Calciomercato Roma, caccia al difensore: scartato Amenda. Il Chelsea chiede 20 milioni per Disasi, Dragusin può partire in prestito

Il direttore sportivo Frederic Massara è al lavoro per regalare a Gian Piero Gasperini un rinforzo in difesa, dato che l’allenatore giallorosso ha chiesto un nuovo centrale. Come rivelato dall’edizione odierna del quotidiano, alla Roma era stato proposto il nome di Aurèle Amenda dell’Eintracht Francoforte ma il club giallorosso ha deciso di scartarlo. Restano in pole, quindi, Axel Disasi e Radu Dragusin: il primo non può partire in prestito (il Chelsea ha terminato gli slot) e i Blues lo valutano 20 milioni di euro, mentre è più facile arrivare al calciatore del Tottenham, che può partire a titolo temporaneo. Il difensore centrale non rappresenta una priorità in casa Roma e se ne riparlerà nella seconda metà di gennaio.

(Il Messaggero)

Serie A, Udinese-Lazio 1-1: Vecino illude, Davis pareggia all’ultimo secondo. Biancocelesti ottavi a -6 dalla Roma

Alle ore 18 è andata in scena al Bluenergy Stadium la partita tra Udinese e Lazio e si è conclusa con il risultato di 1-1. Il match è privo di grandi occasioni (tra le più nitide il palo colpito da Noslin), ma a spezzare l’equilibrio è Vecino al minuto 80: conclusione dal limite dell’area di rigore del centrocampista biancoceleste, deviazione in scivolata di Solet e Padelli spiazzato. I friulani si riversano in avanti e trovano il gol del pareggio all’ultimo secondo con un’azione solitaria di Davis: i biancocelesti protestano per un tocco di mano del centravanti sul tiro di Zaniolo, ma per arbitro e VAR è attaccato al corpo e non c’è alcuna infrazione. In seguito a questo 1-1 la Lazio resta ottava a 24 punti, mentre l’Udinese è decima a quota 22.

Liverpool-Wolverhampton: i figli di Diogo Jota in campo con van Dijk. E arriva il “cuore” di Tsimikas su Instagram (FOTO)

Ad Anfield, teatro della partita tra Liverpool e Wolverhampton, è andata in scena una splendida iniziativa. Durante l’ingresso in campo delle due squadre Virgil van Dijk, capitano dei Reds, ha tenuto per mano due dei figli di Diogo Jota, calciatore di entrambi i club scomparso il 3 luglio a causa di un incidente stradale. Il Liverpool ha pubblicato sul proprio profilo Instagram una foto dei piccoli Dinis e Duarte insieme a van Dijk e il terzino della Roma Kostas Tsimikas, legatissimo a Jota ed ex compagno di squadra nei Reds, ha condiviso lo scatto accompagnandolo con un cuore come didascalia.

Trigoria, seduta a due giorni da Roma-Genoa: Hermoso e Dovbyk ancora in gruppo. Allenamento personalizzato per Bailey (FOTO)

La Roma continua a lavorare in vista del match contro il Genoa di Daniele De Rossi, valido per la diciassettesima giornata di Serie A e in programma lunedì alle ore 20:45 allo Stadio Olimpico. Gian Piero Gasperini può sorridere, dato che dalla seduta odierna sono arrivate buone notizie: come accaduto ieri, Artem Dovbyk e Mario Hermoso si sono allenati con il resto del gruppo e dovrebbero essere a disposizione in vista della partita. Ancora lavoro personalizzato, invece, per Leon Bailey.

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Serie A, Lecce-Como 0-3: Fabregas sesto a -3 dalla Roma. Il Cagliari vince in rimonta in casa del Torino

Alle ore 15 sono andate in scena altre due partite della diciassettesima giornata di Serie A e si tratta di Lecce-Como e Torino-Cagliari. Nessun problema per gli uomini di Fabregas, che si impongono allo Stadio Via del Mare con un netto 0-3: Paz sblocca la gara al 20′ e nella ripresa le reti di Ramon al 66′ e Douvikas al 75′ chiudono il match. Vittoria importante per i lariani, che salgono al sesto posto in classifica a 27 punti e si portano a -3 dalla Roma quarta. Il Lecce, invece, scivola in sedicesima posizione a quota 16 (+4 sulla zona retrocessione).

