Meritiamo Verona città aperta

II rischio peggiore è l’assuefazione. Alle ingiustizie non ci si abitua mai, ma ormai sembra quasi la normalità non vedere più in trasferta i tifosi romanisti provenienti dalla
Capitale. Sono trascorsi esattamente quattro mesi dall’ultima volta: Torino, 18 gennaio scorso. Era il giorno dell’esordio di Malen in giallorosso, per intendersi.
(…) Circostanza che andrebbe inserita fra le miriadi di difficoltà affrontate nei mesi scorsi, insieme con infortuni, lacune di rosa e diatribe societarie. E allora, ci si chiederà? Allora riaprite Verona. Mettete fine a un assurdo, indiscriminato, anticostituzionale, oltremodo afflittivo divieto. Si sarebbe ancora in tempo (peraltro dopo aver deciso la data del derby giovedì sera, anche questo campo ha azzerato ogni motivazione). Riapritela perché in nessun Paese civile molti pagano in vece (e in-
vece) di pochi. Riapritela perché in nessuno Stato di diritto vengono chieste e tantomeno applicate
“pene esemplari”, ma semmai sanzioni giuste e commisurate al tipo di reato commesso. E una scaramuccia senza conseguenze su persone e cose – per quanto esecrabile – non può valere un divieto per un’intera stagione. Meno che mai per chi non era presente. (…) Riportatele davvero le famiglie allo stadio. Tutte, non soltanto quelle residenti in altre parti d’Italia. E fatelo perché un altro dei ritornelli che siamo stati costretti a sorbirci ciarlava di “discriminazioni territoriali” a proposito di semplici cori esistenti dà almeno mezzo secolo, ma quando si tratta di limitare la libertà allora va tutto in cavalleria. Riaprite Verona ai romanisti perché perfino la tifoseria di casa, attualmente ostile alla nostra, lo vorrebbe. Perché nessuna tifoseria degna di questo nome trova soddisfazione nei divieti appioppati alle altre. Siano amiche o avversarie. (…) Riapritela perché la Roma merita di avere uguale trattamento delle altre e già in Europa League ha scontato amaramente le disparità. Riapritela perché i romanisti sparsi nel resto della Penisola e nel resto del mondo, liberi di seguire la squadra amata come dovrebbe valere per chiunque altro, hanno anche il sacrosanto diritto di sentirsi parte di un popolo, ricongiungendosi a chi ha dovuto sottostare per mesi all’assurda restrizione. Riapritela perché dopo il grottesco rimpiattino pre-derby su data e orario della sfida, avete l’occasione per mostrare che qualcosa di sensato si può ancora portare a compimento. Soprattutto se esistono velleità di organizzazione di grandi eventi.
Riapritela, per rivedere stadi pieni non soltanto di comparse, ma di tifosi veri.

(Il Romanista)

Gasperini-Ranieri come Allegri-Ibra. È un Diavolo alla romana

C’è una qualche analogia tra lo scontro avvenuto nella Roma tra Ranieri (rappresentante della proprietà) e Gasperini con decisione finale del club di schierarsi dalla parte del tecnico e liquidare invece la figura di riferimento rimasta cara nel cuore dei tifosi e ciò che sta accadendo dentro le viscere del Milan. Gerry Cardinale, piombato a sorpresa a Genova per assistere alla sfida decisiva per rientrare nella corsa Champions, dopo aver citato nell’intervista per tre volte il rapporto con Allegri, si è seduto in tribuna tra Calvelli, Tare e Furlani. Assenti, nell’occasione, in modo significativo sia Ibra (col quale Max ha rotto i rapporti) che Moncada, entrambi mai più visti a Milanello durante gli ultimi mesi. Una differenza però c’è, va segnalata ed è la seguente: al contrario di Ranieri, Ibra è un socio di Cardinale in Red-Bird avendo versato una quota del patrimonio personale. (…) Ibra trascorrerà 45 giorni negli Usa perché ha assunto il compito di commentatore televisivo dei prossimi mondiali di calcio. Come può occuparsi del Milan stando via dall’altra parte del mondo per 45 giorni, quelli decisivi per impostare la prossima stagione con relativo calciomercato? Non solo. Prima di riprendere il volo per Londra, sempre Cardinale, avendo ascoltato il commento di Max a fine partita (“le parole di Gerry hanno prodotto una energia positiva“), ha ammesso di aver molto apprezzato. Ecco perché comunque il tema resterà vivo oltre la sfida di domenica sera con il Cagliari. Perché Allegri, con la Champions in tasca, farebbe scattare l’opzione per il rinnovo automatico di un altro anno: quindi resterebbero da liquidargli due stipendi al completo, un peso finanziario notevole qualora si decidesse di chiudere l’esperienza con il tecnico livornese. (…) Il gruppo squadra va alimentato con acquisti di grande valore per competere in Europa. Nel frattempo c’è da registrare l’ennesima indiscrezione proveniente dagli Usa secondo cui Cardinale, entrato con Red-Bird in Paramount, avrebbe aperto all’ingresso nel club rossonero della famiglia di Larry e David Ellison che vorrebbe dire avere al fianco un socio di grande e certificata solidità finanziaria.

