Caos Capitale. Ranieri attacca: “Gasp ha avallato tutti gli acquisti”

Se fino ad oggi era un sospetto (anche se non tanto velato), ora è una certezza. Tra Gian Piero Gasperini e la Roma – intesa come società – le incomprensioni aumentano. E a chiarire alcune cose ieri ci ha pensato Claudio Ranieri […] A iniziare dai concetti espressi dall’allenatore giallorosso alla vigilia della sfida con il Pisa, quando ha sottolineato l’importanza di prendere certi giocatori e non altri. «Tutti i calciatori arrivati lo scorso anno e in questo sono stati visionati e accettati da me e da Gasperini – ha detto Ranieri -. Troppo facile parlare solo di Wesley e Malen, di giocatori ne abbiamo presi anche altri come Ferguson. E poi abbiamo perso tempo dietro a Sancho, che non è voluto venire, perdendo occasioni importanti. Ed altri giocatori non piacevano al tecnico e non li abbiamo presi. Ma a causa del financial fair play abbiamo dovuto prendere dei prestiti: alcuni si sono rivelati da Roma come Malen, altri no. Pazienza, li cambieremo..». […]

Poi l’altro passaggio chiave, quando Ranieri ha spiegato i tempi delle scelte di Gasperini: «Avevamo stilato una lista di 5-6 allenatori: tre non sono venuti e la società ha scelto Gasperini». Tradotto, Gasp di fatto sarebbe stata la quarta scelta, non la prima come era immaginario comune. Insomma, prima di lui la Roma aveva pensato ad altro: sicuramente a Fabregas e a Pioli, un piccolo sogno era stato anche Emery e un confronto de visu c’è stato anche con Farioli. […]

Poi un altro chiarimento, sul progetto stilato ad inizio stagione proprio insieme a Gasperini. «Abbiamo scelto lui per quello che aveva fatto all’Atalanta: partire con dei giovani e piano piano portarli su grandi palcoscenici. E insieme, Gasperini compreso, abbiamo scelto dei ragazzi per questo. Non c’è stato un giocatore venuto qui che lui non abbia approvato. Abbiamo preso Ziolkowski, Ghilardi, Venturino e Zaragoza. Non abbiamo invece potuto prendere Rowe, ci sono state tante combinazioni di mercato». Quindi un passaggio con un pizzico di orgoglio personale: «Abbiamo cercato di fare tutto questo per dare all’allenatore una squadra che l’anno scorso è arrivata a un punto dalla Champions League, con dei giovani da poter crescere». E allora il finale è per il suo prese de e per il suo futuro. «Il bilancio lo farò alla fine, chiaramente questo ruolo è molto diverso da quello da allenatore – chiude Ranieri -. Da senior advisor intervieni quando vieni interpellato dalla società. Se poi mi continuerà a piacere resterò qui, se invece non verrò interpellato me ne andrò, perché non resto a fare il garante di nessuno. Io amo la Roma: mi sono fatto da parte da allenatore e sarò pronto a farlo anche da senior advisor». […]

(gasport)

Ranieri, uscita sbagliata. Con la Roma in corsa può fare soltanto danni

Nel giorno in cui la Juve ha ufficializzato la conferma di Spalletti per altri due anni, senza sapere se arriverà in Champions, si è invece aperta ufficialmente la crisi di rapporti in casa Roma. […] Insomma, come per le concorrenti dirette, tutto ancora in ballo. Eppure, e fa molta impressione, più dei gol di Malen – che ne ha segnati 10 in dodici giornate! – si è parlato della frattura ormai evidente tra Gasperini e i dirigenti.
Con Ranieri che, sbagliando comunque i tempi e lasciando molti dubbi sulla forma e sulla sostanza, ha di fatto creato una voragine – in cui inciamperanno montagne di parole – con l’allenatore. I tempi, dicevamo. Considerando che la Roma è ancora in piena corsa per il suo obiettivo, era proprio il caso – per dirne una – di far sapere che in fondo Gasperini è stato la quarta scelta della Roma, perché in tre hanno rifiutato? Al di là del fatto che stiamo parlando di un grande allenatore, una frase del genere suona male per l’interessato ma anche per chi – pur rappresentando una grande società – si è fatto dire tre volte no.

