Ndicka amaro: “Abbiamo sbagliato” – Spalletti rilancia: “Vivo per il 4° posto”

La delusione è forte. Non solo nell’Olimpico ammutolito. (…) Ma è negli sguardi dei calciatori che leggi il contraccolpo per quello che poteva essere e non è stato. “La Roma è ancora quarta – rimarca Ndickaè chiaro che siamo delusi. Dopo il 3-1 pensavamo di avercela fatta, avevamo giocato una grande partita e invece… Peccato, anche se dobbiamo subito guardare avanti“. L’analisi dell’ivoriano è lucidissima: “Volevamo vincere, ci siamo andati vicinissimi ma il calcio è così, dobbiamo accontentarci di un punto. La Juve ha segnato tre gol su calci piazzati, bravi loro“. Un po’ meno lui (e prima Celik, sulla rete di Boga) nell’occasione del pareggio di Gatti, dopo che per l’ennesima volta aveva disputato una partita sontuosa, annullando David e segnando l’illusorio gol del 2-1 su assist di Pellegrini. “Dispiace, lo ripeto, Abbiamo commesso due errori. Fanno male, certo che fanno male a me e alla squadra. Restiamo però positivi, non buttiamo via tutto“. Proprio Ndicka si è reso protagonista durante la partita di un episodio che ha acceso gli animi: al minuto 39, dopo il gol di Wesley, il tecnico toscano è entrato in campo a pochi metri dalla zona nella quale i giallorossi stavano festeggiando la rete del brasiliano. Il difensore ha d’impulso chiesto l’ammonizione per Lucio che non l’ha presa bene.
Ne è nato un battibecco al termine del quale Ndicka ha chiesto scusa all’allenatore che però si è rifiutato di stringergli la mano. Proprio Spalletti a fine partita, sembra tirare un sospiro di sollievo: “Se si parla di reazione, sono soddisfatto. Se andiamo a vedere le situazioni che avevamo creato al primo tempo, no. Chiaro che avendo il fardello della Champions, del dispiacere di essere usciti da quella competizione, sotto di due gol era una montagna difficile da scalare… ma siamo stati leggeri sul secondo e sul terzo gol che abbiamo preso“. E alla domanda sulla corsa all’Europa (…): “Io vivo per il quarto posto. (…) Abbiamo avuto un momento in cui ci sono venute troppo cose addosso e non siamo stati fortunati, pur avendo fatto vedere delle cose importanti. Io vedo la squadra cresciuta sotto tutti gli aspetti, sono sicuro che faremo un grande finale di stagione“. Anche perché ora, dopo l’eliminazione dalla Champions, i bianconeri torneranno a disputare una partita a settimana: “In effetti abbiamo giocato molto e ne abbiamo disputate tre pure in inferiorità numerica per almeno un tempo, senza portare a casa il risultato. Sono cose che pesano al di là delle parole, ma devo dire che ci hanno aiutato anche i tifosi… quando sono al nostro fianco diventa meno il peso che c’è. Yildiz? Abbiamo calciatori come lui, Zhegrova e Boga che possono cambiarti la partita in qualsiasi momento“. La Roma, suo malgrado, se n’è accorta.

(Il Messaggero)

Gasp è oltre il pari: “Niente pessimismo. I miei giocatori vanno solo ringraziati”

