Righetti: “Conti via dalla Roma? Una sua scelta maturata da tempo. Non è stata una volontà della società”

RADIO ROMANISTA – Ubaldo Righetti, intervenuto ai microfoni della radio a tinte giallorosse, ha parlato dell’addio a fine stagione alla Roma di Bruno Conti. Le sue parole: “È vero. Bruno Conti lascerà la Roma a fine anno, ma è una sua scelta maturata da tempo. Non è stata una volontà della società quella di interrompere il rapporto. Semmai mi auguro che Bruno possa dare una mano alla Federcalcio in futuro, sono sicuro che lui si metterebbe a disposizione”

Calciomercato Roma, fissata una deadline per il riscatto di Malen: i giallorossi devono esercitarlo entro il 30 giugno

Il riscatto di Malen è una delle priorità della Roma in vista della prossima stagione. Come scrive il quotidiano a tinte giallorosse all’interno dell’accordo stipulato tra giallorossi e Aston Villa, c’è una deadline ben precisa per esercitare il riscatto, ovvero il 30 giugno. Questo, scrive il quotidiano, potrebbe rappresentare un problema per il club giallorosso, dovendo fare i conti con il Fair Play Finanziario. Anche i Villans attendono liquidità entro il 30 giugno per sistemare le casse.

(Il Romanista)

VAI ALLA NEWS ORIGINALE

PRUZZO: “Passerà qualche settimana e non cambierà niente” – BALZANI: “Frattesi non gioca, perché non è entrato Pisilli?”

Nelle trasmissioni delle emittenti radiofoniche della Capitale l’argomento principale per oggi è il fallimento della Nazionale, un’eliminazione che riapre il dibattito sulle colpe del sistema e sulla necessità di un ricambio. Roberto Pruzzo si mostra scettico riguardo a una reale svolta futura: “Siamo qui a farci le stesse domande delle altre volte sul futuro, ma anche stavolta passerà qualche settimana e non cambierà niente”. Francesco Balzani, invece, invoca una linea verde puntando sui giovani talenti giallorossi: “In Nazionale spero di rivedere solo i giovani, Esposito e Pisilli. I giocatori forti a livello europeo sono altri, stesso discorso per Barella”.

_____

Questo e tanto altro in “Massimo Ascolto”, rubrica de LAROMA24.IT curata dalla redazione. Una passeggiata tra i più importanti programmi radiofonici. Buona lettura.

_____

L’eliminazione dell’Italia? Siamo qui a farci le stesse domande delle altre volte sul futuro, ma anche stavolta passerà qualche settimana e non cambierà niente (ROBERTO PRUZZO, Radio Radio 104.5, Mattino – Sport e News)

L’eliminazione di ieri è peggiore di quelle contro Macedonia del Nord e Svezia. Malagò potrebbe essere la scelta giusta come presidente federale, è una persona capace (FERNANDO ORSI, Radio Radio 104.5, Mattino – Sport e News)

Mi auguro che Bastoni giochi domenica contro la Roma, perché è entrato in un periodo davvero complicato (PIERO TORRI, Manà Manà Sport, 90.9)

Sul gol della Bosnia sbaglia anche Mancini, che ha l’uomo che gli parte e non lo segue (MARCO VALERIO ROSSOMANDO, Manà Manà Sport, 90.9)

A me è dispiaciuto solo per Pisilli, è un giocatore che sta bene fisicamente e invece è stato scavalcato nelle gerarchie da Frattesi… (GABRIELE CONFLITTI, Manà Manà Sport, 90.9)

Contro la Bosnia Mancini ha faticato dal primo all’ultimo minuto e in occasione del gol si è fatto prendere alle spalle (DANIELE CECCHETTI, Manà Manà Sport, 90.9)

Il sistema va proprio ripensato. Non ci sono le idee e non ci sono le persone che possono metterle in pratica. L’introduzione dei play off, il campionato a 18 squadre, sono cose che dico da tempo… Abbiamo vinto un Europeo con un gol di Arnautovic in fuorigioco millimetrico e due pareggi. Siamo stati giorni a dire che siamo più forti della Bosnia, ma in cosa siamo più forti? (RICCARDO TREVISANI, Manà Manà Sport, 90.9)

Dell’Inter mi preoccupa il ritorno di Lautaro. C’è un Inter con lui e una senza di lui. Solo la presenza è trascinante. Come leader in mezzo al campo è tanta roba (FABIO PETRUZZI, Retesport, 104.2)

