Lacrime capitali

Li aspettavano questa sera all’Olimpico, come fosse il Colosseo, dopo una settimana di fuoco. Claudio Ranieri e Gian Piero Gasperini. Ne resterà uno solo.

Ieri Gasp si è tolto l’elmo, come Massimo Decimo Meridio, ma non per minacciare guerra: per piangere. È caduta la maschera dell’allenatore duro che fa vomitare i giocatori di fatica, che si picchia col Papu, l'”antipatico”, come l’ha etichettato Ranieri, e si è mostrato com’è: un uomo che vive di cuore, in pressing sull’attimo. Aveva pianto per i morti di Bergamo, per Ilicic sollevato con un abbraccio perché pesava come una piuma… Ieri stava parlando di Antonio Percassi e la voce si è rotta. È scappato. Forse ha ripensato alla notte di Dublino, quando, in piedi sul tavolo, cantavano insieme e roteavano i tovaglioli. L’epilogo di una favola splendida.

È venuto alla Roma per scriverne un’altra. Alla Juve, dov’è nato, sarebbe stato più facile, ma l’idea di emozionare l’Urbe, di aggiungere bellezza alla Sistina gli ha gonfiato il cuore. […]

Si può amare Roma senza essere nati a Testaccio. Ora tocca alla proprietà scegliere.

Dall’Inter se ne andò con un herpes al labbro grosso come una noce, logorato dal fuoco amico. Non vuole fare la stessa fine. Le lacrime sono anche spia di tensione. I Friedkin devono scegliere. Altrimenti Gasp farà come ieri: prenderà la porta e, se la troverà chiusa, la sfonderà.

(gasport)

Vigili all’Olimpico. Accordo con la Roma

IL TEMPO (M. ZANCHI) – Undicimila euro a partita, tutto compreso. Questa è la cifra che la Roma dovrà sborsare per pagare i servizi di viabilità della polizia locale intorno allo stadio Olimpico nel giorni delle partite, in base allo schema di convenzione tra Roma Capitale e il club giallorosso approvato dalla giunta Gualtieri giovedì scorso. Una delibera che di fatto chiude, almeno con la Roma, una querelle durata anni e finita decine di volte nelle aule giudiziarie, con esiti spesso contrastanti, dopo che nel 2019 è stato approvato il regolamento comunale che prevede a carico degli organizzatori di eventi, anche sportivi, il pagamento delle prestazioni dei vigili urbani.

A un certo punto, secondo quanto si legge nella delibera, di fronte alle «richieste di pagamento inoltrate da Roma Capitale» sarebbe stata la società a chiedere al Comune «di avvalersi della facoltà di stipulare apposita convenzione per la regolamentazione delle spese per le prestazioni del personale della polizia locale». Così, dopo alcuni incontri con i giallorossi, il Campidoglio «ha ridefinito, riducendolo, il perimetro territoriale sul quale svolgere le attività di fluidificazione del traffico veicolare» in occasione delle partite all’Olimpico, «riducendo altresì il numero delle unità di personale necessarie, giungendo così a stabilire un corrispettivo forfettizzato a carico dell’As Roma Spa per ogni singolo incontro» sia di Serie A e Coppa ltalia che di competizioni internazionali.

Meno vigili, quindi, e dislocati su un’area più ristretta rispetto a quanto avviene oggi. Questo potrebbe spiegare il motivo per cui il corrispettivo pattuito è “solo” di 11 mila euro, considerato che, ad esempio, per Roma-Udinese del 26 novembre 2023 il Comune risulta aver chiesto alla società 26.584,03 euro. Tornando alla convenzione, che per il Campidoglio verrà firmata dal comandante della polizia locale, Mario De Sclavis, la durata è di dieci anni (entro i quali dovrebbe essere pronto anche il nuovo stadio di Pietralata, non citato nella convenzione) e prevede il pagamento in dieci giorni dal ricevimento del documento contabile. Facendo un rapido calcolo, in base al numero di partite disputate in casa dalla Roma (tra 19 e 25-30, a seconda dell’andamento della stagione) il «tesoretto» finale potrebbe aggirarsi tra i 200 mila e i 330 mila euro l’anno, senza più il rischio di contenziosi. Archiviata la pratica giallorossa, chissà se in vista c’è una soluzione simile anche per i biancocelesti.

