Roma, quel brutto quarto d’ora

Sembra proprio che all’improvviso, senza particolari segnali premonitori, un malessere irrazionale prenda di petto la Roma. La regina dei primi tempi si sta così abituando a passare un brutto quarto d’ora, sempre più spesso l’ultimo delle sue partite. Il gol di Vitinha al Ferraris, e prima ancora quelli di Boga e Gatti nel drammatico finale di Roma-Juve, non hanno solo fatto perdere ai giallorossi i 3 punti che avrebbero fatto avvicinare Gasp allo scontro diretto di Como con tutt’altra tranquillità; quelle reti hanno pure minato delle certezze, manifestando l’incapacità del gruppo di gestire il risultato negli attimi più concitati. La gioventù e l’inesperienza fanno questi scherzi. Prima di queste cinque reti nell’ultimo quarto d’ora c’erano state quelle subite da Parma, Cremonese e Genoa, con il risultato messo in cassaforte. 1 gol di Circati, di Folino e di Ekhator avevano semplicemente sporcato l’inseguimento al record di clean sheet di Svilar. Spaccando la classifica in due emergono due tipi diversi di Roma. Senza quel maledetto quarto d’ora, Gasperini sarebbe addirittura secondo con 55 punti e a -7 dall’Inter capolista. Se oggi c’è chi considera il Milan ancora in corsa per lo scudetto trovandosi alla stessa distanza dai nerazzurri, chissà cosa si direbbe della Roma, che lo scontro diretto deve ancora disputarlo: il potenziale -4 animerebbe notevoli entusiasmi, soprattutto nella Capitale. Viceversa, se contassero solo gli scampoli finali dei match, i giallorossi si troverebbero in guai seri dal basso di un 15º posto con la miseria di 28 punti, poco più su della zona retrocessione. Mentre cerca di aggiustare il difetto dell’arrivo, la Roma non deve commettere l’errore di dimenticarsi come si parte forte. La Lupa ha infatti incassato solo 6 gol nei primi tempi e tutti contro le big Inter, Milan, Napoli (andata e ritorno), Juve e Atalanta. È proprio questa solidità ad averla resa grande.

(corsport)

Le verità postume

“Il tocco di braccio di Malinovskyi in Genoa-Roma era punibile” (ergo: a Gasperini manca un rigore). L’ha detto Mauro Tonolini che a Open Var rappresenta l’AIA. “Quello di Ricci nel derby, no”. Soddisfatti? Ma neanche per sogno: le verità postume non aiutano alimentano altre polemiche, moltiplicano i precedenti da recuperare al momento opportuno. E allora proviamo con la richiesta di uniformità. Ma non esiste nella vita, figuriamoci nel calcio che della vita è solo un particolare. Se chiedete a cento persone di giudicare lo stesso episodio otterrete una serie di valutazioni contrastanti: ognuno di noi, arbitri compresi, mette sempre in campo la propria personalità formazione, sensibilità, il proprio sguardo. Due giudici, interpretando il codice, possono emettere sentenze opposte sullo stesso caso. Proprio per ridurre il numero delle decisioni soggettive è stato introdotto il Var, che segue un protocollo purtroppo sensibile a errori, omissioni e malumori. Ciò che possiamo pretendere dagli arbitri è altro: di essere capaci di fare il mestiere e di agire sempre in buonafede. Chi non possiede il senso del gioco e chi commette una serie di errori gravi non può continuare a esercitare la professione. Fra gli errori ci sono quelli che puzzano di fogna e quelli che odorano di bucato. Il guaio è che nel calcio vissuto dai tifosi si puzzano tutti.