Colpaccio del Cagliari in casa del Torino: i sardi rimontano il gol di Vlasic grazie alle reti di Prati al 45′ e Kilicsoy al 66′ e sbancano lo Stadio Olimpico Grande Torino. Successo fondamentale per gli uomini di Pisacane, i quali resistono agli assalti finali dei padroni di casa (gol annullato a Ngonge nei minuti di recupero) e portano a casa il match: il Cagliari sale in quattordicesima posizione con 18 punti e davanti c’è proprio il Torino a quota 20.

Manchester United, Amorim blocca Zirkzee: “Difficile che qualcuno possa lasciare il club finché non troviamo un sostituto”

Ruben Amorim, allenatore del Manchester United, ha parlato in conferenza stampa a poche ore dalla partita contro il Newcastle e tra i vari temi trattati si è soffermato sul futuro dei calciatori in uscita, tra cui Joshua Zirkzee. Ecco le sue parole sull’obiettivo di mercato della Roma: “Sarà difficile per qualcuno lasciare il club se non riusciremo a trovare un sostituto. Siamo a corto di giocatori. Anche con la rosa al completo, non siamo sufficienti per far fronte a tutto ciò che può accadere. Siamo un club con una grande responsabilità”.

Di Canio: “Bodo/Glimt? Con la Roma erano salmonari, contro la Lazio già professionisti”

FANPAGE.IT – Paolo Di Canio, ex attaccante della Lazio, ha rilasciato un’intervista al sito e tra i vari temi trattati è tornato a parlare del Bodo/Glimt. L’opinionista etichettò i calciatori norvegesi come “salmonari” in seguito al 6-1 rifilato alla Roma, ma pochi anni più tardi eliminarono la Lazio dall’Europa League. Ecco le sue parole.

Pensando alla Champions mi ritorna in mente la definizione che hai fatto dei giocatori del Bodo Glimt, “salmonari”.
“Lo erano. E va a vedere la storia. In quel momento sette giocatori erano dipendenti di aziende ittiche che facevano salmone, pure buono. Sono quelle esternazioni che divertono pure, ma non era contro la Roma. Noi diciamo che il calcio nostro è meraviglioso, Mourinho è meraviglioso, la Roma è 100 volte il Bodo, prendi sei gol e lo fai passare come: ‘Vabbè, ci può stare’. E io ogni tanto ironizzo perché ci sono i miei amici della Roma che ci ridono su questa cosa. E io gli dico sempre, ridendoci: ‘Beh, avete fatto della beneficenza perché da quel momento hanno capito che potevano diventare una società professionistica’. Infatti da quel momento in poi li hanno aiutati a credere nelle loro potenzialità, tanto è vero che adesso nessuno è più salmonaro, sono professionisti che gravitano sempre nelle coppe europee fino ad arrivare quest’anno addirittura alla Champions League. Cioè la Roma è stata apripista per i salmonari, per diventare una squadra totalmente professionistica”.

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Roma-Genoa: Ziolkowski verso la conferma, Hermoso torna dal 1′. Dybala titolare

Mosse a sorpresa? Sì. Ma niente rivoluzioni. Non è nello stile di Gian Piero Gasperini. Nemmeno allo Stadio Olimpico contro il Genoa. La Roma sta trovando nuovi equilibri. In ogni zona del campo, anche in difesa, dove il baby polacco Jan Ziolkowski viaggia verso la conferma. […]

Hermoso si dovrebbe riprendere la maglia da titolare nella retroguardia al fianco di Ziolkowski e Mancini, mentre per Dovbyk il discorso è più complesso. Se sarà ritenuto pronto dall’allenatore e dallo staff medico, non è escluso che possa partire titolare. Difficilmente però l’ucraino giocherà l’intera partita. […]

