlo modellato, ora, secondo i suoi canoni preferiti.

Come per il sistema generale romanista, anche la sua prestazione individuale parte da una fase di non possesso estremamente nutriente: in prima pressione era delegato all’uscita su Kalulu, sul quale completerà il primo intercetto inghiottendo il tentativo di costruzione direttamente in ampiezza di Perin al 3′. Anticipazione delle intenzioni avversarie, quando il pallone deve ancora partire dal piede del portiere della Juventus Pisilli è già in movimento, calcolo della traiettoria aggiornato in tempo reale, recupero completato. E poi trasformato in una conduzione verso l’area di rigore che produrrà la respinta e la prima “big chance” capitata sui piedi di Pellegrini. Anche l’angolo del 2-1, d’altronde, arriverà a seguito di un pallone intercettato da Pisilli all’altezza del cerchio di centrocampo.

Più avanti, invece, Pisilli aveva il compito più complesso, data la centralità che ha assunto McKennie nel sistema di Spalletti. Era il 61 romanista infatti a dover assorbire di frequente gli inserimenti del texano, anche in condizioni estreme come quelle a cui espone per natura la struttura difensiva della Roma. Qui sotto, al 68′, si vede come Pisilli finisca a duello con McKennie praticamente da ultimo uomo e con oltre 40 metri di profondità alle spalle. L’intervento acrobatico, in anticipo sullo juventino, silenzierà sul nascere il potenziale pericolo.

Tonico per natura, Pisilli ora appare più risolutivo sia per capacità fisiche che nella velocità con cui anticipa gli scenari successivi. Una dote che nella Roma si esprime anche nelle frequenti situazioni di seconde palle che costruzioni dirette o respinte difensive spesso generano. Come quella palla vacante su cui si avventa al 39′, vincendo il duello con Kalulu e rovesciando il senso dell’azione fino a produrre la situazione dell’1-0 di Wesley.

Se l’abilità di inserimento fa parte della predisposizione naturale di Pisilli, il netto miglioramento è avvenuto nella gestione dei possessi, con un tasso di passaggi riusciti arrivato al 90% domenica sera, il migliore tra i romanisti in campo escludendo i difensori. A favorirlo, in questo caso, sono i meccanismi mnemonici di prima progressione del pallone della Roma. Come da manuale del mediano di Gasperini, Pisilli contro la Juventus si inseriva nella prima linea di costruzione per favorire gli innesti in catena. La sua presenza, e i suoi compiti, permettevano alla Roma un cambio di spartito offensivo rispetto al solito quando c’è Soulé, o comunque un esterno più tipico, ad affiancare Malen con Pellegrini.

Cristante, domenica sera, veniva infatti utilizzato come assaltatore, andando ad attaccare la profondità al fianco di Malen in modo da non lasciar cadere l’attaccante nel controllo simultaneo di Bremer e Kelly. Emerge chiaramente dallo sviluppo del 3-1, con Pisilli abbassato al fianco di Ndicka, Koné che si muove per ricevere da appoggio e Cristante che va ad impegnare Bremer, dilatando i centrali e lasciando disponibile quel varco su cui Malen batterà Kelly. Nonostante questo, Pisilli chiuderà comunque la partita con 4 palloni toccati in area di rigore avversaria, meno soltanto del referente offensivo principale della Roma (6, quelli di Malen). Proprio come quei mediani preferiti da Gasperini, in grado di spargersi da area ad area.

Il meglio deve ancora venire: in 14 stagioni in A, 12 volte Gasperini ha confermato o migliorato la classifica che aveva alla 26ª

LAROMA24.IT – All’arrivo di Gasperini i timori erano sui tempi di assorbimento necessari tra le richieste del tecnico e la trasformazione della squadra. La Roma, invece, da subito si è mostrata competitiva, al punto da ritrovarsi alla 26ª giornata con una classifica che non la obbliga, come successo più volte negli ultimi anni, a tabelle particolarmente ambiziose per raggiungere la piazzola desiderata. In più, ora viene il bello almeno a dar retta alla storia di Gasperini.

