Risalita. La Roma e il mal di trasferta: a Bologna per sfatare il tabù

LEGGO (F. BALZANI) – Ampliare la dirigenza e rinforzare la rosa. Ma prima di tutto infrangere il tabù trasferta. La Roma si è ritrovata ieri a Trigoria (out Cristante e Dahl) per preparare la sfida di domenica a Bologna dove Ranieri spera di ottenere i primi 3 punti stagionali fuori casa. Un traguardo che manca da 9 mesi (25 aprile 2024, 2-1 a Udine). Un periodo in cui la Roma ha raccolto un rendimento esterno da retrocessione: appena 5 punti in 9 partite (5 pareggi e 4 ko), peggio in serie A hanno fatto solo il Lecce con 4 e il Venezia con 3. In totale controtendenza col ruolino di marcia in casa, un problema atavico sin dai tempi di Mourinho. Una striscia così negativa non si registrava da 25 anni con Zeman, quando il digiuno durò 15 gare. La spinta del derby e la bella prestazione a San Siro, però, portano Ranieri a essere ottimista per sbloccare l’ultimo tabù di una gestione fin qui praticamente perfetta.

Nel frattempo i Friedkin rilanciano il progetto giallorosso e hanno scelto di puntare su Alessandro Antonello come nuovo Ceo. L’attuale AD corporate dell’Inter (e memrbo dell’Ecaa) darà a breve le dimissioni dal club nerazzurro per sbarcare a Trigoria e prendere il posto della dimissionaria Souloukou. Ma non sarà l’unico arrivo in una dirigenza che ha visto già l’ingaggio di Balzaretti e che sarà impreziosita dallo stesso Ranieri a partire da giugno e forse anche da Totti nel caso in cui dovessero convergere le intenzioni sul ruolo. La posizione di Ghisolfi al momento è salda tanto che il ds ha formato il nuovo reparto di scouting e si sta occupando del mercato in entrata ed uscita.

Si segnala la cessione di Le Fée al Sunderland in prestito con riscatto (23 milioni) che diventa obbligatorio in caso di promozione del club inglese in Premier League. Un clamoroso flop per il francese pagato 23 milioni appena 6 mesi fa. In uscita pure Shomurodov corteggiato da Empoli e Cagliari. Poi si lavorerà in entrata: sfumato Costa (vicino allo Sporting) a destra piace ancora Kayode mentre a centrocampo si cerca un profilo alla Koné. Sul taccuino i nomi di Reitz, Doucouré e Bondo.

RANIERI: “Pellegrini resterà alla Roma. Dobbiamo tornare a lottare per lo scudetto, è finito il tempo della Rometta”

CORSPORT – Sull’edizione odierna del quotidiano è uscita la seconda parte della lunga intervista al tecnico giallorosso Claudio Ranieri, dove ha affrontato l’argomento Roma a 360° . Queste le sue parole.

Claudio, Pellegrini resta davvero?
“Sono sicuro di sì. Però vorrei chiarire una cosa”.

Quale?
“Non è stato lui a insistere per scendere in campo nel derby. In tanti anni nessun giocatore mi ha mai chiesto di giocare. Con Lorenzo sono bastate poche parole il sabato mattina. Io non faccio discorsi lunghi, non perdo tre ore a parlare con la squadra. I giocatori hanno una soglia di attenzione di otto secondi. Spesso basta una battuta fatta bene. Del resto anche il Papa ha detto recentemente che le omelie devono essere più brevi”.

Usti! Ha scelto un paragone da niente.
Ride. “Avevo deciso di tenere Lorenzo in panchina, ma nei suoi occhi ho visto una luce differente, aveva gli occhi pieni di luce. Ho capito che la voglia di esserci, di giocare, era enorme. E ho cambiato idea. E’ andata bene a entrambi. Diciamo che un po’ di esperienza me la sono fatta”.

Benedetta sensibilità.
“Non c’è tecnica, né strategia. Viene tutto così naturale tra persone intelligenti. Di solito con i ragazzi me la cavo così: “Mi fido di voi e dopo facciamo il punto. Cercate il vostro fuoco dentro. Un’occasione così non capiterà più. Cercate quel fuoco, non vergognatevi. E loro non si vergognano”.

Facciamo il punto significa faremo i conti.
“Ci sei arrivato”.

Senza sforzo…Quando allenavi all’estero eri considerato il meno italiano degli italiani perché puntavi pochissimo sulla tattica.
“Non amo le gabbie mentali, provo sempre ad aprirle”.

