Gornata di Santo Stefano di lavoro per la Roma, che anche oggi è scesa in campo al Fulvio Bernardini di Trigoria. Buone notizie per Gian Piero Gasperini: Dovbyk ed Hermoso, infatti, hanno lavorato in gruppo per tutta la seduta. Personalizzato per Bailey, che ha svolto corsa sul campo. Out l’infortunato Pellegrini.
Autore: FedericoL
Florenzi: “La semifinale di Champions la più grande soddisfazione con la Roma ma anche un rimpianto”
Torna a parlare Alessandro Florenzi. L’ex giallorosso si è raccontato attraverso una lunga intervista a Radio TV Serie A. Le sue parole:
Sugli inizi e sulla scelta tra Roma e Lazio.
“Fino a 9 anni ho giocato nel campo di calcio di un centro sportivo dove mia mamma aveva il bar, i giorni in cui avevo allenamento mi allenavo e i giorni in cui non lo avevo Comments per primo facevo lo stesso. C’erano due container, gli spogliatoi, e dietro uno spazio di terra, l’unico spazio vuoto dove si poteva giocare oltre ai campi. Li 6 dove affinavo la tecnica sette ore al giorno. I mister della mia infanzia, Maurizio Ceccarelli e Roberto SpanO, non li potrò mai dimenticare. Dopo sono stato due anni alla Lodigiani, la terza squadra di Roma, e poi a 11 anni ho dovuto scegliere. Avevo Roma e Lazio che volevano che entrassi nella loro Accademia: sono andato a Formello, poi ho parlato con Bruno Conti. Io ero tifoso della Roma, ma ha influito fino a un certo punto: quando ho parlato con Bruno Conti c’è stato un effetto calamita, ho visto Trigoria… Mamma e papà mi avevano lasciato libero di scegliere, ma per me era già presa: volevo iniziare un percorso alla Roma, che da 11 anni era durato fino a 29-30 salvo il passaggio per il Crotone. Era il 2012 faccio l’esordio in Serie A a 21 anni e poi decidiamo di farmi fare un anno a Crotone in Serie B. Poi 8 anni con la Roma, Valencia, Psg e Milan”.
La pia grande soddisfazione con la Roma?
“Sicuramente la semifinale di Champions League. Ed è stata una partita molto discussa, il Var non c’era… perdiamo 5-2 ad Anfield l’andata, al ritorno siamo 2-2 quando manca mezz’ora e Alexander Arnold fa una parata di mano con palla già entrata. Era rigore ed espulsione, con mezz’ora da giocare. Venivamo dalla rimonta contro il Barcelona e con l’apporto di quel pubblico poteva veramente succedere di tutto. Quello è il più grande raggiungimento ma anche uno dei rimpianti che ho, una delle più grandi gioie… chissà come ne sarebbe potuta andare”.
Come nasce il soprannome Spizzi?
“Da mio fratello più grande di 11 anni. Si divertiva a dare dei nomi a caso, s’inventa il nome ‘Spizzingrillo: E non per me… A me piaceva e piace tuttora giocare con la PlayStation, lì devi mettere un nome in cui ti devi identificare e ho deciso di usarlo. Al Milan aniva il boom e lo accorciano, chiamandomi Spizzi. Nell’anno dello scudetto io giocavo terzino destra ma davanti a me c’era Saelemaelcers: Ale e Alex. Pioli quando diceva ‘Ale’ ci giravamo entrambi, quindi doveva trovare una soluzione e mi chiamavano Spizzi.”
Sulla sua duttilità.
“Nella mia caniera ho sempre detto the dall’1 all’11 vanno tutti bene, basta che gioco. Questa cosa nasce addirittura a Crotone: arrivò lì da centrocampista, ma in una partita di Coppa Italia ad agosto ci troviamo senza terzini destri e Menichini mi ci mette. Io ero appena arrivato, mi chiese se me la sentissi: io non avevo nulla da perdere. Vinciamo a Lecce 2-0 e io faccio assist sul primo gol, da terzino destra tornano i due terzini, io comincio a giocare da centrocampista o anche seconda punta: alla fine faccio 11 gol e non so quanti assist, qualcosa di magico. Torno a Roma, faccio l’anno con Zeman da centrocampista e poi arriva Garcia. Mi spiega quello che per lui era il terzino destra che doveva stare molto alto: io dico proviamoci. Lo scotto da pagare era ovviamente sentire gli altri dire che fisicamente non ero cosi prestante, ma il nostro gioco richiedeva che avessimo tanto possesso palla quindi in teoria dovevamo subire poco. Quell’anno andò bene e intrapresi la stagione da terzino e da alto a destra: tante volte infatti giocava Maicon basso e io altre volte giocavo io terzino. Essere un jolly è diventato anche una mia dote, e a volte può essere anche un cruccio.’
