Dovbyk d’Europa

IL TEMPO (L. PES) – Ancora Dovbyk, ancora la Roma. Settima vittoria consecutiva al Via del Mare contro il Lecce dove decide, come sempre verrebbe da dire, il gol del centravanti ucraino. Undicesimo centro in campionato e altro macigno che vale tre punti. Quarto 1-0 di fila lontano dall’Olimpico ma soprattutto quinto successo di fila in trasferta. La Champions resta a quattro punti ma, almeno per un paio di notti, la Lazio è sorpassata. Nessuna sorpresa nelle scelte iniziali con Ranieri che rilancia Hummels al centro della difesa, lascia a riposo Paredes affidando la regia a Cristante e sceglie Soulé accanto a Pellegrini per sostituire Dybala. Parte bene la Roma che fa valere il momento di forma rispetto ai pugliesi che invece sono reduci da quattro ko di fila. Due occasioni clamorose mancate per il vantaggio. Prima Angeliño dopo nove minuti si ritrova letteralmente solo davanti alla porta vuota dopo uno scontro tra avversari ma non centra lo specchio sbagliando un gol incredibile. Una decina di minuti dopo è bravo Koné a rubare un pallone al limite dell’area ma a meno di dieci metri dal portiere leccese il francese gliela spara addosso. Roba da non credere! Dopo la mezz’ora i giallorossi di Ranieri calano e la squadra di Giampaolo ha un paio di buone occasioni con Gallo, bravo Svilar a respingere, e Karlsson che calcia centrale. Poco prima dell’intervallo Pellegrini sfiora la traversa e con la sua occasione si chiude un primo tempo ricco di rimpianti per la Roma.

Rientro in campo con parecchie difficoltà per Pellegrini & Co. che lasciano tanto campo al Lecce e faticano a costruire nella metà campo pugliese. Sugli sviluppi del corner arriva la rete di Mancini su sponda di Dovbyk ma Manganiello annulla per fuorigioco. Lunga review del Var (oltre tre minuti) ma decisione confermata. Le prime mosse di Ranieri sono Baldanzi e Shomurodov al posto di Soulé e Pellegrini cambiando modulo e giocando gli ultimi venti minuti con le due punte. Giallo ingenuo di Saelemaekers col belga che protesta col guardalinee e si becca un’ammonizione che gli farà saltare il match con la Juve. A dieci dal termine l’occasione della partita. Lancio in avanti che Dovbyk fa suo col fisico vincendo il contrasto con Baschirotto. L’ucraino perfetto e freddo batte Falcone sul primo palo e porta in vantaggio la Roma. Altri due cambi nel finale dalla panchina dove il tecnico pesca Pisilli ed El Shaarawy al posto di uno stanco Dovbyk e un nervoso Saelemaekers. Il Lecce aumenta i giri nel finale e ci prova con un paio di conclusioni dalla distanza. Koné spreca un contropiede e i salentini tornano a premere. Shomurodov ha un’occasione d’oro per chiuderla nel quinto minuto di recupero ma a tu per tu con Falcone lo prende in pieno. È l’ultima emozione della partita. La Roma non ferma la sua corsa e ora arrivano i big match.

LECCE-ROMA: dove vederla in tv, le probabili formazioni e le quote

La Roma si rituffa nel campionato dopo la sosta per le nazionali, pronta per quella che Claudio Ranieri ha definito “l’inizio della volata finale“. Oggi alle 20:45, i giallorossi saranno di scena allo Stadio Via del Mare per affrontare il Lecce di Giampaolo nel match valido per la trentesima giornata di Serie A. 

Ranieri deve fare i conti con l’assenza pesante di Dybala (operato e fuori a lungo) di Celik e Rensch. Possibile qualche cambio rispetto alle ultime uscite: Hummels si candida per una maglia in difesa (resta da vedere se si giocherà a 3 o a 4), a centrocampo Koné potrebbe partire titolare dopo il riposo delle partite prima della sosta, mentre sulla trequarti Baldanzi, Soulé e Pellegrini si contendono due maglie per accompagnare Dovbyk come punta centrale. Saelemaekers dovrebbe agire sulla fascia destra.

DOVE VEDERE LECCE-ROMA IN TV E IN STREAMING

Lecce-Roma sarà visibile su diverse piattaforme: sarà trasmessa in diretta streaming su DAZN e anche sul canale Sky Sport CalcioSky Sport 4K e Sky Sport 251. Sarà inoltre possibile seguire il match in streaming su Sky Go e NOW.

