Gasperini detta le condizioni

[…] Un paio di cose sembrano chiare: 1) La riconciliazione con Ranieri non è possibile 2) Benché i Friedkin gli abbiano ribadito più volte la fiducia, il tecnico prende tempo. Lo fa parlando al passato dell’esperienza romanista (come fosse vicina a concludersi) e rimandando a fine stagione ogni discorso. Il motivo è semplice. In questo mese vuole capire se quella stima ribadita a voce anche dall’uomo di fiducia della proprietà Usa nel post gara dell’altra sera – nonostante la Champions sia sempre più lontana (Juve a +5) – avrà riscontro nei fatti. […]

Così ad oggi Gian Piero, per restare, ha posto delle condizioni. La prima: non intende avere più rapporti lavorativi con Ranieri e chiede di confrontarsi con un nuovo direttore sportivo. La seconda: vuole un nuovo staff medico e tecnico (ad oggi in parte composto da uomini di Claudio ai quali è stato rinnovato il contratto ad inizio anno). La terza: vuole assumere, al di là di chi sarà l’eventuale nuovo ds, un ruolo forte, da manager. Per farla ancora più semplice: vuole decidere in prima per-
sona. Un discorso lineare, senza fronzoli, ribadito nella call della scorsa settimana ai Friedkin. La palla ora è alla società: quello che doveva dire lo ha detto. […]

Dal prossimo anno, se come sembra il discorso con la Uefa sarà chiuso, vuole decidere. Tradotto: ci sono 50 milioni da spendere? Bene, si spendono seguendo pedissequamente le sue indicazioni. E quindi, non si valuta più in base ai ruoli ma ai nomi che il tecnico ritiene siano più idonei al suo modo di giocare. […] Proprio per questo motivo, essendo consapevole che i Friedkin pur uscendo dalla morsa del Fpf dovranno comunque continuare a rispettare alcuni parametri economici e quindi un mercato da 200 milioni non è possibile, vuole ripartire dall’architrave tecnico (Mancini-Cristante-Pellegrini) arricchendo la rosa con quei 3/4 acquisti alla Wesley/Malen che gli permetterebbe di far diventare i titolari inamovibili di oggi, le alternative di lusso di domani. […]

Gasp è il primo a sapere che sono condizioni da dentro o fuori, per le quali è difficile mediare. […] E stavolta non direbbe di no a priori nemmeno se arrivasse qualche sirena estera. Perché a 68 anni la via è tracciata: o spacchi o vieni spaccato.

(Il Messaggero)

Nel calcio non basta spendere. Fair play finanziario e sostenibilità: perché il modello Como è fragile

