Gasp, si può dire Scudetto? Se a Roma è giusto sognare lo deciderà pure Spalletti

Sarà un po’ come guardarsi allo specchio. Da una parte Gian Piero Gasperini, con i suoi trascorsi bianconeri, dall’altra Luciano Spalletti che ha scritto pagine importanti di storia giallorossa. Da una parte Cristante e dall’altra Locatelli, percorsi a volte tormentati, tante discussioni, tante critiche, ma poi eccoli sempre lì, a interpretare i sospiri delle loro squadre. Da una parte McKennie, dall’altra Celik: ma non dovevano andare via? Non erano quelli da mettere velocemente sul mercato? Poi alzi Io sguardo e li scopri protagonisti, addirittura insostituibili, perché non c’è nulla di più forte della voglia di conservare il proprio posto. Da una parte Koné e dall’altra Khéphren Thuram, quando il cuore, anche in campo, parla francese: gente che sa difendere, attaccare, sa essere — ed è forse la qualità migliore — il riferimento per il compagno in difficoltà. E soprattutto da una parte Yildiz e dall’altra Soulé: pensa un po’ che coppia, di classe e fantasia, sarebbe stata. Ne marchi uno e scappa l’altro. (…) Sapremo se i bianconeri possono davvero rientrare nel giro delle prime e ambire a qualcosa in più della Champions League, magari a mettere paura alle migliori. Perché questo è un campionato strano, che sembra aspettarti e c’è sempre il tempo —siamo appena alla sedicesima giornata — per sorprendere. E sapremo se la Roma ha le carte in regola per puntare — ma sì, perché bisogna aver paura di pronunciare quella parola? — allo scudetto. D’altronde se Gasperini ti dice che non firmerebbe per il quarto posto, per la Champions League, qualcosa dovrà pur significare. (…) La verità, o la realtà per non essere presuntuosi, è che la partita con il Como ha confermato una sensazione: la Roma è a tutti gli effetti una squadra, anzi una Squadra con la esse maiuscola. Perché non si gioca per novanta minuti con quell’intensità, con quello spirito di collaborazione, con quella voglia di andare a prendersi il risultato, e riscattare le ultime due sconfitte in campionato che avevano fatto scattare l’allarme, se non hai il senso del sacrificio collettivo? La Roma si identifica oggi nella velocità di pensiero e di intervento di Svilar, nella ritrovata autorevolezza di Hermoso in una difesa spesso invulnerabile, nella saldatura tra Koné e Cristante, nelle intuizioni di Soulé — che hanno finito per dare un senso a una panchina altrimenti impensabile di Dybala — nei progressi di Ferguson e, verrebbe da dire soprattutto, dalla straripante prestazione di Wesley. (…) E suggerire una domanda: ma con un attaccante da copertina, un centravanti dai gol facili, per che cosa firmerebbe Gasperini? Intanto aspetta di ricevere il regalo, magari per la Befana, poi magari provate a rifargli la domanda.

(gasport)

O lo ami o lo detesti: Mancini, proiezione del tifoso in campo

Alcuni calciatori si convincono così tanto dell’appartenenza da dimenticare il gioco. Sono gli agonisti, quelli che si ubriacano del momento feroce. Che entrano in una trance da caudillo, dimenticando il pallone. Galli da combattimento più che calciatori. Adrenalinici, duri, convinti. Wrestler che riducono il campo in un ring. Quasi ogni squadra ha il suo. Non si tratta di leadership, ma di vigilanza. Non si tratta di calcio, ma di territorio. Incarnano l’atmosfera pesante. Portandola al limite del pensiero. Raccontando la parte del difensore di confine. Sono di due tipi: l’appariscente e il subdolo. L’appariscente è stato incarnato l’altra sera da Gianluca Mancini che sembrava una pallina di un flipper in Roma-Como. Spinte, entrate sull’uomo, con il culmine del faccia a faccia con Cesc Fàbregas dopo la spallata a Jacobo Ramón che manco lo guardava, tra l’altro con palla lontana. (…) Agonismo che poi paga, perché incarna l’anima del tifoso che vede la rappresentazione in campo di quello che lo riscalda in curva. L’esplicitazione della fede che travalica, l’avversario che diventa nemico nei novanta minuti più recupero. Recita e violenza. «A 20 anni rispettavo molto di più quelli più grandi, altrimenti avrei preso qualche schiaffo nel tunnel». Si è giustificato Mancini, che sembrava uscire da “Soldati-365 all’alba” di Marco Risi, un film che raccontava il nonnismo sotto la leva militare. (…) Ma mentre ce ne lamentiamo Mancini è già un eroe. L’agonista diventa subito emblema della sua curva e nemico degli altri. La rivendicazione caratteriale è meglio di un assegno circolare. (…) Un tempo erano i difensori delle piccole squadre che picchiavano e minacciavano per intimorire i bomber, faceva parte della strategia per evitare il gol con ogni mezzo. Dettagli, come i veniali pizzichi di Beppe Bergomi, suppostati da partite esemplari. Quando per diventare bandiera ci voleva anche un po’ di vocazione. Ad Agostino Di Bartolomei bastavano lo sguardo e il pallone.

