Dybala, il rinnovo dopo il Verona

La notte del derby gli ha restituito il sorriso, ma non ancora la serenità. Perché Paulo Dybala si è preso l’Olimpico, si è preso gli applausi, i cori e l’amore di un popolo intero, ma il suo futuro resta ancora sospeso tra desideri, strategie e una trattativa che continua a vivere di pause, silenzi e attese. La Roma si gode la sua Joya. (…) Paulo la Roma l’ha aspettata, eccome se lo ha fatto.
Aspettata per mesi. Un contatto avviato circa un mese fa con Massara per iniziare a discutere il prolungamento, poi più nulla. Silenzio assoluto. Fino al ritorno in campo contro il Parma, quando Dybala si è ripreso la scena in campo e poi a fine partita, togliendosi qualche sassolino dallo scarpino e raccontando la situazione senza nascondersi. (…) Il peso della qualificazione in Champions cambierà inevitabilmente gli equilibri economici, progettuali, persino commerciali. Dybala il rinnovo lo avrebbe firmato già da tempo: ha manifestato fin da subito una disponibilità totale alla revisione al ribasso dell’ingaggio, diminuendo sensibilmente la parte fissa e aprendo così a un contratto strutturato con bonus legati a rendimento e presenze. Una scelta forte, quasi una dichiarazione d’amore. (…) Anche perché all’orizzonte c’è il centenario romanista, un appuntamento che nell’immaginario collettivo non può prescindere dalla presenza della Joya, dentro e fuori dal campo. (…) Il filo resta teso, ma nessuno sembra avere intenzione di strapparlo. Anche perché il derby ha ricordato a tutti quanto Dybala sia ancora il centro emotivo e tecnico della Roma, sotto gli occhi di Ryan Friedkin, tra l’entusiasmo di una tifoseria che chiede a gran voce un nuovo matrimonio.

(corsport)

Ryan, il tenutario della Roma

La nuova Roma ha un volto sempre più riconoscibile Giovane, presente e operativo come forse mai prima d’ora. Dietro le riunioni di mercato, le strategie per il futuro, i summit a Trigoria e le decisioni che stanno ridisegnando il club, oggi c’è soprattutto Ryan Friedkin. (…) Dan Friedkin continua a mantenere il controllo generale del club, ma il passaggio di responsabilità verso il figlio maggiore è ormai evidente. Non è stato casuale l’arrivo anticipato di Ryan nella Capitale, la scorsa settimana, per dare una volta alla ristrutturazione della Roma post Ranieri e Massara. Ha voluto prendere in mano il progetto personalmente, entrando nel cuore delle operazioni e confrontandosi direttamente con l’allenatore. Dalla questione direttore sportivo ai rinnovi, passando per il mercato e le linee guida della nuova squadra, ogni dossier pesante passa ormai dalla sua scrivania. Dan, invece, continua a muoversi lontano dai riflettori. (…) Una scelta precisa, quasi strategica: lasciare campo operativo al figlio che più gli assomiglia per mentalità, visione imprendiroriale e approccio manageriale. E Ryan, quello spazio, se lo sta prendendo sempre di più. A gennaio era tornato nella Capitale per seguire personalmente le operazioni di mercato e proprio il suo intervento nella trattativa Malen risultò decisivo per chiudere uno degli affari più vantaggiosi degli ultimi anni. Domenica ha viaggiato con la squadra da Trigoria all’Olimpico ed è persino entrato nello spogliatoio – non era mai accaduto prima – per fare un discorso alla squadra e caricarla a pochi minuti dal derby. Ha detto loro di essere orgoglioso dello spirito con cui stanno affrontando la stagione, facendo i complimenti a Gasperini per come ha gestito una stagione delicata e che può riservare un traguardo storico per la proprietà. (…) Friedkin Jr, che in settimana dovrebbe scegliere il nome del nuovo ds dopo vari
colloqui, sta approfondendo anche un altro dossier delicatissimo: quello legato al ritorno di Totti a Trigoria. Il contratto da ambasciatore è pronto, manca soltanto il via libera definitivo. Dopo il 22 maggio, data dell’udienza finale del divorzio con Ilary Blasi, e con l’attenzione mediatica destinata ad allontanarsi dalle questioni private dell’ex capitano, la situazione potrebbe finalmente sbloccarsi. l’allenatore apprezza presenza e tempestività decisionale del vicepresidente: “Abbiamo la fortuna di avere la proprietà presente – ha detto prima e dopo il derby -. Quando ci sono loro, diventa tutto più facile“. La Roma del futuro porterà inevitabilmente la firma di Ryan Friedkin. (…) Sempre più Ryan-centrico.

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Ndicka: lesione alla coscia. Wesley out, Koné in dubbio

Vincere nonostante la nuova emergenza. La Roma domenica a Verona può conquistare i tre punti definitivi per entrare in Champions League, ma Gasperini dovrà di nuovo fare i conti con le assenze. Oltre allo squalificato Wesley, infatti, il tecnico deve rinunciare a Ndicka che nel derby ha rimediato una lesione di secondo grado al bicipite femorale destro. (…) Al suo posto, al Bentegodi, sarà ballottaggio tra Ghilardi e Ziolkowski anche perché Rensch dovrà sostituire proprio Wesley sulla fascia sinistra. Difficile possa recuperare anche Lorenzo Pellegrini che, poche ore prima della sfida alla Lazio, ha accusato una sofferenza sulla cicatrice del bicipite femorale destro. (…) Da valutare giorno per giorno, infine, le condizioni di Koné anche lui rimasto in tribuna domenica scorsa per un sovraccarico funzionale alla coscia. In caso di assenza toccherà di nuovo ad El Aynaoui.

