VIDEO – Mourinho ci ricasca: perde la testa e mette la mano sul volto a Buruk. Era già successo in un Real Madrid-Barcellona

José Mourinho ancora una volta protagonista. Non in positivo questa volta. Al termine della gara di Coppa di Turchia persa 1-2 dal suo Fenerbahçe contro il Galatasaray, il tecnico portoghese è andato a contatto con l’allenatore avversario Okan Buruk. L’ex giallorosso ha messo la mano sul viso di Buruk che è caduto a terra subito dopo il contatto.

In precedenza le due panchine erano già entrate in contatto: animi tesi per tutta la durata del match, terminato infatti con 9 ammoniti e tre espulsioni, due per il Galatasaray e una per i padroni di casa.

Al termine del match l’ex allenatore della Roma ha deciso di non commentare quanto avvenuto dopo il fischio finale.

Lo “Special One” era stato già protagonista di un fatto simile in un famosissimo Real Madrid-Barcellona del 2011.

Mourinho recupera i diritti sul proprio nome: per 20 anni è stato un marchio di proprietà del Chelsea

Per gli ultimi vent’anni, i diritti legali sul nome “José Mourinho” non sono appartenuti al diretto interessato, bensì al Chelsea FC. Il club londinese lo aveva registrato come marchio il 4 aprile 2005, sfruttandolo ampiamente per il merchandising ufficiale. Questa particolare situazione sta per concludersi.

Come riportato dalla testata britannica, la licenza ventennale scadrà il prossimo 4 aprile e la nuova proprietà del club ha deciso di non procedere al rinnovo. L’ex tecnico della Roma rientrerà così in pieno possesso dei diritti sul proprio nome, libero di utilizzarlo commercialmente come meglio crede. Rimane tuttavia un piccolo dettaglio: il Chelsea detiene ancora i diritti sulla sua firma autografa, ma solo fino a novembre 2025.

(dailymail.co.uk)

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Perotti: “Seguo la Roma, è da Champions. Totti era magia pura. Gasperini mi ha cambiato la carriera”

GAZZETTA.IT – Diego Perotti si racconta da Roma, dove vive e dove ha lasciato un pezzo di cuore calcistico. Pochi calciatori sono rimasti impressi nella memoria collettiva per un gesto tecnico specifico come Diego Perotti e i suoi rigori calciati camminando, quasi fermandosi, sfidando la tenuta nervosa di portieri e tifosi. Oggi, a 36 anni, riavvolge il nastro di una carriera intensa, illuminata da giocate sopraffine ma anche tormentata da un fisico troppo fragile.

Partiamo proprio da qui, dalla Roma. La segue ancora?

È praticamente l’unica squadra che guardo giocare, sono innamorato di Roma e della Roma. Vedo tutte le partite. Ha una squadra da Champions e lì merita di stare. Credo che per raddrizzare la stagione non servisse niente di speciale, se non avere rispetto dei ruoli e della piazza. Esattamente quello che ha fatto Ranieri”.

E della ‘sua’ Roma che ricordi ha?

A Roma posso dire di aver vissuto senza dubbio gli anni più belli della mia carriera. Eravamo una squadra pazzesca, soprattutto i primi anni. C’erano giocatori fantastici: penso a Salah e Dzeko, a Nainggolan, De Rossi, Rudiger e tantissimi altri. Oggi una rosa del genere lotterebbe per il primo posto. In più, eravamo allenati da un genio come Spalletti. E non ho nominato Totti… lui faceva un altro sport”.

È stato quello che in carriera più di tutti l’ha impressionata?

Si, Francesco era veramente incredibile. A volte lo guardavi e pensavi ‘ma veramente io gioco con questo qui?’. Io sono cresciuto al Boca con il mito di Riquelme e Francesco lo metto con lui nel mio Olimpo personale. Tirava in porta come nessuno al mondo. E poi i lanci, i tocchi di prima nello spazio, i colpi di tacco. Era magia pura”.

Tra l’altro lei segnò il giorno dell’addio. Un momento magico e allo stesso tempo molto triste per la città intera. Sicuramente storico.

