HUMMELS: “Lo vedo in città che tutti sono tifosi della Roma. All’inizio adattarmi è stato difficilissimo. Ranieri? Ha portato un’autorevolezza naturale”

Arrivato a parametro zero a mercato ormai già concluso, dall’esperienza di Mats Hummels alla Roma ci si aspettava qualcosa in più. Il centrale tedesco ha alternato ottime prestazioni ad errori fatali, come contro l’Athletic in Europa League o in Coppa Italia contro il Milan. L’ex Borussia Dortmund a fine anno si ritirerà, ma, è stato ugualmente un grande onore vederlo indossare i colori giallorossi. Il classe 1988 si è raccontato sul canale Youtube della Serie A. Ecco le sue parole.

Come riassumerebbe la sua esperienza a Roma
“Cercavo un’esperienza, un’avventura, qualcosa che non avevo vissuto finora per uscire dalla mia zona di comfort ed è esattamente ciò che è accaduto. Ci sono stati dei momenti difficili e altri molto belli, anche nelle difficoltà devi rimanere te stesso e in questo momento penso che sia personalmente sia come squadra stiamo ottenendo qualcosa. È molto bello stare qui a Roma”.

Si aspettava che l’Italia e la città di Roma fossero così come le sta vivendo?
“Ero già stato a Roma un po’ di volte privatamente ed eravamo venuti qui anche con la nazionale, per questo conoscevo la città e sapevo quanto fosse meravigliosa. Ovviamente ho dovuto vivere qualcosa di nuovo a livello culturale, ma ho scoperto che mi piace scoprire culture diverse e per questo penso di essermi adattato bene. L’unico problema per me all’inizio era il traffico, è folle, ma mi sono abituato e mi sento molto bene qui”.

A Roma ha avuto 3 allenatori, quanto è stato difficile adattarsi?
“È stato ovviamente molto difficile. Ero venuto qui dopo aver parlato con Daniele De Rossi sullo stile di gioco, su come volessimo giocare e anche sul mio ruolo. Poi è stato con me per meno di due settimane. Siamo passati a uno stile di gioco completamente diverso, molto attento contro la palla e fondamentalmente finalizzato a distruggere il gioco degli avversari con Juric. Ora con Ranieri ci stiamo concentrando di più sui nostri punti di forza, sui buoni giocatori che abbiamo, aggiungendo ovviamente un’idea difensiva che mi sento bene addosso. Penso che i miei punti di forza o almeno una parte di questi siano giocare con la palla al piede e avere un influenza sulla squadra”.

Cosa rende speciale Ranieri e cosa è riuscito a portare nello spogliatoio?
“Ha portato un autorevolezza naturale, è tranquillo ed è una brava persona ma è anche duro quando necessario. È coerente con ciò che vuole vedere dai suoi giocatori e sulle sue decisioni con chi gioca. Si è comportato cosi anche con me, ma non ho mai avuto un problema con questo. Lo rispetto sempre, perché so che fa di tutto affinché la squadra sia vincente. Lui si aspetta tanto dalla squadra, ma ha anche un gruppo che è professionale e lavora molto bene. Penso che la combinazione tra tecnico e gruppo funzioni molto bene”.

Cosa ha pensato quando ha esordito con l’autogol contro la Fiorentina?
“Personalmente è stato brutto, ma anche per la squadra visto che non avevamo vinto tante partite e non giocavamo bene. Io prendo sempre cose del genere con ironia, quel periodo l’ho vissuto quasi ironicamente perché era chiaro per me che se avessi continuato ad allenarmi e a lavorare la mia occasione sarebbe arrivata per forza. Credo sempre in questo. Per questo l’esordio è stato abbastanza amaro, ovviamente. Mi ha sollevato almeno il fatto che l’autogol non avesse avuto un peso importante nel risultato e che quella partita fosse già persa. Certo, l’inizio è stato come peggio non sarebbe potuto essere. È una frase fatta, ma quando piove poi arriva sempre il sole ed era chiaro per me che le cose sarebbero andate meglio”.

Che legame c’è tra la squadra e i tifosi?
“Lo vedo ogni volta, al campo d’allenamento e allo stadio. Lo vedo in tutta la città. Tutti sono tifosi della Roma. Dico ‘Forza Roma’ o ‘Daje Roma’ a chiunque incontro per strada, quando sono in giro. Le persone di martedì pomeriggio a Trastevere si emozionano sempre quando si parla di Roma, questo è spettacolare e soprattutto lo posso paragonare con Dortmund, anche lì le persone sono molto passionali ed entusiaste in merito al calcio. Amo questa cosa, questa connessione tra i tifosi e il club”.

