Serie A, Atalanta-Lecce si giocherà regolarmente: i giallorossi hanno deciso di scendere in campo

Il match tra Lecce ed Atalanta si svolgerà regolarmente domenica 27 aprile alle 20:45. Negli ultimi giorni, infatti, non si sapeva ancora se i giallorossi sarebbero partiti alla volta di Bergamo per disputare la gara. La scomparsa del fisioterapista Graziano Fiorita ha ovviamente sconvolto tutta la squadra, che avrebbe preferito il rinvio della partita in un giorno successivo ai funerali dell’uomo invece di uno slittamento di due giorni. Anche i tifosi del club salentino non hanno gradito la decisione della Lega Serie A, ma, nonostante il mondo Lecce rimanga in forte disaccordo con la scelta effettuata, i giocatori hanno comunque optato per scendere in campo. La squadra partirà domani per Bergamo e gli 11 di mister Giampaolo saranno regolarmente sul rettangolo di gioco per sfidare la formazione di Gasperini.

(gianlucadimarzio.com)

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HUMMELS: “Lo vedo in città che tutti sono tifosi della Roma. All’inizio adattarmi è stato difficilissimo. Ranieri? Ha portato un’autorevolezza naturale”

Arrivato a parametro zero a mercato ormai già concluso, dall’esperienza di Mats Hummels alla Roma ci si aspettava qualcosa in più. Il centrale tedesco ha alternato ottime prestazioni ad errori fatali, come contro l’Athletic in Europa League o in Coppa Italia contro il Milan. L’ex Borussia Dortmund a fine anno si ritirerà, ma, è stato ugualmente un grande onore vederlo indossare i colori giallorossi. Il classe 1988 si è raccontato sul canale Youtube della Serie A. Ecco le sue parole.

Come riassumerebbe la sua esperienza a Roma
“Cercavo un’esperienza, un’avventura, qualcosa che non avevo vissuto finora per uscire dalla mia zona di comfort ed è esattamente ciò che è accaduto. Ci sono stati dei momenti difficili e altri molto belli, anche nelle difficoltà devi rimanere te stesso e in questo momento penso che sia personalmente sia come squadra stiamo ottenendo qualcosa. È molto bello stare qui a Roma”.

Si aspettava che l’Italia e la città di Roma fossero così come le sta vivendo?
“Ero già stato a Roma un po’ di volte privatamente ed eravamo venuti qui anche con la nazionale, per questo conoscevo la città e sapevo quanto fosse meravigliosa. Ovviamente ho dovuto vivere qualcosa di nuovo a livello culturale, ma ho scoperto che mi piace scoprire culture diverse e per questo penso di essermi adattato bene. L’unico problema per me all’inizio era il traffico, è folle, ma mi sono abituato e mi sento molto bene qui”.

A Roma ha avuto 3 allenatori, quanto è stato difficile adattarsi?
“È stato ovviamente molto difficile. Ero venuto qui dopo aver parlato con Daniele De Rossi sullo stile di gioco, su come volessimo giocare e anche sul mio ruolo. Poi è stato con me per meno di due settimane. Siamo passati a uno stile di gioco completamente diverso, molto attento contro la palla e fondamentalmente finalizzato a distruggere il gioco degli avversari con Juric. Ora con Ranieri ci stiamo concentrando di più sui nostri punti di forza, sui buoni giocatori che abbiamo, aggiungendo ovviamente un’idea difensiva che mi sento bene addosso. Penso che i miei punti di forza o almeno una parte di questi siano giocare con la palla al piede e avere un influenza sulla squadra”.

Cosa rende speciale Ranieri e cosa è riuscito a portare nello spogliatoio?
“Ha portato un autorevolezza naturale, è tranquillo ed è una brava persona ma è anche duro quando necessario. È coerente con ciò che vuole vedere dai suoi giocatori e sulle sue decisioni con chi gioca. Si è comportato cosi anche con me, ma non ho mai avuto un problema con questo. Lo rispetto sempre, perché so che fa di tutto affinché la squadra sia vincente. Lui si aspetta tanto dalla squadra, ma ha anche un gruppo che è professionale e lavora molto bene. Penso che la combinazione tra tecnico e gruppo funzioni molto bene”.