Lo specchio di un campionato mediocre è il Como quarto in classifica, una squadra senza storia. Lautaro Martinez è il calciatore più forte di un calcio mediocre (DAVID ROSSI, Retesport, 104.2)

Gattuso è un allenatore scarso. In Nazionale spero di rivedere solo i giovani, Esposito e Pisilli. Frattesi all’Inter non gioca, perché non è entrato Pisilli? Anche Dimarco è scarso, i giocatori forti a livello europeo sono altri. Stesso discorso per Barella (FRANCESCO BALZANI, Te la do io Tokyo, Tele Radio Stereo 92.7)

L’Italia è scarsa. In Serie A appena alzi il livello con qualche giocatore straniero vinci subito (UGO TRANI, Te la do io Tokyo, Tele Radio Stereo 92.7)

IL PUNTO DEL MERCOLEDÌ – VACIAGO: “Il terzo Mondiale da spettatori non può non comportare conseguenze” – ZAZZARONI: “Umiliante non far parte di un torneo aperto a 48 nazioni”

Dopo la sconfitta nella finale playoff contro la Bosnia, sulle colonne dei quotidiani odierni si analizza l’ennesima tragedia sportiva dell’Italia calcistica. “La qualificazione era diventata una questione di dignità nazionale: non far parte di un torneo aperto a 48 nazioni è addirittura umiliante. Chi ha firmato il progetto, chi l’ha voluto e sostenuto non può reggere a questo terzo fallimento. A casa. Come noi. Ognuno si assuma la propria, di responsabilità”, scrive Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport. Così invece Guido Vaciago su Tuttosport: “E adesso via tutti. Il reset non è mai una soluzione, ma può essere una medicina. Il terzo Mondiale da spettatori non può non comportare conseguenze a ogni livello del calcio italiano, non si possono schivare le colpe, le responsabilità e le condanne”

______

Ecco i commenti di alcuni degli opinionisti più importanti della stampa, pubblicati sulle colonne dei quotidiani oggi in edicola.

______

I. ZAZZARONI – CORRRIERE DELLO SPORT

(…) Il nostro purtroppo non è solo un flop, il terzo di fila: è il fallimento plastico di un sistema. Appare come un insuccesso contingente, in realtà è una crisi strutturale. L’esito negativo non è dovuto all’errore di un singolo, a un gol sbagliato, a un rosso non dato o alla sfortuna (un fiasco passeggero). Indica che le fondamenta, le regole, le procedure o la mentalità alla base del progetto sono errate. Non è stato un solo elemento a non funzionare, ma l’intero meccanismo che lo sostiene. Le responsabilità sono chiare. Le cause anche, riconducibili a decisioni, negligenze o azioni specifiche di soggetti definiti con responsabilità personale e di politica sportiva. Il fallimento è un problema organizzativo, sociale o ideologico più ampio. Il passato non torna, ma la storia ci vede bene. C’era un tempo in cui vincevamo contro Zico, Socrates, Junior, Passarella, Maradona, Rummenigge, Stielike, adesso fatichiamo contro un quarantenne con molti chilometri nelle gambe e un gruppo di volonterosi. (…) La Bosnia ci ha messo sotto, ci ha fatto stare male, tolto il respiro: uno dopo l’altro sono emersi tutti i nostri difetti, i nostri cali di tensione e atletici. Non siamo stati mai aggressivi, abbiamo subìto la voglia e la determinazione di una squadra che oggi non riesco a considerare inferiore alla nostra. Donnarumma ci ha tenuto in partita in almeno tre occasioni e allora mi chiedo come possa gente come Dimarco, Calafiori, Locatelli, Barella, Politano farsi sopraffare in una sfida così importante. La qualificazione era diventata una questione di dignità nazionale: non far parte di un torneo aperto a 48 nazioni è addirittura umiliante. Chi ha firmato il progetto, chi l’ha voluto e sostenuto non può reggere a questo terzo fallimento. A casa. Come noi. Ognuno si assuma la propria, di responsabilità. (…)

