Serie A, Modric salva il Milan: i rossoneri battono 1-2 il Pisa e vanno a +7 sulla Roma

Il Milan rischia ma porta a casa i 3 punti sul campo del Pisa. I rossoneri vincono 1-2 all’Arena Garibaldi e aumentano il divario con il quinto posto occupato dalla Roma. Al gol di Loftus Cheek aveva risposto Loyola. A 5 dalla fine però, è Luka Modric a regalare la vittoria a Massimiliano Allegri. Al 92′ espulso Rabiot per proteste. Milan ora a 53 punti in classifica a -5 dall’Inter capolista che giocherà domani contro la Juventus. Pisa che invece resta all’ultimo posto in classifica a – dalla zona salvezza.

Roma-Cremonese, biglietti ancora disponibili per il match del 22 febbraio

La Roma ha reso noto attraverso i propri canali ufficiali che sono ancora disponibili dei biglietti per assistere alla partita contro la Cremonese. L’incontro, valido per il campionato di Serie A, è in programma allo Stadio Olimpico il prossimo 22 febbraio, con calcio d’inizio fissato alle ore 20:45. Il club segnala che la vendita per i settori non ancora esauriti prosegue attraverso la sezione biglietteria del sito ufficiale.

De Rossi: “A Trigoria un giovane non riconobbe Losi. Serve memoria, bisogna portare i campioni dentro le società”

Daniele De Rossi, attuale tecnico del Genoa, ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida con la Cremonese. Prendendo spunto dalla visita degli ex giocatori rossoblù Branco e Bortolazzi al centro sportivo, l’ex capitano della Roma ha sottolineato la necessità di tramandare la memoria sportiva ai calciatori del club: “Branco e Bortolazzi hanno fatto visita al Genoa. Al di là del fascino di rivedere questi giocatori, penso che ci sia bisogno di memoria. Alcuni ragazzi talvolta non sanno nemmeno chi siano Bortolazzi e Branco“. A sostegno della sua tesi, De Rossi ha raccontato un episodio avvenuto durante la sua carriera in giallorosso, coinvolgendo lo storico capitano Giacomo Losi. “Una volta a Roma, nello spogliatoio, da giocatore ho sentito un nostro ragazzo giovane che diceva ad un signore di allontanarsi”, ha riferito il tecnico.“Ho messo fuori il muso ed era Giacomo Losi. Quel ragazzo non poteva sapere chi era”. Poi il tecnico ha aggiunto: “Forse era la società che doveva spiegarglielo e portare dentro Trigoria uno come Giacomo Losi tutti i giorni. Così anche il Genoa deve riportare i campioni alle nuove generazioni“.

Pellegrini: “Indosso la mia maglia preferita ogni giorno. Champions? Non giocarla da anni non va bene per la Roma. Gasperini ti migliora” (VIDEO)

A pochi giorni dalla sfida cruciale contro il Napoli, il centrocampista della Roma Lorenzo Pellegrini è intervenuto come ospite nel programma “Morning Footy”, in onda sull’emittente statunitense CBS Sports (Paramount+). Il numero 7 giallorosso ha toccato vari temi, dal suo rapporto con la maglia e la città, agli obiettivi stagionali legati al ritorno in Champions League, fino al lavoro con l’allenatore. Di seguito l’intervista completa.

Oggi è il “Footy Kit Friday”, dove mostriamo le nostre maglie preferite. Qual è la maglia preferita che hai scambiato con un altro giocatore?
“Ok, ma io sono un ragazzo fortunato, perché indosso già la mia maglia preferita, sai? Quindi di solito non scambio la maglia ogni volta con gli altri giocatori, ma sicuramente una delle maglie che custodisco con più cura è quella di Messi. L’ho presa quando abbiamo giocato contro l’Argentina con la Nazionale, perché mi piace davvero molto”.

Sull’impatto del nuovo allenatore e il lavoro svolto…
“Ci sono molte cose. Perché sai, quando cambi l’allenatore, è importante per me farlo all’inizio della stagione. Perché almeno hai il pre-campionato per capire cosa ti chiede. Ma sono molto felice di essere allenato da lui. Penso che sia un allenatore che ti migliora molto, anche tecnicamente. Per quello che chiede in campo, la posizione del corpo, il cercare di andare sempre in verticale, provando sempre ad essere molto offensivi. Mi piacciono molto queste cose. Quindi alla fine migliori anche fisicamente, ma penso che lui sia molto, molto bravo anche tecnicamente. Posso dire solo cose positive su di lui”.

