Danimarca: Nelsson convocato al posto di Roerslev (FOTO)

Anche Victor Nelsson si aggiunge alla lista dei giocatori che lasceranno Trigoria durante la sosta per le nazionali. Il difensore danese arrivato durante il mercato invernale è stato convocato dal commissario tecnico della Danimarca per i due match di Nations League contro il Portogallo per sostituire Roerslev.

Abodi: “I soldi per gli stadi? In tutto il mondo ce li mettono i privati. In Italia abbiamo una cultura che si deve sviluppare”

Oggi, a Novara, si è tenuta la cerimonia inaugurale di “Novara città europea dello sport”. All’evento, ha preso parte anche Andrea Abodi. Il Ministro dello Sport ha risposto alle domande dell’AGI sulla questione stadi e sulla scadenza del mandato del Presidente del CONI, Giovanni Malagò. Ecco le sue parole.

“I soldi per gli stadi? In tutto il mondo li mettono soprattutto i privati. Noi, su questo fronte abbiamo una cultura che si deve ancora un po’ sviluppare. E’ chiaro che quando si è in Serie A è un po’ più facile di quando si è nelle altre categorie che io conosco molto bene e apprezzo, c’è bisogno di un concorso di collaborazione. Quello che manca è la volontà che è la risorsa più preziosa e che a volte scarseggia. Se ci si mette insieme si trovano le soluzioni: c’è il governo Nazionale, c’è la Regione, c’è il Comune e c’è il privato. Dove si trova questa qualità dei rapporti e dove anche i privati sono di qualità le infrastrutture migliorano a partire dagli stadi”.

“L’elezione? Io sono talmente affascinato dalle cose che dobbiamo fare, che quello che succederà, che fa parte di una routine di carattere amministrativo, lo lascio a chi dovrà poi valutare chi dovrà essere votato il 26 di giugno”.

L’ex ct dell’Ucraina Szabó su Dovbyk: “Spesso non tocca palla, dovrebbe liberarsi dai difensori ma non lo fa”

Non si placano le critiche nei confronti di Artem Dovbyk, attaccante della Roma arrivato in estate dal Girona. Dall’ucraino tutti si aspettavano di più, anche se contro il Cagliari ha portato il suo bottino stagionale a 15 gol. Anche Jozsef Szabó, ex ct dell’Ucraina dal 1994 al 1999, ha espresso un suo commento sul ventisettenne. Ecco le sue parole.

“Dovbyk, nelle partite che ho visto, non cerca spesso la palla. Deve muoversi di più, perché non si può segnare sulla sensazione del gol. Devi cercarla, tornare indietro, a sinistra, a destra. Gli avversari gli passeranno dietro, ci saranno zone libere per gli altri giocatori. Deve liberarsi dai difensori, ma non lo fa. E questo è molto negativo”.

(dynamomania.com)

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I club europei con i monte ingaggi più alti del 2024: domina il PSG. La Roma diciottesima, l’Everton diciannovesimo

In casa Roma continua la missione del decurtamento degli stipendi intrapresa in estate. A partire dalla scorsa finiestra di mercato, infatti, la politica giallorossa è cambiata. L’obiettivo è abbassare il pesante monte ingaggi puntando su giocatori giovani, futuribili e funzionali alla rosa, magari spendendo di più sul cartellino che sullo stipendio. Sulla pagina Instagram di Transfermarkt Italia è stata pubblicata la classifica dei 20 club europei con i monte ingaggi più alti del 2024. Al primo posto c’è il PSG con 658 milioni di euro, mentre, completano il podio Manchester City (554 milioni) e Real Madrid (505 milioni). Presenti anche ben 4 squadre della Serie A: la Juventus tredicesima con 264 milioni, l’Inter quindicesima con 232 milioni, la Roma diciottesima con 202 milioni e il Milan ventesimo con 189 milioni. In classifica c’è anche l’altro club di proprietà della famiglia Friedkin: l’Everton. I Toffees sono sotto ai giallorossi, ovvero al diciannovesimo posto con 195 milioni di euro.

