Roma-Atalanta, Zappacosta: “Andremo a Roma per vincere”

La Juventus ha battuto l’Atalanta al Gewiss Stadium grazie al gol di Boga, riprendendosi il quarto posto in attesa della sfida tra Como e Inter. Al termine della partita, l’esterno dell’Atalanta ed ex Roma Davide Zappacosta ha messo già il mirino sulla prossima sfida della Dea, che sabato sera sfiderà i giallorossi all’Olimpico.

Nell’intervista a Dazn, Zappacosta ha detto: “Scontri diretti con Roma e Lazio? Dobbiamo pensare a noi stessi, abbiamo perso tantissimi punti conte squadre con cui si pensava magari di vincere facile. Ben vengano questi scontri diretti, sono belli da giocare e abbiamo voglia di confrontarci con queste grandi squadre

Parole a cui hanno fatto eco le dichiarazioni in conferenza stampa: “Noi non ci poniamo dei limiti. Abbiamo ancora tanti punti a disposizione. Andremo a Roma per vincerla e daremo tutto fino alla fine

Gravina: “La Nazionale non interessa a nessuno”

CORSERA – Un’ora per attraversare sette anni e mezzo. Gabriele Gravina, presidente dimissionario, non si fa sconti e non ne fa, raccontando per la prima volta dopo la maledetta notte di Zenica come e perché il calcio italiano è precipitato all’inferno. C’è spazio per rimpianti, proposte, analisi e un momento intenso di commozione: il calcio per Gravina è parte fondamentale della sua vita. «Ho assaporato la polvere dei campi di terza categoria e vissuto nel salotto buono, ho conosciuto persone meravigliose e ricevuto grandi delusioni. Una lezione di vita che custodirò gelosamente».

Presidente cosa l’ha più ferita dal momento in cui la Bosnia ci ha estromesso dal Mondiale?

«Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti. Ma non posso tollerare di essere definito indegno. Nessuno può permettersi certe patenti di moralità, sia dentro sia fuori il mondo del calcio».

[…]

I risultati della Nazionale determinano le crisi politiche: è giusto?

«No e l’ho detto in più di un’occasione. La Federazione promuove il gioco del calcio con un grande impatto sulla società civile. Pensiamo agli oltre 800 mila minorenni impegnati, ai progetti con le scuole, ai programmi sull’inclusione e sulla sostenibilità sociale e ambientale. Per non parlare dei risultati positivi delle Nazionali giovanili e di quelli delle azzurre. Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle gol con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più..».

Perché si è dimesso?

«Mi assumo le mie responsabilità. Non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. E non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione. Ma non è tutto qui…».

Si spieghi meglio…

«Già prima dei playoff avevo pensato di farmi da parte. E non tanto perché non mi sentivo all’altezza, quanto per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. E tutto ciò, permettetemi di dirlo, è frustrante. Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis. Adesso vivo quasi da recluso tra casa e Federazione».

Ma in che Paese siamo se un presidente è costretto a stare rintanato nella sua abitazione o girare scortato?

«Un Paese in cui il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi. Il calcio è la cartina di tornasole della nostra società e in certi momenti diventa un luogo di frustrazione feroce e giudizi ciechi. Speravo che uscissimo meglio dal Covid e invece certi istinti sono addirittura peggiorati».

[…]

Ci sono state tante soddisfazioni in questi sette anni e mezzo di presidenza.

«La grande battaglia vinta quasi da solo per la sopravvivenza del calcio durante il Covid, l’Europeo a Wembley nel 2021, i numerosi successi delle Nazionali giovanili, la co-assegnazione di Euro 2032. Ma soprattutto l’aver creato la divisione paralimpica. Sapete quale è stato il momento più bello?». E qui Gravina si com-muove, lasciandosi andare… «Le mail e le testimonianze di tanti genitori — confida – che mi hanno offerto stima e supporto».

