Dahl: “Sono passato dal non giocare alla Roma a sfidare il Barcellona in Champions”

Dahl a gennaio è passato dalla Roma al Benfica trovando decisamente più spazio rispetto ai primi mesi nella capitale, giocando da titolare anche la sfida contro il Barcellona nel ritorno degli ottavi di Champions League. Il terzino svedese, dal ritiro della Nazionale, ha raccontato in un’intervista il trasferimento: “Ho fatto cose buone finora, la squadra è molto buona. Tutti mi stanno aiutando. Sono passato dal non giocare per la Roma all’affrontare il Barcellona. È stata una partita incredibile”.

Sul futuro, ha detto: “Vedremo cosa succederà in estate”.

(fotbollskanalen.com)

SALAH-EDDINE: “All’Olimpico un calore mai provato prima. Dybala fa cose che nessun altro vede”

ESPN – Dal ritiro dell’Under 21 dell’Olanda, Salah-Eddine ha rilasciato un’intervista in cui racconta il suo passaggio dall’Eredivisie alla Serie A, con l’arrivo a Roma nel mercato di gennaio. Queste le parole dell’ex esterno del Twente classe 2002:

Sulla possibilità di andare al PSV e l’interesse della Roma?
“All’ultimo minuto. Quando l’AS Roma si è interessata, sapevo che volevo davvero fare quel passo. Mi sentivo al meglio lì”

Sulla Roma?
“L’AS Roma è uno dei club più grandi del mondo. Questo è quello che vuoi come calciatore e come persona. Mi sono mostrato di più in Europa e quelle sono le partite con più prestigio. Il fatto che abbia giocato bene in quelle partite ha sicuramente aiutato. La cosa più importante per loro è che lo dimostri nelle grandi partite, quindi erano convinti”

Sul connazionale Rensch?
“L’ho chiamato. Devyne è stato positivo e questo mi ha dato una piccola spinta. Nei miei primi giorni è stato bello averlo con me ma abbiamo un ottimo rapporto anche con gli altri ragazzi. È un gruppo molto unito, quindi siamo tutti una cosa sola. Ho un buon rapporto con tutti”

Sul miglior giocatore della Roma?
“Credo di poter fare solo un nome: Paulo Dybala. Quello che a volte mostra in allenamento e in partita è davvero bello”

Si tratta del miglior giocatore con cui hai mai giocato?
“Bella domanda, ma direi di sì. Ci sono piccole cose, come un passaggio ricevuto o uno lasciato andare, che nessun altro vede”

Sull’inserimento nel gruppo e sulle differenze con l’Olanda?
“Sono riuscito a trovare rapidamente il mio posto e spero di sentirmi ancora più a mio agio nei prossimi mesi, di poter cogliere la mia occasione. Ranieri è un allenatore molto esperto. È bravo nelle tattiche collettive e nell’individualità. Si impara tanto da lui durante l’allenamento. Qui giochi contro tante formazioni diverse. Nei Paesi Bassi giochi spesso contro il 4-3-3, ma qui ti viene chiesto qualcosa di diverso in ogni partita”

Sulla piazza giallorossa?
“Ho capito scoperto il calore della piazza dal momento in cui sono salito sull’aereo con il mio agente e la mia famiglia. Quando sono atterrato a Roma, l’aeroporto era vuoto. Non c’erano voli, davvero. C’erano persone che mi aspettavano fuori e quella è stata la mia prima esperienza con l’AS Roma. Quando sono arrivato per la prima volta allo stadio… non ho mai provato niente del genere”

KONÈ: “Un po’ 6 e un po’ 8: questo il mio ruolo ideale. Guendouzi? Abbiamo esagerato, tutto chiarito”

L’EQUIPE – Manu Koné si è unito al ritiro della Francia per la doppia sfida alla Croazia e ha rilasciato un’intervista al quotidiano in cui parla della sua esperienza alla Roma, del suo ruolo e tocca anche il tema del diverbio con il compagno di Nazionale Guendouzi durante l’ultimo derby.

