Milan e Roma sono alla finestra per Sartori

Se gli algoritmi analizzassero fedelmente i risultati, sportivi e finanziari, Giovanni Sartori sarebbe uno dei direttori sportivi più richiesti del mercato internazionale: in 32 anni e mezzo di carriera ha costruito il fenomeno Chievo, portandolo alle soglie della Champions League, ha creato le basi del miracolo Atalanta dove ha vissuto otto anni straordinari, ha dispensato le sue conoscenze al Bologna di Joey Saputo, che oggi vorrebbe tenerselo stretto dopo la storica qualificazione alla Champions. (…) Milan e Roma, in ordine alfabetico, lo stanno seguendo con attenzione. Qualche contatto, anche diretto, c’è già stato, più che altro per capire i margini di un eventuale accordo. Lui ascolta le proposte con orgoglio. (…) A Verona sussurrano che la Roma stia pensando anche a Sean Sogliano, che ha un contratto fino al 2025 ma potrebbe liberarsi facilmente quando sarà definito il nuovo assetto societario.

(corsport)

Materazzi avvisa Frattesi: “Lasciare l’Inter sarebbe un grave errore. A Roma non ti perdonano nulla, guarda Pellegrini”

“Fossi in Frattesi, non ragionerei di impulso. Avrei potuto farlo anch’io nel 2006, ma non l’ho fatto ed è stata la decisione più giusta mai presa in dieci anni di Inter”. Sì, anche Marco Materazzi ha avuto il suo mal di pancia: l’anno magico del Mondiale era appena iniziato e a mettere in discussione la sua storia in nerazzurro era stato proprio il Mondiale: “Con Mancini giocavo poco, avevo paura di restare fuori dai convocati di Lippi – racconta l’ex difensore – e a gennaio si presentò l’occasione di andare al Milan. L’orgoglio avrebbe potuto spingermi ad accettare quella proposta, ma sono tornato sui miei passi. Il resto della storia lo conoscete…”.

Cosa fu a farle decidere di rimanere?
Due chiacchierate. Una con Lippi, che mi rassicurò: “Non mi importa che tu sia un titolare nell’Inter. Un posto per te in Nazionale c’è”. Un’altra con Facchetti: “Marco, qui all’Inter abbiamo bisogno di te”. Nel caso di Frattesi non penso ci sia bisogno di confronti con il ct: Spalletti lo stima, Davide è già un titolare dell’Italia e non deve dimostrare nulla”. 

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Invece scalpita per andare alla Roma…
“È il club nel quale è cresciuto e lì avrebbe più spazio per giocare con continuità, ma bisogna anche allargare lo sguardo a tutto il contesto. Nell’Inter Frattesi ha già vinto e ha la possibilità di ripetersi, è in una squadra che lotta per il vertice, su tutti i fronti. A Roma troverebbe una situazione completamente diversa, complicata dal punto di vista dei risultati. E c’è il rischio di una sorta di sovraesposizione, diciamo così, perché a Roma non ti perdonano nulla. Basti pensare a Pellegrini, romano e romanista come Frattesi: fino al gol nel derby ha vissuto momenti delicati”.

E all’Inter? Se il caso dovesse rientrare, non c’è il pericolo che i tifosi gli rimproverino l’ostinazione di andarsene?
“No, perché l’ambiente interista è diverso. E perché a Frattesi tutti riconoscono già un peso importante, come spiegato”.

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(gasport)

Roma Futsal, c’è l’idea Nainggolan

Radja Nainggolan potrebbe tornare a vestire la maglia della Roma ma stavolta in un campo dalle misure più ridotte: il belga è infatti stato contattato dall’Asd Roma 1927 futsal. Il Ninja si è dilettato in questo sport con l’Hassania Mechelen, squadra dilettantistica militante nella terza divisione belga. Da qui nasce l’idea della dirigenza giallorossa: caro Radja ma perché non farlo a Roma e con i colori che porti nel cuore? (…) La proprietà è pronta ad accontentarlo anche dal punto di vista economico. A “frenare” il sì è la proposta di una squadra professionistica di calcio a 11 arrivata al calciatore proprio in questi giorni. (…)

(Il Messaggero)