Cosa ha pensato quando ha esordito con l’autogol contro la Fiorentina?
“Personalmente è stato brutto, ma anche per la squadra visto che non avevamo vinto tante partite e non giocavamo bene. Io prendo sempre cose del genere con ironia, quel periodo l’ho vissuto quasi ironicamente perché era chiaro per me che se avessi continuato ad allenarmi e a lavorare la mia occasione sarebbe arrivata per forza. Credo sempre in questo. Per questo l’esordio è stato abbastanza amaro, ovviamente. Mi ha sollevato almeno il fatto che l’autogol non avesse avuto un peso importante nel risultato e che quella partita fosse già persa. Certo, l’inizio è stato come peggio non sarebbe potuto essere. È una frase fatta, ma quando piove poi arriva sempre il sole ed era chiaro per me che le cose sarebbero andate meglio”.

Che legame c’è tra la squadra e i tifosi?
“Lo vedo ogni volta, al campo d’allenamento e allo stadio. Lo vedo in tutta la città. Tutti sono tifosi della Roma. Dico ‘Forza Roma’ o ‘Daje Roma’ a chiunque incontro per strada, quando sono in giro. Le persone di martedì pomeriggio a Trastevere si emozionano sempre quando si parla di Roma, questo è spettacolare e soprattutto lo posso paragonare con Dortmund, anche lì le persone sono molto passionali ed entusiaste in merito al calcio. Amo questa cosa, questa connessione tra i tifosi e il club”.

Riguardo al post Instagram che ha scatenato polemiche, crede che l’ironia non sia apprezzata nel mondo del calcio?
“La mia ironia rimarrà con me, mi piace scherzare e confrontarmi con ciò che mi riguarda con ironia. Mi è successo tante volte anche in Germania, viene deliberatamente frainteso per generare titoli. Non faccio in modo che mi condizioni, se lo fai è colpa tua. Penso che sia un bene per tutti vedere le cose con un po’ più di leggerezza. E io mi tengo stretta la mia ironia perché è il tipo di persona che sono, sono una persona semplice ed è così che affronto le cose. Se le cose vengono interpretate male va bene, l’importante è che persone come l’allenatore e la squadra sappiano che cosa ne penso io e lo sanno sempre molto bene”.

Coppa Italia, Bologna-Empoli 2-1: i felsinei raggiungono il Milan in finale

Dopo il netto 0-3 dell’andata, il Bologna vince per 2-1 contro l’Empoli ed accede alla finale di Coppa Italia. I felsinei il 14 maggio allo stadio Olimpico dovranno affrontare il Milan, che ieri sera ha battuto per 0-3 l’Inter. Dopo il vantaggio iniziale di Giovanni Fabbian, la formazione di Roberto D’Aversa ha trovato il pareggio con Kovalenko, ma, non è riuscita a ribaltare il pesante passivo dell’andata. Nel finale c’è gloria anche per Dallinga che chiude definitivamente i conti.

GHISOLFI: “Se il mio lavoro non sarà all’altezza, me ne andrò. Abbiamo fame e vogliamo fare il meglio possibile”

BFM RMC – Ospite dell’emittente televisiva francese, Florent Ghisolfi ha fatto il punto della situazione sulla Roma e sugli obiettivi da qui a fine anno. Il direttore sportivo dei giallorossi ha anche raccontato le differenze tra il calcio italiano e quello francese. Ecco le sue parole.

A Roma hai trovato qualcosa che non avevi capito quando eri a Nizza, quando giocavi a Bastia, nella tua carriera di calciatore e dirigente?

