Cena Totti-Gasperini, i retroscena: il ruolo di Candela, la data del 21 marzo e i dettagli sul ruolo

(…) Totti e Gasperini ieri sera hanno mangiato al ristorante “Rinaldi al Quirinale”, uno dei locali preferiti dall’ex capitano, luogo che trasuda romanismo. (…) Vincent Candela, amico di entrambi, ha propiziato la cena: il francese è stato un ponte ma pure un testimone del domani che si costruisce a tavola, come in ogni storia che si rispetti. Sul menù risate, battute, ma soprattutto tanto calcio. La rosa attuale della Roma, gli obiettivi stagionali, quelli futuri. Il centenario che incombe. E la volontà comune di fare grande la Roma. (…) Gasperini è uomo pratico. E in Totti vede un aiuto concreto: come dirigente capace di incidere nelle dinamiche interne, convincente nel parlare ai giocatori e nel trasmettere identità. Non una bandiera da sventolare nelle serate di gala. Ma una presenza che lavora, consiglia, indirizza. (…) C’è ancora uno spartiacque personale: l’udienza di divorzio del 21 marzo. Rappresenta un confine. Superato quello, la scena potrà liberarsi definitivamente. E il cerchio chiudersi. La sensazione è che la strada sia tracciata. (…)

(corrieredellosport.it)

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Scontri diretti sfavorevoli e calendario in salita. Gli ostacoli nella volata

Anche senza fare drammi, Gasp ha capito che qualcosa non va. L’altra sera ha utilizzato il termine «passivi». Che inizia con “p”, come personalità. Sommandoli, forse si viene a capo di uno dei problemi della Roma: la mancanza di un calciatore d’ordine e caratteriale che, nei momenti difficili, faccia ragionare la squadra. Era accaduto a Milano, quando la Roma, dopo aver dominato per un tempo, era andata letteralmente in barca a inizio ripresa, subendo come non mai e mettendo le basi per la sconfitta. Uno scenario che si è ripetuto nel giro di un paio di settimane prima a Napoli e poi domenica sera con la Juventus. Squadra straripante in entrambi i casi che però, nel momento nel quale è chiamata a gestire il risultato, va in affanno. Non difendere, sia chiaro, ma gestire. Che può sembrare la stessa cosa ma non lo è. Esempio chiarificatore: l’altra sera al 91′ la Roma usufruisce di un calcio d’angolo. Ai tempi di Totti, la partita sarebbe finita in quel metro quadro, con Francesco che avrebbe nascosto il pallone, subìto falli e ottenuto nuovi corner, rimediando cartellini e calci dagli avversari ma preservando il successo. (…) E non finisce qui: perché 7 volte su 9 la Roma ha preso gol nell’ultimo quarto d’ora di gioco. Se le cose si ripetono, non si può parlare di sfortuna. C’è poi un campo, quello delle sostituzioni, che rischia di diventare minato. Perché soltanto l’allenatore conosce le condizioni del calciatore in questione e bocciarne una scelta rischia di essere un esercizio di presunzione. (…) Non c’è da fare drammi e l’esortazione di Gasp («Animo!») è lodevole ma va anche registrato che la Roma a parità di punti è dietro a Inter, Milan, Napoli e Juve negli scontri diretti. Senza contare che tra le contendenti per un posto al sole europeo, è l’unica che a marzo avrà impegni infrasettimanali. Il Como (con il quale è in vantaggio grazie all’1-0 dell’Olimpico) gioca domani l’andata di Coppa Italia ma per il ritorno se ne riparla a fine aprile. Stesso dicasi per l’Atalanta. Se è vero che questo a Gasp non dispiace, bisogna capire come avverranno le rotazioni in attacco. (…)

(Il Messaggero)

E ieri sera Gasperini a cena con Totti

Da semplice battuta a realtà. Totti e Gasperini alla fine sono andati veramente a cena insieme e lo hanno fatto ieri sera nel noto ristorante “Da Rinaldi al Quirinale”. Francesco qualche giorno fa aveva già parlato di un incontro tra i due poi smentito da lui stesso su Instagram. (…) La sua volontà è quella di tornare a Trigoria, lo ha ribadito alla società e lo avrà anche detto a Gasperini ieri sera, nella cena che ha avuto l’intermediazione dell’ex Candela. Dopo il burrascoso addio nel 2019 ha voglia di tornare a lavorare per la Roma. Il nodo rimane il ruolo. Dan vorrebbe inserirlo gradualmente in società, magari partendo come consulente esterno e poi in futuro diventare una figura più operativa. (…)

(Il Messaggero)