Credo sia stato un qualcosa di unico. Era un giorno particolare, ricordo sensazioni stranissime prima dell’ingresso in campo. Noi ci giocavamo l’accesso diretto alla Champions ed era l’ultima partita di Francesco. Si avvertiva una tensione diversa, soprattutto tra i tifosi. Vincemmo all’ultimo minuto, grazie a un mio gol, tra l’altro proprio contro il Genoa. Invece, su quello che è successo al fischio finale, non credo ci siano parole adatte per descrivere l’amore di 80mila tifosi in lacrime. Non ho mai visto così tanta gente piangere in uno stadio”.

Adesso facciamo un passo indietro. Lei arriva in Italia al Genoa e trova Gasperini come allenatore. In cosa era diverso dagli altri?

Gasp mi ha cambiato la carriera. Io arrivavo da Siviglia, ero demotivato e vivevo con la paura di farmi male di nuovo. In più, non capivo la lingua. Lui, invece, mi ha fatto rinascere. Ha modificato il mio modo di vedere non solo il calcio, ma anche la vita. Ho tantissimi ricordi che mi legano a lui. Due cose su tutte: l’intensità che pretendeva e la sensazione, quando entravamo in campo, di poter fare almeno 2 gol a tutti”.

(…)

Veniamo a lei. In Italia la ricordano ancora in tantissimi per il suo modo di calciare i rigori. Si può dire che sia stato il migliore in Italia nel tirarli?

Dai questa medaglia me la prendo. Nei rigori ero il migliore in italia. E non ne trovo uno più bravo di me nemmeno oggi in Serie A. Li tiravo in un modo speciale. Ho imparato grazie ai portieri del Siviglia che si fermavano con me a provare a fine allenamento. Camminavo, quasi fino a fermarmi e poi calciavo. Poi ci vuole una certa personalità a camminare al derby sullo 0-0 con 70mila persone che fischiano”.

Poi un tasto dolente, ma inevitabile: gli infortuni. Quanto l’hanno segnata?

Gli infortuni sono stati un tormento. In carriera ne ho subiti 39, tra strappi, fastidi muscolari e chi più ne ha più ne metta. Non ho mai avuto infortuni gravi, ma erano continui. Giuro, non so cosa avrei pagato per passare un anno intero senza mai farmi male. Chissà che carriera sarebbe stata…

(…)

È vero che addirittura ha pensato più volte di mollare tutto e dire basta, tanto era il dolore?

“Prima del Genoa volevo smettere: non dormivo, avevo paura di camminare e farmi male. Se a 23, 24 anni stai così, non ce la fai più. Avevo perso la serenità nell’andare al campo e volevo dire basta. Mi sono dato un’ultima chance e ho trovato Gasperini. Ma poi nel corso della carriera ci sono stati altri momenti in cui ho pensato di mollare. Quando ti fai male e non capisci perché, diventa frustrante”.

(…)

Capitolo nazionale. Che ricordi ha?

In nazionale mi ha convocato Maradona e sono entrato al posto di Messi, che potevo chiedere di più? Fu un’emozione speciale. Certo, ai miei tempi era difficile essere convocato tra Di Maria, Lavezzi, Aguero, Tevez, appunto Messi. Adesso è tutto diverso. Se devo fare due nomi di due che faranno strada dico Castro e Nico Paz”.

(…)

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Parma: Allegri fa visita al centro sportivo, incontro con Chivu e lo staff

Massimiliano Allegri questa mattina ha visitato il Mutti Training Center di Collecchio, sede degli allenamenti del Parma. L’ex tecnico della Juventus, il cui nome figura tra i principali candidati per la panchina della Roma nella prossima stagione, ha fatto tappa presso le strutture del club ducale.

Questo il comunicato ufficiale del Parma: “Una visita di cortesia, amichevole e molto gradita questa mattina al Mutti Training Center di Collecchio: ad assistere all’allenamento della Prima Squadra Maschile era presente Massimiliano Allegri. L’allenatore, accompagnato dal CEO Federico Cherubini, ha assistito all’intera seduta della squadra di Cristian Chivu, con il quale a fine allenamento si è intrattenuto per un saluto insieme allo staff tecnico. Durante la mattina a Collecchio, Allegri ha visitato per la prima volta la struttura sportiva e l’headquarter gialloblu.

