Sabatini: “Incestuoso vedere De Rossi contro la Roma”

IL SECOLO XIX – Walter Sabatini ha rilasciato un’intervista al quotidiano ligure, parlando tra le altre cose della Roma e della prossima gara contro il Genoa di Daniele De Rossi. Le sue parole:

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Sabatini, De Rossi rivale della Roma: che effetto le fa?

“Incroci del genere sembrano sempre cose contro natura, incestuose, se vogliamo esagerare con i termini. Per Daniele sarà una sfida molto complicata da vivere, non da fare, perché il calcio è sempre bello giocarlo. Ma lui sa cosa serve: una grande partita. E sarà probabilmente che il Genoa la farà, perché sta migliorando molto, con un calcio bello da vedere. Però anche la Roma mostra progressi tangibili in ogni partita. Si sfideranno due squadre che vivono momenti importanti”.

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Cosa le ha fatto capire che De Rossi sarebbe diventato allenatore?

“Non mi ha mai raccontato una partita o parlato di calcio come un calciatore, si è sem-pre espresso con una visione complessiva e non è una cosa che i giocatori fanno in modo naturale. Se fai le osservazioni che mi faceva lui vuol dire che dentro sei già proiettato in un altro universo. Una cosa è giocare, un’altra è allenare. Daniele, già in campo, pensava al calcio, facendolo giocare agli altri. E poi in lui c’è il bisogno di gareggiare, primeggiare. Per fare sport ad alti livelli il segreto è essere molto competitivo e lui lo è sempre stato. Per cui è normale che senta il bisogno di adrenalina, di vivere lo stress della partita. La sua scelta di allenare per me non è solo comprensibile, ma per uno come lui era inevitabile».

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Come valuta Gasperini?

“Sta facendo benissimo. La Roma non è una squadra casuale, è molto caratterizzata, il suo lavoro si vede, non dargliene atto sarebbe una bestemmia calcistica. Penso alla rete di Wesley alla Juve: quel gran gol c’è perché Gasperini lo fa giocare a sinistra, sul lato sbagliato, consentendogli di tirare col piede giusto, il destro. Peccato per i due punti persi con la Juve. Ma nei miglioramenti dei calciatori giallorossi, così veloci, c’è tanto merito di Gasperini. La squadra è motivata, tutti rincorrono la palla, 4-5 in modo eroico, perché c’è la giusta mentalità”.

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Rensch sostituirà Wesley a Genova

La corsa della Roma verso il prossimo impegno passa anche da un’assenza pesante. Contro il Genoa, domenica a Marassi, Wesley non ci sarà. L’esterno brasiliano è stato squalificato dopo l’ammonizione rimediata nel match contro la Juve. (…) A Marassi toccherà Rensch, pronto a raccogliere reredità sulla fascia destra. L’olandese arriva da una prova molto convincente proprio contro la Juventus: attenzione difensiva, personalità e spinta continua, senza mai andare in affanno. Una prestazione che ha convinto lo staff e acceso le sue ambizioni. (…)

(corsport)

Il paradosso del gol

C’era una volta una Roma che segnava poco, molto poco ma che riusciva a capitalizzare al meglio il suo “mal di gol” facendo leva su una difesa ai limiti della perfezione. A quella Roma bastava confezionare un golletto, cioè andare in vantaggio, per avere la quasi certezza di vincere la partita grazie al lavoro del muro difensivo. Poi, ironia (paradosso?) del calcio, quella stessa Roma ha cominciato a segnare di più, Donny Malen è diventato un protagonista assoluto del campionato, ma non ha più difeso come in precedenza. A Napoli in vantaggio di una rete a due passi dallo striscione del traguardo, sì è fatta raggiungere; peggio ancora è accaduto contro la Juventus visto che i gol di vantaggio erano due. Da “il miglior attacco è la difesa” a la difesa non vale l’attacco” è stato un attimo. Cosa è accaduto? La logica impone che, in casi come questo, sul banco degli imputati non finiscano soltanto i diretti interessati, cioè i difensori, e che la faccenda chiami in causa l’intera fase difensiva della squadra. Questo ovviamente non vieta di sottolineare che alcune individualità non stanno rendendo come in passato. (…) Troppi gli errori tecnici e mentali. Il terzo gol preso in pienissimo recupero contro la Juventus è il manifesto perfetto di cosa non si deve fare a cento secondi dalla fine della partita. In quelle situazioni, lo insegnano i vecchi maestri, il pallone va bucato. Si deve smettere di giocare. Usando intelligenza e furbizia, non mezzi illeciti. È brutto e forse sbagliato fare ì conti, ma la Roma tra Napoli e la Juventus ha buttato quattro punti nel cestino dell’indifferenziata per colpe esclusivamente proprie.(…) Siamo stati troppo passivi, il giudizio di Gasp sui due gol presi nel finale contro la Juve. Già, ma cosa intendeva? Probabilmente si aspettava più presenza a due passi dalla
linea bianca, avrebbe voluto più fisicità e un’attenzione maggiore in marcatura. Avrebbe desiderato ammirare una Roma più “cattiva”, determinata a portare a casa con le unghie e con i. denti il successo, più coraggio da parte di qualche interprete eccessivamente timido; invece gli è toccato vedere un reparto moscio, quasi spettatore non pagante di quanto stava accadendo in area. (…) Con 33 punti ancora a disposizione può succedere di tutto, in un senso o nell’altro. Ma la squadra deve guarire al più presto dal suo nuovo “mal di gol”, quelli al passivo.

