KONÉ: “Voglio vincere con la Roma e spero di lasciare un segno nella storia del club. Giocare qui è un grande orgoglio”

TELEFOOT – Manu Koné, centrocampista della Roma, si racconta e lo fa nel corso del programma ‘Le Grand Format’ dell’emittente televisiva francese. Il classe 2001 si è soffermato sulla sua avventura nel club giallorosso e sulla vita nella Capitale. Ecco le sue dichiarazioni.

Cosa fai durante il giorno per staccare dal calcio?
“Cerco di uscire un po’ con la famiglia, per esempio sono andato al Vaticano ed è stato molto bello. A volte esco con gli amici e facciamo una passeggiata. Qui si vive bene. Dove abito io c’è il mare e a volte vado in spiaggia anche con la famiglia”.

L’intervista viene interrotta da alcuni tifosi che lo riconoscono per strada e si scattano una foto con lui…
“Qui è molto complicato passeggiare. La Roma è la squadra della Capitale, i romanisti sono veri tifosi e dimostrano l’amore per il club. Giocare nella Roma è un grande orgoglio”.

Il tuo legame con la Roma?
“Dal punto di vista umano vorrei lasciare il ricordo di una persona molto semplice, un grande lavoratore che dà tutto per la sua squadra. Dal punto di vista sportivo, invece, vorrei vincere trofei e arrivare il più lontano possibile con la Roma. Spero che così facendo potrò lasciare il segno nella storia del club e rendere tutti felici”.

Viene mostrato a Koné un videomessaggio da parte di Patrick Vieira…
“Ritengo che sia un centrocampista molto completo: è in grado di recuperare palloni, di spingersi in avanti e di servire l’ultimo passaggio – dice Vieira -. Credo abbia ancora un grande margine di miglioramento. Penso inoltre che goda del rispetto di tutti i compagni per il lavoro che svolge in campo e, alla fine, questo è l’aspetto più importante”.

Successivamente è il turno di Thierry Henry…
“Volevo solo dirti che sono davvero orgoglioso di te – le parole della leggenda dell’Arsenal -. Non c’erano molti dubbi, almeno per quanto mi riguarda. So di cosa sei capace e non hai ancora mostrato il meglio di te. E poi smettila di correre dappertutto. Ci vediamo presto e… buon Mondiale”.

Koné risponde: “Ci ha dato tanto alle Olimpiadi e mi ha subito affidato un ruolo da leader nella squadra. Ha avuto fiducia in me, mi parlava spesso e mi diceva che non ero così lontano dalla Nazionale maggiore. So che è orgoglioso di me”.

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Bologna-Roma, SVILAR: “A Gasperini piace un gioco diretto, non vuole passaggi dietro. La nostra difesa tornerà solida”

Mile Svilar, portiere della Roma, ha risposto alle domande dei cronisti di Sky Sport alla vigilia del match di Europa League contro il Bologna. Ecco le sue parole.

Hai voluto mandare un messaggio a Kinský, portiere del Tottenham. Spiegaci perché.
“No, perché ho avuto un po’ la stessa situazione otto anni fa, dove anch’io ho fatto un errore nel debutto in Champions. Poi sono passato sopra dopo qualche anno, però un portiere quando fa un errore evidente prende gol, quindi è sempre un po’ più delicato. Però ovviamente mi dispiace per lui, però l’ho già visto giocare tante volte e secondo me sarà un grandissimo portiere. Quello che è successo ieri lo aiuterà a diventarlo”.

Che momento è per la Roma? Adesso avete subito 5 gol nelle ultime due partite, è qualcosa di normale, un assestamento? Che momento è?
“No, è un momento dove questo può succedere, succede a tutti in una stagione lunga. Dall’altra parte stiamo facendo anche più gol, quindi possiamo concentrarci anche su questa cosa, che stiamo segnando di più. Poi la nostra difesa è stata solida da tanto tempo, quindi… Tornerà a essere così”.

Ti chiedo un’ultima cosa, con Gasperini cosa è cambiato nel ruolo, soprattutto con i piedi, che avevi rispetto a precedenza ad esempio a Ranieri?
“No, penso che al mister piaccia un gioco più diretto, quindi non ci fa fare tanti passaggi da dietro per poi non essere concreti. Mi piace più che la palla vada in avanti, che siamo là, che ce la giochiamo là, perché abbiamo la qualità per farlo”.

Abbiamo preparato delle immagini, una parata che sembra pazzesca su Malynovski? Riesce a coprire praticamente più di metà della porta. Non so tu come abbia fatto.
“No, sì, è una bella parata, però è un peccato che, sì, che non ha aiutato per il risultato, perché il portiere è un ruolo dove la gloria personale, diciamo, è poca, perché comunque se fai una parata del genere, un’altra parata e non vinci, viene un po’ dimenticata. Quindi per me è più un peccato per il risultato. Mi piacerebbe di più non fare questa parata e vincere 5 a 4 fino a fine stagione”.