S. AGRESTI – LA GAZZETTA DELLO SPORT

Un altro disastro si è consumato, un altro fallimento si abbatte sul nostro calcio. Quasi non ci crediamo, non ci vogliamo credere, anche se ormai dovremmo essere preparati: era già successo due volte, le ultime due, eppure ci sembra impossibile pensare che non saremo ai Mondiali nemmeno la prossima estate. Dopo la Svezia, dopo la Macedonia del Nord, è la Bosnia a cancellarci dalla competizione che abbiamo sempre sentito nostra, al punto che l’abbiamo vinta in quattro occasioni (più di tutti, a parte il Brasile). Non è così nostra, evidentemente. Non più. Abbiamo attenuanti? No, anche se a Zenica qualche motivo per protestare ce l’hanno dato. (…) Ma oggi, con questa sconfitta, la realtà che abbiamo davanti agli occhi ha una forma diversa: ci appare come un ridimensionamento inequivocabile. La storia recente ci dice una cosa chiara, dalla quale dobbiamo cominciare ogni analisi: l’eccezione – ahinoi – non è l’eccezione dai Mondiali, capitata tre volte di fila, ma la vittoria di cinque anni fa a Wembley. Lì siamo andati oltre le nostre possibilità mentre la normalità racconta qualcosa di differente, anzi di opposto. La normalità è tristemente quella che ci ha mostrato lo stadiolo di Zenica. Gattuso ha fallito nella partita più importante. Sarebbe ingeneroso prendersela solo con Rino, se prima di
lui non ce l’avevano fatta Ventura, Mancini e Spalletti significa che il problema non è in panchina. Ma è comunque difficile immaginare che la Nazionale possa ripartire con il ct che l’ha accompagnata a una sconfitta così grave. (…) . Se Gravina riuscirà a rimanere lassù anche stavolta, nonostante la delusione di milioni di tifosi azzurri, stabilirà un doppio record: di Mondiali falliti e di resistenza. (…)

G. VACIAGO – TUTTOSPORT

E adesso via tutti. Il reset non è mai una soluzione, ma può essere una medicina. il terzo Mondiale da spettatori non può non comportare conseguenze a ogni livello del calcio italiano, non si possono schivare le colpe, le responsabilità e le condanne. Risalendo dagli errori di Esposito e Cristante dal dischietto, si deve ripercorrere una lunga catena di piccoli e grandi sbagli, di disastri strategici, di immobilismo politico teso alla bieca conservazione del potere. (…) Ci ripetiamo le stesse cose da dodici anni e negli ultimi otto anni a governare la Federazione c’è lo stesso presidente federale, Gabriele Gravina. Se ci ritroviamo , per la terza volta consecutiva, con la stessa tristezza nel cuore e la stessa frustrazione nei pensieri, significa che tutto questo tempo è passato invano. E qualcuno deve renderne conto. (…) Al Mondiale andranno 48 squadre. Alla Fifa ne sono affiliate 211, significa che una su quattro ci sarà. Questa semplice considerazione aritmetica misura Io sprofondo in cui è precipitato il calcio italiano ieri sera. O, meglio, lo sprofondo in cui è da tempo e che, ieri notte, le zollacce del campo di Zenica hanno certificato in modo impietoso e beffardo. Perché ci hanno pure derubato. Non che si faccia una grande figura a gridarlo, ma dobbiamo dirlo e sottolinearlo perché, in fondo, è un altro segnale di quello che siamo diventati a livello internazionale: una squadra poco rispettata, perché evidentemente poco credibile. (…)

A. SORRENTINO – IL MESSAGGERO

È la terza volta consecutiva, ora basta. I responsabili di questo definitivo disastro devono andarsene, anche se il presidente federale Gravina, a sconfitta ancora caldissima, prova ad abbarbicarsi alla poltrona. (…) La tristissima partita in Bosnia, infarcita di errori e di inadeguatezze dei nostri giocatori a cominciare dal terrificante Bastoni (uno che ha partecipato a tutte le disfatte dell’Italia e dell’Inter negli ultimi anni), conclusa con rigori grotteschi, sancisce l’ora più buia in 116 anni di Nazionale. Oltre un secolo di tradizione, di eroi e di palpiti, e milioni di tifosi e di generazioni la cui passione ebbe un senso perché eravamo il grande calcio italiano, e andavamo a testa alta nel mondo, si vinceva e si perdeva ma per Giove, eravamo l’Italia, gli AZZUrri. Ora invece nel calcio non siamo e non contiamo più nulla, le invasioni barbariche ci hanno raso al suolo, quindi fateci questo grandissimo piacere, voi imperatori con i vostri cortigiani: dimettetevi. Tutti. I dirigenti che ci hanno condotto fin qui, e tutte le componenti del calcio che un anno fa avevano rieletto questi vertici con la ridicola percentuale del 98%. (…) Vergogna. Adesso arriveranno i processi mediatici, certo. Tardivi più che mai, dato che anche la stampa sportiva ha enormi responsabilità per come ha rinunciato da anni a uno spirito critico serio e costruttivo, preferendo accompagnare la nave verso il disastro e continuando a suonare trombette, violini e orchestre anche nell’enorme evidenza della nostra progressiva piccineria. (…)

