Dybala starà fuori circa un mese. Rientro con il Cagliari

La Roma non avrà Dybala per 40 giorni. Gli accertamenti hanno confermato la lesione al bicipite femorale della coscia sinistra. (…) Una recidiva dopo il problema avuto – stessa gamba – il 14 settembre nel primo tempo di Roma-Torino. (…) Adesso, potendo sfruttare la pausa delle nazionali, salterà quella con i Rangers a Glasgow e l’altra di domenica all’Olimpico contro l’Udinese, e le prime tre dopo la sosta con Cremonese, Midtjylland e Napoli. L’obiettivo è tornare a Cagliari il 7 dicembre.

(corsera)

Gasp, la difesa resta top ma se non si segna aumentano pure i rischi

Anche se l’idea di calcio è completamente diversa, la Roma di Gasperini ha nel dna qualcosa di quella di Ranieri. Non la proposta ma il rendimento. I giallorossi restano i migliori nei punti raccolti (70) nel 2025 (7 più del Napoli e 8 più dell’Inter) e soprattutto nei gol incassati (appena 15 da gennaio). Non basta, però, per sentirsi al sicuro. In partita e nemmeno in classifica, dove la priorità è (almeno) il quarto posto per tornare in Champions dopo 7 anni. A unire il passato e il presente è ancora la difesa. Il top della serie A. Merito dei singoli, a cominciare dal portiere: sono solo 5 le reti subite da Svilar nelle prime 10 partite di questo campionato così come sono 5 i clan sheet. Nella metà dei match disputati è rimasto imbattuto. Solida e compatta con az u gare – su 20 – senza subire gol nel 2025 (12 contando pure l’Europa League), prendendone solo io. Aggressiva e organizzata con Gasperini, addirittura sbilanciata: la formula attuale, nonostante sia più sfacciata, ha comunque garantito gli stessi risultati e dunque le identiche certezze della gestione precedente. (…) Mancini è il difensore al quale Gasperini ha chiesto di partecipare di più al gioco. Avanzando e spesso in contemporanea con Celik. Il dribbling sbaglito da quest’ultimo e la posizione eccessivamente offensiva dell’altro hanno permesso al Milan di segnare la rete decisiva con Palovic. Leao in contropiede più veloce di Ndicka e lucido nell’assist per il compagno. Stesso film a Firenze. (…)

(corsera)

Dazn, Milan-Roma da record con 2,4 milioni di spettatori

Milan-Roma ha permesso a Dazn di festeggiare due record. Il big match di San Siro è stato visto da quasi 2,4 milioni di spettatori (2.396.708 per la precisione) ed è diventato l’incontro più visto di sempre su Dazn, battendo anche i 2,3 milioni (2.274.596) di spettatori di Inter-Juventus dello scorso anno. Al terzo posto nella speciale classifica Juventus-Inter del 6 novembre 2022. Milan-Roma è stato il terzo programma più visto in tv di domenica dietro la fiction di Rai 1 Makari (2,8 milioni) e La notte nel cuore su Canale 5 (2,4 milioni). (…)

(gasport)