Dicevamo poi della forma. Oltre alla frase sulla gerarchia delle scelte che alla fine hanno portato a Gasperini, è suonata come un’evidente bocciatura ricordargli di aver preso una squadra che l’anno scorso è arrivata a un punto dalla Champions. La Roma, non a caso, dello stesso Ranieri, che pure sa benissimo come le storie dei campionati sono sempre differenti. E se lui è stato fenomenale nella passata stagione, non per questo era scontato fare molto meglio. E poi la sostanza. Perché la Roma, come detto, è comunque in corsa per la Champions e le due sfide del weekend, Atalanta-Juve e Como-Inter, potrebbero dare ritrovate speranze ai giallorossi. Era proprio il caso, insomma, di accendere i fuochi, creare una contrapposizione tra chi si schiererà con Ranieri e chi con Gasperini nel mezzo di uno sprint ancora apertissimo? […] In tutto questo, resta un ingombrante dubbio di fondo. Ma Ranieri, che evidentemente ha programmato i suoi interventi e non si è lasciato prendere la mano, ha parlato per bocca dei Friedkin? Verrebbe da rispondere sì, visto che proprio lui ci ha tenuto a sottolineare di essere il senior advisor della proprietà e non di Gasperini. Ma il dubbio rimane, considerando che alla fine ha aggiunto che, come ha fatto da allenatore, anche da dirigente è pronto a farsi da parte se non fosse più ascoltato. Lasciando la sensazione che a fine stagione il presidente si troverà addirittura al di là del risultato finale – a scegliere: il duo Ranieri-Massara o Gasperini. Un’uscita che, almeno teoricamente, dovrebbe anche “costringere” la proprietà ad uscire finalmente allo scoperto per chiarire. […]

(gasport)

Guerra intestina senza esclusione di (contrac)colpi

IL TEMPO (T. CARMELLINI) – Prima era solo un chiacchiericcio, un sembra, pare, dice. Dopo l’uno-due di questi giorni è una realtà dei fatti: tra il senior advisor giallorosso Claudio Ranieri e il tecnico Gian Piero Gasperini è guerra aperta.
Giovedì il tecnico aveva criticato, nemmeno tanto velatamente, l’operato del club. Ieri l’ex allenatore, ormai a pieno titolo nello staff dirigenziale della società, ha replicato duramente al piemontese. E non c’è spazio a fraintendimenti, perché Ranieri non è uno al quale sfuggono le parole, la sua esperienza è tale che non c’è ombra di dubbio: quello che ha detto è esattamente quello che pensa e che vuole arrivi al destinatario…alias Gasperini. È chiaro come, tranne ripensamenti o clamorose mediazioni da parte della proprietà (al momento da escludere), tra i due si sia creata un frattura difficilmente sanabile. Anzi l’unico italiano ad aver vinto la Premier da allenatore ha già minacciato di andar via qualora la sua linea non sia condivisa dalla società.

Si scontrano due caratteri forti, personaggi abituati a lavorare a loro modo e che difficilmente in passato sono scesi a compromessi. Il problema, soprattutto per la Roma, è che queste divergenze arrivano proprio nel momento in cui ci sarebbe bisogno della massima unità per il rush finale del campionato. Perché dopo il successo netto di ieri contro il Pisa ultimo in classifica, mancano solo sei partite alla fine della stagione e per i giallorossi, arrivare in zona Champions o meno, farà tutta la differenza del mondo. Da qui in avanti ogni distrazione rischia di essere deleteria.
Intanto il popolo giallorosso, in attesa dell’ennesimo red rationem, si gode l’olandese Malen: prima tripletta con la maglia della Roma. Tre tiri in porta, tre gol: una roba mai vista.. peccato sia arrivato (quasi) fuori tempo massimo!

Roma, mica Malen

IL TEMPO – (L. PES) All’Olimpico è Malen show. La Roma batte il Pisa e prova a rilanciarsi nella corsa al quarto posto in attesa dei risultati di Como e Juve. I giallorossi restano sesti, al momento con gli stessi punti della Juve e uno in meno del Como quarto. Un match senza storia deciso dalla tripletta dell’olandese vero e proprio trascinatore dei giallorossi. Gasperini conferma le scelte di Milano con l’unica variazione di Ghilardi per l’infortunato Mancini. Nemmeno tre minuti e la
Roma sblocca il match col solito gol di Malen. Lancio di N’Dicka dalla difesa ed errore di Caracciolo che lascia campo all’olandese bravo e lucido a freddare Semper. Gara subito in discesa per i giallorossi che gestiscono senza particolari problemi, anche se al 17′ Svilar deve ricorrere alla gran parata su Tramoni pescato dopo un’azione sviluppata dal Pisa sulla destra. Ritmi non troppo alti e Roma che tiene il possesso del pallone controllando il gioco. Poco prima dell’intervallo due fiammate che indirizzano il match. Prima la rete sfiorata da Pellegrini su punizione, col numero sette che pesca l’incrocio dei pali. Poi il raddoppio firmato ancora Malen che sale a quota 9 in 12 match. Batti e ribatti dentro l’area giallorossa con Rensch bravo a credere a una palla lasciata vacante da Touré. Asse «orange» con Malen e 2-0 per la Roma che va a riposo col doppio vantaggio. Poco prima del duplice fischio dell’arbitro, però, Pellegrini sente tirare il flessore dopo uno scontro di gioco. Il centrocampista esce all’intervallo per El Shaarawy.


