Lazio, Sarri operato per fibrillazione atriale. Nei prossimi giorni tornerà a dirigere gli allenamenti

Maurizio Sarri, nella giornata di oggi, si è sottoposto ad un intervento chirurgico al cuore a seguito di un riscontro di fibrillazione atriale. Questo il comunicato della Lazio: “La S.S. Lazio comunica che il mister Maurizio Sarri, a seguito di un riscontro di fibrillazione atriale, è stato sottoposto presso il Policlinico Tor Vergata a un intervento di ablazione transcatetere con tecnologia PFA. L’intervento, eseguito dal professor Andrea Natale, pioniere a livello internazionale e con oltre trent’anni di esperienza nel trattamento di tale patologia, si è svolto con esito positivo.All’intervento era presente il Medico Sociale della S.S. Lazio, dott. Italo Leo. Il Mister riprenderà regolarmente nei prossimi giorni la guida della squadra. La S.S. Lazio e il Mister ringraziano il Policlinico Tor Vergata e l’équipe del professor Natale per l’elevata professionalità e per la qualità delle cure garantite quotidianamente a tutti i pazienti.”

(sslazio.it)

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Simonelli: “Pallone arancione? Polemiche giuste, tornerà giallo o bianco”

RAI RADIO 1 – Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Serie A, ha rilasciato alcune dichiarazioni durante la trasmissione radiofonica ‘Radio Anch’io Sport’ e si è soffermato sulle polemiche legate al pallone arancione. Ecco le sue parole: “Abbiamo ricevuto tante giuste proteste su questo, ci sono persone che non riescono a vederlo per il daltonismo. Abbiamo chiesto al nostro fornitore di anticipare la fornitura di nuovi palloni. Per ogni partita servono 25 palloni, sono 500 palloni a settimana più quelli che diamo alle squadre per gli allenamenti. Hanno messo in produzione tutti i nuovi palloni con un colore che si possa vedere, ma ci vorrà qualche tempo prima che si possa sostituire questo arancione: una scelta non felice. Si tornerà al giallo o al bianco”.

Giannini e il ritorno di De Rossi all’Olimpico: “Ci sarà una grande accoglienza, se la merita”

ADNKRONOS – Giuseppe Giannini, bandiera e storico capitano della Roma, ha rilasciato alcune dichiarazioni all’agenzia di stampa e si è soffermato sulla partita odierna contro il Genoa e sul ritorno di Daniele De Rossi allo Stadio Olimpico. Ecco le sue parole.

Come verrà accolto dai romanisti? 
“Come merita: alla grande. Non ci sono dubbi, non c’è nessuna perplessità su quello che ci sarà stasera allo stadio: come è giusto che sia, una grande accoglienza, un grande affetto e una grande partecipazione da parte della gente, perché stiamo parlando di un altro grande personaggio della Roma. Ha fatto grandi cose e continuerà a farle”.

L’Olimpico organizzerà qualche accoglienza scenografica? 
“Secondo me sì. Comunque ci sarà un’accoglienza piena d’affetto per Daniele”.

Totti a Dubai per il World Sports Summit: l’incontro con Ronaldo “Il Fenomeno” e Baggio (FOTO)

Il 29 e il 30 dicembre va in scena a Dubai la prima edizione del World Sports Summit e all’evento sono presenti tantissime personalità del mondo dello sport. Tra i protagonisti c’è anche Francesco Totti, il quale ieri ha ritrovato Ronaldo “Il Fenomeno” e Roberto Baggio. L’incontro tra le tre leggende è stato testimoniato dalla foto pubblicata su Instagram da Saif Rubie.

Lamanna: “La qualità di Gasperini è trarre il massimo da chiunque lo segua. De Rossi ha dato la scossa al Genoa”

TELERADIOSTEREO – Eugenio Lamanna, ex portiere del Genoa proprio durante la seconda esperienza in rossoblù di Gian Piero Gasperini, ha parlato ai microfoni dell’emittente radiofonica. L’attuale svincolato ha presentato la sfida di domani tra Roma e Genoa, analizzando l’impatto di De Rossi sul mondo rossoblù e soffermandosi sulla figura del suo ex allenatore Gasperini, di cui ha elogiato le grandi qualità.