Ora tocca a Dovbyk. Ma Gasp vuole altro: Zirkzee resta in pole

Adesso o mai più. E anche fosse, potrebbe pure non bastare. Perché ora che è sicuro che la Roma dovrà fare a meno a lungo di Paulo Dybala, per forza di cose Gian Piero Gasperini dovrà tornare a puntare su Artem Dovbyk. Solo che non sarà una scelta voluta, bensì praticamente obbligata. Già da domani sera, a Glasgow, al centro dell’attacco dovrebbe infatti tornare a giostrare proprio il centravanti ucraino. Ma, appunto, più per assenza di alternative che non per piena convinzione.
(…) A Trigoria c’è bisogno di un attaccante che segni e prenda per mano la squadra e perché gennaio è vicino e nella Roma stanno già pensando al futuro. Sia l’ucraino sia Evan Ferguson non hanno convinto fin qui Gasperini, chi per un motivo e chi per l’altro. (…) Gasperini ha già fatto sapere a Massara di voler svoltare altrove a gennaio. E il nome che resta in cima alla lista del ds giallorosso è sempre quello di Joshua Zirkzee, l’olandese che Gasp voleva già nella scorsa stagione all’Atalanta e che vuole andare via dal Manchester United. In questa stagione finora Zirkzee ha giocato appena 5 partite su 11, per un minutaggio complessivo di miseri 90 minuti. L’olandese vuole andare via per non perdere il Mondiale (c’è attesa, ad esempio, per capire se Koeman questa volta lo chiamerà, dopo che lo ha già lasciato fuori ad ottobre). La Roma è fortemente interessata, ma se dovesse arrivare una squadra di Premier con i soldi allora sarebbe tagliata fuori. Il West Ham, ad esempio, va a caccia di una punta per provare a salvarsi ed è anche disposto a spendere tanto. Il problema è capire, in caso, se lì Zirkzee vorrà andarci o meno, considerando anche il terz’ultimo posto in Premier degli Hammers. Altro nome seguito con attenzione è quello di Jeremy Arevalo, punta del Racing Santander, capolista della B spagnola, finora già 7 reti in 12 partite. L’impressione, però, è che Gasp stavolta voglia andare sul sicuro, niente scommesse alla Fergu-son. (…)

(gasport)

Dybala resta ai box. Obiettivo Napoli

IL TEMPO (L. PES) – Dybala si arrende ancora. Le sensazioni del giorno dopo la ga-ra col Milan sono state confermate dagli esami strumentali svolti ieri mattina. L’argentino dovrà stare fuori circa un mese a causa di una lesione di medio grado al bicipite femorale della coscia sinistra. L’obiettivo dell’attaccante, che ha già iniziato le terapie del caso, è quello di rientrare in campo per il match contro il Napoli in programma all’Olimpico il prossimo 30 novembre, saltando così le sfide di Europa League con Rangers e Midtjylland oltre a quelle di campionato con Udinese e Cremonese. Poteva andare peggio secondo i medici di Trigoria visto anche il precedente di due anni fa quando si fece male dopo il rigore calciato col Lecce o quello più recente di De Bruyne. In ogni caso Gasperini dovrà fare a meno di lui proprio nel momento in cui gli aveva affidato le chiavi dell’attacco. Si tratta del diciannovesimo infortunio per la Joya da quando veste la maglia giallorossa, e il secondo di questa stagione dopo la lesione alla coscia sinistra rimediata contro il Torino a metà settembre. Curioso come gli ultimi tre stop dell’argentino siano arrivati per gesti tecnici: un colpo di tacco contro il Cagliari lo scorso marzo, la punizione col Toro e il rigore fatale di San Siro. Ora il tecnico dovrà affrontare almeno le prossime due gare prima della sosta senza due interpreti in attacco, visto anche il recente infortunio di Ferguson, con Dovbyk, Bailey e Soulé chiamati agli straordinari. Anche se ieri il giamaicano ha interrotto l’allenamento di ieri mattina. Da capire l’entità del problema muscolare, ma il rischio è che possa saltare la gara di domani con l’attacco che sarebbe in emergenza vista anche l’assenza di Baldanzi dalla lista europea. Oggi intanto i giallorossi voleranno in Scozia dove domani sera affronteranno i Rangers per la quarta gara della fase campionato della competizione. Gara da vincere per la Roma dopo i due ko interni consecutivi con Lille e Viktoria Plzen, con la classifica ferma ai primi tre punti conquistati all’esordio a Nizza. Penultimo impegno, quello di coppa, prima della sosta con la gara di domenica con l’Udinese a chiudere questo ciclo. Venerdì mattina la squadra tornerà nella Capitale e avrà appena due giorni per preparare la delicata sfida ai friulani. Un problema alla volta per Gasp, prima c’è da risorgere in Europa.

CRISTANTE: “Voglio restare alla Roma, la mia volontà è quella di prolungare. Ho ritrovato il solito Gasp, ora sta a noi seguirlo”

IL TEMPO (F. BIAFORA – L.PES) – Leader onnipresente e interprete affidabile per chiunque sia passato per Roma negli ultimi sette anni. Ma, soprattutto, da qualche tempo anche capitano della Roma. Bryan Cristante si racconta in esclusiva a Il Tempo tra il desiderio di continuare un viaggio ancora lungo da vivere e le ambizioni ritrovate con il maestro Gasperini. Il centrocampista azzurro sa certamente come ripartire dopo il ko col Milan a San Siro.