(gasport)

Soulè, Wesley, Konè: tris d’assi. La Roma vola anche nel futuro

Uno in mezzo al campo tiene una lectio magistralis dietro l’altra, l’altro in attacco ha trovato il modo di diventare uno degli Under 23 più brillanti d’Europa. Koné e Soulé sono due delle facce più belle di questa Roma, due ragazzi nati nel 2000 e che rappresentano anche il futuro dei giallorossi. E non sono neanche soli da questo punto di vista, perché al loro fianco c’è pure Wesley che se lo metti a destra o a sinistra quasi non fa differenza: lui mette il motorino e inizia a correre sulla fascia. Tre under 24 su cui Gasperini sta costruendo molto della sua Roma, tre nati dopo il 2000 (Koné è del 2001, Soulé e Wesley addirittura del 2003) che vanno tutti fortissimo. Soprattutto il brasiliano, che anche con il Como ha lasciato il segno.
Se il primo gol ufficiale della stagione era stato proprio di Wesley (quello segnato al Bologna nella prima giornata) e aveva portato in dote tre punti, quello di lunedì sera al Como è stato altrettanto pesante. Non solo perché ha regalato alla Roma altri tre punti, ma anche perché permette ai giallorossi di tenere a debita distanza la Juventus (ancora a -4) nella corsa alla Champions League. Per lui sono arrivate già tre reti e la sua crescita è testimoniata anche dal fatto che finora – in Serie A – nessun difensore ha segnato più del brasiliano (come lui solo Ostigard del Genoa, che però è un centrale). (…) Ma se Wesley segna, Soulé confezione anche gli assist. L’ultimo è arrivato proprio lunedì sera per l’esterno brasiliano, dopo che Matias aveva creato già parecchio scompiglio, con alcune scintille importanti sparse per tutto il corso della partita. (…) Con 21 gol e 11 assist finora in Serie A Soulé dopo la partita con il Como è infatti diventato il quinto giocatore nato dal 2003 a contare più di 20 reti e 10 passaggi vincenti nelle ultime cinque stagioni dei Big-5 tornei europei. (…)

(gasport)

Mancini, lo scontro con Ramon e quel dito in faccia a Fabregas

Diciamocelo chiaramente, quello che ha tremato più di tutti alla fine è stato Gian Piero Gasperini. Perché anche solo l’idea di non avere Gianluca Mancini sabato sera a Torino, contro lo Juventus, gli ha messo i brividi, considerando che dovrà già rinunciare a Ndicka (volato in Coppa d’Africa). Già, perché il difensore della Roma lunedì sera ha rischiato seriamente di essere ammonito (con un giallo già sul groppone) quando — nel finale della gara con il Como, esattamente al secondo minuto di recupero – è andato allo scontro con Jacobo Ramon. Mancini ha colpito l’avversario con una spallata che ha fatto finire il difensore lariano a terra. Ramon si è quindi alzato per cercare un “chiarimento”, con i due che se ne sono dette un po’ di tutti i colori (dal labiale si vede come il giallorosso dica allo spagnolo “di portare rispetto” e “abbassare la cresta”). L’arbitro Feliciani in tutto questo ha faticato a tenere gli animi calmi, con un focolaio che per poco non è diventato rissa. E con Mancini che ha rischiato quel secondo giallo che sarebbe stato pesantissimo. Ma la cosa non è finita lì, perché al fischio finale il difensore ha avuto da ridire anche con Cesc Fabregas, il tecnico del Como, che lo aveva raggiunto per “spiegarsi. (…) Il tecnico del Como ha avuto qualcosa da ridire a Mancini sul suo comportamento. «Abbiamo fatto una chiacchierata onesta -ha detto Fabregas nella pancia dell’Olimpico-. Lo so che c’è furbizia ed esperienza, ma gli ho ricordato che Ramon ha 20 anni e le sue provocazioni sono state eccessive». (…) Mancini nelle ultime due stagioni ha imparato a gestire tante tensioni, come ammesso anche da lui stesso, «cose che prima in campo mi facevano perdere tante energie». Nel 2021/22, il primo anno di Mourinho, a lungo fu il difensore più ammonito della Serie A (alla fine chiuse con 14 cartellini). Ora è diverso, ma a volte il passato ritorna. Nel frattempo, però, Gasperini ha tirato un bel sospiro di sollievo…