Che emozione e che responsabilità è stata quella di indossare la fascia di capitano della Roma?
“Una grande responsabilità, essere capitano della squadra che tifi ha ancora più, valore. Soprattutto farlo a Roma, dove davanti a me c’erano stati De Rossi e Totti. Avere la responsabilità di essere alla loro altezza, nessuno potrà mai essere come loro, Totti e De Rossi non c’erano più. Io ero quello più longevo in squadra: inizio a fare il capitano con Garcia, poi con Di Francesco”.
Come è stato giocare con Totti e De Rossi?
“Incredibile. Io faccio l’esordio in Serie A subentrando a Totti. Quando mi chiedono che cosa ricordo dell’esordio mi viene sempre da ridere, l’unica cosa che ricordo è stato fare il cambio a Totti. Poi sono stato tre minuti a correre, senza prendere mai la palla. Sono due leggende del calcio italiano, due leggende per Roma a cui nessuno potrà mai dire niente, due amici”.
Il suo gol più bello?
“Sicuramente quello in Roma-Barcellona in Champions, recupero una palla nella nostra trequarti e superato il centrocampo vedo Ter Stegen fuori dai pali. Tirai volutamente, e alla fine pareggiamo “
Quale allenatore ha avuto un maggiore impatto su di lei?
“Ne potrei citare svariati. Non in ordine di importanza: Spalletti, Conte, Pioli, Tuchel, Garcia E sicuramente sto dimenticando qualcuna in mezzo a questi, però non dimentico da dove vengo: per arrivare a questi sono passato da Alberto De Rossi, colui che mi ha formato nei tre anni di Primavera e che mi ha insegnato come si calcia, come ci si comporta in determinate situazioni. Mi ha fatto diventare professionista, assolutamente, e quando lo incontro ho sempre bei ricordi per lui. L’ho incontrato poco tempo fa, avevo promesso a Daniele che sarei andato a vedere una partita dell’Ostiamare senza immaginare che avrei incontrato anche Alberto*.
Calciomercato Roma, avanza Zirkzee: si tratta sulle condizioni per far scattare l’obbligo di riscatto. Operazione da 38/40 milioni
Nonostante le dichiarazioni di Amorim, la Roma si avvicina a Josua Zirkzee. Come scrive Daniele Longo di calciomercato.com, il club giallorosso sta trattando con lo United sulle condizioni per far scattare l’obbligo di riscatto, per pacchetto da 38/40 milioni di euro totali.
🔴Roma, avanza Zirkzee: Joshua entusiasta del progetto giallorosso. Con il Manchester United si tratta sulle condizioni per far scattare l'obbligo di riscatto, pacchetto da 38/40 milioni di euro
— Daniele Longo (@86_longo) December 26, 2025
Okaka: “Il gol di tacco al Siena? Il contesto lo ha reso storico, con De Rossi che esulta rincorrendomi. Raramente ho visto l’Olimpico in quel modo”
CRONACHE DI SPOGLIATOIO – Stefano Okaka, ex attaccante della Roma, si è raccontato in una lunga intervista. Dal periodo in giallorosso fino al all’attuale esperienza con Ravenna, dove ha segnato 5 gol in 15 partite. 2 di questi li ha fatti col tacco. Questo uno stralcio delle sue parole: «Un gol promozione di tacco? Li ho già fatti, sono finiti i bonus. Ma andrebbe bene anche un calci di rigore».
Su quel gol di tacco in Roma-Siena…
«Istinto puro, nient’altro. Il contesto ha reso storico quel gol: io che sono cresciuto a Roma, De Rossi che esulta rincorrendomi e urlandomi ‘Ma che hai fatto?’… e poi l’Olimpico: raramente l’ho visto così. A distanza di 16 anni la gente ancora me lo fa rivedere».
Il ricordo di quella stagione..