(parmacalcio1913.com)

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Alberto De Rossi: “Il calcio è cambiato, richiede giocatori veloci, forti e potenti”

RADIO SERIE A – Il responsabile del settore giovanile della Roma, Alberto De Rossi, ha rilasciato un’intervista ai microfoni dell’emittente radiofonica:

Lei è responsabile del settore giovanile della Roma dal 1993. Chi meglio di lei può raccontarci questa struttura?
“È meraviglioso quello che proponiamo e quello che abbiamo organizzato nel tempo per mettere i nostri ragazzi più a proprio agio. Abbiamo la scuola, sette campi di calcio, il ristorante… La perfezione non esiste, però mettiamo a disposizione dei ragazzi tutto il meglio per la loro formazione”.

Lei ha visto tutta l’evoluzione di questo percorso, essendo qui da tantissimo tempo.
“Guardi, il campo dietro di lei non c’era, la scuola nemmeno e anche le strutture erano diverse. Adesso abbiamo migliorato molto sia in termini di infrastrutture che di organizzazione. Insomma si è evoluto tutto”.

È proprio questa evoluzione che ha contribuito a creare un vero e proprio DNA Roma?
“Sì, assolutamente. Si vede anche nei ragazzi che poi fanno l’esordio con la prima squadra. Non è solo una questione di risultati, ma di mentalità”.

Il vostro obiettivo è più orientato alla crescita dei ragazzi piuttosto che ai risultati del campo?
“Esattamente. A noi il risultato del campo interessa fino a un certo punto. Il nostro obiettivo è far crescere i ragazzi e renderli pronti per affrontare un allenamento in prima squadra. Questo è il nostro vero trofeo. Una volta arrivati lì, poi, sarà l’allenatore della prima squadra a decidere il resto”.

Quali sono le sfide più importanti da affrontare nell’allenamento di un ragazzo, considerando anche il momento di crescita che sta vivendo?
“Oggi il calcio è cambiato, è inutile negarlo. Richiede giocatori veloci, forti e potenti rispetto a dieci anni fa. Sembra che tutto debba passare per la palestra per creare calciatori strutturati, ma questo aumenta ancora di più la nostra responsabilità nel far crescere il ragazzo a livello tecnico. La base del gioco del calcio è il dominio della palla ed è su questo che dobbiamo lavorare”.

Come si concilia l’aumento della velocità di gioco con la formazione tecnica?
“Con il ritmo di gioco che è aumentato vertiginosamente, si richiede ancora più tecnica. Per questo ne facciamo tanta. Quotidianamente con gli staff cerchiamo soluzioni sempre più complesse per mettere in difficoltà i nostri calciatori e aiutarli a crescere più velocemente possibile”.

Quanto può aiutare e incentivare, anche dal punto di vista psicologico, permettere ai ragazzi di allenarsi con la prima squadra?
“Se chiediamo ai ragazzi cosa vogliono per il loro futuro, tutti risponderebbero che desiderano allenarsi e giocare con la prima squadra. Il nostro obiettivo è far sì che si concentrino su questo traguardo, ma per arrivarci serve molta professionalità. Devono lavorare duramente ogni giorno, consapevoli che il percorso è lungo e richiede impegno costante”.

Calciomercato Roma: avviati i contatti per il prestito di Chiesa

Ritorna di moda il nome di Federico Chiesa in orbita Roma, dopo le tante voci di mercato estive seguite della partenza dell’attaccante italiano al Liverpool, dove finora non è riuscito ad esprimersi al meglio. Secondo le parole del giornalista Giulio Cardone nel programma “La Repubblica del Pallone” i giallorossi si sarebbero già messi in contatto con i Reds per il prestito dell’ex bianconero.

(repubblica.it)

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Calciomercato Roma: avviati i contatti con Allegri. Pioli resta sullo sfondo

Arrivano aggiornamenti importanti in casa Roma relativi al prossimo allenatore giallorosso, dopo le ripetute conferme di Claudio Ranieri sul suo addio alla panchina al termine della stagione. Come si legge sul sito del quotidiano infatti il club avrebbe avviato i contatti con Massimiliano Allegri, ancora alla ricerca di una nuova destinazione dopo l’addio alla Juventus dello scorso anno. Il Milan si sarebbe defilato in quanto proiettato al tecnico del Marsiglia Roberto De Zerbi, mentre sullo sfondo restano ancora Stefano Pioli, attualmente impegnato in Arabia Saudita con l’Al-Nassr e Vincenzo Italiano (in orbita Napoli in caso di addio di Antonio Conte). 