La ripresa comincia con lo stesso spartito. Piccolo spavento iniziale per Svilar poi la verticalizzazione di Soulé pesca ancora Malen da solo che firma tripletta e doppia cifra in A in appena dodici presenze. Dura un’ora abbondante la partita di Soulé che anche nella serata dell’Olimpico dimostra di essere un faro determinante per l’attacco giallorosso. Al suo posto Gasp inserisce EI Aynaoui avanzando la posizione di Pisilli. Qualche minuto dopo arriva anche il momento di Vaz e Angelino.
Il francese prende il posto di Malen sommerso di applausi, mentre lo spagnolo rileva
Celik (con Rensch nuovamente nella sua fascia di competenza), fischiato dal pubblico dell’Olimpico. Spazio anche per Venturino nel finale al posto di un buon Rensch. Ora otto giorni per il big match con l’Atalanta, sempre in casa, con un occhio alla televisione tra oggi e domani sperando nei passi falsi del Como con l’Inter e della Juve proprio con i bergamaschi. Un sorriso tra le tensioni quello del tris al Pisa, con gli stracci che ormai anche pubblicamente volano tra Ranieri e Gasperini in un futuro sempre più incerto per la Roma dei Friedkin.

Sette anime

IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) – Pur riconoscendone l’importanza, non sono mai sinceramente riuscito ad appassionarmi alla lotta per il quarto posto. Lo vedo davvero un (non) obiettivo, se non economico, figlio del calcio della Superlega (la Champions League è quella roba lì) e non da Super Santos. Però una cosa: queste 7 partite. (…) È un anno, anzi 8, che sento il ritornello della necessità del piazzamento, e adesso che mancano 7 partite sventolate bandiera bianca? Siamo a 4 punti dal 4° posto, a 3 dalla Juventus e le prossime 7 non sono insormontabili. Ma anche se avessimo dovuto incontrare Barcellona, Real, City, Psg, Bayern, Los Angeles Lakers, All Blacks ecc. (magari un giorno questo sarà il campionato italiano) l’unica bandiera da alzare è quella giallorossa. Unica non a caso. (…) Più dei soldi, questo: una lezione di resilienza. Poi, se dovessimo centrare veramente un risultato che da queste parti manca da 8 anni, Gasperini avrebbe un’ulteriore armatura di autorevolezza e credibilità utilissima da queste parti, per cercare di fare a Roma quello che ha praticamente fatto sempre altrove: costruire una grande squadra per cercare di vincere, non per sognare piazzamenti. Adesso contano solo queste 7 partite, conta come sempre cercare di fare il meglio possibile, e sempre solo la Roma. (…)

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Alajbegovic, il Milan prova il blitz per superare la Roma: il Bayer vuole l’offerta

Kerim Alajbegovic non ha ancora smesso di far impazzire l’Italia. Ci era riuscito già un paio di settimane fa con la sua Bosnia, giustiziera degli azzurri nei playoff di qualificazione ai Mondiali, e ci sta riuscendo ancora oggi, con il suo nome finito sui taccuini dei top club di Serie A. (…) Due, in particolare, gli hanno messo gli occhi addosso e hanno concretamente iniziato a sondare il terreno con l’entourage: Milan e Roma. (…) Una certezza che vale come premessa: il bosniaco cambierà casacca già alla fine di giugno, perché un accordo di trasferimento è stato finalizzato lo scorso 27 marzo con il rientro al Bayer Leverkusen; le Aspirine hanno, infatti, esercitato il diritto di riacquisto dal RB Salisburgo per 8 milioni di euro, facendo firmare al ragazzo un contratto quinquennale a partire dal 1 luglio 2026. (…) l’interesse del Milan per Alajbegovic apre a riflessioni interessanti sul prossimo futuro. Il classe 2007 nasce come esterno sinistro, è un ala rapida, dal dribbling secco, a cui piace partire da sinistra per accentrarsi sul destro; può giocare, però, anche dall’altro lato, mantenendo il binomio fascia-piede, o da seconda punta, quindi in appoggio ad un attaccante centrale. (…)