Qui non servono spiegazioni.
“Ho girato il mondo, allenato dappertutto, da noi c’è sempre stata troppa tattica, giocatori ingabbiati, talenti frenati e spettacolo depresso. Le cose sono cambiate con la globalizzazione del calcio. Calcio globalizzato, non evoluto. Più informazioni per tutti e più omologazione. D’accordo sull’organizzazione difensiva, sulla personalizzazione dei compiti, ma poi in campo ci vanno loro. Che devono sentirsi bene e giocare con naturalezza, come sanno. Cosa vuoi che si possa dire a gente come Dybala, Del Piero, Totti? Ma anche a Hummels, Paredes, Pirlo, Lampard, ti butto lì un po’ di nomi”.

[…]

Claudio, non senti anche tu il dolce profumo della restaurazione?
“In che senso? Sento solo il profumo della Roma e di Trigoria”.

[…]

C’è un collega che ti è più affine di altri?
“No. In questo momento ci sono tanti allenatori che si rifanno a Gasperini, io seguo solo me stesso”.

[…]

Claudio, in definitiva sei tornato alla Roma per…?
“Rimetterla in moto e porre delle basi solide, la Roma deve tornare a lottare per qualcosa di importante, per lo scudetto. E’ finito il tempo della Rometta, ora c’è la Roma, i Friedkin sono abituati a pensare in grande…Cerco di fare quello che so e posso. In un secondo tempo metterò la mia esperienza al servizio della società”.

Intendi al momento delle scelte per la prossima stagione.
“Precisamente”.

Consulente ad personam.
“Non mi sembra che tu possa considerarla una notizia”.

Dammi una gioia: ti sei mai incazzato di brutto?
“Certo, ma chi si ricorda…”.

Non è un bel segnale.
“Sono giovane, solo i vecchi ricordano, io vivo l’oggi. E comunque sì, al Chelsea feci volare il tavolo con tutte le vitamine, bottiglie e altro. Tavolo e sedie, non dico che sfasciai lo spogliatoio, ma quasi”.

Per quale motivo?
“E chi si ricorda…”.

Aridaje.
“Ti dico quando ho provato dispiacere”.

A Como.
“Per quell’orribile secondo tempo. Ero molto amareggiato, la partita era cambiata e non siamo stati capaci di leggerla. Posso anche perdere, ma se c’è stata la prestazione l’amarezza passa più in fretta”.

Ormai conta solo il risultato.
“Ho sempre giocato per vincere, se trovo un avversario che mi schiaccia, provo a limitare i danni lottando”.

[…]

Canovi: “Falcao era dell’Inter poi chiamò Andreotti…E il Divino restò a Roma per la felicità del Papa”

GASPORT – L’ex avvocato dell’Aic e procuratore sportivo Dario Canovi ha rilasciato un’intervista esclusiva sull’edizione odierna del quotidiano, raccontando un interessante aneddoto del passato legato alla Roma e ad uno dei suoi giocatori più rappresentativi: Paulo Roberto Falcao. Queste le sue parole: “In principio fu Cristoforo Colombo, fu lui a farcela scoprire. Non sto parlando dell’America, ma di una nuova professione: l’agente dei calciatori. Era l’avvocato di Paulo Roberto Falcao e fu protagonista di una trattativa che per settimane tenne col fiato sospeso due città, Roma e Milano, e tutto il calcio italiano. E che investì anche la politica, con l’intervento di Giulio Andreotti, e addirittura il Vaticano perché fu tirato indirettamente in ballo anche il Santo Padre, Giovanni Paolo II. I più giovani, che non erano nati nel 1983, possono pensare che io stia esagerando. Invece è tutto vero, ma prima di calarsi nei retroscena di una delle più famose e affascinanti trattative del calcio mercato, bisogna far capire chi era e cosa rappresentava Falcao a Roma dopo lo scudetto…”.

Ce lo racconti lei, avvocato Dario Canovi: chi era Falcao?
“Un giocatore meraviglioso, uno dei più grandi registi della storia del calcio. Classe, personalità, mentalità vincente: con lui in campo i suoi compagni brillavano di luce riflessa. Venne nel 1980: i tifosi della Roma sognavano Zico e invece il presidente Viola su consiglio di Liedholm prese lui. Scese dalle scalette dell’aereo in un caldissimo 10 agosto e, stupendo tutti, promise lo scudetto a una piazza che non lo vinceva da 42 anni. Lo sfiorò subito nel 1981 col gol annullato a Turone contro la Juve, poi lo vinse nel 1983 dopo i Mondiali in Spagna. Falcao diede alla Roma una eleganza, uno stile, una bellezza che non aveva mai avuto prima, tanto da essere ribattezzato da Carmelo Bene “il Divino”. Per i tifosi divenne l’ottavo Re di Roma. Ecco perché quando, dopo lo scudetto, anche per qualche incomprensione con Viola, si accordò con il ds nerazzurro Sandro Mazzola per passare all’Inter, Roma sprofondò in un incubo. I tifosi piangevano alla sola idea di perderlo. E si utilizzarono tutti i mezzi possibili per fermare il trasferimento e riaprire la trattativa tra due abilissimi “giocatori di poker” come Viola e Colombo. Mosse e contromosse, colpi di scena, dichiarazioni: fu uno spettacolo”.