Guardando alla vostra stagione, è una stagione molto buona finora, ma la Roma non è in Champions League dal 2018. Quant’è la motivazione a tornarci? Sappiamo che tu come tifoso della Roma lo vuoi, ma quanta pressione in più comporta?
“Sì, ci mette un po’ più di pressione addosso ma alla fine è quello che vogliamo, quello per cui lavoriamo. Per quanto mi riguarda, penso che siano molti anni che non giochiamo la Champions League e questo non va bene per un club come la Roma, secondo me. Questo è quello che penso, ma sapete che amo la Roma. Non posso dire nulla di diverso ora. Ma penso che siamo sulla buona strada perché all’inizio della stagione abbiamo iniziato un nuovo progetto. E sapete, è sempre difficile perché quando arrivi vicino alla fine, anche un punto fa la differenza. E lo abbiamo visto l’anno scorso. L’anno scorso abbiamo mancato la Champions League per un punto. Siamo arrivati quinti a un punto dalla Juventus. Quindi stiamo cercando di guardare ogni dettaglio, ogni cosa che abbiamo per fare del nostro meglio per vincere la partita”.

Sei in una situazione unica: nato in città, ami il club, ci giochi e ne sei il capitano. Parliamo di te come tifoso della Roma.
“È una sensazione incredibile perché quando sei un bambino, un bambino normale, non te lo aspetti. Quindi nasci qui, vivi qui e sai, sogni di essere un calciatore. Ma se parli con ogni bambino qui a Roma, ti diranno: ‘Voglio essere un giocatore della Roma’. Al 100%. Perché abbiamo questa tradizione qui, abbiamo sempre avuto qualche capitano romano, giocatori romani. E penso che questo sia bellissimo perché alla fine il calcio è passione, è amore, è tutte queste cose. Sono un ragazzo molto fortunato perché ho quello che volevo davvero. Ho potuto vincere con questa maglia e questo era il mio vero grande sogno quando ero bambino. La sensazione è incredibile ogni giorno, anche adesso che sono qui. Ho iniziato a giocare nella Roma quando venivo qui a Trigoria a 9 anni e ho fatto la mia prima partita quando avevo 18 anni. Ma proprio ora, anche stamattina, quando indosso la maglia, ho quella sensazione di dire: ‘Ok, sei un ragazzo molto fortunato’. Hai una buona responsabilità da prenderti”.

Volevo chiederti del tuo percorso, hai avuto delle difficoltà. Hai lasciato la Roma presto nella tua carriera per andare al Sassuolo e sei tornato. Cosa ti ha fatto superare quelle cose, il percorso?
“Sì, ma penso che questo sia importante anche per te. Quando ho deciso di andare al Sassuolo, quando avevo 19 anni, ho deciso così perché volevo migliorare e pensavo: ‘Ok, probabilmente proprio ora a 18 anni non sono pronto per realizzare il mio sogno’. Così ho deciso di andare lì. Sono stati due anni molto speciali perché a Sassuolo puoi vivere molto bene. Puoi giocare. Non hai la pressione che hai qui, specialmente se sei nato qui. E dopo conoscete la storia, no? La sensazione è incredibile perché, ovviamente, come hai detto tu, tutti cercano di capire… Probabilmente non sanno cosa hai fatto prima. Ma ogni anno, ogni passo è importante per essere quello che siamo. Quindi penso di essere molto orgoglioso ed è un vero onore per me avere la possibilità di indossare questa maglia ogni giorno”.

(247sports.com)

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L’EFC riaccoglie il Barcellona: approvata la domanda all’unanimità, il club rientra come membro ordinario

Dopo la svolta di mercoledì scorso, che ha visto il Real Madrid siglare l’accordo di principi con UEFA ed EFC sancendo di fatto la fine del progetto Superlega, anche l’ultimo tassello del mosaico è andato al suo posto. L’European Football Clubs (EFC) ha annunciato di aver approvato all’unanimità la richiesta del Barcellona di rientrare nell’associazione. Il Board dell’EFC si è riunito questa settimana per valutare la domanda del club blaugrana, che era stato uno dei membri fondatori dell’organizzazione (all’epoca denominata ECA) prima dello strappo avvenuto con il tentativo di scissione. Nel comunicato ufficiale, l’EFC ha preso atto dell’impegno del Barcellona nel “far crescere insieme il calcio europeo per club”, riaccogliendo la società catalana come Membro Ordinario.