P. CONDO – CORRIERE DELLA SERA

La partita che ci porta al terzo fallimento mondiale di fila è un contenitore pieno di situazioni di segno diverso, difficile da decrittare fuori dalla tensione di uno spareggio, fino alla sequenza dei rigori che decapita l’ultima speranza. L’Italia è stata avanti fino a 10minuti dalla fine grazie a un gol regalato dal portiere bosniaco, ma aveva sofferto anche prima che Bastoni completasse il suo annus horribilis con un’espulsione da principiante. A quel punto Gattuso ha piazzato il pullman davanti alla porta, che non è mai una strategia affidabile, ma dopo 20 minuti di apnea l’Italia è finalmente riemersa, e tre occasioni (una d’oro) per il raddoppio le ha costruite. (…) S’era detto che la Bosnia in casa non avrebbe fatto barricate —che senso ha godere di uno stadio bollente se ti metti ad aspettare gli avversari? — e così è stato. Ma quando all’atteggiamento aperto i balcanici hanno aggiunto il gol regalato, perché Barella e kEAN sono bravi a gestire con freddezza il catastrofico omaggio del portiere Vasilj, il copione tattico del match è sfociato nell’ovvio. Bosnia all’attacco, Italia in gestione. Anche questo avrebbe dovuto essere un retaggio del nostro passato — come addormentavamo le partite, noi neanche una ninnananna — e invece la mancata pressione sugli esterni rivali ha permesso loro di mandare in area molti palloni. Troppi. Il(…) Ma il nero nuvolone che grava sulle teste degli azzurri produce infine il gol che vale i supplementari, e Turpin non si accorge che nell’azione Dzeko tocca il pallone col braccio. Quasi obbedendo a un riflesso scritto nel tempo l’Italia negli ultimi cinque minuti prova il colpo estremo avanzando il proprio raggio d’azione, un po’ come successe in quell’Italia-Australia del 2006, quando Totti e Grosso confezionarono la giocata del rigore a evitare i supplementari in 11 contro 10. Ma Totti non c’è, Grosso nemmeno, e Gattuso non basta.

M.CROSETTI – LA REPUBBLICA

Il dramma è che non è più un dramma, è un’abitudine. Siamo questi, siamo poco più di niente e siamo fuori. Improbabile che gli italiani soffrano più delle altre volte, anche se sportivamente fa male andarsene così. Tutti a casa? Ma già ci siamo, è lì che abitiamo, non usciamo più dal cortile del nostro mediocre campionato, siamo fuori dalla Champions a marzo, figurarsi se potevamo andare ai Mondiali. Ci sono sempre più bambini che non hanno mai visto gli azzurri giocarli, tra poco si fidanzeranno, si sposeranno e l’Italia sempre a casa. (… C’è Dimarco che festeggiò davanti al monitor perché la Bosnia era passata ai rigori, e non può tirare il rigore mentre, di nuovo, passa la Bosnia: tutta una nemesi, e ce lo meritiamo. Omero era un dilettante. E che dire della Federcalcio? Dovevano andarsene dopo l’Europeo delle comiche, sono rimasti lì ed è una comica, un’altra. Tra quattro anni presenteranno a marzo un bel piano per il rilancio dei vivai? Possibile. La Nazionale esprime immaturità e mediocrità, siamo così e non facciamo niente per essere qualcosa di meglio. Tutto scivola via, anche le avvilenti telecronache della Rai, passare da Pizzul ad Adani è come passare da Pirlo a Cristante, senza offesa. (…)