[…]

Torniamo alla telenovela…
“Mazzola aveva incontrato Colombo e Falcao in Svizzera, e stava tornando a Milano con il contratto firmato in tasca, da depositare in Lega. Nel frattempo però il presidente dell’Inter Ivanoe Fraizzoli, che era un vero signore, aveva avvertito al telefono Viola che era in trattativa con Falcao ed era pronto ad acquistarlo. Viola restò in silenzio, gelido, poi attaccò. Non c’era tempo da perdere. Fu chiesto l’intervento del più importante tifoso della Roma, Giulio Andreotti. Era in carica il governo Spadolini, nato dall’accordo della cosiddetta CAF (Craxi, Andreotti, Forlani). Andreotti era potentissimo. Si dice che fu lui stesso a richiamare Fraizzoli. Il messaggio arrivò forte e chiaro, non si parlò neanche di Falcao, ma degli interessi economici dell’imprenditore, che produceva capi d’abbigliamento e divise per i ministeri, l’esercito e le guardie carcerarie: “Un affare molto importante, mi dicono…”. Fraizzoli capì subito”.

E il contratto nella tasca di Mazzola?
“Sandro tornando dalla Svizzera, felice per aver centrato un clamoroso colpo di mercato, si fermò in un bar per telefonare a Fraizzoli e dargli la notizia dell’accordo, perché all’epoca non c’erano i cellulari, ma fu gelato: “Blocca tutto e raggiungimi in ufficio, ti devo parlare”.

E il Vaticano?
“Anche se l’Inter fece un passo indietro, l’accordo tra la Roma e Falcao per rinnovare il contratto ancora non c’era. Fu fatto sapere alla signora Azise, la mamma di Paulo Roberto, religiosissima, che anche Papa Wojtyla voleva che lui restasse a Roma. Lei telefonò al figlio: “Non vorrai mica dare un dispiacere al Santo Padre, vero?”.

E nel frattempo Viola e Colombo?
“Continuavano il tira e molla, mandandosi messaggi sui giornali. La trattativa si concluse negli uffici di Andreotti, con la firma del nuovo contratto e una stretta di mano tra il Senatore e Colombo immortalata da una foto. Alle loro spalle, sullo sfondo, c’ero anch’io”.

Lei due anni dopo divenne il procuratore di un altro campione brasiliano, Toninho Cerezo.
“Giocatore e uomo fantastico. Anche lui fu protagonista di una trattativa da film. Durante il terzo anno di contratto con la Roma nel 1985-86 il rinnovo promesso continuava a slittare, Toninho si innervosì e dopo una partita nello spogliatoio ebbe una violenta lite con Viola, con uno scontro fisico. Mi chiamò subito dopo al telefono: “Dario, ho fatto una cazzata…”. Mi raccontò l’episodio e capii che non ci sarebbe stato più nulla da fare, nonostante le sue scuse a casa di Viola. Trovai un accordo con Galliani per portarlo al Milan: un miliardo e mezzo all’anno per tre anni. Firmammo negli uffici di Berlusconi che si riservò una clausola liberatoria, che poi fece valere. Liedholm, che allenava il Diavolo, stimava Toninho ma avrebbe dovuto cedere Wilkins e pensò che questo avrebbe rattristato l’altro inglese Hateley”.

E si fece avanti la Sampdoria…
“Andammo a casa di Paolo Mantovani a Genova. Non poteva replicare l’offerta di Berlusconi e offrì circa la metà: 800 milioni. Toninho si mostrò dubbioso e chiese di telefonare alla moglie Rosa. Tornò poco dopo: “Presidente mi ha detto che se non accetto mi lascia. E io amo molto mia moglie…”. Nel viaggio di ritorno gli dissi: “Meno male che Rosa ti ha dato il consiglio giusto”. Mi rispose: “Dario, non c’ho parlato: ho trovato occupato…”.