(repubblica.it)

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Candela: “Ranieri finora ha fatto un lavoro perfetto. Angelino mi piace moltissimo, corre anche più di me” (VIDEO)

Il nuovo protagonista del podcast ufficiale della Roma su YouTube è l’ex terzino francese Vincent Candela, vincitore di campionato e Supercoppa Italiana nel 2001 e considerato uno dei migliori nel suo ruolo in tutta la storia giallorossa. Queste le sue parole.

Smesso di giocare ti vediamo sempre lì allo stadio, molto attivo sui social. La Roma ti è rimasta dentro.
“Non te lo so dire, è tutto naturale. Sono quasi trent’anni che vivo a Roma, le mie tre figlie sono nate a Trastevere, mia moglie è romana…è tutto naturale. Io sto bene qui, ho sempre avuto un bel rapporto con la gente fin dal primo giorno, mi sento a casa e grazie a loro ho fatto il mio percorso. Ancora oggi mi viene normale tifare Roma”.

E’ come se non te ne fossi mai andato.
“Perché io sono istintivo, mi arrabbio su un cross sbagliato, mi alzo e mi dicono di abbassarmi perché sto sempre in piedi, sono fatto così. Ho fatto tutte le cose con passione, a volte ho sbagliato ma le ho fatte col cuore, mi viene naturale”.

Mai pensato di fare l’allenatore?
“Quello è un lavoro vero, un conto è un calciatore, quello non è un lavoro ma un piacere. L’allenatore ha tante responsabilità, a volte ci ho pensato, ma anche come quarto, quinto o ottavo (ride, ndr), col gruppo e con i giocatori ho grande empatia e mi sono trovato bene con tutti quelli con cui ho giocato e non ho giocato. Mai dire mai”.

Questa Roma così cambiata da Claudio Ranieri, è uno che vede oltre certe cose. Non è un gran normalizzatore, è un grande allenatore.
“Far uscire il 200% da ogni giocatore è la cosa più difficile, mister Ranieri come esperienza ha pochi che lo battono, non solo per l’età ma per tutte le squadre che ha allenato. Sta riportando la normalità, la Roma ha giocatori per per stare nella parte alta della classifica, sta facendo un lavoro perfetto finora”.

Forse era sbagliata la percezione della Roma prima, la rosa della Roma ha qualità.
“E’ una rosa competitiva, ha giocatori, ha campioni, ha esperienza, ha campioni del mondo, non è poco”.

Quanto vi volete bene con Francesco (Totti, ndr)? Cosa vi univa così tanto?
“Tutte le battaglie fatte in campo e in allenamento, per dieci anni abbiamo giocato insieme poi io ho smesso e lui ha continuato e per dieci anni non ci siamo più visti. La stima e il rapporto che ho e ho avuto con lui è perché si fida di me, è un bel rapporto di amicizia che va oltre trent’anni e mi fa piacere”. 

L’inserimento nella Hall of Fame è stato emozionante per te.
“E’ sempre importante, io vivo di emozioni e quando ti chiama la Roma per far parte dell’Hall of Fame…fai parte di una squadra che non è solo undici giocatori, ma ventidue con la società e i tifosi, l’ho sempre pensata così. Quando fai parte della Roma ed entri nella Hall of Fame è gratificante, una bella soddisfazione”.

Parliamo di Angelino, inizialmente ha faticato ma ha un bel piede.
“Appena l’ho visto ho notato che è uno che si prende rischi e mi piace, non è banale e corre anche più di me, non si ferma mai, corre veloce e verticalizza tanto, inizia a fare anche i gol. E’ un giocatore importante, poi sulla fascia quando si gioca a 5 fa avanti e indietro, non è facile oggi che fisicamente sono tutti fortissimi, è un giocatore che mi piace moltissimo”.

Ora lo accostano molto a Dimarco, è cresciuto tanto nella considerazione.
“Dimarco è bravo, Theo è un fenomeno ma il livello di Angelino si sta avvicinando al loro”.

Ti mostro due foto insieme a due esterni discreti (Cafu e Maicon ndr).
“Pendolino, una persona che ride sempre, è stato un campione del mondo ma ha avuto anche dei dolori nella sua vita. E’ sempre positivo, un grande campione e un grande uomo. Con Maicon non ho giocato insieme, solo qualche amichevole, parliamo di due dei terzini destri più forti della storia”.

