GASPERINI: “Mi hanno sempre detto che a Roma non si può fare calcio, ma non sono d’accordo. In città c’è una percentuale molto romanista e un po’ laziale…”

Compleanno al Circolo Canottieri Aniene per Gian Piero Gasperini. Il tecnico giallorosso, che oggi compie 68 anni, è stato ospite alla presentazione del libro di Giancarlo Dotto su Diego Maradona. Il tecnico ha risposto a qualche domanda:

Ho avuto la fortuna di giocare negli anni 80 in Serie A e nel campionato italiano c’erano i giocatori più forti al livello mondiale come Matthaus e Maradona. Da bambino seguivo la Juventus e il mio idolo era Sivori. Era il calciatore che tutti cercavamo di imitare. È difficile dire chi è il giocatore più forte in assoluto, prima si vedevamo di meno. C’erano le figurine e molta ideologia sul giocatore e lo enfatizzavi al limite. Adesso li puoi vedere in qualunque situazione. I bambini adesso li conoscono tutti attraverso la Play Station, non hanno più un solo idolo“.

In cosa la Roma le sembra diversa da tutte le altre squadre che ha allenato?
Il calcio è straordinario. Qui c’è una grandissima passione ma è anche vero che in tutti i posti c’è una passione incredibile, anche a Bergamo e a Genova. A Roma le dimensioni sono diverse, una città molto grande con una percentuale un po’ laziale e molto romanista. C’è un’identificazione nella città ed è difficile da trovare da altre parti. Se vai a Milano posso essere anche in un’altra grande metropoli. È un attaccamento diverso. A me hanno sempre detto ‘attento che a Roma non si può fare calcio’, ma non sono d’accordo. Abbiamo vissuto dei momenti positivi, non so quando andrà peggio e forse diventerà difficile. Ci sono tante radio, se vai sul taxi si parla di Roma ma credo sia una forza. Se le cose vanno bene è una grande spinta“.

Lei vuole vivere la città.
L’ho sempre fatto, ho sempre cercato di non vivere ai margini. Ero abituato ad una città più piccola ma non volevo vivere fuori. È splendida. Ho da fare un tragitto lungo verso volentieri, quando passo per Via dei Serpenti vedo il Colosseo e inizio già bene la giornata“.

VENTURINO: “Un’emozione essere qui, Roma è una piazza importante. De Rossi mi ha detto che posso solo imparare” (VIDEO)

Lorenzo Venturino è un nuovo giocatore della Roma. L’esterno viene dal Genoa e ha scelto la maglia numero 20. Il nuovo arrivato ha rilasciato un’intervista ai canali ufficiali del club, la prima da giallorosso. Le sue parole:

Com’è successo tutto?
Per me è un’emozione essere qui, Roma è una piazza importante, con uno stadio bellissimo e una grande storia. Posso solo imparare e migliorare

Hai fatto tutte le trafile nel Genoa. Paura e speranze di questa prima volta lontano da Genova?
Situazione nuova, devo viverla al meglio godendomi questi momenti. Non sono più un ragazzino, può essere solo una bella esperienza“.

Ti descrivi?
Sono un giocatore rapido, abile negli spazi stretti e le mie caratteristiche migliori sono dribbling e rapidità e tiro. Devo migliorare sicuramente sotto il punto di vista difensivo e nell’essere più concreto nelle parti finali del campo“.

La Roma era nel tuo destino. Le hai segnato un gol in finale Under 18 e hai esordito in Serie A all’Olimpico. Che effetto ti fa?
Sono una serie di coincidenze. Negli ultimi due anni sono capitati questi eventi, io credo nella coincidenza“.

Non puoi non aver parlato con De Rossi della Roma.
Ieri sera ci siamo visti, prima di andare via. Mi ha augurato un grosso in bocca al lupo, mi ha detto di vivermi al meglio questa esperienza e non posso che migliorare e crescere con questi compagni e il mister“.

Hai un idolo?
Messi, fin da quando ero bambino“.

Che effetto ti fa vivere a Roma?
Rispetto a Genova è una città diversa, però mi adatterò subito, non vedo l’ora di viverci, andrò a visitare i monumenti. Il Colosseo sarà il primo“.