M. DE GIOVANNI – LA STAMPA

Il primo impulso, lo confesso, è stato il tasto rosso del telecomando. Né commenti, né azioni principali da rivedere, né interviste. Come se cancellare il post partita fosse servito a cancellare la partita stessa, dai, non è mai esistita, non si è mai giocato. Non è vero, semplicemente. Non è vero che saltiamo anche questo mondiale. Mi sono guardato attorno, e non ho visto nessuno. Il popolo del mio salotto, normalmente ben frequentato quando c’è un match importante, stavolta non c’era. Tutti impegnati altrove, o semplicemente poco interessati. La mia mente è inevitabilmente andata a molti anni fa, quando ero ragazzo e un eliminazione dell’Italia dal mondiale mi avrebbe addirittura fatto piangere. (…) L’Italia non va al mondiale, e neanche un urlo di disperazione. Perché prendiamone atto, le cose sono cambiate. È solo calcio, per carità, effimero e superficiale pallone che rotola sull’erba. Uno sport, il più seguito ma di certo non il più apprezzato, i ragazzi legano le proprie emozioni e l’esaltazione a Kimi, a Jannik, alla Brignone e alla Egonu, alla Battocletti o alla Paolini, giustamente, viva chi vince, e poi sono performances un po’ fast food, imprese singole e fulminee, mica ci si deve sedere settimana dopo settimana per mesi interi per capire se qualcuno ha vinto qualcosa. E il calcio stesso è diventato quello degli highlights, il singolo gesto tecnico visto da quattordici angolazioni diverse, il campione è il campione e si segue lui, qualunque maglia vesta, nei confini nazionali e fuori. Non è tanto cambiato il calcio, mi sono detto affacciato alla finestra davanti alla sera incredibilmente normale di una città anormale. Sono cambiati gli occhi con cui guardiamo al Paese. (…)

Paredes chiama Dybala: “Paulo vuole venire al Boca”

“Per me sarebbe un sogno vederlo al Boca”. La frase di Leandro Paredes è di quelle che non passano inosservate, perché delinea — per l’ennesima volta — il futuro di Paulo Dybala, ormai prossimo all’addio alla Roma. Anche perché l’amico ed ex compagno di squadra della Joya non si è fermato alla formula di circostanza, ma ha spiegato che Pulo «sarebbe molto entusiasta» all’idea, perché «ha un sogno da realizzare e lo aveva anche suo padre». (…) Paredes spinge pubblicamente e privatamente. L’argentino della Roma ci pensa, spinto anche dalla voglia di ritorno a casa della moglie Oriana, mamma della neonata Gia. Ma Paulo vuole provare ad aspettare ancora per capire cosa offre l’Europa. Un ultimo ballo al di qua dell’Oceano che non contempla però la permanenza a Trigoria. La Roma continua a considerarlo un fuoriclasse, l’uomo che cambia il volto della squadra con una giocata, il riferimento tecnico attorno a cui si sono accese le ultime stagioni. Ma allo stesso tempo deve fare i conti con una realtà sempre più evidente: gli infortuni, l’assenza di continuità, il peso dell’ingaggio e la necessità di programmare il futuro senza poter dipendere fino in fondo da un campione che troppo spesso è costretto a fermarsi. (…)

(La Repubblica)

Un’ora e mezza di allenamento pieno. Ora Soulé ci crede

Lo sguardo è a Pasqua, a domenica sera: appuntamento a San Siro. La Roma sesta e in corsa per la Champions sfiderà l’Inter capolista. Gasperini, alla ripresa degli allenamenti, conta i presenti in campo. Sono sempre di meno. Perché i nazionali giallorossi (undici, con il terzo portiere De Marzi) non sono ancora tornati a Trigoria e l’unico rientrato in anticipo (il dodicesimo), il titolarissimo Wesley, si è presentato con la lesione muscolare alla coscia destra che potrebbe tenerlo fuori fino alla partita casalinga contro la Fiorentina del 3 maggio. (…) Così Gian Piero si concentra su Soulé. Che rimane un’ora e mezzo in campo con i compagni (in mattinata anche il trattamento in camera iperbarica) e conferma i progressi della scorsa settimana (ha lavorato pure nel weekend, durante i tre giorni di riposo avuti dalla squadra). Al momento l’obiettivo è finire tra i convocati per la trasferta di Milano. Poi, chissà. Gasperini, da fine gennaio, è senza scelta (o quasi). (…) Sembra presto, invece, per Angelino che, assente in campionato dal 28 settembre. (…)

(corsera)

Mal d’Africa: Neil ci riprova

Magari non sarà un vero e proprio mal d’Africa, ma la parola discendente di El Aynaoui è ormai sotto gli occhi di tutti. Neil dopo un inizio complicato aveva in nazionale conquistato Gasperini che lo aveva trasformato in una sorta di dodicesimo uomo. (…) Neil tornerà oggi a Trigoria dopo le due amichevoli col Marocco. Mattinata di scarico e da domani primo vero allenamento per preparare al meglio il big match con l’Inter. Stesso programma per tutti gli altri che in questi giorni hanno giocato con le rispettive nazionali in giro per il mondo. Il resto del gruppo ha ripreso ieri ad allenarsi. Migliorano le condizioni di Soulé che viaggia verso la convocazione per San Siro, allarme rientrato per Hermoso che ha smaltito il fastidio al polpaccio e guiderà la difesa. Differenziato per Koné, Wesley e Dybala. Ballottaggio sulla sinistra tra Tsimikas e Rensch con il secondo in leggero vantaggio. Riparte la rincorsa al Como quarto in classifica.