LE PROBABILI FORMAZIONI

LECCE (4-3-3): Falcone; Guilbert, Baschirotto, Jean, Gallo; Coulibaly, Berisha, Helgason; Pierotti, Krstovic, Morente.
ROMA (3-4-2-1): Svilar; Mancini, Hummels, Ndicka; Saelemaekers, Koné, Cristante, Angelino; Pellegrini, Soulé; Dovbyk.

LE QUOTE

LECCE-ROMA 1 X 2
EUROBET  4.20 4.20 1.85
SISAL  4.75 3.50 1.80
PLANETWIN365  5.00 3.45 1.75
SNAI  5.00 3.40 1.75

LR24

 

De Rossi riceve il Premio ASI Sport&Cultura: “Futuro? Stasera guarderò la Roma. Presto in panchina, anche all’estero” (FOTO e VIDEO)

DAL SALONE D’ONORE DEL CONI ANNALISA FERRANTE – Giornata di riconoscimenti per Daniele De Rossi. La leggenda giallorossa ha ricevuto oggi, sabato 29 marzo, il premio “ASI Sport&Cultura” nella diciannovesima edizione dell’evento, che si è tenuta alle 15:00 presso il Salone d’Onore del CONI. Il premio celebra i valori dimostrati da De Rossi dentro e fuori dal campo.

Prima della cerimonia, De Rossi ha parlato ai cronisti presenti, soffermandosi sul suo progetto con l’Ostiamare: “È un progetto sociale, ma c’è tanto calcio dietro. Il calcio porta via tanta gente dalla strada, dalle console. Ostacoli? Quelli che sapevamo: tempistiche, permessi per lo stadio. Siamo partiti in una situazione di classifica turbolenta, ora va un po’ meglio. C’è molto da fare sull’impiantistica, ma nessuna brutta sorpresa“.

L’ex capitano ha poi parlato del suo futuro da allenatore: “Il mio futuro lo vedremo. Ora sto cercando di sdoppiarmi con l’Ostiamare, ma tutti sanno che la mia passione e vocazione è allenare. Il mio futuro? Guarderò qualche partita, stasera guarderò la Roma. Sarà su una panchina. Non so quale, non ho veramente idea, ma spero presto“. De Rossi si è detto aperto anche a un’esperienza all’estero: “Certo, perché no? Ho avuto tanti mesi per guardare calcio, aggiornarmi, ho fatto viaggi all’estero per vedere strutture e ritmi di gioco. Mi affascina molto, ho provato a migliorare la lingua. Ho avuto tempo libero, spero di non averne più così tanto, ma non l’ho buttato. Cerco un progetto serio con persone serie“. Poi un commento sull’ipotesi di Prandelli come direttore tecnico della Nazionale,Aggiungere un uomo di grande sapienza affianco a Spalletti possa solo far bene” e sull’attualità dell’Italia calcistica: “Penso che il livello sta tornando a essere buono. C’è un allenatore bravissimo che stimo tanto e una struttura importante“.

Durante la premiazione, De Rossi ha poi aggiunto ulteriori riflessioni sul suo legame con Ostia: “Sono cresciuto lì fino a 20 anni. Era un impegno che sentivo di dover prendere. È il mio piacere tornare da tante persone e vedere facce che ho amato. Il cinema ha proposto un certo tipo di racconto ma Ostia è tanto altro. Lo sport è troppo importante, ti cambia la vita, soprattutto gli sport di gruppo, sono fondamentali per poter crescere il ragazzo in maniera sana, per fargli assaporare la vita di gruppo, per fargli assaporare le sconfitte, le vittorie, tutto quello che c’è dietro“.

 

Kumbulla: “Futuro alla Roma? Ora non ci penso. Sono legato a Juric, è un grande allenatore”

Torna a parlare Marash Kumbulla. Il difensore albanese in prestito all’Espanyol ha parlato anche della sua esperienza alla Roma e del futuro. Le sue parole:

Nell’estate scorsa sei passato dalla Roma all’Espanyol, seppur in prestito. Come si è realizzata quest’operazione?

Mi hanno cercato sia il direttore sportivo sia il mister qui all’Espanyol. Avevo tanta voglia di giocare e di trovare continuità e costanza. Dalla telefonata che ho ricevuto ho sentito tanta fiducia. E l’avventura spagnola sta andando bene, sono molto contento della scelta che ho fatto. Sono in un campionato bello che è visto da tutto il mondo, con squadre molto forti.