Un sospiro di sollievo grande così riguarda invece le condizioni di Bailey, che ha superato i controlli: gli esami strumentali svolti dal giamaicano, infatti, hanno escluso lesioni muscolari. […] E’ in dubbio per il Genoa. Male che vada rientrerà contro l’Atalanta

Se la difesa vedrà il rientro di Hermoso e il centrocampo sembra a posto con Celik e Wesley sulle fasce e con Koné e Cristante a comporre la cerniera sulla mediana, in attacco c’è un nodo da sciogliere. Chi giocherà insieme a Soulé? Dybala, certo. Ma dove? Forse ancora da falso nove, ma dipenderà da Dovbyk. […] Per una casella del tridente, comunque, anche Baldanzi resta in corsa.

(corrieredellosport.it)

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Genoa, De Rossi: “Non meritavo l’esonero alla Roma, avevo un piano scudetto. Tornare? L’avrei fatto, ma la scelta della società è talmente evidente…”

DAZN – Daniele De Rossi, allenatore del Genoa, ha rilasciato un’intervista a Massimo Ambrosini e tra i vari temi trattati si è soffermato suo rapporto con la Roma, sull’esonero e sulla sfida di lunedì contro i giallorossi allo Stadio Olimpico. Ecco le sue dichiarazioni.

Come hai fatto a coniugare interessi extra-calcistici all’idea di stare sempre qui dentro?
“Mi sono fatto esonerare prestissimo, questa è la soluzione (ride, ndr)”.

Hai rifiutato tante offerte durante il periodo in cui sei stato fermo? Ti sei pentito di alcune scelte?
“No. Non ho rifiutato perché avevo voglia di andare e sono gli altri che hanno rifiutato me. Quando ho rifiutato l’ho fatto forse per la categoria e perché in alcune situazioni non vedevo molto chiaro. Nelle prime due esperienze, in maniera diversa, ho avuto problemi con i dirigenti: alla SPAL ho avuto problemi, ma ora quel dirigente (Fabio Lupo, ndr) lo sento ancora adesso e abbiamo chiarito. Anche alla Roma ho chiarito con l’amministratore delegato (Lina Souloukou, ndr). Niente di clamoroso, ma comunque c’erano problemi. Non voglio mettermi in una condizione in cui possa tornare ad averli e non voglio che passi il concetto che io sia uno che ha problemi con i dirigenti. Alla Spal parlai di quanto io non fossi contento del mercato in conferenza, dissi la verità. Il presidente Tacopina si arrabbiò e mi disse: ‘Chi ti ha detto che puoi dire la verità sulla mia squadra?’. E io lì ho capito tante cose”.

Cosa ti è rimasto dell’esperienza della Roma?
“A vederla adesso un po’ mi dispiace quello che è successo. Nonostante io stia benissimo, mi dispiace perché sta avendo un exploit che io avevo predetto: dissi che certi giocatori il primo anno avrebbero fatto fatica, nel secondo sarebbero esplosi e nel terzo, continuando con quel mercato, avremmo lottato per lo scudetto. Non eravamo proprio pazzi a puntare su questo gruppo, dato che per me è molto forte”. 

Non ti credevano quando lo dicevi?
“I presidenti pendevano dalle mie labbra, con loro avevo un rapporto costante. A livello calcistico ho sempre avuto ampia libertà sulle scelte, si fidavano, mi chiedevano e si confrontavano. Mi hanno iniziato a chiedere le cose ancor prima di confermarmi per i successivi tre anni. Da quel punto di vista c’era grande rispetto dei ruoli da parte di tutti. Poi si sono un po’ incrinate le cose e mi dispiace, ma quello che è successo io e il mio staff non lo meritavamo. Non sei mai pronto all’esonero, era molto presto. E’ successo a Genova e ora questa squadra ha un debito con me (ride, ndr)”.

