Da qualche settimana, la Roma ha rilasciato un nuovo aggiornamento per “il mio posto”, l’app dedicata agli abbonati per poter gestire il proprio titolo di accesso allo stadio. Il club ha consigliare di aggiornarla perché, oltre ad avere una nuova grafica e nuove funzioni, l’ultima versione garantisce anche la compatibilità con tutti gli ultimi sistemi operativi. Durante l’ultimo match casalingo contro il Genoa, infatti, alcuni utenti avevano avuto alcuni problemi ad aprire l’applicazione proprio perché non era stato effettuato l’aggiornamento. Ecco la nota apparsa sul sito della Roma:
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FOTO – Dallo shooting alla visita dell’Archivio Storico del club: il primo giorno di Gollini in giallorosso
Nella giornata odierna è arrivata l’ufficialità: Pierluigi Gollini è un nuovo calciatore della Roma. Il portiere arriva a titolo definitivo dall’Atalanta e ha firmato un contratto fino al 30 giugno 2027. Dopo aver svolto le visite mediche, il nuovo vice di Mile Svilar ha visitato il centro sportivo ‘Fulvio Bernardini’ di Trigoria e ha fatto tappa all’Archivio Storico del club. Oggi, invece, ha disputato il primo allenamento con la maglia giallorossa.
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Ufficiale: Garcia è il nuovo commissario tecnico del Belgio (COMUNICATO e FOTO)
Rudi Garcia riparte dalle nazionali. L’ex allenatore di Roma e Napoli è stato ufficialmente nominato nuovo commissario tecnico del Belgio e prende il posto di Domenico Tedesco. Il tecnico francese ha firmato un contratto fino al 2026 e guiderà i Diavoli Rossi verso il Mondiale che si disputerà in Canada, Stati Uniti e Messico. Ecco il comunicato: “La Federcalcio belga è orgogliosa di presentare il nuovo allenatore nazionale dei Red Devils: Rudi Garcia. Il francese ha firmato un contratto fino alla Coppa del Mondo del 2026. Giovedì 20 e domenica 23 marzo i Diavoli Rossi affronteranno l’Ucraina. Rudi Garcia prenderà poi il suo posto sulla panchina belga, con l’obiettivo di assicurarsi la permanenza nella Lega A di Nations League. Da giugno sono in programma le partite di qualificazione per la Coppa del Mondo 2026 e questi saranno i primi due impegni più importanti per il nuovo allenatore della nazionale.
‘Dopo alcuni intensi colloqui sono felice di avere l’opportunità di allenare i Red Devils nel loro cammino verso la Coppa del Mondo – dice Rudi Garcia -. Ho un quadro chiaro della squadra e delle aspettative della Federcalcio. Inizierò a lavorare con un gruppo di talento e spero che con buoni risultati potremo unire di nuovo l’intero Paese!'”.
(rbfa.be)
Our new Red Devils’ head coach, Rudi Garcia. 🔱 pic.twitter.com/RSBxOGvCsp
— Belgian Red Devils (@BelRedDevils) January 24, 2025
AS Roma: la storia di Alessandro Paoloni, il tifoso nato prima della fondazione del club
Continua la rubrica della Roma dedicata ai tifosi. Dopo aver parlato di Gaetano Alegiani e Pietro Ciucci, ora è il turno di Alessandro Paoloni, il tifoso nato prima della fondazione del club giallorosso. Ecco la sua storia: “Nato prima della Roma, Alessandro Paoloni alla Roma si è legato fin da subito e ha dedicato la sua passione, tramandandola alle generazioni a venire, a due colori che porta sempre con sé. Ne parla ancora oggi come ‘la Roma mia’, mentre stringe a sé una bandiera cucita a mano dalla moglie diversi anni fa.
Alessandro ha compiuto 99 anni. Nato il 24 gennaio del 1926, un anno e mezzo prima della fondazione dell’Associazione Sportiva Roma, ha dato vita a un romanismo che al tempo non aveva ancora riferimenti. E’ stata una scintilla, un amore a prima vista: ‘Abitavo in via Vicenza e all’età di 8-9 anni andavamo con gli amici a Campo Testaccio, prendevamo il tram numero 5’. Frequenta la scuola San Leone Magno: compagno di classe il futuro presidente della Roma Franco Sensi, anche lui classe 1926.
Cartoline di un tempo che fu: le tribune di campo Testaccio sono di legno, dipinte di giallo e rosso, ‘e spesso sugli spalti si creavano dei piccoli incendi perché i tifosi fumavano e l’arbitro era costretto a sospendere la partita per permettere l’ingresso dei pompieri’.