Entri in uno spogliatoio con grandi campioni. Chi userai per fare un po’ da collante?
Sicuramente non posso che imparare, in questo spogliatoio ci sono grandi campioni e devo cercare ogni giorno di prendere più da loro. Per entrare nel gruppo potrei usare Pisilli, che conosco dall’U21 della nazionale e sarà facile fare amicizia con tutti gli altri”.

Un messaggio per i tifosi?
Non vedo l’ora di incontrare i tifosi allo stadio, di poter giocare con questa maglia e forza Roma“.

GASPERINI: “Roma-Stoccarda occasione per chi ha giocato meno. Ryan Friedkin a Trigoria? La cosa più importante di questi mesi, è un valore aggiunto”

SKY SPORT – Domani alle ore 21 va in scena allo Stadio Olimpico il match tra Roma e Stoccarda, valido per la settima giornata della fase campionato di Europa League. Dopo aver parlato in conferenza stampaGian Piero Gasperini ha rilasciato alcune dichiarazioni anche all’emittente televisiva. Ecco le sue parole alla vigilia della gara.

A che punto è la crescita della Roma? Verso quale sviluppo cerca di tendere?
“Andiamo avanti partita dopo partita, ma 21 giornate di campionato e 6 di Europa League sono un bel segnale. Cerchiamo di ottenere i risultati e contemporaneamente di far crescere l’organico, che numericamente ha qualche difficoltà. Ora sono arrivati Malen e Vaz, ma la società è attenta alle opportunità per migliorare la squadra e poi fare risultati”.

Come si gestiscono le sfide con Stoccarda e Milan?
“La partita contro il Milan ruba i pensieri della squadra e dei tifosi, visto anche le vittorie e la posizione che abbiamo in classifica. Lo Stoccarda è un’ottima squadra e ci giochiamo la possibilità di andare direttamente agli ottavi. Può essere un’opportunità per vedere la crescita dei giocatori più giovani”.

Ghilardi e Ziolkwoski sono i candidati per sostituire Hermoso?
“Sì, forse anche entrambi. Il reparto difensivo è quello più a rischio numericamente. Ndicka ha giocato tutta la Coppa d’Africa ed è arrivato di recente, poi c’è Mancini. Può essere un’occasione per Ziolkowski e Ghilardi per far vedere la loro crescita”.

Ha legato a Trigoria Ryan Friedkin fino a quando non arriverà un’ala sinistra?
“La presenza di Ryan Friedkin è stata la cosa più importante di questi primi sei mesi. Non era mai successo che la presidenza rimanesse qui a Roma per così tanto tempo e per noi rappresenta un valore aggiunto perché possiamo avere delle risposte immediate. Inoltre loro possono avere meglio la percezione di questa società così importante. Dal mese di gennaio usciremo più legati e convinti di ciò che dobbiamo fare”.

Che Stoccarda si aspetta?
“Squadra forte e migliorata rispetto all’anno scorso. Con l’Atalanta ho vinto in casa dello Stoccarda ma era stata una partita equilibrata. Lo sarà anche domani sera, è un impegno molto importante e rappresenta un metro di valutazione per i giocatori che hanno avuto meno spazio”.

MALEN: “Ho scelto la Roma per la passione dei tifosi e l’ambizione della proprietà. Non vedo l’ora di lavorare con Gasperini” (VIDEO)

La Roma mette a segno il secondo colpo della sessione invernale di calciomercato: si tratta di Donyell Malen, attaccante olandese arrivato dall’Aston Villa con la formula del prestito oneroso (2 milioni di euro) con obbligo di riscatto fissato a 25 e condizionato alla qualificazione in Champions o Europa League e al 50% delle presenze (almeno da 35 minuti). Inoltre i Villans incasseranno il 10% dell’eventuale futura plusvalenza. Nella giornata di ieri si è sottoposto alle visite mediche di rito e, dopo l’ufficialità del trasferimento arrivata nella mattinata odierna, ha rilasciato la prima intervista ai canali ufficiali del club giallorosso. Ecco le sue dichiarazioni.

Le tue prime sensazioni?
“Mi sento bene e sono molto contento di essere qui. Sono stati dei giorni lunghi, ma sono entusiasta”.