Orgoglio, gioco e punti: Gasp ha gli antidoti contro i cattivi pensieri

Non facciamoci prendere dalla depressione, animo». Così Gasp, allenatore della Roma e di un ambiente che si deprime facilmente. Non che dopo il 3-3 contro la Juve ci fosse troppo da sorridere, ma nemmeno deve prevalere il «non andrà tutto bene». Roma si è svegliata il giorno dopo e ha capito subito che il problema si chiama Pellegrini. Anzi, gli imputati sono tre, i soliti: Pellegrini, Cristante e Mancini, la famosa banda dei sesti posti. Ci risiamo, insomma. Si guarda il dito e non la luna, ci si concentra sulle facili soluzioni, senza capire che questa squadra è quarta anche per loro e non “nonostante loro”. Il gruppo è quello, senz’altro migliorabile, ci mancherebbe, ci si penserà da giugno in poi. (…) La Roma può contare su un campione di livello superiore per il nostro campionato, ovvero Malen. E poi Wesley, altro elemento che alza il livello e anche qui, basta tornare indietro di qualche mese per risentire l’eco di quelli che “in Serie B, si trovava un terzino migliore a costi inferiori”. Va tutto bene, tutti hanno ragione, poi ci sono i fatti: Wesley a Roma durerà poco, perché se lo vengono a prendere con il valigione pieno. La Roma può restare lì anche per i suoi calciatori che sono cresciuti in questi mesi e contro la Juve hanno dimostrato che si incastrano bene nel contesto gasperiniano, Pisilli su tutti. Il ragazzo cresce e di certo non ha smesso l’altra sera di farlo. Non va bene Cristante? C’è Niccolò. Oppure El Aynaoui, nonostante contro la Juve abbia commesso un’ingenuità che è costata il treatré. C’è Koné, decisivo l’altra sera con un assist che, sì, ne dovrebbe/potrebbe fare uno a partita per le qualità che ha. Alla Roma che ha pareggiato contro la Juve sono rimasti anche l’orgoglio e la consapevolezza di aver affrontato una big faccia a faccia, senza timore, senza calcoli. (…) Altro aspetto che invita all’ottimismo: il definitivo recupero, e Gasp spera in tempi brevi, di Dybala e Soulé. L’importanza di Matias è legata ai numeri: sette gol e altrettanti assist, coppe comprese. Quello di Paulo è spendibile a favore di Malen, a cui serve vicino un uomo di qualità per dialogare, come accaduto a Torino. (…)

(Il Messaggero)

Pisilli, la notte della maturità e Gasp lo incorona: “Strepitoso”

La Juventus cercava ossigeno. Cambio di gioco, palla alta a per scavalcare il centrocampo, con l’idea di spostare la Roma da un lato all’altro e aprire il campo. Due volte la traiettoria è stata la stessa. Con lo stesso finale. Niccolò Pisilli ha letto il passaggio prima che partisse davvero. Ha preso posizione e si è staccato da terra. Stop di petto in volo, controllo pulito, possesso riconquistato. Dettagli che non entrano nei riassunti della partita. Ma spiegano più di molte altre cose dove sia arrivato oggi Pisilli. Contro la Juventus non ha soltanto servito l’assist per Wesley. Ha raccolto cinque salvataggi, sette intercetti, dieci duelli vinti. Numeri importanti, da titolare (attualmente) inamovibile di una squadra che punta con decisione la Champions. (…) E nel 2026, quando ha trovato continuità, complice le assenze di El Aynaoui e Koné, ha cambiato passo: tredici presenze consecutive, sette da titolare condite da 4 gol e 2 assist. La doppietta contro lo Stoccarda ha acceso i riflettori sul nuovo Pisilli. Ma la maturità non è nei gol. È nelle letture. È nel decidere di aggredire un cambio campo invece di aspettare che la palla scenda e l’avversario la controlli. Pisilli non è solamente il centrocampista che strappa l’applauso con un gesto tecnico. Sta diventando quello che tiene corta la squadra, che accorcia le distanze, che intercetta linee di passaggio. (…) Dopo altri talenti cresciuti in casa e poi partiti, Pisilli rappresenta una continuità che la Roma vuole difendere. Il futuro è stato scritto sul rinnovo di contratto fino al 2029, ma per lui conta soprattutto il presente. (…)

(La Repubblica)