Presidente, questa è anche l’occasione per chiarire il concetto di dilettanti riferito agli altri sport e usato nel dopo partita della Bosnia…

«Mi spiace per come le mie parole siano state interpretate in Italia. Sicuramente andavano argomentate meglio: volevo sottolineare che il professionismo deve sottostare a regolamentazioni nazionali e internazionali. Di certo non era mia intenzione mettere in dubbio, né svilire, l’impegno e la professionalità degli atleti di altre discipline».

Perché non andiamo al Mondiale dal 2014 mentre gli altri sport stanno crescendo vertiginosamente?

«Adesso abbiamo avviato un progetto con i bambini per rimettere al centro la tecnica. La verità è che si fa fatica a perseguire l’interesse comune. La filiera del talento italiano non si sviluppa a pieno perché i club, che sono aziende private, perseguono i propri interessi e non ritengono funzionali il tempo e la fatica che servono per far sbocciare un giovane selezionabile per la Nazionale».

[…]

Spalletti, suo ex allenatore, caldeggia un Under 19 per ogni squadra, ma è vietato dalle leggi europee. Non si può fare proprio niente se non appellarsi al buonsenso dei club?

«Purtroppo no. Si può tentare solo con un sistema di incentivi per i vivai italiani. Uno su tutti potrebbe essere il credito d’imposta, ma il governo non ha mai voluto riconoscerlo».

Gattuso che ct è stato?

«Un allenatore preparato e una persona meravigliosa. Nonostante i pochi allenamenti a disposizione, è riuscito a dare un’anima alla squadra. Non è bastato e il primo a essere dispiaciuto è stato proprio lui».

Buffon può essere anche in futuro il dt della Nazionale?

«L’ho voluto io al Club Italia perché ritengo abbia una grande carriera da dirigente davanti a sé. In questi anni si è formato ed è cresciuto molto. Ora però tocca a lui fare le scelte migliori per il suo futuro».

Sia sincero: i giocatori hanno dato tutto? L’impressione è che abbiano già superato il trauma…

«Noi sulla carta siamo più forti dell’Irlanda del Nord e della Bosnia. Ho vissuto quei giorni con la squadra e i ragazzi mi hanno promesso che avrebbero dato il massimo: e così è stato. Qualcuno era acciaccato, qualche altro era arrivato al top della forma, ma non ha reso secondo le aspettative».

[…]

Cosa invidia alle altre Federazioni dei Paesi top, Inghilterra, Spagna, Francia e Germania.

«Lo sapete che adoro il modello tedesco. Loro sono ripartiti da zero nel vero senso della parola, tutti uniti e con lo stesso obiettivo. E adesso stanno cominciando a vederne i frutti. È una visione lungimirante che da noi non esiste. Diciamolo chiaramente: in Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare, quando le cose vanno male, forme di posizionamento personali».

Con i ritardi nella costruzione e nell’ammodernamento degli impianti rischiamo di perdere Euro 2032?

«Sapevamo di partire con forti criticità, ma l’Europeo insieme alla Turchia, che rivendico come un grande successo della mia presidenza, serviva proprio da stimolo per riportarci a livello internazionale. I ritardi nella nomina del commissario e il mancato sostegno economico da parte del Governo non hanno generato l’accelerazione auspicata. Però non mi arrendo: nel mio ruolo di vicepresidente Uefa continuerò a lavorare affinché si concretizzi questa grande opportunità per l’Italia».

La riforma dei campionati sarebbe un primo passo per far ripartire il motore del calcio. Sono troppe 97 società nell’area professionistica.

«Assolutamente sì. Negli ultimi anni ho presentato alle componenti diverse proposte di riforma, ma fino a quando esisterà il cosiddetto “diritto d’intesa”, che è un vero e proprio “diritto di veto”, non ci potrà essere una riduzione con una conseguente riorganizzazione dei campionati. Quando parlo dell’aiuto che la politica può offrire al calcio, mi riferisco anche a questo: dare indicazioni al Coni affinché venga eliminato questo blocco nel nostro sistema di regole».