È una Roma che ha fatto epoca, quella ‘di Masetti, Monzeglio, Gadaldi’. Il primo portiere ‘aveva un bar a largo Argentina dove noi tifosi andavamo spesso’ e Alessandro ricorda ancora il suo rito all’ingresso in campo: ‘Arrivava in porta, dava un calcetto al palo sinistro e poi, trascinando una gamba per la linea di porta, ne dava uno anche al palo di destra’.
Dal Testaccio all’Olimpico, passando per il Flaminio, la passione di Alessandro resta intatta. Il 17 novembre del 1963 la moglie sta per dare alla luce la piccola Corinna: alle 14.30 va allo stadio, vede la Roma vincere 3-0 con il Torino (in gol anche Picchio De Sisti) e torna in clinica in tempo per assistere alla nascita della figlia. ‘Altrimenti mia moglie non me l’avrebbe mai perdonato!’, ricorda lui.
La Roma scandisce i tempi della sua vita e di quella della sua famiglia. In vacanza i Paoloni seguono i ritiri della Roma: nell’agosto del 1964 sono ad Abbadia San Salvatore, dove spesso il Conte Marini Dettina portava la squadra per prepararla alla stagione. ‘Dopo gli allenamenti Schnellinger, il tedescone, prendeva in braccio mia figlia’.
Che sarebbe diventata negli anni, ovviamente, romanista. Così come Dario, il nipote, abbonato in Curva Sud – presente a Tirana e Budapest – che con il nonno canta cori presenti e passati: ‘Roma ner core, batterai ogni squadrone, sarai la campionessa der pallone!’. Qualche anno fa sono passati insieme davanti all’ingresso di Campo Testaccio: ‘Io qui sono stato felice'”.
(asroma.com)
VIDEO – Instagram, De Rossi pubblica la bandiera dell’Ostia Mare dallo stadio Anco Marzio
Daniele De Rossi ha pubblicato su instagram con la bandiera dell’Ostiamare, “ufficializzando” così il suo nuovo ruolo. È notizia di queste ore che l’ex allenatore giallorosso sia diventato il proprietario della società nella quale ha mosso i primi passi da calciatore. Sul suo profilo Instagram ha pubblicato poco fa un video con i colori dell’Ostiamare, bianco e viola, con la bandiera che sventola all’interno del campo sportivo.
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Ostiamare, Ass. Onorato: “De Rossi è il nuovo proprietario”
“Daniele De Rossi è il nuovo proprietario dell’Ostiamare calcio”. Ad annunciarlo è Alessandro Onorato, Assessore allo Sport, Turismo, Moda e Grandi Eventi di Roma Capitale. “Abbiamo ricevuto la comunicazione ufficiale -continua Onorato – dell’avvenuto acquisto da parte della società controllata da Daniele De Rossi. Abbiamo lavorato molto a questa soluzione e siamo orgogliosi di essere arrivati a questa svolta. Oggi scriviamo una nuova pagina per l’Ostiamare e tutto il territorio del X Municipio, dove l’impianto Anco Marzio e il club rappresentano un punto di riferimento a livello sportivo e sociale per migliaia di famiglie”.
“Con De Rossi abbiamo condiviso lo stesso approccio: non esistono scorciatoie alla legalità. Daremo a lui e al suo staff tutto il supporto amministrativo del caso, come facciamo con tutti i concessionari degli impianti comunali, per superare le criticità del centro sportivo. Ringrazio Daniele che, con nuovi ingenti investimenti, garantirà all’Ostiamare un importante ammodernamento dell’impianto sportivo, un futuro roseo per la prima squadra e per la formazione dei ragazzi”, conclude Onorato.
FOTO – Le prime immagini in giallorosso di Rensch
Arrivato ieri nella Capitale, da oggi Devyne Rensch è ufficialmente un nuovo giocatore della Roma. Il terzino classe 2003 arriva dall’Ajax a titolo definitivo per rinforzare la rosa a disposizione di Ranieri e ha già fatto la conoscenza del centro sportivo Fulvio Bernardini. Le prime immagini in maglia giallorossa:
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Con Laroma24.it vivi l’esperienza live della Virtus Gvm Roma 1960! Continua la corsa verso i play off per la Virtus Gvm Roma 1960. Dopo l’importante vittoria a Caserta nella sfida infrasettimanale dello scorso mercoledì, la formazione capitolina cerca continuità sabato al Palazzetto dello Sport contro la Fabo Herons Montecatini.
Grazie alla partnership con Laroma24.it, adesso hai l’opportunità di seguire e sostenere dal vivo la Virtus Gvm Roma 1960!
Manda una mail a marketing@virtusroma1960.it e inserisci nell’oggetto Laroma24.it per ricevere due biglietti omaggio per la sfida contro la Fabo Herons Montecatini in programma sabato 25 gennaio alle 20 al Palazzetto dello Sport di piazza Apollodoro 10. L’offerta è valida soltanto per le prime cinque mail che verranno ricevute.