«Il giorno dopo sono partito per il Fulham. Era tutto fatto già prima della partita, ma il mister una volta rientrati nello spogliatoio mi disse: ‘Ora faccio qualsiasi cosa per non farti andare’. I documenti però erano già partiti. Era l’anno in cui abbiamo perso lo Scudetto contro la Sampdoria di Cassano. Ad Antonio lo dico sempre: ‘Tutta colpa tua’. Con lui ho un rapporto special. Avevo discusso con la società ed ero finito fuori rosa. Ricordo che Cassano una sera mi chiamò per sapere qualcosa di più e il giorno dopo andò a parlarci. Gli sarò riconoscente per tutta la vita: il giorno dopo mi reintegrarono in squadra».
Sui più forti con cui ha giocato
«Antonio è stato un genio del calcio mondiale. Dovevate vederlo in allenamento. È nato per il calcio: uno dei migliori di sempre».
Sull’inizio dell’avventura alla Roma..
«Io ero praticamente del Milan. Non avevamo stampato il cartellino perché mancavano le fototessere, ma mi avevano detto: ‘Quando torni la prossima settimana completiamo tutto. Non sono più tornato. Il primo giorno alla Roma ci accolse Bruno Conti. Ci mostrò tutto il centro sportivo: una volta visti bar e ristorante ho capito fosse il posto giusto per me. E poi avrebbero permesso alla mia famiglia di vivere lì dentro: cosa che oggi sarebbe impossibile. Mio padre ogni giorno si fermava a fare colazione con Totti, De Rossi, Cassano e Montella. Era la normalità per tutti. E poi spesso incontrava Spalletti: ‘Mister, come si comporta Stefano? È bravo’. Per me è come se fosse stato un secondo padre».
Sul rapporto con Spalletti…
«A 18 anni arrivai a Trigoria con un’auto molto costosa. Parcheggiai davanti all’ufficio di Spalletti. Mi vide: ‘Se ti presenti un’altra volta con questa, non giochi più’». Una volta contro l’Atalanta mi mise in campo a pochi minuti dalla fine. Diciamo che non entrai col piglio giusto… ma il controllo antidoping e Vito Scala mi salvarono. Mi disse: ‘Non uscire da questa porta, se ti prende ti stritola’. Ancora oggi ci scherziamo. «Nessuno lo dice, ma ha creato un modulo che è passato alla storia. Ha reinventato Totti centravanti facendogli vincere la Scarpa d’Oro».
Il peso del passaggio in prima squadra e la prima convocazione..
«Ho segnato 20 gol e giocavo sotto età di 3 anni. Lì ho capito che avrei potuto fare qualcosa nella mia carriera. Contro l’Udinese la prima convocazione. Fossi entrato sarei diventato il più giovane di sempre nella storia del calcio italiano. A 15, 16 anni ero visto come uno dei migliori al mondo. Convivere con quell’etichetta è stato molto complicato. Dovevo sempre dimostrare di essere il migliore. Ho sentito il peso a una certa».
CELIK: “Orgoglioso di essere alla Roma. Il soprannome pendolino mi piace” (VIDEO)
Torna a parlare Zeki Celik. Il difensore turco della Roma si è raccontato in una lunga intervista sul canale Youtube Anadolu Ajansı. Di seguito le sue parole:
L’inizio della carriera e l’arrivo alla Roma:
«Gioco a calcio sin da bambino, sempre per le strade. Vengo da una famiglia numerosa. Ho sette fratelli maggiori e abbiamo giocato a calcio insieme. Essendo il più giovane, mi hanno lasciato fare un po’ quello che volevo. Non riuscivano a starmi dietro, ma io andavo ogni giorno agli allenamenti da solo. Mi ero fissato l’obiettivo di diventare un calciatore. Mentre andavo a scuola, i mister della squadra locale mi si sono avvicinati e mi hanno chiesto se volevo entrare nel loro settore giovanile. Così ho iniziato a giocare nel Yavuz Selimspor. Poi il Bursaspor mi ha preso, successivamente sono andato al Bursa Nilüferspor, e poi all’İstanbulspor. Da lì la mia carriera ha iniziato a prendere forma. Giocai contro il Belgio e gli osservatori belgi erano venuti a vedere un altro giocatore. Io ho iniziato la partita come terzino destro e poi sono passato a sinistra. Mi hanno chiesto: “Chi è questo giocatore?” Hanno voluto osservare me, e io non sapevo nemmeno chi fosse Luis Campos all’epoca. Alla fine della stagione, lui è stato molto insistente e mi ha voluto, e sono andato al Lille. Andare al Lille è stato un passo fondamentale per me, mi ha aperto le porte all’Europa. È stato uno dei momenti più critici della mia carriera. Dopo essere arrivato al Lille, i miei obiettivi sono diventati molto più grandi. Alla fine della stagione, Mourinho mi ha detto che mi voleva davvero, ci siamo messi in contatto, e poi sono arrivato alla Roma. Credo che sia una delle migliori e più forti squadre al mondo, e sono davvero orgoglioso di essere qui».