(Il Giornale)

Verso Verona: brutto stop per N’Dicka, Koné spera nel recupero. Meno chance per Pellegrini

IL TEMPO (G. TURCHETTI) – Un’assenza certa e due calciatori i dubbio. Così la Roma si avvicina a Verona. Stagione finita per N’Dicka, che spera di recuperare in tempo per il Mondiale. Gli esami a cui si è sottoposto il centrale ivoriano, infatti, hanno evidenziato una lesione di secondo grado del bicipite femorale della gamba destra. Dovrà restare fermo ai box circa quattro settimane e rischia seriamente di saltare la prima gara al Mondiale della sua Costa d’Avorio, che esordirà il 15 giugno contro l’Ecuador. La certezza è che Gasperini dovrà fare a meno di uno dei pilastri della difesa giallorossa nell’appuntamento con il Verona. Spera di recuperare, invece, Koné, che ha assistito al derby dalla tribuna dopo il problema muscolare avvertito nel corso della rifinitura. Si tratta di un sovraccarico funzionale per il centrocampista francese, le cui condizioni saranno valutate giorno dopo giorno. Qualche dubbio in più sulla presenza di Pellegrini a Verona per la gara che potrebbe spedire la Roma in Champions League. Il numero sette giallorosso, in un primo momento, sperava di recuperare per la sfida con il Parma dopo l’infortunio del 10 aprile con il Pisa. Alla fine, Pellegrini non è stato convocato neanche per il derby a seguito di un’infiammazione sulla cicatrice del bicipite femorale lesionato. Ad oggi, appare piuttosto complicato un recupero per l’ultima giornata di campionato. Dopo un giorno di riposo, la Roma tornerà ad allenarsi oggi pomeriggio a Trigoria, dove andranno valutate anche le condizioni di Venturino, assente contro la Lazio. Le assenze di N’Dicka e dello squalificato Wesley costringeranno Gasperini a ridisegnare la squadra a Verona, con Ghilardi e Rensch che scalpitano per una maglia da titolare.

Pietralata, il Tar boccia ancora i No Stadio. Ok all’iter seguito sugli alberi abbattuti

