Forse non lo sai ma pure questo è amore

IL ROMANISTA (T. CAGNUCCI) – La doppia non esultanza di De Rossi ai gol che hanno valso la salvezza al Genoa, la metterei tra i grandi gesti romanisti della storia. Tipo Pruzzo che si toglie la maglia in Roma-Juve, il primo bacio dato alla maglia che fu di Boniek sempre in quel campionato, o tipo un qualsiasi fotogramma in 20 anni di… Daniele De Rossi alla Roma. Alla mia nipotina un giorno dirò: “Lo sai che c’è stato uno che ha giocato 616 volte con la Roma, per cui ha sempre tifato, dando tutto, rinnovando quando era aa scadenza, rifiutando il City di Mancini, schierandosi contro maiali col microfono, derby non giocati, tessere del tifoso, chiedendo quella del poliziotto, non rinnegando mai la sua fede, né in campo, né in conferenza, né da calciatore, né da allenatore, né in Nazionale, né in Argentina, né a Genova, né in “borghese”, né quando in tanti “in giro” lo chiamavano Capitan Ceres, mentre lui in diretta tv raccontava di essere orgoglioso d’essere romanista  anche dopo un 7-1. E che pure è stato cacciato da casa sua”. Volevo fare un elenco degli ex dal 1927 che sono stati moolto ex, molto più di De Rossi, però sto vedendo che mi sembra assurdo dire qualcosa di più della carta d’identità, della carriera, degli occhi di Daniele per la Roma. Lascio perdere l’abbraccio di Di Canio a Nela dopo il gol del Napoli a noi,  l’esultanza di Pruzzo che ci ha buttato fuori dall’Europa, Graziani che con l’Udinese ci leva nell’87 il sogno Scudetto e la sua rissa nell’85 con Di Bartolomei. Ecco questo non lo lascio perdere. Detto che io non sono contento per niente per De Rossi, se avete da ridire sul niente che ha fatto a parte l’enorme contegno e rispetto avuti, per favore non parlate più di Agostino che quando ci segnò esultò per rabbia sotto la Sud milanista e che al ritorno si prese i vaffanculo di trequarti di stadio. Perché allora sì per voi è solo retorica e moda. Non parlate se non sapete che vuol dire quando vi strappano via il cuore che batte solo per quella squadra, quella persona, quell’amore al di là di tutte le contraddizioni, i pettegolezzi, le invidie, i messaggi radio e social che dicono il contrario. Forse non lo sapete, ma pure quello è amore.

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Pietralata e lo stadio, i residenti già si dividono tra chi sogna gli affari e chi teme: “Sarà un caos”

[…] La cosa certa è che lo stadio, adesso, tutti lo aspettano, seppure con animo diverso. I consiglieri comunali sugli scranni in Aula Giulio Cesare, dove il progetto planerà dopodomani per una sorta di conferma dell’interesse pubblico a blindare politicamente l’opera in vista dell’ultima curva davvero pericolosa, i 180 giorni di analisi al microscopio della Conferenza dei servizi decisoria. Quindi, i Friedkin, sono inevitabilmente in attesa di celebrare la posa del primo mattone sul quale è stabile la soglia di 1,3 miliardi di euro. Ma è soprattutto Pietralata a trattenere il respiro per la nascita dello Stadio della Roma. Perché mentre i vigilantes sorvegliano le entrate del cantiere, spesso visitate dai vandali, e le gru si occupano di portare avanti i carotaggi per gli approfondimenti archeologici, tutto il quartiere ha già iniziato a cambiare la sua prospettiva, sia in positivo che in negativo. […] Del resto c’è chi vede affari d’oro all’orizzonte, come i commercianti di zona abituati a tirare a campare in questo pezzo di città da sempre nella doppia morsa di degrado e traffico: “Qua ci speriamo, 60 mila persone tutte insieme sono una bella novità per chi, come noi, vive dei propri incassi. Ci sono dei pro ma anche dei contro, s’intende. E spero che in Comune pensino anche a noi del quartiere, perché qui le strade si allagano sempre e c’è un grande problema di parcheggi: dicono che ne vogliono farne uno da 10 mila stalli allo stadio, ma le altre 50 mila persone poi dove la parcheggiano la macchina?”. E poi c’è chi non deve fare affari, ma solo continuare a vivere in un quartiere che promette di trasformarsi in maniera profonda e radicale. Non ancora sicuro se positiva, però.
“Le vie che affacciano su Monti Tiburtini sono un disastro quotidiano: siamo condannati a restare in macchina per ore. Ma come possono fare uno stadio davanti a un ospedale? Sarà il caos”.