Non hai paura dei colpi?
“No. Ne ho già presi tanti. Quando ero piccolo, nel quartiere, giocando contro ragazzi che avevano cinque anni più di me, posso dirti che avevo spesso le ginocchia sbucciate”

Hai anche questa capacità di mettere la spalla per battere sulla corsa l’avversario.
“Lo faccio naturalmente. Appena potrò gareggiare in velocità con lui, so che o commetterà un errore oppure passerò io. L’obiettivo è affinare il mio gioco, lasciare la palla nelle migliori condizioni e alimentare gli attaccanti. È tutto istintivo, in realtà. Nella selezione ne ho parlato con Dayot (Upamecano, ndr) che ho affrontato in Bundesliga quando ero al Mönchengladbach (2021-2024). Mi dice che ogni volta che giochiamo metto la mano in opposizione. Non me ne accorto ma è vero, per proteggere la palla allungo il braccio e metto la mano. Sono anche sempre più vigile sul posizionamento dei miei avversari. Prima pensavo che solo con le mie qualità potevo girarmi, ora faccio molta più attenzione a quello che arriva alle mie spalle”

Da quale centrocampista hai preso ispirazione?
“Quando ero piccolo, Yaya Touré e Paul Pogba. Era il sogno essere come loro. Crescendo, vedere cosa ha fatto Yaya Touré in Premier League è scioccante”

Una cosa che devi migliorare riguarda il livello disciplinare. Hai ricevuto otto ammonizioni in questa stagione. C’è una spiegazione?
“(Ride, ndr) Onestamente? Già gli arbitri sono un po’ eccessivi. Ma quando sei un giocatore che ha voglia, inevitabilmente c’è un po’ di foga in eccesso. È vero che devo essere più attento perché potrebbe penalizzare la squadra. Ranieri mi chiede di migliorare su questo. Ma io mi impegno. Sto solo cercando di fare bene”

Un avversario ha mai provato a intimidirti fin dall’inizio?
“(Ride, ndr) Ne parlavo con Evan Ndicka a Roma. Abbiamo parlato delle nostre prime partite professionistiche e in una delle prime da titolare in Ligue 1 è stata contro il Lione. Ho commesso un errore nei confronti di Memphis Depay; lui si è arrabbiato e ammetto che ero un po’ intimidito. Vedere Memphis Depay che ti urla contro e tutto il resto…Poi è calcio, niente mi spaventa. Ad esempio, a volte perdo palloni ma questo non mi rallenta. Se non ci provi, finirai la partita con rimpianti”

Ti ritrovi a rimuginare sulle azioni la sera quando torni a casa?
“Ovviamente! Fare il calciatore è duro, eh! Ad Empoli, ad esempio, ho colpito il palo. Ci ho pensato tutta la notte. In realtà, devo accettarlo. Avrei potuto tirare tra le gambe del portiere, avrei potuto fare un pallonetto. Ma ho dribblato il portiere e ho colpito il palo. Poco prima dell’azione, nello spazio di due secondi, mi pongo almeno venti domande. Te lo giuro! Tutto è troppo veloce. Vedo le gambe del portiere, vedo lo spazio sinistra, a destra, nell’angolo sinistro, nell’angolo destro, mi dico: ‘Lo sto superando’. E colpisco il palo. Fortunatamente abbiamo vinto”

In quale posizione ti senti più forte?
“Ho sempre ritenuto che un centrocampista debba saper ricoprire tutti i ruoli in questa zona. Ho la capacità di fare sia il 6, sia l’8, ma sono un giocatore a cui piace chiamare, avere la palla e recuperarla. Francamente, se potessimo creare una posizione ‘6-8’, sarebbe l’ideale (sorride, ndr). Mi piace essere in entrambe le zone ed è quello che mi chiede mister Ranieri”

Sei uno dei tre giocatori che subiscono più falli nei maggiori campionati europei. Lo sapevi?
“Sì. Ciò significa che proteggo abbastanza bene la mia palla e questo costringe i miei avversari a commettere falli. Ottenere calci piazzati è molto importante nel calcio moderno”