Respinto. Il Tar respinge l’ennesimo ricorso presentato dai No Stadio dichiarando «infondati» i motivi dell’opposizione. Parliamo del ricorso sulla questione taglio degli alberi, il quinto in sequenza, che i No Stadio hanno presentato per chiedere lo stop al lavori, gll scavi archeologici. (…) Vediamo, allora, come i giudici amministrativi – a presiedere il collegio era lo stesso presidente del Tar Lazio di. Roma, Roberto Politi, che aveva accordato la sospensiva d’urgenza alcuni giorni fa – hanno affrontato la questione e risposto alle “preoccupazioni” dei No Stadio. Fondamentalmente i No Stadio – sono 20 i firmatari del ricorso – hanno chiesto di annullare l’autorizzazione degli uffici comunali che consente ai tecnici della Roma di tagliare gli alberi, 26 in totale, nelle aree dove sono appena terminati i sondaggi archeologici. I 12 alberi, in realtà, sono già stati tagliati. Manca ancora alla Roma l’autorizzazione al taglio di altri 14 alberi che, però, ricadono in aree di competenza della Regione Lazio. (…) Ovviamente, dall’altro lato Campidoglio e As Roma hanno sostenuto la piena legittimità di quanto fatto fin ora e dell’iter seguito sostenendo, inoltre, la mancanza di legittimità a presentare il ricorso da parte dei No Stadio. Su quest’ultimo aspetto, i giudici amministrativi di primo grado, hanno deciso che i No Stadio hanno il diritto di presentare ricorso. Ma, per il resto, “il ricorso e i motivi aggiunti sono comunque infondati nel merito e, pertanto,
vanno respinti
“. I giudici – dopo aver ripercorso tutto il lungo iter seguito e le garanzie di rispetto delle norme ambientali e paesaggistiche incluse le previsioni di compensazione per gli alberi tagliati – hanno evidenziato come “L’attività di abbattimento è stata parzialmente eseguita, nel senso che sono stati abbattuti 12 esemplari (sui 26 pre-ventivati), mentre per quanto riguarda i “restanti 14 esemplari arborei” per i quali è stato autorizzato l’abbattimento “la stessa
Amministrazione ha deciso di non effettuare alcun taglio “sino al completamento delle attività di ricognizione di potenziale “area boscata” allo stato in corso
“.
Scrivono ancora i giudici; “È provato che l’abbattimento delle alberature è stato sinora eseguito, nel numero di 12 esemplari, esclusivamente” in una particella catastale, la 95, mentre il taglio previsto sulle particelle “89 e 287 non risulta ad oggi effettuato“. Per i Tar, quindi, “Ne deriva che le particelle 93, 95, 292, 295 e 965, oggetto dell’atto impugnato, sono prive di interesse a fini di tutela boschiva; e che le restanti particelle indicate nell’atto di assenso (nn. 89 e 287) sono rimaste inviolate“. Da quanto filtra, l’intenzione dei No Stadio è quella di ricorrere al Consiglio di Stato. (…) Ricorsi che hanno avuto un costo stimabile in 4.800 euro di soli contributi ai tribunali (600 euro per ogni Tare 900 per il Consiglio di stato), più le parcelle (il patrocinio gratuito è ammesso solo per il penale).

(Il Messaggero)

Jannik e Gasp, re di Roma

Calma, Carota Boys! Non dico che Sinner e Gasperini appartengono allo stesso cielo sportivo. Ci mancherebbe.
Jannik è il numero 1 al mondo, Gian Piero quarto in Italia. Faccio solo notare che, a poche ore e a pochi metri di distanza, hanno conquistato Roma. Nella stessa domenica e, in fondo, con le stesse armi. Cosa ripetono i tennisti, sconfitti e stremati? “Sinner non ti fa respirare…“. La stessa sensazione che provano gli avversari di Gasp, da quando ha brevettato il suo calcio feroce, uomo contro uomo. Pressing. (…) Il rumore della pallina di Sinner è diverso: scoppia. Gasperini ha spiegato: “Quando giochiamo all’estero, il pallone fa un suono diverso, perché lo colpiscono in modo più secco. Io educo quei passaggi forti, la palla deve volare“. (…) Jannik la chiama “ossessione del lavoro“. A Trigoria, come ieri a Zingonia, i calciatori leggono un cartello invisibile: “Lasciate ogni speranza voi che entrate“. Non c’è alternativa alla fatica per chi vuole pressare sempre e migliorarsi. Le differenze sono tante, ovvio, età, carattere… Sinner non ha mai il braccino, Gasp ha sempre i braccetti. Jannik, conciliante, non ha mai risposto a un’offesa di Kyrgios. Gasp, spigoloso, ha lanciato un panino dal finestrino a un tifoso che lo insultava. La Volpe Rossa e l’Orso Bianco. Incoronati a Roma nello stesso giorno.

(gasport)

Simonelli: “Quanto rumore per nulla. Complimenti al tennis, ma il calcio merita rispetto”

IL CORRIERE DELLA SERA (M. COLOMBO e D. DALLERA) – Il calcio italiano non sta attraversando la sua età dell’oro. L’ultimo pasticcio, finito nei titoli del tg, è stata la sovrapposizione fra il derby di Roma e la finale degli Internazionali di tennis. “Non c’è stato da parte nostra un errore di programmazione perché i due eventi hanno serenamente convissuto” spiega il presidente della Lega di serie A, Ezio Simonelli.