Al triplice fischio, la reazione di Gasperini è un po’ quella di tutti i romanisti. Si mette le mani sui capelli. Incredulo. (…) La maledizione degli scontri diretti non va via: sono solamente tre i punti conquistati, otto in meno della Juventus. Il tecnico punta il dito sulla poco concentrazione nei minuti finali, fatali proprio come al ‘Maradona’ e a Cagliari: “Inter, Juve e Napoli addrizzano le partite nei minuti di recupero mettendo dentro dei giocatori bravi nel gioco aereo, è un merito. Non è un caso ed è studiato quando si costruiscono le squadre“. Il riferimento è alla punizione dalla quale nasce il pari di Gatti: “Siamo stati fermi, quasi come a subire un po’ questo calcio di punizione che invece andava aggredito. Il fallo di El Aynaoui? Si poteva evitare, questo sfortunatamente ha determinato il gol. Anche noi abbiamo segnato su piazzato, quindi non li abbiamo solo subiti. Dobbiamo avere un atteggiamento più vivo nelle situazioni finali, a cinque minuti non si può parlare di stanchezza sulle palle inattive. La Juve non ha avuto grandi occasioni, poteva segnare in quel modo“. Rammarico tanto, ma Gasperini difende la squadra (…): “Faccio fatica a caricarmi di energia negativa, questa squadra va ringraziata. Ci dispiace non aver portato a casa la vittoria. Loro hanno esultato come se avessero vinto e noi dobbiamo andare in depressione? Ce la dobbiamo giocare fino alla fine, mancano undici partite. Non possiamo deprimerci perché abbiamo preso un gol a un minuto dalla fine. Una squadra che gioca così merita un po’ di soddisfazione. La Juventus festeggia ma noi siamo quattro punti avanti’e sembra che abbiamo perso il campionato“. (…) Gasperini non vuole sentir parlare neanche di bicchiere mezzo vuoto: “Questo è il calcio. Le reti sono valide anche in quegli attimi. Ma non guardo il bicchiere mezzo vuoto, due punti in più sarebbero stati un bel passo. Il rammarico è grande e la prestazione è stata superlativa. Il risultato ci mantiene comunque in alto“. Nel 2026 quantomeno sono arrivati tre pareggi negli scontri diretti (…): “L’Inter sta facendo un campionato a sé. Con Napoli, Milan e Juventus abbiamo fatto dei passi in avanti. Siamo andati più vicino a vincerle che a perderle, abbiamo fatto tre partite di assoluto livello“. Esce a testa alta Gasp che poi concede anche una battuta in sala stampa: “Potevamo tenere più palla nel finale? Poi saremmo stati troppo perfetti, almeno abbiamo ancora qualcosa da fare“. Il messaggio è chiaro: non c’è da disperarsi, testa al Genoa.

(Il Messaggero)

