Niente riposo oggi per la Roma, che sarà concesso domani. All’indomani del pareggio interno per 1-1 contro la Juventus, la squadra giallorossa è tornata subito ad allenarsi questa mattina al centro sportivo Fulvio Bernardini di Trigoria.
L’obiettivo è smaltire le fatiche della sfida con i bianconeri e iniziare immediatamente la preparazione in vista dell’attesissimo derby contro la Lazio, in programma domenica prossima alle ore 20:45.
Una buona notizia arriva dall’infermeria: alla seduta odierna ha preso parte anche Devyne Rensch, offrendo così un’opzione in più per la difesa in vista della stracittadina. Assente invece Saud Abdulhamid, che continua il suo percorso di recupero.
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Come di consueto il giorno dopo una partita, il lavoro è stato differenziato: sessione di scarico per chi ha giocato l’intera gara o quasi contro la Juventus, allenamento più intenso sul campo per chi è subentrato o non ha giocato. Appena entrati in campo Paredes si è reso protagonista con una conclusione balistica da dietro la porta che, con un effetto notevole, ha colpito il palo tra lo stupore e l’ironia dei compagni presenti. Durante le esercitazioni con il pallone, si è sentita chiara l’indicazione di mister Ranieri: “Uno-due e calcia“. Protagonista della partitella finale è stato Niccolò Pisilli, autore prima di un bel gol con uno ‘scavino’ dopo aver dribblato due avversari, e successivamente di un assist per Victor Nelsson che ha depositato a porta vuota.
Una buona notizia arriva dal pieno recupero di Devyne Rensch: l’olandese ha svolto l’intera seduta con il gruppo, disputando regolarmente la partitella finale, in cui ha trovato anche il gol.
TV PLAY – Lunga intervista per Gianluca Mancini. Il difensore giallorossi ha parlato in esclusiva a TvPlay. Tanti i temi affrontati: da De Rossi a Ranieri fino alla nazionale. Queste le sue parole
Su De Rossi…
“Appena arrivato De Rossi alla Roma, un suo collaboratore mi salutò in modo strano, dopo un paio di giorni mi disse che non mi sopportava. Addirittura disse che mi avrebbe messo sotto la macchina, ma dopo una settimana si scusò e disse che aveva sbagliato tutto su di me. Ero un ragazzo eccezionale. Io in campo mi trasformo, sto cercando di migliorare”.
Su Ranieri…
“Ranieri appena mi ha visto ha detto che quando mi vedeva contro mi odiava. La mia è stata un’evoluzione, prendevo tanti cartellini e facevo proteste senza senso. Mi condizionava tanto. Era deleteria a me stesso. L’evoluzione del mio comportamento è cominciata con De Rossi. Anche con gli arbitri il mio atteggiamento è cambiato, prima davo fastidio. Ora è differente. Non prendo troppe espulsioni, perché di entrate brutte non ne faccio. In Coppa Italia, con Orsato, sbagliai tanto e presi tre giornate di squalifica. Chiesi scusa in quell’occasione”.
Sul ruolo…
“Mister Fonseca mi mise centrocampista, ma era un’emergenza. Un ruolo che ho ricoperto da ragazzino, ma ad oggi non sarei capace. Ho fatto tante volte il braccetto e agli occhi della gente e agli addetti ai lavori ti vai a collocare in quella posizione. Mi trovo bene. Con la difesa a 4 ho giocato con Mourinho e De Rossi. Avendo giocato in più ruoli, dal centrocampista al centrale di difesa, a volte addirittura terzino destro, non è un problema. Con la difesa a tre mi trovo a mio agio”.
Su Hummels…
“Hummels mi sta aiutando. Avere campioni come lui è qualcosa che aiuta sia a livello di campo, ma osservi anche nel quotidiano. A 36 anni gioca ancora a questi livelli, quindi è un superprofessionista. Vorrei che anche io a 36 anni possa giocare ai suoi livelli. Su Kulusevski ha fatto un intervento bellissimo in scivolata e si rialzò come niente fosse. Io gli dissi che era pazzo, perché a me avrebbero dato 7 rossi (ride ndr). Espulsione a Bilbao? Per me non era da espulsione. Era giallo. Quando l’attaccante sbaglia un gol, ha l’opportunità di farne un altro. Mentre il difensore se commette un errore deve sperare che non succeda nulla di grave”
Sulla Nazionale e il rapporto con Spalletti…
“Mister Spalletti mi ha portato all’Europeo, mi ha convocato spesso l’anno scorso. Sono grato al ct. Purtroppo l’Europeo non è andato bene, ce lo porteremo avanti. Mi ha fatto giocare contro la Svizzera, sono grato a lui. Cerco di giocare bene per essere nuovamente convocato, ma il ct prende le sue decisioni. La Nazionale è il sogno di ogni bambino. E se non arriva la convocazione, io farò il tifo come sempre”
Sulla forza del gruppo…
“Se accetto di andare in panchina? Penso che c’è un allenatore che decide, c’è la settimana, ci sono gli allenamenti e se un allenatore decide di non farti giocare dopo una, due o tre volte mi faccio delle domande. Se mi sto allenando bene, parlo con l’allenatore. Non esiste che giochi e basta, ci sono mille cose in una partita. Si fa parte di una rosa di 25 giocatori, non esiste l’io. Esiste il noi. Giusto arrabbiarsi, ma deve essere un modo per dare di più in quei 10-15 minuti quando entri in campo”.