Ostacolo Atalanta per sognare ancora

IL TEMPO (G. TURCHETTI) – Un passo alla volta. A cominciare da stasera, quando all’Olimpico arriverà l’Atalanta di Palladino. E la Roma ha l’occasione di sfruttare il passo falso del Como per prendersi il quinto posto e raggiungere la Juventus – impegnata domani con il Bologna – a quota 60 punti, in una sfida ricca di significati per tutto quello che la squadra nerazzurra ha rappresentato per Gasperini.

Dopo una settimana turbolenta, il piemontese ha cercato di indirizzare l’attenzione completamente sulla partita. Questa mattina svolgerà il consueto test per sciogliere gli ultimi dubbi di formazione. Anche se la rifinitura di ieri ha già offerto qualche indicazione positiva. Dopo lo stop per il colpo subito lunedì in allenamento, Pisilli ha svolto l’intera seduta con i compagni e sarà convocato. Cristante ed El Aynaoui sono favoriti per una maglia da titolare, ma se le risposte delle prossime ore fossero positive, non è da escludere che Gasp possa addirittura preferire il giovane azzurro al marocchino. Oppure inserire tre centrocampisti facendo scivolare in panchina El Shaarawy, al momento in vantaggio per completare il tridente con Soulé e Malen.

Segnali incoraggianti anche da Hermoso, che ha svolto la rifinitura con il resto della squadra dopo qualche giorno di gestione e può completare la difesa con N’Dicka e Mancini. Sulla fascia sinistra la scelta dovrebbe ricadere nuovamente su Rensch, con Celik sul lato opposto. Anche se oggi è attesa la decisione finale su Wesley. «Lui ha una voglia incredibile di partecipare a questa gara, effettua sprint, scatti e tiri – ha affermato Gasperini in conferenza – però la parte medica non vuole rischiare e su questo, a volte, si innescano anche delle discussioni, delle problematiche. Tutti gli allenatori dipendono dall’ok medico prima di poter utilizzare un giocatore, non posso forzare queste situazioni». L’ennesimo braccio di ferro tra l’allenatore, che vorrebbe il brasiliano a disposizione stasera, e lo staff medico, che non ritiene pronto l’ex Flamengo. Il pressing per averlo continuerà anche questa mattina.

I sette punti di distanza dal quarto posto rappresentano un Everest da scalare per l’Atalanta, che mercoledì si gioca con la Lazio un posto in finale di Coppa Italia. Eppure, Palladino non sembra intenzionato ad effettuare un ampio turnover. Con l’assenza di Hien, dovrebbero essere Scalvini, Djimsiti e Kolasinac a formare il terzetto difensivo. Verso la conferma Ederson e de Roon in mezzo al campo, con Zappacosta e Bernasconi sulle fasce. De Ketelaere e l’ex Zalewski sono i favoriti per muoversi alle spalle di Scamacca, avanti nel ballottaggio con Krstovic.

Gasperini-Ranieri, la ferita è aperta. «Le sue parole? Inattese e aggressive»

IL TEMPO (F. BIAFORA) – Un cocktail di emozioni contrastanti al culmine della settimana più complicata da quando lo scorso giugno ha deciso di accettare il corteggiamento della Roma e dei Friedkin. Con delle lacrime a chiudere il sipario. Gian Piero Gasperini si è presentato nella sala stampa di Trigoria dopo giorni di riunioni e di tensioni, scegliendo di affrontare subito l’argomento Ranieri, senza nascondere la testa sotto la sabbia: «C’è stata questa intervista che ha creato tutta questa situazione. È stata veramente una sorpresa incredibile perché non c’è stato mai, dico mai, un tono diverso tra me e Ranieri. È stata veramente inaspettata, in tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione o questi toni aggressivi da parte sua. Non ho voluto rispondere, creare danni o difficoltà alla squadra e rispettando il pubblico».

Lo scontro fratricida con il senior advisor non ha però intaccato il lavoro settimanale fatto con il gruppo in vista della partita con l’Atalanta, una ancora e sfida che deciderà se la Roma potrà ancora credere nel dicosrso Champions League, sfruttando pure il ko del Como per agganciare momentaneamente la Juventus al quarto posto: «Zero alibi per tutti, è una partita importantissima, abbiamo cercato di spostare la concentrazione esclusivamente sul piano tecnico».