Come si riparte dopo una sconfitta così dura da digerire?

«Quando giochi contro squadre forti diventa difficile dominare per tutta la partita, ci sta che ci siano varie fasi. Abbiamo giocato una grande partita ma come sempre nei big match sono i dettagli a fare la differenza. Dovevamo concretizzare di più».

Avete avvertito la pressione di poter andare in testa da soli vincendo a San Siro?

«Assolutamente no, penso che si sia visto in campo altrimenti non vengono fuori prestazioni del genere. Siamo entrati con la testa giusta sin dal primo minuto e abbiamo imposto il nostro gioco, poi anche gli avversari prendono le misure e non è mai facile essere al massimo per novanta minuti. Penso che nel complesso sia stata una partita molto buona».

Come giudica questo avvio della squadra? A che punto è di questo nuovo percorso?

 «L’inizio è ottimo. Siamo lì davanti a un punto dalla prima, abbiamo cominciato nel migliore dei modi. Con il cambio di allenatore abbiamo modificato il nostro modo di giocare e c’è anche l’inserimento dei nuovi da considerare. Ma ci siamo adattati abbastanza velocemente alle richieste del mister e siamo in crescita».

Lei conosce bene Gasperini. Quanto è cambiato rispetto alla sua prima esperienza e in cosa è migliorato?

«È un allenatore che ha sempre avuto concetti chiari, cosa che aiuta noi calciatori nell’apprendimento. Ha avuto la possibilità di allenare tanti giocatori maturando una grandissima esperienza. Sa gestire alla perfezione il gruppo e riesce a toccare i tasti giusti nelle richieste individuali: sa come far rendere al massimo ognuno di noi. Ho ritrovato il solito Gasperini, carico e con la sua idea di gioco forte. Ora sta a noi continuare a seguirlo».

È diventato un grande allenatore?

«Sì, ma lo è sempre stato. Ero all’Atalanta nel suo primo anno e arrivammo subito quarti. Non era certo un emergente quando l’ho conosciuto, era un allenatore già forte. Ha maturato esperienza riuscendo anche a vincere un’Europa League. Sa perfettamente dove può arrivare con le sue squadre».

C’è qualcosa che lo rende speciale?

«È chiaro e diretto. Ha concetti precisi e idee ben definite, sa arrivare dritto al punto. Ti fa capire esattamente cosa vuole da te e come bisogna interpretare le sue idee, arriva in maniera molto chiara e semplifica il lavoro a tutti: ognuno sa cosa deve fare in campo e tutto diventa più semplice».

In queste ultime settimane è tornato a fare il trequartista. Si sente a suo agio in quel ruolo?

«Non lo facevo da un bel po’ di tempo ma mi sono trovato bene, per come lo chiede il mister è molto più centrocampista che attaccante. Come ho sempre detto mi trovo bene a giocare a centrocampo, in qualunque posizione, ma sicuramente è lì che riesco a esprimermi al meglio».

Con l’arrivo di Gasperini è cambiato il criterio di assegnazione della fascia e ora, di fatto, è lei il capitano della Roma. Come si sente?

«Portare la fascia è sempre un onore soprattutto a Roma. In realtà per me è cambiato poco, negli ultimi anni tra assenze e infortuni ci siamo alternati in tre o quattro calciatori che rappresentano il nucleo storico della squadra. Sono tanti anni che siamo qui, conosciamo bene la piazza e il club. Questo ovviamente ci aiuta e soprattutto aiuta i nuovi che arrivano. Più che essere io il capitano siamo un gruppo di leader che indossa insieme la fascia».

Tra gli alti e bassi di questi anni ora per lei sembra un buon momento sia per rendimento che nelle considerazioni della piazza. In passato, però, ci sono stati momenti difficili…

«Come ho sempre detto e dirò sempre ho la fortuna di riuscire a guardare solo il campo. Dalla partita al centro di allenamento e ascolto i giudizi dell’allenatore o del direttore sportivo. Fuori guardo e ascolto il meno possibile e cerco di restare concentrato sul lavoro quotidiano. Per me conta solo la partita e questo nel corso degli anni mi ha aiutato molto a mantenere l’equilibrio che penso sia un aspetto fondamentale della carriera di un calciatore».

