Olanda, Malen: “Avrei preferito segnare, ma so che i gol arriveranno. Devo solo continuare a fare quello che sto facendo”

Donyell Malen, attaccante della Roma, dopo la sfida tra Olanda e Norvegia, ha parlato nel post partita. Queste le sue parole:

Come giudichi la tua prestazione contro la Norvegia?
“Direi positiva alla fine. Ho avuto un po’ di sfortuna in 2-3 occasioni. Una volta ho tirato addosso al portiere, l’altra conclusione invece doveva entrare. Ho sbagliato qualche passaggio, ma mi sono sempre fatto trovare nella giusta posizione e questa è la cosa importante. In altre giornate, sarebbe anche arrivato il gol”.

La sostituzione?
“Penso che Koeman sappia cosa possa fare e quali siano le mie qualità. Avrei preferito segnare uno o due gol, ma so che arriveranno. Devo solo continuare a fare quello che sto facendo”.

(vi.nl)

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Al Mancini il ritrovo della Roma Anni 70. Boni richiama le vecchie glorie tra 160 tifosi

IL ROMANISTA (S. CARLONI) – Un’esplosione d’amore, tutto romanista. Dalle presenze illustri ai tifosi: il Mancini Park Hotel si è tinto di giallorosso in occasione della reunion della Roma Anni Settanta. Un appello a cui hanno risposto “presente” tante stelle di una Roma distante praticamente mezzo secolo. Il tutto voluto da Loris Boni e Franco Peccenini: solo due dei tanti ex calciatori giunti sul posto per ricordare e condividere attimi unici con chi ha fatto un pezzo di storia.
E l’afflusso non è stato indifferente. Circa 160 tifosi pieni d’amore a ricordare un’epoca che non c’è più, ma che continua a vivere nei cuori e nei racconti dei protagonisti. (…) Quindi, il via alle presentazioni di Loris Boni, che ha elencato i partecipanti. In ordine: Massimo Turchetti, Roberto Scarnecchia “Masterchef”, Walter Casaroli, Paolo Borelli, Paolo Conti, Franco Tancredi, Michele De Nadai, Domenico Maggiora, Guglielmo Bacci, Angelo Orazi, Franco Peccenini, Sebino Nela (acclamato dalla folla), Odoacre Chierico, Giancarlo De Sisti, Alberto Faccini, Roberta Minaccioni, Giulia Anzalone. (…)

Per Totti ultimo anniversario fuori dalla Roma: torna icona del Club

IL ROMANISTA (G. FASAN) – Per Francesco Totti quello di oggi sarà con tutta probabilità l’ultimo anniversario del suo esordio in Serie A passato fuori dalla porta di casa. Sono passati 33 anni dal suo primo pallone calciato tra i più grandi con la maglia della Roma e 2.476 giorni da quando è uscito dal cancello verde di Trigoria e non ci è più rientrato, quanto meno nella qualità di tesserato della sua squadra del cuore. (…) Ebbene ora lo scenario è cambiato, non manca tanto per rivederlo con la lupa sul petto e magari in Champions («il Como è forte, ma spero ci vada la Roma», ha detto due giorni fa a un evento di padel proprio nella città del Lago): è noto che i Friedkin in vista dell’importante centenario in arrivo nella prossima stagione stanno trattando il suo rientro come leggenda del club. Le parti stanno andando avanti ed è lecito aspettarsi una fumata bianca anche se non con i tempi (qualcuno ha ipotizzato un colpo di teatro fin troppo facile da pensare proprio per la data di oggi) e i modi. Non è bastato Ranieri che ha quasi vuotato il sacco a Sky Sport a inizio febbraio né la cena vera con Gasperini di qualche settimana fa, che paradossalmente ha anche indispettito qualcuno, per andare oltre il semplice ruolo rappresentativo nel club. Per ora per i Friedkin il ritorno di Francesco Totti alla Roma è solo branding garantito e tutto sommato un’operazione nostalgia. (…)

Stefano Desideri: “Sono rinato sotto il segno dei pesci”