Adesso quale sarà il futuro di Gravina?

«Continuerò in Uefa dove sono stato votato dalle altre federazioni. La mia esperienza resta a disposizione, ma non sarò mai un ex presidente ingombrante».

X, la Roma festeggia il compleanno di Panucci e Burdisso: “Tanti auguri” (FOTO)

Oggi, 12 aprile, è una giornata di festa in casa giallorossa, con un doppio compleanno da celebrare. Compie infatti 53 anni Cristian Panucci, 8 stagioni con la Roma con 316 presenze e 31 gol messi a segno. 45 anni invece per Nicolas Burdisso, con l’argentino che ha vestito la maglia giallorossa per 5 stagioni mettendo a referto 131 presenze e 6 gol.

Il club con un post su X ha voluto omaggiare e festeggiare i due ex giallorossi: “Tanti auguri!

TORRI: “La società naviga a vista in base al consenso” – PRUZZO: “La Roma deve alzare il livello dei calciatori, è matematico”

Il futuro della Roma e le strategie per tornare ai vertici animano il dibattito nelle radio della Capitale. Piero Torri esprime preoccupazione per la mancanza di una rotta definita a livello societario, avvertendo che la proprietà rischia di farsi guidare troppo dagli umori esterni: “Ho il sospetto che la proprietà navighi molto a vista, avendo come stella polare il consenso”. Di pari passo, Roberto Pruzzo sottolinea l’urgenza di un salto di qualità tecnico per interrompere il trend degli ultimi anni: “La Roma ha necessità assoluta di alzare il livello, lo fai prendendo calciatori superiori a quelli che hai, è un calcolo matematico”.

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Questo e tanto altro in “Massimo Ascolto”, rubrica de LAROMA24.IT curata dalla redazione. Una passeggiata tra i più importanti programmi radiofonici. Buona lettura.

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Dire “via tutti” è propaganda. Non lo avete già sentito? Cosa succede dopo Como-Roma? “Via tutti”. A gennaio, si parlò di rivoluzione! Poi sappiamo chi è arrivato…La programmazione si fa in un altro modo. Se si punta su Gasperini va messo nelle condizioni di operare al meglio nel segno della continuità (FEDERICO NISII, Manà Manà Sport, 90.9)

Gli hanno comprato anche altri giocatori, l’allenatore non può fare una squadra intera se no non fa l’allenatore ma il Presidente. All’allenatore gli dai uno-due giocatori, gli altri li prendo io. Io penso che gli allenatori si devono dare una regolata. Sono già profumatamente pagati e non possono avere il diritto di fare la squadra. C’è anche un aspetto economico, se mi chiedi tre giocatori da 50 milioni io non te li posso comprare. Delle volte nel mercato non si riescono a prendere i giocatori che vuoi (FERNANDO ORSI, Radio Radio 104.5, Mattino – Sport e News)

La Roma ha un gruppo non da primissimi posti che va arricchito. Devi andare a mirare altri Malen e Wesley da mettere in questo gruppo e far diventare alternative di domani i titolari di oggi. Devi avere 18/19 giocatori intercambiabili. Chi fa un mercato da 12 cessioni e 12 acquisti, 12 giovani talenti? (ANDREA DI CARO, Manà Manà Sport, 90.9)

Da qualche anno gli allenatori sono pagati in maniera più che profumata. In cosa consiste la bravura di un allenatore rispetto ad un altro che prende una cifra inferiore? Quello che prende qualcosa in più, dovrà dare qualcosa in più, che non è solo la tattica. Dovrà pure portare un qualche cosa in rapporto a quello che la società spende per tenerlo sulla panchina. Se si fa comprare i giocatori che vuole, i migliori che ci sono in circolazione, prendi uno qualunque e lo metti lì. Io credo che la bravura di un allenatore sia usare quelli che si ritrova più 1-2 che la società prende su sua indicazione (MARIO MATTIOLI, Radio Radio 104.5, Mattino – Sport e News)