Şengezer su Celik:
«Mi chiamo Muhammed Şengezer e gioco per l’İstanbul Başakşehir. Partecipo regolarmente ai raduni della nazionale. Con Zeki siamo amici da quando avevamo circa 9 o 10 anni. Ora siamo più che amici, siamo come fratelli. Conosciamo i segreti l’uno dell’altro, sia nei momenti difficili che in quelli belli».
Prende la parola Celik:
«Una cosa che non dimenticherò mai è quando non avevo gli scarpini e mi ha dato un paio dei suoi. Non posso dimenticare quel momento, è stato davvero speciale per me. Lui non ama guardare ripetutamente le sue partite. Io analizzo sempre le mie partite, sia che vada bene che male, e cerco di concentrarmi subito sulla prossima partita. Quando sono arrivato a Roma, ho soggiornato in questo hotel. È lo stesso posto dove ho soggiornato quando ho firmato per la Roma. Ho potuto sentire che è un club davvero appassionato. I tifosi sono incredibilmente appassionati e ci sostengono sempre. Quando vinciamo, l’intera città è entusiasta».
Sul soprannome:
«Si dice che Cafu fosse una figura molto importante qui. Lo chiamavano “Il Pendolino”, per la sua velocità. Ora chiamano anche me così, grazie alla mia rapidità. Mi piace questo soprannome».
Sul campionato italiano:
«Il campionato italiano è duro e molto tattico. Come giocatore turco, giocare in uno dei campionati più difficili del mondo è sicuramente una grande sfida per me».
Sulla nazionale turca:
«Ogni bambino sogna di essere selezionato per la nazionale. Quando è successo per me, è stato un momento davvero indimenticabile. Ero molto emozionato, sinceramente. La mia famiglia, i miei amici… non riesco nemmeno a dirvi quanti messaggi ho ricevuto. A volte non rispondevo, ma altre volte sì. Indossare la maglia della nazionale turca non lascia mai spazio alla disperazione. Mi alleno sempre al 100% con la nazionale. Ci sono momenti in cui non gioco, e momenti in cui sono triste, ma ogni volta che vado in campo, faccio del mio meglio. Cerco sempre di dare il massimo in ogni partita. Il segreto di tutto è lavorare sempre, perché se lavori, credo che Allah ti aiuti sempre. Indossare la maglia della nazionale è sempre un momento speciale per ogni calciatore e sono molto orgoglioso. Tutti in squadra sanno quanto è importante questa maglia. Ogni partita con la nazionale è speciale per me. Ogni partita voglio giocarla. È una delle cose più importanti per me: rispetto, orgoglio, la maglia e il senso di appartenenza. Credo che fu circa 56 anni fa quando siamo andati all’ultimo Mondiale. Ancora oggi, quando vedo i riassunti di quelle partite, posso sentire quanto fosse bello quel momento. È stato un evento molto orgoglioso per il nostro paese. Vogliamo porre fine a questa attesa. Il nostro obiettivo è sicuramente partecipare alla Coppa del Mondo».
Sullo spogliatoio:
«Questo è il nostro spogliatoio. Questa è la mia parte. I miei amici mi hanno messo il numero 10 come scherzo. Mi hanno fatto questa battuta perché, entrando sempre in area durante le partite, hanno voluto scherzare un po’. Di solito, prima delle partite o degli allenamenti, recito l’Ayat Kürsü e cerco sempre di entrare con il piede destro. Il nostro fisioterapista qui è sempre di grande aiuto».
Sull’Italia:
«Sono stato molto colpito. Ho vissuto in Francia, ma gli italiani davvero vestono in modo molto diverso. Sono eleganti, puliti, e questo mi piace molto. Per questo cerco sempre di fare shopping nei negozi di marca italiana. Perché amo le cose semplici e eleganti. Cerco di indossare cose semplici anche nella mia vita».
