Roma, all’Olimpico è notte fonda. Gasp battuto anche dal Viktoria Plzen

Cercasi «zona di comfort». Perché l’Olimpico non è più casa dolce casa, ma il regno della scomodità, dove la Roma è a disagio. Il suo giardino sfasciato ancora dagli ospiti. Prima l’Inter, ora il Viktoria Plzen (2-1), che nel primo tempo già brinda: due gol bastano per affondare la nave di Gasperini, che neanche un Dybala incantato (rigore nella ripresa) riesce a tenere a galla. E il percorso europeo si complica. I soli tre punti costringono a fare bene in quasi tutte le partite rimaste (cinque) della fase campionato dell’Europa League. Almeno per essere sicuri di qualificarsi direttamente al turno successivo. La prossima, contro il Rangers, è fuori casa. Quasi una benedizione, paradossalmente. (…) Ancora una volta la rosa sperimentale del tecnico romanista fallisce prima di cominciare: Wesley a sinistra, Hermoso spaesato. E poi la coppia Dybala-Soulé, che dal primo minuto funziona intermittente. Nella serata dell’Olimpico Paulo eclissa Matias, che pure ci prova. Fanno tutto loro, davanti. Perché Dovbyk dal campo raccoglie solo fischi: un tiro centrale, sfiatato. (…)

(La Repubblica)

Disastro Roma

IL TEMPO (L. PES) – Notte da incubo allo stadio Olimpico. La Roma cade in Europa League sotto i colpi del Viktoria Plzen rimediando la seconda sconfitta consecutiva in coppa e, soprattutto, la quarta in sei gare casalinghe. Solo tre cambi per Gasperini rispetto al match contro l’Inter con Hummels, all’esordio dal primo minuto, al posto di Ndicka nel terzetto difensivo, El Aynaoui per Cristante e il ritorno di Dovbyk che fa accomodare Pellegrini in panchina. Confermati i due esterni con Wesley ancora sulla corsia mancina. Altro approccio da dimenticare per la Roma all’Olimpico, che dopo appena ventitre minuti si ritrova sotto di due reti contro i modesti cechi del Viktoria Plzen. Prima l’errore di Hummels che lascia passare, scivolando, Adu bravo poi a trafiggere Svilar. Passano tre minuti e il rinvio di Wesley finisce sui piedi di Souaré che ha tempo e modo di prendere la mira dai trenta metri freddando ancora il portiere giallorosso sotto la Sud. Doccia gelata per Gasperini che prova subito a correre ai ripari con l’ingresso di El Shaarawy per un deludente Ziolkowski: il Faraone si prende la fascia destra con Celik che torna nei tre di difesa. Pessimo l’avvio di Dybala & Co. che vengono puniti dalla brillantezza atletica ma i tanti errori e la conferma di qualche giocatore fuori ruolo (Wesley a sinistra arriva sul fondo ma col piede debole combina poco, Ziolkowski più centrale che terzo a destra), oltre che la solita evidente velleità offensiva. A inizio ripresa altro cambio per i giallorossi con l’ingresso di Pisilli per Koné (trauma contusivo per il francese, da valutare per Reggio Emilia), Wesley torna a destra ed El Shaarawy sulla sua corsia preferita, quella mancina. Al cinquantesimo l’episodio che riapre il match: colpo di testa di Pisilli e mano di Jemelka che l’arbitro non vede live ma viene richiamato dal Var e non può che assegnare rigore. Dybala trasforma spiazzando il portiere e fa duecento in carriera rimettendo in partita i giallorossi. La Roma spinge e crea due buone opportunità con Pisilli ed El Shaarawy ma il tecnico cambia ancora: fuori Celik dentro Bailey, Wesley si abbassa nei tre dietro e Soulé a fare il quinto per l’ennesimo ribaltone tattico di Gasp. Ultimi cambi a quindici dal termine con Ferguson per Dovbyk, sommerso dai fischi, e Ndicka per Soulé per riequilibrare la catena di destra. A cinque dalla fine il giamaicano va a centimetri dal pareggio con un bel sinistro dalla distanza, ma nonostante il predominio territoriale la Roma fa fatica a creare veri e propri pericoli. In pieno recupero capita sulla testa di Ndicka l’occasione di pareggiare ma l’ivoriano non va oltre il tiro centrale. Sull’ultima punizione Pisilli insacca ma si trova in posizione di fuorigioco. Arrivano i primi fischi anche dalle tribune dell’Olimpico seguite da cori di incoraggiamento. Brutta battuta d’arresto per i giallorossi che restano fermi a tre punti dopo le prime tre giornate della fase campionato in attesa della trasferta di Glasgow. Intanto domenica c’è il Sassuolo in trasferta per tornare a vincere.