Su Svilar…
“Rui Patricio era un portiere forte. E quando avevamo in allenamento da una parte Rui e dall’altra Svilar…Sono due portieri forti. Mile è molto forte, trasmette sicurezza, parla. Il ruolo del portiere è cambiato”.
Sul nuovo allenatore…
“Allenatore giochista o gestore? Per me l’allenatore è importante. Il calcio è cambiato. Un tempo una squadra più piccola veniva a Roma a giocare in modo differente. Io cerco di fare il massimo e seguo le indicazioni del mister. Se un allenatore mi dice di dare una testata al muro, io lo faccio. Non ho preferenze sull’allenatore, ogni mister ha la sua idea. Magari tra 10-15 anni saprò dare una risposta. Sono stato fortunato nella mia carriera. Ad esempio, con De Rossi facevamo 40 minuti di uscite dal basso in rifinitura. Con Mourinho la fase difensiva era maniacale prima della partita”
Sul calore della piazza…
“Roma è una piazza calorosa, passionale e vive di questo club tutti i giorni. La gente ti carica. A Bergamo non sono così calorosi. Questo ti dà delle aspettative maggiori, scendi in campo anche per loro. A Villa Stuart, quando sono arrivato, non c’era nessuno. Ma vedere le scene dei compagni quando arrivano a Fiumicino, con tutta quella gente, è bellissimo”
Su un esperienza all’estero…
“Se dovessi scegliere un Paese dove giocare all’estero direi l’Inghilterra. Giocare in Italia è bellissimo per gli stadi, ci sono molti stadi passionali. Sono abituato all’Olimpico e ogni domenica sembra giocare una finale”
La tua top 11?
“La mia top 11 al Mondo, senza giocatori della Roma. Innanzitutto, scelgo il 4-3-3. Donnarumma a porta; Arnold terzino destro; Rudiger e Van Dijk i centrali; a sinistra Bruno Mendes del PSG; a centrocampo il play è Modric, Tonali e Musiala mezzali. Davanti scelgo: Rodrygo, Mbappé e al centro Haaland”
La Sampdoria, terzultima in Serie B, fa sul serio per Roberto Mancini. Il presidente blucerchiato Manfredi ha intensificato i contatti con l’ex ct azzurro che ha iniziato concretamente a pensare di tornare per aiutare la sua Samp. Con il passare dei giorni questa è diventata qualcosa in più, fino ad arrivare a oggi.
Arrivano aggiornamento da Gianluca Di Marzio. Manciniinfatti, non sarà il prossimo allenatore della Sampdoria: l’ex CT dell’Italia ha deciso di declinare la proposta del club.
#SerieB | @sampdoria, #Mancini non sarà il prossimo allenatore: l’ex CT dell’Italia ha deciso di declinare la proposta del club. @SkySport
La trattativa non sembra essere del tutto conclusa. Lo stesso Di Marzio rivela un nuovo scenario: la Sampdoria sarebbe comunque fiduciosa di poter inserire Mancini nell’area tecnica del club. L’obiettivo sarebbe quello di creare una coppia con Beppe Iachini, che a quel punto diventerebbe l’allenatore della squadra, mentre Mancini assumerebbe un ruolo dirigenziale o di supervisione tecnica.
Il nuovo assetto della Sampdoria pare ora definito: Roberto Mancini sarà il direttore tecnico, con Evani come allenatore, suo assistente anche in Nazionale, e Lombardo, altro storico collaboratore dell’ex ct, nel ruolo di vice.
Dopo aver assistito a Roma-Juventus, Erik ten Hag ha fatto visita anche a Trigoria. Il tecnico ha avuto modo di visitare il centro sportivo come avvenuto anche con altri tecnici negli ultimi anni: non ci sarebbe dunque alcun interessamento reciproco per un futuro insieme, solo una normale visita. Non poteva mancare lo scatto con Rensch, suo ex giocatore ai tempi dell’Ajax. Con loro Mo Salem, agente che cura gli interessi dei due olandesi,
Comincia l’avventura russa di Francesco Totti. Come scrive il sito del quotidiano, nella mattinata l’ex capitano giallorossi è arrivato a Mosca, dove saràospite dell’International RB Award. La capitale russa è tappezzata da settimane da manifesti sull’arrivo in città dell’ “imperatore” pronto a sbarcare “nella terza Roma”. Il numero 10 dovrebbe percepire un emolumento a sei cifre. Numeri alti per il classe ’76 che alle ore 15.30 è atteso da un evento di lusso, organizzato dal sito di scommesse di cui è testimonial.