SPORTWEEK – Tutto nacque da una proposta bizzarra. «Perché non vieni con noi?». «Io, ma ti pare?». «Ma sì, sei appassionato, vedrai che ti divertirai». E infatti così è stato. Stefano Desideri – per tutti Ciccio – si è buttato in un’esperienza nuova, diversa, che gli ha regalato una nuova vita. «Sono partito per il Messico per i Mondiali di pesca al marlin. E stato bellissimo. Ho respirato la vera libertà». Sì, ma come funziona? «Ci sono esche particolari e c’è un giudice sulla barca, che controlla numeri e tempo. I pesci non si portano neanche a bordo. Si contano, si misura in quanto abboccano, si lasciano in mare». (…) Il primo a portarlo in barca fu il papà. «Andavamo a Cerenova, vicino a Roma. Mi portava a pescare. Facevamo il bolentino, un tipo di pesca sportiva. Diciamo che la mia passione è nata da lì». Poi ha preso il sopravvento il calcio. La Roma, l‘Olimpico e la voglia di realizzare un altro sogno, quello di esordire in giallorosso davanti alla sua gente. Desideri c’è riuscito con Eriksson allenatore. «Lo ringrazierò per sempre, ha puntato su di me e mi ha regalato il debutto. E pensare che lo stavo per mandare a quel paese la sera prima…». Qui l’ex centrocampista si ferma e volge lo sguardo, quasi incantato, come se volesse sforzarsi di rivivere un ricordo e raccontarlo nel dettaglio. «In squadra in tanti sapevano fare l’imitazione del mister, Impallomeni su tutti. Io quella sera ero in camera e mi arrivò una chiamata di Eriksson che mi diceva di andare a dormire presto perché il giorno dopo sarei partito dall’inizio al posto di Ancelotti. lo pensavo fosse uno scherzo e stavo per rovinare tutto. Invece era davvero lui, grazie a Dio…». (…) «Per anni ho lavorato nel settore giovanile della Roma con Bruno Conti. Ne abbiamo tirati fuori a bizzeffe. Facendo un calcolo, più di cento ragazzi che sono passati dal nostro settore giovanile, sono poi diventati professionisti. Per noi è un vanto. Penso a Florenzi, Lorenzo Pelligrini, Frattesi fino a Calaflori, Zalewski e via dicendo. Penso sia lo specchio di un grande lavoro fatto negli anni. Diciamo che mi sono diviso tra il campo e la barca». (…) In chiusura il focus torna sul calcio e Desideri si perde nei ricordi. Quando inizia a raccontare snocciola aneddoti in serie, come fossero diapositive pescate dal mazzo. Una dopo l’altra. Inizia da Liedholm. «Il Barone era incredibile. Un personaggio tanto assurdo quanto bizzarro. Ogni volta che giocavamo al Nord ci faceva alloggiare a Busto Arsizio, così potevamo essere “testati” dal suo stregone. Ci valutava e ci infondeva energia positiva. Stava con noi in ritiro, come fosse un nostro compagno. E Liedholm si confrontava con lui prima di fare la formazione». (…)

Operazione Nostalgia, quante stelle: ecco Totti, Nesta, Zanetti e Boban

È arrivato il giorno della prima edizione indoor di Operazione Nostalgia, che stasera vedrà andare in scena un torneo di calcio a 5 tra Italia, Europa e Resto del Mondo. (…) Tutta l’attesa, naturalmente, sarà per il grande appuntamento (palazzetto sold out) di questa sera, con le squadre che scenderanno sul parquet del PalaEur alle 20. Tante, tantissime le stelle di assoluto splendore, ad iniziare da quei Totti e Nesta che torneranno a giocare insieme a 20 anni di distanza dalla vittoria del Mondiale 2006. Con loro l’Italia sarà composta anche da Di Natale, Perrotta, Fuser, Fiore, Zaccardo, Tommasi e Amelia. Per l’Europa in campo invece Boban, Davids, Candela, Frey, Borja Valero, Simic Bojinov, Jankulowski e Karagounis. Infine il Resto del Mondo con Zanetti, Veron, Aldair, Pizarro, Hernanes, Zago, Denis, Rubinho e Suazo.

(gasport)