Una menzione particolare è stata riservata al presidente Joan Laporta, ringraziato esplicitamente per lo spirito con cui ha affrontato i dialoghi necessari a riportare l’unità nel calcio continentale. Con il rientro del Barcellona, che segue a ruota l’intesa raggiunta due giorni fa con i Blancos, si chiude definitivamente la frattura istituzionale, con l’EFC che ribadisce la volontà di lavorare in partnership strategica con UEFA e FIFA per tutelare gli interessi dei club.

(efcfootball.com)

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Batistuta torna a Trigoria dopo 23 anni: “Fa sempre piacere tornare dove si è stati bene. Contento di rivedere vecchi amici”

ASROMA.COM – Gabriel Omar Batistuta è tornato a Trigoria, nella casa della Roma, dopo oltre 20 anni. IL Re Leone ha anche parlato al sito del club. Le sue parole.

Da quanto non tornavi?

“A Trigoria non venivo da quando andai via nel gennaio 2003, passando all’Inter. Sono 23 anni. Tanto tempo. Ma fa sempre piacere tornare dove si è stato bene. E sono contento di rivedere vecchi amici”.

Tra questi c’è anche mister Ranieri, con cui hai vinto la Supercoppa Italiana del 1996.

“Milan-Fiorentina a San Siro, feci doppietta e alzammo il trofeo. Era la partita in cui dissi alla telecamera: “Irina, te amo””.

E poi la Supercoppa Italiana l’hai vinta anche con la Roma, nel 2001.

“Proprio contro la Fiorentina in finale, ma eravamo più forti. Vincemmo 3-0 e il primo gol lo segnò Vincent con un gran tiro da fuori area”.

Roma, la Roma, cosa sono state per te?

“Qui mi sono divertito tanto e ho raccolto i frutti di una carriera lunga, riuscendo a vincere uno scudetto storico per me e per la Roma. Facemmo 75 punti e io segnai 20 gol. La città esplose di gioia, una soddisfazione enorme”.

Che ricordi hai di quella squadra e dei tuoi compagni?

“Eravamo un gruppo fortissimo. Io, Totti, Cafu, Samuel, Emerson, Montella, questo signore qui vicino a me (Candela, ndr), Delvecchio. Fummo in testa praticamente per tutto il campionato e vincemmo in casa, davanti ai nostri tifosi, in una giornata indimenticabile”.

Un momento di quel campionato?

“Ce ne sono tanti, ma sicuramente la doppietta segnata al Parma nell’ultima partita del girone di andata. Vincemmo in rimonta una partita dominata, ma sfortunata negli episodi. Lì capimmo che potevamo farcela”.

Portavi il numero 18, allora. Come la maglia che hai ricevuto oggi dal Club.

“Beh, è stata quella del mio primo anno qui a Roma, ma soprattutto quella che per me, per noi, ha significato scudetto”.

La Roma di oggi?

“Gioca bene, Gasperini ha dato un’impronta alla squadra e anche una mentalità offensiva. Verrò a vedere una partita all’Olimpico, appena possibile”.

Quindi ci rivediamo?

“Dovrei tornare a Roma a maggio, magari in tempo per il derby di ritorno. Vediamo. Intanto, mi fa piacere essere qui oggi. Mando un saluto a tutti i tifosi romanisti, che sono sempre stati affettuosi con me”.

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Lazio: consegnato il progetto per lo Stadio Flaminio. Martedì la presentazione

Con un comunicato ufficiale, la Lazio ha reso noto di aver consegnato il progetto al Comune di Roma per lo Stadio Flaminio. Ecco quanto si legge:

“La S.S. Lazio comunica che martedì 17 febbraio alle ore 10:30, presso il Training Center di Formello, si terrà la conferenza stampa di presentazione ufficiale del progetto dello Stadio Flaminio, già consegnato al Comune di Roma. Nel corso dell’incontro verranno illustrati in modo organico e approfondito tutti i contenuti della proposta progettuale. Saranno presenti i professionisti, gli ingegneri, gli architetti e i consulenti che hanno contribuito alla sua elaborazione, al fine di entrare nel merito tecnico di ogni aspetto. Il progetto verrà presentato anche attraverso un supporto video dedicato, che accompagnerà l’esposizione tecnica illustrandone la visione, le caratteristiche architettoniche e lo sviluppo funzionale.”