(corsera)

Florenzi: “Mai chiesto la cessione, Trigoria è casa mia. Finale di Europa League? Speriamo di arrivarci, in caso il biglietto lo prendo”

CORRIERE DELLO SPORT – Roma non è sempre stata giusta con Alessandro Florenzi. È stato il primo capitano dopo Totti e De Rossi e già questo basterebbe a capire perché non gli sono mai fatti sconti. Oggi compie 35 anni e per la prima volta si ritrova lontano da un campo di calcio.

Non ha mai avuto un bel rapporto con Totti
“Falsissimo. Posso definire Francesco e De Rossi miei amici. Totti è una leggenda,
Daniele un fratello, seguo il Genoa per lui e certe volte non vorrei essere nella sua testa. Fare l’allenatore deve essere duro eh…”.

Contento del possibile ritorno di Totti nella Roma?
“Se sarà così, certo. È casa sua quella”.

Torniamo al vero o falso: quando vide striscioni duri nel suoi confronti, e con
Fonseca giocava poca, chiese la cessione. O almeno, di non essere più capitano della Roma

“Bugia. Bugia gigante. Neanche per un istante ho anche solo pensato di chiedere una cosa del genere”.

Rigiocherebbe una sola partita in carriera: Roma-Liverpool, 2018, semifinale di
Champions.

“Confermo. Il ritorno, con il VAR. Saremmo andati in finale”.

Voleva andare a Tirana, da tifoso, per la finale di Conference della Roma, ma ha rinunciato all’ultimo perché era un giocatore del Milan
“Vero, avevo il biglietto. Non andai perché avevamo appena vinto il campionato e avevo degli impegni”.

Pensa di essere stato sottovalutato a Roma?
“Falso. Mi sono sempre dato il valore giusto, poi ognuno aveva e ha la sua idea. Totti e De Rossi erano e saranno sempre una cosa per la Roma, per noi altri romani non è tacile, non lo è stato per me e non lo è per Pellegrini ora. Ma i paragoni sono stupidi. Io come loro ho dato tutto per la maglia fino all’ultima goccia. Chi vuole capire capisca, per gli altri amen. Basta”.

Ancora adesso considera Trigoria casa?
“Questa è proprio vera. Per le persone che ci lavorano ogni giorno. Per me Antonio, il
barista, è sempre stato uguale a un mio compagno. lo sono sempre stato me stesso con tutti, ho cercato di lavorare solo su me stesso e su cosa potevo cambiare io, non la narrazione che facevate voi giornalisti o facevano gli altri”.

Mourinho voleva che tornasse alla Roma
“Confermo, mi telefonò, si chiedeva come mai di me si dicesse che avevo litigato con tutti. Fatevi un giro a Trigoria e chiedete: non è vero niente. E anche Mourinho lo sapeva. Lui mi voleva e io avrei giocato per lui”.

Milan e Roma in Champions?
Allegri penso proprio di sì, Gasperini se la può giocare”.

Se la Roma andasse in finale di Europa League la vedremmo a
Istanbul?

“A Tirana non c’ero e abbiamo vinto, a Budapest non c’ero e abbiamo perso.
Quindi non ci sarebbero problemi di scaramanzia… Sai che non lo so? Intanto speriamo di arrivarci, poi decido. In caso il biglietto lo prendo”.

Bologna-Roma, il Dall’Ara punta quota 27.000 biglietti. I giallorossi in 900

Eppur si muove: sia la prevendita per la sfida di domani sera al Dall’Ara sia quella per Roma-Bologna del 19 marzo all’Olimpico. Per quanto riguarda i novanta minuti di domani il club rossoblù ieri ha confermato di aver raggiunto la soglia delle 25 mila presenze, di cui 900 tifosi giallorossi in curva ospiti, tutti rigorosamente extra provincia di Roma come ha stabilito da giorni l’Osservatorio Nazionale per le Manifestazioni Sportive. Di fatto, curva Bulgarelli esclusa, si trovano ancora biglietti in tutti i settori. L’obiettivo, ambizioso ma non irraggiungibile, è toccare le 27 mila presenze. Per la sfida del ritorno invece ieri la prevendita dei tagliandi del settore ospiti dell’Olimpico non ha fatto registrare significative accelerazioni. Duecento biglietti in più venduti hanno portato il totale a 3.200, il che significa che ne restano circa 250 ancora disponibili.

(Il Resto del Carlino)

Totti-Roma: l’intesa ai dettagli

Non sono pochi i messaggi che i tifosi, sui social, stanno dedicando a Totti, ormai prossimo al ritorno in giallorosso con un ruolo dirigenziale a metà tra la figura di consulenza del club e l’uomo-immagine per le iniziative commerciali. Francesco ha lasciato la Roma a giugno del 2019, lamentando una scarsa considerazione da parte dell’ex presidente Pallotta. Con Friedkin è stato invece amore a prima vista, anche se il lungo corteggiamento si è concluso soltanto 5 anni e mezzo dopo l’insediamento di Dan a Trigoria. Francesco diventerebbe una sorta di consigliere in stile IbrahimovicMilan, con un inquadramento contrattuale simile a quello di Ranieri. Non farà il direttore tecnico e non entrerà direttamente neppure nelle dinamiche della direzione sportiva, però idealmente rappresenterà l’anello di congiunzione tra la società, Gasperini e il vivaio. Entro la fine di marzo sarà annunciato.