Le piace il Genoa di De Rossi?
“Penso che abbia dato una scossa, senza dubbio, a un ambiente che vive di emozioni come quello genoano. C’era bisogno di un allenatore che desse qualcosa anche sotto l’aspetto caratteriale. La sua mano pian piano si vedrà sempre di più. Quando c’è un cambio d’allenatore la prima risposta è quella nervosa, poi col tempo arriva anche il gioco”.

Che partita si aspetta da Roma-Genoa?
“Chiaramente la Roma gioca in casa, Gasperini come allenatore cerca sempre la vittoria. Mi immagino un Genoa che cercherà di non subire molto, ma che vorrà anche attaccare: non penso che l’idea di De Rossi sia soltanto difendersi per 90′. La Roma potrebbe essere agevolata da questo, ha la forza tecnica e le idee del mister per poter trovare gli spazi, ma potrà aver bisogno di pazienza”.

Come sta vedendo Gasperini nella Capitale?
“Lo vedo bene, sta disputando un ottimo campionato. (…) La qualità di Gasperini è di trarre sempre il massimo da qualunque giocatore, a patto ovviamente che il giocatore lo segua. Sono stato pochi anni con lui, ma ho capito subito che aveva questa capacità: farti dare il massimo per migliorarti, solo in pochi ci riescono. Già così la Roma è una squadra molto forte“.

Conoscendo Gasp, si aspettava queste difficoltà nel fare gol da parte della Roma?
“L’importante è creare. Sono sempre convinto che quando crei tantissime occasioni prima o poi le concretizzi. (…) La Roma anche davanti ha tantissime qualità, sono innamorato di giocatori come Dybala o El Shaarawy, con cui ho giocato un anno. Sarei più preoccupato, comunque, se vedessi una squadra che fa un tiro in porta a partita“.

Che cosa l’ha stupita di Gasperini?
“Ha un carattere molto forte ed è uno che porta avanti le sue idee, anche perché ha avuto tantissimi riscontri. (…) Avendolo avuto come allenatore so che caratterialmente può essere difficile da capire, ma so anche che ti spinge per farti dare il massimo. Ha comunque una sicurezza che hanno in pochi, soprattutto nei momenti di difficoltà“.

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Curci: “La vittoria della Coppa Italia 2006/07 l’emozione più grande della carriera. Il primo incontro con Totti? Mi tremavano le gambe”

FANPAGE.IT – Gianluca Curci, ex portiere della Roma, ha rilasciato un’intervista al portale e tra i vari temi trattati si è soffermato sulla sua avventura nel club giallorosso. Ecco le sue dichiarazioni.

C’è un errore di qualche compagno che, invece, ti ha davvero sorpreso e al quale non sei riuscito a rimediare?
“Non mi sarei mai aspettato che Totti sbagliasse un calcio di rigore, quello no, ma è successo pure questo. Incredibile (ride, n.d.r.). A parte gli scherzi, di errori se ne commettono tanti in una partita, non mi sembra il caso di citarne uno in particolare, anche perché – appunto – ne ho commessi anche io talmente tanti, che faccio fatica a ricordarmeli”.

A proposito di Samuel, Chivu, Totti e la Roma: tutta la trafila del settore giovanile, da tifoso giallorosso e, poi, l’arrivo nello spogliatoio dei grandi. Che emozione è stata?
“Indescrivibile, da far tremare le gambe, ma davvero. Ho pensato di svenire. Guardavo il Capitano e pensavo di sognare. Mi chiedevo: ‘Porca miseria, ma io che ci faccio qui?’. Poi, piano piano, ci fai l’abitudine, ma all’inizio è stata davvero dura, mi sembrava di volare…”.