Si parla spesso di “senatori”, lei come vive questo racconto che si fa dei leader?

«Lo vivo bene. Poi capitani, senatori, esperti o vecchia guardia importa poco, comunque la vogliate mettere. Abbiamo vissuto tante situazioni qui e penso che abbiamo le spalle larghe. Abbiamo creato un bel gruppo anche fuori dal campo, siamo amici e ci frequentiamo con le famiglie. In campo poi cerchiamo di dare il massimo e, soprattutto, di dare l’esempio».

Ha parlato di momenti difficili. Forse quello più duro è stato l’inizio della scorsa stagione, poi è arrivato Ranieri…

«Ci ha regalato tanta serenità. È riuscito a farci tirar fuori nuovamente tutto il nostro valore, ci ha restituito conoscenza di noi stessi e siamo tornati sui livelli che ci aspettavamo. Ha fatto un grande lavoro e continua a farlo ancora oggi, viene spesso a Trigoria, si fa vedere. Sa sempre dire la parola giusta al momento giusto».

A proposito di struttura societaria, quanto conta per voi. Oggi c’è un’identità riconoscibile a Trigoria

«Mi sembra che ci siano i tasselli giusti. I problemi arrivano quando ci sono dei terremoti interni, soprattutto durante le stagioni. I grandi cambiamenti societari, seppur per poco tempo, lasciano sempre un vuoto».

Un bel terremoto è stato l’addio di De Rossi. Avete il rimpianto di non aver potuto proseguire quel percorso? Quanto è stato importante per lei?

«È un’esperienza che abbiamo vissuto male, penso si sia anche visto dall’esterno. Avremmo voluto portare avanti quel percorso sia per Daniele, che reputo un grande allenatore e penso possa fare una grandissima carriera, che per tutti noi. L’ho sempre ringraziato per le belle parole che ha speso per me».

Ha ritrovato la Nazionale, che effetto le fa? Sente il peso della qualificazione ai Mondiali?

«Andare a Coverciano e indossare la maglia azzurra è sempre un orgoglio enorme, fa parte degli obiettivi di un calciatore. Il Mondiale pesa tanto, ma non ci sono altre strade, bisogna vincere il playoff e andare. Bisogna farlo e basta».

Ha conosciuto Spalletti giovanissimo nel suo ultimo anno al Genoa. Com’è oggi nelle vesti di ct?

«Ho trovato un allenatore preparato e che ha dato una bella scossa all’Italia. Non è facile in una settimana tirare fuori il massimo da ragazzi che vengono da tutta Europa, si gioca ogni tre giorni e c’è poco tempo. È un ruolo diverso da quello di allenatore ma lui lo interpreta alla grande».

Ad un certo punto però sembrava che Ranieri potesse diventare ct…

«Anche lui era ed è un allenatore molto empatico, che tocca le corde giuste perciò l’avrei visto molto bene ma il rapporto che ha con Roma e con la Roma è troppo importante e averlo qui è sempre un piacere».

Domani torna l’Europa. Non avete iniziato benissimo, come mai questa fatica nelle prime fasi?

«Non sono mai gare facili, quando giochi partite decisive ogni tre giorni la gestione diventa complicata. Abbiamo sempre dato il massimo arrivando in fondo ma domani è una partita fondamentale per continuare il percorso, ci siamo già giocati i nostri jolly».

A giugno del 2027 scadrà il suo contratto. Ha già un’idea per il futuro? C’è stato qualche contatto per il rinnovo?

«Voglio restare ancora. Ci sono tante cose da fare quindi la mia volontà è quella di prolungare, per ora sono concentrato sul campo. Qualcosina c’è stato con la società ma di queste cose si occupa il mio procuratore. Di certo io voglio continuare con la Roma, poi vediamo cosa succederà».

La scorsa stagione tra agosto e gennaio però poteva andare via, ne parlò anche il suo procuratore. Com’è andata davvero?

«Non ho mai ricevuto chiamate né proposte per andare via o qualcuno mi ha mai detto “facciamo la borsa e andiamo”. Poi il mercato lo conoscete meglio di me, a volte ci sono cose che neanche noi sappiamo, ma io direttamente non ho mai saputo nulla. In ogni caso la mia volontà è sempre stata quella di continuare il mio percorso qui e lo spero ancora».