(sslazio.com)

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Instagram, repost di Totti ad un’indiscrezione che lo vede in giallorosso nel 2027. Poi cancella (FOTO)

Totti alla Roma nel 2027? L’indizio social arriva proprio dall’ex numero 10, che sul suo profilo Instagram ha repostato l’indiscrezione di una pagina social che lo vede al centro del progetto dei Friedkin per l’anno del centenario. Il repost è diventato virale in breve tempo, salvo poi essere cancellato dall’ex capitano.

As Roma Podcast, Soulè: “Volevo venire qui fin da quando ero alla Juve”. Balbo: “Vincere in giallorosso è unico” (VIDEO)

AS ROMA PODCAST – Abel Balbo e Matias Soulé si sono raccontati nel podcast giallorosso. Nel video, rilasciato direttamente dai canali della Roma, i due si raccontano. Ecco le loro parole.

Come state? Com’è andato l’allenamento?
Soulé: “Tutto bene. Un po’ stanco, ma…”.

Abel, non giochi più a calcio ma mi dicevi prima che giochi a padel.
Balbo: “Sì, perché ormai ho raggiunto una certa età. Meno possibilità di farmi male!”.

Molti argentini giocano a padel, vero?
Balbo: “Il padel è enorme in Argentina. È iniziato già negli anni ’90, molto prima che in Italia”.

Venite da due zone diverse dell’Argentina. Mati, sei nato a Mar del Plata, quindi sul mare. Abel, tu vieni più dall’interno.
Balbo: “Dalle Pampas! Da Empalme Villa Constitución, un paese molto piccolo di 6.000 abitanti”.

Siete molto lontani tra voi. Mar del Plata dista circa 700-800 chilometri. Quanto dista da Buenos Aires?
Soulé: “250”.
Balbo: “Dal mio paese sono 500. È molto più bello dove è nato lui, soprattutto d’estate”.

Mar del Plata è una località turistica, giusto?
Soulé: “Sì, d’estate è piena di gente. Vanno lì per il mare oppure lungo la costa verso Buenos Aires”.

È importante avere un forte legame con le proprie radici e voi argentini avete un legame molto forte con la vostra terra.
Balbo: “Sì, è fortissimo. Lo vedi anche nei giocatori: tutti gli argentini, passati, presenti e futuri, hanno un legame profondo con la Nazionale. Giocare per la Nazionale è qualcosa di speciale e unico. Non c’è niente di simile. È un onore. Non c’è onore più grande per un calciatore che indossare la maglia dell’Argentina, soprattutto se hai la fortuna di giocare un Mondiale”.

Ne parleremo più avanti. Quanto spesso torni in Argentina?
Balbo: “Ogni volta che posso, quando ho una vacanza torno lì. L’Italia è molto simile all’Argentina, ma quando sei nato lì è diverso. Con la famiglia e gli altri legami che hai lì è un’altra cosa. Quando posso, torno sempre”.

Hai anche un legame molto forte con Roma. Dopo aver firmato, praticamente non sei più andato via.
Balbo: “No, non sono più andato via. Dipende molto da come ti trovi in un posto e da come vanno le cose. È importante anche questo. Se fai bene… Io ho sempre avuto un grande rapporto, a partire dal presidente, che era come un padre. Il presidente Sensi mi fece venire a prendere a casa. Ho sempre avuto un rapporto straordinario con i tifosi e questa città è sempre stata casa mia. Per questo sono rimasto a vivere qui”.

Roma è casa tua adesso, Mati, da un anno. In Italia hai visto Torino, Frosinone… ma non c’è niente come Roma!
Soulé: “Ne parlavamo prima. Roma è molto diversa. Come ho detto, è molto simile all’Argentina. Qui hai tutto. Il rapporto tra la Roma e gli argentini… forse è diverso rispetto ad altre nazionalità. Poi c’è anche il clima. Credo sia una delle città migliori del mondo”.

Parliamo delle vostre radici calcistiche. Abel, sei cresciuto nel settore giovanile del Newell’s Old Boys, a Rosario. In questa foto eri giovanissimo.
Balbo: “Sì, avevo 20 anni. Ero molto giovane”.