E come sei stato accolto? Qualche consiglio del Capitano?
“Francesco è un ragazzo molto tranquillo, quasi timido, che non parla tanto. È un leader, ma con il comportamento più che con le parole. Sono stati tutti gentilissimi con me e, te lo assicuro, non era scontato, né me lo sarei aspettato. In particolare, ricordo il primo ritiro e la prima amichevole. Prima di entrare in campo c’era inevitabilmente un po’ di tensione: Emerson se ne deve essere accorto ed è venuto verso di me: ‘Tranquillo – mi ha detto – sei forte, fai quello che sai e andrà tutto bene. Noi siamo qui con te’. Un altro che fin da subito mi ha sommerso di consigli è stato Samuel, tanto duro con gli avversari quanto disponibile con i compagni, soprattutto i più giovani. Quando qualche ragazzo in ritiro entrava in maniera scomposta, perché magari stanco, Walter lo difendeva e se la prendeva con i compagni più esperti se si arrabbiavano”.

L’esordio all’Olimpico credo sia un ricordo indimenticabile…
“Beh, sì, ovvio. Il mio sogno è sempre stato quello di giocare in Serie A, farlo con la maglia della Roma era un qualcosa di neanche immaginabile. Ho saputo che sarei partito titolare due ore prima della partita, quando Mister Delneri ha dato la formazione: ‘In porta gioca Curci’. E io: ‘Cosa? Non ho capito’ (ride, n.d.r.). Era il 19 dicembre, abbiamo vinto 5-1 contro il Parma ed è una partita che è entrata nella storia per il record di Francesco Totti, che in quella gara ha segnato e raggiunto i 107 gol, diventando il miglior marcatore della storia della Roma. Diciamo che mi ha impreziosito l’esordio”.

In quella squadra c’era anche Cassano: qualcuna delle sue “cassanate”?
“Antonio è un ragazzo fantastico, un pezzo di pane, solo che ogni tanto gli si “tappa la vena” e non capisce più niente. Ricordo che una volta Spalletti voleva fare una seduta tattica e lui gli fa: “A’ Mister, non hai capito, qui non si fa tattica”. E Spalletti, serafico, lo ha mandato via. Che spasso”.

Hai incrociato anche un giovane De Rossi, si vedevano le stigmate del campione?
“Si vedeva che aveva qualità e carattere, quello sì, ma soprattutto era evidente la leadership. Era un giovane-vecchio già allora, per quello non mi stupisce vederlo ora allenatore. Credevo facesse un po’ più di gavetta, ma quando ti chiama la Roma non puoi dire di no. Su di lui avrei scommesso”.

A proposito di allenatori, nella stagione 2005/2006 sei stato titolare fino quasi al derby, poi nella stracittadina Spalletti ti ha preferito Doni: ancora arrabbiato col Mister?
“Ma va, no, assolutamente, anche perché in quella stagione credo di aver giocato di più che in tutte le altre. Eravamo in Europa League e siamo arrivati in finale di Coppa Italia. Quindi nessun rammarico”.

Nel 2011 torni a Roma e trovi Luis Enrique, che ricordo hai di lui e che effetto ti fa vederlo ora a questi livelli?
“Già allora si percepivano la sua qualità e la sua determinazione. Non guardava davvero in faccia nessuno, chi non si allenava bene, stava fuori. Era tanto intransigente e il gruppo veniva prima di tutto. Ai tempi pensavo che fosse quasi esagerato, che potesse essere un difetto, ma adesso dopo due Triplete posso dire che forse aveva ragione lui (sorride, n.d.r.). Gli ho visto preferire Okaka a Totti, oppure lasciar fuori De Rossi per un ritardo di pochi minuti alla riunione tecnica. Grande personalità. E, poi, con lui ho imparato a giocare con i piedi. Prima, mai nessuno mi aveva chiesto di farlo, era avanti anche in quello”.

Quali sono stati, invece, i derby più belli?
“Il primo, ovviamente, anche se è stato quello “della paura” del 2004/2005. Sia noi che la Lazio eravamo in zona retrocessione: è finito 0-0 e – per un portiere – va bene così (sorride, n.d.r.). Quello più bello è stato quello del 2006, quello dell’undicesima vittoria consecutiva. Vincere il derby, facendo un record, è stato qualcosa di meraviglioso”.