Bologna-Roma, GASPERINI: “Ho trovato un gruppo con grandi motivazioni. Malen ricorda Milito”

Gian Piero Gasperini, tecnico della Roma, ha risposto alle domande dei cronisti di Sky Sport alla vigilia del match di Europa League contro il Bologna. Ecco le sue parole.

Italiano ha fatto più fatica a fare le scale? Io mi alleno di più (ride, ndr)“.

Oggi Italiano ha detto che lei è un esempio per tutti gli allenatori. Lei cosa pensa del Bologna di Italiano?
“Parlano risultati e prestazioni. Hanno entusiasmato la città, non era facile raccogliere l’eredità di Motta e lo ha fatto nel modo migliore, raggiungendo il consenso di tutti, anche con prestazioni di qualità”.

La sua Roma sa ripartire: 12 sconfitte, ma ogni volta la Roma ha rialzato la testa. Quanto incide la positività nelle analisi?
“Incide la capacità di reazione dei giocatori, ho trovato un gruppo con grandi motivazioni, con voglia di ripartire, guardare avanti. Questo calcio in cui si gioca con continuità, devi avere questa capacità, le partite dipendono da piccoli episodi contrari. A Genova abbiamo perso…”

Zaragoza ha segnato al Bologna tre mesi fa, potrebbe essere un’idea?
“Zaragoza è appena arrivato, sta giocando in un modulo completamente diverso da quello a cui era abituato, sta cercando di migliorare la sua condizione, non è facile inserirsi in un nuovo ambiente, ma ha già fatto un assist importante a Napoli. A parte Genova è sempre subentrato o giocato dall’inizio, nelle prossime settimane ci potrà dare un aiuto”.

Malen, le ricorda qualcuno? A me viene in mente ed è Muriel.
“Sì, soprattutto per certe accelerazioni, per la prontezza di calciare rapidamente, anche lui aveva questa capacità di tirare in una frazione di secondo. Ci sono somiglianze. Un po’ anche Milito. Non solo nei numeri dei gol. Milito si muoveva di più ma era immediato nelle giocate”.

Freuler ha parlato bene di lei e ha ricordato un balletto.
“Speriamo di farne sempre di più. Quando si vince…balletto poi, sono tre passi! Le nuove generazioni arrivano e la prima cosa che fanno è guardare il telefono, ma almeno 5′ di soddisfazione tra di noi quando si vince”.

Litti: “La Roma è magica, non pensavo ci fosse così tanta passione. Primi mesi difficili, ma ora devo dimostrare di che pasta sono fatto” (VIDEO)

Marco Litti, terzino sinistro della Roma Primavera, è il protagonista della nuova puntata della rubrica ‘Dreaming Roma’ e nel corso dell’intervista ai canali ufficiali del club ha raccontato il suo percorso nel settore giovanile giallorosso. Ecco le sue parole.

Come stai?
“Molto bene, grazie”.

Nel gruppo squadra vi chiedete: “Come stai?”
“Nella nostra generazione ancora sì, ci si parla”.

Quanto è stato difficile lasciare la tua città per trasferirti a Roma?
“I primi mesi un po’ difficile, era un ambiente nuovo e non conoscevo nessuno. Roma è una realtà più grande rispetto a quella in cui vivevo. I primi 2/3 mesi sono stati un po’ difficili, ma con il passare del tempo ho conosciuto tutti ed è stato molto più semplice ambientarmi”.

Chi ti ha particolarmente aiutato in questo processo?
“Non c’è stata una persona in particolare, ma tante persone mi hanno fatto sentire a casa. Non mi hanno fatto mai mancare nulla, mi hanno sempre aiutato anche nelle piccole cose e questo fa la differenza”.

Da piccolo passavi tutta la tua giornata tra Trigoria e il convitto…
“Andavo a scuola e ad allenarmi. Ho fatto amicizie e mi hanno fatto sentire subito a mio agio”.

Dove hai iniziato a giocare a calcio?
“Ho iniziato all’Euro Sport Academy, che è una scuola di calcio di Brindisi. Dopo quattro anni sono passato al Lecce, dove ho trascorso altri quattro anni. Poi mi hanno detto che la Roma era interessata e io non ho esitato”.

Nel 2020 la chiamata della Roma: chi te lo ha detto?
“Mia madre”.

La tua reazione?
“Ho detto: ‘Dai, non scherzare…’. Lei ha detto: ‘No, veramente’. All’inizio era un po’ titubante anche lei, il figlio piccolo… Io le ho detto: ‘Voglio andare'”.

Che trattativa è stata?
“C’era anche il Covid in mezzo, non sapevamo quando avrebbero riaperto. Sono venuto a visitare Trigoria prima che chiudessero tutto e l’impatto è stato devastante”.