Nonostante la richiesta di parlare soltanto della gara fatta nell’incipit iniziale, è pure lo stesso allenatore a spostare il piano del discorso sulle difficoltà vissute quest’anno, con un parallelo tra quanto accaduto in questi mesi nella Capitale e quanto invece vissuto nei suoi lunghi anni a Bergamo: «Sono venuto a Roma perché ho visto una possibilità per me straordinaria e sono contento di questa scelta. Se riesci a fare bene a Roma hai una gratificazione importantissima. In nerazzurro è stata una storia lunga, sono stato otto anni al Genoa, nove all’Atalanta vuol dire che forse non sono proprio una persona così brutta e che forse si può lavorare con me tanti anni. Ho – ha proseguito sull’obiettivo Champions – sempre pensato che era un qualcosa di possibile. Lo penso ancora oggi. Con un po’ di idee in più – la stoccata sul mercato – avremmo avuto ancora più chance. È una partita decisiva se la perdi, ma se la vinci ti permette di alzare veramente le chance di Champions».

E ancora: «A Roma c’è tutto, soprattutto nella squadra e anche nell’ambiente esterno, per poter far bene». Nessuna parola sulla società giallorossa, mentre al contrario per quella bergamasca arrivano parole al miele: «A Bergamo ho potuto fare bene perché il contesto intorno a me era molto compatto. Il lavoro della società è stato straordinario, ha creato un clima ideale, soprattutto ha avuto la capacità di costruire una squadra forte nel tempo. C’è stato sempre un nucleo fortissimo, non solo di ragazzini e di giovani. Non è stato solo merito mio, molto lo ha avuto una società capacissima a operare in sintonia con l’allenatore».

Poi il colpo di scena finale, che sorprende tutti: «Ad un certo punto questa sintonia è venuta meno, un po’ perché è cambiata la proprietà, un po’ perché non c’era più Antonio Percassi al quale ero sicuramente più legato..». La voce si rompe, l’emozione prende il sopravvento e Gasperini lascia la sala stampa, sbattendo anche la porta in lacrime. Il momento è stato certamente complicato, la tensione e il ricordo dell’Atalanta e di Percassi hanno avuto il sopravvento all’improvviso. Ma nessuna resa agli eventi: Gasp vuole andare avanti con convinzione, portando in alto il progetto Roma.

Palladino pensa già alla Roma: “All’Olimpico una finale”

In una lotta Champions colpo su colpo si pensa già a Roma-Atalanta, con la sfida che è già iniziata con le parole degli orobici dopo la sconfitta subita in casa contro la Juventus.

Al termine del match un rammaricato Raffaele Palladino ha parlato della sfida dell’Olimpico e della corsa al quarto posto ancora apertissima: “I punti sono tanti, ma noi non cambieremo la nostra mentalità. Vogliamo giocarcele tutte, avevamo detto che erano tutte finali da qui alla fine e questa è andata male.

Abbiamo un’altra finale sabato contro la Roma, cercheremo di farla nel migliore dei modi, ma il nostro obiettivo resta lo stesso. Non molleremo e cercheremo di dare il massimo fino alla fine“.

Roma-Atalanta, Zappacosta: “Andremo a Roma per vincere”

La Juventus ha battuto l’Atalanta al Gewiss Stadium grazie al gol di Boga, riprendendosi il quarto posto in attesa della sfida tra Como e Inter. Al termine della partita, l’esterno dell’Atalanta ed ex Roma Davide Zappacosta ha messo già il mirino sulla prossima sfida della Dea, che sabato sera sfiderà i giallorossi all’Olimpico.