La Roma si butta via

Gatti fa piangere la Roma proprio all’ultimo sospiro e tiene in vita la Juve che, lo abbiamo capito, non muore mai. La squadra di Gasp ha sfiorato il successo con una partita quasi perfetta, è andata avanti due volte, di un gol (Wesley) e poi di due (Ndicka e Malen). E poi, si è buttata via, (…) con il 3-3 finale sfuma l’ennesima occasione, non c’è verso di battere una pari-classifica, una big (solo tre pari fino a ora). Un’occasione buttata via: superare la Juve sarebbe stata la svolta per la stagione, per la classifica, per il morale, per tutto. Con più sette sui bianconeri, il piazzamento
Champions sarebbe finito in cassaforte. (…) Sfuma l’aggancio al Napoli. Spalletti, invece, ora sorride e torna a sperare. Gasperini domina in lungo e in largo, Spalletti – fischiatissimo dall’Olimpico – resuscita con i cambi. (…) Gasp estrae dalla tasca la mossa anti-Spalletti, (…) una scelta filosofica. Ha un solo attaccante di cui si fida, Malen, e gli consegna le chiavi dell’attacco, pur correndo il rischio di fargli vivere una serata da lacrime e sangue, tutta corsa e spallate. Punta sui centrocampisti, e ne ha di buoni. Pisilli lo piazza su McKennie, Cristante su Koopmainers, poi direziona Celik a sinistra per raddoppiare su Conceicao, con Rensch, e qui siamo alla sorpresa nominale, a destra sull’indemoniato Yildiz. Se la gioca sull’agonismo, sulla forza, sapendo che la Juve, quelle poche risorse fisiche che ha, vista la notte lunga e amara di Champions con il Galatasaray, se le spende soprattutto nel primo tempo. E invece proprio nella ripresa, anzi nei secondi finali, emergono le sette vite juventine. Malen di occasioni ne respira davvero poche ma entra su tutte le azioni decisive. (…) Cristante sbaglia qualche passaggio di troppo e su quelli, la Juve, costruisce un paio di ripartenze velenose, che portano al tiro prima Yildiz e poi David. L’unica occasione degna di questo nome è nella testa di McKennie, che gira a lato di poco un cross di Kalulu, e lo juventino la ricorderà come l’unica cosa buona della prima frazione. Pisilli – che interpreta la partita in maniera perfetta sia quando ha la palla sia, e soprattutto, quando non ce l’ha – gli ruba il pallone due volte, con il primo, costringe Perin a una parata alla meno peggio e ispira l’occasione di Pellegrini, che arriva troppo in anticipo all’appuntamento; con la seconda manda in porta Wesley, che disegna un arcobaleno che parte dal vertice dell’area e finisce nell’angolino di Perin. (…) La ripresa si apre con un altro gioiello, stavolta la firma è di Conceicao. Che lascia partire un tiro preciso e potente su respinta della difesa della Roma. Non sono passati nemmeno due minuti e la Roma è costretta a ricominciare. Yildiz – che Lucio sposta nel ruolo di centravanti – sfiora la porta con un una rasoiata che esce di poco. Ndika raddoppia su dormita di Cambiaso in area: angolo a due tocchi, cross di Pellegrini e rete dell’ivoriano. La partita è definitivamente stappata, si capisce che può accadere di tutto, e infatti questo accade. Cristante pesca Malen, che si merita gli applausi tentando un colpo in rovesciata, ma il pallone viene solo ciccato. E l’antipasto, perché l’olandese firma il gol che manda in tilt la Juventus. Protagonista Koné, bravo a pescare Donny sulla corsa, una sgommata sul povero Kelly, tocco sotto su Perin e
l’Olimpico canta “vinceremo il tricolor”. Forse un po’ esagerato. Ma in quel momento, in effetti, sembrava tutto meraviglioso. (…) Gasp a dieci dalla fine, fa uscire dal campo Cristante, non nella sua miglior versione, e Rensch, autore di un’ottima prestazione, per inserire El Aynaoui e Ghilardi. Ma i cambi non si rivelano all’altezza, funzionano meglio quelli di Spalletti. Celik sbaglia in area, legge male il cross di Zhegrova e si fa anticipare da Yildiz: la Juve accorcia con Boga. Il finale è di fuoco, con la squadra di Spalletti che le prova tutte, affidandosi a Gatti, abile nel gioco aereo. Proprio il ditensore juventino – che sfrutta un’altra palla velenosa di Zhegrova beffando Ndicka e Svilar – farà piangere la Roma sull’ultima azione. Non è finita, ma tutto si complica, specie ora che tornano le coppe.

(Il Messaggero)

Dall’Olimpico solo fischi per Spalletti, cori per Totti. Ndicka: “Volevamo vincere”

L’Olimpico giallorosso non dimentica. (…) A vedere la reazione dei tifosi della Roma, insomma, la pace – è comunque dal sapore “amaro” – è come se per loro, Spalletti e Totti, non ci fosse mai stata. (…) Appena lo speaker, annunciando la formazione della Juve, ha nominato “l’allenatore Luciano Spalletti”, sono partiti i fischi dell’Olimpico, unito contro l’ex allenatore, come accadde il 28 maggio 2017, quando Totti salutò la sua gente, dando l’addio al calcio. Quel giorno, appena i tabelloni inquadrarono Spalletti, gli stessi fischi. Che lasciarono il segno. (…) E come se non bastasse, a rimarcare la distanza, i tanti cori per Totti.

Un altro gol, dopo quello con la Cremonese. “Sta diventando un attaccante“, ha scherzato Gasperini col vice Gritti a proposito di Ndicka. E l’ivoriano ha commentato: “Avremmo voluto vincere. Ma restiamo davanti in classifica, dobbiamo guardare alla partita con il Genoa. Abbiamo subito tre gol su calcio piazzato, è un peccato“. Ndicka è stato pure protagonista di un diverbio con Spalletti, che a fine partita ha rifiutato di stringerli la mano. A Genova mancherà Wesley: il brasiliano era diffidato e ha preso il giallo che fa scattare la squalifica.