Riguardo al post Instagram che ha scatenato polemiche, crede che l’ironia non sia apprezzata nel mondo del calcio?
“La mia ironia rimarrà con me, mi piace scherzare e confrontarmi con ciò che mi riguarda con ironia. Mi è successo tante volte anche in Germania, viene deliberatamente frainteso per generare titoli. Non faccio in modo che mi condizioni, se lo fai è colpa tua. Penso che sia un bene per tutti vedere le cose con un po’ più di leggerezza. E io mi tengo stretta la mia ironia perché è il tipo di persona che sono, sono una persona semplice ed è così che affronto le cose. Se le cose vengono interpretate male va bene, l’importante è che persone come l’allenatore e la squadra sappiano che cosa ne penso io e lo sanno sempre molto bene”.

Rizzitelli: “A Ranieri andrebbe steso un tappeto rosso. Dovbyk? Serve più cattiveria”

RADIO ROMANISTA – L’ex attaccante giallorosso Ruggiero Rizzitelli è stato intervistato dall’emittente radiofonica, toccando diversi temi legati alla Roma, dal passato al presente, con uno sguardo al futuro. Ecco le sue opinioni sull’attualità:

Che idea ti sei fatto di questa Roma? Che allenatore vorresti?
“Devo dire che Ranieri va ringraziato. Sta facendo tantissimo per la nostra amata Roma: 17 risultati utili consecutivi, stiamo sognando un posto in Europa. Dopo il Bologna in casa eravamo disperati, c’era chi parlava di Serie B. Questo signore è arrivato in punta di piedi, c’è qualcuno che ancora critica Ranieri. Ragazzi, ma stiamo scherzando?! Dovremmo stendergli un tappeto rosso lungo chilometri e chilometri. Ora Ranieri dovrebbe scegliere l’allenatore. Il mio sogno è Carletto, Ancelotti. Non se ora visti i risultati a Madrid… certo che poi ad Ancelotti devi costruire una squadra. Credo questo sia il dubbio per ogni grande allenatore. Ci sono i soldi per fare una grande squadra? Puoi anche essere un grande allenatore, ma senza risultati e senza giocatori non si va da nessuna parte. Se non si arriva ad Ancelotti, non mi dispiace Pioli”.

Hai rivisto un po’ il giudizio su Dovbyk?
“L’ho detto qualche mese fa, sono veramente deluso da lui. Mi aspettavo molto di più. Non pretendevo facesse la differenza subito, tutti gli hanno dato il tempo di adattarsi, ma ci si aspettava molto di più. I numeri dicono che tutto sommato non sta facendo male, ma nel complesso della partita sembra assente. Non è mai dentro la partita, non riesce a liberarsi o a dettare il passaggio. Anche Ranieri ha detto che si aspetta di più, i gol sono fondamentali, ma anche tutto il resto. Lo si vede anche da un po’ di malumore dei compagni in campo, per avere la palla un centravanti si deve smarcare. I gol li ha fatti, assolutamente sì, anche pesanti. Ma se devo giudicarlo nell’atteggiamento in campo, mi sta deludendo. Fisicamente è forte, ma non tiene una palla, fa fatica a dialogare coi compagni. Il carattere è introverso e ha problemi che vanno oltre al calcio, per l’amore del cielo. Se però devo giudicare quello che vedo in campo, serve molto di più. Deve tirare fuori un po’ di cattiveria. Deve farsi vedere arrabbiato coi compagni, quando non viene servito. (…) All’attaccante deve interessare questo. Io questo in lui non lo vedo, sembra assente e questo mi fa male”.

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Ranieri, premio alla carriera a Coverciano: lunedì la cerimonia “Inside the Sport”

Un importante riconoscimento per Claudio Ranieri. Il tecnico giallorosso riceverà lunedì prossimo a Coverciano il premio alla carriera, nell’ambito della quinta edizione dell’evento “Inside the Sport”, organizzato dal Movimento Cristiano Lavoratori (MCL) e dall’Unione Stampa Sportiva Italiana (USSI).

La cerimonia, che si terrà dalle ore 15 nell’aula magna del Centro Tecnico Federale, vedrà la partecipazione di numerose figure di spicco del calcio italiano. Oltre a Ranieri, verranno premiati tra gli altri anche Gian Piero Gasperini (Miglior Allenatore Serie A), Beppe Marotta (Calcio Mercato Story), Giovanni Manna (Miglior Direttore Sportivo) e Gianluigi Buffon (alla carriera come accompagnatore dell’Italia). Presenti anche il presidente della Lega Pro Matteo Marani e rappresentanti della FIGC.