Rossettini ritrova Pilgrim per l’Inter

IL TEMPO (A. DI PASQUALE) – Serie A in pausa, spazio alla Coppa Italia. Vigilia di semifinale di ritorno per la Roma che domani affronterà l‘Inter in trasferta (15, Sky): si ripartirà dall’1-1 del Tre Fontane, quindi il verdetto è ancora tutto da scrivere; l’altra sfida vedrà la Juventus ospitare la Fiorentina (al Viola Park si sono imposte 2-0 le bianconere). Le due vincenti nel doppio confronto si ritroveranno poi in finale il fine settimana del 23-24 maggio (data, orario e sede ancora da definire). La Roma, che guida il campionato a +6 pro-prio dalle nerazzurre quando mancano 5 giornate al termine, ha tra gli obiettivi stagionali anche la coppa: «Dobbiamo guardare avanti, c’è una semifinale di ritorno da an-darci a prendere. Siamo fiduciosi, speriamo di recuperare le ragazze acciaccate», le parole di Rossettini al triplice fischio dell’andata. La buona notizia per il tecnico è che, dopo i recuperi di Corelli e Pandini della scorsa settimana, anche Pilgrim è tornata ad allenarsi in gruppo e filtra così ottimismo sulla sua convocazione. Le giallorosse arrivano all’impegno forti del successo in rimonta nel derby, le interiste in casa sono state fermate dal Napoli (2-2): nel complesso entrambe le compagini vivono un buon momento (nelle ultime 5 gare, 3 vittorie e 2 pari per la Roma; 3 vittorie, un pari ed un ko per l’Interi e sono quindi pronte a darsi filo da torcere sia in Coppa Italia che in Serie A; per lo scudetto infatti, classifica alla mano, è corsa a due, con la Juventus, terza, a -11 dalla vetta.

Pjanic avverte: “Giocare a Zenica non vi piacerà”

GASPORT – In pochi l’hanno notato ma anche la Bosnia manca al Mondiale da 12 anni. Se è mia partita fondamentale per noi, nobili decaduti, lo è anche per loro, che sognano di sfruttare il territorio per replicare l’impresa del 2014. Di quella squadra rampante, Miralem Pjanic era il faro. (…)

Pjanic, la sorprende questa finale?

«Non mi sorprende, diciamo che è la sfida che speravo di vedere. La Bosnia è casa, ovviamente, ma l’Italia è nel mio cuore come se fosse il mio Paese d’adozione. Noi sogniamo di andare al Mon-diale, anche voi. Vediamo come va a finire».

Come viene vissuta dalle vostre parti la partita?

«Come un evento storico. La Bosnia si fermerà per qualche ora: tre milioni di persone a spingere la nostra squadra. Sarà una bolgia mai vista allo stadio. Resterete scioccati dalla nostra passione».

(…)

Intanto avete eliminato il Galles: non era semplice.

«Ma il risultato ci sta. La Bosnia si è rilanciata a-traverso una nuova generazione di giocatori che sta prendendo consapevolezza della propria forza. C’è un bel gruppo che il commissario tecnico Barbarez ha costruito. La coesione in questo momento è l’elemento più importante della nostra nazio-nale».

Però il risolutore ha 40 anni e si chiama Edin Dzeko. Senza di lui non sareste arrivati ai rigori.

«È incredibile quello che sta facendo. Nonostante l’età continua a segnare gol decisivi. E’ uno di quei fuoriclasse che all’improvviso ti possono risolvere le partite, come si è visto in Galles. Siamo molto felici di averlo ancora in campo, mi auguro che possa ripetersi martedì».

(…)

Una delle “sue” squadre italiane, Roma o Juventus, riuscirà a entrare in Champions League?

«Non è semplice, perché c’è anche il Como che sta andando forte. Di sicuro sarebbe fondamentale per entrambe risalire al quarto posto. Nel calcio moderno la Champions migliora tutto».

I club calcistici italiani valgono ma non guardano al lungo periodo

Il calcio italiano non vale necessariamente poco. Però programma male, o quantomeno i suoi club hanno una visione di lungo periodo molto più miope rispetto alle controparti europee e globali. È il dato che emerge da due analisi statistiche pubblicate in queste settimane dal Cies football observatory, dando luogo ad altrettante speciali classifiche squadra per squadra: la graduatoria della quotazione economica complessiva dei giocatori di proprietà -cioè il valore di ciascuna rosa -e quella del management sportivo orientato al futuro, a una crescita patrimoniale duratura. So-prattutto questo secondo para-metro impone una riflessione. Partiamo dalle discrete notizie: dietro l’inarrivabile Inghilterra – che tra Premier League e Championship conta ben 21 club sui primi cento al mondo per valore aggregato dei rispettivi calatori – ci siamo noi con 15. Un numero che rispecchia un certo equilibrio competitivo: il divario fra gli 800 milioni di euro dell’Inter – prima fra le italiane e 15esimo in assoluto – e i 149 del Genoa – 15esimo e 88esimo – è il più sottile fra tutti i principali campionati europei, altrimenti contraddistinti da autentici colossi di mercato. Basti pensare che le prime otto in classifica pesano tutte dal miliardo di euro in su: guida il Chelsea (1,73), seguito da City, Real, Barcellona, Arsenal, Paris Saint-Germain, Liverpool e Bayern. Nulla di così sorpren-dente. Balzano all’occhio invece le squadre in ascesa, che fino a qualche anno fa mai avremmo trovato sull’elenco: dalle cinque big saudite – oltre al faraonico contratto di CR7 si stanno radicando investimenti profondi – al Como, che con 360 milioni di euro complessivi supera ormai Fiorentina, Bologna, Lazio e mette la Roma nel mirino. (…) Ma come i club italiani gestiscono il loro patrimonio? Ecco le note dolenti. L’esempio lampante è quello dei bianconeri: qualche giorno fa la Gazzetta ha stilato addirittura un’intera formazione, dalla porta all’attacco, di ex giocatori della Juve sbrigativamente venduti – tutti giovanissi-mi – e ora oggetto di grossi rimpianti. Dalla loro cessione la società ha incassato 120 milioni di euro – a fronte di 875 dissipati sul mercato dal 2019 in poi: (…) Ne deriva una sintesi interessante, che evidenzia come l’intersezione fra i club più facoltosi al mondo e quelli più lungimiranti non è sempre rispettata: soltanto Real Madrid, Liverpool, City e Chelsea figurano entrambe le volte fra le prime dieci – con i blancos a comandare il ranking del lungo termine. La prima fra le italiane a questa voce? Tocca scrollare parecchio. Fino al 36esimo posto della Lazio – e vista la situazione di cronica stasi all’interno del club di Lotito, non va preso per un complimento. (…)