Eppure ieri ancora una volta il presidente della Federtennis, Angelo Binaghi, non ha usato toni leggeri verso il calcio. Ha dichiarato che “non può essere una casualità il derby di Torino in concomitanza con le Finals e Roma-Lazio durante la finale di Sinner…”. Cosa replica?
Respingo con fermezza il sospetto, non può essere un problema organizzare nella stessa città due eventi a distanza di poche ore. Quando compiliamo il calendario usiamo un software super sofisticato (utilizzato anche da Ligue 1, Liga, Nfl e Nba) in cui immettiamo circa 400 vincoli non solo sportivi ma anche territoriali. In occasione delle Atp Finals di Torino, abbiamo anticipato Juve-Toro al sabato. A Roma la collocazione naturale del derby sarebbe stata la domenica sera, peccato che dallo scorso derby di andata, lo stesso prefetto avesse vietato per motivi di sicurezza di giocare la sera. Il sabato non si sarebbe potuto giocare perché la Lazio era reduce dalla finale di Coppa Italia e avevamo fissato da settimane il derby di Roma nell’unico orario disponibile: alle 12.30 della domenica. Ritenevamo, a ragione, che non ci sarebbero stati problemi di deflusso visto che la finale del tennis sarebbe stata alle 17“.

Il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, è stato ancora più duro: la Lega prende decisioni che danneggiano la città, ha auspicato dimissioni dei responsabili.
Lo invito a parlare di argomenti che conosce. La verità è che tutti cercano visibilità attraverso il calcio, lo capisco“.

Nemmeno Sarri è stato tenero. Ha parlato di incapacità di gestire il calcio italiano.
Lo stimo come tecnico ma forse gli sfugge che il programma delle partite dipende soprattutto dalle tv, le cui esigenze non si possono testardamente contestare visto che forniscono i proventi per pagare gli stipendi di allenatori, calciatori e di tutto il sistema. Ai prossimi Mondiali alcune gare si disputeranno all’ora di pranzo, con temperature più calde di domenica scorsa a Roma. Peraltro l’orario delle 12.30 in Italia è l’unico slot possibile per catturare spettatori in Oriente. E facile pontificare quando non si conoscono le cose nel dettaglio“.

Ma è così complesso organizzare il calendario?
Non si ha idea della difficoltà. Ad esempio il 13 marzo 2027 ci sarà il Sei Nazioni, il giorno dopo la Maratona di Roma. Nella settimana precedente e quella seguente le coppe europee. Cosa facciamo? Impediamo a Roma o Lazio di giocare? Come presidente della Lega ho l’obbligo di tutelare le esigenze dei tifosi. È ciò che ho spiegato anche al prefetto di Roma“.

Cioè?
Con il provvedimento con cui aveva determinato lo slittamento del derby alle 20.45 del lunedì e per il principio della contemporaneità anche delle altre 4 sfide di squadre in corsa per la Champions, avrebbe obbligato 300 mila tifosi a seguire i match spostandosi in un giorno feriale: ci sarebbero stati danni sportivi, sociali ed economici“.

Non invidia Binaghi per i successi del tennis?
Tra noi c’è stima reciproca, gli faccio i complimenti per lo straordinario lavoro che ha svolto negli ultimi 25 anni che ha portato non solo ai trionfi di Sinner e del doppio con Bolelli e Vavassori domenica. Ma ci vuole rispetto per il calcio e per i professionisti che ci lavorano“.

In questo momento il tennis vi ha rubato la scena?
Binaghi è orgoglioso e io con lui dei risultati che ha ottenuto, ha un campione e un gruppo di atlete e atleti che fanno da volano al movimento. Ma il calcio è un’altra cosa, domenica a Milano c’erano in giro 400 mila tifosi che festeggiavano pacificamente. In ogni caso non sento alcuna rivalità con il tennis“.

Anche il ricorso al Tar le ha causato una scia di polemiche. Pentito?
Direi proprio di no! Tutti mi dicevano che avremmo perso il ricorso, ma la Lega ha portato avanti con determinazione e fermezza le proprie istanze.
Alla fine abbiamo avuto ragione perché i due eventi si sono svolti senza il benché minimo incidente; il plauso va quindi anche alle forze dell’ordine di Roma che hanno dimostrato, anche con il nostro aiuto, di saper gestire due grandi manifestazioni nello stesso giorno
“.

Non ha il timore che in futuro altre autorità locali possano intervenire?
Vorrei chiedere a prefetti e questori di lasciare a noi l’organizzazione del calendario. Le esigenze di ordine pubblico hanno la priorità, ma auspico che in futuro non ci siano altri eccessi di prudenza“.