L’evento, ideato da Michele Cutolo (MCL) e Gianfranco Coppola (USSI), mira a celebrare i protagonisti del calcio, condividendone storia, presente e futuro, e a discutere temi legati all’evoluzione del gioco e della sua narrazione, come il focus di quest’anno su “Il Calciomercato dal Gallia alla Pec”. Il premio a Sir Claudio rappresenta un tributo alla sua lunga e prestigiosa carriera da allenatore.

(ussi.it)

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Luca Pellegrini: “Nelle giovanili della Roma vincevamo ogni competizione. Sono un tifoso della Lazio” (VIDEO)

Luca Pellegrini, terzino della Lazio, ha ripercorso le tappe della sua carriera e parlato del suo legame con i colori biancocelesti nel format ‘Behind the Baller’ del Team Raiola. Il difensore ha ricordato anche i suoi inizi nel settore giovanile della Roma.

Ho iniziato la mia carriera calcistica alla Roma, ha raccontato Pellegrini, dove ho fatto tutto il settore giovanile lì dagli 11 anni ai 17/18. Ricordo che vincevamo ogni competizione che giocavamo, sono stato fortunato su quello. Ho esordito lì con la prima squadra“.

Dopo le esperienze in prestito a Cagliari e poi i passaggi a Juventus, Genoa ed Eintracht Francoforte, è arrivato il trasferimento alla Lazio, la squadra per cui tifa: La maggior parte di noi tifosi della Lazio sognavamo questa cosa, ha ammesso, ricordando l’accoglienza degli amici.

Il terzino ha espresso tutta la sua soddisfazione nell’essere arrivato a giocare con i biancocelesti: È stato l’inizio di una favola che ancora oggi continua e che spero possa continuare ancora per molto tempo. Stiamo facendo bene, Roma è casa mia e non penso ci sia qualcosa che un calciatore possa chiedere di più rispetto a ciò che sto vivendo io. Pellegrini ha anche sottolineato il suo “rapporto speciale” con i tifosi laziali, sentendosi “sempre in debito” con loro.

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Athletic, Nico Williams: “In Italia mi piacciono Dybala, Thuram e Leao”

DAZN – Nel corso del format “My SkillsNico Williams, stella dell’Athletic Club, ha parlato anche dei giocatori che militano in Italia come Paulo Dybala. “Per me l’Italia è un posto speciale. Quest’estate sono stato in Italia e la gente mi ha trattato molto bene. Me ne sono andato con una grande immagine dell’Italia. Credo che siamo molto vicini e mi hanno trasmesso affetto. All’Europeo abbiamo eliminato l’Italia. Ma, nonostante questo, nessuno mi ha mancato di rispetto, tutti sono stati affettuosi con me e questo mi è piaciuto molto. Sono stato in vacanza in Sardegna, mi piace la pasta – ha raccontato -. In Italia mi piacciono Dybala e Thuram. E anche Leao, è fortissimo”.

Parolo: “Quando la Roma perdeva, i magazzinieri della Lazio godevano nel sentire le radio giallorosse. Roma-Liverpool? La vidi con la maglia di Gerrard…” (VIDEO)

RSI SPORT – Marco Parolo, ex centrocampista della Lazio, è stato invitato come ospite alla trasmissione radiotelevisiva svizzera e tra i vari temi trattati ha parlato della rivalità con la Roma. Ecco le sue dichiarazioni: “I magazzinieri della Lazio, quando perdeva la Roma, mettevano nel loro spogliatoio le radio romaniste per godere delle critiche che subivano i romanisti e godevano di quello. Il laziale metteva le radio romanista in macchina per sentire tutto e godeva. Per capire la rivalità, semifinale di Champions della Roma contro il Liverpool: nella gara di ritorno gli inglesi hanno svolto la rifinitura a Formello e tutti i magazzinieri sono andati a caricarli. Io mi sono fatto portare da Lucas Leiva la maglia di Gerrard, il mio idolo. E, per farvi capire quanto fossi immerso, ho visto la partita con la maglia di Gerrard sul tavolo, a casa mia in cucina, sudando freddo e sperando che la Roma non andasse in finale perché sapevo cosa avrebbe comportato per tutto l’ambiente. La finale, tra l’altro, sarebbe stata il 26 maggio, il giorno in cui la Lazio aveva vinto la Coppa Italia contro la Roma e si sarebbe ribaltata la storia. L’ho vissuta malissimo”.