Cosa hai pensato quando hai varcato il cancello di Trigoria?
“Ho pensato: ‘Assurdo’. Non avevo mai visto un centro di allenamento così moderno e all’avanguardia. Sono rimasto incredulo”.

Ma hai lasciato la tua casa…
“Non ci pensavo. Più ci pensi, più diventi triste. Mi dicevo: ‘Se voglio diventare un calciatore…’. Prima o poi doveva succedere, non posso sempre stare attaccato alla mia famiglia. Ho preso questa decisione, mia madre mi ha dato libero arbitro e mi ha permesso di fare questa scelta”.

La famiglia è venuta a Roma con te?
“No, è rimasta giù. Mia mamma viene a trovarmi una volta al mese. La mia famiglia è stata fantastici, non mi ha mai fatto mancare nulla e sentire la distanza. Quando mi sentivo un po’ giù venivano o io andavo giù per qualche giorno. Hanno capito la situazione”.

Cosa ti manca di più di casa?
“Gli amici e la famiglia. Quando ero a Lecce, dopo l’allenamento, uscivo, andavo al bar e stavo con loro. Ora faccio le videochiamate. Mia mamma e mio fratello mi seguono dappertutto. Fanno di tutto per me”.

Tuo fratello è più grande o più piccolo?
“Più grande”.

Gioca anche lui a calcio?
“Giocava a Lecce e ha fatto l’eccellenza”.

Quindi capisce la tua passione?
“Sì”.

Che impatto hai avuto con la città di Roma?
“Ora ho iniziato a vivere Roma. Ogni tanto vado a cena con i miei compagni di squadra. Avendo la macchina e la patente è più facile visitarla. All’inizio mi sono buttato in questa città grande e bella e l’impatto è stato bello ed emozionante”.

C’è stato un momento in cui hai pensato di tornare indietro?
“No, mai. Ero sempre più convinto che la scelta fatta era quella giusta”.​​​​​​​

Nel 2022/23 hai vinto il tuo primo Scudetto con la Roma Under 17: è stato un punto di arrivo o faceva solo parte del percorso?
“Per me è stato un punto di partenza. Perché è facile arrivare in un club e pensare ai tuoi obiettivi finali. Per raggiungere gli obiettivi finali devi fare delle tappe come il primo scudetto, i primi scontri diretti…”.

A chi devi l’essere qui?
“Mio padre”.

L’obiettivo finale è anche per lui?
“Sì. Tutto quello che faccio in campo e la persona che sono, è tutto per lui”.

Ti ha aiutato trasferirti così piccolo?
“Sì, perché giù c’è sempre quell’assenza quando lasci casa. Sento sempre papà”.

Ti manca giocare vicino alla porta o il tuo ruolo è un po’ più arretrato?
“Ho iniziato da esterno d’attacco. Poi i mister mi hanno abbassato perché avevo grande corsa e mi piace attaccare lo spazio. Sono passato poi da quinto a terzino, ma mi piace partire da dietro”.

Si tratta della tua caratteristica principale?
“Sì. Partendo da dietro è più semplice vedere porta e compagni. Quando gioco spalle alla porta vado in difficoltà”.

In cosa devi migliorare?
“L’aspetto difensivo. Ero abituato a giocare da attaccante, ma quando affronti avversari bravi tecnicamente è più difficile. Piano piano i risultati arriveranno”.

Pensi che questo sia il tuo miglior momento della carriera?
“Ora mi sento bene fisicamente e mentalmente. Sono libero e concentrato. Sono contento perché sto trovando continuità”.

A luglio hai rinnovato il tuo contratto con la Roma: a cosa pensavi mentre lo firmavi?
“Adesso arriva il bello. Ora devo dimostrare di che pasta sono fatto, se sono un giocatore da Champions League, da bassa classifica… Ho pensato subito ai sacrifici fatti”.

Il settore giovanile sta finendo…
“Bisogna buttarsi nei grandi”.

Questi sono gli ultimi mesi nel settore giovanile: sei più impaziente in vista del futuro o hai “paura” di lasciare la tua comfort zone?
“50 e 50. È bello stare con i compagni che sono come te, ma è anche bello rapportarsi con i grandi, i tifosi, la pressione…”.

Sei pronto a diventare un calciatore professionista a tutti gli effetti?
“Sì. Ho passato tante difficoltà tra infortuni e situazione familiare. Non è una passeggiata, ma i problemi sono altri. Giocare a calcio deve essere divertente”.​​​​​​​

Vedi ancora il calcio come divertimento…
“Esattamente. Avendo affrontato delle difficoltà, ti rendi conto di quali siano i veri problemi nella vita. Perdere una partita, sbagliare un cross o un tiro ti dispiace, ma non sono questi i veri problemi. Si volta pagina”.

Quando hai lasciato la Puglia avresti mai pensato di essere qui a un passo dal professionismo?
“No. Perché non mi immaginavo questo percorso, ma sono felice che sia andata così”.

Qual è la tua ambizione nel calcio?
“Giocare ai massimi livelli”.