(corsport)

Soulé migliora: al Dall’Ara Celik ancora nei tre

È bastato vederlo spuntare sul prato verde del Fulvio Bernardini e la giornata della Roma a Trigoría ha preso tutto un altro verso. Ancor prima che toccasse il pallone, la sola presenza di Soulé comunicava fiducia. Matias sta muovendo i primi passi in campo dopo una ventina di giorni di terapie in palestra e sul lettino del fisioterapista
per cercare di venire a capo di una fastidiosa forma di pubalgia. Per la prima volta da Napoli-Roma del 15 febbraio, l’argentino nelle ultime 48 ore ha eseguito un lavoro differenziato ma in campo, tomando quindi a toccare il caro amico pallone. Non è tanto, e un paio di sgambate non saranno quasi certamente sufficienti per farlo tornare tra i convocati già per la sfida europea di domani a Bologna. Dopo aver giocato 34 partite di fila, Soulé ha saltato i match con Cremonese, Juve e Genoa.
Tra i convocati tornerà invece Hermoso, fermo dal 2 febbraio per una serie di complessi infortuni. Lo spagnolo non dovrebbe essere rischiato dall’al Dall’Ara, ma a
Como dovrebbe giocare anche perché allo scontro diretto contro Fabregas non potrà partecipare N’Dicka, squalificato. Per la stessa ragione, salterà l’andata degli ottavi di finale Mancini, espulso ad Atene nell’ultima gara della prima fase. La línea difensiva sarà formata da Ghilardi, l’ivoriano e Celik, con Rensch e Wesley sulle fasce. Cristante, Koné e Pisilli dovrebbero far parte tutti e tre della sfida. Venturino non è in lista Uefa. Uno tra Zaragoza e Pellegrini oppure entrambi se Gasp dovesse rinunciare a uno del mediani) affiancherà Malan.

(corsport)

Roma, quel brutto quarto d’ora

Sembra proprio che all’improvviso, senza particolari segnali premonitori, un malessere irrazionale prenda di petto la Roma. La regina dei primi tempi si sta così abituando a passare un brutto quarto d’ora, sempre più spesso l’ultimo delle sue partite. Il gol di Vitinha al Ferraris, e prima ancora quelli di Boga e Gatti nel drammatico finale di Roma-Juve, non hanno solo fatto perdere ai giallorossi i 3 punti che avrebbero fatto avvicinare Gasp allo scontro diretto di Como con tutt’altra tranquillità; quelle reti hanno pure minato delle certezze, manifestando l’incapacità del gruppo di gestire il risultato negli attimi più concitati. La gioventù e l’inesperienza fanno questi scherzi. Prima di queste cinque reti nell’ultimo quarto d’ora c’erano state quelle subite da Parma, Cremonese e Genoa, con il risultato messo in cassaforte. 1 gol di Circati, di Folino e di Ekhator avevano semplicemente sporcato l’inseguimento al record di clean sheet di Svilar. Spaccando la classifica in due emergono due tipi diversi di Roma. Senza quel maledetto quarto d’ora, Gasperini sarebbe addirittura secondo con 55 punti e a -7 dall’Inter capolista. Se oggi c’è chi considera il Milan ancora in corsa per lo scudetto trovandosi alla stessa distanza dai nerazzurri, chissà cosa si direbbe della Roma, che lo scontro diretto deve ancora disputarlo: il potenziale -4 animerebbe notevoli entusiasmi, soprattutto nella Capitale. Viceversa, se contassero solo gli scampoli finali dei match, i giallorossi si troverebbero in guai seri dal basso di un 15º posto con la miseria di 28 punti, poco più su della zona retrocessione. Mentre cerca di aggiustare il difetto dell’arrivo, la Roma non deve commettere l’errore di dimenticarsi come si parte forte. La Lupa ha infatti incassato solo 6 gol nei primi tempi e tutti contro le big Inter, Milan, Napoli (andata e ritorno), Juve e Atalanta. È proprio questa solidità ad averla resa grande.