 

 

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Lotito: “I tifosi della Roma mi amano perchè vorrebbero un presidente più presente”

RAI 3 – Claudio Lotito sarà ospite di questa sera del programma “Fin che la barca va” di Pietro Chiambretti. Il presidente della Lazio ha parlato anche della Roma e dei tifosi giallorossi. Le sue parole: “Io non vendo sogni ma solide realtà. I romanisti mi amano perché vorrebbero un presidente più presente, col quale sfogare le insoddisfazioni. Faccio un po’ da punching ball: mi prendo le responsabilità delle scelte, quest’estate mi hanno manifestato contro in 15mila e poi si sono dovuti ricredere. Fatti, non parole”.

Qualcuno dice che lei tifa anche Roma.
“No, no… Non fate confusione, sfatiamo il mito. Sono tifoso della Lazio da quando avevo 5 anni e mezzo. Poi mi sono trovato in più occasioni a vedere anche la Roma allo stadio perché mio suocero era nella Roma insieme a Sensi. E lui da tifosissimo della Roma è diventato laziale”.

Polemiche per Totti in Russia…
“In Russia non credo ci siano certe criticità. Io vado dove credo e la mia presenza a Mosca non credo serva”.

E se scoprisse che Dio è romanista?
“Dio sarà di tutte le squadre. Anche della Juve? Anche della Juve… Contano i comportamenti sulla terra”.

Con il falconiere Bernabè com’è finita?
“Sta ancora a Formello, l’aquila invece purtroppo non c’è e non so dove l’abbia portata. Sta occupando abusivamente e senza titolo una stanza e abbiamo fatto le procedure per poterci riappropriare della proprietà in termini giudiziari. Dopo quello che ha fatto… Su questo direi che sono stato apprezzato, non c’è giustificazione. Io credo nel calcio didascalico e moralizzatore e mandavo lui nelle scuole con l’aquila e poi mi fa quegli atti osceni in luogo pubblico. Ma poi cosa ha detto…”.

Nakata: “Ogni volta che torno a Roma i tifosi mi ringraziano ancora per lo scudetto”

THE ATHLETIC – Attraverso una lunga intervista, Hidetoshi Nakata ha ripercorso la sua carriera, dal suo impatto con l’Italia fino alla Scudetto vinto in giallorosso. Questo uno stralcio delle sue parole: «Il Giappone è diverso dall’Italia. I giapponesi sono puntuali, gli italiani sono più del tipo comunque… È stato un grande cambiamento, ma il calcio era lo stesso. Il calcio è lo stesso in tutto il mondo. Non ero un grande fan del calcio, non guardavo le partite e non leggevo i giornali, non sono quel tipo di persona. Mi piaceva solo giocare a calcio e volevo solo diventare un giocatore migliore ogni giorno. Quando sono arrivato in Italia, il campionato italiano era il migliore al mondo, c’erano giocatori come Zinedine Zidane e Alessandro Del Piero, ma non ne conoscevo molti. Non conoscevo nemmeno metà delle squadre del campionato. Ma questo significava che potevo davvero concentrarmi sul mio gioco. Quella era la mia forza perché non avevo paura».

Lo Scudetto?
«Ogni volta che torno a Roma, tutti i tifosi vengono ancora da me e mi dicono: “Grazie Nakata”».

Calafiori: “Ci sono rimasto male quando la Roma mi ha ceduto. Ma non ho mai portato rancore”

RIVISTA UNDICI – Riccardo Calafiori ha raccontato la sua ascesa che l’ha portato all’Arsenal nella passata estate, senza nascondere momenti di difficoltà e delusioni come quando fu ceduto dalla Roma. In un passaggio dell’intervista, infatti, racconta proprio il momento dell’addio alla capitale: “Al momento ci sono rimasto male. Però non ho mai avuto rancore verso la Roma. Credo che non sia facile prevedere il futuro di un ragazzo così giovane. E poi una società deve fare delle scelte, soprattutto se ha tanti ragazzi in quel ruolo. La Roma ovviamente è stata una parte grande e importante della mia vita e carriera, e penso solo cose positive ancora adesso”.