Neanche una piccola possibilità alla fine dello scorso mercato estivo dopo gli arrivi di Le Fée e Koné?

«Assolutamente no, quelle sono trattative che fate voi (ride, ndr)».

Impressioni sui nuovi acquisti?

«Wesley sta facendo benissimo. Lo conoscevo poco ma è un ottimo giocatore. Vale lo stesso per El Aynaoui e lo sta dimostrando. È ancora in una fase di ambientamento e cerca di interpretare al meglio le richieste dell’allenatore ma quando gioca dimostra sempre il suo valore. Ferguson ha avuto questo infortunio ma io penso sia un ottimo attaccante. Anche Ghilardi pian piano dimostrerà quanto vale. Il mister chiede tanto ai più giovani ma allo stesso tempo dà tanto. Se lo segui le chance arrivano, anche se magari ci vuole un po’ più di tempo».

Che consigli dà ai più giovani che arrivano a Roma?

«Sempre lo stesso: lavorare! Non guardare cosa succede fuori, anche se so quanto sia difficile, ma io devo dare consigli giusti e che funzionano, non quelli facili. Chi fa bene in allenamento sicuro rende meglio in partita e tutto diventa più semplice. Quella resta la parte fondamentale del nostro lavoro: convincere in campo allenatori e compagni».

Ha detto che vorrebbe rinnovare perché c’è ancora tanto da fare. Dove può arrivare la Roma con Gasperini?

«L’obiettivo è lottare stabilmente per vincere. Siamo in crescita e abbiamo un allenatore forte che negli ultimi anni ha sempre portato la sua squadra nelle prime quattro. È chiaro che poi vince solo una squadra e sono i dettagli a fare la differenza. Ma noi dobbiamo combattere sempre per i primi posti e penso che ci sarà la possibilità anche grazie agli investimenti della famiglia Friedkin e alle ambizioni di allenatore e di noi calciatori».

PELLEGRINI: “Non darò mai anche solo l’1% in meno fino a quando sarò qui. Ho pensato di andare via. Futuro? Ora c’è da giocare”

IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI – D. LO MONACO) – Torna a parlare Lorenzo Pellegrini. Il numero 7 della Roma ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano a tinte giallorosse. Tanti i temi: dall’amore per la Roma al futuro. Le sue parole:

Lorenzo, partiamo dalla fine: da Milano. Hai visto dove stava andando la punizione? Hai avuto modo di rivederla? Andava all’incrocio dei pali…
«Purtroppo sì. Lì per lì però uno vede che è fallo di mano, che è rigore… E si è contenti. Si pensa: “Va bene anche così”. Poi è successo quello che è successo. Però ci sono tanti spunti positivi da prendere nella partita di Milano. Io sto qua da dieci anni, poche volte ho visto la Roma giocare così a San Siro e secondo me siamo sulla strada giusta. Poi è normale, bisogna dare il tempo giusto alle cose, per poter apprendere ciò che ci chiede il mister. Io sono convinto che questa sia la strada giusta».

Vi trovate bene in campo? All’inizio delle partite sembra che dobbiate sempre capire un po’ dove siete… E avete faticato. Avete assimilato il gioco di Gasperini? Vi ci state trovando?
«Secondo me sì. Le difficoltà tattiche dipendono anche dagli altri. Come col Lille: abbiamo perso e fatto fatica, inizialmente, dato che loro avevano uno dei giocatori tra le linee e bisognava andare a prenderlo diversamente da come avevamo preparato. Poi si lavora su quella che è la preparazione della partita. Per quanto ci riguarda, sempre in corrispondenza degli avversari. A volte, non accade ciò che ci si aspetta e serve qualche minuto per capire bene che cosa sta accadendo. Ma siamo sempre riusciti a rimettere la partita sui binari giusti. Anche a Milano, contro un Milan che si chiude bene, riparte e ha una squadra di livello, ci siamo messi lì e abbiamo giocato. Nel primo tempo c’è stata una grande mezz’ora; poi abbiamo sofferto negli ultimi 10’ e siamo andati così così all’inizio della seconda frazione. Ma poi la gara è stata abbastanza a senso unico».