(gasport)

Dovbyk punta la Juventus. Ma a gennaio può partire

IL TEMPO (L. PES) – Tutto in un mese. Dovbyk punta al ritorno in campo contro la Juve anche se il futuro potrebbe essere lontano dalla Capitale. L’ucraino ieri ha svolto ancora lavoro personalizzato e nei prossimi giorni proverà di nuovo ad aumentare i carichi per provare a tornare tra i convocati nel big match dell’Allianz in programma sabato. Intanto, dopo i tentativi estivi non andati a buon fine tra l’interesse del Villarreal e l’ipotesi di scambio col Milan, il centravanti a gennaio potrebbe tornare sul mercato. I miglioramenti di Ferguson e la possibilità di incassare (anche se pesa ancora molto a bilancio) potrebbero convincere Massara a trovare una soluzione per lui. Il ds, intanto, accelera le mosse in vista del mercato, soprattutto nel reparto offensivo. Resta fiducia sull’operazione Zirkzee anche se a Trigoria si attende una decisione del Manchester United sulla formula del trasferimento con un prestito con diritto di riscatto sul piatto. Ma non c’è solo l’olandese. Tra i nomi nella lista del ds c’è anche il giovane Ekhator del Genoa (seguito già dall’estate) e nella scuderia di Giuffrida, procuratore che portò Dovbyk nella Capitale nel 2024. Tra i profili dell’agente che a gennaio potrebbero muoversi anche quello di Gudmundsson che a Firenze sembra volerci stare poco. Sullo sfondo anche l’ipotesi di scambio con l’Everton che prenderebbe Dovbyk e cederebbe Beto ai giallorossi. Sempre vivo anche l’interesse per Raspadori ma l’Atletico dovrebbe aprire al prestito.

Modello Gasp

IL TEMPO (L. PES) – A ritmo di Gasp. Nella serata magica contro il Como si è andata in scena la migliore Roma «gasperiniana». Pressing, intensità e solidità. Un primo tempo a ritmo altissimo senza lasciare spazio a un Como che ormai da mesi sa come mettere in difficoltà chiunque. I giallorossi, rispetto ai due stop con Napoli e Cagliari, hanno ritrovato brillanza fisica che consente di dominare come l’allenatore vuole. Una prestazione vincente sotto tutti i punti di vista, soprattutto quello difensivo. Contro i lombardi è arrivato il settimo clean sheet in campionato e dopo quindici gare i gol subiti sono soltanto otto, praticamente uno ogni due partite. Merito di Svilar, anche lunedì abile in un paio di occasioni, ma anche di una difesa che ora perderà N’Dicka per circa un mese ma che ha in Mancini ed Hermoso due interpreti perfetti del Gasp pensiero. I cambi visti in Europa col Celtic hanno permesso sia di ricaricare le pile alla copia dei mediani (e si è visto nella prestazione nuovamente convincente di Cristante), sia di scoprire nuove risorse. Su tutti Rensch, che non avrà la propensione offensiva di Wesley ma in termini di corsa e intelligenza tattica merita la conferma a Torino. Dopo il derby, giocato per intero in campionato, aveva collezionato soltanto 66 minuti, con spezzoni spesso difficili da incidere. E poi c’è Ferguson che, complici anche i guai fisici finalmente
superati, dà segni di vita. Doppietta a Glasgow e gara vera e intensa col Como. Se-rate importanti che potrebbero fargli guadagnare la conferma anche nella notte dello Stadium contro la Juve. Ma non finisce qui. Ancora una volta c’è lo zampino di Wesley sulla vittoria giallorossa. Il brasiliano, as-sente a Cagliari e si sono visti i risultati, è già al terzo gol stagionale, il secondo da tre punti. Una presenza costante sulla fascia (tornato a destra sembra ancora più a suo agio) e un motorino difficile da contenere per gli avversari. Fortemente voluto dal tecnico in estate, l’ormai ex Flamengo ha riportato vitalità e gol sulle corsie dove negli ultimi anni la Roma ha fatto fatica a decollare. Per una freccia che corre c’è una stella che brilla sempre di più. Quella di Soulé, vero trascinatore dei giallorossi con sette partecipazioni al gol sulle sedici reti realizzate dalla squadra capitolina. Gli elogi di Fabregas sono una delle tante testimonianze del talento di un ragazzo che sta diventando una certezza. Gasp lo ha riavvicinato alla porta e lui sta rispondendo presente gara dopo gara. Ora arriva l’esame Juve per invertire la rotta nei big match e tentare l’allungo decisivo nella corsa Champions, col sogno di trascorrere un Natale in vetta alla classifica, seppur con l’asterisco delle altre. I precedenti di dicembre allo Stadium sono da in-cubo ma La Roma di Gasperini sembra matura per provare il colpaccio. Guai ad accontentarsi.