Su 14 stagioni concluse in Serie A, il tecnico romanista per 12 volte ha confermato o migliorato la classifica che aveva alla 26ª giornata. Decisamente di più, ben 8, le occasioni in cui le squadre di Gasperini sono salite sui pedali nei rettilinei finali di campionato: la più clamorosa nel 2018/19 quando passò dall’8° posto della 26ª giornata, con 41 punti, al 3° finale. “La lotta per la Champions si deciderà all’ultimo”, va ripetendo sempre più spesso l’allenatore a chi gli chiede previsioni. E pare di buon auspicio, dato che nella seconda metà di stagione i frutti del lavoro gli hanno offerto sempre, o quasi, sapori più dolci. È successo più volte all’Atalanta, dove ad inizi complicati facevano da contrappeso gironi di ritorno a grandi falcate. Solo nel 2021/22 ha peggiorato la sua posizione nel finale, passando da 5° all’8° posto finale con un quarto di finale di Europa League, fin lì storico, disputato. Due volte ha confermato l’ottima posizione che già custodiva alla 26ª giornata: nella passata e nella prima stagione a Bergamo, quando finì rispettivamente dov’era, al 3° e al 4° posto.

Trend che si conferma anche al Genoa nei suoi 5 anni di Serie A, divisi tra la prima e la seconda esperienza in rossoblu. Grafico in crescita nelle stagioni 2015/16 e 2014/15, quando migliorò da un 14° e 7° posto per finire, rispettivamente, 10° e 6°. Confermò la sua posizione nel 2009/10 (9° sia alla 26a che alla fine) e nel 2008/09 (5° era e 5° rimase fino all’ultimo). Scivolò dall’8° al 10° posto con il Genoa neopromosso del 2007/08. In pratica, da 10 anni emerge una certificazione di garanzia del lavoro di Gasperini: 7 volte nelle ultime 10 stagioni ha migliorato la posizione che aveva alla 26a, in due occasioni non l’ha potuto fare perché, sostanzialmente, era già ben al di sopra delle aspettative. Abbastanza per convincersi che il meglio debba ancora venire.

I DATI DI GASPERINI NELLE STAGIONI IN SERIE A:

= Atalanta 2024/25 54 punti alla 26a (3°) – 74 punti alla 38a (3°)

+ Atalanta 23/24 46 punti (5°) – 69 punti (4°)

+ Atalanta 22/23 42 punti (7°) – 64 punti (5°)

– Atalanta 21/22 45 punti (5°) – 59 punti (8°)

+ Atalanta 20/21 49 punti (5°) – 78 punti (3°)

+ Atalanta 19/20 51 punti (4°) – 78 punti (3°)

+ Atalanta 18/19 41 punti (8°) – 69 punti (3°)

+ Atalanta 17/18 38 punti (8°) – 60 punti (7°)

= Atalanta 16/17 51 punti (4°) – 72 punti (4°)

+ Genoa 15/16 28 punti (14°) – 46 punti (10°)

+ Genoa 14/15 40 punti (7°) – 59 punti (6°)

= Genoa 09/10 38 punti (9°) – 51 punti (9°)

= Genoa 08/09 45 punti (5°) – 68 punti (5°)

– Genoa 07/08 35 punti (8°) – 48 punti (10°)

Post Match – 4 ruote motrici

LR24 (MIRKO BUSSI) – L’aveva già fatto a Bergamo, contro l’Inter e poi per affrontare il Verona di Juric. È successo di nuovo a metà di Roma-Cremonese, impantanata sullo 0-0 e con una traversa di Mancini come unico prodotto offensivo del primo tempo giallorosso. A fine partita Gasperini confesserà di “averci già pensato in settimana” di posare, almeno per un attimo, la sua difesa a 3 brevettata. Così, all’intervallo, la Roma ha inserito El Aynaoui per Ghilardi, dando forma a un 4-2-3-1 che prevedeva Cristante alle spalle di Malen “per avere più presenza”, come spiegherà il tecnico a fine gara.