(corsport)

Le verità postume

“Il tocco di braccio di Malinovskyi in Genoa-Roma era punibile” (ergo: a Gasperini manca un rigore). L’ha detto Mauro Tonolini che a Open Var rappresenta l’AIA. “Quello di Ricci nel derby, no”. Soddisfatti? Ma neanche per sogno: le verità postume non aiutano alimentano altre polemiche, moltiplicano i precedenti da recuperare al momento opportuno. E allora proviamo con la richiesta di uniformità. Ma non esiste nella vita, figuriamoci nel calcio che della vita è solo un particolare. Se chiedete a cento persone di giudicare lo stesso episodio otterrete una serie di valutazioni contrastanti: ognuno di noi, arbitri compresi, mette sempre in campo la propria personalità formazione, sensibilità, il proprio sguardo. Due giudici, interpretando il codice, possono emettere sentenze opposte sullo stesso caso. Proprio per ridurre il numero delle decisioni soggettive è stato introdotto il Var, che segue un protocollo purtroppo sensibile a errori, omissioni e malumori. Ciò che possiamo pretendere dagli arbitri è altro: di essere capaci di fare il mestiere e di agire sempre in buonafede. Chi non possiede il senso del gioco e chi commette una serie di errori gravi non può continuare a esercitare la professione. Fra gli errori ci sono quelli che puzzano di fogna e quelli che odorano di bucato. Il guaio è che nel calcio vissuto dai tifosi si puzzano tutti.

(corsport)

Mancano 62 gol, la A non segna più: addii, infortuni e bomber in calo. Che crisi lì davanti

C’era una volta il gol. Almeno in Serie A dove si segna poco, per non dire pochissimo. L’inesorabile flessione che scandisce la stagione 2025-26 merita una profonda riflessione. Che succede? Perché tanta carestia? Goal, in inglese, significa scopo,
obiettivo. Abbiamo forse smarrito il fine ultimo del gioco? Partiamo innanzitutto dai dati. La scorsa stagione alla 28° giornata i gol complessivi erano 745, quest’anno sono 683. Saldo: -62. Ancora più impressionante il confronto con l’annata 2020-2021 quando la produzione totale aveva toccato, sempre alla 28° giornata, 837 reti. Parliamo quindi di ben 154 gol in più. Fa rumore, su tutti, la regressione che accompagna la Dea, che però suggerisce una banale riflessione: chi segnava, e tanto, con Gasperini, ora non c’è più. A questo punto del campionato Retegui aveva già 22 reti e Lookman 13. Più virtuoso di tutti è il Como che sfodera un +12 rispetto al 2024-2025, suggerendo una chiave di lettura. Fabregas, specie nelle ultime uscite, ha spesso rinunciato alla prima punta, schierando là davanti Paz o addirittura Caqueret, ancorando la produttività offensiva più alla filosofia di gioco che alle caratteristiche e al mestiere dei singoli. […] Nelle prime undici giornate di campionato si sono contati ben diciassette 0-0, con il picco di quattro nel settimo turno ormai passato agli annali. Lì è stato stabilito il minimo storico di gol segnati con 11 marcature in dieci partite, scalzando il tetto di 13 gol registrato in quattro precedenti occasioni. E c’è un altro dato che fotografa, peraltro, la crisi di vocazione. Sempre allo sbarramento delle 28 giornate, il solo Lautaro ha scollinato la doppia cifra, mentre nella stagione passata erano ben sette i giocatori con più di dieci reti.
Ma tant’è: tra addii, infermerie piene e flessioni inaspettate, i numeri ci spiegano che solo capitano dell’Inter rappresenta una garanzia di continuità. Alla fine della scorsa stagione i giocatori in doppia cifra furono ben diciotto. A dieci giornate dalla fine del campionato attuale quella quota pare pura utopia.

(corsport)

Soulé al lavoro per il ritorno. Zaragoza spera

IL TEMPO (G. TURCHETTI) – Niente turnover massiccio in Europa. È stato fin troppo chiaro Gasperini nel corso della stagione. Qualche rotazione con il Bologna, però, sembra ora necessaria. Pellegrini è apparso opaco, appannato nelle ultime uscite. Venturino non è in lista UEFA. E allora Zaragoza si candida per una maglia da titolare. Lo spagnolo deve ancora lasciare il segno da quando è arrivato nella Capitale e tra Juventus e Genoa ha raccolto pochi minuti. L’ex Celta Vigo potrebbe muoversi vicino a Malen, con Cristante alle loro spalle. Reclama un posto anche El Aynaoui, sempre titolare negl impegni europei tranne che con lo Stoccarda. Il marocchino potrebbe far coppia in mezzo al campo con uno tra Koné e Pisilli al momento coppia favorita. Hermoso viaggia verso la convocazione, ma difficilmente sarà in campo dall’inizio. Con Mancini squalificato, il terzetto difensivo potrebbe essere composto da Celik, N’Dicka e Ghilardi. Dopo aver saltato la gara di Marassi per squalifica, Wesley si riprende il posto sulla corsia di sinistra, con Rensch che potrebbe essere confermato sul lato opposto. Anche ieri, intanto, Soulé ha lavorato individualmente sul campo. L’argentino sta provando a superare i fastidi della pubalgia per rendersi disponibile la prossima settimana.