(…)

Gasperini vi parla del vostro obiettivo? Lui ha parlato di obiettivi tecnici ed economici. E sembra non precluda nulla…
«Perché dovremmo precludere qualcosa? Siamo tutti i giorni qui, lavoriamo tanto per cercare di migliorarci e di far andare bene le cose. Il mister ci dice cose in cui io credo, ovvero che dobbiamo concentrarci sul campo. Col Milan abbiamo fatto 20 tiri in porta, 30 cross e zero gol. Sono quelle le cose in cui dobbiamo migliorare. Essere più cinici, tante volte, è anche un discorso di testa. Spesso ci si fissa: “Ora non entra…”. Invece no. Gasperini dice di migliorarci sulle cose in cui dobbiamo migliorare; tutto ciò che riguarda l’impegno, la dedizione, la determinazione. Nelle ultime cinque partite, anche il modo di giocare è cambiato in positivo. Poi, fra un po’ di tempo, ci daremo un obiettivo più concreto. Parlare adesso è anche un po’ inutile».

Hai detto di aver visto raramente una Roma come quella di Milano…
«Con Daniele (De Rossi, ndr) la vidi. È la verità. In Europa League».

Gasperini è diverso come allenatore? Vi fa lavorare più degli altri?
«Sì. Ci fa lavorare, cerca di farci entrare anche a livello mentale nel suo modo di vedere il calcio. Per questo dico che siamo sulla strada giusta: è passato poco tempo, ma già si notano tante cose diverse da quelle di prima. Anche le richieste lo sono».

(…)

E tu che rapporto hai con Gasperini? Ora non hai più la fascia, ma stai giocando e sembra che ti tratti con onestà e quasi ammirazione…
«È la verità. Anche negli anni scorsi, quando io portavo la fascia la domenica, ho sempre detto che la fascia è di chi la porta tutti i giorni. Di chi non viene mai un minuto in ritardo a Trigoria, perché è una questione di rispetto verso se stessi e verso tutti i professionisti che sono qui. Di chi ha sempre un atteggiamento propositivo coi compagni. Di chi non si preoccupa solo di se stesso, ma del bene del gruppo. Questo per me è essere un capitano e quello che ho provato sempre a essere. Non solo quando avevo la fascia al braccio, è uguale oggi che non ce l’ho».

In estate, tra l’altro, Gasperini ha parlato di te. E ha detto che la questione del tuo “recupero” doveva essere condivisa da società e tifosi. Che effetto ti hanno fatto quelle parole?
«Secondo me il mister è una persona molto schietta, lo apprezzo tanto per questo. Ci siamo confrontati quando ero ancora infortunato e lavoravo a parte. Una volta rientrato in squadra, mi ha sempre trattato come uno degli altri, senza problemi. Io non so che voci gli fossero arrivate… Né lui, né io siamo persone che hanno bisogno di parlare un’ora tutti i giorni. Però, quando ci si parla, si dicono le cose come stanno. Poi basta. Si è chiuso il calciomercato, sono rimasto qui e abbiamo lavorato in campo».

Sei rimasto qui, ma hai avuto la possibilità di andare via? Ci sono state offerte? Ci hai pensato?
«Ci ho pensato, ovviamente. E più che offerte, ci sono stati interessamenti. Ma comunque quell’infortunio è stato troppo determinante in quel momento. Ancora non mi allenavo con la squadra; ho fatto la prima panchina simbolica a Pisa, dopo essermi allenato una volta con gli altri. In più, sono uno a cui non piacciono le cose fatte all’ultimo: se devo fare una cosa, devo pensarci bene, essere convinto di ciò che faccio».

Ora non c’è più da pensarci…
«No, ora no (ride, ndr). Ora c’è da giocare. Poi, quel che sarà, sarà».

(…)

Parlavi di De Rossi prima.
«Per me Daniele è e sarà un grande allenatore. Spero che a breve possa tornare in panchina, perché quello che ho visto in lui sul campo – e non parlo di lui fuori dal campo, dato che tutti conoscono il nostro rapporto – lo fa apparire ai miei occhi come un allenatore importante. Forte, preparato. Che studia bene l’avversario e che mette il giocatore nelle condizioni di entrare, la domenica, e sapere tutto ciò che succede. Era facile giocare con lui allenatore».