Come fa una piccola squadra di calcio di provincia a passare in pochi anni dalla serie C alla A e a lottare addirittura per un posto in Champions League? La risposta può sembrare semplice se il club incrocia la strada di un proprietario ricchissimo, disposto a investire centinaia di milioni. È quello che è accaduto al Como con l’arrivo sul lago dei fratelli indonesiani Robert e Michael
Hartono, titolari secondo Forbes di un patrimonio di 38,5 miliardi di dollari. Il maggiore, Michael, è morto a 86 anni il 19 marzo a Singapore, ma la famiglia indonesiana ha confermato l’impegno. Sono i più ricchi proprietari di una squadra di calcio in Italia, davanti allo statunitense Dan Friedkin dell’As Roma, patrimonio stimato 11,4 miliardi. (…) I fratelli Hartono hanno comprato il Como sette anni fa, era il 4 aprile 2019 quando hanno chiuso l’accordo con il milanese Massimo Nicastro. L’avrebbero pagato 220mila dollari. La squadra era in serie D e alla fine di quel campionato è risalita in C. Due anni dopo è arrivata in B, altre tre stagioni e l’approdo in A, dopo 21 anni. Nello scorso campionato i lariani hanno chiuso al decimo posto. Oggi sono quinti insieme alla Roma e lottano per entrare nelle competizioni europee. Ma a quale prezzo. Da quando hanno comprato il Como, (…) gli Hartono hanno speso 390 milioni nel club e nelle attività correlate, senza alcun guadagno. Anzi, le perdite sono esplose, il peggior risultato tra i bilanci della serie A al 30 giugno 2025.
Nella prima stagione in Ala “Como 1907 Srl” ha dichiarato una perdita netta di 105 milioni, più che raddoppiata rispetto ai 47,7 milioni dell’esercizio precedente, in B. I ricavi operativi, depurati da plusvalenze del calciomercato, sono pari a 48 milioni. I costi totali ammontano a 156 milioni, di cui 86 milioni per gli stipendi e 26 milioni per gli ammortamenti. Solo nove club in serie A hanno speso di più per la rosa.
Da pochi giorni il Como ha pubblicato un “Prospetto
Pro-forma di consolidamento al 30 giugno 2025 per ottemperare a quanto richiesto dal Manuale delle licenze Uefa (…) e dalle Noif”, le norme della Figc. (…) Il gruppo Como ha una perdita consolidata di 132 milioni (-49,5 milioni nel 2024), più alta dei -105 milioni dichiarati dal bilancio separato della Como 1907Srl. I ricavi operativi ammontano a 55 milioni, i costi totali a 190 milioni, di cui 94 milioni per il personale. Il patrimonio netto consolidato è positivo, per 53,68 milioni, “considerando il capitale sociale e i versamenti effettuati dal socio nel corso dell’esercizio”. Durante l’esercizio, il socio ha versato nelle casse del gruppo 133,55 milioni per copertura perdite e 33,23 milioni a titolo di riserva straordinaria. E dopo il 30 giugno 2025 il socio ha versato ulteriori 79,26 milioni. Grazie a questo sostegno il Como non ha debiti finanziari, ma ci sono altri debiti, soprattutto 87,8 milioni verso società di calcio per l’acquisto di giocatori. In un’analisi sul club, Football Benchmark (FB) osserva: “Questa traiettoria ascendente è stata sostenuta da un supporto finanziario costante e da una chiara strategia di reclutamento incentrata sull’acquisizione e lo sviluppo di giovani giocatori, con investimenti crescenti man mano che il club si avvicinava alla massima serie e poi vi si affermava. Il modello prevede anche il coinvolgimento di figure di spicco del mondo del calcio, con gli azionisti di minoranza Thierry Henry e Cesc Fabregas, quest’ultimo anche allenatore (…)“.
Con perdite negli ultimi sei esercizi per 191 milioni, il modello Como, dice FB, “rimane dipendente dal supporto della proprietà“. Però il valore di mercato stimato della rosa è aumentato a 330 milioni, “notevolmente superiore al costo di acquisizione, ponendo le basi per una potenziale valorizzazione futura“. Considerando una formazione titolare, FB calcola che “l’attuale formazione ha un costo di acquisizione stimato di 91 milioni di euro e un valore di mercato di 215 milioni a febbraio 2026“. Il maggior incremento riguarda Nicolás Paz (+68 milioni), valutato 74 milioni. Restano due interrogativi. Il primo riguarda la sostenibilità nel lungo periodo. Il secondo riguarda l’immediato: ci si chiede se i conti del Como siano compatibili con i paletti del Financial fair play della Uefa. Nyon richiede che le perdite di un triennio non superino i 60 milioni. Si calcolano solo i bilanci degli anni in cui una squadra si qualifica per le coppe europee, e che il costo della squadra, cioè stipendi, ammortamenti e commissioni ai procuratori non superino il 70% dei ricavi. La Uefa esclude alcuni costi e consente, in caso di infrazioni non gravissime, di fare una transazione con una multa. Abbiamo chiesto al Como come pensa di rispettare i vincoli Uefa, non sono arrivate risposte.

(Il Fatto Quotidiano)

Ed, consulente dei Friedkin: “Mi chiamano Maverick”

La ricerca della tregua a Trigoria passa dai consigli di Ed Shipley, amico e uomo di fiducia dei Friedkin. In queste ore di forte turbolenza è lui – aviatore come il presidente Dan – la voce della proprietà, che da Houston monitora, osserva, medita.

Shipley, il mediatore, deve gestire la crisi, proprio come a novembre 2024, quando era stato chiamato in causa durante la crisi Juric. […] Dopo la partita di sabato ha parlato con l’allenatore, incassando l’appoggio della proprietà. Di lui si fidano, soprattutto Dan.