Frattesi, l’Inter ora frena. Ghisolfi stringe per Rensch

La Roma resta in prima linea per Frattesi, ma la trattativa ancora non è sbloccata. Non tanto per le frasi di facciata di Inzaghi e Marotta di domenica, ma per la cifra che i nerazzurri chiedono. Ranieri è stato chiaro: «Non c’è nulla di definito ma onestamente, non si possono spendere tutti qui soldi». La richiesta da 45 milioni di euro è alta. La Roma ne vorrebbe spendere 30/35 e c’è ancora distanza tra le parti. Inoltre, gli infortuni di Calhanoglu e MIchitaiyan rischiano di far slittare i discorsi visto che Inzaghi non vuole correre rischi in ottica qualificazione Champions. L’ipotesi di Cristante in prestito ancora non convince del tutto i nerazzurri che vorrebbero Ricci del Torino. (…) L’alternativa è Reitz. Il Borussia Meinchengladbach chiede 20 milioni. Continua la caccia per il rinforzo sulla destra. Da mesi sul taccuino di Ghisolfi c’è Rensch dell’Ajax. La sua valutazione è di 10 milioni, ma ha il contratto in scadenza e La Roma potrebbe chiudere l’affare per molto meno. L’olandese gradisce la destinazione. La prima offerta di 5 milioni è stata respinta poiché club spera ancora nel rinnovo. (…) Occhi anche su Buchanan e Silrlillia. L’altra priorità è il vice Dovbyk. Oltre al solito Beto torna di mode il nome di Kalimuendo. (…)

(Il Messaggero)

Cobolli: “Io, Bove, Ranieri. Per lo Scudetto della Roma rinuncerei a uno Slam”

LA REPUBBLICA –  Il taglio di capelli è singolare – rasati ai lati, lunghi dietro – ma qui va di moda, si chiama mullet. «Me lo ha fatto un barbiere neozelandese. Dice che mi porterà fortuna». Flavio Cobolli, che debutta oggi all’alba italiana contro Etcheverry, è forse il più allegro fra i giovani azzurri del tennis. (…)

Un altro con la lupa giallorossa. Questa maglia sul braccio destro?

«È quella di Bove».

Cobolli, lei è matto per il calcio.

«Ho giocato nella Roma fino ai 13 anni, sognavo la serie A, volevo diventare come De Rossi: ho pure tatuato la sua fascia da capitano, vuole vedere? È lì che ho fatto amicizia con due che poi sono diventati ‘abbastanza’ famosi: uno è Fabio Di Giannantonio, il pilota che corre in MotoGp con la Ducati; l’altro è Edoardo Bove, quello della maglia tatuata: lui calciatore lo è diventato davvero».

A lei invece hanno messo in mano una racchetta.

«È stato per via di mio padre Stefano, era appassionato. Si vede che avevo un po’ di talento. Lo scorso anno è stato pieno di tante-fantastiche – prime volte: ho vissuto la Laver Cup, con la Davis c’ero, United Cup da riserva ma è stata una esperienza incredibile, ho fatto anche la preparazione con Alcaraz. Alla fine del 2025 vorrei essere tra i primi 20 del mondo, li rispetto ma non mi sento lontano da loro: devo però migliorare come persona e come giocatore. Credere in quello che sto facendo, ascoltare chi mi sta vicino, dedicarmi al lavoro».

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Edoardo Bove e la vostra amicizia, diceva.

«Quest’estate è venuto a Wimbledon una settima per seguirmi. Era con la fidanzata Martina, e io con la mia, Matilde: che lo sarà per sempre, giuro».

Lui il mese scorso si è preso un bello spavento, con la maglia della Fiorentina: all’improvviso il cuore ha smesso di battere.

«È una cosa che gli ha insegnato tanto. E pure a me: la vita va vissuta in pace e col sorriso, anche se ho tatuato pure Brontolo, il nano di Biancaneve. Non sai mai cosa può accadere, bisogna sempre pensare alla giornata e godersela, ringraziando dell’opportunità».

Rinuncerebbe a uno Slam per lo scudetto della Roma?

«Credo potrei rinunciare a qualsiasi cosa. Il giorno della vittoria in Conference League con Mourinho sono stato eliminato in un torneo al primo turno, che a saperlo non sarei neanche andato a giocare. A Montecarlo, invece, sono stato eliminato che l’orologio faceva l’una: 5 ore più tardi ero all’Olimpico per un derby. Quando ho perso con Alcaraz al Roland Garros, il giorno dopo ero a Budapest per la finale di Europa League».