Quanto è importante l’affetto e il calore dei tifosi?
“Nel calcio non c’è niente di più importante della passione. Io gioco con passione e spero di poter creare un legame con i tifosi e di fare qualcosa di importante insieme”.

Cosa ti ha fatto dire ‘sì’ alla Roma?
“La passione dei tifosi, l’ambizione della proprietà e gli obiettivi prefissati dalla società. Questo è un grandissimo club e sono felicissimo”.

Cosa significherà per te lavorare con Gasperini?
“Lui è molto importante per questo club, ha fatto buone cose in passato anche con altre società e le sue squadre hanno sempre giocato un bel calcio. Anche gli attaccanti hanno sempre fatto bene, quindi non vedo l’ora di lavorare con lui”.

Hai un ruolo preferito?
“Preferisco giocare al centro, penso di poter essere più pericoloso giocando da attaccante puro, di poter creare occasioni per la squadra e segnare. Per cui mi piace quella posizione”.

Come immagini la Serie A?
“Conosco molto bene questo campionato, ho visto molte partite quest’anno e anche in passato. La Serie A mi è sempre interessata, sono felicissimo di essere qui e giocare in questo campionato”.

Sei grande amico di Justin Kluivert: cosa ti ha detto?
“Lo conosco molto bene, da quando avevo 9 anni. Quando sono circolate le prime voci, mi ha scritto dicendomi che la Roma è un club straordinario e che posso davvero fare qualcosa di speciale qui. Sì, abbiamo parlato molto”.

Hai scelto il numero 14: c’è un motivo particolare?
“Era il numero più bello a disposizione. In passato ho giocato con il numero 14 e mi sono sempre trovato bene”.

Quanta curiosità c’è di vivere a Roma?
“Siamo tutti entusiasti di essere qui, personalmente non c’ero mai stato. Ho sempre sentito dire che è una bellissima città, tra le più belle in Europa. Non vedo l’ora di esplorarla e scoprire cosa ha da offrire”.

Quale sarà il primo monumento che visiterai a Roma?
“Penso che il Colosseo sia straordinario, ho visto molte foto e credo sia uno dei posti più belli da visitare”.

Quali sono le tue passioni?
“Le macchine mi piacciono. Posso passare le giornate a guardare auto. Poi mi piacciono gli altri sport come il tennis, il basket e il golf…”.

Hai mai mangiato una carbonara?
“Sì, qualche volta. Ma non credo fossero come quella a Roma, per cui proverò la carbonara locale”.

Un messaggio per i tifosi?
“Sono felice di essere qui e lotterò per questo club. Cercherò di dare il massimo, segnare gol e servire assist. Sono molto entusiasta. Forza Roma!”

VAZ: “Contento del calcio offensivo di Gasperini. Punti di forza? Velocità e finalizzazione” (VIDEO)

“Un onore essere qui”: sono queste le prime parole da giocatore della Roma di Robinio Vaz. Il giovane attaccante francese, neo-acquisto dal Marsiglia, si è presentato ai tifosi attraverso un’intervista rilasciata ai canali ufficiali del club, raccontando la sua emozione e le sue ambizioni.

Quali sono le tue prime sensazioni da giocatore della Roma? Hai già visto la squadra all’Olimpico.
“Grazie, è un onore essere qui. Intanto ringrazio il club per l’invito. Ero qui solo da poche ore e il club mi ha invitato ad assistere al match contro il Torino. Penso sia stata comunque una partita molto bella ed è stato bello vederla. È un momento di gioia, un momento che mi farà crescere. Penso di avere qualcosa da dimostrare qui”.

Cosa rappresenta per te il calcio?
“È una passione e un lavoro, fin da piccolo volevo giocare a calcio. Penso che sia più di un lavoro, non trovo altre parole”.

Cosa conoscevi della Roma?
“Conoscevo già la Roma, so che gioca in uno degli stadi più grandi d’Italia e che ha vinto 9 Coppe Italia”.

Hai già avuto modo di conoscere Gasperini? Cosa pensi del suo calcio?
“Ho visto che è un allenatore che ha un calcio molto offensivo nel DNA. Da attaccante, sono contento di far parte della sua squadra, del suo progetto e di quello del club”.