Ti immagini il tuo debutto con la Roma?
“Lo spero. Mi piacerebbe giocare all’Olimpico con questa maglia, con i tifosi che ogni domenica vengono a sostenere la Roma. Qui a Roma, la Roma è qualcosa di magico”.

Quanto ti è entrata dentro la Roma? Quanto senti la maglia della Roma?
“Tanto. All’inizio pensavo che tutte le squadre fossero uguali. Ma dopo aver vissuto a Roma per sei anni, capisci che la Roma conta davvero tanto qui. Senti la passione dei tifosi, il calore, la pressione ed è bello”.

Con poche parole hai descritto un intero popolo…
“Non pensavo ci fosse tanta passione. Quando ho visto alcuni derby e big match vedevo persone che soffrivano per una squadra di calcio. Questo ti fa capire che sei in una grande città e in una grande squadra. Io voglio fare parte di questa storia”.

DYBALA: “Negli ultimi anni ho fatto molto pilates, mi ha aiutato moltissimo a livello muscolare” (VIDEO)

Paulo Dybala ha rilasciato un’intervista all’ex rugbista Augustin Creevy sul suo canale YouTube. Queste le sue parole:

Sul suo passato?
“Ho vissuto in una casa famiglia con altri ragazzi, poi mi sono trasferito nella pensione dell’Instituto. Abbiamo dovuto imparare a essere responsabili. Dopodiché, siamo andati tutti nella pensione del club. Cucinavano per noi, ma facevamo le pulizie da soli, ognuno per conto proprio. Dovevamo stare attenti alle nostre cose. C’erano degli orari da rispettare; non si poteva arrivare in ritardo. Dovevamo essere tutti in camera entro le 10”.

Su Cristiano Ronaldo?
“Era molto professionale nelle cure e nella routine, non si discostava da nulla. Arrivava all’ora prevista, alle 8 o alle 9 del mattino, e fino a quando non se ne andava lo vedevi sempre andare in palestra, farsi fare i massaggi, o fare la terapia con il fisioterapista, le docce fredde, la sauna, mangiare… Non saltava mai nulla. Non una sola cosa, niente. Era come se il ragazzo avesse la mente concentrata su quello. E poi anche in allenamento si vede che detesta perdere in qualsiasi cosa. Fuori dal campo, era davvero simpatico. Usciva con la gente, se c’era una cena di squadra veniva, si poteva parlare di qualsiasi cosa, beveva mate. A volte portava il mate, aveva un thermos peruviano e una grande bottiglia per il mate. Mi facevo una bella risata e lo prendevo in giro”.

Sulle differenze tra Ronaldo e Messi?
“Sono diversi tecnicamente, ma molto simili mentalmente. Hanno entrambi una mentalità competitiva incredibile; vogliono sempre vincere. Tecnicamente sono diversi, hanno punti di forza diversi, ma sono entrambi delle bestie”.

Sulla maglia di Maradona?
“Mi hanno mandato la maglietta di Diego come regalo. Un giorno è venuta Claudia (Villafañe, ndr) e le ho detto: ‘Scusa per quello che sto per fare’, e lei ha risposto: ‘No, quella firma non è di Diego’. ‘Buttala via’, le ho detto. Ne ho una di Román Riquelme. L’ho presa io stesso da dei collezionisti; ho comprato delle maglie. Poi, ce n’è un’altra di Neymar, di quando ho giocato contro di lui, e anche di Iniesta. Paredes me l’ha mandata di recente”.

Sulla gravidanza di Oriana Sabatini?
“Spero che sia un parto naturale. Il parto è previsto per l’11 marzo, che è il giorno del compleanno di mia suocera. Quindi le ho già detto che spero che nasca il 10 (ride, ndr). Mi alzo sempre alle 7:30. Non nei miei giorni liberi. Forse ho nove o dieci giorni liberi. Non dormo molto. Ori, invece, dorme come una matta”.

Sulla passione per il pilates?
“Il calcio oggi è molto fisico. Quindi se non sei preparato, ti passano sopra. Sono tutte bestie, corrono così veloci che fanno paura. Negli ultimi anni ho fatto molto pilates. Mi ha aiutato moltissimo a livello muscolare. Non ha cambiato molto la mia flessibilità, sono rigido come una tavola, ma mi ha aiutato molto a livello muscolare. Mi piace; fa lavorare i muscoli profondi che non si allenano mai con un allenamento regolare. È davvero fantastico. La mattina, quando mi svegliavo, fare i primi passi era davvero difficile a causa del muscolo soleo; era sempre teso. Andavo piano finché non arrivavo in bagno e poi il dolore passava durante il giorno. Da quando ho iniziato, nella seconda lezione, non ho più sentito alcun dolore”.

