Gestione Soulé: fa terapie e punta il Como

Terapie, riposo, massaggi ed esercizi in palestra. Da circa tre settimane Matias Soulé si è messo al lavoro per cercare di combattere una volta per tutte – senza la distrazione del pallone, da sempre il suo migliore amico – la maledetta pubalgia. […]

Dopo lo spezzone di Napoli, il 15 febbraio, i medici gli hanno però consigliato di allontanarsi dal gruppo, che ovviamente procede con sedute fatte di tattica, tecnica e intensità. Mati si è dovuto affidare alle cure del fisioterapisti del club e del suo osteopata personale. […]

D’ora in avanti, con il ritorno del triplo impegno settimanale, il bisogno di Soulé tornerà a farsi sentire. Il plano di recupero prevede il ritorno in gruppo lunedi per puntare con decisione verso Como, dove il 15 marzo la Roma giocherà l’ennesimo scontro ad alta quota.

(corsport)

DDR, l’avversario che non ti aspetti

L’ultima volta, che a pensarci bene è stata la prima in assoluto da avversario, De Rossi l’ha vissuta male. Nascosto fino al fischio d’inizio dentro gli spogliatoi, emozionatissimo, pochi sorrisi, sguardo vitreo, giusto un abbraccio con tanto di bacio allo storico fotografo di vicende romaniste Gino Mancini a bordo campo e un altro paio a Gasperini e Dybala poco prima del via. Poi, dopo 14 minuti con il gol di Soulé la partita si è messa subito in salita. Dopo 19 e il raddoppio di Koné è apparsa indirizzata. Dopo 31, quando in rete è andato anche Ferguson, archiviata. Tre gol subiti in mezz’ora, un altro annullato: una Caporetto.

Per Daniele, il tempo di bere nervosamente dalla bottiglietta, masticare amaro e riconsolarsi a fine partita con l’abbraccio della sua gente. Che conoscendolo – e come ha confermato in seguito pubblicamente – avrebbe voluto godersi in modo diverso. Perché c’è un Daniele tifoso, quello che avrebbe voluto due vite per dedicarle entrambe alla Roma, e poi c’è il professionista: maniacale, attento ai dettagli, uno che se sposa una causa la porta fino in fondo. E il Genoa, dopo l’esperienza vissuta al Boca Juniors, in quel filo sottile che lega la città di Genova al quartiere di Buenos Aires La Boca, non poteva che essere il posto ideale per ripartire. […]

Anche se Daniele, in questi giorni, ha giustamente altri pensieri. Il Genoa deve salvarsi e nella sua ottica la Roma in Champions può attendere. Almeno una partita, quella di domenica, per poi tornare a tifarla da lontano. Eventualmente, però non chiamatelo sgarbo: quello l’ha ricevuto Daniele un paio di anni fa, anche se ora lo splendido percorso intrapreso da Gasperini lo ha reso per molti, ma non per lui, meno amaro.

(Il Messaggero)

La romanizzazione di un torinese. Gioco, gol e zero alibi, Gasp s’è preso la città. «Mi piace rischiare»

Gasperini “caput mundi” o “Gasperini-Capitale”, come Roma: fate voi. Nel confronto sempre aperto tra un allenatore e la città dove allena, molto dei rapporti con piazza e tifosi si gioca sull’immedesimazione, quel saper incarnare il sentimento di un popolo che per Gian Piero è stato il primo successo personale. Gli sono bastati sei mesi (rivoluzionari) per diventare “romano“. E c’è riuscito, tirando su fin dall’inizio l’asticella ora arrivata ad altezza Champions, perché la realtà giallorossa l’ha “sprovincializzata” senza più certi retaggi e abitudini del passato. Come? Col suo modo di parlare chiaro, il gioco velocissimo e la filosofia vincente che lo accompagna da sempre e che ieri ha riproposto davanti ad una platea di studenti dell’Università La Cattolica.