Quali sono le tue caratteristiche principali?
“Penso che i miei grandi punti di forza siano la velocità, il gioco aereo e la finalizzazione”.

Un messaggio per i tuoi nuovi tifosi?
“Sono contentissimo di essere qui, voglio ringraziare il club e la famiglia Friedkin per avermi voluto portare qui. Sono contento di essere qui e non vedo l’ora di incontrarvi. Forza Roma!”.

FERGUSON: “Negli ultimi anni ho perso un po’ di fiducia, ma alla Roma voglio ritrovare me stesso. Futuro? Non ci penso”

SPORT BIBLE – Evan Ferguson, attaccante della Roma, ha rilasciato un’intervista al portale britannico e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla sua avventura nel club giallorosso. Il centravanti irlandese sembra aver trovato continuità dopo un inizio complicato e ora punta a restare nella Capitale almeno fino al termine della stagione. Ecco le sue dichiarazioni: “Ricordo che Patrice Evra in un’intervista disse che giocare in Italia è completamente diverso e disse anche che in Inghilterra si sentiva come se fosse in vacanza. Giuro che è stata una delle cose più difficili che abbia mai fatto”.

Il tuo impatto con il mondo Roma?
“Ricordo che sono arrivato durante il precampionato, circa una settimana dopo che i ragazzi avevano iniziato. Quando tutti tornavano dall’allenamento, erano distrutti. È dura, ogni giorno è un susseguirsi ininterrotto di attività. Si pensa sempre alla fase successiva per fare sempre di più, è davvero molto impegnativo”.

Ti sei ambientato a Roma?
“Non è facile arrivare in un posto nuovo e partire in quarta. È un campionato completamente diverso e con uno stile di gioco diverso. Quando arrivi la gente si aspetti che le cose funzioni immediatamente, ma non è così. Ci è voluto del tempo per adattarmi. Ci sono stati alti e bassi, ma ora direi che mi sono ambientato abbastanza bene. Sono in una buona condizione fisica e mentale, sono pronto a migliorare ulteriormente. Ho attraversato momenti difficili, volevo ritrovare me stesso alla Roma e tornare a segnare gol. Ora voglio solo sorridere e godermi tutto questo”.

Le aspettative su di te sono sempre state molte…
“La gente parlava di me fin da quando avevo 14 anni. Ero nella prima squadra dei Bohemians e tutti i ragazzi mi chiedevano: ‘Quando te ne andrai?’. Sono andato al Brighton e tutto è andato liscio, non ho avuto molte difficoltà. Ho giocato alcune partite con l’Under 18 e l’Under 21 prima di entrare in prima squadra e tutto stava andando per il meglio”.

Eri stato accostato ai migliori club di Premier League…
“Lo si legge sui giornali e nei servizi giornalistici, ma se non si sente nulla di persona o non c’è niente di concreto non ci si può davvero lasciare influenzare. Alla fine dei conti sono solo chiacchiere. La gente cerca di guadagnare soldi e di finire sui giornali”.

L’infortunio al crociato?
“Il calcio non è uno sport facile. Ho iniziato molto bene nella mia carriera, ma poi ho avuto alcuni infortuni. Ho smesso di giocare e ho perso un po’ di fiducia. È difficile trovarsi in una situazione del genere, quando si passa dai massimi livelli ai momenti più bui. Sono passato dal massimo al minimo. Negli ultimi due anni ho imparato molto su me stesso, sia dentro sia fuori dal campo. Tutto dipende da te. Ci sono molti rumors, ma non puoi prestare troppa attenzione a quelli. Ci sei solo tu e quello che fai ogni giorno”.

Il momento della squadra?
“Al momento sta andando tutto bene. Penso che, come squadra, stiamo attraversando un buon periodo. Siamo in una buona posizione di classifica, stiamo trovando un po’ di ritmo e slancio. Vedremo come andrà”.

Il tuo futuro?
“Non ci ho pensato. Penso che si debba fare un passo alla volta. Non si può pensare a cosa si farà l’anno prossimo. Sono qui in questo momento e basta. Cercherò di continuare a lavorare finché sarò qui”.