Un pari che brucia ma il futuro è ancora giallorosso

Guardare la classifica. Appenderla negli spogliatoi e obbligare i giocatori a prenderne atto giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento. Impararla a memoria e ripeterla come si fa con la tabellina del tre. Ci sembra l’unico modo per provare a metabolizzare, per tentare di dimenticare la grande beffa del pareggio contro la Juve. (…) Guardare la classifica, dicevamo, perché a undici partite dalle vacanze, dice comunque Roma al quarto posto, tre punti di vantaggio sulla quinta (Como), quattro sulla sesta (Juve), sei sulla settima (Atalanta) e questo vuole dire destino ancora nelle mani dei giallorossi, pur con tutti i rimpianti del caso. Perché non si può non parlare di rimpianti dopo una sfida in cui la squadra di Gasperini aveva messo le mani o quasi su quella qualificazione Champions che è l’obiettivo stagionale.(…) La Roma deve aggrapparsi a quello che ha fatto finora, alle sue certezze frutto del grande lavoro di Gasperini, a quei giocatori che possono essere determinanti in questo finale di stagione. Partendo dalla conferma di aver trovato un centravanti vero, un Malen capace di andare oltre se stesso, calato nel gioco gasperiniano come meglio non si poteva sperare. Proseguendo con un Pisilli che sta dimostrando, partita dopo partita, di essere molto di più di un giovane emergente, con un Wesley dominante sulla fascia dove le metti con tanto di gol all’attivo (…) La Roma di Gasp ha tutto per dimenticare. Memorizzi la classifica e si convinca che quel gol di Gatti può trasformarsi come quello di Brio nel 1983. Inutile ai fini del risultato finale.

(La Repubblica)

Lukaku, Malen, Simeone: palla al centravanti e lui risolve i problemi

Il capocannoniere è fuori causa per infortunio e l’assalto degli altri pretendenti al trono del gol si associa con la lotta per i traguardi nell’ultima porzione di campionato. Mentre Lautaro Martinez, solitario in vetta a quota quattordici, deve guardare dalla tribuna !Inter che continua la fuga in Serie A, tanti altri veri nove si sono scatenati in questo turno. Si è assistito a una varietà di reti d’autore tra vecchi ciurmatori d’area ritornati in primo piano (Lukaku, Zapata, Simeone), conferme (Hojlund e Malen), rampanti (Douvikas). Il centravanti di un tempo, fisicato e spigoloso, cocciuto e redditizio, non è mai passato di moda, anche se il calcio si evolve, cerca soluzioni che possano continuamente sorprendere i rivali, perché la preparazione di una partita è sempre più scientifica, orientata sul minimo dettaglio. (…) Con sei gol in sette partite, Donyell Malen ha colmato il vuoto che ha irritato Gasperini nella prima parte di stagione. L’olandese ha portato profondità, velocità e prontezza d’esecuzione: il suo “impatto devastante” mantiene i giallorossi in linea con gli obiettivi di inizio stagione. Ma quando un nove del genere non c’è, l’inventiva dei nostri allenatori diventa fondamentale: Allegri ha tolto dalla fascia Leao e Pulisic (17 centri in due), però quando non sblocca le partite si deve buttare sul tridente, con centrale Fulllkrug, emblema del nove d’altro secolo. Mentre Spalletti a Roma ha ovviato ai deficit bianconeri nel settore spedendo in area nel finale un difensore centrale come Gatti, che ha infilato il 3-3. Dai dilettanti alla Champions, questa mossa d’emergenza spesso paga. Ma avere un centravanti vero è un’altra vita.

(gasport)

Obiettivo Champions e sogno mondiale: Pisilli sempre più su

Sognando la Champions, Marco Tardelli e la Nazionale. Dovesse dover dare un volto alla Roma “Made in Italy” che lotta per l’Europa che conta, i tifosi della Roma indicherebbero senza esitare quello di Niccolò Pisilli: giovane, pulito, affamato, umile, ma anche sfrontato. È il centrocampista romano l’uomo al centro del villaggio giallorosso al momento, il futuro già pronto anche per la nazionale del ct Rino Gattuso, azzurrabile com’è per il Mondiale. (…) In due mesi, per Pisilli, è cambiato tutto. E contro la Juve domenica sera si è chiuso un cerchio per il mediano. Un anno e mezzo fa contro i bianco-neri aveva esordito in Serie A grazie a Daniele De Rossi, l’altro ieri è stato il migliore in campo sotto gli occhi di Luciano Spalletti che lo aveva fatto esordire con l’Italia il 10 ottobre 2024 contro il Belgio in Nations League. Un partitone, quello di Nicolò: 95% precisione passaggi, 1 assist per il gol del momentaneo 1-0 di Wesley, 13 recuperi palla e 5 chiusure difensive. Una crescita esponenziale in questo 2026, iniziata quasi per caso dopo aver iniziato la stagione per lo più in panchina. Poi, in coincidenza con la partenza per la Coppa d’Africa di Neil El Aynaoui e l’infortunio di Manu Koné, il boom accompagnato da una lunga sfilza di complimenti. Prima della gara di Lecce del 6 gennaio, pensate, non aveva mai giocato dal primo minuto in campionato, quindi lo ha fatto per 5 volte su 9 gare, “tolto dal mercato” da Gasp che in lui ha detto di intravedere il Cristante e il Koné del futuro. (…) Il suo sogno, manco a dirlo, resta quello di poter vincere al più presto qualcosa in maglia giallorossa. Emulando così i miti dell’infanzia come Francesco Torti e lo stesso De Rossi. Ma anche quel Lorenzo Pellegrini che dovrebbe far spazio in futuro proprio alla voglia di emergere di Niccolò ormai irrinunciabile per Gasp.
(…)