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Bandiere e inchini: Mancini il guerriero, per sempre a Roma

Da piccolo tifava Inter, “un po’ come tutta la mia famiglia“. Poi è diventato grande e con il passare degli anni la passione è scemata ed è stata sostituita dalle stimmate del professionista. Solo che l’indole di Gianluca Mancini è rimasta la stessa, quella di un giocatore che è anche un po’ tifoso. Ed ai colori nerazzurri strada facendo ha sostituito quelli giallorossi, della Roma, il posto dove ha deciso di mettere le radici. (…) C’è una data che segna l’avventura di Gianluca Mancini a Roma, dove è sbarcato nell’estate del 2019. E quella data è il 6 aprile del 2024, quando alla fine del derby vinto per 1-0 grazie ad un suo gol il difensore toscano festeggiò sotto la Curva Sud, sventolando il bandierone biancoceleste con al centro il topo. Ecco da quel giorno (che creò anche più di una polemica, con Mancini che poi fu costretto a scusarsi così: “Non volevo offendere nessuno, ho preso la prima bandiera che mi è stata data“) Gianluca è entrato di diritto nel cuore della sua gente. E ne è diventato l’immagine proiettata sul campo di gioco. Un leader-tifoso, il giocatore in cui si impersonificano i tifosi, soprattutto quelli della Curva Sud. Di Mancini piace soprattutto l’atteggiamento, la dedizione e l’attaccamente alla maglia, oltre ovviamente alla mentalità da vincente. (…) Ed anche domenica scorsa,
dopo aver deciso il derby con una doppietta, lo si è visto festeggiare proprio li, tra quella che è oramai diventata la sua gente, primo con l’inchino e poi aggrappato alla balaustra della Sud. Un’immagine che a molti ha ricordato anche quella storica di Daniele De Rossi del 7 novembre 2010, quando DDR sembrò quasi entrare in curva direttamente dalla pista d’atletica dell’Olimpico. Del resto l’impeto tra i due è simile, con Mancini che a tutti gli effetti oggi è il giocatore più “coccolato” dalla tifoseria romanista. E allora questa vicinanza tra Mancini e la tifoseria non è passata inosservata agli occhi di Ryan Friedkin, che ha visto di persona quanto la gente si identifichi in lui. Cosa, ad esempio, che ha finito con chiudere definitivamente quel discorso che la proprietà aveva lanciato subito dopo Inter-Roma, con la voglia di fare una rivoluzione iniziando proprio dal cambio del nucleo storico. Ora ha preso la strada completamente opposta. E, cioè, quella del rinnovo del contratto fino al 2029. Del resto, lui è un leader-tifoso e farne a meno sarebbe davvero dura…

(gasport)

Dalla diffidenza all’amore della città: ora è Giampie’

Claudio Ranieri non è stato, per la Roma, solo una bandiera e un punto di riferimento. Ma anche un buon profeta. Una sua frase, dello scorso anno, è stata una sentenza. “Il prossimo allenatore della Roma? All’inizio forse non vi piacerà, ma sarà un grande dispiacere quando deciderà di andarsene“. Si riferiva, senza svelare le piste e le intenzioni, proprio a lui, al suo erede designato: Gian Piero Gasperini. Non poteva certo sapere come sarebbe invece finita la loro storia personale. (…) Tra battute taglienti del pilota bergamasco e per nulla gradite al popolo giallorosso. L’ultima, la più difficile da digerire, a proposito del malore di Ndicka a Udine, che aveva portato alla sospensione della gara. “A noi è successo per motivi seri, non per un codice giallo“. Tutto questo senza immaginare che proprio il difensore sarebbe un giorno diventato una sua colonna e perché – allora – la “sua” Atalanta e la Roma erano concorrenti dirette per la Champions. Già, la Champions, la sua lucida ossessione,
inseguita e raggiunta per cinque volte su nove in nerazzurro. (…) Tra il presidente giallorosso e il nuovo allenatore è stato invece un colpo di fulmine. Con una stretta di mano capace di sancire un patto indissolubile, ribadito in questi ultimi due mesi, e con il Gasp pronto addirittura – nell’estate più calda per le panchine – a dire no alla Juventus, capace di tentarlo in corsa. (…) Dall’avversione alla diffidenza, dal gelo al calore, dalla stima all’innamoramento, il processo si è consumato così rapidamente che nessuno – neppure lui, probabilmente – poteva immaginarlo. Dieci mesi dopo Gasperini non solo è riuscito a farsi accettare, ma lui – di Grugliasco, meno di tremila anime a pochi chilometri da Torino – si è scoperto molto più romano di quanto potesse sospettare. (…) È davanti una carbonara, che si è consolidato anche il suo rapporto con Francesco Totti. Ci sarà spazio per il capitano nella “nuova” Roma? Sarebbe l’asso nella manica per il centenario? Di sicuro per Gasp sarebbe un alleato. Un peccato che non sia andata altrettanto bene con Ranieri. (…) Non è solo per questo, però, che i tifosi della Roma, lo hanno eletto a proprio beniamino, riconoscendo in lui un professionista serio, scrupoloso, preciso fino a essere pignolo. Apprezzando soprattutto e giustamente un ambizioso come loro, un Mourinho all’italiana per le continue richieste di mercato, la postura a bordo campo, una corsa sotto la Sud e la voglia irrefrenabile – come lui stesso ha detto dopo il derby – di puntare a vincere. È per questo che ha chiesto, e ottenu-
to, calciatori come Wesley e Malen, è per questo che
metterà tutti sotto pressione, in vista di una gara tutt’altro che già scritta col Verona. Ma i suoi lo sanno e hanno imparato ad accettarlo, anzi ad amarlo, anche se ogni allenamento è impegnativo – addirittura – più di una partita. (…) Giampie‘ o Gian Piero, d’altra parte, su questo non farà mai sconti.