Per il presidente si tratta di un fratello acquisito. L’amicizia è nata in cabina di pilotaggio, all’inizio degli anni 2000, quando Shipley, fondatore del team Horsemen Flight (unica pattuglia acrobatica al mondo a volare con tre caccia storici P-51 Mustang), accoglie Dan nella sua squadra. «Quando Friedkin è salito a bordo, ha davvero elevato il team grazie al suo talento», racconta Ed, il re degli air show americani, che tutti chiamano «Maverick». Top Gun. «Siamo più che amici», confessa. […]

Il presidente e Shipley sono legati dal film Dunkirk di Christopher Nolan: entrambi hanno recitato nelle scene di volo della pellicola che nel 2018 ha sbancato gli Oscar. […]

(La Repubblica)

IL PUNTO DEL LUNEDÌ – VOCALELLI: “Gasperini fortemente a rischio”  – ZAZZARONI: “Ci vuole un CEO competente”

A due giorni dal pareggio contro l’Atalanta che ha complicato, definitivamente, la corsa alla Champions, a Roma si continua a parlare della faida interna tra Gian Piero Gasperini e Claudio Ranieri: ” Il pubblico giallorosso si è pubblicamente espresso, applaudendo il tecnico. La sensazione personale, però, è che l’avventura di Gasperini in giallorosso, sia fortemente a rischio” scrive Alessandro Vocalelli sulle colonne della Gazzetta dello Sport. Anche Ivan Zazzaroni del Corriere dello Sport, ha paralto della faida interna dei giallorossi, trovando, però, un aspetto positivo in tutto questo: “Ciò che è successo alla Roma tra Ranieri e Gasperini potrebbe trasformarsi in qualcosa di positivo, nella svolta, soltanto se dopo sei anni di gestioni discutibili i Friedkin cambiassero radicalmente linea affidandosi a un Ceo competente e capace di parlare il linguaggio del calcio italiano”.


Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, pubblicati sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola.


A. VOCALELLI – GAZZETTA DELLO SPORT

A cinque giornate dalla fine i giochi sono ancora aperti, ma di sicuro la trentatreesima giornata ha finito per dare un’indicazione chiara sulla corsa Champions. Sì, perché terza e quarta in classifica, Milan e Juve, hanno vinto, mentre quinta e sesta no: logico che il divario si sia fatto molto più profondo. Non siamo ancora ai bilanci, ma lo scossone è stato forte e quelle che inseguono, Como e Roma, sono adesso molto più distanti. […] A Roma si parla invece della questione Gasperini-Ranieri, che i Friedkin hanno rimandato a fine stagione. Il pubblico giallorosso si è pubblicamente espresso, applaudendo il tecnico. La sensazione personale, però, è che l’avventura di Gasperini in giallorosso, sia fortemente a rischio. Più delle parole vanno infatti interpretati silenzi e segnali che anche Gasp deve aver colto. […]


I. ZAZZARONI – CORRIERE DELLO SPORT

Tutto ruota attorno al risultato. L’hanno detto prima di Allegri i vari Ancelotti, Mourinho, Capello, Lippi, Gasperini, Ferguson, Simeone, Xabi Alonso, Mancini, oltre a un migliaio di tecnici puntualmente messi in discussione per il “profitto mancante”. Dite che non è così? Che ciò che conta è il bel gioco? Provate a immaginare Gasperini che dopo una settimana da incubo per la Roma, per i tifosi, per tutti, anche per Ranieri, rimedia quattro pere dall’Atalanta, e sto parlando di un allenatore che i colleghi considerano il modello di un certo genere di calcio. Moderno, imitato ovunque. Bocche storte, appunti che diventano attacchi. […] Provate ora a immaginare un calcio dove è possibile sopravvivere alla sconfitta, dove il profitto non è la prima cosa, dove si possono spendere miliardi senza portare un titolo come ha fatto Arteta fino a quest’anno. Un calcio dove il progetto triennale viene rispettato. Ecco, non è il nostro. Da noi il calcio è un’industria in perdita costante e il manager che non è in grado di ottenere risultati viene messo alla porta. […]
PS. Ciò che è successo alla Roma tra Ranieri e Gasperini potrebbe trasformarsi in qualcosa di positivo, nella svolta, soltanto se dopo sei anni di gestioni discutibili i Friedkin cambiassero radicalmente linea affidandosi a un Ceo competente e capace di parlare il linguaggio del calcio italiano. I cacciatori di teste sbagliano spesso le teste.