Io credo che la Roma dovrebbe cominciare a fare dei fatti, non perché non li abbia fatti negli ultimi anni, ma dovrebbe avere un’idea abbastanza precisa su dove vuole arrivare e come farlo per arrivarci. Ho il sospetto che soprattutto la proprietà su questo navighi sempre molto a vista, avendo come stella polare il consenso. Credo che così però non si arrivi a dama. Che ci sia bisogno di intervenire sulla rosa della Roma penso che valeva anche due mesi fa, mi auguro che non si butti tutto a mare, perchè io credo che anche da questa stagione, peraltro non conclusa, si deve saper riconoscere il buono che è stato iniziato. Si deve intervenire per migliorare la rosa, le prospettive e soprattutto la chiarezza in società, perché senza quella ho paura che si vada a sbattere contro un muro (PIERO TORRI, Manà Manà Sport, 90.9)

Io credo che la Roma visto l’andazzo degli ultimi anni abbia assolutamente bisogno di alzare il livello, non c’è altro da fare. Alzi il livello prendendo calciatori superiori a quelli che hai, è un calcolo matematico. Con questa squadra arrivi sesto da anni, non sei riuscito mai tranne Lukaku e Dybala a portare dentro giocatori che ti facevano alzare il livello. Io credo che vada bene a tutti l’idea, dall’allenatore al presidente. Servono valide alternative, perché la squadra ha dimostrato nel girone d’andata di poter avere identità a livello tecnico. Ha necessità assoluta di alzare il livello, come ha fatto il Napoli che ha preso 3-4 giocatori di livello superiore (ROBERTO PRUZZO, Radio Radio 104.5, Mattino – Sport e News)

I rapporti interni sono l’aspetto più importante da chiarire. La triade che sembrava la cosa migliore fatta dalla società negli ultimi anni stiamo capendo che non si sono trovati. Chiedevamo figure di calcio, prendi Ranieri, Massara e Gasperini, ma credo che in pochi in estate fossero scontenti di questa scelta (MARCO VALERIO ROSSOMANDO, Manà Manà Sport, 90.9)

Serve un grande direttore generale – figura che manca da un decennio – che possa sintetizzare le posizioni di allenatore e ds, palesemente su piani diversi da luglio scorso (CHECCO ODDO CASANO, Rete Sport 104.2)

Lo scorso anno si diceva che questa rosa era in grado di vincere trofei. In estate si diceva che era una squadra che ha sfiorato la Champions e non serviva cambiarla molto, ma adesso si è scoperto che non è così. C’è la possibilità che Massara vada via. La Roma avrebbe bisogno di un direttore sportivo forte. Massara e Gasperini insieme è impossibile (FRANCESCO BALZANI, Te la do io Tokyo, Tele Radio Stereo 92.7)

C’è modo e modo di perdere le partite. L’Inter si è fermata a 5, altrimenti poteva farne 8. Se perdi Roma-Juve 3-3 ti lamenti però hai fatto una grande partita, che hai giocato bene, anche se ti sfonda mentalmente. Quello che è accaduto con l’Inter non è accettabile (RICCARDO TREVISANI, Manà Manà Sport, 90.9)

Fa ridere che in 48 ore ne abbiamo sentite di ogni tipo: dalla rivoluzione al conservare qualcuno, magari è il nuovo direttore sportivo che manda messaggi in giro… Ci deve essere chiarezza da parte della proprietà nei ruoli di tutti, bisogna uscire con un quadro unitario all’interno di Trigoria (MATTEO DE SANTIS, Manà Manà Sport, 90.9)