GHISOLFI: “Se il mio lavoro non sarà all’altezza, me ne andrò. Abbiamo fame e vogliamo fare il meglio possibile”

BFM RMC – Ospite dell’emittente televisiva francese, Florent Ghisolfi ha fatto il punto della situazione sulla Roma e sugli obiettivi da qui a fine anno. Il direttore sportivo dei giallorossi ha anche raccontato le differenze tra il calcio italiano e quello francese. Ecco le sue parole.

A Roma hai trovato qualcosa che non avevi capito quando eri a Nizza, quando giocavi a Bastia, nella tua carriera di calciatore e dirigente?

“Sto scoprendo un calcio diverso, perché l’Italia è davvero diversa dalla Francia. Al di là dell’Italia, penso che la Roma, oltre alla città che è semplicemente eccezionale, sia un club diverso. Qui c’è una passione incredibile, sia nel calcio in generale che in tutti i settori, in particolare nei media come voi. La Roma è qualcosa di veramente diverso, una grande passione. È una famiglia per la gente di qui. È davvero eccezionale”.

La passione la conoscevi bene, dato che è proprio a Lens che ti sei rivelato al grande pubblico e che ti ha reso un direttore sportivo ricercato all’estero, immagino sia stato soprattutto grazie al tuo lavoro lì

“A Lens c’è passione, è un club estremamente popolare, lo stadio è pieno e quando abbiamo ottenuto il successo che hai ottenuto lì, hai sentito l’affetto della gente. È difficile spiegare la differenza tra ciò che hai vissuto a Lens e qui in termini di atmosfera. Qui la città è più grande e allo stesso tempo, a volte, sembra un piccolo villaggio. Senza sminuire i club che ho conosciuto, ad esempio il Lens, che è un club magico, ma la Roma è qualcosa di speciale. Penso che bisogna viverlo per crederci davvero e capirlo. È qualcosa di incredibile. È una passione che consuma le persone. Penso che qui in Italia tutti abbiano una squadra del cuore e a Roma è davvero impressionante”.

Eppure è una squadra che non vince 

“Penso che sia anche una causa-effetto, perché c’è una tale passione che rende tutto difficile. Rende difficile lavorare in questo club, rende difficile creare un progetto stabile, poter lavorare a lungo termine. È proprio quello che stiamo cercando di fare in questo momento, in questo momento. Quindi ci vuole molta serenità, calma e solidarietà. Controllare una passione, no. È difficile, sì. Per sua natura, non si può controllare. Penso che sia giusto dimostrare alle persone che siamo qui per costruire qualcosa e per farlo partendo dalle fondamenta. Il nostro lavoro non dà frutti domani. Non si fa in pochi giorni, ma bisogna far capire che stiamo dando il meglio per il club, soprattutto far capire che siamo consapevoli della responsabilità che abbiamo nel lavorare per questo club. E ogni mattina ci alziamo con la responsabilità di rendere felici le persone. Perché quando perdiamo, vediamo che non siamo lontani dal disastro. E questo è un ulteriore punto di forza. È un’esigenza forte, ma un’esigenza che, personalmente, mi piace, perché ti spinge a superare te stesso, a dare il meglio di te”.

Sul lavoro fatto con Ranieri

“Vogliamo fare un giusto mix. Oggi abbiamo davvero una forte identità, dato che Claudio conosce la vita, conosce il club, conosce la città. Porta molta serenità, la consapevolezza del proprio ruolo. Io sono straniero, sono francese, ma nel mio modo di fare, nei miei valori, l’identità è molto importante, il senso di appartenenza. È qualcosa che cerchiamo di mescolare. Abbiamo anche fatto tornare persone che hanno questa identità. Federico Balzaretti, che ha lavorato anche un po’ in Francia, è con noi oggi. Cerchiamo di costruire con persone competenti un mix di identità e anche un mix di distacco, perché senza distacco non si ha la freddezza necessaria per lavorare”.

Sulle difficoltà e le prossime sfide

“Sono arrivato in una situazione un po’ complicata. Ci sono stati alti e bassi, diciamo che c’è stata una grande tempesta, ma la scelta di Claudio è stata molto importante. Da quando Claudio è arrivato, abbiamo ottenuto ottimi risultati. Sono 17 partite che non perdiamo. Siamo qui, ma d’altra parte sappiamo da dove veniamo. Questa è la prima cosa. Abbiamo fame. Penso di percepire una certa freschezza. Non sento una squadra esausta. Sono pronti. È vero che abbiamo partite importanti, ma penso che siamo pronti, che siamo freschi. Sì, l’obiettivo è fare il meglio possibile”.