T. CARMELLINI – IL TEMPO

Arrivati a questo punto servirebbe davvero un miracolo e in queste cose in casa
giallorossa manca lo specialista. Quindi, data per sfumata la qualificazione alla prossima Champions, ma senza buttar via quanto di buono visto quest’anno, bisogna iniziare a pensare al futuro: da subito. Serve un cambio di passo immediato in vista della prossima stagione. Partendo innanzitutto dai nomi dei protagonisti, dagli uomini cioè che dovranno rendere fattibile l’ambito salto di qualità: una cosa della quale a Roma si sente parlare da anni ma che non si è ancora mai concretizzata.
Certo, dopo le cure Gasperini la squadra è in grado di esprimere un bel calcio anche se solo a tratti, il miglioramento da questo punto di vista è evidente, ma anche quest’anno non è bastato per vincere qualcosa. Finire sesti o quinti, nella migliore delle ipotesi, trasmette un senso di impotenza, perché ancora una volta l’obiettivo Champions è stato fallito: ed è tutto vero. Infine, della serie non ci facciamo mancare nulla, è arrivato anche lo strappo tra l’allenatore scelto per il futuro e l’uomo della società che avrebbe dovuto fare da collettore tra proprietà e staff tecnico. È chiaro che, arrivati a questo punto, uno tra Gasperini o Ranieri sia di troppo e per ripartire bisogna iniziare proprio da qui. Chi tra i due verrà scelto per restare dai Friedkin, dovrà avere carta bianca e poter lavorare a suo modo: perché le cose in questo sport si fanno in questo modo. Poi il prescelto si assumerà tutte le responsabilità del caso.


A. SORRENTINO – IL MESSAGGERO

Nessuno più dei Jalisse, e di Gian Piero Gasperini, potrebbe garantirci che i fiumi di parole non portano bene. La Roma di Gasp, circondata da polemiche, chiacchiere e illazioni, quasi tutte alimentate dalle collere pubbliche e private del tecnico, ha smarrito la retta via dei risultati, ossia l’unica cosa che conti. Dato che la flessione dura da un pezzo è difficile affibbiarne le colpe all’uscita di Ranieri prima del Pisa, ai medici, ai Friedkin assenti o alla moria delle vacche. Il problema della Roma è stato ed è squisitamente tecnico, atletico, tattico. Rispetto ai primi felici mesi, quando i Friedkin erano assenti come adesso e le divergenze tra Gasp e il 95% del club erano le stesse di adesso, sono venute meno di botto la tenuta difensiva e la furia agonistica, ossia le migliori qualità espresse fin li, e su quello ci si dovrebbe interrogare. […] Buonamano ha avuto Gasperini nella prima fase, ma meno felice l’ha avuta nella seconda, tutto qui. […] Aridatece De Rossi quindi? Chi vivrà vedrà.
Intanto, zitto zitto, Maurizio Sarri ha ritrovato la mano felice mentre Gasp la smarriva: con la Lazio ha ottenuto gli stessi punti della Roma nel ritorno e mercoledì cerca la finale di Coppa Italia a Bergamo. […]

Ranieri in tv ma non sui maxischermi

A Trigoria non c’è stato nessun confronto e continuerà a non esserci fino alla fine della stagione. A meno che Friedkin non salirà su un aereo per raggiungere
Trigoria. Il presidente ha avuto modo di informarsi circa la contesa tra allenatore e senior advisor, al momento però ha deciso di non intervenire e il silenzio degli ultimi nove giorni lascia immaginare che non arriveranno né comunicati né parole pubbliche da qui alla fine del campionato. In questi giorni non si è isolato soltanto Gasp. Anche Ranieri, dopo lo strappo pubblico di venerdì scorso, si è allontanato dai riflettori. Sabato sera il consulente di Friedkin era presente allo stadio insieme alla figlia e si è accomodato in tribuna accanto al ds Massara, che prima dell’incontro ha provato a stemperare le tensioni con delle dichiarazioni concilianti. La coppia continua ad andare molto d’accordo e questo denota la profondità della spaccatura tra loro e il tecnico, nata da questioni di mercato e consolidatasi nel mesi fino alle incomprensioni sulla gestione degli infortuni. Contro la Dea Ranieri è stato inquadrato più volte dalle telecamere dell’Olimpico, ma la sua immagine è andata in onda soltanto in televisione. I tifosi a casa hanno dunque potuto osservare, senza cogliere particolari segnali, le espressioni del volto di Claudio a inizio gara e dopo il gol del pareggio di Hermoso, mentre i maxischermi dello stadio mostravano solo la schermata del risultato. Una scelta ben precisa della Roma. Il club ha voluto evitare
pericolose reazioni di pancia, come ad esempio i fischi: avrebbero fatto rumore, soprattutto dopo gli applausi riservati a Gasperini durante la lettura delle formazioni.