Nell’intervista a Dazn, Zappacosta ha detto: “Scontri diretti con Roma e Lazio? Dobbiamo pensare a noi stessi, abbiamo perso tantissimi punti conte squadre con cui si pensava magari di vincere facile. Ben vengano questi scontri diretti, sono belli da giocare e abbiamo voglia di confrontarci con queste grandi squadre

Parole a cui hanno fatto eco le dichiarazioni in conferenza stampa: “Noi non ci poniamo dei limiti. Abbiamo ancora tanti punti a disposizione. Andremo a Roma per vincerla e daremo tutto fino alla fine

Gravina: “La Nazionale non interessa a nessuno”

CORSERA – Un’ora per attraversare sette anni e mezzo. Gabriele Gravina, presidente dimissionario, non si fa sconti e non ne fa, raccontando per la prima volta dopo la maledetta notte di Zenica come e perché il calcio italiano è precipitato all’inferno. C’è spazio per rimpianti, proposte, analisi e un momento intenso di commozione: il calcio per Gravina è parte fondamentale della sua vita. «Ho assaporato la polvere dei campi di terza categoria e vissuto nel salotto buono, ho conosciuto persone meravigliose e ricevuto grandi delusioni. Una lezione di vita che custodirò gelosamente».

Presidente cosa l’ha più ferita dal momento in cui la Bosnia ci ha estromesso dal Mondiale?

«Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti. Ma non posso tollerare di essere definito indegno. Nessuno può permettersi certe patenti di moralità, sia dentro sia fuori il mondo del calcio».

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I risultati della Nazionale determinano le crisi politiche: è giusto?

«No e l’ho detto in più di un’occasione. La Federazione promuove il gioco del calcio con un grande impatto sulla società civile. Pensiamo agli oltre 800 mila minorenni impegnati, ai progetti con le scuole, ai programmi sull’inclusione e sulla sostenibilità sociale e ambientale. Per non parlare dei risultati positivi delle Nazionali giovanili e di quelli delle azzurre. Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle gol con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più..».

Perché si è dimesso?

«Mi assumo le mie responsabilità. Non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. E non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione. Ma non è tutto qui…».

Si spieghi meglio…

«Già prima dei playoff avevo pensato di farmi da parte. E non tanto perché non mi sentivo all’altezza, quanto per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. E tutto ciò, permettetemi di dirlo, è frustrante. Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis. Adesso vivo quasi da recluso tra casa e Federazione».

Ma in che Paese siamo se un presidente è costretto a stare rintanato nella sua abitazione o girare scortato?

«Un Paese in cui il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi. Il calcio è la cartina di tornasole della nostra società e in certi momenti diventa un luogo di frustrazione feroce e giudizi ciechi. Speravo che uscissimo meglio dal Covid e invece certi istinti sono addirittura peggiorati».

[…]

Ci sono state tante soddisfazioni in questi sette anni e mezzo di presidenza.

«La grande battaglia vinta quasi da solo per la sopravvivenza del calcio durante il Covid, l’Europeo a Wembley nel 2021, i numerosi successi delle Nazionali giovanili, la co-assegnazione di Euro 2032. Ma soprattutto l’aver creato la divisione paralimpica. Sapete quale è stato il momento più bello?». E qui Gravina si com-muove, lasciandosi andare… «Le mail e le testimonianze di tanti genitori — confida – che mi hanno offerto stima e supporto».

Presidente, questa è anche l’occasione per chiarire il concetto di dilettanti riferito agli altri sport e usato nel dopo partita della Bosnia…

«Mi spiace per come le mie parole siano state interpretate in Italia. Sicuramente andavano argomentate meglio: volevo sottolineare che il professionismo deve sottostare a regolamentazioni nazionali e internazionali. Di certo non era mia intenzione mettere in dubbio, né svilire, l’impegno e la professionalità degli atleti di altre discipline».

Perché non andiamo al Mondiale dal 2014 mentre gli altri sport stanno crescendo vertiginosamente?

«Adesso abbiamo avviato un progetto con i bambini per rimettere al centro la tecnica. La verità è che si fa fatica a perseguire l’interesse comune. La filiera del talento italiano non si sviluppa a pieno perché i club, che sono aziende private, perseguono i propri interessi e non ritengono funzionali il tempo e la fatica che servono per far sbocciare un giovane selezionabile per la Nazionale».

[…]

Spalletti, suo ex allenatore, caldeggia un Under 19 per ogni squadra, ma è vietato dalle leggi europee. Non si può fare proprio niente se non appellarsi al buonsenso dei club?