La difficoltà ad articolare discorsi offensivi efficaci nel primo tempo riportava in superficie alcuni vizi di costruzione della Roma già visti in stagione: i continui posizionamenti in ampiezza all’esterno del blocco della Cremonese finivano per facilitare le scalate difensive della squadra di Nicola e finivano per isolare Malen con i 3 centrali avversari, per di più schermati dal play che non aveva impegni di marcatura. In sostanza, la Roma non riusciva quasi mai ad entrare nella struttura avversaria e, di fatti, l’unico rimpianto era arrivato su un cross da sinistra con Mancini che si era inserito fino a riempire l’area alle spalle di Malen.

La diversa disposizione del secondo tempo non cambiava i principi di costruzione della Roma ma finiva per modificare alcune spaziature e, di conseguenza, le ricezioni in particolare di Pellegrini e Zaragoza, poi Venturino. Koné ed El Ayanaoui, come avviene anche nella solita disposizione a 3, si infilavano nella prima linea di costruzione per facilitare la circolazione del pallone. L’ampiezza assoluta finiva nella competenza di Celik e Wesley, così per Pellegrini e Zaragoza gli spazi di ricezione erano più interni, con Cristante adesso in grado di ridondare gli attacchi alla profondità prima esclusiva o quasi di Malen.

Quanto si materializza al 52′ ne è un esempio dei benefici apportati, più che dalla nuova disposizione, dalle ricezioni in punti diversi: sul consueto possesso romanista che tende a muoversi da un lato all’altro, ora la mezzala della Cremonese viene ‘impegnata’ da Koné, così Pellegrini può ricevere in quel mezzo spazio che finisce per provocare l’uscita del terzo di difesa, Luperto, smontando finalmente il castello difensivo avversario. Appena il difensore avversario tenta di accorciare sulla ricezione di Pellegrini, infatti, sia Malen che Cristante, ora puntano la profondità aperta. Sul filtrante del numero 7, l’attaccante potrà ricevere all’ingresso dell’area e far valere la propria caratura in una finta che apre di colpo le porte della rifinitura laterale in quella porzione tra area piccola e area di rigore che è tra le più fertili per la Roma. In più, a presenziare l’area di rigore, ora c’è anche Cristante. Quelle zone saranno raggiunte con ulteriore continuità anche grazie all’adrenalina apportata da Venturino poco dopo e Pisilli più tardi.

Dove la Roma ha dovuto registrarsi più volte, invece, è nelle scalate difensive per agganciare i propri riferimenti. In particolare nel finale quando Nicola ha inserito un attaccante in più, Djuric, abbassando Bonazzoli e aprendo Thorsby che finiva dunque nel taccuino di Wesley. Gli smarcamenti interni del norvegese complicavano le scelte dell’esterno brasiliano, culminati nell’occasione che poi porterà al colpo di testa alto di Thorsby nel finale. Quando va a ricevere in posizioni intermedie, Wesley rompe per accorciarlo ma concede inevitabilmente la propria corsia alla sovrapposizione. Da lì arriverà il cross poi raccolto in solitaria proprio dal numero 2 della Cremonese. Sarà lì che Gasperini chiamerà d’urgenza il cambio inserendo Ziolkowski per spostare Wesley a destra.

Roma sicura: solo 0,07xG concessi alla Cremonese, è il dato più basso della stagione

LAROMA24.IT – I titoli di coda, in statistica, di Roma-Cremonese parlano di 23 tiri a 2 nella 15a partita stagionale chiusa senza subire gol per la squadra di Gasperini. Che ripassa in grassetto il proprio primato difensivo in Serie A: 16 gol subiti alla 26a giornata. Il possibile scarabocchio sulla prestazione difensiva della Roma ci ha pensato Svilar a sbianchettarlo, con un’uscita bassa su Vardy lanciato verso di lui che ha rimosso dai dati anche quel potenziale tentativo. Tanto da fornire un indice di xG di 0,07 per la Cremonese a fine partita, il più basso concesso dalla Roma in questa stagione. Al primo tempo, addirittura, il contatore di xG per la Cremonese non si era ancora mosso dallo zero. Sarà poi il colpo di testa di Thorsby, nel finale, a muovere la casella.