Quando ti sono tornati particolarmente utili certi “trucchi” del tuo ex preparatore dei portieri Claudio Filippi?
“Ricordo un episodio molto simile al rigore di Maignan nel derby: era uno Juve-Roma del 2012. Io ero in panchina, ma quasi alla mezzora l’arbitro espelle Stekelenburg e assegna il rigore. Io entro e respingo il tiro di Pirlo. A fine partita Mister Filippi viene da me e mi fa: ‘Ma come hai fatto? Pirlo non sbaglia mai…’. E io: ‘Mister, me l’hai insegnato tu!’. E ci siamo messi a ridere”.

L’emozione più grande della tua carriera?
“Sicuramente la vittoria della Coppa Italia 2006/2007. Arrivati a Fiumicino c’erano più di diecimila persone ad aspettarci, tanto che non riuscivo a trovare il pullman. Mi ha caricato un tifoso su un ‘pandino’, eravamo in cinque, non so come abbia fatto, ma è riuscito a portarci fino al bus della squadra”.

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Attacco finale

Gian Piero Gasperini controlla di nuovo sotto l’albero, non c’è alcun pacco, eppure Natale è passato. […] La Roma intanto deve chiudere l’anno in bellezza, consolidare il quarto posto in attesa delle sfide di gennaio, che ci diranno con certezza quali saranno gli obiettivi realistici della Roma. […] Dovbyk è appena tornato, Ferguson – dopo Torino – è difficilmente spendibile. Non resta – oltre a Soulé Dybala, e torniamo al falso nove. con cui la Roma ha sempre faticato in questi mesi. Certo, si dirà che Dybala è Dybala, ma l’importante per Gasp è che non sia lo stesso visto contro la Juventus. Alternativa a Paulo? Baldanzi, con l’argentino a ricoprire il ruolo di Pellegrini (o viceversa), bloccato da un infortunio muscolare. Basterebbe un Raspadori o Zirkzee (o addirittura Beto) per far dormire sonni tranquilli al tecnico, almeno per la sfida contro De Rossi, il quale ha dichiarato di non «cercare vendette» ma una vittoria (o un pari) gli farebbe molto comodo, mentre la Roma rischierebbe di scalare in quinta posizione. […] L’albero è vuoto, dovrà riempirsi in tempi brevi, tra una battuta e l’altra, proprio questo il messaggio lanciato dal tecnico alla proprietà e al ds Massara, che del mercato si sta occupando. Gli altri attaccanti in rosa, dicevamo, sono di passaggio, tra bocciati e in scadenza: Pellegrini, Dybala ed El Shaarawy sono a fine contratto, Ferguson è in prestito e sul piede di partenza, Bailey idem, Baldanzi è considerato, ma potrebbe essere mandato a giocare altrove, visto che qui trova poco spazio e non è inserito nemmeno nella lista Uefa. […] Il reparto intero, come noto, funziona poco e la Roma, con i soli 17 gol segnati è riuscita ad arrivare a trenta punti, quasi un miracolo gasperiniano. Con un attacco che segna così poco è difficile lottare per grandi obiettivi, Gasp lo sa e vuole correre ai ripari. […] Dovbyk in campionato è fermo a due gol (ed è assente dal 21 novembre), Dybala, Baldanzi e Ferguson sono a quota uno, El Shaarawy è a zero, con Soulé capocannoniere interno a quattro. I numeri parlano chiaro, ed ecco perché Gasp vuole ribaltare il reparto. Subito.