«Purtroppo no. Si può tentare solo con un sistema di incentivi per i vivai italiani. Uno su tutti potrebbe essere il credito d’imposta, ma il governo non ha mai voluto riconoscerlo».

Gattuso che ct è stato?

«Un allenatore preparato e una persona meravigliosa. Nonostante i pochi allenamenti a disposizione, è riuscito a dare un’anima alla squadra. Non è bastato e il primo a essere dispiaciuto è stato proprio lui».

Buffon può essere anche in futuro il dt della Nazionale?

«L’ho voluto io al Club Italia perché ritengo abbia una grande carriera da dirigente davanti a sé. In questi anni si è formato ed è cresciuto molto. Ora però tocca a lui fare le scelte migliori per il suo futuro».

Sia sincero: i giocatori hanno dato tutto? L’impressione è che abbiano già superato il trauma…

«Noi sulla carta siamo più forti dell’Irlanda del Nord e della Bosnia. Ho vissuto quei giorni con la squadra e i ragazzi mi hanno promesso che avrebbero dato il massimo: e così è stato. Qualcuno era acciaccato, qualche altro era arrivato al top della forma, ma non ha reso secondo le aspettative».

[…]

Cosa invidia alle altre Federazioni dei Paesi top, Inghilterra, Spagna, Francia e Germania.

«Lo sapete che adoro il modello tedesco. Loro sono ripartiti da zero nel vero senso della parola, tutti uniti e con lo stesso obiettivo. E adesso stanno cominciando a vederne i frutti. È una visione lungimirante che da noi non esiste. Diciamolo chiaramente: in Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare, quando le cose vanno male, forme di posizionamento personali».

Con i ritardi nella costruzione e nell’ammodernamento degli impianti rischiamo di perdere Euro 2032?

«Sapevamo di partire con forti criticità, ma l’Europeo insieme alla Turchia, che rivendico come un grande successo della mia presidenza, serviva proprio da stimolo per riportarci a livello internazionale. I ritardi nella nomina del commissario e il mancato sostegno economico da parte del Governo non hanno generato l’accelerazione auspicata. Però non mi arrendo: nel mio ruolo di vicepresidente Uefa continuerò a lavorare affinché si concretizzi questa grande opportunità per l’Italia».

La riforma dei campionati sarebbe un primo passo per far ripartire il motore del calcio. Sono troppe 97 società nell’area professionistica.

«Assolutamente sì. Negli ultimi anni ho presentato alle componenti diverse proposte di riforma, ma fino a quando esisterà il cosiddetto “diritto d’intesa”, che è un vero e proprio “diritto di veto”, non ci potrà essere una riduzione con una conseguente riorganizzazione dei campionati. Quando parlo dell’aiuto che la politica può offrire al calcio, mi riferisco anche a questo: dare indicazioni al Coni affinché venga eliminato questo blocco nel nostro sistema di regole».

Adesso quale sarà il futuro di Gravina?

«Continuerò in Uefa dove sono stato votato dalle altre federazioni. La mia esperienza resta a disposizione, ma non sarò mai un ex presidente ingombrante».

X, la Roma festeggia il compleanno di Panucci e Burdisso: “Tanti auguri” (FOTO)

Oggi, 12 aprile, è una giornata di festa in casa giallorossa, con un doppio compleanno da celebrare. Compie infatti 53 anni Cristian Panucci, 8 stagioni con la Roma con 316 presenze e 31 gol messi a segno. 45 anni invece per Nicolas Burdisso, con l’argentino che ha vestito la maglia giallorossa per 5 stagioni mettendo a referto 131 presenze e 6 gol.

Il club con un post su X ha voluto omaggiare e festeggiare i due ex giallorossi: “Tanti auguri!

TORRI: “La società naviga a vista in base al consenso” – PRUZZO: “La Roma deve alzare il livello dei calciatori, è matematico”

Il futuro della Roma e le strategie per tornare ai vertici animano il dibattito nelle radio della Capitale. Piero Torri esprime preoccupazione per la mancanza di una rotta definita a livello societario, avvertendo che la proprietà rischia di farsi guidare troppo dagli umori esterni: “Ho il sospetto che la proprietà navighi molto a vista, avendo come stella polare il consenso”. Di pari passo, Roberto Pruzzo sottolinea l’urgenza di un salto di qualità tecnico per interrompere il trend degli ultimi anni: “La Roma ha necessità assoluta di alzare il livello, lo fai prendendo calciatori superiori a quelli che hai, è un calcolo matematico”.