(Il Foglio)

Ansia Wesley: lesione alla coscia destra. Contro l’Inter quasi sicuramente out

Non arrivano belle notizie dal Brasile, dove ieri Wesley ha lasciato il raduno della sua nazionale a causa di una lesione muscolare nella parte posteriore della coscia destra. Il terzino della Roma ha accusato il problema durante l’amichevole persa per 2-1 con la Francia e non prenderà quindi parte al secondo test dei verdeoro, quello in programma contro la Croazia. (…) Wesley sta quindi facendo ritorno a Roma, dove svolgerà ulteriori esami e accertamenti clinici. Se verrà confermata la lesione è però assai probabile che sia costretto a saltare anche la sfida con l’Inter, in programma a Milano alla ripresa del campionato, il 5 aprile, nella sera di Pasqua.

(gasport)

Da Konè a Konè: se Manu va all’Inter è pronto Ismael

Da Manu a Ismael, un passaggio che potrebbe concretizzarsi già la prossima estate. Perché poi perdere un Koné per portarne a casa un altro potrebbe anche anestetizzare il dolore di un addio. Già, perché la possibilità che i tifosi della Roma debbano salutare il loro Koné, Manu, prima del 30 giugno sono concrete, anche in funzione delle esigenze legate al bilancio ed al fair play finanziario Ma se poi alla fine dovesse lasciare spazio all’altro Koné, Ismael, allora il dispiacere sarebbe eventualmente minore. (…) La Roma sta seguendo ovviamente la situazione sia in entrata sia in uscita, consapevole che il centrocampista ivoriano (naturalizzato canadese) potrebbe essere un’ottima soluzione per il calcio futuro di Gasperini.
Del resto, il passaggio di consegne e l’operazione nascerebbe non solo da esigenze tecnico-tattiche, ma anche (e forse soprattutto) da quelle economiche. La Roma ha infatti bisogno di fare cassa entro il 30 giugno e sa bene che l’Inter è ancora lì, alla finestra, esattamente come lo era nella scorsa estate, quando Koné parlò a lungo con il club nerazzurro e il trasferimento sembrava poter diventare un fatto concreto. Poi saltò tutto anche per l’intermediazione di Claudio Ranieri, che non voleva cedere il centrocampista francese. Fattispecie però che potrebbe tornare d’attualità presto, soprattutto poi se l’Inter dovesse mettere sul piatto della bilancia una cifra superiore ai 40 milioni e magari anche vicina ai 50. Manu Koné, infatti, è stato pagato dalla Roma due estati fa 18 milioni più 2 di bonus e la prossima estate sarà a bilancio per circa 11 milioni, forse qualcosa in più. È evidente, dunque, che se dovesse essere ceduto ad una cifra tra i 40 e i 50 milioni, la plusvalenza sarebbe davvero im-portante, oltre i 30 milioni. Che poi sono proprio quelli che chiede oggi il Sassuolo per Ismael, (…) É chiaro, però, che anche in funzione degli ottimi rapporti che ci sono tra li Roma e il club emiliano si può poi trovare la formula giusta sia per la cifra finale (magari intorno ai 23-24 più bonus) sia per i pagamenti. (…)

(gasport)