(gasport)

Roma-Lazio: la moviola dei quotidiani. Maresca sufficiente, controlla la partita ma si perde il rosso su Maldini

Buona la prestazione di Maresca nel derby, l’unico errore evidente è quello del mancato cartellino di Maldini su Hermoso (più rosso che giallo) ma lì, forse la colpa è più del VAR Di Bello. Per il resto una gara ben controllata, lascia correre all’inizio, poi interviene di più man mano che si svolge la partita


LA GAZZETTA DELLO SPORT – VOTO 6.5 Giusto annullare il gol di Dia al 29′ p.t. È in fuorigioco la punta della Lazio già in partenza sul cross di Taylor. Qualche dubbio per un tocco di mani in area di Cristante su girata di Noslin. Il Var fa proseguire. Tutto regolare nelle azioni dei gol. Nel finale, espulsi Rovella e Wesley che si spintonano.
Rischia Maldini: intervento duro su Hermoso.


CORRIERE DELLO SPORT – VOTO 6 Si perde un rosso chiaro, Maresca, che pure non aveva demeritato fino a quel momento: nell’occasione, colpevole anche Di Bello (forse più colpevole). Per il resto ha tenuto una partita difficile, con due rossi (corretti) e 5 gialli con 32 falli fischiati. Entrata con la gamba [destra] tesa, piede a martello e punto di impatto alto (sulla tibia sotto il ginocchio] di Maldini su Hermoso: sicuramente non nulla (come ha fatto Maresca), rosso più che giallo, Di Bello muto. Male. Wesley e Rovella fuori controllo: mani addosso alte, rossore entrambi, corretta e doverosa la doppia espulsione. Celik cade in area, contatto con Rovella che allarga la gamba destra, poco per dare rigore. Isaksen già in area, è lui che aggancia, con la sinistra, la sinistra di Mancini. Nuno Tavares-Wesley, spalla contro spalla, mentre su Dybala il fallo è fuori area. E’ buono il gol di Mancini, nonostante qualche protesta da parte della Lazio: Mancini salta pulito su Cancellieri che finisce a terra, così come è di gioco il contatto che subisce lo stesso Mancini da parte di Gila che gli salta dietro. Annullato un gol a Dia, che però era partito in fuorigioco netto al momento del cross di Taylor: fra lui e Hermoso [che il SAOT ha individuato come penultimo difendente) si sono almeno due metri, l’assistente numero uno aspetta la fine dell’azione prima di alzare.
VAR: Di Bello 5
Eppure la finale di Sinner era prevista per le 17, cos’altro c’era da guardare invece del fallo di Maldini su Hermoso?


IL TEMPO Prestazione molto buona per Fabio Maresca, preciso nelle decisioni e in costante controllo, anche e soprattutto quando sale la tensione. Inizialmente l’arbitro campano opta per una soglia prudente, fischiando molto. In maniera intelligente prova a gestire dal punto di vista disciplinare alcuni falli, tenendo i cartellini nel taschino: grazia Taylor che trattiene El Aynaoui, richiama Rovella e lo stesso El Aynaoui. Giusto poi il giallo per l’ex Ajax, che fa fallo su Dybala e, dopo averla scampata in precedenza, non protesta. La Lazio sul finale di tempo chiede un mani di Cristante su una rovesciata di Noslin, ma prima c’è un tocco col fianco e il braccio è attaccato: giusto lasciar correre. Subito dopo l’1-0 sale la tensione, si accende un parapiglia di cui fanno le spese Cancellieri ed Hermoso, ammoniti. Nella ripresa, giusto il fallo a favore della Roma per l’impatto Noslin-Rensch, ma è corretto anche non ammonire. Non c’è nulla in area sul contatto Rovella-Celik: un leggero sbilanciamento aereo, ma il turco non subisce alcun fallo. Regolare lo spalla a spalla in area tra Tavares e Wesley; il portoghese poi sarà correttamente
ammonito per un fallo al limite dell’area su Dybala. Al 70′
scatta una rissa; Maresca è reattivo e prova a separare Wesley e Rovella, che comunque vanno sopra le righe e quindi giustamente vengono espulsi. Non è punibile il contatto Mancini-Isaksen nell’area giallorossa. Il danese si conquisterà poi un giallo, giusto, a carico di El Shaarawy