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CELIK: “Orgoglioso di essere alla Roma. Il soprannome pendolino mi piace” (VIDEO)

Torna a parlare Zeki Celik. Il difensore turco della Roma si è raccontato in una lunga intervista sul canale Youtube Anadolu Ajansı. Di seguito le sue parole:

L’inizio della carriera e l’arrivo alla Roma:
«Gioco a calcio sin da bambino, sempre per le strade. Vengo da una famiglia numerosa. Ho sette fratelli maggiori e abbiamo giocato a calcio insieme. Essendo il più giovane, mi hanno lasciato fare un po’ quello che volevo. Non riuscivano a starmi dietro, ma io andavo ogni giorno agli allenamenti da solo. Mi ero fissato l’obiettivo di diventare un calciatore. Mentre andavo a scuola, i mister della squadra locale mi si sono avvicinati e mi hanno chiesto se volevo entrare nel loro settore giovanile. Così ho iniziato a giocare nel Yavuz Selimspor. Poi il Bursaspor mi ha preso, successivamente sono andato al Bursa Nilüferspor, e poi all’İstanbulspor. Da lì la mia carriera ha iniziato a prendere forma. Giocai contro il Belgio e gli osservatori belgi erano venuti a vedere un altro giocatore. Io ho iniziato la partita come terzino destro e poi sono passato a sinistra. Mi hanno chiesto: “Chi è questo giocatore?” Hanno voluto osservare me, e io non sapevo nemmeno chi fosse Luis Campos all’epoca. Alla fine della stagione, lui è stato molto insistente e mi ha voluto, e sono andato al Lille. Andare al Lille è stato un passo fondamentale per me, mi ha aperto le porte all’Europa. È stato uno dei momenti più critici della mia carriera. Dopo essere arrivato al Lille, i miei obiettivi sono diventati molto più grandi. Alla fine della stagione, Mourinho mi ha detto che mi voleva davvero, ci siamo messi in contatto, e poi sono arrivato alla Roma. Credo che sia una delle migliori e più forti squadre al mondo, e sono davvero orgoglioso di essere qui».

Şengezer su Celik:
«Mi chiamo Muhammed Şengezer e gioco per l’İstanbul Başakşehir. Partecipo regolarmente ai raduni della nazionale. Con Zeki siamo amici da quando avevamo circa 9 o 10 anni. Ora siamo più che amici, siamo come fratelli. Conosciamo i segreti l’uno dell’altro, sia nei momenti difficili che in quelli belli».

Prende la parola Celik:
«Una cosa che non dimenticherò mai è quando non avevo gli scarpini e mi ha dato un paio dei suoi. Non posso dimenticare quel momento, è stato davvero speciale per me. Lui non ama guardare ripetutamente le sue partite. Io analizzo sempre le mie partite, sia che vada bene che male, e cerco di concentrarmi subito sulla prossima partita. Quando sono arrivato a Roma, ho soggiornato in questo hotel. È lo stesso posto dove ho soggiornato quando ho firmato per la Roma. Ho potuto sentire che è un club davvero appassionato. I tifosi sono incredibilmente appassionati e ci sostengono sempre. Quando vinciamo, l’intera città è entusiasta».

Sul soprannome:
«Si dice che Cafu fosse una figura molto importante qui. Lo chiamavano “Il Pendolino”, per la sua velocità. Ora chiamano anche me così, grazie alla mia rapidità. Mi piace questo soprannome».

 Sul campionato italiano:
«Il campionato italiano è duro e molto tattico. Come giocatore turco, giocare in uno dei campionati più difficili del mondo è sicuramente una grande sfida per me».