In generale, il grafico di xG concessi dalla Roma in stagione mostra una crescente impermeabilità della struttura romanista, tenuta in piedi più volte da Svilar nella prima parte di stagione. In Italia, nelle ultime 10 gare soltanto l’Atalanta ha superato la soglia di 1xG accumulato contro la Roma, arrivando a 1,88. Nella prima parte di stagione, invece, prendendo la striscia delle prime 10 gare di campionato erano state ben 5 le squadre ad accumulare almeno un punto di xG. E neanche avversarie di primo rango: Lazio, Verona, Sassuolo, Parma e Milan, che fin qui ha il record di 3,5xG contro la Roma, avevano tutte superato 1xG. All’andata, per esempio, la Cremonese lasciò il campo comunque sconfitta ma con 0,87 motivi di rimpianto per le occasioni costruite.

I migliori dati di xG concessi, infatti, li hanno inanellati di recente, fatta eccezione per lo 0,16 concesso al Viktoria Plzen ad inizio Europa League. Lo 0,35 del Cagliari di tre partite fa era il miglior dato registrato fin qui in Serie A, aggiornando il record di 0,41 maturato nel ritorno col Torino.

GLI XG CONCESSI DALLA ROMA PARTITA PER PARTITA:

Vs Cremonese 0,07

Vs Napoli 0,62

Vs Cagliari 0,35

Vs Udinese 0,70

Vs Panathinaikos 0,73 (Europa League)

Vs Milan 0,45

Vs Stoccarda 1,77 (EL)

Vs Torino 0,41

Vs Torino 1,24 (Coppa Italia)

Vs Sassuolo 0,74

Vs Lecce 0,53

Vs Atalanta 1,88

Vs Genoa 0,93

Vs Juventus 2,33

Vs Como 0,58

Vs Celtic 1,33 (EL)

Vs Cagliari 1,15

Vs Napoli 1,03

Vs Midtjylland 0,77 (EL)

Vs Cremonese 0,87

Vs Udinese 1,12

Vs Rangers 0,86 (EL)

Vs Milan 3,50

Vs Parma 1,21

Vs Sassuolo 1,14

Vs Viktoria Plzen 0,16 (EL)

Vs Inter 0,66

Vs Fiorentina 0,84

Vs Lille 1,43 (EL)

Vs Verona 1,35

Vs Nizza 0,97 (EL)

Vs Lazio 1,04

Vs Torino 0,64

Vs Pisa 0,57

Vs Bologna 0,54

Malen col botto: è primo in Serie A per tiri e tocchi in area di rigore

LAROMA24.IT – Il 18 gennaio Malen debuttava con la maglia della Roma. Basterà attendere meno di mezz’ora, 26 minuti, per vederlo brindare al primo gol in giallorosso. Un mese dopo, l’attaccante che se “l’avessimo avuto nel girone d’andata avremmo sicuramente più punti”, per dirla con Gasperini, ne ha sommati già 5, arrivando alle soglie del primo marcatore romanista, Soulé con 6, tutti utilizzando il piede destro, che fosse su azione o, come a Napoli, su rigore.

In generale, Malen ha alzato i decibel offensivi della Roma. Prima che per il numero di gol, l’effetto finale, grazie alla velenosità dei suoi movimenti e la capacità di procacciarsi opportunità di tiro. Malen, innanzitutto, è un tiratore seriale: calcia 5,30 volte a partita, un dato che l’ha fatto schizzare al comando della Serie A in questa statistica. Il secondo in graduatoria, Krstovic, viaggia a 4,70 ogni 90′. Terzo posto per Kean, a 4,10 conclusioni per partita. Insieme all’attaccante della Fiorentina, a 7 gol finora in campionato, Malen condivide il primato nel rapporto più alto tra tocchi e tiri, quanti, in sostanza, dei palloni toccati diventano conclusioni. Un’estrema tendenza alla finalizzazione che si traduce nel 12% dei tocchi che diventano tiri: in netto vantaggio rispetto a tutta la concorrenza di Serie A. Il terzo giocatore, Orban del Verona, si ferma infatti all’8% come Krstovic.