Brutta Roma, il Viktoria si impone per 2-1. La strada in Europa League si complica

LEGGO (F. BALZANI) – Un disastro, non annunciato ma temuto. La Roma esce di nuovo sconfitta dall’Olimpico e scivola nella zona bassa del girone di Europa League. Un approccio deprimente quello dei giallorossi contro il Viktoria Plzen che dopo 23 minuti è già sopra di due gol. Prima l’errore di Ziolkowski che spalanca la porta ad Adu, poi il tiro da fuori di Souarè che ammutolisce lo stadio e porta i primi sonori fischi della gestione Gasperini. Ma il tecnico ha precise responsabilità nella preparazione di una partita in cui si rivede Wesley a sinistra e un Dovbyk evanescente in attacco (per lui i fischi sono stati davvero sonori). Dopo mezz’ora il tecnico tira fuori proprio Ziolkowski e nella ripresa cambia tutto. Ma la reazione si limita al rigore guadagnato da Pisilli e siglato con freddezza da Dybala che poi imita Totti col pollice in bocca per festeggiare la gravidanza della moglie. Nei minuti successivi a provarci davvero è stato solo El Shaarawy mentre dalla panchina facevano il loro ingresso in campo Bailey e Ferguson. Il giamaicano sfiora il palo a 5′ dalla fine, l’irlandese emula Dovbyk. Così il Viktoria si chiude a riccio e i giallorossi non riescono a trovare lo spazio giusto almeno per strappare un punticino. Gasperini finisce per la prima volta sotto processo visti i 4 ko interni e un cammino europeo che ora si complica davvero. Dybala è duro: «Ci è mancata cattiveria, siamo entrati troppo mosci e non è la prima volta. E’ brutto dirlo ma è così. In settimana ci diciamo le cose, vediamo i video ma poi non riusciamo a metterle in campo». Gasperini però gli risponde: «Non sono d’accordo con Dybala, ho visto una squadra che ci ha provato. Siamo mosci in attacco forse. C’è gente che non segna da tanto tempo, bisogna fare un esame di coscienza e chiedersi come mai».

Vucinic: “Vorrei Totti al Montenegro, è il più forte di tutti”

Avventura in panchina per Mirko Vucinic, nuovo ct del Montenegro. L’ex giallorosso si è raccontato al sito di Gianluca Di Marzio, parlando dei suoi maestri: “Direi Conte e Spalletti. Ci sono anche Zeman e Ranieri: non basterebbe neanche un’ora per poter parlare di loro”. Il ct non ha dubbi. Se c’è un ex compagno di squadra che vorrebbe con sé in Nazionale sarebbe “Totti, perché è il più forte di tutti”. Immaginando la Serie A: “Sarebbe un sogno allenare nel campionato italiano”.