La lite con Guendouzi nel derby
“È stata l’atmosfera del derby a farci esagerare un po’. Ho parlato di questa partita con Mattéo durante tutti gli incontri precedenti. Ridevamo, anche con l’allenatore: ‘Ehi, il derby di Roma sarà duro!’. Poi è successo quello che è successo. Lo accetto con un sorriso. È vero che non è una bella immagine, ma è pur sempre una partita di calcio. Soprattutto con Mattéo abbiamo chiarito subito dopo. L’ho chiamato e la cosa era risolta”

VAI ALL’ARTICOLO ORIGINALE

Serie A, Atalanta-Inter 0-2: ora è a +3 sul Napoli. Tifoso soccorso sugli spalti, match sospeso per alcuni minuti

Vittoria e allungo in vetta per l’Inter che supera l’Atalanta in trasferta e stacca il Napoli, ora lontano 3 punti dopo il pareggio a Venezia. Le reti arrivano tutte nella ripresa: prima Carlos Augusto, nel finale Lautaro Martinez. All’inizio del secondo tempo Atalanta-Inter è stata sospesa per soccorrere un tifoso che ha avuto un problema fisico sugli spalti. La macchina d’emergenza si è attivata tempestivamente portando via in barella, ma cosciente come ha fatto sapere l’ufficio stampa della Figc, lo spettatore.

Sull’angolo successivo da cui è ripreso il gioco, tra l’altro, l’Inter ha sbloccato l’incontro con la rete di Carlos Augusto.

Ranking Uefa: la rincorsa al 5° posto sulla Spagna si complica ancora di più. Divario aumentato e la Liga ha 4 squadre contro le 3 italiane

Il turno degli ottavi di finale delle coppe europee costa all’Italia l’eliminazione di un’altra squadra, la Roma, per di più nel confronto con una spagnola e la conseguenza è che la corsa al 5° posto Champions diventa ora una missione ai limiti dell’impossibile.

La Liga ha infatti guadagnato divario sulla Serie A nel ranking Uefa ed ha 4 squadre in corsa, Barcellona e Real Madrid in Champions, oltre ad Athletic Club in Europa League e Betis Siviglia in Conference League. 3 invece le italiane che possono tentare l’impresa, una per ogni competizione: Inter, Lazio e Fiorentina.

1. Inghilterra 24.250 (5 squadre in corsa su 7)

2. Spagna 21.678 (4 su 7)

3. Italia 19.937 (3 su 8)

4. Germania 17.921 (3 su 8)

5. Portogallo 16.250 (0 su 5)

6. Francia 16.214 (2 su 7)

 

Raggi prosciolta dall’accusa di falso sullo stadio

“Non luogo a procedere. Perché il fatto non sussiste”, è il verdetto dei giudici romani chiamati ad esprimersi sul reato di falsa testimonianza che la Raggi avrebbe commesso durante la deposizione al processo sullo stadio dell’As Roma, nel maggio 2021.

“Circolò nel Movimento il parere del giudice Imposimato”, secondo il quale sarebbe stato possibile “revocare la delibera Marino”. In realtà il parere del giudice diceva di “annullare” e non “revocare”: l’annullamento, al contrario della revoca, non comporta esborsi del Comune. Per questo è stata indagata. “Una decisione scontata”, dicono i legali della Raggi allontanandosi dall’aula.

(Repubblica)

ATHLETIC CLUB-ROMA: le pagelle. HUMMELS “Tu quoque” 3 – DOVBYK “Trasparente” 4,5

LAROMA24.IT – Si ferma dopo 11 minuti il respiro della Roma a Bilbao, strozzato dal misfatto di Hummels, “tu quoque”. Non solo una semplice inferiorità numerica ma anche strategica ed emotiva perché Ranieri e i giallorossi non riescono ad improvvisare un’altra partita, finendo all’angolo da subito e finché l’Athletic non ottiene quel che voleva.