(Il Messaggero)

Calciomercato Roma: occhi su Vicario e Carnesecchi in caso di partenza di Svilar

Ancora da decifrare il futuro di Mile Svilar. L’intenzione del portiere giallorosso è quella di restare, ma non va escluso un suo sacrificio in nome del bilancio. E a Trigoria già cominciano a guardarsi intorno: piacciono due portieri del giro azzurro come Guglielmo Vicario (che interessa però – e anche molto – all’Inter) e Marco Carnesecchi, che ha una valutazione di 30 milioni di euro.

(gasport)

Ludergnani, rinnovo anti-Roma

Ludergnani è bravissimo, ha fatto un lavoro straordinario e non solo con la formazione Primavera». Quando Urbano Cairo ha pronunciato questa frase era dicembre e la Primavera del Torino stava vivendo un momento completamente diverso rispetto all’attuale: era in piena zona retrocessione e non aveva ancora dato quegli importati segnali lanciati in questo 2026. (…) E se a dicembre Cairo sì era limitato a ribadire la propria stima in Ludergnani attraverso una dichiarazione pubblica in conferenza stampa, ora lo ha fatto in forma più privata parlando proprio con il dirigente della possibilità di rinnovare l’attuale contratto, che ha come scadenza quella del 30 giugno 2027. Un’idea, quella del presidente granata, nata anche per allontanare gli altri club dal proprio dirigente. Come vi avevamo raccontato, la Roma ha intenzione di rinforzare il proprio vivaio attraverso nuove figure da inserire nell’organigramma societario e tra i profili che ha iniziato a valutare c’è appunto anche quello di Ludergnani. La società giallorossa potrebbe rappresentare una tentazione per il dirigente granata, per questo Cairo sta ora pensando di blindarlo, nonostante da mesi sia arrivata la separazione con Davide Vagnati, dirigente con cui Ludergnani aveva lavorato per alcune stagioni alla Spal e che aveva favorito proprio l’arrivo del responsabile del vivaio in granata. (…)

(tuttosport)

Il preparatore di Soulé: «Lavoriamo sulla postura e sull’edema»

«Il nostro obiettivo è ridurre il più possibile l’edema osseo». Il preparatore Guido Viggiano sta seguendo Matias Soulé come un’ombra: ogni minuto del suo tempo è dedicato alla soluzione del rebus pubalgia. Per lui, da tempo impegnato anche nel seguire Santiago Castro del Bologna, non esistono feste né riposi. (…) «Matias è straordinario, ha una pazienza infinita e una voglia enorme di tornare a fare quello che gli riesce meglio: far sognare i tifosi». II suo piano di recupero e prevenzione è rigido ma necessario. Ecco gli step: «Un’ora al giorno di camera iperbarica per ossigenare il corpo, impostando l’atmosfera a 1,5 oppure a 2 che è la più furente e così miglioriamo il recupero di muscoli, tendini e articolazioni. Dopo abbiamo un’altra ora di pompa diamagnetica, che ci aiuta a ridurre l’edema osseo nel pube. Poi procediamo con gli esercizi in palestra. Ma non necessariamente sulla forza. Sto insistendo molto sulla pastura, sull’arco piantare, sulla rotazione del femore, su come poggiare i piedi a terra. Ci aiuta molto il pilates, ad esempio». A tutto questo, ovviamente, l’argentino aggiunge il lavoro con lo staff medico della Roma. (…) Sulle cause della pubalgia del suo assistito ha pochi dubbi: «E il primo anno che gioca con quella frequenza e con un tecnico che spinge tantissimo ogni giorno. Va considerato anche che lui è molto giovane e non conosce ancora bene il suo corpo. Lavoro con lui da quando ha 16 anni, nelle passate stagioni venivo 10 2 mesi e poi tornavo in Argentina. Quest’anno sono qui tutti i giorni».

(corsport)