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Questo e tanto altro in “Massimo Ascolto”, rubrica de LAROMA24.IT curata dalla redazione. Una passeggiata tra i più importanti programmi radiofonici. Buona lettura.

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Dire “via tutti” è propaganda. Non lo avete già sentito? Cosa succede dopo Como-Roma? “Via tutti”. A gennaio, si parlò di rivoluzione! Poi sappiamo chi è arrivato…La programmazione si fa in un altro modo. Se si punta su Gasperini va messo nelle condizioni di operare al meglio nel segno della continuità (FEDERICO NISII, Manà Manà Sport, 90.9)

Gli hanno comprato anche altri giocatori, l’allenatore non può fare una squadra intera se no non fa l’allenatore ma il Presidente. All’allenatore gli dai uno-due giocatori, gli altri li prendo io. Io penso che gli allenatori si devono dare una regolata. Sono già profumatamente pagati e non possono avere il diritto di fare la squadra. C’è anche un aspetto economico, se mi chiedi tre giocatori da 50 milioni io non te li posso comprare. Delle volte nel mercato non si riescono a prendere i giocatori che vuoi (FERNANDO ORSI, Radio Radio 104.5, Mattino – Sport e News)

La Roma ha un gruppo non da primissimi posti che va arricchito. Devi andare a mirare altri Malen e Wesley da mettere in questo gruppo e far diventare alternative di domani i titolari di oggi. Devi avere 18/19 giocatori intercambiabili. Chi fa un mercato da 12 cessioni e 12 acquisti, 12 giovani talenti? (ANDREA DI CARO, Manà Manà Sport, 90.9)

Da qualche anno gli allenatori sono pagati in maniera più che profumata. In cosa consiste la bravura di un allenatore rispetto ad un altro che prende una cifra inferiore? Quello che prende qualcosa in più, dovrà dare qualcosa in più, che non è solo la tattica. Dovrà pure portare un qualche cosa in rapporto a quello che la società spende per tenerlo sulla panchina. Se si fa comprare i giocatori che vuole, i migliori che ci sono in circolazione, prendi uno qualunque e lo metti lì. Io credo che la bravura di un allenatore sia usare quelli che si ritrova più 1-2 che la società prende su sua indicazione (MARIO MATTIOLI, Radio Radio 104.5, Mattino – Sport e News)

Io credo che la Roma dovrebbe cominciare a fare dei fatti, non perché non li abbia fatti negli ultimi anni, ma dovrebbe avere un’idea abbastanza precisa su dove vuole arrivare e come farlo per arrivarci. Ho il sospetto che soprattutto la proprietà su questo navighi sempre molto a vista, avendo come stella polare il consenso. Credo che così però non si arrivi a dama. Che ci sia bisogno di intervenire sulla rosa della Roma penso che valeva anche due mesi fa, mi auguro che non si butti tutto a mare, perchè io credo che anche da questa stagione, peraltro non conclusa, si deve saper riconoscere il buono che è stato iniziato. Si deve intervenire per migliorare la rosa, le prospettive e soprattutto la chiarezza in società, perché senza quella ho paura che si vada a sbattere contro un muro (PIERO TORRI, Manà Manà Sport, 90.9)

Io credo che la Roma visto l’andazzo degli ultimi anni abbia assolutamente bisogno di alzare il livello, non c’è altro da fare. Alzi il livello prendendo calciatori superiori a quelli che hai, è un calcolo matematico. Con questa squadra arrivi sesto da anni, non sei riuscito mai tranne Lukaku e Dybala a portare dentro giocatori che ti facevano alzare il livello. Io credo che vada bene a tutti l’idea, dall’allenatore al presidente. Servono valide alternative, perché la squadra ha dimostrato nel girone d’andata di poter avere identità a livello tecnico. Ha necessità assoluta di alzare il livello, come ha fatto il Napoli che ha preso 3-4 giocatori di livello superiore (ROBERTO PRUZZO, Radio Radio 104.5, Mattino – Sport e News)