(corsport)

Mancano 62 gol, la A non segna più: addii, infortuni e bomber in calo. Che crisi lì davanti

C’era una volta il gol. Almeno in Serie A dove si segna poco, per non dire pochissimo. L’inesorabile flessione che scandisce la stagione 2025-26 merita una profonda riflessione. Che succede? Perché tanta carestia? Goal, in inglese, significa scopo,
obiettivo. Abbiamo forse smarrito il fine ultimo del gioco? Partiamo innanzitutto dai dati. La scorsa stagione alla 28° giornata i gol complessivi erano 745, quest’anno sono 683. Saldo: -62. Ancora più impressionante il confronto con l’annata 2020-2021 quando la produzione totale aveva toccato, sempre alla 28° giornata, 837 reti. Parliamo quindi di ben 154 gol in più. Fa rumore, su tutti, la regressione che accompagna la Dea, che però suggerisce una banale riflessione: chi segnava, e tanto, con Gasperini, ora non c’è più. A questo punto del campionato Retegui aveva già 22 reti e Lookman 13. Più virtuoso di tutti è il Como che sfodera un +12 rispetto al 2024-2025, suggerendo una chiave di lettura. Fabregas, specie nelle ultime uscite, ha spesso rinunciato alla prima punta, schierando là davanti Paz o addirittura Caqueret, ancorando la produttività offensiva più alla filosofia di gioco che alle caratteristiche e al mestiere dei singoli. […] Nelle prime undici giornate di campionato si sono contati ben diciassette 0-0, con il picco di quattro nel settimo turno ormai passato agli annali. Lì è stato stabilito il minimo storico di gol segnati con 11 marcature in dieci partite, scalzando il tetto di 13 gol registrato in quattro precedenti occasioni. E c’è un altro dato che fotografa, peraltro, la crisi di vocazione. Sempre allo sbarramento delle 28 giornate, il solo Lautaro ha scollinato la doppia cifra, mentre nella stagione passata erano ben sette i giocatori con più di dieci reti.
Ma tant’è: tra addii, infermerie piene e flessioni inaspettate, i numeri ci spiegano che solo capitano dell’Inter rappresenta una garanzia di continuità. Alla fine della scorsa stagione i giocatori in doppia cifra furono ben diciotto. A dieci giornate dalla fine del campionato attuale quella quota pare pura utopia.

(corsport)

Soulé al lavoro per il ritorno. Zaragoza spera

IL TEMPO (G. TURCHETTI) – Niente turnover massiccio in Europa. È stato fin troppo chiaro Gasperini nel corso della stagione. Qualche rotazione con il Bologna, però, sembra ora necessaria. Pellegrini è apparso opaco, appannato nelle ultime uscite. Venturino non è in lista UEFA. E allora Zaragoza si candida per una maglia da titolare. Lo spagnolo deve ancora lasciare il segno da quando è arrivato nella Capitale e tra Juventus e Genoa ha raccolto pochi minuti. L’ex Celta Vigo potrebbe muoversi vicino a Malen, con Cristante alle loro spalle. Reclama un posto anche El Aynaoui, sempre titolare negl impegni europei tranne che con lo Stoccarda. Il marocchino potrebbe far coppia in mezzo al campo con uno tra Koné e Pisilli al momento coppia favorita. Hermoso viaggia verso la convocazione, ma difficilmente sarà in campo dall’inizio. Con Mancini squalificato, il terzetto difensivo potrebbe essere composto da Celik, N’Dicka e Ghilardi. Dopo aver saltato la gara di Marassi per squalifica, Wesley si riprende il posto sulla corsia di sinistra, con Rensch che potrebbe essere confermato sul lato opposto. Anche ieri, intanto, Soulé ha lavorato individualmente sul campo. L’argentino sta provando a superare i fastidi della pubalgia per rendersi disponibile la prossima settimana.