Matias invece è cresciuto nel settore giovanile del Vélez, vicino a Buenos Aires. Com’è crescere come calciatore in Argentina fin da bambini, come nelle vostre foto? Abel?
Balbo: “Erano tempi diversi. Sono sicuro che lui non abbia vissuto le stesse cose che ho vissuto io. Per fortuna sua! Lui è stato fortunato perché il Vélez ha un settore giovanile eccellente. Io ero in un club dove si lavorava molto bene con i giovani, soprattutto in quel periodo. È stato fondamentale per la mia crescita, non solo come calciatore ma anche come uomo. Giocavamo nella Liga Rosarina e a volte si sentivano spari. Quando l’arbitro fischiava contro la squadra di casa, sparavano in aria. Dovevi uscire in fretta, senza nemmeno andare in bagno. A volte dicevamo all’arbitro: ‘Fischia per l’altra squadra o non usciamo più da qui!’”.

Spero che le cose siano cambiate nel corso degli anni…
Balbo: “Forse sono peggiorate…”.

Mati, tu vivevi nel convitto, giusto?
Soulé: “Sì, nel convitto. Essendo di Mar del Plata, quando ero al Vélez, a Buenos Aires, ho vissuto nel convitto per quattro anni. Come diceva lui, cresci come calciatore ma soprattutto come uomo. Sono andato via di casa a 11 anni, da solo, senza la mia famiglia, fino a quando mi sono trasferito in Italia a 16 anni. Lì è cambiato tutto. Ero uno dei più giovani. C’erano ragazzi due anni più grandi di me che non riuscivano a stare lontani dai genitori. Io non so se fossi più determinato o cosa fosse, ma ero più giovane e sono rimasto. Alcuni ragazzi più grandi di me sono tornati a casa. Non era una cosa durissima, ma è stato un sacrificio, non solo per me ma anche per la mia famiglia, andare via così presto”.

Balbo: “Non c’è dubbio che queste esperienze ti aiutino a crescere. Devi superare certi ostacoli per arrivare. Il talento da solo non basta, perché di talenti ce ne sono tanti. Servono carattere, volontà, desiderio di farcela e fame. Devi capire che è un’opportunità che ti cambia la vita. Quando vivi in convitto da piccolo devi lottare per sopravvivere, perché niente ti viene regalato. Ti forma come uomo”.

Abel, sei arrivato alla Roma nell’estate del 1993, a 27 anni. Mati invece è arrivato a 21. In momenti diversi delle vostre carriere. Perché la Roma è stata o è così speciale nel vostro percorso?
Balbo: “È stata speciale perché alla Roma la mia carriera è esplosa davvero. Volevo giocare in una grande squadra italiana e negli anni ’90 il campionato italiano era il massimo. I migliori del mondo giocavano lì. Era difficile trasferirsi per via delle restrizioni sugli extracomunitari. Io volevo arrivare in una grande squadra e la Roma era perfetta. Ero felicissimo quando ho firmato. Avevo già quattro stagioni all’Udinese in Serie A e avevo giocato il Mondiale. Ero più maturo. Però devo dire che Mati mi piace molto: ha grande personalità. A 21 anni giocare all’Olimpico, chiedere sempre la palla, rischiare, saltare l’uomo e riprovarci anche dopo un errore… questo dice tanto. Gli errori sono permessi quando sei giovane, conta come reagisci. E lui continua sempre”.

Mati, perché la Roma è così importante per te?
Soulé: “Quando ero alla Juventus volevo venire qui. È stata una scelta fantastica. Come dice Abel, è un grande club e una grande squadra. Speriamo di regalare tante gioie ai tifosi”.

Abel, com’era la Roma che hai vissuto tu?
Balbo: “Ogni stagione era diversa. La prima fu di ricostruzione: la Roma era quasi fallita. Dovevamo ricostruire dalle fondamenta. Non avevamo grandi ambizioni e non giocavamo le coppe. Nell’ultimo periodo invece abbiamo vinto lo Scudetto, con una squadra piena di campioni. Periodi molto diversi, ma sempre con la stessa passione. Ho vissuto momenti durissimi e momenti di festa incredibili. Vincere lo Scudetto con la Roma è qualcosa di unico. Spero che un giorno anche Mati possa provarlo”.