Il primo passo che ha reso simpatico ai “bar” giallorossi quel condottiero sleale chiamato Gasp (dopo anni di diffidenza della piazza nei suoi confronti) è stata la scelta di preferire la Roma alla Juve. Come dire: non conta il numero degli scudetti, conta la squadra giallorossa, la squadra della Capitale, e «io vado lì». […]

«Perché ho scelto di venire alla Roma – ha detto ieri, professore per un giorno durante l’evento “Il Coraggio di Sbagliare” –? Perché mi dicevano che Roma era una piazza difficile e io voglio le cose difficili. Se fai bene qui hai una gratificazione più alta. Il livello di rischio è il più alto, per questo ho deciso di venire qui anziché accettare altre squadre. Questo mi ha mosso a scegliere la Roma. Si vive di sfide e quando uscirà da questa sfida saprò di aver dato il massimo. Questo vale più di tutto».

Già, e i tifosi l’hanno capito. E se c’è una vittoria di cui Gasp va fiero oltre il quarto posto attuale, quella è la certezza di aver creato una squadra che vuole giocarsela sempre e di avere il sostegno a prescindere dei tifosi in curva. Che in lui stanno rivedendo il gioco propositivo e mai passivo di Zeman o del primo Spalletti. […]

E, infine, Gasp il rivoluzionario romanizzato ha concluso rispondendo alle domande sull’alto rendimento dei suoi giocatori, cui chiede sempre il massimo: «Perchè i calciatori con me fanno bene? Forse prima di andare al Genoa, all’Atalanta o alla Roma non avevano trovato delle squadre che li aiutassero o li facessero sentire importanti. Essere nella Roma oggi deve essere qualcosa che ti dà grande coraggio, non possiamo permetterci di avere timore. Una cosa è fondamentale: io nelle mie squadre chiedo sempre di eliminare la cultura degli alibi. Sì, a volte piove, fa caldo o l’arbitro sbaglia. Ma poi cancelli tutto, togli gli alibi e riparti da te stesso». Così parlò “Gasp-Capitale“, l’uomo che in sei mesi si è preso Roma. Ovazione in aula.

(gasport)

«Stravedo per Gasperini e Svilar»

Gigi Buffon entra a “II Messaggero” da via del Tritone e trova l’atrio pieno delle nostre prime pagine storiche. […]

«Se ci fai caso, nelle foto post vittoria, non ci sono mai». Come non c e, giustamente, in quella che racconta lo scudetto della Roma. Ma un legame c’è. «Ricordo il giorno di Roma-Parma, ero in campo. Che delirio», Per poi ricordare quanto fosse stato vicino ai colori giallorossi proprio in quel periodo. «Si, potevo venire. Mi chiamavano tutte le radio, parlavo con chiunque. Mi sarei trovato bene».

Oggi la Roma la guarda da osservatore distaccato. «Stravedo per Gasperini. Non pensavo potesse portare la squadra a quel livello e in cosi poco tempo. Contro la Juve, al di là del risultato finale, ha fatto una partita da squadra ambiziosa, da Champions. Svilar? Per continuità è trai migliori, livello alto come Maignan». E conclude: «Un portiere può far diventare una squadra vincente o la può far diventare perdente».

(Il Messaggero)

«Roma la mia sfida più difficile»

IL TEMPO (G. TURCHETTI) – Il legame tra Gasperini e Roma è sempre più indissolubile. La mattina a Trigoria, il pomeriggio all’Università Cattolica del Sacro Cuore per partecipare a un incontro con gli studenti della facoltà di Medicina. «Il Coraggio di Sbagliare» è stato il tema centrale dell’evento, in cui il piemontese ha dimostrato di essere un maestro di vita, non solo di calcio.