Come Lega, non si sente di fare neanche un minimo di autocritica?
Tutto si può migliorare, ma sarebbe ingeneroso accanirsi verso professionisti che si occupano con esperienza da anni del calendario e che anche in questa occasione hanno dato prova di saper gestire“.

Con quale spirito archivia la vicenda?
Molto rumore per nulla. Mi è dispiaciuto non aver aderito all’invito di Binaghi alla finale, ma ero a Milano per la premiazione dell’Inter. Andrò a Torino per le Finals, e mi auguro che lui venga ad assistere con me a qualche nostra partita“.

Caccia all’oro: dai rinnovi al mercato estivo, il futuro preoccupa meno. Ma almeno un big è a rischio

Forse ha ragione Gasperini. Che non essendo un ragazzino di primo pelo, ricorda bene una delle massime di Trapattoni: “Non dire gatto se non ce l’hai nel sacco“. Così ieri, quando il tifoso romanista Dario – incrociato in un Bar dei Parioli – gli ha riferito come per il prossimo anno, alludendo chiaramente alla Champions, si sia preso liberi sia i martedì che i mercoledì, il tecnico ha replicato in modo divertito e scaramantico. Fatta questa premessa, la Roma – tornata padrona del proprio destino – da tempo però ragiona sugli scenari che possono aprirsi arrivando tra le prime quattro. (…) Secondo una stima del quotidiano economico Milano e Finanza, i Friedkin di partenza incasserebbero 43,5 milioni. Questi sono i soldi garantiti, soltanto per essersi qualificati, ai quali poi vanno aggiunti quelli del percorso europeo. Ogni vittoria nella fase a gironi garantisce infatti ulteriori premi Uefa (2,1 milioni a vittoria, 700mila euro per il pareggio nel 2026), così come il passaggio del turno (Atalanta e Juve, oltre al milione per essersi piazzate nella fascia dal 9° al 16° posto ne hanno incassati altri 11) e l’accesso alle fasi finali. A questi vanno poi sommati gli incassi da stadio: con quattro partite casalinghe garantite nella League Phase, la stima (tra abbonamenti, biglietti messi in vendita più le inevitabili strategie commerciali del club) è di altri 3,5-4 milioni a partita per un totale che oscilla tra i 14 e i 16 milioni. Ma arrivare quarti, potrebbe anche abbassare leggermente la soglia delle plusvalenze, grazie alla quota legata alla posizione finale in campionato (la differenza con il sesto posto ad esempio è di 2,5 milioni) più 5 milioni circa garantiti di bonus sponsor. (…) La Roma dovrà comunque affrontare il discorso delle plusvalenze da attuare entro il 30 giugno e qui – al di là della soglia leggermente più bassa da raggiungere – lo scenario non cambia. Almeno uno, presumibilmente due, saranno i pezzi da 90 che il club dovrà sacrificare sull’altare del Settlement Agreement. Ora, però, il futuro incute meno timore. Perché oltre ai soldi che la società aveva già garantito (…) ci sono questi 43,5 milioni di base che potenzialmente arrivano quantomeno a 60 (per poi lievitare ulteriormente a seconda dei risultati sul campo) che fanno tutta la differenza del mondo. Capitolo rinnovi: per Dybala se ne parlerà la prossima settimana, Pellegrini aspetta di essere chiamato, con Celik si sta parlando da tempo. Ma chi dovrà occuparsi della ricostruzione del club sotto l’input tecnico dell’allenatore? Il favorito, considerando il muro resta D’Amico. Occhio però a Paratici: la sua permanenza a Firenze non è più così scontata. Entrambi hanno il gradimento di Gasp. Ma non basta. Perché c’è anche un settore giovanile da affidare (Michele Sbravati, ora alla guida della Juve, è il nome individuato ma per problemi personali ha preso tempo) e una sezione scouting da implementare e dirigere. Gli ultimi incontri conoscitivi vedono in pole Michele Fratini che il 26 di questo mese riceverà l’ennesimo premio come Talent Scout in Umbria. La nuova Roma sta nascendo. Ora, però, domenica a Verona niente scherzi.