Mi viene in mente Zeman, è un momento particolare per lui, un tuo pensiero.
“Non ho mai litigato con un allenatore quanto con lui, ero giovane e correre tutti i giorni, fare i gradoni tutti i giorni, non ero abituato a questo. Col tempo però ho capito che se non lavori senza pallone poi non rendi, questo mi è servito dopo con Capello, mi ha fatto capire anche questo. Sono cresciuto dai 5 anni ad oggi solo col pallone, non capivo perché correre senza. Zeman ha la sua metodologia, forse è sbagliata sulla fase difensiva, ma sono stati due anni belli e oggi ha i suoi problemi e gli sto vicino. Spero presto di abbracciarlo”.

La tua voglia di libertà la vediamo anche con le moto.
“Ogni tanto ci venivo a Trigoria e mister Capello non voleva, anche se ogni tanto me lo concedeva. Anche lui ci faceva uscire il 300% di noi, mi aveva capito e per questo chiudeva ogni tanto un occhio”.

E’ vero che tu e Francesco eravate sempre gli ultimi nelle ripetute?
“C’era pure Di Biagio, non eravamo da soli (ride, ndr). A me piace correre col pallone, per me stare in campo senza pallone era perdere tempo ma poi ho capito che serve. L’anno dello scudetto ho fatto comprare 11 moto alla mia squadra, per far capire che gruppo eravamo, l’ho fatta a Mangone, Rinaldi, Delvecchio, Di Francesco, Lupatelli, Nakata, Montella…Il gruppo è importante e questo ne è un esempio”.

Parliamo del padel. Chi è il più forte?
“Pizarro è bravo, abbiamo il nostro ranking, l’anno scorso ho vinto io poi c’è Pizarro, Locatelli, Fiore fino a due anni fa era il più forte, la coppia con Giannichedda era dura. Francesco dipende dalle giornate, Daniele sta crescendo, Toni con Di Biagio e Albertini se la giocano. Ci divertiamo. In Francia il migliore è Deschamps”.

Ti abbiamo visto anche ballare, sei uno che spazia.
“A me piace sperimentare, sono curioso di base, ballare è stata un’esperienza bella ma non fa per me. Delvecchio è bravo, ha fatto tanti corsi”.

Cosa ti auguri per questa Roma in crescita?
“Sono ormai 3-4 anni che lo stadio è sempre pieno, mi auguro di vedere la Roma vincere, non dico lo scudetto anche se basterebbe poco, bisogna essere preparati come squadra, società e i tifosi. Sarebbe giusto per la gente appassionata che c’è, ne parlo spesso con loro, non vivo della gloria del passato e sarei contento se la Roma rivincesse. Mi auguro di vedere una Roma importante che duri per tanto tempo, tra poco arriviamo a cent’anni…”. 

BALZANI: “Tutte le convergenze sembrano portare a Sarri” – SABATINO: “Ranieri ha detto tre volte che l’allenatore non sarà Gasperini”

Si avvicina sempre di più lo scontro diretto di domenica sera (ore 20:45) contro la Juventus e non potrebbe che essere questo l’argomento principale di giornata nell’etere romano. Piero Torri in tal senso è categorico: “Se non batti la Juventus, sei fuori dalla corsa Champions. Anche se pareggi”. Roberto Pruzzo si aspetta invece una prestazione migliore rispetto alle precedenti: “Bisogna alzare il livello perché le ultime due partite le hai vinte per inerzia”. Infine Marco Juric analizza le possibili scelte offensive del tecnico Ranieri: “Dovbyk e Shomurodov insieme possono essere una soluzione”.

Ma oltre all’immediato futuro sportivo, sulle frequenze radiofoniche romane ci si interroga sempre sulla prossima guida tecnica: Francesco Balzani parla di “convergenze che sembrano portare a Sarri”, mentre Emanuele Sabatino ribadisce che “Ranieri ha detto tre volte che non sarà Gasperini: testualmente, dicendo che il progetto Atalanta qui non si può fare e rinnovando Paredes”.

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Questo e tanto altro in “Massimo Ascolto“, rubrica de LAROMA24.IT curata dalla redazione. Una passeggiata tra i più importanti programmi radiofonici. Buona lettura.