IL ROMANISTA – VOTO 5 Non benissimo Maresca nel derby. Parte bene e tiene la gara ma non la regge fino alla fine, perdendosi in alcune interpretazioni disciplinari. All’8′ Taylor trattiene vistosamente El Aynaoui a centrocampo, ma Maresca lo grazia dal cartellino. Che arriva al 22′ per olandese all’ennesimo fallo su Dybala (il direttore di gara permette parecchio ai difensori laziali sull’argentino). Al 29′ Dia segna dopo un batti e ribatti ma partendo in fuorigioco di un centinaio di metri. L’illusione è per pochi. Verso la fine del primo tempo, al 42, iniziano le scaramucce. E bagarre dopo un’incursione in area di Rovella parata da svilar in uscita per ur bisticcio Dia-Mancini al limite dell’area. Maresca sceglie un’ammonizione per parte: Cancellieri e Hermoso rimediano il giallo. Nella ripresa sale ancora un po’ la pressione. Al 19′ Nuno Tavares stende Dybala sul vertice destro dell’area e rimedia il giallo. Cinque minuti dopo altro capannello al limite dell’area della Roma: Rovella e Wesley si beccano, Svilar finisce addirittura a terra, con il laziale che esagera. Maresca plateale: espulsione per tutte e due, ma quella del brasiliano è inspiegabile.
A 5′ dal 90′ El Shaarawy viene ammonito per un (presunto) fallo su un Isaksen, del resto sempre pronto a crollare come morto al minimo tocco. Poi l’altro episodio su cui Maresca non si dimostra all’altezza (e nemmeno il Var Di Bello, che andrà al Mondiale…): Maldini entra con i tacchetti e lascia i segni a Hermoso: sarebbe da arancione tendente al rosso, ma viene graziato.

IL PUNTO DEL LUNEDÌ – SORRENTINO: “La Roma prende il quarto posto in un finale in cui nessuno è andato veloce come lei” – D’UBALDO: “Malen ha dato tanto, ma i difensori hanno fatto il resto”

La Roma vince il derby 2-0 e aggancia il quarto posto, grazie ad un Gasperini che ci ha sempre creduto, seguito dalla sua squadra, che ormai ha sempre più le sue sembianze, come sottolinea anche Andrea Sorrentino su Il Messaggero: “In questo finale di campionato in cui nessuno è andato veloce come la Roma, mentre Allegri e Spalletti perdevano le briglie di Milan e Juventus. I giallorossi hanno vinto il derby con la personalità più che col gioco, con i nervi più che con la qualità, in una partita strana, dai bioritmi ingarbugliati per via del fischio d’inizio a mezzodì, con un Malen improvvisamente normalizzato e contro una Lazio più debole ma che non ammetteva di esserlo”. E allora fiducia a Gasperini, che da quando ha preso in mano la Roma l’ha trascinata in uno sprint più che positivo (cinque vittorie ed un pareggio nelle ultime sei). Complimenti anche alla difesa e, soprattutto a Mancini che, più di tutti, incarna questo credo, e, in assenza di Pellegrini, incarna il vero romanismo. Guido D’Ubaldo, infatti, sulle colonne de Il Corriere dello Sport scrive: “Ieri la Roma ha superato la Lazio, vincendo il secondo derby stagionale grazie alla doppietta di Gianluca Mancini, che adesso è secondo solo a Panucci tra i difensori più prolifici della storia della Roma. Due gol di testa, la sua specialità, è salito così a quota cinque in stagione. (…) Se è vero che Malen da gennaio ha dato un grandissimo contributo con tredici reti che portano la sua firma, i difensori soprattutto nelle ultime gare hanno fatto il resto. Nelle ultime sei giornate la Roma ha realizzato quindici gol con solo tre al passivo. Del bottino all’attivo quasi la metà è arrivato dai difensori, sette, se consideriamo anche Wesley”.


Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, pubblicati sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola.


A. VOCALELLI – LA GAZZETTA DELLO SPORT
Non è ancora fatta – e sarebbe imperdonabile pensare a una passeggiata a Verona – ma la vittoria nel derby ha lanciato la Roma verso la Champions. (…) Tagliare il traguardo sarebbe una soddisfazione immensa per loro, una gioia per un pubblico fantastico, una dimensione quasi sconosciuta per molti giocatori e un’altra perla nella carriera di Gasperini. Con un dato, oggettivo, che sta lì a dimostrare la bontà del suo lavoro: se riuscisse a chiudere il cerchio, sarebbe l’unico allenatore insieme a Conte – nel vorticoso giro delle panchine – ad aver centrato la Champions negli ultimi due anni. (…) Di sicuro il suo lavoro alla Roma, è racchiuso nella regolarità che ha avuto in campionato, tra assenze prolungate e momenti ad alta tensione: 36 punti nel girone d’andata, 34 nel ritorno. Con undici sconfitte, di cui si è tanto parlato, bilanciate da 22 vittorie nelle altre 26 partite: perché il suo è un calcio aggressivo, a volte rischioso ma che parte da un presupposto: meglio provarci, sempre, che accontentarsi. (…) Non è fatta, come dicevamo, ma la zona Champions non è più un sogno, ma una realtà mai così vicina negli ultimi sette anni. Il pensiero fisso, la bellissima ossessione, di un allenatore che nel 2018-2019 portò il giovanissimo Gianluca Mancini a stabilire il suo record personale di gol in serie A. La sua doppietta di ieri, la prima in carriera, era forse scritta nel destino.