Poi alcuni aneddoti sui trofei vinti da calciatore: “Mi ricordo il primo con la Roma, la Coppa Italia nel 2007. Lo Scudetto lo rincorrevo da tanto, da quando sono arrivato in Italia. Ognuno quando diventa calciatore spera di vincere qualcosa, io in Italia ho vinto tutto. I sogni si sono avverati

(gianlucadimarzio.com)

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ROMA-VIKTORIA PLZEN: le probabili formazioni dei quotidiani. Dybala e Dovbyk dal 1′, riposano Ndicka e Cristante

Vietato sbagliare per la Roma, che dopo la sconfitta contro il Lille, ospita il Viktoria Plzen nella 3a giornata di Europa League. Qualche cambio per Gasperini, che farà riposare Ndicka e Cristante. Davanti a Svilar linea a 3 formata da Celik, Mancini ed Hermoso (insidiato da Ziolkowski). Sulla destra Wesley in vantaggio su Rensch, con Tsimikas dall’altra parte. In mezzo al campo la coppia Konè-El Aynaoui. In attacco sicuri di un posto Dybala e Dovbyk, con Soulè ed El Shaarawy che si giocano l’altra maglia.

LE PROBABILI FORMAZIONI DEI PRINCIPALI QUOTIDIANI

LA GAZZETTA DELLO SPORT – Svilar; Celik, Mancini, Hermoso; Rensch, Koné, El Aynaoui, Tsimikas; Dybala, El Shaarawy; Dovbyk.

CORRIERE DELLO SPORT – Svilar; Celik, Mancini, Hermoso; Wesley, Koné, El Aynaoui, Tsimikas; Dybala, El Shaarawy; Dovbyk.

IL MESSAGGERO – Svilar; Celik, Mancini, Hermoso; Wesley, Koné, El Aynaoui, Tsimikas; Soulè, Dybala, Dovbyk.

IL TEMPO – Svilar; Celik, Mancini, Hermoso; Wesley, Koné, El Aynaoui, Tsimikas; Soulè, Dybala, Dovbyk.

TUTTOSPORT – Svilar; Celik, Mancini, Ziolkowski; Wesley, Koné, El Aynaoui, Tsimikas; Soulè, Dybala, Dovbyk.

IL ROMANISTA – Svilar; Celik, Mancini, Hermoso; Wesley, Koné, El Aynaoui, Tsimikas; Soulè, Dybala, Dovbyk.

Per Gasp più stadio e meno social

IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) – Senza festeggiare una sconfitta, anzi portandosi dietro tutta la rabbia che questa comporta, però la Roma contro l’Inter si merita più gente da stadio che da web. Più Curva, meno social. L’impressione è che ci sia una qualche percentuale di persone, nemmeno esigua, che mal sopporta l’operato di Gasperini a Roma, che non vede l’ora di mettere bocca e di dimostrare che «lo vedi che ha sbagliato!». (…) La Roma che ha più o meno dominato l’Inter nella ripresa, ha cominciato a farlo dal 46’, con Dybala attaccante centrale, e per tutta la partita con Wesley a sinistra e gli altri come stavano a inizio gara. Oltre al fatto che già alla fine del primo tempo la partita si era equilibrata. Eppure il totale è stato: Gasperini ha regalato un tempo all’Inter. (…) Tutto questo non c’entra niente col Viktoria Plzen, ma non l’ho scritto solo perché non avevo scritto niente della partita contro l’Inter. Il punto è che se dopo aver dominato per 45’ la squadra più forte del campionato, vicecampione d’Europa per due volte negli ultimi tre anni, si imputa a Gasperini di aver perso lui la partita, che succede se oggi non battiamo una squadra di cui non sappiamo nemmeno scrivere bene il nome? (…) Il punto è che Gasperini sa quello che fa e sa come si fa (anche, soprattutto, per arrivare a Istanbul) e anche se le cose non andassero subito bene (ma finora ci sono andate bene!) andrebbe aspettato, protetto, seguito. (…)