La Roma è costretta per molto in doppia inferiorità numerica per un Dovbyk “trasparente”, a premere “postponi” sulla sveglia del destino, finché può, ci sono le mani di Svilar.

SVILAR 6,5 – Postpone il destino finché può.

MANCINI 5,5 – Non bastava difendere, servivano atti eroici.

HUMMELS 3 – Tu quoque. Bruto.

NDICKA 5,5 – Servivano eroi, che non erano qui stasera.

RENSCH 6 – Ha il lato peggiore della partita, il tenero raddoppio di Cristante finisce per indebolirlo internamente ma la faccia dura con cui riemerge dalle difficoltà è tra le poche cose buone da riportare a casa. DAL 84′ SAELEMAEKERS SV – Quando ormai il peggio era già stato consumato.

CRISTANTE 5 – Fa paura sulle palle inattive ma dovrebbe sdoppiarsi tra densità centrale e raddoppi su Nico Williams. Lascia incompiuto l’uno e l’altro. DAL 84′ EL SHAARAWY 6,5 – L’ultimo singulto.

PAREDES 5,5 – Senza un uomo e senza pallone scolorisce in debolezze e nervosismi difensivi. C’è solo il rigore a dargli mezzo punto in più.

ANGELINO 5 – Due macchie rosse in costruzione, marcature e duelli difensivi spesso sofferenti. La partita gli si rovescia contro.

DYBALA 5,5 – Tenta di agitare la bacchetta ma non riesce a sollevare il mondo, più o meno quello che gli si chiede viste le circostanze. DAL 61′ SHOMURODOV 6 – Ridà tono e vigore. Non cura ma almeno è un palliativo.

BALDANZI 6 – Sufficienza per le intenzioni, per il tentativo di sopravvivenza dentro una partita che potrebbe soffocarlo. DAL 61′ PISILLI 5,5 – Senza portare pruriti.

DOVBYK 4,5 – Trasparente. DAL 53′ SOULÈ 5,5 – Dribbla, dribblane più che puoi: più che una sostituzione pare una disperata richiesta d’aiuto. Si limita a tenere la mano fino all’ultimo.

RANIERI 5 – La partita progettata gli viene accartocciata dopo 11 minuti. Lui, con la squadra, non riesce a improvvisarne un’altra, finendo con cartucce come Koné, Pellegrini, Saelemaekers ed El Shaarawy in parte o totalmente inutilizzate.

Post Match – Cosa cambia con Dovbyk o Shomurodov?

LR24 (MIRKO BUSSI) – Uno era rimasto per caso in estate, l’altro è arrivato come principale colpo di mercato considerando l’investimento. Uno, per anni, è stato elevato a paradigma di operazioni di mercato sbagliate, l’altro valeva come rappresentazione plastica delle ambizioni estive. Per mesi, uno indiscusso titolare e l’altro eventuale arma di riserva. Oggi, a poche ore dal punto più atteso, almeno per il momento, della stagione della Roma, il conto alla rovescia è accompagnato da un dubbio: Dovbyk o Shomurodov?

L’ultima gara con l’Empoli, in cui hanno partecipato entrambi, ha sottolineato cosa cambia nella Roma con la presenza dell’uno o dell’altro.

Shomurodov e Dovbyk hanno dna calcistici differenti e questo produce interazioni diverse nell’organismo di squadra. L’uzbeko prende aria lontano dalla porta, l’ucraino vive invece per l’area di rigore. Lo si nota chiaramente dal numero di tocchi ogni 90 minuti: quasi il doppio per Shomurodov, 42,8 a partita, rispetto a Dovbyk, 24,4, comunque aumentati rispetto alle abitudini che aveva al Girona.

A Shomurodov, come si è visto più volte nel primo tempo di Empoli, piace abbassarsi e mettersi in linea con chi gli si muove sotto, come Soulé e Pellegrini domenica scorsa. Questo facilita le possibili combinazioni, il suo variare la posizione complica le interpretazioni difensive dei suoi marcatori, dilatandone le distanze e, di conseguenza, offrendo golose opportunità di inserimento. Ne hanno approfittato in più occasioni Pellegrini e Koné.