Gasperini vuole tre rinforzi alla Malen. Questa è la volta buona per capire se i Friedkin fanno la squadra (UGO TRANI, Te la do io Tokyo, Tele Radio Stereo 92.7)

Roma, i big tremano rinnovo congelato per Cristante e Mancini

Se non ora, quando? E la domanda che i tifosi romanisti si stanno facendo dal triplice fischio di Inter-Roma. Un interrogativo a cui va trovata una risposta, tanto più dopo la promessa dei Friedkin: «Sarà rivoluzione». Quando arriverà? E, soprattutto, riguarderà anche la vecchia guardia? I tifosi, sempre loro, da 48 ore puntano il dito contro i senatori.

Nel mirino ci sono Lorenzo Pellegrini, Bryan Cristante e Gianluca Mancini. I segnali non mancano. Tanto per fare un esempio, il post con cui, ormai nel lontano 8 giugno 2018, la Roma dava il benvenuto a Trigoria a Bryan Cristante è diventato lo sfogatoio ufficiale dei delusi: «Maledetto quel giorno».

Fin qui gli umori della piazza. Poi ci sono i contratti. Accordi siglati e da onorare. Un discorso che vale per tutti i big che adesso vengono accusati di aver portato la Roma stabilmente fuori dalla zona Champions. Ed è qui che già ora si possono intuire le strategie giallorosse. Il caso di Lorenzo Pellegrini, ormai ex capitano giallorosso, può fare scuola anche per Cristante e Mancini. […]

Non è escluso, allora, che i due senatori in estate possano finire sul mercato. E, in assenza di offerte, che la prossima stagione della coppia possa somigliare a quella appena vissuta da Pellegrini. Altri 12 mesi nella capitale, ma senza nessuna assicurazione sul futuro e con un rinnovo tutto da guadagnare sul campo. Sempre alle condizioni della Roma, visto che i due senatori hanno ingaggi pesanti. E che la fase 2 promessa dai Friedkin passa anche per una forte riduzione del monte ingaggi.

Ragionamenti e strategie che dovranno comunque trovare d’accordo il tecnico. Che, ad oggi, resta Gasperini per le prossime due stagioni. A meno di stravolgimenti di mercato sull’asse Napoli-Nazionale-Roma.

(La Repubblica)

Champions, si può fare. Operazione rimonta

C’è ancora vita oltre al sesto posto; c’è ancora Champions. La Roma deve dimostrare di non essere finita. Spingere ora e fare i conti alla fine, rivoluzione o meno, Massara (e Ranieri) o non Massara (e Ranieri), Gasperini o non Gasperini. La Champions non era un obbligo, ce lo ha spiegato la proprietà, attraverso le sue varie emanazioni, e ce lo ha confermato l’allenatore stesso. Ma non per questo è un obiettivo da mollare quando mancano sette giornate alla fine e 21 punti a disposizione. Gasperini, per sua stessa ammissione, il quarto posto ce lo ha in testa da inizio stagione, evidentemente ha creduto che la sua squadra non fosse da scudetto ma, con uno sforzo (e un po’ di fortuna che ultimamente è mancata) al quarto posto ci si poteva (e può) arrivare. […]

Dalla notte del primo marzo, ovvero dalla sfida con la Juve, la squadra ha perso tre partite su quattro in campionato ed è scivolata dal quarto al sesto posto, in più è stata eliminata dall’Europa League. […]

Insomma, non può sempre piovere e a Trigoria lo sanno. Wesley sta tornando, così come Koné, per il rush finale ci potrebbe essere pure Dybala, che tanto è mancato a Gasperini.

Soulé deve ritrovare la condizione fisica dei giorni migliori e il calendario (come da grafico qui sotto) non è poi così scoraggiante. La Roma ha partite complicate, ma anche le concorrenti: Como, Juventus e Atalanta. Al momento si è aggiunta un’avversaria in più, la Dea e questo può sembrare un ulteriore problema, ma non è così: la squadra di Palladino, avendo come obiettivo il quarto posto, ha tutte le motivazioni per togliere punti alla Juventus, prossima avversaria e in piena volata, come la Roma e il Como. […]

Che dire, è dura, certamente. Ma hai visto mai?