Accolto dal boato e dagli applausi scroscianti degli studenti, Gasp si è soffermato sulla convivenza con l’errore: «Per noi fare errori è la normalità, ma un errore diventa qualcosa di positivo». Riprendendo, poi, un concetto che ripete ai suoi giocatori dopo una sconfitta: «Io dico sempre “Noi non perdiamo mai, o vinciamo o impariamo”. Dalle sconfitte si impara molto di più che dalle vittorie. Se con la Juve fosse finita 3-2, saremmo stati più felici (ride, ndr), ma non avremmo visto gli errori commessi». Una mentalità vincente, secondo Gasperini, si costruisce «eliminando la cultura degli alibi».

E, poi, l’insegnamento più importante: «Nello sport non c’è fallimento, non c’è sconfitta, si perde solo quando si molla. Esistono gli errori da cui bisogna ripartire. Si parla di fallimento quando l’atteggiamento è sbagliato». Prima dei saluti, Gasp ha ricordato perché ha scelto la Roma: «Volevo mettermi in gioco nella piazza indicata da tutti come la più difficile. È una sfida, vengo qui per fare bene. Il livello di rischio è maggiore, ma se fai bene a Roma la gratificazione è più alta».

«Scricchiola» il ginocchio Dybala e il club hanno deciso: Oggi l’argentino si opera. Fine della Joya

IL TEMPO – (L. PES) – Speranza. Quella che ha illuminato i cuori dei tifosi della Roma in quel luglio 2022 quando nella Capitale era sbarcato uno dei giocatori più forti degli ultimi dieci anni in Italia e non solo. Meraviglia. Quella che tante volte, soprattutto nelle prime due stagioni, Dybala ha generato negli occhi di compagni, allenatori e appassionati di calcio. Pazienza. Tanta.

Quella che da qualche mese a questa parte ruota attorno alla Joya tra lampi di genio e cadute continue. Ma il momento dell’addio, nel calcio, arriva sempre, inevitabile e talvolta doloroso. Tra le sliding doors della Joya quella che nell’estate del 2024 poteva portarlo in Arabia, salvo poi provare a incantare ancora l’Olimpico col suo mancino. Ma adesso sembra arrivata davvero l’ora di salutarsi, con un sorriso che sa di malinconia ma la consapevolezza che ormai non potrebbe andare altrimenti.

Dybala si è fermato ancora, per l’ennesima volta, proprio quando sembrava poter regalare l’ultimo sussulto della sua carriera romanista in questo finale di stagione.

Ancora una volta il ginocchio, quello che lo tiene fermo ormai da oltre un mese e che oggi lo porterà sotto i ferri, come un anno fa, quando i problemi riguardarono il tendine della coscia. Il dolore lo accompagna dalla gara contro il Milan dello scorso 25 gennaio, lo ha costretto a saltare cinque gare di campionato e ora, di certo, anche quella contro il Genoa del suo ex allenatore De Rossi, che proprio in quel 2024 forse aveva capito prima di altri che sarebbe stato meglio separarsi subito. E invece quella speranza che troppo spesso è diventata fastidiosa pazienza ha accompagnato ancora altre due stagioni tra Ranieri e Gasperini che quando lo hanno avuto a disposizione l’hanno sempre utilizzato ma, alla fine, l’hanno sempre rincorso. Così come quei tifosi appassionati che lo hanno accolto quattro anni fa e che adesso cominciano a vacillare nella loro fede. Troppe volte l’argentino si è fermato sul più bello.

Per questo quel rinnovo inseguito dall’inizio della stagione è ormai impensabile. La questione economica (stipendio da 8.3 netti percepito in questa stagione), chiaramente, ha un peso enorme nelle scelte e nelle strategie del club. Ma non c’è soltanto quello. C’è l’amara consapevolezza di un atleta che nonostante l’età ancora relativamente giovane è costretto a pagare il conto del suo corpo sempre meno clemente.