(corsport)

Riecco Dybala e Wesley: attesa Koné

IL TEMPO (G. TURCHETTI) – Un giorno di riposo e di nuovo in campo, con qualche recupero prezioso. Oggi pomeriggio la Roma riprenderà a lavorare in vista della gara di sabato a Bologna, e Gasperini ritroverà in gruppo Wesley. L’allenatore piemontese sperava di poter contare sul brasiliano già con l’Atalanta, ma lo staff medico giallorosso ha preferito non correre rischi e rimandare il ritorno dell’ex Flamengo. Tra oggi e domani, poi, è previsto il rientro in gruppo di Dybala. Da giorni, ormai, la Joya sta lavorando sul campo ed è già avanti da un punto di vista atletico. L’argentino punta alla convocazione per la gara col Bologna dopo lo stop di fine gennaio e l’operazione al ginocchio sinistro del 6 marzo per la lesione parziale del menisco esterno. Koné, invece, rischia di saltare anche la sfida contro gli uomini di Italiano. Il francese si era fermato proprio nel ritorno di Europa League con il Bologna, riportando una lesione del bicipite femorale della coscia destra, e potrebbe rientrare direttamente ad inizio maggio. Non preoccupano le condizioni di Rensch, uscito dal campo in anticipo per un problema muscolare alla coscia. L’infortunio non è grave e dovrebbe consentire all’esterno olandese di essere già a disposizione di Gasp per il match di sabato.

Roma, sempre la stessa storia

IL TEMPO (L. PES) – Che noia, che barba, che noia. L’attesa di una scelta difficilmente sarà essa stessa una scelta. Insomma, i Friedkin sono al bivio ormai da dieci giorni ma tra call e silenzi, alla fine della fiera, la situazione è sempre la stessa. Certo, va detto che la grande maturità mediatica di Gasperini unita ai sacrosanti silenzi di Ranieri potrebbe aiutare a portare la barca, pur sempre malconcia, in porto. Ovvero alla fine della stagione. E poi? La scelta drastica dovrà arrivare per forza a meno che una delle due parti in causa non decida autonomamente una strada diversa. Tutto secondo il copione degli ultimi anni. L’esonero di Mourinho, quello di De Rossi seguito dalle dimissioni forzate di Lina Souloukou pochi giorni dopo fino all’addio lampo di Ghisolfi. Quella tra allenatore e senior advisor, con Massara sullo sfondo ma comunque legato alla figura e forse anche al destino di Sir Claudio, è solo l’ultima del le fratture interne che ormai in maniera preoccupante si ripetono a Trigoria.
Gasperini vuole portare a termine la stagione, anche e soprattutto per rispetto dei calcatori e dei tifosi, ma per il futuro ha posto delle condizioni chiare. In testa l’addio di Ranieri, col quale dopo lo strappo pre Roma-Pisa non c’è più possibilità né volontà di dialogare, ma c’è anche molto altro. Pianificazione e chiarezza di intenti sono alla base delle richieste dell’allenatore di Grugliasco, che già durante il mercato invernale aveva manifestato le sue preoccupazioni per il futuro. Non bastano quindi le varie manifestazioni di fiducia che gli sono pervenute in questi giorni dalla proprietà e dal suo uomo di fiducia, per Gasp servono i fatti. Nell’ultima riunione nella pancia dell’Olimpico non sono emersi temi riguardanti l’avvenire, ma un semplice confronto di breve durata dopo un match giocato. Dall’altra parte c’è un Ranieri silente. Il senior advisor era regolarmente allo stadio sabato sera e di passi indietro al momento non sembra avere intenzione di farne. L’uscita di dieci giorni fa, non concordato con la proprietà, ha segnato il punto di non ritorno di una frattura che il club deve sanare con una presa di posizione. Ogni giorno, in realtà, potrebbe essere quello giusto per una decisione anche se la linea della proprietà è stata sin dall’inizio quella di non dare scossoni prima del termine della stagione. Intanto i giorni passano e il nervosismo, inevitabilmente, non cala. Un futuro tutto ancora da disegnare e le solite fazioni che fanno discutere la città che si spacca alla ricerca della posizione più giusta. Intanto il tempo passa e la noia aumenta.