(corsport)

ROMA-PISA: le probabili formazioni dei quotidiani. Ghilardi dal 1′, dubbio Rensch-Tsimikas. Soulè e Pellegrini dietro a Malen

Vincere con il Pisa per alimentare le speranze quarto posto: è questo l’obiettivo della Roma per la sfida dell’Olimpico di questa sera. Davanti a Svilar, c’è Ghilardi al posto dell’infortunato Mancini, che affiancherà Hermoso e Ndicka. Sulle fasce pronti Celik e uno tra Rensch e Tsimikas; a centrocampo la coppia Pisilli-Cristante, ma non è esclusa la sorpresa El Aynaoui al posto del numero 4. Davanti all in su Malen, supportato da Pellegrini e Soulé.

LA GAZZETTA DELLO SPORT – Svilar; Ghilardi, N’Dicka, Hermoso; Çelik, Cristante, Pisilli, Rensch; Soulé, Pellegrini; Malen. All. Gasperini.

CORRIERE DELLO SPORT – Svilar; Ghilardi, N’Dicka, Hermoso; Çelik, Cristante, Pisilli, Tsimikas; Soulé, Pellegrini; Malen. All. Gasperini.

IL MESSAGGERO – Svilar; Ghilardi, N’Dicka, Hermoso; Çelik, Pisilli, Cristante, Rensch; Soulé, Pellegrini; Malen. All. Gasperini.

CORRIERE DELLA SERA – Svilar; Ghilardi, N’Dicka, Hermoso; Çelik, Cristante, Pisilli, Rensch; Soulé, Pellegrini; Malen. All. Gasperini.

IL TEMPO – vilar; Ghilardi, N’Dicka, Hermoso; Çelik, Pisilli, Cristante, Tsimikas; Soulé, Pellegrini; Malen. All. Gasperini.

IL ROMANISTA – Svilar; Ghilardi, N’Dicka, Hermoso; Çelik, Pisilli, Cristante, Rensch; Soulé, Pellegrini; Malen. All. Gasperini.

L’assist di Gian Piero

Gian Piero non molla. Anzi, rilancia voce alta le ambizioni immediate sue e del suo gruppo (non della società, ha tenuto a precisare: senza polemica, però. E parla anche di futuro, certificando quale dovrà essere la strada da seguire per allestire una Roma migliore. E, per dirla con i Friedkin, competitiva. Gasp non ha messo da parte l’ipotesi di centrare il quarto posto, a patto – però – che stasera venga superato l’ostacolo Pisa. In caso contrario, il focus già a metà aprile sarà fatalmente dirottato sulla prossima stagione. Con GPG che ha dato l’impressione di parlare da allenatore della Roma anche del prossimo anno. E, se non sarà casi, è riuscito a bluffare molto bene. Già, la Roma dei futuro. Che secondo il tecnico non dovrà necessariamente partire da una rivoluzione ma semplicemente (sembra facile…) da una ristrutturatone mirata, soprattutto di grande qualità. Traduzione: non una marea dì nuovi acquisti, ma acquisti. giusti. Gente su misura per le esigenze dell’allenatore, giocatori alla Malen o Wesley (li ha citati lo stesso Gasp, non a caso…), uomini che sappiano risolvere i problemi tecnici emersi in questa stagione. (…) E coni soldi della Champions potrebbe essere tutto più facile. Intanto, però, c’è da pensare al Pisa ultimo in classifica e, come sempre capita in questi casi, l’avversario peggiore della Roma sarà la Roma stessa. Specie quella inguardabile del crollo nel secondo tempo di Milano. (…)

(corsport)