“Sto scoprendo un calcio diverso, perché l’Italia è davvero diversa dalla Francia. Al di là dell’Italia, penso che la Roma, oltre alla città che è semplicemente eccezionale, sia un club diverso. Qui c’è una passione incredibile, sia nel calcio in generale che in tutti i settori, in particolare nei media come voi. La Roma è qualcosa di veramente diverso, una grande passione. È una famiglia per la gente di qui. È davvero eccezionale”.

La passione la conoscevi bene, dato che è proprio a Lens che ti sei rivelato al grande pubblico e che ti ha reso un direttore sportivo ricercato all’estero, immagino sia stato soprattutto grazie al tuo lavoro lì

“A Lens c’è passione, è un club estremamente popolare, lo stadio è pieno e quando abbiamo ottenuto il successo che hai ottenuto lì, hai sentito l’affetto della gente. È difficile spiegare la differenza tra ciò che hai vissuto a Lens e qui in termini di atmosfera. Qui la città è più grande e allo stesso tempo, a volte, sembra un piccolo villaggio. Senza sminuire i club che ho conosciuto, ad esempio il Lens, che è un club magico, ma la Roma è qualcosa di speciale. Penso che bisogna viverlo per crederci davvero e capirlo. È qualcosa di incredibile. È una passione che consuma le persone. Penso che qui in Italia tutti abbiano una squadra del cuore e a Roma è davvero impressionante”.

Eppure è una squadra che non vince 

“Penso che sia anche una causa-effetto, perché c’è una tale passione che rende tutto difficile. Rende difficile lavorare in questo club, rende difficile creare un progetto stabile, poter lavorare a lungo termine. È proprio quello che stiamo cercando di fare in questo momento, in questo momento. Quindi ci vuole molta serenità, calma e solidarietà. Controllare una passione, no. È difficile, sì. Per sua natura, non si può controllare. Penso che sia giusto dimostrare alle persone che siamo qui per costruire qualcosa e per farlo partendo dalle fondamenta. Il nostro lavoro non dà frutti domani. Non si fa in pochi giorni, ma bisogna far capire che stiamo dando il meglio per il club, soprattutto far capire che siamo consapevoli della responsabilità che abbiamo nel lavorare per questo club. E ogni mattina ci alziamo con la responsabilità di rendere felici le persone. Perché quando perdiamo, vediamo che non siamo lontani dal disastro. E questo è un ulteriore punto di forza. È un’esigenza forte, ma un’esigenza che, personalmente, mi piace, perché ti spinge a superare te stesso, a dare il meglio di te”.

Sul lavoro fatto con Ranieri

“Vogliamo fare un giusto mix. Oggi abbiamo davvero una forte identità, dato che Claudio conosce la vita, conosce il club, conosce la città. Porta molta serenità, la consapevolezza del proprio ruolo. Io sono straniero, sono francese, ma nel mio modo di fare, nei miei valori, l’identità è molto importante, il senso di appartenenza. È qualcosa che cerchiamo di mescolare. Abbiamo anche fatto tornare persone che hanno questa identità. Federico Balzaretti, che ha lavorato anche un po’ in Francia, è con noi oggi. Cerchiamo di costruire con persone competenti un mix di identità e anche un mix di distacco, perché senza distacco non si ha la freddezza necessaria per lavorare”.

Sulle difficoltà e le prossime sfide

“Sono arrivato in una situazione un po’ complicata. Ci sono stati alti e bassi, diciamo che c’è stata una grande tempesta, ma la scelta di Claudio è stata molto importante. Da quando Claudio è arrivato, abbiamo ottenuto ottimi risultati. Sono 17 partite che non perdiamo. Siamo qui, ma d’altra parte sappiamo da dove veniamo. Questa è la prima cosa. Abbiamo fame. Penso di percepire una certa freschezza. Non sento una squadra esausta. Sono pronti. È vero che abbiamo partite importanti, ma penso che siamo pronti, che siamo freschi. Sì, l’obiettivo è fare il meglio possibile”.