G. D’UBALDO – IL CORRIERE DELLO SPORT
Da otto anni la Roma non era padrona del suo destino per entrare in Champions. L’ultima volta che si qualificò fu nel 2018, con Di Francesco in panchina. (…) Nel finale di questo incertissimo campionato la Roma ha dato un’accelerazione determinante: cinque vittorie e un pareggio nelle ultime sei partite. Una rincorsa coronata con la vittoria nel derby: da sei gare i giallorossi non perdono la stracittadina, Gasperini ha centrato la doppietta tra andata e ritorno, l’ultimo a riuscirci era stato
Ranieri. La Roma ha fatto sedici punti che le hanno permesso di scavalcare la Juventus, di restare appaiata al Milan al terzo posto e tenere a distanza il Como. Un rendimento impressionante, una cavalcata cominciata la sera dello strappo di Ranieri con Gasperini, poco prima del calcio d’inizio della partita contro il Pisa. Fondamentale è stato il contributo dei difensori goleador.
Ieri la Roma ha superato la Lazio, vincendo il secondo derby stagionale grazie alla doppietta di Gianluca Mancini, che adesso è secondo solo a Panucci tra i difensori più prolifici della storia della Roma. Due gol di testa, la sua specialità, è salito così a quota cinque in stagione. (…) Se è vero che Malen da gennaio ha dato un grandissimo contributo con tredici reti che portano la sua firma, i difensori soprattutto nelle ultime gare hanno fatto il resto. Nelle ultime sei giornate la Roma ha realizzato quindici gol con solo tre al passivo. Del bottino all’attivo quasi la metà è arrivato dai difensori, sette, se consideriamo anche Wesley. Dei cinquantasei gol realizzati ben diciassette sono del reparto arretrato. (…) Per Svilar è stata la cinquantesima partita conclusa con la porta inviolata, la diciassettesima in questo campionato. La Roma ha subito gli stessi gol di Inter e Juventus, solo il Como ha fatto meglio. Adesso basta l’ultimo sforzo a Verona per tornare in Champions.


M. FERRETTI – CORRIERE DELLO SPORT
Mancano novanta minuti e spiccioli alla fine del campionato, è la Roma, vincendo il derby, è tornata ad essere padrona del proprio destino nella corsa per arrivare tra le prime quattro della Serie A. (…) Se tutto fosse finito ieri, Gian Piero Gasperini, quarto, avrebbe già centrato un obiettivo ignorato sistematicamente dalla società ma presente fin dalla scorsa estate nella testa sua e in quelle dei suoi calciatori. E di questo gli va dato atto in maniera chiara e indiscutibile. Perché GPG non si è mai nascosto, ha sempre messo in piazza la propria ambizione (convinzione?) facendo talvolta la figura del mestierante poco sincero. (…) Invece non bluffava, ci credeva davvero e lo ricordava ai suoi giocatori, che non l’hanno mai preso per pazzo. Ma che, al contrario, gli hanno creduto e lo hanno seguito. (…) C’è stato un (lungo) momento in cui nella Roma regnava il caos più totale eppure Gasp non ha mai perso la bussola. Ha continuato a lavorare come se intorno a lui fossero tutte rose e fiori (e dirigenti amici). (…) Sarà anche vero (lo è, ovviamente) che il campionato dal punto di vista tecnico non è stato il massimo, e che la Roma ha perso 11 partite, ma non si può dimenticare che (finora…) ne ha vinte il doppio, 22. E meglio della Roma hanno fatto soltanto le prime due della classe, Inter e Napoli. (…) La proprietà della Roma deve fidarsi di lui.
Che non significa dare in mano all’uomo di Grugliasco tutto e tutti: no, significa semplicemente ascoltarlo e dar corpo ai suoi suggerimenti. La squadra è migliorabile in ogni ruolo: per un salto di qualità importante, sarà necessario non sbagliare le mosse sul mercato. E non soltanto in tema di acquisti. Il gruppo oggi a disposizione di GPG non sarà (non lo è…) il migliore del campionato ma non è neppure tutto da buttare via. (…) Dan & Ryan, la palla passa alla vostra famiglia…


P. CONDÒ – IL CORRIERE DELLA SERA
Ha sentenziato Scott McTominay, colpendo di giustezza a Pisa e liberando presto il Napoli dall’ansia. Ha urlato
Gianluca Mancini, autore di due gol brutali nel derby. Ha risposto Christopher Nkunku, guadagnando e trasformando il rigore del sollievo milanista. Ha esultato Alberto Moreno, decisivo per tenere in quota il Como. Ma nel mezzo di questo concerto, amplificato dalla contemporaneità delle partite, il suono più rumoroso è stato il silenzio tombale della Juventus. (…) La Juve, che era entrata in campo da terza in classifica, si ritrova addirittura sesta, dipendente non da uno ma da almeno due colpi di scena nell’ultima pagina del libro, perché il Como in stagione l’ha battuta due volte e il primo dei non eletti è diventato lui. (…) Si parla di pressione che il Napoli non ha subito, di occasioni da cogliere come ha fatto un Milan col fiatone, del calore con cui la Roma ha reagito al buon avvio della Lazio, della resistenza opposta dal Como nel finale al gran ritorno del Parma. Quell’arte di arrangiarsi anche con poco che la Juve proprio non possiede… (…)