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Una sfida contro se stessa

Alla faccia dei criticoni in servizio permanente effettivo, tipo coloro che sono abituati a valutare soltanto il risultato (vinci, hai giocato bene; perdi, hai giocato male), Gian Piero Gasperini è costretto anche stasera ad andare a caccia della prestazione. (…) Rischiando, ovviamente, di fare i conti con un flop. Percorso obbligato, però. Contro il Viktoria Plzen altro giro, altra Roma e ennesimo tentativo di migliorare la prestazione precedente. (…) In realtà, lui deve fare di necessità virtù. E gli esperimenti, le trovate, i numeri a colori che hanno accompagnato le prime nove partite ufficiali della Roma sono stati atti dovuti, legati essenzialmente alla mancanza di uomini per un calcio diverso. I principi sono quelli soliti, sostiene, ma la realtà non li riconosce. Un processo di crescita passa anche attraverso esperienze dolorose (vedi la sconfitta contro l‘Inter) ma i segnali positivi – se ci sono – vanno sempre riconosciuti (vedi il secondo tempo della sconfitta contro l’Inter). (…) Una sfida continua contro se stessa, la sua. È il destino di chi vorrebbe essere grande, ma sa che non lo è; e di chi sa che con un’altra qualità all’interno del gruppo il viaggio sarebbe stato meno complicato.

(M. Ferretti – corsport)

Elsha c’è, Dovbyk davanti a Ferguson. Wesley-Rensch, in due per una fascia

L’occasione per risvegliare l’attacco è ghiotta e Gasperini contro il Viktoria Plzen dice addio – di nuovo – all’esperimento del falso nove. Toccherà a Dovbyk che vuole dimenticare una volta per tutte la brutta serata europea col Lille di 20 giorni fa e l’errore a porta vuota con l’Inter. Forse ha chiesto di nuovo qualche consiglio all’amico Edin Dzeko che, alla formazione ceca, ha fatto male in due occasioni: tripletta nel 2016 in Europa League e un’altra due anni dopo in Champions. Siamo sicuri che a Gasp andrebbe bene anche solo un gol del suo centravanti, ma sognare in grande non è proibito. Alle sue spalle il duo argentino Dybala-Soulé. Il primo va a caccia della duecentesima rete in carriera mentre il secondo non ha ancora mai trovato la prima in Europa. Ma ad insidiare Matias per una maglia dal primo c’è El Shaarawy che ultimamente è sparito dai radar (ha giocato appena otto minuti nelle ultime quattro in Serie A) ed è anche stato scavalcato nella gerarchia dei capitani da Cristante. Partirà dalla panchina Bailey che ha poco più di trenta minuti nelle gambe e sarà un’arma in più nella ripresa. (…) Angelino è ancora una volta fuori dai convocati e sulla sinistra è pronto Tsimikas che ha l’obiettivo di riconquistare la fiducia del tecnico dopo qualche prova sottotono. Dall’altra parte ballottaggio fra Rensch e Wesley col primo più vanti. (…)

(Il Messaggero)

Roma e Olimpico, adesso fate pace: «In attacco dobbiamo fare meglio»

Roma contro il tabù Olimpico. È questo il titolo invisibile, ma eloquente, della serata che attende i giallorossi di Gian Piero Gasperini, chiamati a sfidare il Viktoria Plzen alle 21 nella terza gara di Europa League. Una partita che vale più dei tre punti, perché in ballo c’è qualcosa di più profondo: il rapporto con il proprio stadio, con il pubblico, con un senso di fiducia che negli ultimi tempi si è incrinato. L’Olimpico, negli ultimi anni roccaforte e simbolo della spinta emotiva della Roma, si è trasformato in terreno insidioso. Le tre sconfitte stagionali — tutte in casa, tutte con lo stesso identico risultato, 0-1 — hanno lasciato segni visibili. Torino, Lille, Inter: nomi che pesano su un tabellino che racconta di una squadra che lontano da Roma vince e convince, ma che tra le proprie mura si smarrisce. (…) La cosa fondamentale è tornare a vincere dopo la sconfitta contro l’Inter», ha dichiarato Gasperini. «Dobbiamo avere la voglia di vincere – ha proseguito – ma le partite sono molto difficili in campionato e soprattutto in Europa. Servirà un buon approccio, sarà una partita importante per la classifica. Dobbiamo mettere in campo attenzione e la mentalità mostrata finora, migliorando soprattutto negli ultimi 20 metri». (…) Gasperini non si sbilancia sulla formazione. «Terrò in disparte Cristante e Ndicka, perché è da tempo che non hanno una settimana completa di allenamento. Deciderò se utilizzare Ziolkowski dal primo minuto o a gara in corso. Bailey è difficile che possa giocare dall’inizio, ma l’importante è che sia guarito. Ci vorrà qualche settimana per vederlo al top, ma può giocare degli spezzoni. Dovbyk e Ferguson? Per tutte le squadre in attacco si ruota spesso». Gasp cerca una vittoria che restituisca un po’ di serenità. E che faccia tornare amico il suo stadio.