(Il Messaggero)

Wesley corre e prova il recupero lampo. Obiettivo convocazione già con il Pisa

Da un sudamericano a un altro. La frase «C’è una Roma con Dybala e una senza» si è trasformata in «C’è una Roma con Wesley e una senza».

Cambia l’interprete, quella che resta intatta è la mediocri-ta degli ultimi anni. Il brasiliano è senza dubbio il fiore all’occhiello della campagna acquisti estiva e quando è indisponibile la differenza è sostanziale. La media punti scende da 1.85 a partita a 1.20 oltre agli expected goals che passano da 1.44 a 0.73. Calano drasticamente anche le grandi occasioni (da 2.31 a 0.60).

Non stiamo parlando di Messi o Cristiano Ronaldo ma se a 22 anni è già il titolare del Brasile un motivo ci sarà. È il terzo marcatore in campionato in rosa con quattro reti, le stesse di Pellegrini, davanti a lui solamente Malen (7) e Sou-lé (6). L’impatto con la Serie A è stato devastante e senza di lui in campo sono arrivate tre delle undici sconfitte contro Cagliari, Genoa e Inter. […]

E in tutto ciò spesso viene dimenticato che Wesley sta giocando praticamente da inizio anno fuori ruolo. Era arrivato come il grande rinforzo sulla destra e si è ritrovato un fedelissimo del tecnico dall’altra parte.

L’infortunio in nazionale ha complicato i piani di Gasperini che però spera di recuperarlo nel minor tempo possibile. […].

Addirittura potrebbe tornare tra i convocati col Pisa e sarà sicuramente titolare con l’Atalanta il 18. Diagnosi sbagliata? Parliamo di recupero lampo. L’importante per l’allenatore è riaverlo per la volata finale.

(Il Messaggero)

Roma, l’unica rivoluzione è seguire Gasp

Rivoluzione o meno, siamo vicini al redde rationem. Perché se è vero che la storia insegna come i cambiamenti sia meglio effettuarli che annunciarli, far volutamente sapere urbi et orbi qualcosa che i risultati paradossalmente potrebbero stravolgere nel giro di un mese, è alquanto rischioso. Somiglia più che a un reale proposito, un modo per tenere calma la piazza in un momento di difficoltà. E in questi casi cosa c’è di meglio che annunciare, o meglio, far trapelare il proposito di un repulisti della cosiddetta banda del sesto posto? Perché poi sarebbe interessante capire come si porrebbe il club di fronte a un gruppo che tra mille difficoltà riuscisse clamorosamente a tagliare il proprio traguardo stagionale, andando anche oltre quello che pensano l’allenatore («Gruppo da quinto e sesto posto») e la dirigenza («Non si può dire a un allenatore “dobbiamo andare in Champions League” e basta. Stiamo costruendo, stiamo crescendo, e questa è la cosa più importante»). Ma nella cronaca quotidiana, l’obbligo è attenersi all’attualità. Rivoluzione, quindi. […]

Il problema, quindi, lo ha paradossalmente centrato Gasperini che ha nel traguardo Champions un punto di partenza e non di arrivo. Perché se per rivoluzione intendiamo il numero dei calciatori che ogni stagione arriva a Trigoria, dalle parti di via Laurentina è in atto una rivoluzione perenne: 8 elementi più Baldanzi nel 2022-23, 9 più Rensch, Nelsson, Salah-Eddine, Gollini e Gourna-Douath nel 2023-24, 9 più Malen, Vaz, Venturino e Zaragoza quest’anno. Totale nell’ultimo triennio? Trentasei.