Sul futuro..

“Sono stato accolto molto bene a Roma, anche se a volte le richieste sono un po’ folli. Voglio dimostrare di meritare questa opportunità. Se il mio lavoro non sarà all’altezza, me ne andrò. Oggi tante cose non si vedono, ma spero che presto diano i propri frutti. Il nostro è un lavoro a medio termine. Voglio strutturare un’organizzazione forte, che funzioni anche senza di me. Se riuscirò a restare dieci anni alla Roma, sarò l’uomo più felice del mondo”.

NDICKA: “In Germania si corre di più, capitava che in partita facessi 11 chilometri. In Italia invece c’è molta meno intensità”

RMC SPORT – Evan Ndicka è ormai diventato imprescindibile per la Roma. Il difensore ivoriano, arrivato a parametro zero dall’Eintracht Francoforte, è uno dei calciatori di movimento con più minutaggio in Europa e ciò denota la sua importanza nella rosa. Il classe 1999 si è raccontato all’emittente televisiva francese, dove ha spiegato le differenze tra il calcio italiano e quello tedesco. Ecco le sue parole.

Differenze tra Serie A e Bundesliga?
“Qui sei molto meno sollecitato che in Germania. In Germania il gioco è molto più diretto. Corri molto di più. Come difensore centrale, in alcune partite facevo forse 11 o 11,5 km”.

Sono tanti 11 chilometri per un difensore centrale
“Per un difensore centrale può succedere. C’è molta più intensità. Qui invece l’intensità è minore. Le squadre interrompono molto il gioco. Ci vuole un po’ più di concentrazione. Sei molto più vicino alla porta. È tutto questo che fa sì che poi, in alcune partite, il lavoro è molto più individuale, dipende dal singolo giocatore. È questo che mi ha permesso di capire un po’ tutto. Ci è voluto un po’ di tempo, ma va bene così”.

Di Vaio: “Italiano? C’è la volontà di prolungare il contratto. Vogliamo capire come programmare il futuro insieme”

Vincenzo Italiano ed il suo Bologna, quest’anno hanno impressionato tutti e non è escluso che a fine anno l’allenatore nato in Germania possa dire addio per un progetto più ambizioso. Il nome dell’ex tecnico della Fiorentina è stato recentemente accostato anche alla panchina della Roma, ma, a cancellare ogni dubbio sul suo futuro ci ha pensato Marco Di Vaio. Il dirigente dei felsinei ha parlato poco prima dell’inizio della semifinale di ritorno di Coppa Italia contro l’Empoli ed ha risposto così sulle voci che vogliono Italiano lontano da Bologna.

“C’è la volontà di parlarci e di sederci al momento opportuno a fine stagione. Sappiamo che in questo momento è inutile parlarne ma vogliamo prolungare questo contratto. Vogliamo capire assieme come programmare il futuro”.

Calciomercato Roma: nessun contatto tra il PSG e Koné, per i giallorossi è incedibile

Mancano poche partite alla fine della stagione e le squadre stanno già iniziando a concentrarsi sul calciomercato. Nella rosa della Roma, tra i calciatori che più si sono messi in mostra in quest’annata complicata, c’è Manu Konè. Il centrocampista, arrivato per meno di 20 milioni di euro dal Borussia Monchengladbach, ha attirato le attenzioni di molti club europei tra cui il PSG. Nonostante le ultime voci, peró, come riportato da Fabrizio Romano su X, tra le parti non c’è ancora stato nessun contatto. Per i giallorossi il francese è un giocatore fondamentale e sarà messo al centro del progetto che partirà in estate con il nuovo tecnico.

 

MATTIOLI: “Sapere che Ranieri andrà via ha creato un contraccolpo psicologico” – TORRI: “Fosse rimasto De Rossi la Roma avrebbe qualche punto in più”

All’interno delle trasmissioni delle emittenti radiofoniche della Capitale l’argomento principale è l’addio di Claudio Ranieri al termine della stagione: “Sapere che a fine anno andrà via ha creato un contraccolpo psicologico”, afferma Mario Mattioli. Piero Torri, invece, parla di Daniele De Rossi: “Se fosse rimasto oggi la Roma avrebbe potuto avere anche qualche punto in più rispetto agli attuali”.