Dahl: “Sono passato dal non giocare alla Roma a sfidare il Barcellona in Champions”

Dahl a gennaio è passato dalla Roma al Benfica trovando decisamente più spazio rispetto ai primi mesi nella capitale, giocando da titolare anche la sfida contro il Barcellona nel ritorno degli ottavi di Champions League. Il terzino svedese, dal ritiro della Nazionale, ha raccontato in un’intervista il trasferimento: “Ho fatto cose buone finora, la squadra è molto buona. Tutti mi stanno aiutando. Sono passato dal non giocare per la Roma all’affrontare il Barcellona. È stata una partita incredibile”.

Sul futuro, ha detto: “Vedremo cosa succederà in estate”.

(fotbollskanalen.com)

SALAH-EDDINE: “All’Olimpico un calore mai provato prima. Dybala fa cose che nessun altro vede”

ESPN – Dal ritiro dell’Under 21 dell’Olanda, Salah-Eddine ha rilasciato un’intervista in cui racconta il suo passaggio dall’Eredivisie alla Serie A, con l’arrivo a Roma nel mercato di gennaio. Queste le parole dell’ex esterno del Twente classe 2002:

Sulla possibilità di andare al PSV e l’interesse della Roma?
“All’ultimo minuto. Quando l’AS Roma si è interessata, sapevo che volevo davvero fare quel passo. Mi sentivo al meglio lì”

Sulla Roma?
“L’AS Roma è uno dei club più grandi del mondo. Questo è quello che vuoi come calciatore e come persona. Mi sono mostrato di più in Europa e quelle sono le partite con più prestigio. Il fatto che abbia giocato bene in quelle partite ha sicuramente aiutato. La cosa più importante per loro è che lo dimostri nelle grandi partite, quindi erano convinti”

Sul connazionale Rensch?
“L’ho chiamato. Devyne è stato positivo e questo mi ha dato una piccola spinta. Nei miei primi giorni è stato bello averlo con me ma abbiamo un ottimo rapporto anche con gli altri ragazzi. È un gruppo molto unito, quindi siamo tutti una cosa sola. Ho un buon rapporto con tutti”

Sul miglior giocatore della Roma?
“Credo di poter fare solo un nome: Paulo Dybala. Quello che a volte mostra in allenamento e in partita è davvero bello”

Si tratta del miglior giocatore con cui hai mai giocato?
“Bella domanda, ma direi di sì. Ci sono piccole cose, come un passaggio ricevuto o uno lasciato andare, che nessun altro vede”

Sull’inserimento nel gruppo e sulle differenze con l’Olanda?
“Sono riuscito a trovare rapidamente il mio posto e spero di sentirmi ancora più a mio agio nei prossimi mesi, di poter cogliere la mia occasione. Ranieri è un allenatore molto esperto. È bravo nelle tattiche collettive e nell’individualità. Si impara tanto da lui durante l’allenamento. Qui giochi contro tante formazioni diverse. Nei Paesi Bassi giochi spesso contro il 4-3-3, ma qui ti viene chiesto qualcosa di diverso in ogni partita”

Sulla piazza giallorossa?
“Ho capito scoperto il calore della piazza dal momento in cui sono salito sull’aereo con il mio agente e la mia famiglia. Quando sono atterrato a Roma, l’aeroporto era vuoto. Non c’erano voli, davvero. C’erano persone che mi aspettavano fuori e quella è stata la mia prima esperienza con l’AS Roma. Quando sono arrivato per la prima volta allo stadio… non ho mai provato niente del genere”

KONÈ: “Un po’ 6 e un po’ 8: questo il mio ruolo ideale. Guendouzi? Abbiamo esagerato, tutto chiarito”

L’EQUIPE – Manu Koné si è unito al ritiro della Francia per la doppia sfida alla Croazia e ha rilasciato un’intervista al quotidiano in cui parla della sua esperienza alla Roma, del suo ruolo e tocca anche il tema del diverbio con il compagno di Nazionale Guendouzi durante l’ultimo derby.