(Il Messaggero)

Cristante, Pellegrini e Mancini: il riscatto della vecchia guardia (che però per vincere non basta)

Ebbene sì, adesso il traguardo è Ii, lo si può toccare con mano. Basta una vittoria domenica a Verona e la Roma potrà tornare a viaggiare in Champions, tra le grandi, con le grandi. Ma grande, lei, ancora non lo è. E chiariamolo subito, questa rosa non basta, serve di più, manca qualità, spessore, ricambi di livello più alto. Ci penserà Gasperini a suggerire situazioni e uomini per fare un salto in avanti, per non sfigurare in Champions e per lottare per traguardi diversi in campionato, come ha suggerito Gasp in quel “mi sono dato tre anni per vincere“. (…) Tutte vengono da un mercato pirotecnico, ma pericoloso. Vedi la Juve, che ha sbagliato tutti gli attaccanti, poi il Milan che non aveva un centravanti e si è retta su un calciatore, sì eccezionale, ma di 40 anni, vedi pure l’Atalanta che ha perso Retegui e soprattutto Gasperini, che non è roba di poco conto. (…) E infine, la Lazio. Che senza mercato ha guidato con la benda negli occhi. A Roma c’era solo tanta stanchezza, una mal sopportazione di chi c’era e c’è ancora, ritenuto responsabile dei risultati modesti di questi anni, dimenticando chi non c’è più e non facciamo i nomi per decenza. Sono passati allenatori grandi (Mourinho), di belle speranze (De Rossi), esperti (Ranieri), sbagliati (Juric), eppure il risultato non è cambiato: Conference, massimo Europa League, lo scudetto un’utopia. L’obiettivo è stato puntato su chi c’è dal 2018, i vari Cristante, Mancini, Smalling, che via via si aggiungevano ai vari El Shaarawy, Zaniolo, Pellegrini, Kolarov, Dzeko. Quei tre ci sono ancora oggi e non hanno giocato da soli in questi anni, ma pure con illustri colleghi come Spinazzola e Dybala, come Lukaku e Pedro (proprio lui), come Mikhaitaryan, Abraham e Matic, giusto per fare qualche nome che in teoria avrebbe dovuto alzare la qualità. Come sarebbe dovuto accadere dopo con Soulé, Dovbyk, Paredes, Ndicka e, in teoria, Renato Sanches. Solo Mancini, ElSha, Cristante e Pellegrini oggi possono prendersi la rivincita, perché loro qui stanno dalla prima ora. E in parte, con loro, anche Dybala che è arrivato nell’estate del 2022. La stessa rivincita se la presero personaggi – sicuramente più forti dei calciatori attuali – come Candela, Cafu, Tommasi, Delvecchio, Aldair e Zago che, da tutti erano considerati a fine ciclo dopo gli anni non eccezionali vissuti con Mazzone, Carlos Bianchi e Zeman, quando la Roma non era mai da corsa. E va considerata pure la prima stagione di Capello, finita con lo scudetto della Lazio e con la Roma malinconicamente al sesto posto. (…) Capello, insieme con il presidente Sensi, decisero di investire sui pezzi pesanti, non lasciando partire nessuno o quasi dei contestati (molti di loro avevano già le valigie piene, pronti a partire), e sono state dure anche certe “consultazioni” nel ritiro di Kapfenberg. Morale della favola, che tutti conoscono: arrivarono Batistuta, Emerson e Samuel. E la Roma vinse lo scudetto. Tutti idoli, allora. In un attimo. A volte il mondo è in base a come lo guardi.

(Il Messaggero)