(corsport)

Il veleno nella coda

“Non è che ci mettiamo sotto il tavolo”. Sotto il tavolo no, ma a lavorare sì. E quando Gasperini fa lavorare la Roma, qualcosa di buono di solito esce. Prendi i calci piazzati. Ecco, non si fa fatica a pensare che oggi, alla ripresa degli allenamenti a Trigoria, il tecnico parlerà alla squadra di altri aspetti da migliorare. (…) Quell’atteggiamento che lui stesso ha definito passivo nel finale, nella fase difensiva. Con i numeri bisogna farci i conti, intorno ai numeri c’è da ragionare. Dal minuto 76 in avanti la Roma ha un problema evidente: dei 19 gol incassati in 27 giornate — che ne fanno ancora la miglior difesa del campionato, nonostante le tre reti dalla Juve – sette sono arrivati nell’ultimissima fetta di partita. Cinque punti in meno, che oggi riscriverebbero la classifica in maniera completamente diversa. È tipico delle grandi squadre trovare la giocata decisiva al fotofinish, lo stesso Gasperini ne parlò pubblicamente alcune settimane fa. Alla Roma non accade. (…) La qualificazione Champions si gioca sui dettagli, le grandi partite si giocano sui dettagli, perché gli avversari di livello sanno appoggiarsi sulle debolezze altrui. E infatti 11 dei 19 gol incassati in campionato sono arrivati con le big four, ovvero Inter, Milan, Napoli e Juventus. Così è sfuggito l’ennesimo scontro diretto. (…)

(corsera)

Cena Totti-Gasperini, i retroscena: il ruolo di Candela, la data del 21 marzo e i dettagli sul ruolo

(…) Totti e Gasperini ieri sera hanno mangiato al ristorante “Rinaldi al Quirinale”, uno dei locali preferiti dall’ex capitano, luogo che trasuda romanismo. (…) Vincent Candela, amico di entrambi, ha propiziato la cena: il francese è stato un ponte ma pure un testimone del domani che si costruisce a tavola, come in ogni storia che si rispetti. Sul menù risate, battute, ma soprattutto tanto calcio. La rosa attuale della Roma, gli obiettivi stagionali, quelli futuri. Il centenario che incombe. E la volontà comune di fare grande la Roma. (…) Gasperini è uomo pratico. E in Totti vede un aiuto concreto: come dirigente capace di incidere nelle dinamiche interne, convincente nel parlare ai giocatori e nel trasmettere identità. Non una bandiera da sventolare nelle serate di gala. Ma una presenza che lavora, consiglia, indirizza. (…) C’è ancora uno spartiacque personale: l’udienza di divorzio del 21 marzo. Rappresenta un confine. Superato quello, la scena potrà liberarsi definitivamente. E il cerchio chiudersi. La sensazione è che la strada sia tracciata. (…)

(corrieredellosport.it)

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Scontri diretti sfavorevoli e calendario in salita. Gli ostacoli nella volata