Da Ranieri a Gasperini: è un 2025 da record

LEGGO (F. BALZANI) – L’ha iniziato Ranieri e lo sta finendo Gasperini. Il 2025 della Roma è di quelli da incorniciare anche se non porterà trofei. Col successo di ieri contro il Como, infatti, i giallorossi si sono riportati in testa nella classifica dell’anno solare con 76 punti. Due più dell’Inter, quattro più del Napoli. Tanta roba se si pensa che nelle prime 14 giornate della scorsa stagione la Roma aveva raccolto la miseria di 16 punti e si trovava a sole due lunghezze dalla zona retrocessione. Oggi sono trenta e ci sono ancora le sfide a due ex come Spalletti e De Rossi per chiudere ala grande l’anno e respirare aria di scudetto. Ma oltre ai numeri, che vedono anche la miglior difesa d’Europa, c’è la crescita di un gioco che contro il Como ha mostrato chiari tratti “atalantini”: pressing a tutto campo, dominio nell’uno contro uno e riempimento dell’area avversaria. Ora manca solo qualche gol in più se si esclude il contributo di Soulè. Grazie all’assist per Wesley, l’argentino è diventato il quinto giocatore nato dal 2003 a contare più di 20 reti e più di 10 assist nei migliori 5 campionati europei. Il club è completato da Musiala, Wahi, Bellingham e Wirtz. Si attende il contributo della prima punta, ma un altro dato testimonia come la presenza di un vero numero nove faccia bene a tutta la squadra. Con Ferguson o Dovbyk in campo sono arrivate 8 vittorie su 9, mentre con il falso nove la Roma ha perso 4 partite su sei. Anche per questo si sta intensificando il pressing su Zirkzee lasciato in panchina da Amorim anche nell’ultimo turno di Premier. All’orizzonte si profila anche uno scambio Beto-Dovbyk con l’Everton.

Cannavaro: “Gasperini è il papà di una generazione di allenatori, siamo tutti suoi figli. Sta facendo girare benissimo la Roma”

Fabio Cannavaro, Campione del Mondo nel 2006 e attuale commissario tecnico dell’Uzbekistan, ha rilasciato alcune dichiarazioni e tra i vari temi trattati si è soffermato anche sulla Roma di Gian Piero Gasperini.

Chi vincerà le scudetto?
«Per me il Napoli. Ma l’Inter è la più forte, un filino davanti a Conte, e il Milan ha Allegri, una volpe di rara intelligenza, e non ha gli impegni di Coppe. A seguire, la Rorna; un passo indietro ci sta la Juventus».

Da quale allenatore di queste squadre si farebbe allenare se ancora giocasse?
«Ognuno ha proprie caratteristiche, quindi sceglierei tutti. Allegri è strategia pura, anche nella comunicazione. Chivu una sorpresa per altri mica per me: sta nel calcio da quando aveva cinque anni, mica ha fatto il salumiere in precedenza, e stupirsi di lui è un affronto che si fa alla sua carriera. Gasperini è il papà di una generazione, siamo tutti figli suoi – come lo siamo stati di Sarri – ed ha provveduto a cambiare il nostro calcio. E Conte un martello che sa come si trionfa. Spalletti mi fa impazzire».

Memoria di una carriera: stava andando alla Roma…
«Quando presero Capello Sensi voleva me, Thuram e Buffon, poi si fece due conti e lasciò perdere. Giocare con Totti sarebbe stato fantastico, anche se lui e Del Piero vanno sui social a prendermi in giro sul pallone d’oro che io ho vinto e loro no…».

(gasport)


Fabio Cannavaro ha rilasciato ulteriori dichiarazioni, soffermandosi sui principi di gioco di Gian Piero Gasperini e sul lavoro svolto alla Roma. Ecco le sue parole.

La Serie A le piace?
«Per me è il più campionato interessante perché capisci un sacco di cose».

Tipo?
«A volte si esaspera nella tattica, si cerca la soluzione uomo a uomo a tutto campo, siamo passati dal gioco di Sarri a quello di Gasperini. Siamo tutti figli suoi adesso. Io ricordo che da ragazzino quando marcavo mi dicevano che dovevo seguire la punta anche in bagno. Poi ci sono anche tante cose negative, come il fatto che vediamo pochi giovani e pochi italiani a discapito della Nazionale».