Missione trasferta

IL TEMPO (L. PES) – Ritrovare la strada lontano da casa. In quattro giorni la Roma si gioca tanto del proprio futuro in due trasferte tra Europa e campionato che possono rilanciare o compromettere le speranze Champions sia attraverso la coppa che il campionato. Bologna e Como rappresentano due snodi cruciali dopo le amarezze delle due ultime sfide di campionato. Il merito di aver conquistato gli ottavi diretti in Europa League non ha comunque impedito alla Roma di trovare un’avversaria di livello e un tabellone ostico, mentre in Serie A lo spareggio a casa di Fabregas non è un dentro o fuori ma poco ci manca. Da punto di forza nella prima parte di stagione le trasferte ora sono decisamente meno redditizie per i giallorossi. Da novembre in poi, infatti, nelle successive dieci gare lontano dall’Olimpico sono arrivate tre vittorie, un pareggio e ben sei sconfitte mentre prima del match contro il Milan a
San Siro la squadra di Gasperini aveva vinto tutte le quattro trasferte di A. Discorso diverso in Europa dove la Roma è imbattuta in questa stagione fuori casa con tre successi e il pari di Atene, ma nelle gare a eliminazione diretta nonostante le grandi cavalcate europee, lontano dall’Olimpico di successi ne sono arrivati pochi. Per questo al Dall’Ara servirà un cambio di marcia su un campo non facile e contro una squadra che, soprattutto guardando il curriculum del proprio allenatore, in questo tipo di partite può dare il meglio di sé. Nella scorsa stagione nella fase a eliminazione diretta era arrivato il pari in casa del Porto e il ko fatale a Bilbao contro l’Athletic che compromise il cammino della Roma di Ranieri. Ma allargando il raggio alle ultime cinque stagioni, sono soltanto due le vittorie in trasferta a tinte giallorosse nella fase finale delle coppe europee. Quella del marzo 2022 ad Arnhem col campo del Vitesse negli ottavi di Conference firmata da Sergio Oliveira e quella a San Siro col Milan dell’aprile 2024 nei quarti di Europa League decisa dal gol ci Mancini. Per il resto sei pareggi e cinque sconfitte con soltanto due eliminazioni: quella in semifinale nel 2024 col Bayer Leverkusen e quella agli ottavi dello scorso anno.
Numeri, insomma, che raccontano di una tendenza invertita in questa stagione che però in Europa ancora deve veder sbocciare il percorso del giallorossi, tra le migliori squadre degli ultimi anni in campo continentale. Gasperini è già al lavoro, tatticamente e mentalmente, per tornare a vincere lontano da casa dato che, in generale, l’ultimo successo è datato 18 gennaio a casa del Torino. Il tecnico è il primo a non sentire il peso della pressione e a voler trasmettere carica e determinazione a un gruppo che in pochi giorni vuole ritrovare la strada di casa, lontano da casa.

Roma, riecco l’Europa: emergenza in attacco, Gasp pensa al turnover

C’é una Roma che arriva a Bologna con il fiato corto, incerottata. E ce n’è un’altra che in queste ore prova a trovare proprio dentro l’emergenza il momento giusto per uscire dal pantano: perché gli ottavi di Europa League, per una squadra uscita ammaccata dalle ultime settimane di campionato, possono trasformarsi insieme in un rifugio e un banco di prova. Domani sera al Dall’Ara va in scena l’andata degli ottavi di finale, sfida delicata, forse anche più aperta di quanto raccontino le difficoltà giallorosse. La Roma ci arriva con un reparto offensivo ridotto all’osso, con i soliti dubbi che accompagnano ogni vigilia complicata e con la sensazione che questa coppa, adesso, con il fiato sul collo di Como e Juventus in campionato, possa diventare molto più di un semplice obiettivo parallelo. Vincere la finale garantisce il piazzamento in Champions League. A patto di avere uomini e energie. L’allenamento di ieri a Trigoria ha confermato il quadro dell’infermeria: Dybala e Dovbyk proseguono i rispettivi programmi di lavoro, mentre Soulé ha svolto allenamento differenziato a causa della pubalgia che lo accompagna da alcune settimane. L’argentino non verrà convocato per la sfida del Dall’Ara e difficilmente sarà disponibile per la trasferta di Como di domenica. Contro i rossoblù, poi, mancherà anche Mancini, squalificato dopo il rosso rimediato contro il Panathinaikos, nell’ultima gara della fase campionato. La speranza di Gian Piero Gasperini è di recuperare Hermoso, se non per giovedì, almeno per domenica.
Anche contro il Bologna tutto il peso dell’attacco sarà sulle spalle di Malen, all’esordio europeo con la maglia giallorossa. Accanto a lui ballottaggio aperto tra Zaragoza e El Shaarawy, con Pellegrini verso la panchina. Turno di riposo in mediana per Koné con l’inserimento di Pisilli accanto a Cristante e El Aynaoui sulla trequarti. In difesa tornerà a farsi vedere dal primo minuto Ghilardi.