 

Le Fée, nuova vita al Sunderland. Shomurodov: Cagliari o Empoli

Enzo Le Fée lascia la Roma. Il centrocampista, arrivato a luglio per 23 milioni di euro dal Rennes, passa al Sunderland, il club inglese che milita in Championship, e già in giornata si sottoporrà alle visite mediche. L’affare è stato chiuso con la formula del prestito con obbligo di riscatto a 23 milioni in caso di promozione in Premier del club. […] A spingere ieri per il buon esito della trattativa con la Roma è stato in particolare Regis Le Bris, tecnico degli inglesi che ha già allenato Le Fée al Lorient. […]

E sempre sul fronte cessioni, intanto, l’attaccante Eldor Shomurodov è nel mirino di Cagliari ed Empoli, mentre l’argentino Matias Soulé piace a Genoa e Betis Siviglia (ma l’intenzione dell’ex Frosinone è quella di restare nella Capitale). Nel frattempo, l’esterno destro del Vitoria Guimaraes, Alberto Costa, accostato nei giorni scorsi alla Roma, è sempre più vicino allo Sporting Lisbona. […]

(gasport)

Comanda Hummels. Ora la Roma corre: e vuole tenere Mats per un altro anno

Da più di un mese a Roma gira una domanda a cui in tanti ancora non riescono a darsi una risposta: “Ma come faceva a non giocare Hummels?“. […] Dopo il primo approccio a Napoli, dove Mats è entrato all’inizio della ripresa ed ha anche sbagliato intervento sul gol (decisivo) di Lukaku, Ranieri ha deciso di dargli fiducia dal via già nella partita successiva, a Londra, in casa del Tottenham. E lì è rinato davvero Hummels, non solo per il gol del pareggio, in extremis, ma per tutto il resto. […] I numeri ci dicono che ciò che vale per Dybala, vale anche per Mats: c’è una Roma con Hummels e una senza. Da quando Ranieri ha deciso infatti di affidarsi a lui, mettendolo titolare al centro della difesa, la Roma viaggia ad una media altissima, due punti a partita, frutto di 4 vittorie, due pareggi e un ko. […]

Anche nel derby di domenica è stato uno dei pilastri giallorossi. Del resto “è un campione del mondo, è stato logico affidarsi a lui”, usando le parole espresse più volte da Claudio Ranieri. Che vuole che resti a Roma ancora un altro anno, visto che il tedesco ha il contratto in scadenza il prossimo 30 giugno. Ma esattamente come Mats fu sincero a Bruxelles quando non giocava, […] lo è anche oggi quando dice che ancora non ha deciso cosa farà il prossimo anno. Di certo Roma gli piace e anche tanto, ma ha un figlio in Germania e anche una fidanzata bellissima, Nicola, che lo aspetta a casa sua. […] Anche se poi, con il carattere che ha, Mats non è solo mai. […]

(gasport)

Sartori lavora al colpo di gennaio. Intanto la Roma lo corteggia

Prima il mercato, poi i rinnovi degli uomini mercato in scadenza di contratto al 30 giugno: nell’attesa, però, la Roma e Ranieri pensano a Giovanni Sartori per rifondare il club giallorosso, che domenica sarà avversario diretto dei rossoblù. La notizia è circolata su radio e siti romani, facendo il giro dei social, rilanciata anche in Francia, dato che il diesse giallorosso Ghisolfi che viaggia verso l’addio è transalpino. […]

Sartori però lavora e attende novità da Saputo e Fenucci volendo parlare con il club, prima di ascoltare eventualmente altre sirene. Tocca al Bologna, ora, fare la propria mossa. […]

(Il Resto del Carlino)

Oggi il Lecce in Coppa Italia. Niente turnover

La baby Roma si è fermata a sette vittorie di fila. Il giorno del derby, infatti, è stata sorpresa dall’Hellas Verona, che ha sbancato il Tre Fontane di misura facendo scivolare Graziani e compagni al secondo posto in classifica. L’occasione per riscattarsi però arriva immediatamente: oggi, infatti, è in agenda la sfida casalinga contro il Lecce dell’ex Scarto, valida per gli ottavi di finale di Coppa Italia. (…) Difficilmente Falsini opterà per il turn over. La ferita è troppo fresca e va rimarginata. (…) In porta si contendono il posto Marin e De Marzi, entrambi in panchina all’Olimpico per la stracittadina. DI Nunzio e Coletta potrebbero riprendersi un pasto nell’undici titolare. In attacco, invece, si scalda Misitano, autore di 8 gol nelle ultime 8 partite.