Amore, spettacolo e incassi. I 4 anni di sold-out all’Olimpico

Quattro anni fa, a quest’ora, lo stadio Olimpico si preparava a riaprire a capienza completa. Pare passata una vita, eppure sono solo quattro anni. È cambiato il mondo (in meglio?, non ne siamo sicuri) e forse è cambiata pure la percezione che i romanisti hanno avuto dello stadio di casa. Andiamo con ordine: quattro anni fa (domani), cioè il 10 aprile del 2022, contro la Salernitana, l’Olimpico faceva registrare il primo dei 78 (su 107 partite) sold out dell’era Friedkin. Era la Roma di Mourinho, c’era voglia di lui, di qualcosa di grande – e infatti poi sarebbe arrivata la Conference – e pure la voglia di stadio, dopo i lunghissimi mesi della pandemia. I Friedkin furono bravissimi ad intercettare tutto: prezzi popolari, agevolazioni, uno stadio a misura di tifoso trattato come tale e non (solo) come cliente. Un successo organizzativo ed emotivo totale. (…) La seconda stagione (2021/2022) invece, viene inaugurata con gli stadi aperti a metà, e poi verso la fine del campionato, prima con il 75% di capienza e infine, ad aprile con capienza completa. Dal 10 aprile 2022, data in cui gli stadi sono stati riaperti al 100% che coincide con Roma-Salernitata (2-1), fino alla più recente gara casalinga di questo campionato della Roma, contro il Lecce, vinta 1-0 grazie al gol di Robinio Vaz, i giallorossi hanno disputato più di 100 gare all’Olimpico tra campionato, Coppa Italia, Europa League e Conference (e la storica amichevole pre-campionato contro lo Shakhtar Donetsk finita 5-0), facendo registrare numeri elevatissimi di tifosi presenti. Per la precisione di queste 107 gare disputate, 78 hanno fatto registare il sold-out, ma le restanti 29 non sono state da meno. La Roma in 4 anni ha potuto contare su più di 6 milioni di tifosi (6.684.258) presenti all’Olimpico, con una media per gara di 62 mila spettatori presenti. La gara dell’era Friedkin che ha fatto registrare il numero più alto di tifosi presenti a sostenere la Roma, risale all’ultima partita casalinga della stagione 2024/25, con Claudio Ranieri in panchina per l’ultima volta. La sfida in questione era Roma-Milan, vinta 3-1 con i gol di Mancini, Paredes e Cristante abbracciati da poco più di 68mila tifosi. (…)

(corsport)

Il modello (insostenibile) del calcio a pagamento in tv sta per scoppiare

Laltra sera, tutti (o quasi) i pub del Regno Unito trasmettevano i quarti di finale della Champions League: giocavano due squadre inglesi più la macchina da gol Harry Kane, gloria nazionale che veste la maglia del Bayern di Monaco. In Italia è stato invece un martedì qualsiasi: grandi geremiadi per la Nazionale da 16 che non gioca più un Mondiale, ma il declino del calcio italiano non è limitato ai soli Azzurri. La Serie A è ormai sistematicamente fuori dai grandi tornei internazionali (al massimo arriva in Finale e le perde). (…) Il pallone europeo è un’industria multi-miliardaria. Che però poggia su una sola gamba, quella dei diritti tv, venduti a peso d’oro: sono circa 40 miliardi di euro, tra campionati e coppe, ogni 3 anni. Ma la torta, che per decenni è andata sempre crescendo, ora si sta rimpicciolendo: il rischio è che mandi in bancarotta il calcio, dove ormai da decenni i costi superano i ricavi. E non basta l’invasione americana, di investitori e fondi di private equity (più o meno rispettabili): anzi la finanziarizzazione del calcio porterà più danni che benefici, sul lungo termine. Tutto è cominciato sul finire degli anni 90, quando nei pub inglesi, fino ad allora solo birra, snooker e freccette, comparvero le partite in tv, a pagamento: BSkyB, On e Telewest vendevano abbonamenti per vedere il calcio. Era una rivoluzione: da sport tifato allo stadio o ascoltato a-la radio, il calcio divenne uno sport visto, dal tavolo di un locale, con una pinta in mano. Il modello commerciale si sarebbe poi diffuso in tutta Europa, per la gioia dei club medesimi e delle pay-tv. (…)Ma questo bengodi sta per finire: a un recente “Football Summit” del Financial Times, è stato rivelato che i diritti tv, una torta in continua lievitazione da 30 anni che ha finora salvato i bilanci colabrodo dei club continentali, hanno invertito rotta: non crescono più, sono piatti. E se oggi coprono da soli oltre il 40% dei ricavi dei club (dato Morningstar-DBRS), nei prossimi anni quella percentuale si dimezzerà. Il modello del calcio a pagamento è in una bolla speculativa e il segnale è la proliferazione: tra Dazn, Sky e i suoi fratelli ci sono decine di piattaforme che trasmettono calcio a pagamento. E’ un modello insostenibile perché non riesce più a scaricare i costi crescenti dei diritti sui clienti: in Gran Bretagna vedere tutte le partite della propria squadra costa a un tifoso 140 Sterline al mese. In Italia non è molto diverso. (…) Andrea Traverso, responsabile della Ricerca della Uefa, ha ammesso che se si applicassero al calcio i parametri contabili rigorosi come si fa per le aziende, le 730 squadre europee avrebbero un buco complessivo di 8 miliardi di Euro: il pallone è di fatto già fallito. (…)

(Il Foglio)