A pensarci bene, è come se si chiudesse un cerchio. Il 19 settembre 2020, a metà mattinata, Dan e Ryan Friedkin s’imbarcavano all’aeroporto di Ciampino per poi assistere in serata alla prima partita da nuovi proprietari della Roma. Indovinate che gara era? Sì, proprio Verona-Roma. Fini 0-0 con tre traverse, il controverso caso Diawara che poi la Roma pagò con lo 0-3 a tavolino e la telenovela Dzeko da risolvere. La prima partita di una nuova epoca, ricca di speranze, aspettative che oggi, a riguardarla, sembra appartenere ad un’altra epoca. In sei anni è accaduto di tutto. Tra allenatori (Fonseca, Mourinho, De Rossi, Juric, Ranieri e Gasperini), direttori sportivi (Petrachi, Pinto, Ghisolfi e Massara) e dirigenti defenestrati (Fienga, Calvo, Berardi e Souloukou, il direttore degli affari esterni Scalera, il responsabile del vivaio Vergine, l’ex figura di raccordo Morgan De Sanctis, i direttori commerciali Norris e Wandell, il direttore marketing van de Doel, i team manager Zubiria e Gombar, il segretario Longo, l’avvocato Vitali e per ultimo il Senior Advisor Ranieri). Campionati conclusi oscillando dal 7° al 5° posto e percorsi europei di assoluto riguardo (due semifinali in Europa League, la già citata finale di Budapest, il trionfo di Tirana). Bene o male sempre lo stesso copione. La grande assente era sempre lei, la qualificazione alla Champions. Quella che cambia le prospettive, i conti, che permette di guardare al futuro con un occhio volto all’ottimismo, che fa entrare in un circolo virtuoso con un costante +60 milioni all’attivo. Domenica la Roma può tornare nell’Europa che conta. Quella della musichetta che fa venire la pelle d’oca in ogni prematch, quella delle sfide europee contro giganti del calibro di PSG, Bayern Monaco, Arsenal, Real Madrid e Barcellona, quella che ormai sancisce la separazione tra il calcio d’elité e quello di Serie B. Quello che una volta da queste parti era “quasi” una prassi (12 volte su 18 tra il 2001 2019) e che da 7 anni è diventato un miraggio: una volta sfuggita per un punto, un altra per un fischio galeotto, un’altra ancora per scelte scellerate. Tocca a Gasperini chiudere questo benedetto cerchio. A Verona, il campo dove prima di lui proprio in questi sei anni stregati, Fonseca perse a tavolino, Mourinho rimediò la prima sconfitta in assoluto sulla panchina giallorossa e Juric collezionò uno dei suoi tanti ko nella breve esperienza giallorossa che lo portò poi, la settimana seguente e dopo l’ennesimo 2-3 subito dal Bologna, a salutare tutti in anticipo. Gian Piero non è tipo dall’emozione facile. È stato l’unico a credere nella rimonta in campionato quando la Roma, sconfitta 5-2 a Milano, era scivolata a – 5 dalla Juve. Ora è padrone del suo destino. Vincendo domenica, non interessa cosa accadrà a Milano, a Torino nel derby o a Cremona, dove sarà di scena il Como. Poi, da lunedì, inizierà un’altra storia. Dal nuovo ds al nuovo responsabile del settore giovanile, passando per un restyling dello scouting (Fratini in pole) e dello staff medico (possibile il ritorno di Del Vescovo): Prima, però, c’è Verona-Roma. Che sia, la svolta buona.
(Il Messaggero)