La domanda è quindi un’altra: quanti di questi che sono arrivati hanno messo in panchina Mancini, Cristante, Pellegrini, Celik e Dybala? Cosi quando il tecnico asserisce sabato di far attenzione a volersi liberare troppo facilmente di alcuni calciatori («Occhio, se vanno via loro si fa presto ad arrivare dodicesimi») per poi rincarare la dose nel post-gara di Milano («Questa rosa va rinforzata non ricostruita, pensare di buttare tutto all’aria e ricominciare da zero è una follia») è perché ha in mente che il titolare di oggi, possa diventare il primo rincalzo di domani. Bene o male quanto accaduto con Malen a gennaio o Wesley in estate. […]

Ma la Roma può permettersi di avere 3/4 calciatori che guadagnano tre milioni in panchina? Quesiti che nascondono quello più importante, relativo all’allenatore. Se merita fiducia, va assecondato in tutto e per tutto. Se invece lo si ritiene troppo ingombrante, poco compatibile con le logiche di Trigoria, lo si ringrazia (a spasso difficilmente rimarrà: attenzione al Napoli, con Conte che strizza l’occhio alla Nazionale) e si riparte. In quel caso sì, con l’ennesima rivoluzione tecnica.

(Il Messaggero)

Boniek: «Basta con i litigi interni. Al tecnico serve tempo»

IL TEMPO (M. VITELLI) – Unità e pazienza. Predica calma Zibì Boniek che a Il Tempo ha commentato il momento della Roma, con cui ha giocato dal 1985 al 1988. Da allora vive nella Capitale e non ha mai nascosto il suo legame con la maglia giallorossa. Da Gasperini a Dybala, l’ex centrocampista a tutto tondo sul finale di stagione romanista e tutte le difficoltà complicate dalla brutta sconfitta rimediata contro l’Inter.

Cosa pensa dello stato attuale della Roma?

«È un momento complicato, che probabilmente non avrebbe vissuto se la squadra avesse vinto contro la Juventus. Sono stato un calciatore e capisce bene certe dinamiche. Il gol di Gatti arrivato quando ormai la partita sembrava finita, ha cambiato qualcosa nella testa dei calciatori, un successo avrebbe dato entusiasmo e certezze. Credo che anche la sfida europea contro il Bologna sarebbe andata diversamente. La sconfitta contro l’Inter è stata pesantissima. Quella di Chivu è una grande squadra, perdere a San Siro contro i nerazzurri ci può stare. È vero che prendere cinque gol è brutto, ma se avessimo perso 1-0 sarebbe stato lo stesso. Non avremmo portato a casa punti. Io salvo la prestazione, per lunghi tratti di partita la Roma mi è piaciuta molto, ha giocato alla pari ed ha avuto qualche buona occasione. Il primo gol dell’Inter è arrivato dopo pochi secondi, a freddo, ed è stato un bel problema. E poi una rete come quella di Calhanoglu, da così distante, non si vede spesso. C’è stata anche un pizzico di sfortuna».

E adesso? Come si riparte per queste ultime gare?

«Serve calma. La squadra è abbastanza forte per centrare la qualificazione alla Champions League e il calendario non è poi così male».

Qual è il suo giudizio sul percorso di Gian Piero Ga-sperini?

«A me piace, ritengo stia lavorando bene. E al suo primo anno e certamente ci vuole un po’ di tempo affinché la squadra possa applicare alla perfezione i suoi dettami tattici. Però fa un calcio offensivo e nonostante i tanti impegni mi sembra che i giocatori siano ancora ben preparati fisicamente».

Venerdì sera arriva il Pisa

«Una partita da vincere assolutamente. L’avversario mi sembra ampiamente alla portata dei giallorossi e fare tre punti potrebbe rilanciare le ambizioni alla corsa Champions, ridare anche un po’ di serenità al gruppo e all’ambiente. Contro il Pisa è una partita da non sbagliare».

Cosa manca alla Roma per fare il salto di qualità?