Sul futuro..

“Sono stato accolto molto bene a Roma, anche se a volte le richieste sono un po’ folli. Voglio dimostrare di meritare questa opportunità. Se il mio lavoro non sarà all’altezza, me ne andrò. Oggi tante cose non si vedono, ma spero che presto diano i propri frutti. Il nostro è un lavoro a medio termine. Voglio strutturare un’organizzazione forte, che funzioni anche senza di me. Se riuscirò a restare dieci anni alla Roma, sarò l’uomo più felice del mondo”.

NDICKA: “In Germania si corre di più, capitava che in partita facessi 11 chilometri. In Italia invece c’è molta meno intensità”

RMC SPORT – Evan Ndicka è ormai diventato imprescindibile per la Roma. Il difensore ivoriano, arrivato a parametro zero dall’Eintracht Francoforte, è uno dei calciatori di movimento con più minutaggio in Europa e ciò denota la sua importanza nella rosa. Il classe 1999 si è raccontato all’emittente televisiva francese, dove ha spiegato le differenze tra il calcio italiano e quello tedesco. Ecco le sue parole.

Differenze tra Serie A e Bundesliga?
“Qui sei molto meno sollecitato che in Germania. In Germania il gioco è molto più diretto. Corri molto di più. Come difensore centrale, in alcune partite facevo forse 11 o 11,5 km”.

Sono tanti 11 chilometri per un difensore centrale
“Per un difensore centrale può succedere. C’è molta più intensità. Qui invece l’intensità è minore. Le squadre interrompono molto il gioco. Ci vuole un po’ più di concentrazione. Sei molto più vicino alla porta. È tutto questo che fa sì che poi, in alcune partite, il lavoro è molto più individuale, dipende dal singolo giocatore. È questo che mi ha permesso di capire un po’ tutto. Ci è voluto un po’ di tempo, ma va bene così”.

Di Vaio: “Italiano? C’è la volontà di prolungare il contratto. Vogliamo capire come programmare il futuro insieme”

Vincenzo Italiano ed il suo Bologna, quest’anno hanno impressionato tutti e non è escluso che a fine anno l’allenatore nato in Germania possa dire addio per un progetto più ambizioso. Il nome dell’ex tecnico della Fiorentina è stato recentemente accostato anche alla panchina della Roma, ma, a cancellare ogni dubbio sul suo futuro ci ha pensato Marco Di Vaio. Il dirigente dei felsinei ha parlato poco prima dell’inizio della semifinale di ritorno di Coppa Italia contro l’Empoli ed ha risposto così sulle voci che vogliono Italiano lontano da Bologna.

“C’è la volontà di parlarci e di sederci al momento opportuno a fine stagione. Sappiamo che in questo momento è inutile parlarne ma vogliamo prolungare questo contratto. Vogliamo capire assieme come programmare il futuro”.

Monza, Baldissoni tratta l’acquisto del club per un fondo statunitense

Un volto noto ai tifosi della Roma potrebbe presto tornare protagonista nel calcio italiano, ma in un’altra veste. Secondo quanto riportato da Il Cittadino di MonzaMauro Baldissoni, figura dirigenziale di primo piano nella Roma dell’era Pallotta, starebbe guidando le trattative per l’acquisizione dell’AC Monza da parte di un fondo americano.

Baldissoni, che ha ricoperto le cariche di Vicepresidente e Direttore Generale della Roma tra il 2011 e il 2020, rappresenterebbe ora gli investitori statunitensi nei colloqui con Fininvest, la holding della famiglia Berlusconi attuale proprietaria del club brianzolo.

Stando all’indiscrezione, la trattativa sarebbe già in stato avanzato, tanto da aver raggiunto un’intesa preliminare per la cessione di una quota di maggioranza, stimata intorno al 70%. L’obiettivo finale sarebbe comunque il passaggio completo delle quote. Fininvest, al momento, non ha rilasciato commenti.

Nonostante le perdite registrate dal Monza, l’interesse è concreto e si riscontra inoltre che l’attuale Amministratore Delegato e Vicepresidente Adriano Galliani rimarrebbe all’interno della società anche con la nuova proprietà, pronto a collaborare con il gruppo guidato da Baldissoni.

(ilcittadinomb.it)

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