Calciomercato Roma, ag. Dragusin: “Futuro? Ci sono interessamenti, non abbiamo ancora preso una decisione. In Italia andrebbe in un grande club”
LIGA DIGI SPORT – Tra i nomi accostati alla Roma per la difesa c’è quello di Radu Drăgușin, seguito anche dalla Fiorentina. Della sua situazione ne ha parlato anche il suo agente Florin Manea. Le sue parole ai media romeni: “La sua condizione fisica è davvero buona, l’ho visto in amichevole, ha giocato 90 minuti. Sembra più forte, più veloce, più elastico. Mi ha detto che è pronto. È stato convocato per la partita contro il Liverpool, quindi va bene. Ha bisogno di qualche partita. Non deve giocarle tutte, ma deve giocarne parecchie. Futuro? Ci sono delle speculazioni. Non abbiamo ancora preso decisioni, ma vedremo. Se il numero di partite non sarà quello che vogliamo, allora ne terremo conto. Non poteva giocare a dicembre-gennaio perchè fuori dalla lista Champions. Forse è per questo che ci state sono speculazioni. La posizione del club è che non vuole venderlo, ma ci vedremo. Parlerò con lui e vedremo che decisione prenderemo.. Sull’interesse dalla Fiorentina? Non lo so, finora nessuno mi ha chiamato. È una situazione in bilico. Ci sarebbero offerte, c’è interesse. Anche dall’Inghilterra, ma un club più piccolo, un grande club italiano sarebbe meglio. Ho parlato con Chivu, l’ho solo chiamato per congratularmi con lui. So che l’Inter cercherà un difensore centrale in estate. Ha ancora 4 anni e mezzo al Tottenham, ma il problema è che l’infortunio lo ha tenuto lontano per 11 mesi, non posso restare altri 7. Dobbiamo trovare una soluzione per farlo giocare più partite fino all’estate. È determinato al 100% a giocare”.
DE SANTIS: “Sorpreso se Zirkzee non fosse a disposizione di Gasperini entro il 15 gennaio” – JURIC: “Raspadori alla Roma è praticamente fatto”
La Roma tornerà in campo il 29 sera, contro il Genoa di Daniele De Rossi, e per questo è più tempo di mercato che mai. Il direttore sportivo dei giallorossi, Ricky Massara, è al lavorare per arrivare a Joshua Zirkzee del Manchester United e Giacomo Raspadori dell’Atletico Madrid. Sul primo, Matteo De Santis ha detto: “Sarei molto sorpreso se Zirkzee non fosse a disposizione di Gasperini entro il 15 gennaio“. Marco Juric, invece, si sofferma sull’altro obiettivo: “Ad oggi Raspadori alla Roma è praticamente fatto, mentre Zirkzee è molto vicino“.
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Questo e tanto altro in “Massimo Ascolto”, rubrica de LAROMA24.IT curata dalla redazione. Una passeggiata tra i più importanti programmi radiofonici. Buona lettura.
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Mercato? Più che in difesa, serve fare qualcosa a centrocampo. Zirkzee è un ottimo attaccante, ha qualità e sa far giocare bene la squadra (ROBERTO PRUZZO, Radio Radio, 104.5, Mattino Sport e News)
Mercato totalmente sbagliato in estate? Fino a due settimane fa la Roma era prima in classifica… Non c’è bisogno di fare una rivoluzione, la sconfitta contro la Juventus ha fatto precipitare le certezze (FERNANDO ORSI, Radio Radio, 104.5, Mattino Sport e News)
Zirkzee è un giocatore particolare, ma credo possa impattare bene da subito. Fa reparto da solo, sarebbe un bell’acquisto (MARCO VALERIO ROSSOMANDO, Manà Manà Sport Roma, 90.9)
Tre sconfitte nelle ultime quattro rappresentano una situazione d’emergenza, ma il quarto posto in classifica sta nascondendo questi risultati negativi (GABRIELE CONFLITTI, Manà Manà Sport Roma, 90.9)
Con Zirkzee e Raspadori il quarto posto diventa un obiettivo più plausibile (PIERO TORRI, Manà Manà Sport Roma, 90.9)
Raspadori è sicuramente più rapido e ficcante di Pellegrini, ma non è il giocatore richiesto da Gasperini per quel ruolo (MATTEO CIRULLI, Manà Manà Sport Roma, 90.9)