(corsport)

Frattesi, che mal di…panchina

Davide Frattesi resterà all’Inter sino al termine della stagione, nonostante il mal di pancia. Oggi infatti la dirigenza dei campioni d’Italia non ha intenzione di privarsi del centrocampista, a meno che qualcuno non si presenti con un’offerta da 40-45 milioni. Ma in estate l’addio sembra addirittura inevitabile. (…)  Col ragazzo, definito dal ds dei giallorossi Ghisolfi ‘un figlio di Roma’, che sogna un ritorno da promesso sposo ai giallorossi (e comunque è sul taccuino di più di un’inglese). Tuttavia il club della Capitale, per motivi di fair play finanziario, non può permettersi ora un’offerta importante per il figliol prodigo e l’eventuale scambio con Pellegrini più conguaglio in favore dell’Inter è già stata rifiutato dai nerazzurri per stipendio ed età del giallorosso. Risultato: la Roma potrà provarci senza fretta, meno restrizioni e un piano d’azione preciso nella prossima finestra di calciomercato. Tutto quindi parte dalla volontà dell’ex Sassuolo di giocare di più. (…)

(tuttosport)

Paulo a giorni incontra la Roma per allungare il contratto

E se non è una Joya, che cos’è? Un Paulo Dybala così non si vedeva da due anni nella Capitale: rigenerato, continuo, efficace, decisivo. E con l’intima voglia di essere più leader che mai di una Roma con la quale si prepara ad entrare nel futuro. Il rinnovo automatico fino al 2026 scatterà tra appena tre partite giocate per più di 45’ (che potrebbero aumentare leggermente in caso di avanzamento nelle due coppe), ma con le nuove linee guida dettate da Claudio Ranieri l’argentino potrebbe allungare ulteriormente il suo contratto con il club giallorosso per diventarne una bandiera. (…) E così, come ha anticipato lo stesso ds Florent Ghisolfi, i contatti tra l’entourage del giocatore e la società proseguono nel migliore dei modi in ragione del nuovo inizio avviato da Sir Claudio. Già in settimana l’agente della Joya, Carlos Novel, dovrebbe incontrare lo stesso dirigente giallorosso per dare seguito alla volontà delle parti di continuare insieme. (…)

(gasport)

Jingle Bell Rocchi

IL ROMANISTA (G. FASAN) – E così, anche se a denti stretti, alla fine pure Rocchi lo ammette. Quello di Kyriakopoulos a Monza su Baldanzi era un pestone. Punibile. La Roma, dopo il derby, trova anche la “ragione” nella calza della Befana. Succede tutto nella notte tra il 5 e il 6 gennaio su Dazn, durante la trasmissione Open Var “edizione speciale”, perché accanto alla conduttrice Giorgia Rossi e ai commentatori Andrea Stramaccioni e Dario Marcolin l’ospite d’onore in quota Aia è Gianluca Rocchi in persona. (…) Si chiarisce che in Empoli-Napoli Anjorin su Politano non è “step on foot” ma un rigore deciso in campo che il Var solitamente non toglie perché c’è un tocco valutato. Niente pestone: «Abbiamo fatto un lavoro sul tema, spiegando che dev’essere una cosa chiara dove ci sarebbe tra l’altro anche l’ammonizione», spiega Rocchi. «Come nel caso di Dodò con la Lazio», irrompe Marcolin. «O Baldanzi in Monza-Roma», pareggia Strama. «Esattamente», benedice Rocchi. «Il caso Baldanzi è stato assimilato al caso Di Lorenzo, anche se potevano esserci situazioni differenti sotto alcuni punti di vista», chiosa Giorgia Rossi. Tutto chiarito, o quasi, perché dallo studio qualcuno (Stramaccioni?) vorrebbe definire ancora meglio il caso Baldanzi: «Ne abbiamo parlato, direi di andare oltre…», ribadisce la conduttrice, con tanto di gesto di approvazione di Rocchi. (…) Finita qui? No, a questo punto arriviamo fino in fondo per capire se si analizza anche qualche gol annullato per fallo precedente, leggasi Verona-Roma del 3 novembre scorso e la gomitata di Magnani su Ndicka, mai raccontata in tv nonostante la richiesta di Dazn e le tensioni con Rocchi & C. Eppure, noi che romperemo le scatole ogni giorno finché non ci faranno ascoltare gli audio tra Var e arbitro di quella sera, ce lo aspettavamo. Specie vista la premura di Rocchi sui falli gravi che possano mettere a repentaglio la salute dei calciatori («per me è la priorità assoluta»), niente da fare. Non bastano i due minuti di soccorsi prestati all’epoca al difensore ivoriano della Roma per considerare una gomitata in pieno volto un motivo per annullare un gol. Non basta il bel clima d’inizio anno e la metà raggiunta dal campionato per considerare l’interessante spazio tv su Dazn un’occasione per chiarire per la prima volta una posizione ufficiale.