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L’ambizione Champions della Roma passa da un solo risultato contro la Juventus. Se non batti la Juventus, sei fuori dalla corsa Champions. Anche se pareggi. Tutto questo non fa altro che aumentare i rimpianti per quei due mesi con Juric. (PIERO TORRI, Manà Manà Sport 90.9)

Le avversarie vanno affrontate tutte, la classifica qualcosa vale. Fino a qualche tempo fa pensavamo che la Roma fosse fuori da tutto, ora ti giochi le tue carte e bisogna alzare il livello perché le ultime due partite le hai vinte per inerzia (ROBERTO PRUZZO, Radio Radio 104.5, Mattino – Sport e News)

Quando la Roma è andata a fare partite importanti, poi le ha perse. Guardate il Milan in Coppa Italia e l’Athletic Club. Voglio vedere la Roma alla prova delle gare che contano (NANDO ORSIRadio Radio 104.5, Mattino – Sport e News)

La partita contro la Juventus è quasi vitale. I giallorossi sono riusciti a vincere alcune partite in maniera particolare, anche senza grossi meriti. Adesso credo che dalla Juventus in poi cominceranno a pagare qualcosa. Sto aspettando la Roma al varco, deve confermare quanto di buono fatto vedere (MARIO MATTIOLI, Radio Radio 104.5, Mattino – Sport e News)

Contro la Juventus Dovbyk e Shomurodov insieme possono essere una soluzione, Soulé e Pellegrini a Lecce hanno proposto ben poco. Nel 3-5-2 però non ci sarebbe spazio per Baldanzi (MARCO JURICManà Manà Sport 90.9)


Tutte le convergenze sembrano portare a Sarri. Gli altri due nomi sono Pioli e Italiano (FRANCESCO BALZANITele Radio Stereo, Te la do io Tokyo, 92.7)

La Roma cerca allenatori con cui non andare a distruggere ciò che ha riportato a galla Ranieri (UGO TRANITele Radio Stereo, Te la do io Tokyo, 92.7)

A Trigoria non tira aria di rivoluzione. Devi prendere Allegri o uno di quel livello lì (ANTONIO FELICITele Radio Stereo, Te la do io Tokyo, 92.7)

Se ti proponessero di dare via Dovbyk per prendere Retegui non credo che ci sarebbe chi si strappa i capelli. Lo stesso vale per Dybala con Lookman. L’importante è che ci sia un progetto, bisogna capire che cosa vorrebbe fare Gasperini, in caso, perché i giocatori sono quasi tutti sostituibili (ANDREA DI CAROManà Manà Sport, 90.9)

Per me Dybala si fa male anche solo guardando gli allenamenti di Gasperini. Ma Ranieri ha detto tre volte che non sarà Gasperini: testualmente, dicendo che il progetto Atalanta qui non si può fare e rinnovando Paredes (EMANUELE SABATINOTele Radio Stereo, 92.7)

Ranieri ha enorme stima per Gasperini. I Percassi sono tornati alla carica con Gasperini proponendogli un triennale (MASSIMO CECCHINIManà Manà Sport, 90.9)

La mia opinione è che la Roma con De Rossi sarebbe stata più o meno nella posizione attuale. Sono il primo a essere stupito del fallimento di Motta con la Juventus, ma continuo a pensare che avrà un futuro luminoso (GIANCARLO DOTTOManà Manà Sport, 90.9)

Trigoria: Celik in gruppo, individuale per Saud e Rensch. Terapie per Dybala. Ranieri carica i suoi: “Riconquistare subito palla” (FOTO e VIDEO)

Continua la preparazione della Roma in vista della delicatissima sfida di domenica sera (ore 20:45 allo stadio Olimpico) contro la nuova Juventus di Igor Tudor. Gli uomini di Claudio Ranieri sono scesi in campo a Trigoria per l’allenamento giornaliero: Celik ha svolto tutta la seduta integralmente in gruppo, mentre Saud e Rensch hanno effettuato individuale. Il tecnico giallorosso si è complimentato coi suoi giocatori: “Bravi bravi, subito reagire, da perdere palla a riconquistarla immediatamente”. Da segnalare due bei gol in partitella di Dovbyk (sinistro all’angolino) e Koné, con la sfida che è stata vinta dalla squadra formata dal centravanti ucraino, Cristante, Pellegrini, Hummels, Angelino e Gollini. Paulo Dybala, invece, ha svolto terapie.

(LR24 – Emanuele Grilli)

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