Fattore Gasperini

IL TEMPO (L. PES) – Crederci fino alla fine. È sempre stato questo il motto di Gasperini, anche nei momenti più difficili. E la sua Roma l’ha seguito con fiducia e determinazione fino a guadagnarsi la possibilità di tornare in Champions senza dipendere dai risultati di nessuno. «Sua» perché in una stagione è riuscito con merito a portare tutti dalla sua parte: squadra, tifosi e proprietà. Una dimostrazione di fiducia arrivata dopo l’addio di Ranieri che ha certificato la centralità dell’allenatore di Grugliasco nel presente e nel futuro del club. Da quel momento la Roma ha vinto tutte la partite tornando, dopo i risultati del weekend, al quarto posto e con la possibilità vincendo a Verona di tornare nell’Europa dei grandi. Un bivio che sicuramente ha influito per la serenità all’interno di Trigoria, ma che sicuramente non può essere l’unico motivo della rincorsa Champions a tinte giallorosse. Oltre a recuperare calciatori importanti come Soulé, Wesley, Koné e Dybala, Gasperini si è dimostrato uomo da rush finale del campionato. Spesso gli era riuscito anche a Bergamo dove aveva strappato un posto tra le prime quattro sempre negli ultimi turni, e ora potrebbe accadere la stessa cosa. Dopo la sosta di marzo, infatti, il rendimento giallorosso è stato ai limiti della perfezione: una sconfitta (alla prima contro l’Inter), un pareggio e cinque vittorie di cui quattro consecutive da Bologna in poi con quindici gol fatti e tre subiti. Ruolino di marcia che ha permesso di recuperare, dalla 32ª giornata in poi, nove punti al Milan, sei al Como e cinque alla Juve. Proprio dopo gli scontri diretti contro Spalletti e Fabregas in molti avevano ormai quasi escluso la Roma dalla rincorsa alla Champions, ma Gasperini non ha mai smesso di crederci. Anzi. Per qualche settimana, probabilmente, è stato l’unico. Il merito più grande resta quello di essere riuscito a portarsi dietro anche la squadra che gara dopo gara ha cominciato a credere davvero nel sogno recuperando anche pezzi importanti sul campo. Non solo a Trigoria, però, perché Gasp ha sempre tenuto alta la tensione anche a livello comunicativo. “I posti Champions si assegnano all’ultima giornata” spesso ha ripetuto nelle varie conferenze stampa, probabilmente con l’esperienza di chi dal 2019 in poi l’ha centrata ben cinque volte con l’Atalanta. Voleva accelerare sin dal primo anno, anche se la società non gli aveva chiesto esplicitamente il piazzamento nelle prime quattro. E così potrà essere se domenica sera a Verona arriveranno tre punti (ne potrebbero bastare meno ma in questi casi pensare alle combinazioni non conviene mai), in una stagione che sarebbe speciale e dove il tecnico, al primo anno nella Capitale, riuscirebbe ad andare oltre le aspettative per cercare di attaccare le prime già dal prossimo anno.
Per questo accanto al futuro immediato che dice Verona, c’è un futuro più ampio da programmare e in questi giorni con la presenza di Ryan Friedkin a Trigoria il tutto sta prendendo una forma. Dai rinnovi di contratto al mercato fino al direttore sportivo. Con la testa a Verona ma cercando di gettare le prime basi per il domani. Per quanto riguarda il ds, al momento, restano caldi i nomi di D’Amico, Sogliano, Tognozzi e Giaretta. Con i prossimi giorni che potrebbero dare risposte importanti.

La cultura della vittoria

Eppure è cosi semplice… Domenica 17 maggio, Torino, ore 11 e 59 Spalletti ha rinnovato da poco ma è ugualmente preoccupato perché sa che se la squadra va sotto ci resta. Comolli è tranquillo, sua moglie pure, John Elkann ha un problema in meno, il tifoso della Juve è comunque soddisfatto: qualche milione arriverà dalla Champions e Bernardo Silva potrebbe aggiungersi presto. (…) Domenica 17 maggio, Genova, ore 11 e 59. Allegri è pronto ad andarsene: il quinto posto gli garantisce l’Europa League e l’esonero. Tare vorrebbe menare qualcuno, Max lo trattiene. (…) Domenica 17 maggio, Roma, ore 11 e 59. Gasperini si aspetta le parate di Furlanetto che non gioca da due anni. l’eventuale sesto posto gli ridurrebbe i crediti nei confronti di Ryan Eriedkin, nuovo tenutario della Roma. Dybala senza Champions si vede più lontano. Lotito sogna di vincere alla faccia dei protestanti. Domenica 17 maggio, intorno alle 14 a Torino, Genova, Parma e Roma. Il ciclone Mandrandour s’è appena abbattuto sull’Allianz Stadium, mentre a Genova i Tare Boys hanno cambiato il corso della storia. Spalletti adesso è in discussione e vuole parlare con John perché Comolli è più traballante di lui, qualcuno ha addirittura il coraggio di criticare Yildiz. (…) Allegri è di nuovo terzo e può decidere se riammettere, o meno, Ibra nello spogliatoio oppure salutare. Allegramente. (…) Giuntoli è fermo all’autogrill tra Milano e Bergamo. (…) Gasperini balla il reggaeton con Mancini, Ryan incredibilmente sorride e Dybala chiama Oriana per dirle che forse la figlia compirà un anno a Roma. (…)

(corsport)