(corsera)

Carl Brave: “Romanista dalla nascita, per amore della maglia taglio pure l’erba con Favino”

CORSERA – Romano e romanista. Carl Brave — al secolo Carlo Luigi Coraggio, classe 1989 — è tra i cantautori più camaleonti­ci della scena contemporanea. Un esordio da fuoriclasse con la Love Gang (collettivo musicale trasteverino). Poi artista rivelazione del 2018 grazie al primo album solista «Notti Brave» (doppio disco di platino). Rapper capace di cantare la sua generazione e la sua città senza filtri e censure. Ma anche golden boy dei tormentoni estivi e collezionista di concerti sold out. E ora, un po’ per gioco ma soprattutto per fede calcistica, anche attore e giardiniere nel nuovo spot Adidas per la terza maglia dell’As Roma. Con il siparietto accanto a un partner d’eccezione come Pierfrancesco Favino — anche lui romanista — diventato virale in un baleno, nel tempo di una sforbiciata alla siepe.

Dal microfono sul palco al tosaerba in giardino, cosa non si fa per la Roma?

«Tutto! Si fa tutto per la Roma, tranne fare a botte! Essere tifosi è un gesto d’amore: chi tifa ama, soffre, spera, fa un atto di fede. La violenza non c’entra niente e non è mai giustificata, tanto meno nello sport».

Il primo ricordo da romanista?

«Sono nato romanista, è nel dna di famiglia.

(…)

Anche quando gioca un derby non performante, come l’ultimo?

«Non è stato il derby della vita. Non sarà ricordato negli annali. Però abbiamo vinto, e nello sport conta il risultato. Io poi l’ho visto a Milano, ma con amici rigorosamente romanisti. E da lì la Roma, se possibile, sembra ancora più bella. Non voglio essere frainteso: adoro viaggiare, conoscere posti, suoni e culture diverse; mi piace collezionare esperienze. Ma poi ho bisogno di tornare a Roma. Di Trastevere, è qui che metto insieme le idee e le canzoni prendono forma».

(…)

Nello spot Adidas lei e Favino fate i giardinieri, ci racconta come è andata?

«È andata una bomba! Prima di quel set, allestito in una villa a Roma nord, ci eravamo solo incrociati. Ma quando ci siamo visti c’è stata subito una bella confidenza. Poi, un attimo dopo, mi sono ritrovato davanti tutto il suo talento e la professionalità. Sebbene si trattasse di uno spot con poche battute, Favino era assolutamente assorto, ripassava la parte: per lui il copione di un film o poche righe per una pubblicità hanno lo stesso peso. Ho osservato da vicino la grandezza di un attore, il mestiere affrontato con la massima serietà in ogni occasione».

E la maglia bianca dal colletto verde-giallo?

«Mi piace da impazzire, e che emozione vestirla! Elegante, raffinata, versatile. Rappresenta la storia della Roma (richiama la squadra fondatrice del club, Alba Roma, ndr.) e ha un tocco green, ambientalista, così contemporaneo».

Allo stadio?

«Ci vado! Sempre volentieri ma sempre meno, purtroppo. Perché spesso sono fuori per lavoro. La squadra di questa Roma, ad esempio, non l’ho conosciuta all’Olimpico ma in Giappone. Per una felice casualità. Io ero lì con amici, mentre il club era impegnato in un torneo, sono andato alla partita e poi negli spogliatoi. Chi lo avrebbe mai detto!».

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