Perché la piace così tanto la filosofia di Gasperini?
«Basta guardare la classifica di Serie A e c’è già la risposta: sta facendo girare benissimo la Roma. È un tecnico esigente e a Roma l’ultimo esigente è stato Capello…».

(corsport – tuttosport)


Successivamente si è soffermato sul rendimento della Roma e inoltre ha fatto un tuffo nel passato ricordando le voci riguardanti un possibile trasferimento nel club giallorosso ai tempi di Fabio Capello.

Dove può arrivare la Roma?
«È una squadra forte, ha buoni giocatori con un allenatore bravo che conosce il campionato. Non ha l’attaccante vero e comunque è lì e lotta. Gasperini è un allenatore esigente con i calciatori. In una piazza come Roma, l’ultimo esigente è stato Capello».

Le è dispiaciuto non andare a Roma con Totti?
«Ci penso spesso, quella squadra era bella. Sensi aveva già fatto i conti e non poteva prendere me, Buffon e Thuram».

Un rimpianto da calciatore?
«Non essere andato alla Roma con Totti».

(Il Messaggero – corsera)


Infine Fabio Cannavaro ha parlato di Eldor Shomurodov, ex attaccante della Roma e capitano dell’Uzbekistan. Ecco le sue parole.

Che avventura è l’Uzbekistan?
«Affascinante. Affronteremo il Mondiale per la prima volta e parlo ogni settimana con i miei giocatori. Shomurodov ha qualità: ha giocato alla Roma, ora è in Turchia.
Vivremo un’esperienza, il nostro vero obiettivo è la Coppa d’Asia nel 2027. In Italia mi ero stancato di aspettare una chiamata. Mi sento allenatore, voglio dimostrarlo».

(La Repubblica)

    Serie Africa: da El Aynaoui a Dia, il campionato saluta 21 giocatori

    Gli ultimi a partire saranno l’ivoriano Evan Ndicka e il senegalese Assane Diao (uscito per infortunio all’Olimpico, il dubbio resta), che hanno ottenuto un giorno di permesso in più per giocare Roma-Como ieri sera e oggi prendono il volo per raggiungere i compagni in ritiro per la Coppa d’Africa. L’altro romanista convocato, Neil El Aynaoui, è già a Rabat visto che il Marocco, che il torneo lo organizza e lo aprirà domenica sera contro le Isole Comore, non ha concesso proroghe ulteriori. […]

    I due romanisti e il comasco citati fanno parte della pattuglia di 21 giocatori della Serie A che passeranno il Natale e il Capodanno in campo in Marocco. Per la Coppa d’Africa giocata nel 2024 erano 17, per quella disputata due anni prima 21 come oggi. Solo Ligue 1 (50) e Premier League (33) mandano in Africa più elementi del nostro campionato.

    Tra le squadre della parte sinistra della classifica perdono effettivi oltre a Roma e Como anche la Lazio, il senegalese Boulaye Dia e il nigeriano Dele Bashiru, il Sassuolo, il maliano Woyo Coulibaly, e l’Udinese, l’ivoriano Vakoun Bayo e l’angolano Rui Modesto. […] Poi scendendo nella graduatoria l’Atalanta, oltre che del nigeriano Lookman, dovrà fare a meno dell’ivoriano Kossounou. […] Il Lecce con 3 elementi è il club italiano più rappresentato: sono andati via l’angolano Gaspar, lo zambiano Banda e il maliano Lassana Coulibaly. […]

    Se analizziamo il numero di presenze e l’utilizzo degli africani della Serie A convocati in Coppa d’Africa ovviamente ci sono grandi differenze, basti pensare al romanisti Ndicka, sempre in campo, e El Aynaoui, impiegato saltuariamente. […]

    (gasport)

    Capello: “Scudetto? Dipenderà dai risultati di Inter, Napoli, Juventus e Roma in Europa. I giallorossi restano comunque in lotta”

    GASPORT – Fabio Capello, ex allenatore della Roma, ha rilasciato un’intervista all’edizione odierna del quotidiano e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla corsa scudetto: “Molto dipenderà dai risultati che Inter, Napoli e Juve otterranno in Champions, come la stessa Roma in Europa League che comunque resta lì in lotta. Sotto questo aspetto la favorita resta il Milan: avere la possibilità di preparare solo il campionato, senza competizioni europee, Supercoppa o Coppa Italia, è un grandissimo vantaggio”.