Sulla nazionale turca:
«Ogni bambino sogna di essere selezionato per la nazionale. Quando è successo per me, è stato un momento davvero indimenticabile. Ero molto emozionato, sinceramente. La mia famiglia, i miei amici… non riesco nemmeno a dirvi quanti messaggi ho ricevuto. A volte non rispondevo, ma altre volte sì. Indossare la maglia della nazionale turca non lascia mai spazio alla disperazione. Mi alleno sempre al 100% con la nazionale. Ci sono momenti in cui non gioco, e momenti in cui sono triste, ma ogni volta che vado in campo, faccio del mio meglio. Cerco sempre di dare il massimo in ogni partita. Il segreto di tutto è lavorare sempre, perché se lavori, credo che Allah ti aiuti sempre. Indossare la maglia della nazionale è sempre un momento speciale per ogni calciatore e sono molto orgoglioso. Tutti in squadra sanno quanto è importante questa maglia. Ogni partita con la nazionale è speciale per me. Ogni partita voglio giocarla. È una delle cose più importanti per me: rispetto, orgoglio, la maglia e il senso di appartenenza. Credo che fu circa 56 anni fa quando siamo andati all’ultimo Mondiale. Ancora oggi, quando vedo i riassunti di quelle partite, posso sentire quanto fosse bello quel momento. È stato un evento molto orgoglioso per il nostro paese. Vogliamo porre fine a questa attesa. Il nostro obiettivo è sicuramente partecipare alla Coppa del Mondo».

Sullo spogliatoio:
«Questo è il nostro spogliatoio. Questa è la mia parte. I miei amici mi hanno messo il numero 10 come scherzo. Mi hanno fatto questa battuta perché, entrando sempre in area durante le partite, hanno voluto scherzare un po’. Di solito, prima delle partite o degli allenamenti, recito l’Ayat Kürsü e cerco sempre di entrare con il piede destro. Il nostro fisioterapista qui è sempre di grande aiuto».

Sull’Italia:
«Sono stato molto colpito. Ho vissuto in Francia, ma gli italiani davvero vestono in modo molto diverso. Sono eleganti, puliti, e questo mi piace molto. Per questo cerco sempre di fare shopping nei negozi di marca italiana. Perché amo le cose semplici e eleganti. Cerco di indossare cose semplici anche nella mia vita».

CRISTANTE: “Siamo un bel gruppo. Gasperini? È riuscito a trasmettere le sue idee alla squadra”

IDEALISTA.IT – Bryan Cristante è il protagonista del secondo episodio della terza stagione della rubrica ‘A casa dei campioni’, realizzata dal sito dedicato al mondo dell’immobiliare. Ecco le dichiarazioni del centrocampista sulla sua avventura alla Roma.

Sei a Roma dal 2018 e ormai qui sei di casa: ci dici quali sono i pregi e i difetti di questa città? 
“Sette anni sono un pezzo di vita, diventeranno otto a fine stagione. A livello professionale non mi ero mai fermato tanto in un posto. La città è bellissima, non la scopro io. Ha tantissimi posti da scoprire, anche se la vivi da molto tempo. Difetti? diciamo il traffico”. 

Quali sono le zone che ti piacciono di più e i luoghi che preferisci frequentare? 
“Devo dire che non esco tantissimo, quando non sono al campo, resto a casa in famiglia e mi piace godermi un po’ di tranquillità. Senza dubbio mi piace il centro di Roma, la zona del Colosseo, i luoghi storici, dove davvero capisci la grandezza della città”.

In queste stagioni in giallorosso, quali sono i momenti più belli che hai vissuto? 
“La vittoria della Conference League, con l’abbraccio della città intera, praticamente tutta riversata sulle strade. In generale, è sempre bello giocare in casa con lo Stadio Olimpico sempre pieno. È un fenomeno che si è evoluto negli anni, le prime due stagioni qui non era così. Poi, da dopo il Covid, ogni partita è stato un crescendo”. 

Quest’anno hai dato il benvenuto a un allenatore che è stato molto importante per te ai tempi dell’Atalanta, che effetto fa averlo a Roma? Lo hai trovato cambiato in qualcosa? 
“No, anzi, è sempre il solito mister Gasperini. Carico, voglioso di fare bene e di trasmettere le sue idee alla squadra. Ci è già riuscito dopo i primi mesi di lavoro. E in campo si vede”. 

Nello spogliatoio chi sono i compagni più simpatici e chi i più “rompiscatole”? 
“Siamo davvero un bel gruppo, non è una frase fatta. Come in ogni ambiente lavorativo, convivono diverse personalità. Noi che siamo qui da più anni, come il sottoscritto, oltre a Lorenzo Pellegrini, Gianluca Mancini, Stephan El Shaarawy, cerchiamo di far capire ai più giovani dove si trovano e la responsabilità che comporta indossare questa maglia”. 