Anche senza fare drammi, Gasp ha capito che qualcosa non va. L’altra sera ha utilizzato il termine «passivi». Che inizia con “p”, come personalità. Sommandoli, forse si viene a capo di uno dei problemi della Roma: la mancanza di un calciatore d’ordine e caratteriale che, nei momenti difficili, faccia ragionare la squadra. Era accaduto a Milano, quando la Roma, dopo aver dominato per un tempo, era andata letteralmente in barca a inizio ripresa, subendo come non mai e mettendo le basi per la sconfitta. Uno scenario che si è ripetuto nel giro di un paio di settimane prima a Napoli e poi domenica sera con la Juventus. Squadra straripante in entrambi i casi che però, nel momento nel quale è chiamata a gestire il risultato, va in affanno. Non difendere, sia chiaro, ma gestire. Che può sembrare la stessa cosa ma non lo è. Esempio chiarificatore: l’altra sera al 91′ la Roma usufruisce di un calcio d’angolo. Ai tempi di Totti, la partita sarebbe finita in quel metro quadro, con Francesco che avrebbe nascosto il pallone, subìto falli e ottenuto nuovi corner, rimediando cartellini e calci dagli avversari ma preservando il successo. (…) E non finisce qui: perché 7 volte su 9 la Roma ha preso gol nell’ultimo quarto d’ora di gioco. Se le cose si ripetono, non si può parlare di sfortuna. C’è poi un campo, quello delle sostituzioni, che rischia di diventare minato. Perché soltanto l’allenatore conosce le condizioni del calciatore in questione e bocciarne una scelta rischia di essere un esercizio di presunzione. (…) Non c’è da fare drammi e l’esortazione di Gasp («Animo!») è lodevole ma va anche registrato che la Roma a parità di punti è dietro a Inter, Milan, Napoli e Juve negli scontri diretti. Senza contare che tra le contendenti per un posto al sole europeo, è l’unica che a marzo avrà impegni infrasettimanali. Il Como (con il quale è in vantaggio grazie all’1-0 dell’Olimpico) gioca domani l’andata di Coppa Italia ma per il ritorno se ne riparla a fine aprile. Stesso dicasi per l’Atalanta. Se è vero che questo a Gasp non dispiace, bisogna capire come avverranno le rotazioni in attacco. (…)

(Il Messaggero)

E ieri sera Gasperini a cena con Totti

Da semplice battuta a realtà. Totti e Gasperini alla fine sono andati veramente a cena insieme e lo hanno fatto ieri sera nel noto ristorante “Da Rinaldi al Quirinale”. Francesco qualche giorno fa aveva già parlato di un incontro tra i due poi smentito da lui stesso su Instagram. (…) La sua volontà è quella di tornare a Trigoria, lo ha ribadito alla società e lo avrà anche detto a Gasperini ieri sera, nella cena che ha avuto l’intermediazione dell’ex Candela. Dopo il burrascoso addio nel 2019 ha voglia di tornare a lavorare per la Roma. Il nodo rimane il ruolo. Dan vorrebbe inserirlo gradualmente in società, magari partendo come consulente esterno e poi in futuro diventare una figura più operativa. (…)

(Il Messaggero)

Orgoglio, gioco e punti: Gasp ha gli antidoti contro i cattivi pensieri

Non facciamoci prendere dalla depressione, animo». Così Gasp, allenatore della Roma e di un ambiente che si deprime facilmente. Non che dopo il 3-3 contro la Juve ci fosse troppo da sorridere, ma nemmeno deve prevalere il «non andrà tutto bene». Roma si è svegliata il giorno dopo e ha capito subito che il problema si chiama Pellegrini. Anzi, gli imputati sono tre, i soliti: Pellegrini, Cristante e Mancini, la famosa banda dei sesti posti. Ci risiamo, insomma. Si guarda il dito e non la luna, ci si concentra sulle facili soluzioni, senza capire che questa squadra è quarta anche per loro e non “nonostante loro”. Il gruppo è quello, senz’altro migliorabile, ci mancherebbe, ci si penserà da giugno in poi. (…) La Roma può contare su un campione di livello superiore per il nostro campionato, ovvero Malen. E poi Wesley, altro elemento che alza il livello e anche qui, basta tornare indietro di qualche mese per risentire l’eco di quelli che “in Serie B, si trovava un terzino migliore a costi inferiori”. Va tutto bene, tutti hanno ragione, poi ci sono i fatti: Wesley a Roma durerà poco, perché se lo vengono a prendere con il valigione pieno. La Roma può restare lì anche per i suoi calciatori che sono cresciuti in questi mesi e contro la Juve hanno dimostrato che si incastrano bene nel contesto gasperiniano, Pisilli su tutti. Il ragazzo cresce e di certo non ha smesso l’altra sera di farlo. Non va bene Cristante? C’è Niccolò. Oppure El Aynaoui, nonostante contro la Juve abbia commesso un’ingenuità che è costata il treatré. C’è Koné, decisivo l’altra sera con un assist che, sì, ne dovrebbe/potrebbe fare uno a partita per le qualità che ha. Alla Roma che ha pareggiato contro la Juve sono rimasti anche l’orgoglio e la consapevolezza di aver affrontato una big faccia a faccia, senza timore, senza calcoli. (…) Altro aspetto che invita all’ottimismo: il definitivo recupero, e Gasp spera in tempi brevi, di Dybala e Soulé. L’importanza di Matias è legata ai numeri: sette gol e altrettanti assist, coppe comprese. Quello di Paulo è spendibile a favore di Malen, a cui serve vicino un uomo di qualità per dialogare, come accaduto a Torino. (…)