DYBALA: “A Roma sto bene. Gli allenamenti di Gasperini sono duri, è molto esigente. Malen si è adattato molto velocemente” (VIDEO)

Paulo Dybala, fermo ai box, si racconta al canale YouTube dell’ex rugbista argentino Augustin Creevy, commentando anche alcune delle magliette tenute a casa, soffermandosi in particolare su una della Juventus e quella di Samuel, della Roma.

Su Malen: “È venuto qui nel mercato invernale e si è adattato molto velocemente. È un altro calcio rispetto a quello inglese. Ha giocato bene (contro il Cagliari ndr.). Spero possa andare al Mondiale. Lui è venuto sapendo di giocare e di potersi mettere in mostra e sta già facendo gol“.

Sull’ambiente e Totti
: “A Roma sto bene, la gente è molto appassionata di calcio, ma soprattutto della Roma. Totti ieri non l’abbiamo visto: non scende perché ora non è nel club (All’Olimpico contro il Cagliari ndr.). È una figura, un dio. È incredibile. Ieri lo hanno inquadrato e la gente impazzisce“.

Con Gasperini ci si allena tanto?Sì, molto. È molto esigente e gli allenamenti sono duri. Oggi il calcio è molto intenso e fisico: altrimenti ti passano sopra. Ora tutti sono bestie, velocissimi e forti. Negli ultimi anni faccio molto pilates, che mi aiuta a livello muscolare, soprattutto a rinforzare i muscoli profondi che normalmente non alleni“.

As Roma Podcast, Soulè: “Volevo venire qui fin da quando ero alla Juve”. Balbo: “Vincere in giallorosso è unico” (VIDEO)

AS ROMA PODCAST – Abel Balbo e Matias Soulé si sono raccontati nel podcast giallorosso. Nel video, rilasciato direttamente dai canali della Roma, i due si raccontano. Ecco le loro parole.

Come state? Com’è andato l’allenamento?
Soulé: “Tutto bene. Un po’ stanco, ma…”.

Abel, non giochi più a calcio ma mi dicevi prima che giochi a padel.
Balbo: “Sì, perché ormai ho raggiunto una certa età. Meno possibilità di farmi male!”.

Molti argentini giocano a padel, vero?
Balbo: “Il padel è enorme in Argentina. È iniziato già negli anni ’90, molto prima che in Italia”.

Venite da due zone diverse dell’Argentina. Mati, sei nato a Mar del Plata, quindi sul mare. Abel, tu vieni più dall’interno.
Balbo: “Dalle Pampas! Da Empalme Villa Constitución, un paese molto piccolo di 6.000 abitanti”.

Siete molto lontani tra voi. Mar del Plata dista circa 700-800 chilometri. Quanto dista da Buenos Aires?
Soulé: “250”.
Balbo: “Dal mio paese sono 500. È molto più bello dove è nato lui, soprattutto d’estate”.

Mar del Plata è una località turistica, giusto?
Soulé: “Sì, d’estate è piena di gente. Vanno lì per il mare oppure lungo la costa verso Buenos Aires”.

È importante avere un forte legame con le proprie radici e voi argentini avete un legame molto forte con la vostra terra.
Balbo: “Sì, è fortissimo. Lo vedi anche nei giocatori: tutti gli argentini, passati, presenti e futuri, hanno un legame profondo con la Nazionale. Giocare per la Nazionale è qualcosa di speciale e unico. Non c’è niente di simile. È un onore. Non c’è onore più grande per un calciatore che indossare la maglia dell’Argentina, soprattutto se hai la fortuna di giocare un Mondiale”.

Ne parleremo più avanti. Quanto spesso torni in Argentina?
Balbo: “Ogni volta che posso, quando ho una vacanza torno lì. L’Italia è molto simile all’Argentina, ma quando sei nato lì è diverso. Con la famiglia e gli altri legami che hai lì è un’altra cosa. Quando posso, torno sempre”.

Hai anche un legame molto forte con Roma. Dopo aver firmato, praticamente non sei più andato via.
Balbo: “No, non sono più andato via. Dipende molto da come ti trovi in un posto e da come vanno le cose. È importante anche questo. Se fai bene… Io ho sempre avuto un grande rapporto, a partire dal presidente, che era come un padre. Il presidente Sensi mi fece venire a prendere a casa. Ho sempre avuto un rapporto straordinario con i tifosi e questa città è sempre stata casa mia. Per questo sono rimasto a vivere qui”.

Roma è casa tua adesso, Mati, da un anno. In Italia hai visto Torino, Frosinone… ma non c’è niente come Roma!
Soulé: “Ne parlavamo prima. Roma è molto diversa. Come ho detto, è molto simile all’Argentina. Qui hai tutto. Il rapporto tra la Roma e gli argentini… forse è diverso rispetto ad altre nazionalità. Poi c’è anche il clima. Credo sia una delle città migliori del mondo”.

Parliamo delle vostre radici calcistiche. Abel, sei cresciuto nel settore giovanile del Newell’s Old Boys, a Rosario. In questa foto eri giovanissimo.
Balbo: “Sì, avevo 20 anni. Ero molto giovane”.