T. CARMELLINI – IL TEMPO
La Roma ride, la Lazio piange. E non tanto per il secondo successo stagionale in una stracittadina, quanto per un bilancio che tra novanta minuti sarà definitivo e non lascerà spazio ad alibi di nessun tipo. E cosi il cielo della capitale si tinge a tinte forti tra sorrisi goderecci, polemiche e pianti con l’aggiunta dei soliti sfottò da post derby. Una stracittadina che alla faccia dei soliti noti che hanno provato di tutto per boicottarla, posticiparla, sminuirla, è filata liscia come l’olio senza problemi né incidenti tra le tifoserie: solo qualche scaramuccia tipica da derby in campo con Maresca costretto a tirar tuori due rossi per calmare gli animi. Da una parte il tifoso della Roma che gode come un matto perché le chance, al momento veramente concrete, di vedere la propria squadra in Champions il prossimo anno sono diventate reali proprio grazie alla Lazio. I «cugini» prima hanno azzoppato la Juventus diretta concorrente per il quarto posto e ieri sorpassata dai giallorossi, togliendole quattro dei sei punti in palio negli scontri diretti. E poi hanno ceduto il passo all Olimpico bissando la sconfitta della gara d’andata. Ora novanta minuti per continuare a sognare, ma stavolta con il coltello dalla parte del manico. La Roma è padrona del suo destino. A Gasperini serve un successo domenica prossima a Verona per portare i giallorossi in Champions dopo sette anni: ultimo match giocato il 6 marzo del 2019. Un sogno che si può avverare ma per il quale serve massima attenzione: domenica sarà vietato sbagliare… Juventus docet. Dall’altra parte del Tevere il tifoso biancoceleste che di questa stagione non ne può davvero più. Al netto delle due finali (una giocata e persa, l’altra da disputare in Supercoppa sempre contro (Inter), resta l’amarezza per esser rimasti fuori dall’Europa e non aver mai potuto credere in qualcosa. Ma soprattutto pesa uno strappo con la proprietà che ha «costretto» la tifoseria a disertare l’Olimpico per tutta la stagione. Una polemica prima innescata dalla tifoseria organızzata, ma poi presa in carico da tutti gli amanti della Lazio che di vedere un club gestito in questo modo non ne volevano sapere. E qualcosa vorrà pur dire…
Il problema è una trattativa inesistente tra un presidente-padrone che non vuole aprire ai tifosi e un popolo ormai stufo di sentirsi trattare da «cliente». Cosi il diktat lotitiano «la Lazio è mia e la gestisco io» sta continuando a far danni a una squadra che ha bisogno invece del suo pubblico e di un progetto credibile alle spalle. Per una volta il patron biancoceleste dovrebbe provare a fare un passo indietro e, se non a vendere il club, almeno trovare una direzione o un presidente di facciata che gestisca la società e i rapporti con una piazza mai così scontenta. E un escamotage che in più di una realtà è stato adottato e, al momento, sembra l’unica via di uscita tra un proprietà che non vuole lasciare e una tifoseria ormai disamorata. Anche ieri, ennesima polemica perché dopo una sconfitta in quel modo il popolo biancoceleste non ha gradito il Lotito sorridente inquadrato in tu nella tribuna autorità del Foro Italico alla finale degli Internazionali stravinta da Sinner. Un appuntamento da non mancare per chi fa dei rapporti istituzionali uno dei suoi punti al forza: fosse lo stesso con i tifosi avrebbe molti meno problemi a gestire la «sua» Lazio su tutti i fronti. Non è casuale infine l’ennesimo strappo con Sarri: il tecnico toscano ha chiesto un incontro chiarificatore a fine stagione, perché non ha nessuna intenzione di andare avanti così. E il «non mi stanno a sentire» sparato ieri davanti ai microfoni dopo la partita non fa che confermare quando appena detto su Lotito.


A. SORRENTINO – IL MESSSAGGERO 

Alla fine del derby l’Olimpico giallorosso, che ieri era tutto l’Olimpico, gorgheggiava “Tanto pe’ cantà”, il brano della spensieratezza e del trovare la felicità nelle piccole cose, magari solo con un velo di malinconia. (…) E in mezzo a questo tripudio di romanità, a saltare sotto la Sud sperando che ner petto me ce naschi ‘n fiore chiamato
Champions, c’era Gian Piero Gasperini da Grugliasco, l’uomo del nord che ieri sembrava romano e trasteverino; del resto come affermava Bibì-Claudio Gora
nel Sorpasso «a Roma dopo tre giorni si diventa tutti romani» (ma lo diceva col dispetto del milanese imbruttito). Anche Gasp è diventato ben presto un romano ma rimanendo se stesso, e infatti siamo qui a elevare un epinicio anticipato al tecnico che ha portato la Roma dove nessuno negli ultimi anni, nemmeno Mourinho: a 90 dalla fine è padrona del suo destino e se vincerà a Verona (ma potrebbe non essere nemmeno necessario) tornerà in Champions dopo 7 anni. (…) In questo finale di campionato in cui nessuno è andato veloce come la Roma, mentre Allegri e Spalletti perdevano le briglie di Milan e Juventus. I giallorossi hanno vinto il derby con la personalità più che col gioco, con i nervi più che con la qualità, in una partita strana, dai bioritmi
ingarbugliati per via del fischio d’inizio a mezzodì, con un Malen improvvisamente normalizzato e contro una
Lazio più debole ma che non ammetteva di esserlo. (…) La Lazio, che ieri ha giocato la partita zero del suo anno zero e con la curva deserta, una cosa turpe in un derby, alla fine di una stagione di totale espiazione, beccando due gol uguali per colpa della famigerata difesa a zona sui calci piazzati. Sta per finire un’annata orrida, inutile almeno quanto gli appunti che Sarri verga febbrilmente in panchina da mesi, da anni, e più scrive più la squadra affonda. Dove va questa Lazio? Mistero. Qualcuno lo spieghi, perché l’unica cosa chiarissima è che la gente non ne può davvero più.