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Claudio Ranieri le piace?

«È la persona che mi emoziona più al mondo: il mister, lo amo. Sono andato all’aeroporto quando è arrivato a novembre. Sarebbe un sogno se rimanesse a Roma, come allenatore o dirigente. Perché è il primo a volere il bene della società».

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Mai due vittorie di fila, come le pericolanti

Monza, Venezia, Cagliari, Verona, Parma, Empoli, Lecce e Genoa. Questa è la cattiva compagnia della Roma in campionato. Sono le squadre che, in 20 giornate, non sono mai riuscite a mettere insieme due vittorie consecutive. (…) Un problema che spiega il decimo posto. Per fare un salto di qualità serve un «filotto» di vittorie. La Lazio ne ha messe insieme 5, la Fiorentina 8 e l’Atalanta 11. La mancanza di continuità ha zavorrato la stagione. È un problema di personalità del gruppo dove, per dirla con Mourinho, mancano i «banditi» e si aspetta sempre «la torta della nonna». Il derby vinto poteva essere la svolta, così non è stato. Il lavoro per Ranieri è più in salita di quello che pensava.

(corsera)

Calciomercato Roma: è Soulè il sogno di mercato del Genoa

(…) Sfumato il possibile obiettivo di Daniel Olaru, íl centrocampista romeno capitano della Steaua Bucarest che ha riportato un serio infortunio a una spalla durante un’amichevole quattro giorni fa, ora sarebbe Matias Soulé il vero sogno di questo mercato di gennaio del Genoa, a livello di profilo del giocatore, ma di fatto una trattativa vera e propria con la Roma – ammesso che lasci la capitale in questa sessione di mercato – non è mai decollata. Non solo: la priorità, su indicazione di Patrick Vieira, è un giocatore che possa andare a rinforzare la fascia sinistra per dare maggiore consistenza al tridente offensivo su cui ha virato il tecnico francese dal suo arrivo. (…)

(gasport)

Riparte l’assalto a Rensch. Frattesi aspetta

IL TEMPO (F. BIAFORA) – Rensch e Frattesi. Sono loro due i nomi sui quali Ghisolfi ha fatto un circoletto rosso con la voglia di dare una svolta ad un mercato che fino ad ora ha visto soltanto l’uscita di Le Fée e nessuna entrata. Il classe 2003 dell’Ajax è ritornato in cima alle preferenze per la fascia destra (può giocare anche nella posizione occupata da Mancini) dopo che la Juventus ha fatto lo scatto decisivo per Alberto Costa, sbaragliando tutte le concorrenti, Roma compresa, offrendo 12,5 milioni più altri 2,5 di bonus al Vitoria Guimaraes. Il ds francese, sfumato l’obiettivo, ha deciso di riallacciare i contatti con l’entourage di Rensch e, svelano fonti del club di Amsterdam, ha messo sul piatto 5 milioni per averlo subito. L’Ajax, non interessata ad uno scambio con Celik, vuole però 10 milioni, una cifra elevatissima per un calciatore il cui contratto scadrà il 30 giugno. «Stavamo negoziando, ma alcune cose sono cambiate all’interno della società. Anche la situazione con me è cambiata. Alla fine non è andata», aveva detto qualche mese fa lo stesso Rensch, svelando il retroscena sulla trattativa estiva con i giallorossi. Che già a dicembre erano ritornati pesantemente sul ventunenne e ora sperano che l’Ajax, alle prese con una situazione finanziaria complicata, abbassi le pretese, potendo anche far leva sull’intesa sul contratto con il calciatore che c’è da mesi. Si tratta. Parti al lavoro anche per trovare una quadra per l’affare Frattesi. La Roma per bocca di Ranieri ha mandato un messaggio chiaro all’Inter: se i nerazzurri abbasseranno la richiesta di 45 milioni l’affare si può fare, altrimenti il club di Friedkin si fermerà. Riso, agente del nazionale azzurro, sta facendo di tutto per far andare in porto l’operazione, muovendosi anche per trovare una destinazione a Cristante, che ha perso il posto da titolare e, con i suoi 3 milioni netti di stipendio, rappresenta una spesa notevole. Liberarsi del suo ingaggio darebbe una grossa mano per affondare il colpo per il giocatore cresciuto nel set-tore giovanile romanista. Sul fronte uscite non c’è ancora l’offensiva di una tra Empoli e Cagliari per Shomurodov, mentre il Marsiglia continua a seguire Zalewski. Il polacco non rinnoverà e la Roma sta cercando di incassare qualcosa invece che perderlo a zero. Non sarà facile.