Il tasso di conversione, rigori esclusi, tra tiri e gol si attesta al 17%, lo stesso del capocannoniere Lautaro Martinez. La sua capacità di smarcarsi nella parte finale di campo la si ritrova, statisticamente, nel numero di passaggi chiave ricevuti nell’ultimo terzo: 8,93, dietro soltanto a Pio Esposito con 9,76 a partita. È davanti, invece, al 2005 dell’Inter per tocchi nella zona più calda, l’area di rigore: 11,49 a partita, 10,92 invece quelli di Pio Esposito.

Post Match – Il duello Ndicka-Hojlund

LR24 (MIRKO BUSSI) – A leggere il futuro di Napoli-Roma alla finestra, ricalcando i duelli che si sarebbero agganciati frequentemente in campo, non servivano particolari competenze per cerchiare in rosso quello tra Ndicka ed Hojlund. Da una parte, quella di casa, la tendenza lukakiana delle squadre di Conte ad accedere a zone di rifinitura utilizzando il lavoro da pivot del proprio vertice offensivo, dall’altra, quella romanista, di marcati riferimenti individuali nei propri comportamenti difensivi. Questo il conteggio finale: saranno 25 i duelli con protagonisti Ndicka ed Hojlund, nettamente il più frequentato della sfida, visto che al secondo posto c’è quello tra Malen e Rrahmani arrivato, appena, a 7 eventi.

Già dal principio è chiaro come Conte voglia manomettere gli ingranaggi difensivi di Gasperini: iniziale inganno di costruzione per attirare più romanisti possibili e allargare quanto possibile il campo di gioco tra il proprio attaccante e il difensore romanista. Saranno ripetute le verticalizzazioni per Hojlund: direttamente dai piedi di Milinkovic, con giocate a saltare una linea dei propri centrali oppure le classiche “girate” a piede invertito da ricezioni in ampiezza. Più spesso Spinazzola da sinistra e Politano da destra. Una di queste, al 6′, anticiperà quanto accadrà, definitivamente, nel 2-2.

La “frisata”, come aveva teorizzato Giampaolo ormai quasi vent’anni fa quella giocata di prima, codificata, da piede invertito verso l’interno del campo, farà scattare il primo di una serie di rovesci in campo che porterà Vergara a ridosso dell’area romanista, prima di un contropiede della Roma, di un nuovo attacco del Napoli e quindi della ripartenza che terminerà nello 0-1 di Malen. La ricerca è chiara: giocata sulla figura per Hojlund, rigorosamente accorciato da Ndicka, scarico per il movimento del trequartista più vicino, qui Politano, che premierà l’attacco alla linea del terzo più lontano, nel caso sequenziato sopra Vergara.

Eppure a leggere il bollettino finale della sfida tra Ndicka e Hojlund, il sentimento in diretta viene certificato dai dati: l’ivoriano ha pressoché prosciugato le opportunità dell’avversario. 20 i palloni recuperati da Ndicka, dato più alto della partita e ben al di sopra della sua media recente (15 a partita), gli unici due tentativi di tiro da parte di Hojlund respinti proprio dal centrale romanista, che mangerà il 75% di quei 25 duelli andati in scena. Lo ha fatto utilizzando tutta la strumentazione difensiva possibile, compreso l’utilizzo dell’anticipo, arnese difensivo necessario soprattutto in marcature con riferimenti ossessivi sull’uomo. Due esempi diversi sono visibili sopra: il primo su un passaggio di Spinazzola, l’altro su rinvio dal fondo di Milinkovic. Nel primo caso, vista la distanza dalla porta, Ndicka è in marcatura stretta e, passando esternamente come da riferimenti in letteratura calcistica, scivola davanti la figura dell’attaccante. Nell’altro, invece, Ndicka è abile a tenersi a distanza senza dare informazioni così al suo avversario, per poi passargli davanti quando il calcolo della traiettoria è stato ottimizzato e può respingere il pallone dopo avergli guadagnato lo spazio davanti.