(Il Messaggero)

Ziolkowski, la conferma. Rensch spera

[…] Una sola volta Gasperini ha affidato a Soulé, Dybala e Artem le chiavi dell’attacco, ma era in Europa League contro il Viktoria Plzen, in una serata piuttosto dimenticabile a causa del 2-1 finale per la formazione ceca. Sul resto della formazione c’è un solo dubbio, abbastanza flebile a dirla tutta: Rensch, che al tecnico è piaciuto sia in Europa contro il Celtic sia in campionato con Como e Juventus, spera di avere un’altra chance nei tre di difesa […] Il piano A, dunque, è ancora quello di confermare Ziolkowski al centro della difesa evitando di toccare i compagni di reparto Mancini (centro-destra) ed Hermoso (centro- sinistra) […] Celik e Wesley occuperanno le fasce, Cristante e Koné guideranno il centrocampo, e l’attacco come detto è presto fatto senza Pellegrini e con Bailey ancora in ritardo di condizione. El Shaarawy e Baldanzi sono i possibili cambi in corsa per tornare magari al tridente leggero, che comunque ha dato meno frutti di quello pesante (6 gol contro i 21 segnati dalla Roma in tutte le competizioni con un centravanti di ruolo schierato). […]

(Corsport)

Genoa, Vitinha: “Sento la fiducia di De Rossi. Dietro il grande allenatore vedo la persona vera. Con la Roma difficile ma non impossibile”

IL SECOLO XIX – Vitor Vitinha, esterno del Genoa rilanciato da Daniele De Rossi, oggi tecnico del Grifone e bandiera giallorossa, ha rilasciato un’intervista al quotidiano. Ecco le sue parole:

E il suo momento top in rossoblù?
«Sì, sto bene, prima avevo sempre avuto qualche infortunio. E poi sento la fiducia di De Rossi: ha portato energia positiva. Ora ho grande stabilità nella mia vita personale e nel calcio. Per quello sento di poter fare di più. Ho tutto ciò che mi serve per crescere».

De Rossi ha detto che dopo il rosso di Leali con l’Atalanta ha lasciato due punte perché lei sa sacrificarsi in più ruoli.
«Fa piacere sentirlo parlare bene di noi. Ma quello che mettiamo in campo è solo l’immagine di quanto ci trasmette».

Il mister parla sempre in modo schietto. C’è qualcosa che le ha detto da quando è qui, che l’ha colpita di più?
«Mi piace perché dietro il grande allenatore vedo una grande persona, vera. De Rossi dice tutto quel che pensa, ti viene vicino e non ha un discorso costruito prima, arriva e dice quello che sente in quel momento. E per me, come giocatore e come persona, questo vale tantissimo. So che lui dice la verità e allora lo ascolto, rifletto, cerco di crescere con i suoi consigli che mi aiutano a essere migliore in campo e fuori».

Lunedì sfidate la Roma all’Olimpico, De Rossi è una leggenda giallorossa. Come sta vivendo questa settimana?
«Sarà una partita speciale, ma sappiamo quanto sia professionale. Lui rappresenta il Genoa ora e darà tutto per fare punti, senza dimenticare quanto amore c’è tra lui e i tifosi della Roma. Il mister vuole vincere e questo è un modo di rispettare la Roma e
il nostro sport. Chi ama il calcio gioca sempre per vincere. Lui vuole salvare il Genoa. Saprà gestire la grande emozione, lo abbiamo già capito in questi giorni. Poi a fine gara ci sarà un’atmosfera unica per lui
».

Venite da due buone prove ma senza punti. A Roma farà la sua 50ª in A: cosa si aspetta?
«Una partita difficile ma non impossibile. Dovremo partire da quanto fatto di buono nelle ultime due gare e metterci qualcosa in più. La Roma è una grande squadra, dovremo andare lì convinti, con la mentalità giusta».

Il Genoa non batte la Roma in trasferta dal 1990, con gol di Aguilera.
«Sono tanti anni. Ma poi arriva sempre la volta in cui si cambia la storia. Ci proveremo».

Magari con un suo gol. Una vittoria pesante con una sua rete sarebbe un ulteriore salto di qualità nella sua avventura al Genoa? E poi c’è da raggiungere Ostigard, capocannoniere rossoblù con tre gol…
«Leo ha iniziato molto bene ma ora tocca a me e alle altre punte (ride). Lo voglio superare. Però sono sincero, se a Roma vinciamo e non segno, facciamo festa
allo stesso modo
».