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Questo e tanto altro in “Massimo Ascolto“, rubrica de LAROMA24.IT curata dalla redazione. Una passeggiata tra i più importanti programmi radiofonici. Buona lettura.

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L’obiettivo della Roma deve essere quello di vincere contro l’Inter, con la speranza che i nerazzurri pensino al Barcellona. Bisogna evitare la qualificazione in Conference League (ROBERTO PRUZZO, Radio Radio, 104.5, Radio Radio Mattino Sport e News)

Sapere che Ranieri a fine anno andrà via ha creato un contraccolpo psicologico. Comunque andrà, a giugno si ripartirà da capo. La società non si sta stringendo intorno alla squadra (MARIO MATTIOLI, Radio Radio, 104.5, Radio Radio Mattino Sport e News)

Credo che, restando con De Rossi, oggi la Roma avrebbe potuto avere anche qualche punto in più rispetto agli attuali (PIERO TORRI, Manà Manà Sport Roma, 90.9)

Giusto ripartire da Dovbyk solo se il nuovo allenatore lo riterrà adatto al suo gioco (NICK TERRIACARetesport, 104.2)

Per una squadra ambiziosa e vincente non bisogna farsi intossicare da questa inutile clemenza da perdenti di successo: via nani, ballerine, sarcofaghi superflui alla causa giallorossa (MAX LEGGERIRetesport, 104.2)

L’Atalanta di Gasp in pole per la corsa Champions: la Roma cresce ma è in ritardo

La Serie A di quest’anno sta offrendo un finale entusiasmante. A poche giornate dalla fine, è ancora tutto aperto per la questione Scudetto, per le zone europee e anche per la salvezza. […] La volata Champions è ancora tutta da scoprire e, se due spot sono praticamente già assegnati a Inter e Napoli, gli ultimi posti sono da assegnare a due tra: Atalanta, Bologna, Juventus, Roma e Lazio. […] In generale, la più attrezzata per entrare nella massima competizione europea è la squadra di Gasperini, che anche quest’anno ha fatto un campionato bellissimo. Dopo la Dea c’è il Bologna che per livello di gioco mostrato ha messo in mostra Italiano e i suoi ragazzi. […] Non ci si può dimenticare della Roma. Claudio Ranieri ha fatto un lavoro eccezionale ed è riuscito a riportare serenità in un ambiente tormentato. I giallorossi sono sicuramente in ritardo rispetto alle altre squadre, soprattutto perché alla prossima c’è l’Inter a San Siro, ma, ora i capitolini sono una squadra in grado di poter dare fastidio a chiunque.

(gasport)

C’è una plusvalenza vietata: è Koné

Manu Koné sembra destinato a diventare uno dei migliori centrocampisti al mondo. Il francese si è lasciato alle spalle un periodo non troppo brillante ed ora è tornato ad essere un perno imprescindibile della Roma di Ranieri. Non è un mistero che dopo l’exploit con la Francia il centrocampista sia finito nel mirino del PSG, ma, a Trigoria nessuno vuole lasciarlo andare. […]

Koné in questo finale di stagione è chiamato a dare risposte importanti, a partire dal match di domenica contro l’Inter. A San Siro c’è bisogno del suo dinamismo. Il francese è ciò che alla Roma è mancato negli ultimi anni. […] Acquistato per 18 milioni più 2 di bonus, ora il calciatore vale già il doppio. Il suo cartellino è già valutato intorno ai 40 milioni di euro ed ha ancora margini di crescita enormi. L’intenzione dei giallorossi, però, non è quella di farci plusvalenza, ma, quella di metterlo al centro del progetto. […]

(corsport)