(corsera)

Roma, l’hai buttata via

Niente da fare, la Roma non riesce proprio a vincere contro le big del campionato e fa cilecca nel settimo scontro diretto del torneo. (…) I giallorossi, avanti 3-1, in dieci minuti si fanno rimontare il doppio vantaggio.
Boga e al fotofinish Gatti firmano il 3-3. Gasperini si dispera davanti alla panchina. Sprecata la grande chance di staccare i bianconeri di altri 3 punti e di portarsi a più 7. (…) Si avvicina il Como che, sotto di 3, in questo weekend ha superato proprio i bianconeri. Malen fa ancora la differenza, entrando nei primi due gol e segnando, scatto in contropiede e scavetto davanti a Perin, la terza rete. (…) Da quando c’è lui i giallorossi almeno non hanno più perso nei big match. (…) La Roma è in svantaggio, avendo perso con le tre rivali all’andata, proprio negli scontri diretti. E avanti solo contro il Como, da affrontare in trasferta tra due domeniche. Questa è la terza occasione sprecata nel ritorno. La Roma ha fatto più del Milan il 25 gennaio all’Olimpico, pur dovendo rimontare la rete rossonera, e del Napoli il 15 febbraio al Maradona, riuscendo ad andare due volte in vantaggio.
Contro Spalletti, imbattuto contro la sua ex squadra da quando ha lasciato Trigoria nel 2017 (4 vittorie e 6 pareggi). (…) Con Svilar che per la prima volta ha subito tre reti. Grave l’errore nel finale di El Aynaoui, fallo su Kalulu sotto la Tevere. Lo conferma Gasperini: “È il primo gol subito su una punizione calciata dalla distanza. Eravamo passivi, fermi, pure se posizionati nel modo giusto… Nei finali Inter, Napoli e Milan riescono a raddrizzare le partite buttando gente molto abile sulle palle inattive e sul gioco aereo. Noi potevamo fare meglio. Questa punizione andava aggredita, la Juve poteva farci gol solo così“. (…) Gian Piero insiste sulle “dormite” davanti a Svilar, ma tenendosi stretta l’esibizione della squadra: “Ci può stare nei finali di gara di sfruttare le ripartenze come in occasione del gol di Malen. Quando hai un giocatore come lui ti può abbassare un po’ per sfruttare gli spazi. Ma dovevamo essere però più fisici, l’uscita di Cristante ci ha tolto qualcosa sul gioco aereo. Non siamo stati bravi, abbiamo preso 3 gol simili su palle gettate in area. Sul primo Conceicao ha fatto un gol straordinario, sugli altri due siamo stati passivi. Andare a +7 sulla Juve sarebbe stato un grande passo avanti, ma siamo ancora lì. Usciamo da una partita straordinaria, non ci deve abbattere bensi dare forza“.

(corsera)