Di te spesso si dice “è il giocatore che tutti gli allenatori vorrebbero avere”. E, in effetti, hai giocato sempre con tutti i mister che hai avuto. Qual è il tuo segreto? 
“Nessuno in particolare (ride, ndr). Mi metto a disposizione degli allenatori, cerco di fare il mio lavoro sempre al meglio, con le mie caratteristiche”. 

Se un tifoso volesse venire per la prima volta allo stadio e ti chiedesse cosa non dovrebbe perdersi della partita, da veterano dello spogliatoio cosa gli consiglieresti? 
“Beh, senza dubbio il momento dell’inno Roma Roma, pochi minuti prima del calcio d’inizio. È una delle cose più emozionanti che si vedono in assoluto in uno stadio di calcio”.

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GASPERINI: “Domani bel test per Pisilli, Wesley sta bene e prossimamente anche Dovbyk. Angelino? Bel segnale” (VIDEO)

SKY SPORT – Dopo la sconfitta con il Cagliari, la Roma vola nuovamente a Glasgow per la seconda volta in stagione: domani sera i giallorossi affronteranno il Celtic in Europa League. Alla vigilia il tecnico Gian Piero Gasperini ha parlato ai microfoni dell’emittente televisiva:

Lo stadio?
“Bello, è uno stadio che trasuda storia. C’è la pioggia e c’è il vento, c’è tutto. Domani è una bella battaglia”.

Cosa pensa del Celtic, che ha cambiato tre allenatori?
“Sì, ho visto l’ultima partita con il nuovo allenatore e ha perso lo scontro diretto con la prima in classifica ma è stata una buona gara. Sul loro campo sono capaci di trasformarsi anche a buoni ritmi. Sarà una bella partita da affrontare”.

Cosa le hanno lasciato le ultime due gare?
“Abbiamo avuto un po’ di calo, abbiamo fatto una serie di partite con diversi giocatori a livelli alti e poi domenica, complice anche l’espulsione che ci ha messo in difficoltà, non siamo riusciti a ripetere una buona partita. Giocando ogni tre giorni si ha il vantaggio di dimenticare la vittoria e la sconfitta e ricominciare”.

Come stanno Wesley e Angelino?
“Per Angelino è la prima convocazione, è quasi come un ripartire e riportarlo a respirare il clima della squadra dopo oltre due mesi ma non sarà della partita. È comunque un bel segnale. Wesley sta bene, ha fatto un ottimo allenamento lunedì ed è recuperato. Stiamo recuperando un po’ tutti, anche Dovbyk prossimamente. Speriamo di aver superato il periodo di difficoltà e di infortuni”.

Pisilli?
Ci sono caratteristiche giuste domani per lui. È un ragazzo che merita, ha fatto ottime prestazioni con l’Under 21 e domani può essere un bel test anche per lui”.

A che punto il suo percorso?
“Il percorso è fatto così, di momenti molto positivi e qualche buca, l’importante è che il trend sia sempre psitivo. Stiamo cercando di fare una stagione stando dentro tutte le competizioni. In campionato, al di là delle ultime due partite, siamo in un’ottima posizione. In tanti elementi la squadra è cresciuta, non dimentichiamo mai la voglia e la capacità di migliorarsi sul piano del gioco. Il gioco è quello che dà fiducia per raggiungere gli obiettivi alla nostra portata” .

In collegamento con Vincenzo Italiano: dobbiamo andare a cena…
“Cerchiamo di tenere su il ranking italiano, tutti abbiamo bisogno di fare risultati e prestazioni”.

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MANCINI: “La vittoria della Conference tra i momenti più importanti della mia vita. Vedere tutti quei tifosi a Roma mi ha riempito d’orgoglio”

VIVO AZZURRO TV – Gianluca Mancini ha rilasciato una lunga intervista ai canali ufficiali della Nazionale e ha ripercorso tutta la sua carriera, soffermandosi sia sull’avventura alla Roma sia sull’esperienza con l’Italia. Ecco le sue parole: “La cosa di cui vado più orgoglioso nella mia vita è sicuramente aver creato una famiglia con le mie bimbe e mia moglie, questo mi riempie di gioia ogni giorno. Svegliarmi e avere loro al mio fianco… Un altro è aver indossato la maglia dell’Italia, è il sogno di ogni bambino. Sono stato fortunato sotto questo aspetto”.