Matias invece è cresciuto nel settore giovanile del Vélez, vicino a Buenos Aires. Com’è crescere come calciatore in Argentina fin da bambini, come nelle vostre foto? Abel?
Balbo: “Erano tempi diversi. Sono sicuro che lui non abbia vissuto le stesse cose che ho vissuto io. Per fortuna sua! Lui è stato fortunato perché il Vélez ha un settore giovanile eccellente. Io ero in un club dove si lavorava molto bene con i giovani, soprattutto in quel periodo. È stato fondamentale per la mia crescita, non solo come calciatore ma anche come uomo. Giocavamo nella Liga Rosarina e a volte si sentivano spari. Quando l’arbitro fischiava contro la squadra di casa, sparavano in aria. Dovevi uscire in fretta, senza nemmeno andare in bagno. A volte dicevamo all’arbitro: ‘Fischia per l’altra squadra o non usciamo più da qui!’”.

Spero che le cose siano cambiate nel corso degli anni…
Balbo: “Forse sono peggiorate…”.

Mati, tu vivevi nel convitto, giusto?
Soulé: “Sì, nel convitto. Essendo di Mar del Plata, quando ero al Vélez, a Buenos Aires, ho vissuto nel convitto per quattro anni. Come diceva lui, cresci come calciatore ma soprattutto come uomo. Sono andato via di casa a 11 anni, da solo, senza la mia famiglia, fino a quando mi sono trasferito in Italia a 16 anni. Lì è cambiato tutto. Ero uno dei più giovani. C’erano ragazzi due anni più grandi di me che non riuscivano a stare lontani dai genitori. Io non so se fossi più determinato o cosa fosse, ma ero più giovane e sono rimasto. Alcuni ragazzi più grandi di me sono tornati a casa. Non era una cosa durissima, ma è stato un sacrificio, non solo per me ma anche per la mia famiglia, andare via così presto”.

Balbo: “Non c’è dubbio che queste esperienze ti aiutino a crescere. Devi superare certi ostacoli per arrivare. Il talento da solo non basta, perché di talenti ce ne sono tanti. Servono carattere, volontà, desiderio di farcela e fame. Devi capire che è un’opportunità che ti cambia la vita. Quando vivi in convitto da piccolo devi lottare per sopravvivere, perché niente ti viene regalato. Ti forma come uomo”.

Abel, sei arrivato alla Roma nell’estate del 1993, a 27 anni. Mati invece è arrivato a 21. In momenti diversi delle vostre carriere. Perché la Roma è stata o è così speciale nel vostro percorso?
Balbo: “È stata speciale perché alla Roma la mia carriera è esplosa davvero. Volevo giocare in una grande squadra italiana e negli anni ’90 il campionato italiano era il massimo. I migliori del mondo giocavano lì. Era difficile trasferirsi per via delle restrizioni sugli extracomunitari. Io volevo arrivare in una grande squadra e la Roma era perfetta. Ero felicissimo quando ho firmato. Avevo già quattro stagioni all’Udinese in Serie A e avevo giocato il Mondiale. Ero più maturo. Però devo dire che Mati mi piace molto: ha grande personalità. A 21 anni giocare all’Olimpico, chiedere sempre la palla, rischiare, saltare l’uomo e riprovarci anche dopo un errore… questo dice tanto. Gli errori sono permessi quando sei giovane, conta come reagisci. E lui continua sempre”.

Mati, perché la Roma è così importante per te?
Soulé: “Quando ero alla Juventus volevo venire qui. È stata una scelta fantastica. Come dice Abel, è un grande club e una grande squadra. Speriamo di regalare tante gioie ai tifosi”.

Abel, com’era la Roma che hai vissuto tu?
Balbo: “Ogni stagione era diversa. La prima fu di ricostruzione: la Roma era quasi fallita. Dovevamo ricostruire dalle fondamenta. Non avevamo grandi ambizioni e non giocavamo le coppe. Nell’ultimo periodo invece abbiamo vinto lo Scudetto, con una squadra piena di campioni. Periodi molto diversi, ma sempre con la stessa passione. Ho vissuto momenti durissimi e momenti di festa incredibili. Vincere lo Scudetto con la Roma è qualcosa di unico. Spero che un giorno anche Mati possa provarlo”.

La passione dei tifosi della Roma è unica. Che ricordi hai del tuo rapporto con loro?
Balbo: “Ti racconto questo: avevo lasciato l’Udinese per andare in vacanza in Argentina, a fine stagione, tra giugno e luglio. Non avevo ancora firmato con la Roma. Nel mio piccolo paese mi chiamò un tifoso della Roma per dirmi di andare lì. In quel momento ho capito che tipo di club fosse. I tifosi della Roma sono come quelli argentini. Sono simili. Un po’ pazzi, si può dire, ma incredibilmente appassionati. La passione è quasi la stessa”.