Che differenze trovi con la Serie A?

Che anche nelle squadre meno blasonate ci sono giocatori importanti. Si vede anche dalla zona retrocessione, dai punti che hanno adesso le squadre che lottano per non retrocedere. È un campionato complicato.

Essendo un campionato meno tattico, ne hai tratto beneficio venendo dalla Serie A?

Sicuramente è un torneo meno tattico, ma ci sono giocatori più tecnici e più veloci. Ho tratto beneficio dal background italiano, soprattutto a livello di posizionamento e posture del corpo. Qui poi si gioca molto partendo dal basso.

(…)

Quel trionfo è stata la partita più importante della tua carriera?

Sicuramente è nella top cinque perché aver vinto contro quei giocatori, contro il Real Madrid, non penso capiti sempre.

E la finale di Conference League vinta con la Roma nella ‘tua’ Tirana?

Anche quella ovviamente. Lì poi c’era tutto un paese che tifava per noi anche perché c’ero io. Vincere un trofeo con la Roma a Tirana, penso non ci sarebbe potuto essere nulla di meglio per me. E anche il giorno dopo è stato spettacolare con quei festeggiamenti a Roma.

Alla Roma non è andata benissimo anche per via del grave infortunio al ginocchio. Come ne sei uscito?

La mia famiglia mi ha aiutato molto, standomi vicino. Poi  mi sono fatto aiutare da uno specialista, un mental coach, che mi ha permesso di andare oltre il primo ostacolo, ossia il primo mese, nel quale dovevo metabolizzare l’infortunio e tutto il resto. Poi anche alcuni miei compagni, come Spinazzola o Karsdorp, che hanno anche loro subito questo infortunio, mi hanno sostenuto dicendomi di prepararmi mentalmente a quello che poteva succedere o ai fastidi che avrei avuto.

La Roma è una squadra che hai lasciato temporaneamente e nella quale potresti tornare.

Ora non ci penso più di tanto perché l’obiettivo che ho adesso è troppo più importante. Penso che dovremmo lottare fino all’ultimo per salvarci con l’Espanyol e non voglio perdere qualsiasi tipo di energia mentale. Poi a fine stagione penserò al mio futuro.

Un futuro nel quale c’è anche il sogno del Mondiale con l’Albania?

Certo, anzi è più di un sogno. Già fare l’Europeo è stato importante, ma il mondiale è qualcosa di ancora più grande. Il gruppo di qualificazione è abbastanza difficile (Inghilterra, Serbia, Lettonia e Andorra le rivali ndr), ma ognuno di noi vuole fare di tutto per riuscire a ottenere questo grande premio.

Ha fatto da ponte nella trattativa per il tuo trasferimento a Barcellona?

No, perché forse non ha avuto neanche il tempo. Ci ho messo solamente un giorno, da quando è arrivata la chiamata, a decidere. Poi, quando ci siamo rivisti per la prima volta dopo che ero arrivato all’Espanyol, mi ha detto che era contento della scelta fatta.

Sei cresciuto in Italia ma hai sempre giocato per l’Albania. Mi spieghi questa scelta?

L’Albania mi ha chiamato da subito, da quando avevo 14-15 anni, e poi ho fatto tutta la trafila, e dopo aver militato anche nell’under 21 sono passato in nazionale maggiore. Il legame con la nostra terra è fortissimo per tutti gli albanesi sparsi per l’Europa, e l’ho visto chiaramente all’ultimo Europeo l’anno scorso in Germania.

(…)

Il tecnico di quel Verona era Ivan Juric, balcanico come te. Un tipo energico che va dritto al dunque.

Sì, è il classico balcanico che magari parla poco, però quando parla è diretto, senza giri di parole. Ovviamente sono molto legato a lui perché è il mister che mi ha fatto debuttare, mi ha fatto giocare la mia prima stagione in Serie A e io lo considero un grande allenatore.

Alla Roma è stato sfortunato o è arrivato in un momento sbagliato? 

Entrambe le cose, visto che è arrivato dopo l’esonero di De Rossi,  qualcosa di difficile da accettare per i tifosi. E anche per il fatto che De Rossi è andato via senza un vero motivo. Poi, per me è stato anche sfortunato.