(La Repubblica)

Gasp: momento chiave, isoliamoci. Con il Bologna tocca a Zaragoza

Si sale e si scende dalla giostra giallorossa. Ma i ragazzi della Roma più che divertirsi è il caso che si sveglino. In piena emergenza offensiva, Gasperini farà girare le sue punte di scorta. Usciti di scena tre titolari, restano gli acquisti del mercato di gennaio presi per completar la rosa: Zaragoza, Venturino e Vaz. Utilizzati a intermittenza, non hanno lasciato il segno: sono ancora a digiuno di gol. È, quindi, il momento di incidere. In palio c’è il loro futuro. A Venturino, escluso dalla nuova lista Uefa, è stata appena concessa la chance di partire dall’inizio. A Marassi contro il Genoa il primo tempo e via, sostituito all’intervallo da Gian Piero. Vaz è invece entrato in corsa per il finale: di lui si ricorda l’allegria con cui si è scaldato prima di affacciarsi in campo. Domani dovrebbe toccare a Zaragoza che domenica è rimasto in panchina. Bryan avrà spazio in partenza ed è in vantaggio su Robinio per sostenere Malen. Gasperini, alla ripresa del lavoro a Trigoria, è andato oltre l’addestramento tattico. Si è dedicato all’aspetto mentale. Dovendo affrontare la linea difensiva a quattro di Italiano, si prepara intanto a cambiare il sistema di gioco, passando dal 3-4-2-1 al 3-4-1-2. La modifica tattica potrebbe diventare la principale novità nella partita d’andata degli ottavi di Europa League. Da scegliere il trequartista: Cristante più di Pisilli, con Pellegrini in panchina. Niccolò, pronto a scambiarsi la posizione con Bryan, in mediana, accanto a Koné. Che è stanco, ma Gian Piero vuole cominciare la sfida con i titolari. El Aynaoui l’alternativa: finora in coppa ha giocato, senza perdere nemmeno un minuto. In difesa, senza lo squalificato Mancini e con il rientro di Wesley, Celik e Ghilardi ai lati di Ndicka. Hermoso, è appena tornato in gruppo. Può essere convocato, ma non titolare. Se resterà fuori, confermato Rensch. Nessun calcolo, però, legato alla trasferta di domenica a Como. La priorità va alla sfida del Dall’Ara, con l’obiettivo di recuperare Soulé per il ritorno, giovedì 19 marzo all’Olimpico.

(corsera)

Soulé ci prova per il Como: operazione ok per Ferguson

Soulé vede la luce in fondo al tunnel. Per ora è ancora fioca ma dopo settimane passate tra terapie, trattamenti rigenerativi e sedute extra è finalmente tornato a
riassaporare il sapore il campo. La road map è segnata: questa settimana sarà
dedicata alla fase di riatletizzazione per provare ad essere a completa disposizione per il ritorno del 19 marzo col Bologna. Se non dovesse farcela appuntamento alla sfida contro il Lecce. Recuperato, invece, Hermoso che lunedì si era riaffacciato in gruppo e ieri ha svolto l’intera sessione con il resto dei compagni. Allenamento che si è aperto con un discorso motivazionale di Gasperini che ha chiesto alla squadra di rimanere concentrata in queste gare che rappresentano uno snodo cruciale per il proseguimento della stagione. Oggi la rifinitura poi la partenza per Bologna. Out per squalifica Mancini che tornerà a Como. Spazio al terzetto composto da Celik, Ndicka e Ghilardi. L’idea è quella di non rischiare Hermoso che dovrà giocare necessariamente domenica vista l’assenza di Evan. Torna Wesley, mentre a destra giocherà Rensch. In mezzo al campo confermata la coppia KonéPisilli con El Aynaoui ad oggi dietro nelle gerarchie. Le novità sono attese davanti. Il tridente rischia di essere stravolto rispetto alla sfortunata trasferta di Genova. Malen non si tocca, al suo fianco la sorpresa potrebbe essere Zaragoza. Sparito dai radar nelle ultime due (quattro minuti giocati) ma si candida per concedere un turno di riposo a Pellegrini. Sulla trequarti Cristante. L’obiettivo è indirizzare subito la qualificazione dalla gara d’andata. Ferguson alla fine si è operato alla caviglia. La stagione per lui è però finita.