L’hai vissuta come un’ingiustizia?
“Ci vai sopra perché io pensavo e penso di essere a posto con la coscienza. Non ho mai abbassato di un centimetro l’impegno che ho messo lì dentro, non ho mai tradito chi era lì, non ho mai usato il ‘potere’ che avevo in quella città per proteggere me e andare contro i giocatori o per andare contro la società. Se mi fossi tradito da solo non sarei stato così orgoglioso di ciò che abbiamo fatto. Ogni volta che vieni esonerato smetti di vivere ciò che ti piace. Non penso di aver avuto più dolore dall’esonero dalla Roma che dalla Spal, non cambia niente: ti manca il fatto che saluti i giocatori e poi non li vedrai più. Quando ho salutato a Ferrara eravamo in una palestra più brutta di quella di Trigoria, con dei giocatori meno bravi, con una società meno forte, ma il dolore era lo stesso e i ragazzi piangevano tutti… Ti rimane il senso di incompiutezza, quel ‘fammi fare che la rimetto a posto e andremo alla grande’. Questo ti rimane e ogni tanto ritorna fuori”.

Quando sei diventato allenatore del Genoa hai subito guardato il calendario e visto quando saresti tornato a Roma?
“Sì, ho guardato quando avrei giocato con la Roma e la Lazio (ride, ndr)”.

Non vedi l’ora?
“Si tratta di una sensazione particolare. Da bambino la vivi in un modo, da ragazzo del settore giovanile in un’altra maniera, da giocatore in maniera focosissima e da allenatore in modo folle. Ho sempre desiderato tutti i giorni che la Roma vincesse, questa è la cosa che mi fa più ridere. Per una settimana dovrò lavorare per far perdere la Roma… Ora non salto sul divano quando guardo la Roma, ma la vedo da collega e da ex giocatore. Se vince però sono contento”.

C’è stato un momento in cui potevi tornare alla Roma?
“No, non penso ci sia mai stata davvero la possibilità. Hanno fatto una scelta talmente evidente e chiara… A Roma si parla sempre e il mio nome accostato alla Roma funziona sempre. Ma non credo sarebbe stato il passo giusto per me, anche se ovviamente sarei tornato subito perché credo nella squadra e nei giocatori”.

Spalletti?
“Spalletti è geniale. Mi ha sempre spiegato quello che mi faceva fare e lo stesso Antonio Conte. Non c’era niente lasciato al caso ed era tutto nell’ottica di far giocare meglio la squadra. Anche Ranieri diceva: ‘È meglio un’idea mediocre che fanno tutti che un’idea geniale che capiscono in quattro. Io assorbivo tutte le riunioni, quella di Spalletti me la mangiavo con gli occhi mentre c’era gente che sbadigliava. Mi piaceva, sono sempre stato appassionato di calcio sotto l’aspetto tattico. Mi piace capire cosa sta succedendo intorno a me”.

Un altro che ti ha influenzato?
“Ho avuto Luis Enrique quando era molto giovane. Ha cambiato tutto rispetto all’inizio, si è evoluto. Alla Roma mi spiegò ciò che andava di moda nel mondo, ovvero il Barcellona e ci spiegò perché dovevamo fare quei passaggi e quando farli. Mi sono sempre legato alla persona, alle spiegazioni che ti dava. Per me è stato illuminante, ha cambiato il modo di approcciarmi”.

Da chi prendi ispirazione?
“Siamo andati a guardare Maresca al Chelsea, ha qualcosa di geniale. Anche Iraola al Bournemouth, sia per il rapporto che c’è con Tiago Pinto sia per ciò che fa l’allenatore. C’è sempre la curiosità dietro questo. Poi non smetto di guardare Spalletti, Gasperini, Conte. In Italia ci sono tanti allenatori bravi. Italiano è quello che sta facendo meglio negli ultimi anni ed è uno che mi incuriosisce molto. Fabregas non è più una sorpresa, ma è una bella scoperta perché cambia di partita in partita e regala sempre uno spunto. Sarà una settimana faticosa di preparazione quando giocheremo contro il Como. Chivu che ha messo qualcosa di suo, poi c’è la stima per Allegri che magari fa un calcio un po’ diverso. Ma te la vuoi fare una domanda se quello sta sempre lì su? Ci sono allenatori che magari non vuoi copiare calcisticamente, ma vorresti copiare i suoi risultati. Il mio idolo è Guardiola, è il migliore”.