La passione dei tifosi della Roma è unica. Che ricordi hai del tuo rapporto con loro?
Balbo: “Ti racconto questo: avevo lasciato l’Udinese per andare in vacanza in Argentina, a fine stagione, tra giugno e luglio. Non avevo ancora firmato con la Roma. Nel mio piccolo paese mi chiamò un tifoso della Roma per dirmi di andare lì. In quel momento ho capito che tipo di club fosse. I tifosi della Roma sono come quelli argentini. Sono simili. Un po’ pazzi, si può dire, ma incredibilmente appassionati. La passione è quasi la stessa”.

Uno dei momenti più attesi dai tifosi è il derby. Avete segnato entrambi nel derby. Mati, partiamo dal tuo gol della scorsa stagione.
Soulé: “Eravamo sotto nel punteggio, quindi è stato ancora più incredibile. È stato il mio primo gol all’Olimpico. Giocavamo in trasferta, ma i nostri tifosi erano lì. Non immaginavo un’emozione così. Non sapevo nemmeno se fosse entrata. Quando ha colpito la traversa ho pensato che non fosse gol. Poi ho visto il segnale dell’arbitro e ho iniziato a esultare”.

Un gol sotto la Curva Sud.
Soulé: “Sì”.

Come il tuo, Abel, nel derby del 1994/95, finito 3-0.
Balbo: “Sì, era l’1-0. Un grande cross, ho fatto un bel movimento e ho messo la testa. Il difensore alzò la gamba e io infilai la testa lo stesso. Finì che andai in ospedale due volte dopo aver perso conoscenza. Due partite, due colpi in faccia. Ma da centravanti sai che può succedere. Fa parte del mestiere. Segnare sotto la Curva Sud in un derby è la sensazione più bella che puoi provare. Quel giorno tornai a casa e non riuscivo neanche a entrare: c’erano regali ovunque, torte, champagne. È stata una giornata indimenticabile”.

Siete anche molto bravi sulle punizioni.
Balbo: “Per segnare su punizione serve grandissima qualità. È difficilissimo quando sei vicino all’area e devi scavalcare la barriera. Serve un tocco che hanno in pochi. I grandi giocatori ce l’hanno”.

Le tue erano più potenti.
Balbo: “Sì, questa era a Reggio Emilia, Reggiana-Roma. Punizione indiretta, destro potente, il portiere rimase fermo. Una bella punizione”.
Soulé: “Diversa dalle mie, sì. Era da oltre 30 metri. Non è un gol normale”.

Su Fonseca.
Balbo: “Fonseca. Il mio compagno ideale d’attacco. Mancino, fortissimo nell’uno contro uno, grande visione, tecnica straordinaria. Faceva assist e gol. Mi ricorda molto lui”.

Hai giocato con Paulo Dybala. Com’è?
Soulé: “Incredibile. Lo conoscevo già prima di arrivare qui, ma qui siamo diventati più amici. Siamo sempre insieme. In campo sappiamo tutti cosa può fare, ma fuori dal campo è una persona straordinaria. È questo che conta di più nella vita. È grande dentro e fuori dal campo”.

Tu invece hai giocato con Batistuta.
Balbo: “Ci conosciamo da quando eravamo bambini al Newell’s. Abbiamo giocato insieme in Nazionale, due Mondiali, alla Fiorentina, alla Roma. Mi ingannò con il Parma: mi disse di andare al Parma e che sarebbe andato anche lui. Io andai, lui no. Sto ancora aspettando! Vincere lo Scudetto e la Supercoppa a Roma è qualcosa di unico. Ti emozioni per due o tre vittorie di fila, immagina vincere uno Scudetto. È indimenticabile. Spero che anche Mati possa provarlo”.

La Nazionale argentina. Mati, sei stato convocato nel 2021 da Scaloni ma non hai ancora esordito.
Balbo: “È qualcosa di speciale, indimenticabile. Il nostro rapporto con la maglia è diverso, è difficile da spiegare. Solo un argentino può capirlo. Sono esperienze meravigliose. Avrà la sua occasione perché ha talento. Troverà il suo spazio in Argentina”.

Pensi al Mondiale?
Soulé: “Sì, mi piacerebbe tantissimo giocarlo. Per noi argentini rappresentare la Nazionale è qualcosa di magico. Non ho ancora esordito con la maggiore, ma ho già giocato alcune partite e sono state esperienze speciali. Non riesco nemmeno a immaginare cosa significhi debuttare con la prima squadra”.

Balbo: “Hai tempo. Sei giovane, hai 21 anni. Io ho esordito a 24, al Mondiale. Ne ho giocati tre. Hai tutto il tempo del mondo”.