Un finale, quello con la Roma, che Paulo vorrebbe scrivere in campo, ginocchio permettendo. Gli esami svolti dopo l’infiammazione di fine gennaio hanno sempre dato esiti negativi ma il dolo-re, purtroppo, continua ad accompagnarlo. L’operazione di oggi, esclusa un mese e mezzo fa, infatti, non ha tempi certi di recupero. Bisognerà prima capire nel dettaglio come e dove intervenire con la speranza di poter tornare in campo prima della fine della stagione. Evitare un addio amaro, ora, diventa la missione del ventuno giallorosso che suo malgrado non potrà aiutare i giallorossi nel momento cruciale della stagione. Di «joya» purtroppo, ne resta poca.

Nessuna Joya. Dybala è senza pace: stop in allenamento

LEGGO (F. BALZANI) – Un calvario infinito e forse la parola fine alle speranze per il rinnovo. Paulo Dybala ieri si è fermato di nuovo. Lo stop è arrivato durante l’allenamento in gruppo che doveva certificare il ritorno a pieno regime dell’argentino.

Ma dopo qualche minuto Paulo ha sentito di nuovo dolore al ginocchio sinistro, ha alzato la mano e ha chiesto di interrompere la seduta. Una doccia gelata sulle speranze di Gasp e di tutti i tifosi in vista della sfida col Genoa di domenica e del doppio impegno col Bologna in Europa League. In queste ore si capirà se quello di Dybala è stato solo un gesto di precauzione o qualcosa di più serio. L’ipotesi di una operazione al ginocchio, paventata qualche settimana fa, era stata bocciata dall’attaccante che però si ritrova di nuovo alle prese con un’infiammazione che non gli permette di effettuare i cambi di direzione.

A meno di sorprese quindi Dybala, diventato papà da pochi giorni, resterà a guardare da casa anche la sfida all’ex De Rossi. Un nuovo stop che ha fatto perdere la pazienza anche ai sostenitori più sfegatati della Joya. Su social e radio il coro è stato unanime: «Grazie di tutto, ma è il momento di dirsi addio».

Diminuiscono infatti le possibilità di rinnovo del contratto in scadenza a giugno. Con molta probabilità le strade della Roma e di Dybala si separeranno in estate (il Boca è pronto all’assalto). Con quella di domenica sarebbero ben 15 le gare saltate dall’argentino in questa stagione tra coppe e campionato. Decisamente troppe.

Gasperini resta così con l’emergenza in attacco e il possibile avanzamento di Pisilli al fianco di Pellegrini per supportare Malen. Anche Soulé, infatti, combatte con la pubalgia e spera di recuperare in vista del Bologna giovedì prossimo.

PADOVAN: “La Juve ha dato tutto mercoledì sera” – NISII: “Mi auguro che la Roma attinga dalla ricchezza che ha a centrocampo”

Vigilia di big match in casa Roma, con l’Olimpico che attende la super sfida contro la Juventus e il ritorno del grande ex Luciano Spalletti. Una partita che potrebbe rivelarsi fondamentale per la corsa alla qualificazione alla prossima Champions League. …. Più sul campo, invece, Giancarlo Padovan: “Vince la Roma, non ho nessun dubbio“.

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Questo e tanto altro in “Massimo Ascolto”, rubrica de LAROMA24.IT curata dalla redazione. Una passeggiata tra i più importanti programmi radiofonici. Buona lettura.

“La partita dipenderà più dalla Juve che dalla Roma. La Roma l’ha preparata per tutta la settimana, ha recuperato anche Dybala. Non dico che è nella condizione ma è messa bene. La Juve è il grande punto interrogativo della partita” (Stefano Agresti, Radio Radio Mattino, 104.5)

“All’Olimpico suonerà una canzone lenta e stonata. La Juve ha dato tutto mercoledì in 10 contro 11, sarà priva di energie mentali e fisiche e in più avrà la frustrazione di una partita che ha vinto ma senza qualificazione. In più le manca Locatelli che è il collante della squadra. La Roma si è riposata, ha recuperato chi doveva recuperare tranne Soulé ed Hermoso, non ha fatto fatica ed è nella migliore condizione per andare a +7 perchè la Juve, per quanto possa fare una partita generosa, negli ultimi 15-30 minuti pagherà lo sforzo che ha fatto col Galatasaray” (Giancarlo Padovan, Radio Radio Mattino, 104.5)