Il “problema”, semmai, è stato proprio nel frequente accesso che il Napoli è riuscito a ottenere verso quel duello, per l’antico adagio secondo cui all’attaccante, in fondo, basterà vincere appena un duello per sistemarsi dalla parte del giusto. E su 25 occasioni, quella buona per il Napoli è arrivata all’82’, quando su un’altra verticalizzazione Hojlund adempie al proprio compito aprendo la zona di rifinitura ad un compagno che può accendere l’elettricità portata da Alisson Santos. La marcatura di Mancini si allenta a protezione della porta, di conseguenza lo spazio per preparare il tiro si dilata fino alla realizzazione del 2-2.

Quella frequenza di accessi ad Hojlund è riconducibile all’abilità del Napoli nell’apparecchiare, con costruzioni ad hoc, il canale per il proprio vertice offensivo, riducendo come raramente era accaduto quest’anno l’efficacia del pressing romanista. Sarà di 12,8, infatti, il dato finale di PPDA (passaggi concessi all’avversario prima di un’azione difensiva) registrato dalla Roma domenica sera, tra i più alti in stagione e ben sopra la propria media di 9,7. Sintetizzando, forse anche troppo, la Roma ha concesso 3 passaggi in più del solito prima di riconquistare o sporcare la costruzione altrui. Quei 3 passaggi che bastavano al Napoli per bussare ripetutamente da Hojlund. A cui, alla fine, è bastato poco per passare dalla parte della ragione.

Post Match – L’oscurità di Malen

LR24 (MIRKO BUSSI) – Alla fine di Roma-Cagliari saranno 15 i tiri complessivi dei giallorossi, 7 quelli di Malen. Praticamente la metà. Una media che trova coerenza anche con le altre tre partite in cui la Roma ha sfoggiato il suo nuovo attaccante: 10 contro l’Udinese, 4 firmati dall’olandese, altri 15 col Milan di cui 7 scaturiti da Malen. In 4 presenze, che tradotti in minuti effettivi equivalgono a 3 partite e mezza, Malen calcia mediamente 6,27 volte ogni 90′. Un dato ancora da normalizzare col tempo ma che aiuta a tastare quanto la Roma sia più affilata dall’ingresso del numero 14. Malen sta doppiando il numero di tiri in porta dei più assidui tiratori romanisti: fin qui Ferguson e Dybala con una media di 3,14 e 3,90 tiri ogni 90 minuti. Il dato trova spiegazione negli sfoghi in profondità di cui Malen ha accessoriato la Roma, nell’abilità dell’olandese di ricavarsi angoli di tiro in ogni situazione ma anche dalla sua capacità di eclissarsi dalle marcature avversarie. Come si è visto lunedì.

Appena una manciata di secondi, venti per l’esattezza, e Malen si muove già nell’oscurità, nella zona d’ombra del fuorigioco, seppur si tratti di una rimessa laterale. Passa alle spalle dei propri marcatori, obbligandoli a scelte drastiche: guardare il pallone o controllare i suoi movimenti. Gestire entrambi, i punti cardinali per orientare una marcatura, sarà impossibile in questo modo. Poi, all’improvviso, aziona i suoi passi estremamente rapidi nei primi appoggi per guadagnare una posizione di vantaggio davanti al proprio marcatore.

Succede sulla prima rimessa laterale della partita, tornerà in scena appena un minuto più tardi su uno sviluppo di gioco. Il pallone scorre lateralmente verso Mancini, nel frattempo Malen scivola via in posizione di fuorigioco alle spalle di Dossena, che infatti deve perdere di vista il pallone per assicurarsi da dove sbucherà l’avversario. Di colpo, ora, Malen si riallinea e detta il movimento per ricevere un pallone, stavolta sulla figura, che potrà però gestire con una marcatura sufficientemente allentata per sterzare internamente, scartare l’avversario e costringerlo al fallo.

Stesso metodo utilizzato più tardi, sempre nel primo tempo, stavolta per ricavarsi una succosa profondità. Con Soulé che si smarca internamente nel mezzo spazio, si vede Malen risalire da una posizione di fuorigioco utile ad allungare la linea avversaria e dilatare lo spazio di giocata per il compagno. Quando l’argentino sta per entrare in possesso del pallone, Malen regolarizza la propria posizione, allineandosi sui difensori, per poi nuovamente sterzare in profondità dove riceverà un pallone in posizione di vantaggio rispetto all’avversario.