Raspadori? Non è il profilo ideale, ma sarebbe un ottimo acquisto (DANIELE CECCHETTI, Manà Manà Sport Roma, 90.9)
La Roma ha perso contro squadre più forti di lei e non è mai stata asfaltata o messa sotto (RICCARDO ANGELINI, Manà Manà Sport Roma, 90.9)
Sarei molto sorpreso se Zirkzee non fosse a disposizione di Gasperini entro il 15 gennaio (MATTEO DE SANTIS, Manà Manà Sport Roma, 90.9)
Ad oggi Raspadori alla Roma è praticamente fatto, mentre Zirkzee è molto vicino (MARCO JURIC, Manà Manà Sport Roma, 90.9)
Calciomercato Roma: distanza per il rinnovo di Celik, il turco chiederebbe quasi 3 milioni netti a stagione. Su di lui anche la Juventus
Più complicata del previsto la trattativa del rinnovo di contratto di Zeki Celik. Come scrive il portale dedicato al mercato, la forbice continua a esserci fra le richieste del turco, quasi 3 milioni di euro netti a stagione, e l’offerta della Roma. Il giocatore guadagna attualmente 2,6 milioni lordi, attenuati però dal decreto cescita. Così nelle ultime settimane la Juventus ha chiesto informazioni. Perché è un profilo che può piacere per completare il reparto, proprio per la sua duttilità.
(tmw.com)
Gasperini, pure le virgole
IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) – Vi svelo perché la Roma ha perso gli scontri diretti. Giuro lo so, anche se è un grande segreto. Eccolo: Inter, Napoli, Milan e Juve sono più forti! Non ve l’aspettavate ma è così, e normalmente nel calcio, ma anche nello sport, nella vita, chi è più forte vince. Stranissimo. Quando ci stanno le eccezioni – tipo Davide contro Golia, ma quella è letteratura – uno se le ricorda apposta perché sono eccezioni. (…) La Roma è anche meno forte dell’anno scorso: sono andati via titolari come Saelemaekers e Paredes, e solo Wesley di quelli arrivati va in formazione dall’inizio. Senza considerare che Gasperini Angeliño non ce l’ha mai avuto. Tutte queste righe sopra per dire che noi dobbiamo capire bene, ma bene eh, che abbiamo un grande valore: Gasperini. In pochi mesi ha creato una squadra romanista, che vince o perde, mai pareggia e sempre lotta. Roba da sigla di cartone animato. L’eroe che ucciderà i mostri sotto il nostro letto, che dice tutto in diretta senza fronzoli e senza paura, e che onora la Lupa nell’unico modo che io conosca: il lavoro. (…) Sui social va un po’ di moda il fatto che non sia mai andato sotto la Curva. Ma che vor dì? Vivaddio, lascia spazio ai giocatori, la Roma va onorata solo per come lavori. Per la quota di ribellismo che c’è sempre dopo un ko per far vedere che si è duri e puri e veramente della Roma, un suggerimento: la più aspra critica da fare è proprio appoggiare Gasperini che chiede calciatori alla società. (…)
Genoa in emergenza: fiducia a Sommariva
Dopo l’errore fatale in uscita nel recupero della gara con l’Atlanta, Sommariva è stato accompagnato da De Rossi sotto la gradinata rossoblù per ricevere l’applauso dei sostenitori del Grifone. Un gesto importante, fatto dal tecnico per valorizzare comunque il portiere cresciuto nel Grifone che dovrà difendere i pali rossoblù anche all’Olimpico contro la Roma lunedì prossimo, nel giorno del ritorno all’Olimpico di De Rossi. Scontata la squalifica di Leali, ma con la squadra di Gasperini mancherà anche il vice Siegrist (frattura a una mano). Il dodicesimo, dunque, sarà il lituano Lysionok, classe 2007. (…) Ma per De Rossi le assenze pesanti non si fermano qui, visto che all’Olimpico mancherà anche Thorsby: il norvegese, che si era infortunato nel finale della gara di Marassi in uno scontro nell’area dell’Atalanta, ha subìto una distrazione della muscolatura della spalla e verrà rivalutato fra una settimana: esclusa, comunque, la presenza di una frattura. Vitinha (affaticamento a un polpaccio), invece, regolarmente sarà disponibile. (…)
(gasport)