I VOTI DEGLI ALTRI – Mancini “incanta l’Olimpico”, Wesley “non in giornata”. Dybala “joya che diventa estasi”, Gasperini “futuro nelle proprie mani”

La Roma, in un Olimpico tutto giallorosso, dopo un primo tempo più equilibrato, in cui, probabilmente, ha sentito le pressioni del derby e del quarto posto (agganciato grazie alla sconfitta della Juventus contro la Fiorentina), vince 2-0 contro la Lazio, creando anche i presupposti per aumentare ulteriormente il vantaggio, senza però riuscirci. Decisiva la doppietta di uno straordinario Mancini (8.35), insuperabile in difesa e glaciale di testa, da romanista vero, in assenza di Pellegrini, si carica la Roma sulle spalle e la porta in Champions: “Due colpi di testa che incantano lo Stadio Olimpico: i difensori della Lazio sembrano dei lillipuziani al suo cospetto. Si prende la copertina con una doppietta da urlo, ma la sua prestazione è ottima anche dal punto di vista difensivo: annulla Dia quando si sposta al centro e salva su Cancellieri” (Il Tempo). Chi invece ha un po’ deluso è Wesley (5.21), confuso e ingenuo nel rimediare un rosso inutile nella rissa con Rovella, salterà il Verona: “Trascorre la prima mezz’ora tra errori, stop sbagliati e corse a vuoto. Che non sia giornata lo conferma nella ripresa: sul 2-0 e partita in assoluto controllo, si fa coinvolgere in una rissa inutile con Rovella che gli costa il rosso e gli farà saltare l’ultima gara a Verona“. (Il Messaggero). Dopo un primo tempo in sordina ha illuminato l’Olimpico con le sue giocate, Dybala (7.14) ha dimostrato perché Gasp lo vuole rinnovare, alle giuste condizioni, per il prossimo anno: “Interpretazione magistrale: con la sfida arcigna, dà battaglia; se ha palla fra i piedi, li fa ricorrere alle cattive; quando calcia da corner pennella l’assist del visibilio. Che si acuisce quando passa accanto a quegli altri esultando: Joya che diventa estasi. Tutto il resto è noia” (Il Romanista). Chi ci ha sempre creduto e alla fine ha portato la sua squadra in zona Champions ad una giornata dalla fine, mister Gasperini (7.57), bravo anche a riequilibrare la sua squadra dopo l’espulsione: “È il secondo allenatore della Roma negli ultimi 50 anni a vincere di fila i suoi primi due derby. È il primo a vincerlo portando la Roma in zona Champions a una giornata dalla fine. È la Roma di Gasp, è una squadra che pende dalle labbra del proprio tecnico che tra le tante difficoltà ha portato i suoi ragazzi ad avere destino e futuro nelle proprie mani”. (Il Corriere dello Sport)

MEDIA VOTI DELLE PAGELLE DEI QUOTIDIANI (La Gazzetta dello Sport, Il Messaggero, Il Corriere dello Sport, Il Tempo, Il Romanista, Corriere della Sera, Repubblica)

Svilar 6.21
Mancini 8.35
Ndicka 5.92
Hermoso 6.71
Celik 6.35
Pisilli 6.28
El Aynaoui 6.85
Wesley 5.21
Cristante 6.85
Dybala 7.14
Malen 6.42

Rensch 6.35
El Shaarawy 6.14
Ziolkowski 6.25
Soulé 6.50
Dovbyk 6.50

Gasperini 7.57


LA GAZZETTA DELLO SPORT

Svilar 6
Mancini 8
Ndicka 6
Hermoso 6.5
Celik 6
Pisilli 6
El Aynaoui 6.5
Wesley 5
Cristante 7
Dybala 7
Malen 6

Rensch 6
El Shaarawy 6
Ziolkowski S.V.
Soulé S.V.
Dovbyk S.V.

Gasperini 7.5


IL MESSAGGERO

Svilar 6
Mancini 8
Ndicka 6.5
Hermoso 6.5
Celik 6
Pisilli 6
El Aynaoui 6.5
Wesley 5
Cristante 7
Dybala 7
Malen 6

Rensch 6
El Shaarawy 6
Ziolkowski S.V.
Soulé S.V.
Dovbyk S.V.

Gasperini 8


CORRIERE DELLO SPORT

Svilar 6
Mancini 8
Ndicka 5.5
Hermoso 6.5
Celik 6.5
Pisilli 6
El Aynaoui 7
Wesley 4.5
Cristante 7
Dybala 7
Malen 6.5

Rensch 6.5
El Shaarawy 6
Ziolkowski S.V.
Soulé 6
Dovbyk S.V.

Gasperini 7


IL TEMPO

Svilar 6.5
Mancini 9
Ndicka 5.5
Hermoso 7
Celik 6.5
Pisilli 6
El Aynaoui 7
Wesley 5.5
Cristante 6.5
Dybala 7
Malen 6.5

Rensch 6.5
El Shaarawy 6
Ziolkowski 6
Soulé S.V.
Dovbyk S.V.