L’avventura al Genoa?
“Tutto molto affascinante. Non so quante squadre abbiano il centro sportivo che sembra la cappella Sistina. Dobbiamo essere bravi a non disperdere tutto questo”.

Parli con i giocatori che lasci in panchina?
“Renzo Ulivieri mi ha detto di non dare troppe spiegazioni perché poi ti vai a incartare. Ho avuto spiegazioni poco convincenti da alcuni allenatori. Nella parte finale della mia carriera ho fatto diverse panchine. Un allenatore mi disse: ‘Oggi non giochi con il Real Madrid perché domenica c’è l’Ascoli ed è più importante. Non dirò chi è, ho scambiato le squadre per non far capire. Resta comunque un bravo allenatore. Se mi dici le bugie mi incavolo…”.

Il tuo sogno era finire la carriera alla Roma?
“Sì, ma ero anche tanto curioso di vedere cosa c’era di fuori”.

Come hai reagito al mancato rinnovo?
“Non ho odiato così tanto smettere quanto avrei odiato trascinarmi in campo. Quando mi hanno comunicato alla Roma la decisione io lo avevo capito, si protraeva da troppo tempo. Giravi l’angolo e vedevi il dirigente che si girava subito per non incrociarti (ride, ndr). L’ho vissuto in maniera molto serena. Avevo paura del dopo, ma io ho chiesto di saperlo. Era l’elefante dentro la stanza, tutti ne parlavano ma io volevo saperlo. Ero curioso e poi volevo salutare i miei tifosi nonostante non sia un amante degli addii. Chiesi a Guido Fienga di dirmi le cose perché avrei voluto fare una conferenza stampa per ringraziare, salutare con un giro di campo. E lui mi disse che l’intenzione era non rinnovare il contratto. Avevo due alternative: provare a convincerli, ma a livello di dignità avrei perso parecchio. Non ti do la gioia di farmi vedere stramazzato sotto la Sud perché voglio rimanere. Volevo uscire con eleganza, rappresento un bel pezzo di Roma e del calcio italiano. Cosa mi cambiava un anno in più? Ero preparato perché avevo visto la fine della carriera di Francesco (Totti, ndr). Quando ha smesso era distrutto, ne ho parlato mille volte con lui e io non volevo stare così male. Ho provato a prepararmi, smettere di giocare a calcio è stata una botta anche per me. Io ho smesso e dopo due mesi c’è stato il Covid: smetti col calcio, smetti di uscire, smetti di vedere persone… Per un attimo mi sono chiesto cose stesse succedendo”. 

Hai ricevuto offerte dall’Italia dopo l’addio alla Roma?
“Io volevo vedere nell’almanacco solo la Roma accanto al mio nome. Mi chiamarono De Zerbi al Sassuolo e Montella alla Fiorentina. Non sarebbe stata una fine con il botto. Ma io non volevo giocare contro la Roma e sapevo che i tifosi non l’avrebbero presa bene. A qualcuno non è piaciuta nemmeno la scelta del Boca…”.

Calciomercato Roma: Disasi offerto al Barcellona, piace anche a Lione e Paris FC. Il centrale può lasciare il Chelsea solo a titolo definitivo (VIDEO)

Il direttore sportivo Frederic Massara vuole accontentare le richieste di Gian Piero Gasperini e tra i reparti da rinforzare nel corso della sessione invernale di calciomercato c’è la difesa. Uno dei nomi più caldi è certamente Axel Disasi, difensore in uscita dal Chelsea. La Roma però non è l’unico club interessato e, come rivelato da Fabrizio Romano, il calciatore è stato offerto anche al Barcellona: la società spagnola è alla ricerca di un centrale su richiesta dell’allenatore Hans-Dieter Flick in seguito all’infortunio di Andreas Christensen e all’assenza di Ronald Araujo, ma al momento sta valutando il profilo del classe ’98. Disasi però può lasciare il Chelsea soltanto a titolo definitivo e sulle sue tracce ci sono anche Lione e Paris FC.