«Ci vorrebbe un campione che al momento non c’è. Dybala è un top player, ma è molto spesso fuori per infortunio e così si fa difficile. Quando è stato acquistato, comunque, si sapeva che sarebbe sempre stato a rischio. Credo, comunque, che se fosse stato integro, non lo avremmo mai visto giocare nella Roma».

Come finirà questa stagione?

«Difficile dirlo, mi auguro che la squadra possa riprendersi. Il gol di Gatti, per quanto pesante e negativo, non può essere motivo per arrendersi e per gettare quanto di buono si è tatto fin’ora. C’è una cosa che ci tengo a dire. Sento di possibili litigi interni, spero non sia vero e, nel caso lo fosse, che tutto si chiarisca immediatamente. Se c’è una cosa della quale ora non c’ è proprio bisogno è di litigare tra noi».

I tormenti di Gasp

IL TEMPO (L. PES) – Tormenti e dissidi. A poco meno di due mesi dalla fine del campionato il futuro di Gasperini sembra ancora tutto da scrivere. Dai primi sorrisi iniziali si è passati in fretta ai malumori di fine estate fino ad arrivare ai veri e propri scontri di gennaio che si continuano a trascinare fino ad oggi, quando le parti in causa nel famoso «progetto triennale» sembrano più distanti che mai. Nel frattempo la Roma in campo è crollata e insegue con le poche speranze rimaste un posto in Champions che con la proprietà Friedkin non è mai arrivato.

Già, proprio quella proprietà che si trova davanti all’ennesimo bivio che ha caratterizzato praticamente quasi tutta la loro gestione. Continuare o cambiare, ricominciare o cercare di correggere al meglio in corsa. Stavolta, però, nel mirino sembrano essere finiti i calciatori più che l’allenatore o i dirigenti, come dimostra lo sfogo post Inter direttamente da Houston. Rivoluzione promessa, soprattutto nel nucleo storico dei veterani della squadra, ma difficilmente attuabile mentre Gasperini nella pancia di San Siro ribadiva il concetto espresso alla vigilia: «Squadra da rinforzare, non da smantellare».

Una differenza di vedute che finora aveva caratterizzato soprattutto il rapporto tra il tecnico e il ds Massara, che al momento gode della fiducia dei Friedkin e di Ranieri ma che con l’allenatore di Grugliasco non ha mai vissuto l’idillio. Come emerso anche dal confronto del venerdì post eliminazione europea, da parte dei Friedkin resta la volontà di proseguire con tutti i protagonisti che oggi sono dentro il club, nonostante qualche errore commesso qua e là nella gestione tecnica e dirigenziale.

Ma Gasperini, da questo punto di vista, attende ancora di chiarire obiettivi e margine di manovra al termine di questa prima stagione romanista. La sfiducia nei confonti della direzione sportiva è apparsa in maniera evidente in questi mesi, ma anche nei grandi club, si sa, i dissidi si superano affinché il bene della squadra sia davanti a tutto. All’allenatore piemontese non erano stati dati obiettivi stagionali, soprattutto legati alla Champions, ma la sua ambizione e una prima parte di stagione da protagonista aveva forse alzato il tiro di una squadra che presenta ancora dei limiti. Limiti che Gasp vorrebbe superare in maniera decisa affidandosi comunque al nucleo di calciatori che da anni rappresentano lo zoccolo duro giallorosso mentre i Friedkin ora meditano se cambiare con decisione, pur consapevoli delle difficoltà che tutto questo posssa provocare.

Tanto da decidere e da giocare, ancora, da qui a fine maggio. Periodo nel quale inevitabilmente ci saranno altri confronti tra le parti, anche se la sensazione è che serva un grande lavoro di mediazione per portare avanti il progetto con questi presupposti. A meno di sorprese, comunque, la scelta dell’addio sarebbe del tecnico che si aspettava, evidentemente, qualcosa di molto diverso.