(flashscore.it)

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Lazio, Lotito: “Non c’è più calcio italiano, sono tutti americani. Le seconde squadre? Una follia”

“Quando io ho proposto le multiproprietà, lo feci con una logica. Oggi tutti parlano di seconde squadre, ma queste coltivano solo un interesse sportivo, cioè quello di valorizzare i giovani e di avere una fucina dove metterli nella condizione di esprimersi per poi prenderli e portarli nella squadra principale. Questo ragionamento ha un senso dal punto di vista sportivo, ma non ha un senso dal punto di vista economico. Quando io investii, 12-13 anni fa, nella Salernitana, la presi in eccellenza. Poi mi hanno obbligato a vendere, hanno voluto stabilire il prezzo, e l’hanno svenduta a 10 milioni di euro. L’ultimo giorno, il 31 dicembre, a mezzanotte meno un minuto. Pensate, c’è uno a mezzanotte meno un minuto che sta a Capodanno, compra la società, stando a Dubai. Oggi questa cosa delle multiproprietà l’hanno eliminata”. Lo ha detto il Presidente della S.S. Lazio e Senatore della Repubblica, Claudio Lotito, intervenuto oggi al Corso da Team Manager, organizzato dall’Associazione Sportiva Luiss.

“Oggi ci sono le seconde squadre, ma non possono vincere il campionato, è vero che valorizzi i giocatori, ma tieni in piedi una squadra che ha gli stessi costi della squadra normale. E quindi è una follia dal punto di vista economico. Alla base di tutto ci deve essere la sostenibilità, a meno che tu non c’hai il pozzo, tiri sul petrolio e in ogni giorno regali i soldi, e qui interviene il ragionamento dei fondi. A chi fa comodo questa roba? In Italia ormai sono tutti fondi. Fatevi una domanda e datevi una risposta. Allora c’è qualcosa che non funziona, no? Siamo rimasti, di fatto, io e Aurelio (De Laurentiis ndr.), poi Cagliari di Giulini e il Torino di Urbano e pochi altri. Il calcio italiano dove andrà a finire? Non è più italiano, sono tutti americani e perché si parla di calcio italiano?”, si chiede Lotito.

“La politica, per quello che mi riguarda, non è mai entrata nella scelta strategica della Lazio. Non pesa. Poi se gli altri avvertono un peso dalla mia persona, perché sono senatore, sicuramente io non parlo in qualità di senatore nel contesto sportivo, ho sempre parlato da presidente. Io penso che il valore della persona è al di sopra di tutto e l’autorevolezza si conquista sulla base del valore della persona, il valore legato alla preparazione, all’autorevolezza culturale, alla determinazione, alla volontà e alla capacità di risolvere i problemi”, ha aggiunto Lotito.

(Adnkronos)

Nela: “Rinnovo di Pisilli fuori dal mondo, l’ingaggio è molto alto per un ragazzo che deve ancora dimostrare tutto” (VIDEO)

IL TRIBUNALE DELLE ROMANE – Sebino Nela, ex difensore della Roma, è intervenuto durante la trasmissione televisiva e tra i vari temi trattati si è soffermato sul rinnovo di contratto di Niccolò Pisilli. Ecco le sue parole: “Pisilli di sicuro è un ragazzo che devi tenere, ma oggi siamo fuori con l’accuso. Guadagnava 70mila euro, io capisco che le società sono prese per la gola dai procuratori, ognuno fa il suo lavoro. Ma bisogna fare attenzione, altrimenti non ne usciamo più fuori. A me sembra un contratto molto alto per un ragazzo che ancora deve dimostrare tutto. Noi l’abbiamo visto al ‘pronti via’, ma anche io nel 1978 quando ho esordito sono stato il migliore in campo per due partite. Poi le partite continuano e non è sempre così. Lui deve ancora dimostrare tutto. Fa parte del gruppo prima squadra, sta facendo il suo minutaggio e abbiamo capito che tipo di giocatore è, ma mi sembra un contratto fuori dal mondo”.

Bovo: “La Roma è forte e ha trovato equilibrio con Ranieri, ma contro il Lecce non sarà facile. Dispiace per l’eliminazione in Europa League”

ASROMA.COM – Cesare Bovo, ex calciatore di Roma e Lecce, ha rilasciato un’intervista ai canali ufficiali del club giallorosso nel corso del podcast “Serie A Preview” alla vigilia del match Lecce-Roma, valido per la trentesima giornata di Serie A e in programma domani alle ore 20:45 allo Stadio Via del Mare. Ecco le sue dichiarazioni.

La tua carriera?
“Sono stato bene in tutte le squadre in cui ho giocato. Mi è dispiaciuto andare via da Roma, ma forse ho trovato la mia strada nonostante il rammarico. Alla fine Roma è Roma…”.