(Il Messaggero)

Con Wesley la Roma alza il ritmo

Una volta può essere un caso. Due no. Perché è bastato non vederlo a Cagliari e domenica scorsa a Genova per avere la conferma che senza Wesley è un’altra Roma. Più prevedibile, più compassata, monoritmo e per questo meno pericolosa. È strano fare delle considerazioni del genere per un calciatore che di mestiere non è punta o un trequartista. Discorsi del genere, una volta dimenticati a malincuore Cafu e Candela, siamo abituati infatti a farli per Dybala e l’augurio è che non si debbano mai fare per Malen. E invece Wesley è cresciuto in maniera incredibile. Dell’anarchico catapultato dal Flamengo in estate, l’esterno carioca ora è diventato un calciatore affidabile sia a livello difensivo che offensivo. E ora sa essere anche decisivo. Sono diventati 4 i gol stagionali che non erano così scontati per un ragazzo che al Flamengo ne aveva segnati altrettanti ma in 136 partite. Prima di fermarsi per squalifica contro i bianconeri, Wesley ha toccato quota 60 match in stagione. Che per lui dallo scorso anno non ha mai fine: campione con il Flamengo nel Brasilerao, poi protagonista nel mondiale per club prima di essere eliminato dal Bayern Monaco e ora alla Roma. Venticinque gare su 27 in campionato più 7 tra Europa League e Coppa Italia. Quando c’è, gioca. Sempre. Con lui in campo la Roma ha più sbocchi offensivi: il brasiliano è primo in rosa per grandi occasioni create (8), per dribbling riusciti (14) e quarto per palloni recuperati (98). Domani a Bologna, dopo il turno di stop forzato per squalifica in campionato, Gasp riparte da lui, da quello che nel tempo è diventato il suo pupillo. Lo aveva cercato già all’Atalanta, è riuscito ad averlo a Roma. E Wesley è uno che non dimentica. Cosi quando gli è stato chiesto di giocare a sinistra per i problemi di Angeliño e per il rendimento non soddisfacente di Tsimikas, il ragazzo non ha fatto un fiato. Bologna è la prima tappa. Da non sbagliare.

(Il Messaggero)

L’Europa passa da noi: Cristante-Koné, la Roma rialza i suoi pilastri

E allora sì, ci sarà da lottare. Soprattutto lì, in mezzo al campo, dove serviranno idee, corsa e muscoli da vendere. Domani la Roma può mettere un’ipoteca sul passaggio del turno proprio così, gestendo alla perfezione un centrocampo che dovrà dare assistenza a una difesa negli ultimi tempi un po’ troppo in difficoltà, ma anche aiutare nella fase di costruzione, per far sì che Malen si senta meno solo di quanto si è invece sentito nelle ultime partite. E allora molto del destino della Roma passa ancora dai piedi di loro due, Bryan Cristante e Manu Koné. L’azzurro contro la Juventus non è stato perfetto e anche quando è entrato a Genova non ha rubato l’occhio. Insomma, un po’ di appannamento c’è e se n’è reso conto anche Gasp sebbene faccia fatica a rinunciare a lui. Esattamente come tutti quelli che l’hanno preceduto sulla panchina giallorossa: Di Francesco, Ranieri, Fonseca, Mourinho, De Rossi e Juric. A Bologna Cristante potrebbe anche giocare alto, esattamente come ha fatto contro Juventus e Genoa, anche per andare a sfruttare la sua abilità sui palloni alti. Di certo non sarà una partita come le altre, visto e considerato che sarà la sua gara numero 69 nell’Europa League. Nessuno in giallorosso ha giocato così tanto in questo torneo, e domani Bryan aggancerà Rui Patricio al secondo posto assoluto della fase finale. […] E poi c’è Manu Koné, che anche a Genova ha dimostrato di non attraversare il suo momento di forma migliore. Ma a Bologna sarà fondamentale che ritrovi ritmo ed energie giuste, perché toccherà a lui fare la fase di transizione e provare a portare la palla il più possibile dall’altra parte. È chiaro che con Cristante basso il francese dovrà fare un certo tipo di lavoro, aiutando molto negli affondi offensivi. Se invece Cristante dovesse giocare alto, con l’inserimento di Pisilli quel lavoro toccherebbe all’azzurrino, con il francese a fare il regista. Come, del resto, ha già fatto anche in nazionale. Con ottimi risultati.

(gasport)