L’incompiuta

IL TEMPO (L. PES) – Passo indietro. Il pareggio di Bologna frena la risalita della Roma che non riesce a sfruttare l’onda lunga del derby e si ferma ancora una volta in trasferta. Un vero e proprio incubo ormai giocare fuori casa per i giallorossi che in questa stagione hanno raccolto appena sei punti in dieci partite e il digiuno sfiora ormai i nove mesi. Neanche in una giornata dove pareggiano tutte le big (ad eccezione di Napoli e Inter ma loro fanno un altro campionato) la Roma riesce ad accorciare e provare a restare aggrappati all’idea di una scalata. Ma è evidente che in questa stagione la classifica non vada guardata. Bisogna ragionare partita dopo partita cercando di vincere, senza pensare a distacchi. Poi, magari, in Primavera inoltrata si faranno i conti, ma ora l’importante è allontanarsi dal pericolo e continuare a crescere, soprattutto lontano dall’Olimpico. Sì perché Bologna poteva essere l’ultimo step per dimostrare di essere davvero una squadra che può tornare ad ambire. Ma c’è troppa distanza tra il rendimento in casa e quello fuori da dicembre in poi. Per Ranieri, infatti, sono arrivate cinque vittorie di fila con diciotto gol segnati nelle ultime gare tra le mura amiche, e appena due punti tra Como, Milan e Bologna. Rendimento certamente non da squadra che mira a tornare protagonista. Al Dall’Ara anche Ranieri ci ha messo del suo, con cambi tardivi e scelte discutibili (Soulé ancora in panchina per novanta minuti e Zalewski scelto per l’assalto finale), ma i giallorossi sembrano afflitti da un grosso problema di mentalità. Le ultime prove all’Olimpico erano state convincenti soprattutto dal punto di vista dell’approccio e della «cattiveria», mentre contro la squadra di Italiano ancora una volta Dybala & Co. hanno subito il ritmo avversario non riuscendo a sfruttare lo spazio concesso dal pressing alto. Ma il fattore negativo psicologico è evidente soprattutto dalla rimonta subita in una manciata di minuti. Contropiede inammissibile (Saelemaekers è distratto, Paredes troppo leggero e Mancini ingenuo), poi nessuna reazione. Ranieri è chiamato ancora una volta a scavare nella testa del suo gruppo che peraltro domenica è sembrato abbastanza stanco, soprattutto Koné e Dybala sono apparsi appannati. Discorso diverso per Pellegrini. La fiducia dopo il derby era scontata, ma guai a pensare che il tecnico abbia riconsegnato al capitano il ruolo di inamovibile. L’esame emiliano Lorenzo lo ha completamente fallito, e ora torna già in discussione per la gara col Genoa. È lui il simbolo evidente del mancato salto di qualità della Roma di quest’anno. Una squadra sicuramente guarita rispetto all’autunno da incubo, ma ancora non in grado di fare la voce grossa quando dovrebbe. Prossimi appuntamenti in trasferta, dopo il Genoa all’Olimpico venerdì, Az e Udinese, ultimo campo dove i giallorossi hanno vinto ad aprile.

Cattivi consigli, quando l’agente fa il male del calciatore

Non c’è persona nel cuore dell’Inter che non abbia apprezzato il calore di Davide: quei sorrisi in allenamento, l’energia rovesciata in campo per salire sulla seconda stella (spesso, molto spesso, partendo dalla panchina). I tifosi nerazzurri lo hanno adottato subito, anche per questo sono delusi nel vedere la pubblica esplosione del malcontento di Frattesi. In realtà, non è stato il giocatore a rompere platealmente con il club – non è il tipo, si allena sempre al massimo -, ma nelle ultime settimane è cresciuta la pressione esterna per trovare una exit strategy. L’agente Beppe Riso sgomita più del suo assistito e ha una sponda amica nel Roma, vecchia casa di Davide. (…) Legittimo il dubbio che abbia la testa altrove. E, se il piano immaginato dal suo “intorno” non dovesse realizzarsi, sarebbe ancora più difficile tornare a focalizzarsi da febbraio solo sul nerazzurro.

(gasport)