Roma, Gasp vede Shipley: il futuro resta in bilico dopo la lite con Ranieri

Il triplice fischio, poi la conferenza stampa. Gian Piero Gasperini ha appena spiegato di essere stato tirato dentro alla polemica dal predecessore e senior advisor Claudio Ranieri. Tanto per restituire al pubblico il clima che si respira a Trigoria, ha appena parlato al passato della sua esperienza romana. Fine delle chiacchiere, Gasp saluta e si alza. Ma il suo sabato sera non è ancora finito. Ci sono stati gli applausi dell’Olimpico e poi i fischi alla squadra, nel mezzo un pareggio contro l’Atalanta che non fa: sorridere neanche un po’. Ora, però, c’è Ed Shipley. Un cenno del consigliere di fiducia dei Friedkin e il tecnico si ritrova in una stanza nella pancia dell’Olimpico. Uno schermo, un telefono. Non serve nulla di più: per 10 intensi minuti si parla della situazione che si é venuta a creare dentro e fuori Trigoria e del futuro. I dettagli sono top secret. Bocche cucite all’uscita dal confronto. Non è escluso che ci possa essere stata una call con la presidenza mentre certa è l’assenza di Claudio Ranieri e del direttore sportivo Frederic Massara. Forse un indizio sulla strada che i Friedkin intendono prendere per la prossima stagione. Cambiare ancora allenatore,
tanto più un tecnico come Gasperini presentato a Roma come caposaldo di un progetto triennale, vorrebbe dire smontare ancora una volta i progetti giallorossi anzitempo. Tutto ora è nelle mani di Ed Shipley. E proprio la presidenza a stelle e strisce di una Roma con tutta probabilità condannata a restare ancora per una stagione fuori dalla Champions League spera che ieri sera abbia preso bene la mira. In ballo, alla vigilia del centenario, c’è il futuro della panchina giallorossa. E quello della dirigenza. Gasperini, Ranieri, Massara. Pare che a Trigoria non ci sia più spazio per tutti.

(La Repubblica)

Tutto vero: Ranieri con Gasp, Friedkin ci crede ancora

In quell’originalissimo microcosmo chiamato Roma può davvero succedere di tutto. Che un dirigente parli di quarta scelta in riferimento all’allenatore. E pure che lo stesso allenatore si permetta di rispondere usando la parola teatrino, o l’espressione “non scendo al livello di altri”. Ma non c’è mica fine all’immaginazione, si può andare persino oltre. Il punto più alto è quel che sta passando ora nella testa dei Friedkin. Ebbene sì: la proprietà è ancora oggi, 20 aprile, convinta che esista la possibilità di ricucire tutto. Che si riesca in un modo o nell’altro, con l’aiuto di Padre Tempo, a far lavorare nello stesso centro sportivo e per lo stesso obiettivo Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini. E con loro, anche il d.s. Ricky Massara. E così danno una botta da una parte e una botta dall’altra, una carezza da una parte e dall’altra. Così si spiegano la rassicurazioni private date sia a Ranieri sia a Gasperini. Le protezioni dell’uno e dell’altro, sotto forma di mancate inquadrature allo stadio. Oppure con l’insolito colloquio tra Ed Shipley, braccio destro di Dan Friedkin, e l’allenatore allo stadio Olimpico dopo la partita contro l’Atalanta. I Friedkin stanno provando a tenere in piedi due parrocchie che non solo non dialogano, ma non possono più vedersi. Per dire: ci si divide pure sull’assenza di Ranieri a Trigoria, per alcuni input della proprietà, per altri decisione presa dallo stesso senior advisor per evitare altri incendi. Ma intanto la Roma va avanti. Manco troppo, per la verità. La media punti di oggi, dopo 33 giornate, é identica a quella della stagione che portò all’esonero di Mourinho e all’arrivo di De Rossi. La sensazione è che a decidere realmente il futuro saranno le prossime cinque partite: se la squadra regge, i Friedkin proveranno a portare avanti quel progetto oggi utopistico di tenere tutti, altrimenti chissà. Da un lato c’é un allenatore che, a 68 anni, ha fretta di dimostrare di essere vincente in una grande piazza, lui che non ha mai avuto la possibilità di farlo vedere, eccezion fatta per la parentesi negativa con l’Inter. Dall’altro c’è un Ranieri che, con quelle parole travolgenti nei modi e nei tempi, forse avrebbe voluto mandare semplicemente questo messaggio all’allenatore: “Ehi amico, siamo tutti sulla stessa barca. Tutti vogliamo i Malen. E tutti insieme abbiamo azzeccato alcune scelte e sbagliato altre cose”. In mezzo c’è una società che, sempre al 20 aprile, non ha ancora fatto una riunione di mercato per programmare le entrate. Eppure si sta già muovendo. Come? Seguendo le idee tattiche dell’allenatore di oggi, dunque cercando giocatori per Gasperini. Tutto vero.