Questa continua mobilità e sequenza di smarcamenti composti diventa necessaria, in assenza di dotazioni fisiche imponenti, per allentare marcature difensive che ormai hanno sempre più spesso forti riferimenti sull’uomo.

E anche nel 2-0, Malen preparerà il suo attacco alla porta sfruttando le spalle dei difensori. Quella tendenza a muoversi fuori linea, nella zona cieca di chi lo marca, torna spesso nelle situazioni con palloni in ampiezza, come quando tenterà il colpo di testa o quello in acrobazia sempre lunedì sera. Sul pallone che gli varrà la doppietta, invece, l’attaccante olandese si tiene inizialmente nel campo visivo di Dossena che prova a infatti a prenderne contatto tramite il braccio. Nel momento in cui lo sviluppo romanista ha un’accelerazione, con l’ingresso in area di Celik, Malen scivola via alle spalle del proprio avversario e si troverà in netto vantaggio per attaccare la porta. Scompare e riappare, dove più conta.

Post Match – Gasperini contro se stesso

LR24 (MIRKO BUSSI) – Linee strette, reparti compatti, uscite in pressione con adeguate coperture e indirizzamenti del gioco avversario erano le principali linee guida nei libri della fase di non possesso. Potevano cambiare le gradazioni, più o meno aggressive, a diverse altezze del campo, ma quei caposaldi erano ricercati da tutte le squadre. Le maggiori ricercatezze in fase di costruzione delle squadre, però, avevano stressato quei modi di difendere fino all’arrivo del dentista. L’Atalanta, infatti, aveva iniziato a fissare sulla sedia e trapanare gli incisivi delle squadre in Italia e poi in Europa. Progressivamente, allora, tutti o quasi, completamente o in parte, hanno iniziato ad assorbire la lezione di Gasperini. Riferimenti sull’uomo che, se non totali, adesso portavano le linee difensive ad orientarsi sempre più sull’avversario, perdendo con maggior frequenza i connotati di reparto. Quasi 10 anni dopo rispetto a quando Gasperini iniziò la sua opera all’Atalanta, è ora costretto a fare i conti con la sua stessa fortuna.

Quando infatti il ricavato di pressioni offensive e conseguenti transizioni è ridotto al minimo, come lunedì contro l’Udinese, la ripetitività delle strutture della Roma si scontra proprio con la rivoluzione del suo allenatore. Oggi, infatti, aprire o abbassare un mediano, far slittare un terzo di difesa più in là o un trequarti più qua difficilmente produce una superiorità numerica come poteva avvenire contro pressioni zonali. I riferimenti a uomo, infatti, riducono il tempo di giocata avversaria e proteggono proprio dalla creazione di superiorità numeriche o posizionali, come le ricezioni tra le linee. Come quelle superiorità numeriche che la Roma tenta di costruire in catena e che, oggi, appaiono meno redditizie rispetto a qualche tempo fa.

Oggi, in particolare contro squadre che tendono a ricreare gli stessi modelli di progressione del pallone, come fa la Roma sulle catene laterali, gli avversari sempre più spesso scivolano con decisione senza farsi troppi problemi a rompere i reparti di competenza. Come faceva l’Udinese lunedì sera (foto nel post X sopra) costringendo la Roma a riavvolgersi continuamente all’indietro per tentare di distendersi sul lato opposto dove, nuovamente, Runjaic preparava un nuovo 4 contro 4.

Questo rendeva la Roma innocua nonostante un possesso accumulato fino al 64%, il 5° dato più alto in stagione. E forse non è un caso che nelle 9 occasioni in cui i giallorossi hanno totalizzato più del 60% di possesso, hanno perso 5 volte. La ripetitività di alcuni posizionamenti, smarcamenti o progressioni, in un calcio di profonda e rapida analisi, appare più facilmente difendibile.