Un anno horribilis per Ivan Juric, che dopo la nefasta parentesi alla Roma, ha vissuto una stagione ancor più complicata sulla panchina del Southampton, culminata con la retrocessione del club a 7 giornate dalla fine e con soli 10 punti in classifica. Come riporta l’emittente satellitare inglese, il tecnico croato avrebbe già lasciato i Saints rassegnando le dimissione.
BREAKING: Sky Sports News understands manager Ivan Juric has left Southampton after the club was relegated from the Premier League yesterday 🚨 pic.twitter.com/mViUOLwSLM
Ora è arrivata anche l’ufficialità da parte del Southampton. Come fa sapere il club, è stata raggiunta un’intesa per l’addio dell’allenatore croato. Questo il comunicato: “Possiamo confermare che oggi abbiamo raggiunto un accordo con il nostro allenatore, Ivan Jurić, per porre fine al suo periodo nel club. Ivan è arrivato al Southampton in un momento difficile e ha avuto il compito di cercare di migliorare una squadra in una situazione difficile. Purtroppo, non abbiamo visto le prestazioni progredire come speravamo, ma vorremmo ringraziare Ivan e il suo staff per la loro onestà e il duro lavoro”
A pochi giorni dal derby contro la Lazio, compie gli anni un ex giallorosso che proprio nella stracittadina si esaltava. Spegne oggi le 52 candeline, infatti, Marco Delvecchio. E la Roma gli ha fatto gli auguri sui social con un video delle sue migliore giocate con scritto: “Buon compleanno a Supermarco Delvecchio, che oggi compie 52 anni”
LR24(AUGUSTO CIARDI) – Per l’ennesima volta c’è qualcuno che indica la strada. Tutto sta nel seguirla e non perdere la bussola. Stavolta è toccato a Ranieri. In passato ci sono riusciti Mourinho, Spalletti, Capello, senza scomodare Liedholm. La Roma storicamente ha bisogno di un capobranco, che sia laureato in carisma e leadership o sia riconosciuto come genio della tattica. Qualcuno a cui aggrapparsi, che abbia carta bianca al netto del budget a disposizione per il mercato. Le scelte a metà, o peggio ancora le scelte naïf, pagano forse a breve termine, ma alla lunga rischiano persino di farti perdere tempo, perché alla fine sei costretto a richiamare il Ranieri di turno.
Ranieri, appunto. Dopo sette vittorie consecutive, al termine di un trimestre a ritmo scudetto, alla vigilia della partita con la Juventus suonavano le campane a lutto. “Ora arrivano le partite impossibili, finiremo ottavi”. Che poi ottava la Roma può arrivare, ma il piagnisteo è sempre più urticante. La piazza che un tempo era accusata di entusiasmo ingiustificato, oggi prova a distinguere nella disciplina del pianto preventivo. Quel modo un po’ piacione di votarsi al mai ‘na gioia. Roba da meme. Roba da social, da mass media attraverso i quali caratterizzarsi. Ranieri, dicevamo. La Roma ha interrotto la serie di vittorie consecutive ma non è uscita con le ossa rotte dal match con la Juventus. Anzi. È viva. Evviva. Ha persino guadagnato un punto sulla terza. E se il Bologna perdesse col Napoli lo avrebbe guadagnato pure sulla quarta. C’è di peggio. Ha saputo reagire. Per niente scontato fino all’arrivo di Ranieri. In tanti erano convnti dopo il gol di Locatelli che fosse tutto finito. Ci ha pensato Ranieri, a cui Shomurodov dovrebbe pagare la provvigione e la pigione. Se soggiorna a Trigoria e diventa persino protagonista, lo deve a lui. Leader carismatico. Come i predecessori menzionati. Ciò che serve alla Roma. Un allenatore capobranco per carisma, oppure un leader assoluto della tattica a cui votarsi con convinzione devota.