Raccontaci di quando hai cacciato Mourinho…
«Sì… (ride, ndr). A me piaceva Mourinho. Quello che è accaduto, e che mi è stato detto, è che a lui quando è andato via è stata raccontata una cosa che non era vera. Ma io non potevo lasciar correre questa cosa così, per il rapporto che ho con lui».

Con lui poi, nell’anno della Conference, hai fatto una grande stagione…
«Quelle sono le cose che rimangono. La coppa è storia. Poi ci fu la mia grande stagione… Ma è proprio il rapporto che rimane. Il giorno stesso ho preso il telefono e ho chiamato Mourinho».

Ti ritieni un ragazzo introverso?
«Mah, introverso… Sicuramente non sono uno “stupidino”. Per me la romanità non è essere stupidini o frivoli. Ma venire qui tutti i giorni, dare il 100%. Io non sarò mai Totti, non sarò mai De Rossi. Sono Pellegrini. Non darò mai anche solo l’1% in meno fino a quando sarò qui. Ma non parlo della domenica. Parlo di ciò che accade tutti i giorni qui, a Trigoria».

E perché la gente ce l’aveva con te, per un periodo? Per il fatto che eri tu il capitano? Per la storia di Mourinho?
«Magari sì, magari un po’ tutto. Poi bisogna essere onesti, e io lo sono: quella dell’anno scorso è stata una stagione brutta brutta. Anche al livello delle prestazioni, del giocatore, del professionista. Lasciamo stare Lorenzo, la Roma, la romanità. È stata una stagione brutta. Quello ci sta. Se vengo criticato per la prestazione, è un discorso. Siamo professionisti, è lecito. Io come giocatore posso piacere, non piacere, stare o non stare simpatico. La cose che mi manda in bestia è che dentro questa città si parli di cose che non accadono mai. Che succedono al di fuori, nella testa di qualcuno. E da quella testa, quella cosa riesce a entrare in altre cinquantamila teste. È quello il problema».

(…)

Anzi. La cosa più bella che hai fatto con la maglia della Roma è…
«La corsa in Roma-Venezia…».

(…)

C’è stato un momento difficile che hai attraversato a livello personale l’anno scorso e che magari ha inciso sul tuo rendimento.
«Sì perché a un certo punto alle chiacchiere inventate su di me ho dovuto sopportare anche la scomparsa di mia nonna, a cui ero legatissimo. Nonna Michelina. Non è stato facile e forse ne ho risentito».

Ci racconti il rapporto con la Curva Sud? Anche nelle contestazioni, i fischi non sono mai arrivati da quella parte di stadio…
«Io nella Sud mi riconosco tanto. Se ti devono dimostrare il loro dissenso, te lo mostrano a fine partita. Per una sconfitta o per una prestazione non all’altezza della maglia che indossi. Non per partito preso o per sentito dire. Cose non vere, tra l’altro. Quindi mi riconosco nel loro modo di ragionare, anche nel fatto che se c’è un momento difficile è quello il momento di non disunirsi e restare insieme. Mio padre mi dice sempre che tifava la Roma quando arrivavamo 17esimi o 16esimi… la Roma si tifa a prescindere. Non si discute, si ama. Poi se vogliamo, possiamo stare 15 ore a parlare della tattica, del tiro di piatto… la verità è che uno nei momenti difficili vede davvero quali sono le persone che ci tengono. Gli altri non li calcolo proprio».

(…)

Qual è il tuo sogno da calciatore adesso?
«Il mio sogno adesso? (Ci pensa un po’, ndr). Il mio sogno è capire di che livello sono. Il mio sogno era giocare per la Roma e vincere con la Roma. Ho avuto la fortuna di realizzarlo, vincere è sempre un sogno, poi con questa maglia… Ma la mia romanità è amare la Roma a prescindere».