Quello che pare sempre più necessario per contrastare questa continua opposizione in parità numerica è la capacità dei giocatori di associarsi in spazi ad alta densità e di farlo con forme e modi spesso diversi tra loro. Ecco perché, probabilmente, le uniche progressioni efficaci della Roma sono arrivate quando hanno coinvolto giocatori fuori dalle tipiche catene laterali. Succede con Malen, al 48′ come si vede nelle immagini del post sopra, che togliendosi dal consueto posizionamento da vertice offensivo, si abbassa a ricevere godendo di un’insolita libertà che gli permette di rifinire per Wesley dopo aver combinato con Pellegrini. Poco dopo, sempre da quel lato, si libererà El Aynaoui, fin lì utilizzato principalmente in costruzione. Quella volta, invece, il centrocampista taglia il campo di 40 metri in diagonale fino a ritrovarsi al vertice dell’area di rigore e aggredire una profondità liberata dagli smarcamenti in ampiezza dei compagni. In entrambi i casi, Malen prima ed El Aynaoui poi, il rispettivo duellante ha perso aderenza nella marcatura proprio per la netta differenza di comportamento del romanista rispetto a quanto avvenuto in precedenza. Gli stessi percorsi, in ampiezza, ma con protagonisti differenti. Oppure sfida quelle parità o superiorità numeriche con connessioni relazionali, come quella sfoggiata da Dybala e Malen con il Torino. O, per dare un’idea, messa in scena da Pio Esposito e Lautaro per la vittoria dell’Inter con l’Udinese un paio di settimane fa.

PANATHINAIKOS-ROMA: le pagelle. ZIOLKOWSKI “Zircone” 7 – MANCINI “Sottosopra” 4

LAROMA24.IT – Tutto bene quel che finisce bene. Dopo aver riempito il primo quarto d’ora di ottime sensazioni, la partita finisce sottosopra per l’espulsione di Mancini che rovescia il preparato per terra. Come non bastasse, sarà Ghilardi a scivolarci sopra macchiando l’armatura che si stava montando addosso giorno dopo giorno. L’eroe inatteso risulterà Ziolkowski per scrivere il lieto fine e far saltare un turno alla Roma. Arrivederci a marzo.

GOLLINI 5,5 – Al ritorno in campo dopo oltre un anno: un’uscita dubbia, un’aritmia causata in costruzione, può poco e poco fa sul gol.

GHILARDI 5 – Proprio quando pareva muovere passi sempre più sicuri, lascia per strada la caramella per il Panathinaikos.

MANCINI 4 – Rovescia la pentola della partita e costringe la Roma a una gara di stenti.

ZIOLKOWSKI 7 – Ancora qualche turbolenza difensiva, schiarita però dall’atto più importante della serata. Zircone.

CELIK 6 – Quattro stagioni. Piove, tira vento, nevica, uno in più o uno in meno: lui, comunque, attaccherà il somaro dove il padrone desidera. DAL 64′ WESLEY 6 – Smucina.

PISILLI 6 – Salta di qua e di là. Ronza senza riuscire a pungere.

CRISTANTE 6 – Tiene la rotta. DAL 64′ RENSCH 5,5 – Prende la scalamobile e si ritrova alle porte della felicità. Torna in posizione schivando gli sguardi intorno.

TSIMIKAS 6 – La prima chiamata della partita squilla sul suo sinistro. Da lì in poi si limita a passare le telefonate. DAL 87′ ANGELINO SV – Bentornato.

SOULÈ 5 – Si manda di traverso il boccone offerto da Lafont, poi mastica a fatica anche i residui successivi. Esce nauseato. DAL 46′ NDICKA 6 – Ripassa il silicone sulle giunture difensive.

PELLEGRINI 5 – Scivola anche lui sullo sporco lasciato da Soulé dopo il regalo di Lafont. In 10 vive di stenti, fino a spegnere l’unico pallone commestibile del secondo tempo. DAL 67′ DELLA ROCCA 6 – Sufficienza d’incoraggiamento.

EL AYNAOUI 6 – Quando fa mulinare le gambe pare in grado di spostare le correnti della partita. Si affievolisce fino a reggersi semplicemente a galla col cambiare dello scenario.

GASPERINI 6 – Trova quello che cercava al termine di lunghe peripezie.

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