Milan: lesione al polpaccio per Emerson Royal. Out 2-3 mesi, fuori con la Roma
Sergio Conceição perde Emerson Royal. Il terzino del Milan, costretto ad uscire ieri nella sfida contro il Girona in Champions League, ha riportato una lesione distrattiva di alto grado del polpaccio destro che lo terrà fuori fra i due e i tre mesi. Royal, dunque, salterà la gara di Coppa Italia contro la Roma prevista per il 5 febbraio.
(sport.sky.it)
Perotti: “Totti era incredibile, sai che il suo piede non ce lo avrai mai. Il rigore al derby? L’ho battuto così perché mi stavo ca****o sotto. L’esonero di De Rossi? Andava gestito in un altro modo”
Tra i tanti giocatori di talento passati per Roma, c’è stato anche Diego Perotti. L’esterno argentino, arrivato nel 2016 dal Genoa, ha fatto anche parte della squadra capace di rimontare ed eliminare il Barcellona. Inoltre ha lasciato un bellissimo ricordo per le sue giocate e per il suo celebre modo di battere i calci di rigore. L’ex Siviglia ha rilasciato una lunga intervista in cui si è soffermato anche sul suo periodo in giallorosso. Ecco le sue parole.
Prima di andare alla Roma, si vociferava che fossi stato vicino ad Inter e Milan, puoi confermare?
“Posso confermarti che mi chiamò Roberto Mancini che all’epoca era l’allenatore dell’Inter e mi disse che mi voleva come seconda punta, che ero ideale per il suo modulo. Io gli risposi che ero interessato ma alla fine presero Eder. Quindi sono rimasto altri 6 mesi al Genoa finché non è arrivata la Roma”
Come mai hai deciso di lasciare il Genoa a metà stagione?
“Io stavo bene al Genoa ma quando ti arriva la possibilità di fare il salto in una grande squadra non puoi rifiutare. Già nei primi anni al Siviglia ero stato accostato alla Juventus e al Real Madrid, poi gli infortuni avevano fatto sfumare tutto. Resterò sempre grato al Genoa che ha creduto in me in un periodo negativo della mia carriera. Comunque il club ha preso 10 volte quello che aveva speso e io sono andato via l’ultimo giorno di mercato, nonostante la trattativa fosse in piedi da un mese. Gasperini mi chiamò in ufficio per chiedermi se volevo continuare a giocare rischiandomela, perché mi sarei potuto infortunare e far saltare la trattativa. Io gli diedi la mia disponibilità totale, ho dato tutto al Genoa fino all’ultimo giorno. Ho sempre portato rispetto al mister, alla società e ai tifosi. Capisco che i tifosi ci siano rimasti male, ma io ho sempre dimostrato di tenerci tanto al Genoa che rimane nel mio cuore”.
A Roma sei stato allenato sia da Ranieri che da Spalletti, che allenatori erano?
“Sono molto diversi caratterialmente: Spalletti è paragonabile a Gasperini come cattiveria agonistica. Ti spinge sempre a dare il massimo, a stare sul pezzo, a non mollare, ad allenarti forte perché se no non ti fa giocare. È uno che si incazza spesso al contrario di Ranieri che è più tranquillo, che trova sempre la parola giusta ed è molto vicino al giocatore. Sono diversi anche tatticamente: Spalletti fa un gioco più offensivo, mentre Ranieri gioca di ripartenze. Mi sono trovato bene con entrambi e ho un bellissimo ricordo.
Ho un aneddoto curioso su Spalletti: faceva molto caldo, dovevamo giocare contro il Cagliari in trasferta ma io il giorno prima non mi ero allenato perché avevo le vesciche sotto al piede. Avevo fatto le infiltrazioni ma sentivo ancora dolore. Il giorno della partita, dopo colazione, il mister chiama me e il medico sociale al suo tavolo, fa partire una canzone al cellulare e non dice niente. Quando finisce la musica mi chiede ‘allora giochi o no?’ e io gli rispondo di sì, quindi lui si alza e va via. Quella partita contro il Cagliari dovetti giocarla con lo scarpino di Dzeko per quanto il piede fosse gonfio, ma segnai su rigore dopo 5′. Era uno molto pratico, però aveva questi modi che facevano sorridere. È particolare ma è un grandissimo allenatore. Mentre Ranieri era come un papà, dava tranquillità allo spogliatoio. Mi ricordo che all’ultima giornata contro il Parma disse ‘mi voglio divertire’ e mise una squadra molto offensiva con me, Dzeko, Pellegrini, El Shaarawy… praticamente non difendeva nessuno”.