(corsera)

Le condizioni di Gasp: mercato, Ranieri e piena fiducia. Ecco cosa chiede alla Roma

Nella testa ci sono mille pensieri. Da un po’ di tempo, ma soprattutto dall’ultima settimana. Ed allora a molti non sono passate inosservate le dichiarazioni rilasciate sabato sera a fine partita da Gian Piero Gasperini, subito dopo il pareggio casalingo per 1-1 contro la sua Atalanta. Parole che, appunto, hanno fatto pensare anche un possibile addio. E nella mente di Gasp, in questo momento, c’è anche questa di ipotesi, a meno che non succedano alcune cose. E, cioè, che i Friedkin non gli vadano incontro su alcuni aspetti basilari. Insomma, Gasp per restare ancora alla guida della Roma vuole che alcune cose funzionino in modo assai diverso da quanto successo in questa ultima stagione. Sostanzialmente sono quattro gli aspetti fondamentali che potrebbero farlo propendere per una permanenza e non per l’addio. Il primo è la conferma di un budget importante da investire sul mercato nella prossima sessione estiva. Nonostante “i due mercati di sofferenza”, Gasperini ha visto che la Roma quest’anno i soldi li ha investiti eccome. Ecco, la conferma di questo budget per rinforzare la squadra sarebbe già un buon punto di partenza. Il secondo, poi, è quello di lavorare con un direttore sportivo diverso da Ricky Massara, con cui non è mai partita la scintilla e che ha faticato e temporeggiato troppo su alcune operazioni del mercato giallorosso. La terza, poi, è quella di non avere più alcun rapporto di lavoro con Claudio Ranieri, il senior advisior dei Fredkin, L’uomo che Gasp oggi vede un pò come il nemico numero uno, dopo le interviste rilasciate dallo stesso Ranieri prima di Roma-Pisa. Ed infine la piena fiducia sul programma di lavoro. Il che vuol dire assecondarlo anche su altre scelte, che poi sono legate allo stati medico ed a parte di quello tecnico. Gasperini, infatti, è abituato a lavorare con pochi collaboratori, mentre oggi si ritrova anche la parte che faceva capo proprio a
Ranieri. Con questi collaboratori non si è mai acceso il sacro fuoco. Insomma, Gasp vorrebbe quasi pieni poteri, il che sarebbe una profonda manifestazione di fiducia. Bisogna però capire se i Friedkin asseconderanno o meno questi suoi desideri, considerando anche che comunque incombe ancora la spada di Damocle del financial fair play finanziario e non sarà possibile fare tutto al massimo. In caso contrario, Gasp è pronto anche a farsi da parte ed a ripartire con un progetto diverso altrove. Qualche club sta già studiando la sua situazione, conscio del fatto che i rapporti tra lui e parte della società giallorossa non sono certo eccezionali. Insomma, se fino a qualche mese ta pensare a Gasperini lontano dalla Capitale era pura utopia, oggi no. Ed allora quelle società che hanno pensato a lui in passato o che potranno farlo in futuro sono li pronte a valutare tutto. Ed a prendere contatti con il mister appena tutto sarà più chiaro. Sempre che lo diventi.

(gasport)