(Il Messaggero)

Pisilli, la notte della maturità e Gasp lo incorona: “Strepitoso”

La Juventus cercava ossigeno. Cambio di gioco, palla alta a per scavalcare il centrocampo, con l’idea di spostare la Roma da un lato all’altro e aprire il campo. Due volte la traiettoria è stata la stessa. Con lo stesso finale. Niccolò Pisilli ha letto il passaggio prima che partisse davvero. Ha preso posizione e si è staccato da terra. Stop di petto in volo, controllo pulito, possesso riconquistato. Dettagli che non entrano nei riassunti della partita. Ma spiegano più di molte altre cose dove sia arrivato oggi Pisilli. Contro la Juventus non ha soltanto servito l’assist per Wesley. Ha raccolto cinque salvataggi, sette intercetti, dieci duelli vinti. Numeri importanti, da titolare (attualmente) inamovibile di una squadra che punta con decisione la Champions. (…) E nel 2026, quando ha trovato continuità, complice le assenze di El Aynaoui e Koné, ha cambiato passo: tredici presenze consecutive, sette da titolare condite da 4 gol e 2 assist. La doppietta contro lo Stoccarda ha acceso i riflettori sul nuovo Pisilli. Ma la maturità non è nei gol. È nelle letture. È nel decidere di aggredire un cambio campo invece di aspettare che la palla scenda e l’avversario la controlli. Pisilli non è solamente il centrocampista che strappa l’applauso con un gesto tecnico. Sta diventando quello che tiene corta la squadra, che accorcia le distanze, che intercetta linee di passaggio. (…) Dopo altri talenti cresciuti in casa e poi partiti, Pisilli rappresenta una continuità che la Roma vuole difendere. Il futuro è stato scritto sul rinnovo di contratto fino al 2029, ma per lui conta soprattutto il presente. (…)

(La Repubblica)

Un pari che brucia ma il futuro è ancora giallorosso

Guardare la classifica. Appenderla negli spogliatoi e obbligare i giocatori a prenderne atto giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento. Impararla a memoria e ripeterla come si fa con la tabellina del tre. Ci sembra l’unico modo per provare a metabolizzare, per tentare di dimenticare la grande beffa del pareggio contro la Juve. (…) Guardare la classifica, dicevamo, perché a undici partite dalle vacanze, dice comunque Roma al quarto posto, tre punti di vantaggio sulla quinta (Como), quattro sulla sesta (Juve), sei sulla settima (Atalanta) e questo vuole dire destino ancora nelle mani dei giallorossi, pur con tutti i rimpianti del caso. Perché non si può non parlare di rimpianti dopo una sfida in cui la squadra di Gasperini aveva messo le mani o quasi su quella qualificazione Champions che è l’obiettivo stagionale.(…) La Roma deve aggrapparsi a quello che ha fatto finora, alle sue certezze frutto del grande lavoro di Gasperini, a quei giocatori che possono essere determinanti in questo finale di stagione. Partendo dalla conferma di aver trovato un centravanti vero, un Malen capace di andare oltre se stesso, calato nel gioco gasperiniano come meglio non si poteva sperare. Proseguendo con un Pisilli che sta dimostrando, partita dopo partita, di essere molto di più di un giovane emergente, con un Wesley dominante sulla fascia dove le metti con tanto di gol all’attivo (…) La Roma di Gasp ha tutto per dimenticare. Memorizzi la classifica e si convinca che quel gol di Gatti può trasformarsi come quello di Brio nel 1983. Inutile ai fini del risultato finale.

(La Repubblica)