“Mi aspetto e mi auguro che la Roma attinga dalla ricchezza che ha a centrocampo per mettersi contro la Juve in uno schieramento che potrebbe fornire la stessa pericolosità offensiva ma in modo più robusto” (Federico Nisi, Manà Manà Sport, 90.9)

“La Juve se perde si mette male, poi dopo non potrà più sbagliare neanche una partita, e se vai sesta o settima poi diventa difficile. Il male minore resta quello dei due feriti, ma la Roma non è finita neanche per niente, se fa un pareggio se lo prende ed è un buon punto. Ma il punto serve più alla Juve che alla Roma” (Roberto Pruzzo, Radio Radio Mattino, 104.5)

Secondo me proverai ad andare avanti anche in Europa League, più avanti probabilmente dovrai fare qualche scelta, soprattutto nei giocatori. Penso che la priorità rimarrà il campionato (MARCO VALERIO ROSSOMANDO, Manà Manà Sport, 92.7)

Capello: «Roma-Juve? I giallorossi hanno Malen (che non è Vialli) e Svilar, i bianconeri sono in crisi di personalità»

CORSERA (D. STOPPINI) – «Sa qual è la verità? La serie A è un calmante». Rende bene l’idea, in effetti. E la definizione non poteva che essere di Fabio Capello: negli occhi la settimana europea delle italiane, nel cuore lo stato di salute del nostro calcio, nella testa una vita a cercare di trovare le soluzioni, più che i problemi. «E sì, le nostre partite sono un calmante, la lentezza è esasperante: andiamo piano, piano, piano».

[…]

Attenzione che invece sembra avere la Roma.

«È una squadra in fiducia, che ha grande convinzione, gioco e mentalità: è euforica. E poi ora sembra che sia contento persino Gasperini, non si lamenta più, con Malen ha il centravanti che voleva. Certo, paragonarlo a Vialli mi pare troppo. Su Roma-Juve di domani pesano le assenze di Dybala e Soulé. Ma Gasp ha Svilar: quel ragazzo porta punti veri».

Se deve sceglierne una, chi inserisce per lo scudetto del prossimo anno? Juve o Roma?

«Dipenderà dagli acquisti. Conosco e stimo Massara, mi piace molto. Mentre il lavoro di Comolli andrebbe messo in discussione. In ogni caso, la penso così: meglio prendere un solo giocatore, mirato, piuttosto che 3 scommesse».

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C’è il Bologna agli ottavi. Trasferta: vertice martedì

Non il migliore dei sorteggi in Europa League, per la Roma. Sia per l’incrocio italiano con il Bologna agli ottavi di finale (andata in Emilia il 12 marzo, ritorno all’Olimpico il 19), sia per la parte di tabellone nella quale è finita la squadra di Gasperini, la più difficile: ai potenziali quarti Malen e compagni affronterebbero una tra Aston Villa e Lilla (col ritorno in ogni caso da giocare in trasferta).

Subito dopo il sorteggio la domanda più gettonata tra i tifosi della Roma è stata quella legata alla gara fuori casa con il Bologna. In ambito italiano, si sa, c’è il divieto di trasferta fino alla fine della Stagione, deciso dopo gli scontri in autostrada di gennaio con gli ultrà della Fiorentina. Pur essendo una manifestazione organizzata dalla Uefa, l’ordine pubblico spetta comunque alle autorità italiane: ecco perché in linea teorica non avrebbe molto senso una deroga del Viminale per consentire ai tifosi della Roma di andare a Bologna.

Del resto, come giustificare poi un successivo divieto? Ma esiste ancora un (piccolo) margine di manovra: la questione infatti sarà analizzata in una riunione dell’Osservatorio sulle manifestazioni sportive della prossima settimana, in programma martedì. […]

(corsera)