La Juve ha 7 vite. Il rimpianto Roma

Sa di Juventus, questo 3-3. (…) Luciano Spalletti s’è aggrappato con le unghie alla mossa più disperata, apparentemente innocua e invece decisiva: visto che un centravanti vero non ce l’ha, dentro Gatti a un minuto dalla fine e via così, a sperare nella zampata che puntualmente è arrivata. La Juve resta così a meno quattro dalla Roma quarta in classifica. Scivola al sesto posto, perché nel frattempo tra i due litiganti s’è infilato il Como. Ma alla fine a cantare erano solo i tifosi bianconeri e non a caso. Perché la Roma ha gettato al vento un’occasione grande così, non riuscendo a gestire il doppio vantaggio e incassando per la prima volta in campionato tre reti. Un vantaggio che la squadra di Gasperini s’era costruita con merito. (…) Gasp in panchina poco poteva pescare — Dybala c’era solo per far numero -, Spalletti invece s’è voltato e ha buttato dentro prima Boga e poi Gatti appunto, ovvero le due firme della rimonta. (…) Decima partita da imbattuto per Spalletti, mai la Roma è riuscita a sconfiggerlo. Ieri è andata vicina al bersaglio. Ma vicino conta poco: mai uno scontro diretto vinto da Gasperini, terzo pareggio del 2026 dopo quelli con Milan e Napoli. Questo, al termine di una serata che è stata una meraviglia per gli occhi. Per i ritmi di gioco, innanzitutto: non è sembrata mai una sfida di serie A, frequenze altissime, al sapore d’Europa o di Premier League, fate voi. (…) La Juve s’è vestita con la difesa a quattro, ma Spalletti ha cucito addosso a McKennie una posizione molto particolare, già vista contro il Napoli: in fase di possesso palla trequartista dietro David, in fase difensiva esterno destro tutta fascia a comporre una linea a cinque davanti a Perin. Gasperini, abituato all’uno contro uno, non s’è fatto attirare. E ha alzato Cristante sulla linea dei trequartisti, mossa già vista contro la Cremonese, lasciando a Pisilli il ruolo di centrale vicino a Koné. Un frullatore poco leggibile e al contrario molto godibile, dentro il quale la Roma nel primo tempo ha pescato il jolly con Wesley, un tiro a giro sul palo lontano che fa sempre effetto, di fronte alla Juventus e al Del Piero che fu. Il pareggio di Conceiçao a inizio ripresa era stato un’illusione per Spalletti, perché Gasp con Ndicka su angolo e con un gran gol di Malen su passaggio illuminante di Koné si è poi preso il doppio vantaggio. Il più era fatto. E invece no. Il 2-3 di Boga è arrivato all’improvviso. (…) E Gatti, dopo quello inutile al Galatasaray, stavolta ha tirato fuori un gol pesante. “Siamo stati passivi sul terzo gol. Se fossimo andati a +7 sulla Juve sarebbe stato un grande passo in avanti, ma questo risultato non ci deve abbattere“, ha commentato Gasperini. Spalletti è più sollevato: “La reazione mi fa felice. Dopo l’eliminazione col Galatasaray c’era grande dispiacere, invece ci abbiamo creduto. È un bel segnale che mandiamo. Io e la squadra viviamo per il quarto posto, faremo un grande finale di campionato“.

(corsera)

Nainggolan: “Ho visto giocatori che facevano casa-campo-casa e avevano dieci volte più infortuni di me”

Radja Nainggolan torna a far parlare di sé. Nel teaser della nuova puntata del podcast 352 Sport, in uscita domani, lunedì 2 marzo, l’ex centrocampista belga si racconta con la consueta schiettezza, anticipando aneddoti legati alla sua carriera e al periodo vissuto alla Roma. Ecco le sue parole: 

Sullo stile di vita.

Quello che faccio fuori dal campo sono fatti miei, penso di poter prendere il patentino da allenatore, perché se vedo quello che c’è in giro credo di poterlo fare tranquillamente. Ho visto giocatori che facevano casa-campo-casa e avevano dieci volte più infortuni di me”.

Sul suo passato.

Quando andavo in campo con la Roma, e anche prima di andare all’Inter, penso che qualsiasi squadra mi poteva prendere. Io ho sempre tifato per il Barcellona: se mi avessero chiamato, ci sarei andato a occhi chiusi. Non voglio dire se Cristiano Ronaldo vive così, anche io devo vivere così. Ho la mia vita: il calcio per me è sempre stato un hobby, e se poi può diventare un lavoro, ben vengano i soldi. Non ho mai saltato un allenamento e ho giocato anche da lesionato. Avrei potuto parlare sempre in positivo di me stesso, ma non mi interessa: preferisco farmi giudicare dagli altri, stavo più in discoteca che in campo”.

Rispettateci. Rispettiamoci.

IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) – Superare la Juventus significa sempre eccellenza. Quando l’abbiamo fatto nella storia abbiamo vinto il secondo e il terzo Scudetto (nel ‘42, invece, il Torino). Arrivare a un livello simile non significa solo vincere in campo, ma strutturarsi per farlo, avere amor proprio. Dove non si vince tantissimo, significa fare una rivoluzione culturale, persino cambiare il linguaggio e quella Roma di Viola, col violese, di Liedholm, coi suoi paradossi, di Falcao, e la sua lingua invisibile in campo, lo fece. Si fece rispettare, cominciò Viola dicendo di non chiamare Rometta la Roma, perché la Roma è la Roma. È così che quella Roma prima di ribellarsi al gol di Turone si è ribellata al suo destino, poi ha controbattuto e battuto la Juventus malgrado i centimetri di Boniperti e il (non) fuorigioco di Bergamo. S’è posizionata lì – in gioco – e per questo a turno il Potere ci si è dovuto impegnare per cercare di ricacciarla indietro: lo “scippo” di Boniek, poi quelli di Ferrara e Paulo Sousa, il colpo di testa del guardalinee Manfredini sulla rimessa di Aldair, il rigore su Gautieri di Deschamps, la partita di Racalbuto scolpita sulla pietra di Calciopoli, la “tripletta” di Rocchi, la nuova regola dello svantaggio, per cui se segni ma prima c’è rigore non vale, con Orsato… Pillole. 