Quell’allenatore non sarà Ranieri, nonostante continuino a chiederglielo. Fra i tecnici nominati per la successione, leader sono stati Capello e Mourinho. Ottavio Bianchi, bresciano di stanza a Bergamo, era troppo integralista nei rapporti ma ci siamo come categoria, perché due finali nella stessa stagione, una vinta l’altra persa con macchie arbitrali, non è roba di tutti i giorni. Nella categoria guru della tattica a cui consegnare le chiavi della carriera citiamo Spalletti, e nella sua prima era romanista anche Zeman. Poi? Buone ma fugaci esperienze, non del tutto convinte e neanche troppo convincenti. Oggi i leader sono Allegri, che da un paio di mesi avrebbe almeno la curiosità di conoscere il parere di Friedkin. E poi Conte e Ancelotti, due suggestioni più grandi delle news sul loro possibile arrivo. Poi ci sono le soluzioni di mezzo. Mica così brutte. Perché Pioli non è uno sbarbato alle prime armi, vanta uno scudetto e piazzamenti in Champions League guidando un’outsider, ha allenato nelle metropoli. Ma, seppur bravo a prendersi lo spogliatoio, ha bisogno di pazienza, di incastri. C’è anche Sarri. Tattica e identità, ok, ma in fondo a una lunga carriera ci si domanda se gli sia sempre mancato un soldo per fare una lira.
Facciamo un test. Provate a leggere ad alta voce: “la Roma di Pioli!” Fatto? Ora cambiate cognome, leggendo sempre ad alta voce: ” la Roma di Sarri!”. Ok, un’ultima volta: “la Roma di Allegri!”. Che effetto vi fa? Notate le differenze?
Roma e Juventus non si fanno male e il big match dello Stadio Olimpico finisce 1-1: Locatelli sblocca la gara al 40′ e al 49′ Shomurodov pareggia i conti. Gianluca Mancini ha pubblicato su Instagram alcune foto della partita contro i bianconeri: “Daje Roma”, la didascalia che accompagna gli scatti.
Anche Mats Hummels, partito dall’inizio nel match di ieri sera, ha commentato così il pareggio contro la Juventus. “Sempre insieme”, ha scritto il difensore.
RAI RADIO 1 – Zbigniew Boniek, ex centravanti della Roma, ha rilasciato alcune dichiarazioni durante la trasmissione radiofonica ‘Radio Anch’io Sport’ e si è soffermato sull’1-1 tra i giallorossi e la Juventus (sua ex squadra) e sul prossimo allenatore dei capitolini. Ecco le sue parole.
Roma-Juventus?
“È stato un bel pareggio, ma la partita non mi ha entusiasmato. Nel calcio di oggi tutti giocano in maniera uguale, con mantenimento della palla senza verticalizzazioni. Il momento più bello della partita è stato l’inizio del secondo tempo con l’inserimento di Shomurodov, con la seconda punta la Roma ha verticalizzato di più. Nel primo tempo la Juve ha tolto alla Roma la possibilità di gestire la palla, alla squadra di Ranieri mancava qualcuno in mezzo che riuscisse a collegare difesa con attacco. E poi quando giochi con la difesa a tre e ti occupi solo di Vlahovic, in tutte le altre zone del campo la Juve aveva la superiorità numerica e nel primo tempo l’ha sfruttata in modo molto intelligente. Alla fine, però, pareggio giusto. La Juve è stata molto concentrata, si vede che il cambio di allenatore ha aumentato soglia di concentrazione e applicazione”.
Il nuovo allenatore della Roma?
“Pioli lo conosco, stava con noi nella Juve, la più forte di sempre. Stefano è stato con noi uno-due anni come riserva. Da allenatore ha fatto vedere quanto sia bravo. Ora è in Arabia, sicuramente vorrebbe tornare. Si dice però che i Friedkin, quando prendono decisioni, vogliono sempre sorprendere tutti e non vogliono che il nome giri prima dell’annuncio. E il nome di Pioli già gira, secondo me quindi è già da scartare. Io ho due candidati, sempre con Ranieri nel ruolo di supervisor: a me piace molto Fabregas e come fa giocare il suo Como. E poi bisogna vedere cosa succede con Antonio Conte. Ancelotti? La Roma richiede un impegno, una voglia di lavorare e di migliorare da mattina a sera. Con tutto quello che ha fatto nella vita e che sta facendo ancora adesso al Real, Carlo può anche sperare in una panchina meno bollente e un po’ più comoda di quella della Roma, magari una nazionale. Poi se Carlo venisse a Roma sarebbe una cosa bellissima. Faceva parte del centrocampo Conti-Cerezo-Boniek-Ancelotti. Ma non so se ha voglia di tornare in Italia. Poi lui è abituato a vincere, a gestire squadre che possono vincere la Champions. A Roma bisogna costruire una squadra che possa arrivare al livello delle altre big”.
Boniek come si vedrebbe nel quadro dirigenziale della Roma del futuro?
“Mi fanno tutti questa domanda da due anni, ma non ho mai parlato con nessuno. Conosco tutti quanti, sto bene a Roma e mi piace vedere giocare la Roma, però è una domanda alla quale non so dare risposta. Mi sarebbe piaciuto? Sì, forse ancora sì”.