Gianluca bambino?
“Nasce nella campagna di Montopoli, la terra dei tartufi. Un anno sono stato anche ambasciatore della festa. Il tartufo fa parte delle nostre zone e quando torno lo mangio spesso. Stavo in una casa intorno alla terra di mele e pere di mia nonna e sono cresciuto lì con mio cugino e tutti gli amici. Giocavamo sempre a calcio. Mio nonno aveva costruito un campetto da calcio intorno alla sua terra. Era il nostro piccolo centro sportivo. C’erano il calcio, la scuola e tanti sogni che si sono poi realizzati”.

Passioni?
“Ne ho avute diverse. Da piccolo mi piaceva tanto il basket. Mio padre mi svegliava per vedere le partite. Ma principalmente era sempre il calcio, da solo o con i miei amici. Lo prendevo in maniera leggera, è uno sport ed è divertimento. Quando sono passato dalla Serie B alla Serie A ho capito che il calcio era diventato un lavoro”.

L’inizio della tua carriera?
“A sette anni ho iniziato a giocare nella squadra del paese. L’osservatore era un amico di famiglia e spesso provava a convincere la mia famiglia, ma i miei genitori non volevano perché ero troppo piccolo. Alla festa del paese, mentre camminavamo, incontrammo l’osservatore e disse ai miei genitori: ‘Se domenica non lo portate, lo vengo a prendere io a casa’. Iniziai a pressare i miei genitori e così mi portarono a giocare a calcio. Mio padre mi ha sempre fatto vivere il calcio in maniera serena, felice. Dopo un allenamento nei “Pulcini” della Fiorentina disse a mio padre di voler smettere e di voler tornare nella squadra del paese e lui accettò. Poi cambiai idea, ma papà non mi ha mai messo pressioni. Lo prendevo come un gioco e con tanta spensieratezza, magari questa cosa mi ha fatto arrivare nel calcio dei grandi”.

I momenti più belli della tua vita?
“I momenti più importanti della mia vita sono stati la nascita delle mie bimbe, il matrimonio, l’esordio in Serie A e quello in Nazionale. E poi la vittoria della Conference League: vedere tutte quelle persone a Roma mi ha riempito veramente d’orgoglio”.

Materazzi?
“La passione per Materazzi nasce principalmente nel Mondiale del 2006. Io nasco da una famiglia di interisti, avevo dieci anni e lui fu protagonista assoluto. Vedendolo giocare l’ho sempre apprezzato per la personalità, la grinta, per il fatto che nel bene e nel male ci metteva sempre la faccia. A Perugia poi ho avuto la possibilità di conoscerlo tramite un massaggiatore, da lì è nata la nostra amicizia”.

Cosa rappresenta la Nazionale per te?
“La Nazionale ha rappresentato sempre tanto. Le estati le passavo con gli amici al bar o a casa a vedere le partite dell’Italia, mi mettevo la mano sul petto e cantavo l’inno. Quando oggi entro in campo con la Nazionale la prima cosa che mi viene mente sono quegli inni cantati con gli amici”.

Il rapporto con Gattuso?
“Il mio rapporto con il mister è bello, puro, vero. Sin dalla prima telefonata c’è stato uno scambio di parole bello e vero. È una persona che ha saputo creare in poco tempo quello che va creato all’interno di una squadra”.

In conferenza stampa ti ha paragonato a Cafu…
“È stata una battuta che mi ha fatto piacere, certo che accostarmi a un mostro sacro come Cafu è un qualcosa di molto lontano…”.

I playoff per il Mondiale?
“La voglia di andare ai Mondiali è tanta, è la cosa più grande che vogliamo. Siamo concentrati su quello che dobbiamo fare, bisogna prepararci al meglio e arrivarci con una consapevolezza forte. Si tratta di un grande obiettivo personale e di squadra”.

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