Non hai paura dei colpi?
“No. Ne ho già presi tanti. Quando ero piccolo, nel quartiere, giocando contro ragazzi che avevano cinque anni più di me, posso dirti che avevo spesso le ginocchia sbucciate”

Hai anche questa capacità di mettere la spalla per battere sulla corsa l’avversario.
“Lo faccio naturalmente. Appena potrò gareggiare in velocità con lui, so che o commetterà un errore oppure passerò io. L’obiettivo è affinare il mio gioco, lasciare la palla nelle migliori condizioni e alimentare gli attaccanti. È tutto istintivo, in realtà. Nella selezione ne ho parlato con Dayot (Upamecano, ndr) che ho affrontato in Bundesliga quando ero al Mönchengladbach (2021-2024). Mi dice che ogni volta che giochiamo metto la mano in opposizione. Non me ne accorto ma è vero, per proteggere la palla allungo il braccio e metto la mano. Sono anche sempre più vigile sul posizionamento dei miei avversari. Prima pensavo che solo con le mie qualità potevo girarmi, ora faccio molta più attenzione a quello che arriva alle mie spalle”

Da quale centrocampista hai preso ispirazione?
“Quando ero piccolo, Yaya Touré e Paul Pogba. Era il sogno essere come loro. Crescendo, vedere cosa ha fatto Yaya Touré in Premier League è scioccante”

Una cosa che devi migliorare riguarda il livello disciplinare. Hai ricevuto otto ammonizioni in questa stagione. C’è una spiegazione?
“(Ride, ndr) Onestamente? Già gli arbitri sono un po’ eccessivi. Ma quando sei un giocatore che ha voglia, inevitabilmente c’è un po’ di foga in eccesso. È vero che devo essere più attento perché potrebbe penalizzare la squadra. Ranieri mi chiede di migliorare su questo. Ma io mi impegno. Sto solo cercando di fare bene”

Un avversario ha mai provato a intimidirti fin dall’inizio?
“(Ride, ndr) Ne parlavo con Evan Ndicka a Roma. Abbiamo parlato delle nostre prime partite professionistiche e in una delle prime da titolare in Ligue 1 è stata contro il Lione. Ho commesso un errore nei confronti di Memphis Depay; lui si è arrabbiato e ammetto che ero un po’ intimidito. Vedere Memphis Depay che ti urla contro e tutto il resto…Poi è calcio, niente mi spaventa. Ad esempio, a volte perdo palloni ma questo non mi rallenta. Se non ci provi, finirai la partita con rimpianti”

Ti ritrovi a rimuginare sulle azioni la sera quando torni a casa?
“Ovviamente! Fare il calciatore è duro, eh! Ad Empoli, ad esempio, ho colpito il palo. Ci ho pensato tutta la notte. In realtà, devo accettarlo. Avrei potuto tirare tra le gambe del portiere, avrei potuto fare un pallonetto. Ma ho dribblato il portiere e ho colpito il palo. Poco prima dell’azione, nello spazio di due secondi, mi pongo almeno venti domande. Te lo giuro! Tutto è troppo veloce. Vedo le gambe del portiere, vedo lo spazio sinistra, a destra, nell’angolo sinistro, nell’angolo destro, mi dico: ‘Lo sto superando’. E colpisco il palo. Fortunatamente abbiamo vinto”

In quale posizione ti senti più forte?
“Ho sempre ritenuto che un centrocampista debba saper ricoprire tutti i ruoli in questa zona. Ho la capacità di fare sia il 6, sia l’8, ma sono un giocatore a cui piace chiamare, avere la palla e recuperarla. Francamente, se potessimo creare una posizione ‘6-8’, sarebbe l’ideale (sorride, ndr). Mi piace essere in entrambe le zone ed è quello che mi chiede mister Ranieri”

Sei uno dei tre giocatori che subiscono più falli nei maggiori campionati europei. Lo sapevi?
“Sì. Ciò significa che proteggo abbastanza bene la mia palla e questo costringe i miei avversari a commettere falli. Ottenere calci piazzati è molto importante nel calcio moderno”

La lite con Guendouzi nel derby
“È stata l’atmosfera del derby a farci esagerare un po’. Ho parlato di questa partita con Mattéo durante tutti gli incontri precedenti. Ridevamo, anche con l’allenatore: ‘Ehi, il derby di Roma sarà duro!’. Poi è successo quello che è successo. Lo accetto con un sorriso. È vero che non è una bella immagine, ma è pur sempre una partita di calcio. Soprattutto con Mattéo abbiamo chiarito subito dopo. L’ho chiamato e la cosa era risolta”

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