A Palermo hai sfiorato la Champions e la mancata qualificazione dipese anche dalla Roma, che non riuscì a battere la Sampdoria…
“In quella stagione il nostro destino era legato. Avevamo vissuto un’annata fantastica, così come la Roma. Fare il tifo per la Roma in quell’anno era ancora più facile sia perché sono nato lì e ho passato più di metà vita a Trigoria, dato che sono entrato nel 1992 e sono rimasto fino al 2002 per poi tornare nel 2005. In più noi avremmo raggiunto un traguardo fuori da ogni pensiero a inizio stagione, purtroppo l’abbiamo sfiorato anche se ce lo meritavamo. Anche la Sampdoria fece un anno stratosferico, ma per come sono andate poi le cose sarebbe stato meglio se ci fossimo andati noi perché poi la Samp retrocesse”.

I primi anni alla Roma?
“Avevo 17 anni, ho imparato tanto dai miei compagni. Poi quei due anni sono terminati purtroppo con l’infortunio al crociato”.

Il torneo di Viareggio?
“Mi ricordo che feci due partite, io e D’Agostino facevamo avanti e indietro perché venivamo aggregati in prima squadra quando c’era bisogno. Sia quell’anno sia l’anno prima dello Scudetto ricordo di aver passato praticamente una stagione allenandomi con loro. L’infortunio ci fu il giorno dopo che andammo a giocare ad Arezzo con la Primavera e vincemmo 1-0 grazie a un mio gol. L’infortunio fa parte del gioco”.

Il trasferimento al Lecce?
“Arrivai a Lecce nel 2002 dopo il ritiro estivo con la Roma perché Capello voleva che recuperassi bene dal crociato. Fu molto attento su questo aspetto. Per me era la prima esperienza fuori, era tutto nuovo perché ero sempre stato a Trigoria”.

La stagione 2005/2006 con la Roma? 
“Arrivavo dal Parma ed era la mia seconda in Serie A, giocai 41 partite e fu fondamentale. Arrivai a Roma con molta umiltà e feci una stagione positiva, giocai 22 partite in Serie A e 10 nelle coppe a 22 anni. Non ero la prima scelta perché c’erano giocatori di altro calibro, è stata una stagione importante. Poi fui ceduto alle buste e ci rimasi ovviamente male perché Roma è Roma. Andai così al Palermo…”.

Lecce-Roma?
“La Roma ha trovato equilibrio, quadra e consapevolezza. Al Via del Mare non è mai facile, il Lecce ha ottimi giocatori nonostante stia vivendo un momento di flessione dal punto di vista dei risultati. Per il Lecce sarà una partita molto importante, la Roma parte avvantaggiata perché è più forte ma non sarà una gara facile. Sarà un match da prendere con la massima attenzione, il Lecce si sta giocando la salvezza e ha voglia di punti”.

La stagione della Roma?
“Sono rimasto dispiaciuto e deluso dall’inizio, poi l’arrivo di Ranieri ha dato la serenità per fare un percorso positivo e tornare in lotta per l’Europa”.

La rosa?
“La Roma è una squadra forte. Mi è dispiaciuto per l’eliminazione dall’Europa League, ma il campionato è ancora lungo. Per l’entusiasmo e la fiducia credo che la Roma sia veramente in corsa, anche perché ha giocatori molto importanti”.

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Ancelotti: “Brasile? Apprezzo ma nessun contatto negli ultimi giorni”

Tra le voci più frequenti per il futuro di Ancelotti c’è quella che lo vedrebbe come ct del Brasile una volta chiusa l’avventura al Real Madrid. In conferenza stampa, però, l’allenatore italiano ha smentito contatti recenti con la federazione verdeoro: “Apprezzo il Brasile ma non c’è stato alcun contatto tra la Federazione e me negli ultimi giorni. La mia attenzione è tutta sul Real Madrid”.

“Sono sotto contratto con il Real Madrid e il mio obiettivo è vincere titoli – ha proseguito Ancelotti –. Ora abbiamo obiettivi importanti”.

 

Ancelotti, dalla Spagna: chiesti 4 anni e 9 mesi di carcere per frode all’erario

Chiesti 4 anni e 9 mesi di carcere per Carlo Ancelotti, accusato di frode all’erario per oltre un milione di euro. Questa la richiesta dell’accusa, con l’allenatore italiano che mercoledì prossimo sarà a processo al Tribunale provinciale di Madrid.