Quando noi andiamo in campo contro la Juve ci portiamo dietro tutta questa storia e per cambiarla bisogna fare come ogni volta che abbiamo vinto: avere amor proprio e crederci. Non chiamarci Rometta, ma Roma. Ieri in città è comparso l’ennesimo murale, stavolta raffigurante Turone con la scritta: “Er gol de Turone era bono!!”. Così, con due esclamativi. 

Ora, oltre al fatto che se bisogna fare questa citazione originalissima la si faccia bene, quindi “go” e non “gol”, qualcuno deve ricordare che quell’odiosa espressione se la sono inventata gli “altri”. I laziali in tempi più recenti, gli juventini al momento del fattaccio e ce lo hanno ripetuto per anni (così come la presa in giro de “Il cuppolone è daa Roma”, “er Colosseo è daa Roma” eccetera). Ora, non è possibile che ci prendiamo per il culo da soli, non è possibile non aver cura della nostra storia, se vogliamo cominciare a scriverla nuovamente. ll gol di Turone era regolare veramente ma se sono riusciti a far entrare nel nostro linguaggio il loro sberleffo, allora Deschamps, Manfredini, Rocchi, Racalbuto… saranno destinati non solo a ripetersi, ma a compiersi. Tutto questo per dire Roma mia, che oggi dipende da te, guarda a quello che sei stata quando sei stata grande,  a quello che stai diventando, non pensare al Galatasaray, alla stanchezza loro, a presunte finali Champions. Al gol di Turone sì. Ma senza dire quello che era, oppure chiamandolo come quello che è stato: la rapina di un sogno. Senza manco un esclamativo.

Corsa Champions, vincono nei minuti finali Napoli e Milan: Roma-Juve diventa uno snodo decisivo

La pressione sale. Nella corsa alla prossima Champions League non sbagliano né il Napoli né il Milan, e ora per la Roma la sfida contro la Juventus assume un peso specifico ancora maggiore.

Gli azzurri superano 2-1 l’Hellas Verona, grazie ai gol di Hojlund al 2′ e di Lukaku al 90’+6. Risponde anche il Milan, che batte 2-0 la Cremonese, a segno Pavlovic e Leao con due reti siglate entrambe dopo il 90‘.

Risultati che obbligano la Roma a non perdere terreno. La sfida contro la Juventus diventa ancor più decisiva: da una parte la necessità di restare agganciati alle posizioni che valgono l’Europa che conta, dall’altra l’opportunità di staccare proprio i bianconeri nella volata finale. Per i giallorossi vietato sbagliare, la Champions passa anche, e soprattutto, da qui.

Roma-Juve, i convocati di Gasperini: c’è Dybala, torna El Shaarawy. Assenti Hermoso e Soulé

Oggi alle ore 20:45 andrà in scena allo Stadio il big match tra Roma e Juventus, valido per la ventisettesima giornata di Serie A. Gian Piero Gasperini ha diramato l’elenco dei convocati, nella lista non figurano Matias Soulé (pubalgia) e Mario Hermoso. Recuperati, invece, Paulo Dybala e Stephan El Shaarawy. Ancora assenti , Evan Ferguson e Artem Dovbyk.

L’elenco dei convocati

Portieri: De Marzi, Zelezny, Gollini, Svilar

Difensori: Rensch, Angelino, Ndicka, Tsimikas, Celik, Mancini, Ziolkowski, Wesley, Ghilardi

Centrocampisti: Cristante, Pellegrini, El Aynaoui, Kone, Pisilli

Attaccanti: Malen, Venturino, Dybala, Arena, Vaz, El Shaarawy, Zaragoza

(asroma.com)

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