Uno dei momenti più attesi dai tifosi è il derby. Avete segnato entrambi nel derby. Mati, partiamo dal tuo gol della scorsa stagione.
Soulé: “Eravamo sotto nel punteggio, quindi è stato ancora più incredibile. È stato il mio primo gol all’Olimpico. Giocavamo in trasferta, ma i nostri tifosi erano lì. Non immaginavo un’emozione così. Non sapevo nemmeno se fosse entrata. Quando ha colpito la traversa ho pensato che non fosse gol. Poi ho visto il segnale dell’arbitro e ho iniziato a esultare”.

Un gol sotto la Curva Sud.
Soulé: “Sì”.

Come il tuo, Abel, nel derby del 1994/95, finito 3-0.
Balbo: “Sì, era l’1-0. Un grande cross, ho fatto un bel movimento e ho messo la testa. Il difensore alzò la gamba e io infilai la testa lo stesso. Finì che andai in ospedale due volte dopo aver perso conoscenza. Due partite, due colpi in faccia. Ma da centravanti sai che può succedere. Fa parte del mestiere. Segnare sotto la Curva Sud in un derby è la sensazione più bella che puoi provare. Quel giorno tornai a casa e non riuscivo neanche a entrare: c’erano regali ovunque, torte, champagne. È stata una giornata indimenticabile”.

Siete anche molto bravi sulle punizioni.
Balbo: “Per segnare su punizione serve grandissima qualità. È difficilissimo quando sei vicino all’area e devi scavalcare la barriera. Serve un tocco che hanno in pochi. I grandi giocatori ce l’hanno”.

Le tue erano più potenti.
Balbo: “Sì, questa era a Reggio Emilia, Reggiana-Roma. Punizione indiretta, destro potente, il portiere rimase fermo. Una bella punizione”.
Soulé: “Diversa dalle mie, sì. Era da oltre 30 metri. Non è un gol normale”.

Su Fonseca.
Balbo: “Fonseca. Il mio compagno ideale d’attacco. Mancino, fortissimo nell’uno contro uno, grande visione, tecnica straordinaria. Faceva assist e gol. Mi ricorda molto lui”.

Hai giocato con Paulo Dybala. Com’è?
Soulé: “Incredibile. Lo conoscevo già prima di arrivare qui, ma qui siamo diventati più amici. Siamo sempre insieme. In campo sappiamo tutti cosa può fare, ma fuori dal campo è una persona straordinaria. È questo che conta di più nella vita. È grande dentro e fuori dal campo”.

Tu invece hai giocato con Batistuta.
Balbo: “Ci conosciamo da quando eravamo bambini al Newell’s. Abbiamo giocato insieme in Nazionale, due Mondiali, alla Fiorentina, alla Roma. Mi ingannò con il Parma: mi disse di andare al Parma e che sarebbe andato anche lui. Io andai, lui no. Sto ancora aspettando! Vincere lo Scudetto e la Supercoppa a Roma è qualcosa di unico. Ti emozioni per due o tre vittorie di fila, immagina vincere uno Scudetto. È indimenticabile. Spero che anche Mati possa provarlo”.

La Nazionale argentina. Mati, sei stato convocato nel 2021 da Scaloni ma non hai ancora esordito.
Balbo: “È qualcosa di speciale, indimenticabile. Il nostro rapporto con la maglia è diverso, è difficile da spiegare. Solo un argentino può capirlo. Sono esperienze meravigliose. Avrà la sua occasione perché ha talento. Troverà il suo spazio in Argentina”.

Pensi al Mondiale?
Soulé: “Sì, mi piacerebbe tantissimo giocarlo. Per noi argentini rappresentare la Nazionale è qualcosa di magico. Non ho ancora esordito con la maggiore, ma ho già giocato alcune partite e sono state esperienze speciali. Non riesco nemmeno a immaginare cosa significhi debuttare con la prima squadra”.

Balbo: “Hai tempo. Sei giovane, hai 21 anni. Io ho esordito a 24, al Mondiale. Ne ho giocati tre. Hai tutto il tempo del mondo”.

WESLEY: “Roma è bellissima, c’è tutto quello di cui ho bisogno. Cafu è il mio idolo, voglio avvicinarmi a lui”

IDEALISTA.IT – Wesley Franca è il protagonista del terzo episodio della terza stagione della rubrica ‘A casa dei campioni’, realizzata dal sito dedicato al mondo dell’immobiliare. Ecco le dichiarazioni del centrocampista sulla sua avventura alla Roma.

Sei alla tua prima stagione a Roma. Qual è stata la tua prima impressione della città e del tifo romanista?

“L’impatto è stato bellissimo: prima volta a Roma e prima esperienza fuori dal Brasile.Gioco per una squadra che ha un pubblico incredibile, una passione ed un calore che per noi brasiliani sono fondamentali”.