Come scrivono in Spagna, nello specifico, l’accusa ad Ancelotti è di aver frodato l’erario pubblico per 1.062.079 euro negli anni fiscali 2014 (386.361 euro) e 2015 (675.718 euro), fa sapere la Procura. L’Agenzia delle Entrate gli ha già sequestrato beni per un debito fiscale pari a 1.217.958,24 euro, cifra che comprende sovrattassa e interessi.

(mundodeportivo.com)

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Lima: “Presi la 5 per Falcao. E quella volta in cui feci credere al dott. Brozzi di aver preso la scossa…”

Ieri, a Trigoria, ha fatto visita Francisco Govinho Lima, ex centrocampista giallorosso che oltre a un viaggio nei ricordi grazie all’archivio storico della Roma, ha rilasciato un’intervista pubblicata dal sito ufficiale: “C’è tutto per far bene, ai miei tempi – parliamo di circa 20 anni fa – era un po’ differente. E ho scoperto la bellezza dell’Archivio Storico del Club dove sono custoditi oggetti e tantissime maglie”.

Da quanto non venivi?
“Da un paio d’anni e rispetto all’ultima volta vedo tantissime migliorie. La struttura è l’ideale per qualsiasi calciatore, anche la zona dei campi e degli spogliatoi è un’altra rispetto a quando giocavamo noi”.

È un caso che tu sia tornato a Trigoria prima di una partita con il Lecce? 
“Ero qui a Roma e mi faceva piacere tornare. Lecce-Roma è ovviamente una partita particolare per me, arrivo in Italia proprio al Lecce. Poi vado a Bologna un anno e nel 2001 passo alla Roma dopo la vittoria dello scudetto. E questa è stata la tappa più bella della mia carriera, in una città splendida, facevo parte di un gruppo di campioni come Totti, Batistuta, Emerson, Cafu, Candela. Ricordi bellissimi”.

Vedrai Lecce-Roma?
“Ovviamente, sabato sera sarò allo stadio Via del Mare per seguire la partita dal vivo”.

La Roma fu il primo avversario italiano che ti trovasti di fronte in carriera. In Coppa UEFA, tu giocavi con lo Zurigo. 
“Vero, la Roma di Zeman passò il turno e al ritorno fu decisiva una gran punizione di Totti. Già dopo quella gara si paventò la possibilità giallorossa attraverso Cafu, con cui avevo giocato al San Paolo, ma poi la storia andò diversamente e in Serie A ci arrivai con il Lecce. L’importante è stato aver vestito questa maglia, la Roma è stato il club europeo con cui ho giocato di più”.

Nel 2001 la Roma acquistò il tuo cartellino dal Bologna. Tra le cartoline della tua prima stagione romanista, l’assist a Totti per il gol di testa nel derby. 
“Un cross perfetto dalla sinistra, lo stacco di testa di Francesco che non era abituato a fare gol del genere. Ma quello fu proprio bello. Vincevamo 1-0, ci portò in vantaggio Delvecchio, il secondo gol chiuse la partita e andammo a festeggiare tutti sotto la Sud”.

Se dovessi raccontare un aneddoto di quel periodo?
“Vedendo le stanze del centro sportivo, me ne viene in mente uno. A me piaceva molto scherzare. Eravamo in sala massaggi, steso per terra feci finta di aver preso una scossa elettrica accanto ad una presa e il dottor Brozzi si preoccupò non poco (ride, ndr)…”.

Il primo anno scegliesti il numero 5. Come mai? 
“Per Falcao, che è stato uno dei miei idoli nel calcio. Nell’Archivio Storico del Club ho visto diverse maglie di Paulo sia della Roma, sia dell’Inter di Porto Alegre. Ho fatto delle foto, gliele manderò a lui tramite WhatsApp”.

Nei due campionati successivi, invece, tornasti alla 8, la maglia che ti aveva accompagnato per gran parte della tua carriera.
“Sì, l’avevo avuta a Zurigo, a Bologna, a Lecce portavo la 10, ma a Roma sappiamo tutti di chi è e ci mancherebbe altro…”.

Dove vivi attualmente? 
“A Boston, dove ho una scuola calcio con tanti ragazzi giovani interessanti. Mi piace come lavoro, in una città tranquilla degli Stati Uniti. Mi trovo bene”.

Grazie della visita, Francisco. 
“Ma grazie a voi. E sempre forza Roma, ragazzi. Sempre”.

(asroma.com)