Com’è stato giocare con Totti?
“Io ho giocato 3-4 partite anche con Messi, ma è diverso vivere un campione nella quotidianità. Da un lato è stato bellissimo, dall’altro sapevo che non avrei mai raggiunto il suo livello. Ho conosciuto Francesco nell’ultima parte della sua carriera ma era comunque un giocatore decisivo. Aveva qualcosa di diverso, che tu non raggiungerai mai. Anche allenandoti al massimo delle tue forze, sai che il suo piede non ce l’avrai mai. Vederlo calciare in porta era fantastico: tirava 10 volte e 10 volte la metteva all’incrocio.
Aveva una visione di gioco pazzesca, di spalle vedeva l’attaccante in area e tu non capivi come facesse. Il talento o ce l’hai o non ce l’hai, non si può allenare. Vi racconto questa: io venivo dal Siviglia dove ero il rigorista mentre a Roma non ne avevo ancora calciato uno. Giocavamo contro il Torino, mi procuro il rigore, lui tira e segna. Poi nello spogliatoio mi avvicino e gli dico ‘guarda che è l’ultima volta che ti faccio calciare il rigore’, lui mi butta un’occhiataccia, ma io gli dico subito che stavo scherzando. Era un leader che si faceva sentire col pallone tra i piedi. Sapevi che poteva cambiare la partita da un momento all’altro”.
Hai vissuto dall’interno anche la questione Totti-Spalletti, poteva essere gestita meglio?
“Sì, poteva essere gestito in maniera diversa. Io ero arrivato da poco a Roma, ma per quello che rappresentava Francesco, poteva esserci un epilogo diverso. Però capisco pure che non è facile per un allenatore gestire una bandiera come lui”.
Hai condiviso lo spogliatoio con Iturbe, cosa gli è successo a tuo parere?
“Ne abbiamo parlato a lungo con lui e con gli altri compagni: aveva tutte le qualità per fare bene perché era molto veloce e calciava bene con entrambi i piedi. La gente non lo sa, ma lui si allenava sempre al massimo, ci teneva alla squadra e ai tifosi perché sapeva che il club aveva speso tanti soldi per acquistarlo. Roma è una piazza particolare, dove devi giocare bene fin da subito e dimostrare di meritarti quella maglia. Devi stare sul pezzo sempre. Il nervosismo, la mancanza di fiducia, la sfortuna possono condizionarti la stagione. È un gran peccato perché aveva tutte le qualità per fare bene e lasciare un buon ricordo ai tifosi”.
Cos’è successo la sera della remuntada al Barcellona? Cosa è scattato nella testa dei giocatori?
“Non avevamo più nulla da perdere e abbiamo giocato con la mente libera. Se avessimo perso a Barcellona 1 a 0, sarebbe stato diverso. Giocare senza pensieri ha fatto la differenza quella sera. Se pensavamo di poterla vincere quella Champions? Nì, perché c’erano grandi squadre come Liverpool e Real Madrid”.
Chi era il più forte in quella Roma?
“Tanti diranno Salah o Dzeko, ma io dico Radja Nainggolan. Era un tuttofare, sapeva fare tutti i ruoli. Giocatore devastante che avrebbe potuto giocare 20 anni in una big se avesse condotto un altro stile di vita. Questa però è una mia idea, magari se fosse stato diverso, avrebbe fatto una carriera peggiore. Chi può dirlo?”.
Hai avuto modo di conoscere anche un giovanissimo Lorenzo Pellegrini, ti aspettavi che un giorno sarebbe diventato il capitano della Roma?
“Sì lo immaginavo, le qualità tecniche già si vedevano, sapevo sarebbe diventato un giocatore di altissimo livello. Sono contento del gol nel derby dopo il periodo che ha vissuto. Al di là del bellissimo gol, ha fatto una grande prestazione, di mentalità e personalità. Sono contento per lui perché è un bravissimo ragazzo e un grande giocatore”.
Che ne pensi dell’esonero di De Rossi?
“Andava gestito in un altro modo perché non parliamo di un allenatore qualunque, ma di una bandiera che ha fatto un’intera carriera alla Roma. Inoltre stava facendo bene come allenatore, non era semplice sostituire Mourinho”.
Che emozione si prova a segnare in un derby di Roma?
“Il primo gol l’ho vissuto un po’ meno perché lo stadio non era molto pieno: la partita era alle 15.00 e la Lazio giocava in casa. Il secondo derby era di sera e lo stadio era pieno. Segnai su rigore calciandolo camminando perché mi stavo ca*** sotto. Il derby della Capitale è bellissimo, ti cambia una stagione e sono convinto che ora la Roma farà benissimo. Per me è stato un onore giocarlo e segnare”.
(chiamarsibomber.com)