I rapporti interni sono l’aspetto più importante da chiarire. La triade che sembrava la cosa migliore fatta dalla società negli ultimi anni stiamo capendo che non si sono trovati. Chiedevamo figure di calcio, prendi Ranieri, Massara e Gasperini, ma credo che in pochi in estate fossero scontenti di questa scelta (MARCO VALERIO ROSSOMANDO, Manà Manà Sport, 90.9)

Serve un grande direttore generale – figura che manca da un decennio – che possa sintetizzare le posizioni di allenatore e ds, palesemente su piani diversi da luglio scorso (CHECCO ODDO CASANO, Rete Sport 104.2)

Lo scorso anno si diceva che questa rosa era in grado di vincere trofei. In estate si diceva che era una squadra che ha sfiorato la Champions e non serviva cambiarla molto, ma adesso si è scoperto che non è così. C’è la possibilità che Massara vada via. La Roma avrebbe bisogno di un direttore sportivo forte. Massara e Gasperini insieme è impossibile (FRANCESCO BALZANI, Te la do io Tokyo, Tele Radio Stereo 92.7)

C’è modo e modo di perdere le partite. L’Inter si è fermata a 5, altrimenti poteva farne 8. Se perdi Roma-Juve 3-3 ti lamenti però hai fatto una grande partita, che hai giocato bene, anche se ti sfonda mentalmente. Quello che è accaduto con l’Inter non è accettabile (RICCARDO TREVISANI, Manà Manà Sport, 90.9)

Fa ridere che in 48 ore ne abbiamo sentite di ogni tipo: dalla rivoluzione al conservare qualcuno, magari è il nuovo direttore sportivo che manda messaggi in giro… Ci deve essere chiarezza da parte della proprietà nei ruoli di tutti, bisogna uscire con un quadro unitario all’interno di Trigoria (MATTEO DE SANTIS, Manà Manà Sport, 90.9)

Gasperini vuole tre rinforzi alla Malen. Questa è la volta buona per capire se i Friedkin fanno la squadra (UGO TRANI, Te la do io Tokyo, Tele Radio Stereo 92.7)

Roma, i big tremano rinnovo congelato per Cristante e Mancini

Se non ora, quando? E la domanda che i tifosi romanisti si stanno facendo dal triplice fischio di Inter-Roma. Un interrogativo a cui va trovata una risposta, tanto più dopo la promessa dei Friedkin: «Sarà rivoluzione». Quando arriverà? E, soprattutto, riguarderà anche la vecchia guardia? I tifosi, sempre loro, da 48 ore puntano il dito contro i senatori.

Nel mirino ci sono Lorenzo Pellegrini, Bryan Cristante e Gianluca Mancini. I segnali non mancano. Tanto per fare un esempio, il post con cui, ormai nel lontano 8 giugno 2018, la Roma dava il benvenuto a Trigoria a Bryan Cristante è diventato lo sfogatoio ufficiale dei delusi: «Maledetto quel giorno».

Fin qui gli umori della piazza. Poi ci sono i contratti. Accordi siglati e da onorare. Un discorso che vale per tutti i big che adesso vengono accusati di aver portato la Roma stabilmente fuori dalla zona Champions. Ed è qui che già ora si possono intuire le strategie giallorosse. Il caso di Lorenzo Pellegrini, ormai ex capitano giallorosso, può fare scuola anche per Cristante e Mancini. […]

Non è escluso, allora, che i due senatori in estate possano finire sul mercato. E, in assenza di offerte, che la prossima stagione della coppia possa somigliare a quella appena vissuta da Pellegrini. Altri 12 mesi nella capitale, ma senza nessuna assicurazione sul futuro e con un rinnovo tutto da guadagnare sul campo. Sempre alle condizioni della Roma, visto che i due senatori hanno ingaggi pesanti. E che la fase 2 promessa dai Friedkin passa anche per una forte riduzione del monte ingaggi.

Ragionamenti e strategie che dovranno comunque trovare d’accordo il tecnico. Che, ad oggi, resta Gasperini per le prossime due stagioni. A meno di stravolgimenti di mercato sull’asse Napoli-Nazionale-Roma.

(La Repubblica)