LEGGI L’INTERVISTA INTEGRALE

Dybala, poteva andare molto peggio.C’è lesione ma lo stop è di 30 giorni

LEGGO (F. BALZANI) – Un mese senza Joya. L’esito degli esami ai quali si è sottoposto ieri Dybala ha confermato la presenza di una lesione di medio grado al bicipite femorale sinistro. Un piccolo sospiro di sollievo perchè a Trigoria si temeva il peggio. E quindi un infortunio alla De Bruyne con tempi di recupero decisamente più lunghi. Dybala, invece, punterà a tornare tra i convocati il 30 novembre col Napoli anche se è più verosimile il ritorno in campo per Cagliari-Roma del 7 dicembre. L’argentino salterà quindi le sfide con Rangers, Udinese, Cremonese, Midtjylland e forse Napoli. Il che alimenta dubbi sul rinnovo della Joya che è già a quota 20 infortuni da quando nel 2022 è sbarcato nella capitale. Un piccolo, grande problema per Gasperini che aveva affidato a Dybala il peso di un attacco in costante difficoltà. La soluzione di Gasp, già domani contro i Rangers a Glasgow, porta al ritorno della punta pesante e quindi di Artem Dovbyk visto che pure Ferguson tornerà dopo la sosta (quando è previsto il rientro in gruppo di Angelino). L’ucraino aveva dato segnali incoraggianti da subentrato con Sassuolo e Parma, ma ora è chiamato a fare la differenza dall’inizio alzando una media gol che lo vede a soli 10 gol da gennaio ad oggi. Anche perché l’ucraino in Europa non segna da più di un anno, dal 24 ottobre dello scorso anno, quando segnò su rigore contro la Dinamo Kiev. Con la Roma in Europa era partito bene, 2 gol in tre partite. Poi un digiuno lungo 11 gare con l’ultima, drammatica notte con il Lille in cui ha sbagliato due rigori di fila. A gennaio la Roma proverà di nuovo a cederlo per far spazio ad almeno un acquisto: Zirkzee è il candidato numero uno mentre al posto di Baldanzi arriverà un giovane. Nel frattempo Dovbyk dovrà tornare a fare la voce grossa anche perché nelle prossime due partite la Roma si gioca tanto tra Europa e campionato. A supportarlo ci sarà Pellegrini e quel Soulé che era partito col botto per poi frenare improvvisamente nelle ultime settimane. Possibile un turno di riposo per Koné ed Hermoso.

Rangers-Roma, il programma della vigilia all’Ibrox Stadium: conferenza di Gasperini e un giocatore alle 18:30, rifinitura alle 19:30

Tra due giorni la Roma sarà impegnata in Europa League in casa dei Rangers, in un match delicatissimo per il futuro europeo dei giallorossi. Diversamente da quanto accade di solito, nella giornata di domani i giallorossi non effettueranno l’allenamento di rifinitura a Trigoria ma direttamente all’Ibrox Stadium alle ore 18:30 locali (19:30 italiane). La seduta sarà aperta ai media per i primi 15 minuti.

Prima della rifinitura andrà in scena la conferenza stampa di Gian Piero Gasperini e un calciatore: l’appuntamento è fissato alle ore 17:30 locali (18:30 italiane) sempre all’Ibrox Stadium.

Pronti a un altro viaggio: a Glasgow in 1.500. Con l’Udinese verso i 60 mila

IL ROMANISTA (G. FASAN) – Dopo il pieno di San Siro, con quasi quattromila sostenitori al seguito della squadra nel settore ospiti, i tifosi giallorossi si preparano a un altro esodo. Destinazione Glasgow, per la prima delle due trasferte europee in terra scozzese. Lato Rangers, Ibrox stadium. Saranno 1.500 i tifosi che voleranno oltre Manica. (…) Un pieno d’amore che continuerà domenica alle 18 contro l’Udinese, quando la squadra tornerà in casa dove ha centrato nuovamente con il Parma la sospirata vittoria che mancava da tre partite. Il ko di Milano ha il sapore amaro di un risultato immeritato e che non intacca un granché la fiducia. All’Olimpico per l’occasione sono già stati staccati 59.000 tagliandi e si viaggia verso il superamento della soglia dei 60 mila. (…) Dopo la sosta gli impegni dei giallorossi riprenderanno a Cremona, domenica 23 novembre e, a seguire, giovedì 27 la Roma ospiterà in Europa League il Midtjylland alle 18.45. A sfidare i danesi, insieme agli uomini di Gasp, ci saranno almeno 51.500 spettatori.