Gasperini 7


IL ROMANISTA

Svilar 7
Mancini 9
Ndicka 6.5
Hermoso 8
Celik 7.5
Pisilli 7
El Aynaoui 7.5
Wesley 6.5
Cristante 7.5
Dybala 8
Malen 7.5

Rensch 7
El Shaarawy 7
Ziolkowski 6.5
Soulé 7
Dovbyk 6.5

Gasperini 9


LA REPUBBLICA

Svilar 6
Mancini 8
Ndicka 5.5
Hermoso 6
Celik 6
Pisilli 7
El Aynaoui 6.5
Wesley 5
Cristante 6.5
Dybala 7
Malen 6.5

Rensch 6
El Shaarawy 6
Ziolkowski S.V.
Soulé S.V.
Dovbyk S.V

Gasperini 7


CORRIERE DELLA SERA

Svilar 6
Mancini 8.5
Ndicka 6
Hermoso 6.5
Celik 6
Pisilli 6
El Aynaoui 7
Wesley 5
Cristante 6.5
Dybala 7
Malen 6

Rensch 6.5
El Shaarawy 6
Ziolkowski S.V.
Soulé S.V.
Dovbyk S.V.

Gasperini 7.5

ROMA-LAZIO: le probabili formazioni dei quotidiani. Ballottaggio Soulé-El Aynaoui al posto di Koné

Alle 12:00 la Roma affronterà la Lazio di Sarri senza Motta, Patric, Romagnoli (squalificato) e Zaccagni. Sfida importantissima per la corsa Champions che si giocherà in un Olimpico tutto giallorosso, con Gasperini che potrà contare su quasi tutto il gruppo a disposizione, a parte Koné (ancora in dubbio) e Zaragoza. Gasperini, in assenza del francese, si schiera con il 3-4-1-2, con Cristante Alle spalle di Malen e Dybala. Pisilli, al suo primo derby da titolare, in coppia con El Aynaoui o Cristante (in questo, con il capitano della Roma a centrocampo, si tornerebbe al 3-4-2-1 con Soulé che sostituirebbe Neil)

LE PROBABILI FORMAZIONI DEI PRINCIPALI QUOTIDIANI

CORRIERE DELLO SPORT (3-4-2-1): Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso; Celik, Cristante, Pisilli, Wesley; Dybala, Soulé; Malen.

GAZZETTA DELLO SPORT (3-4-1-2): Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso; Celik, El Aynaoui, Pisilli, Wesley; Cristante; Dybala, Malen.

IL MESSAGGERO (3-4-1-2): Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso; Celik, El Aynaoui, Pisilli, Wesley; Cristante; Dybala, Malen.

IL TEMPO (3-4-2-1): Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso; Celik, Cristante, Pisilli, Wesley; Dybala, Soulé; Malen.

CORRIERE DELLA SERA (3-4-1-2): Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso; Celik, El Aynaoui, Pisilli, Wesley; Cristante; Dybala, Malen.

IL ROMANISTA (3-4-1-2): Svilar; Mancini, Ndicka, Hermoso; Celik, El Aynaoui, Pisilli, Wesley; Cristante; Dybala, Malen.

Roma, c è il derby Dybala con Malen, Gasp: “Giochiamo contro noi stessi”

mezzogiorno di fuoco, (…) con il derby di Roma che più di tutte le altre gare ha creato malumori per via della finale degli Internazionali che si svolge a poche centinaia di metri alle 17. La mediazione trovata fra le istituzioni sull’orario, piaccia o meno, si traduce in una grande abbuffata per la qualificazione in Champions League. Cinque squadre (Napoli, Juve, Milan, Roma e Como) si giocano tutto negli ultimi 180′ della stagione. Un posto nell’Europa che conta significa prestigio ma anche una significativa boccata d’ossigeno alle casse dei club.
Ore 12, il pranzo della domenica è molto ricco. “La Lazio farà di tutto per rovinarci la frittata“, dice Gian Piero
Gasperini
. È che dall’altra parte Maurizio Sarri, regolarmente in panchina nonostante la protesta contro l’orario del match, ha perso un bel po’ di ingredienti: fuori causa Zaccagni, oltre a Romagnoli per squalifica, ieri ha dato forfait anche il portiere Motta. Considerato che il titolare Provedel è da tempo ko, in porta andrà Alessio
Furlanetto, 24 anni, debuttante assoluto, ultima presenza in un Fermana-Olbia (Serie C) del 2 marzo 2024. La Roma ci crede, pure se l’allenamento della viglia ha tolto Koné a Gasperini. “Ma ora giochiamo contro noi stessi — ha detto il tecnico della Roma —. Abbiamo motivazioni più vere e forti rispetto alla Lazio, siamo in corsa per un obiettivo che fino a poco tempo fa pareva difficilissimo. Intanto, siamo matematicamente in Europa League ed è un bel traguardo“. Traguardo che però la Roma ha centrato già in sei delle ultime sette stagioni. Il vero salto sarebbe la Champions, lo sanno bene pure i Friedkin. Il vicepresidente Ryan è in città da inizio settimana e dorme dentro il centro sportivo: “La sua presenza è fondamentale — ha detto Gasperini —, quando c’è tutto funziona meglio. C’è meno gente che riporta le cose, la decisioni sono veloci, c’è possibilità di avere rapporti diretti, senza intermediari, che volontariamente o involontariamente cambiano un po’ le
opinioni
“. È l’ennesima frecciata al fu Claudio Ranieri. (…) Con Dybala vicino al rinnovo: “C’è la volontà. E sono fiducioso anche per Pellegrini e Celik“, ha aggiunto Gasp. Ma la frittata va cucinata oggi, per il futuro c’è tempo.

(corsera)