Dovbyk è invece un riferimento più fisso, impegna e fissa centralmente i propri avversari, svuotando quei canali intermedi che nel tempo sono stati codificati come “mezzi spazi”, l’area identificabile tra le proiezioni delle linee dei vertici dell’area di rigore e dell’area piccola. Da quello di centro-destra, ad esempio, riceve Baldanzi nel finale di Empoli-Roma e a quel punto Dovbyk può fare quello che preferisce: attaccare la profondità, ancor più se su taglio.

Quella tendenza di Shomurodov a svuotare il centro, domenica scorsa, ha permesso di ricevere palloni centrali in rifinitura anche a Soulé, come nelle prime due foto qui sotto. E allungare pericolosamente le distanze tra i centrali difensivi di D’Aversa, tanto che Koné, in una delle migliori combinazioni della partita, legge e divora quel varco con un inserimento che lo porterà di fronte a Silvestri.

Dovbyk, al contrario, vuole guadagnarsi il contatto con la porta il prima possibile, rendendosi disponibile a giocate da pivot che permettano l’accesso a zone di rifinitura o di finalizzazione dal limite dell’area solo quando ha esaurito le possibilità di smarcamenti utili per minacciare il portiere avversario. Inevitabilmente, in porzioni così avanzate di campo, gli spazi d’inserimento sono ridotti e la qualità necessaria per accedervi ha un prezzo più elevato. Il margine d’errore su una profondità di 3 metri è, intuitivamente, ridotto rispetto a quello ammesso per un passaggio decisivo con 15 metri di disponibilità in cui far cadere il pallone.

La fluidità che sa raggiungere la Roma nelle combinazioni offensive quando ha Shomurodov come riferimento offensivo viene tradotta nel numero più alto di SCA (opportunità di tiro) prodotte dal numero 14 (3,32 ogni 90′) rispetto a quelle di Dovbyk (1,82  a partita). Shomurodov calcia anche più di Dovbyk, in realtà di tutta la rosa giallorossa, con 3,74 conclusioni a partita contro le 2,23, di media, del collega ex Girona.

Se il classe 1995 sa fare da corista negli sviluppi offensivi, il quasi 28enne offre opportunità di sintesi come quella che gli regalerà la migliore occasione ad Empoli. Un rinvio lungo 50 metri da Svilar, il duello aereo vinto che svela il 2v2 da cui Baldanzi lo spedirà verso la profondità. Dovbyk, infatti, calcia meno ma con maggior precisione tanto da spedire in porta il 42,9% dei tiri mentre il tasso di Shomurodov è fermo al 35,1%. In più, se Shomurodov ha in dote quasi il doppio dei passaggi chiave (1,52 contro 0,86) per quell’abilità a mettersi in rima coi compagni e il triplo dei contrasti offensivi (0,33 a 0,11 sempre x90), la capacità di convertire tiri in gol di Dovbyk rimane superiore.

Resta, allora, solo da indovinare il tema della serata e scegliere il vestito più adatto.

Athletic Club-Roma: al San Mames prove generali per la finale del 21 maggio

Questa sera il San Mames ospiterà il ritorno degli ottavi di Europa League, con un’atmosfera che si annuncia particolarmente calda nel tentativo di ribaltare il 2-1 con cui la Roma si è procurata un vantaggio all’andata.

Lo stadio di Bilbao, inoltre, sarà lo scenario dell’ultimo atto della competizione, con la finale del 21 maggio. E stasera l’evento è vissuto come una sorta di prova generale tra dispiegamento di forze dell’ordine e l’installazione di cancelli di pre-filtraggio che possano facilitare i controlli e la gestione della situazione. Il piano di sicurezza, inoltre, vedrà la chiusura di alcune strade limitrofe al San Mames e presidi nelle zone principali e da dove scorrerà il fiume di tifosi romanisti pronti a raggiungere lo stadio.

LR24