C’è un quartiere o un monumento di Roma che ti ha colpito particolarmente e dove ti piace trascorrere il tempo libero quando non sei a Trigoria?

“Il primo monumento che ho visto è stato il Colosseo, mentre il quartiere dove vivo, Casal Palocco, è un luogo dove mi trovo molto bene. C’ è tanto verde e spazi giusti anche per la famiglia, con la quale passo il mio tempo libero.Quando non mi alleno, mi piace anche restare a casa a giocare con gli amici e ai videogiochi.”

Si dice che un tuo amico ed ex romanista, Gerson, ti abbia parlato bene di Roma durante la trattativa per il tuo trasferimento: cosa ti raccontò?

“Con Gerson siamo amici da anni e abbiamo un grande rapporto. Mi disse che Roma è davvero una piazza fantastica e giusta per fare calcio. E aveva ragione!”

Ciò che trasmetti quando sei in campo è elettricità e creatività. Nella vita quotidiana preferisci uno stile semplice e ordinato o ami circondarti di stimoli e creatività, anche in casa?

“Devo ammettere che mi piace fare una vita tranquilla e godermi casa con la mia famiglia. Mi piace stare in compagnia, però allo stesso tempo adoro stare tranquillo per ricaricare le batterie dai tanti impegni che abbiamo. Per questo la mia abitazione deve avere tutti i comfort, compreso uno spazio per allenarmi. Sono contento così”.

Nella scelta della casa dove vivere, ha avuto un peso la vicinanza al centro sportivo e l’opportunità di avere nei dintorni anche i tuoi compagni di squadra?

“La ricerca del luogo dove andare a vivere è stata guidata dalla necessità di stabilirmi in un quartiere tranquillo, che piacesse a me e alla mia famiglia. Non a caso molti miei compagni hanno fatto la mia stessa scelta”.

La Roma ha una grande tradizione di laterali brasiliani e il tuo impatto nel calcio italiano ha spinto molti tifosi a paragonarti a Cafu e Maicon. Ti rivedi in loro? Chi è il tuo modello in assoluto?

“È difficile fare paragoni, perché parliamo di due giocatori importanti e fortissimi. Io sto lavorando per migliorare sempre di più e cercare di avvicinarmi al mio idolo, che è Cafu”.

Molti calciatori, anche tuoi connazionali, scelgono di restare legati a Roma anche dopo la carriera e qui comprano la casa dove vivere per buona parte dell’anno. Ti vedi come un potenziale investitore nel mercato immobiliare romano in futuro?

“Sicuramente sto pensando di acquistare una casa. È un’idea che ho in mente e spero presto di avere le idee più chiare a questo proposito. In futuro non escludo di poter investire nel mercato immobiliare, anche in Brasile”.

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Ranieri: “I Friedkin vogliono arrivare in Champions e poi vincere lo Scudetto. Gasperini non dice una virgola fuori posto, è un uomo di grande visione”

Parole al miele di Claudio Ranieri nei confronti di Gian Piero Gasperini. Il senior advisor giallorosso ha parlato ai microfoni di Sky Sport e ha commentato il coinvolgimento dei Friedkin e anche il progetto del tecnico giallorosso. Le sue parole: “Il coinvolgimento dei Friedkin? Mi sembra che il campo e il nuovo stadio lo dica da sé. Hanno preso un allenatore per 3 anni e hanno chiesto di arrivare in Champions League, starci e poi vincere lo Scudetto. Questo è il loro modus operandi. Non si può pretendere subito, stiamo crescendo e costruendo. A fine anno vedremo. Io parlo di crescita di numero di giocatori che il nostro tecnico reputa nucleo. Io so che lui vuole portare il nucleo a 15-16. Il nostro obiettivo è portare il prima possibile questi giocatori, avrei voluto farlo subito, ma non sempre si può. Siamo tutti uniti. Quando Gian Piero parla, non dice una virgola fuori posto. Sono d’accordo con lui. Quando la società mi chiede cosa ne penso, io gli dico che sono d’accordo. Perché è un uomo di grande visione. Dobbiamo avere il tempo per arrivare alla sua visione e ce lo daranno i campionati che faremo“.

Ranieri sui rinnovi di Dybala e Pellegrini: “Bisogna abbassare il monte stipendi. Se ci si viene incontro bene, altrimenti ci si saluta”

Claudio Ranieri, senior advisor del club, ha fatto il punto sui rinnovi di Paulo Dybala e Lorenzo Pellegrini. L’ex tecnico giallorosso ha commentato così ai microfoni di Sky Sport: “Per la sopravvivenza del club bisogna abbassare il monte stipendi. Altrimenti non ce la facciamo con questo financial fair play, non è che non voglia la società. Deve esserci un punto d’incontro, o di divisione. In base a quello che hanno fatto sul campo, in base a quello che ci dirà l’allenatore, alle richieste e alle offerta della società, se c’è un incontro bene. Altrimenti ci si saluta“.