(gasport)

Dybala diventa papà e punta il Genoa

IL TEMPO (GAB. TUR.) – Fiocco rosa in casa Dybala. Ieri, la moglie del numero ventuno della Roma Oriana Sabatini ha dato alla luce la piccola Gia. La primogenita della coppia argentina è venuta al mondo – qualche giorno prima del previsto – al Policlinico Gemelli e la Joya ha condiviso un primo scatto sui social: «Un applauso a mamma e papà». Un’immensa gioia dopo l’amarezza vissuta domenica all’Olimpico. Dybala ha assistito dalla panchina alla rimonta della Juventus. L’argentino è tornato tra i convocati dopo il problema al ginocchio che lo ha tenuto fermo per un mese, ma la scarsa condizione atletica non gli ha permesso di collezionare minuti. La Roma riprenderà ad allenarsi oggi pomeriggio, dopo il giorno libero concesso da Gasperini, e Dybala avrà una settimana intera per avvicinarsi alla migliore forma. L’obiettivo è rientrare in campo con il Genoa e, magari, dedicare la prima esultanza alla sua Gia. Giorni decisivi anche per testare le condizioni di Soulé. «Navighiamo un po’ a vista», aveva affermato Gasp prima della Juventus. Dopo aver riposato la scorsa settimana, l’argentino punta al rientro in gruppo per strappare una convocazione domenica. Discorso valido pure per Hermoso, frenato da un risentimento all’ileopsoas. Su Ferguson, invece, non è ancora stata presa nessuna decisione su come procedere dopo le visite in Inghilterra e il nuovo controllo effettuato pochi giorni fa. Resta sullo sfondo l’ipotesi dell’operazione per provare a superare definitivamente i problemi alla caviglia che hanno condizionato la stagione dell’irlandese.

Finali amari

IL TEMPO (L. PES) – Il sapore amaro del finale. La batosta subita nel recupero dal gol di Gatti è un colpo difficile da digerire per la Roma che fino a pochi secondi dalla fine del match guidava la corsa alla Champions mentre adesso, sempre in testa, sente il fiato sul collo delle inseguitrici. Un vizio malsano, quello della gestione finale, che fa da contraltare alla crescita negli scontri diretti. Fino alla gara di due settimane fa contro il Napoli, infatti, i giallorossi non avevano mai subito rimonte in campionato (soltanto tre gol da situazioni di vantaggio arrivati contro Parma, Cremonese e Genoa) ma al contempo avevano perso tutte le gare contro le big, salvo il punto recuperato al Milan all’Olimpico lo scorso 25 gennaio. Ma il dato che più salta all’occhio dopo Roma-Juve è quello della gestione dei minuti finali. Se per tutta la prima parte di campionato è stato impossibile mettere in difficoltà la squadra di Gasperini, adesso le certezze cominciano a calare, ma, più in generale, succede davvero poco al tramonto dei novanta minuti giallorossi. «Le altre squadre spesso radrizzano le partite nel finale, portando su giocatori molto abili nel gioco aereo, mettendoli dentro nel finale. E non è un caso. Sicuramente è qualcosa anche di studiato, se vogliamo, c’è questa fisicità che nei finali di partita premia molto queste formazioni e noi dobbiamo essere un po’ più bravi. Dobbiamo avere un atteggiamento più vivo nelle situazioni finali, a 5 minuti dalla fine voli e non si può parlare di stanchezza sulle palle inattive». I numeri, infatti, danno ragione al tecnico e raccontano di una squadra che tende a spegnersi e che ora, soprattutto e inevitabilmente contro le big, non riesce più a gestire il vantaggio. Dal ’76’ in poi la Roma in 27 giornate ha segnato soltanto sei gol, dato peggiore delle prime sei della classifica (Inter 17, Juve 12, Milan 11, Como 10, Napoli 8).Primato negativo anche per i gol subiti, sette, come quelli dell’Inter che però di gare ne ha risolte eccome. Ma oltre alle statistiche è facile guardare anche solo alle ultime settimane dove l’Inter batte la Juve al 90′, il Milan passa a Cremona con due gol allo scadere, il Napoli guadagna quattro punti tra Genoa e Verona all’ultimo minuto e la stessa Juve con Lazio e Roma rimonta due gol pareggiando dopo il novantesimo. Ma cosa manca a questa Roma per azzannare i finali di partita? Probabilmente maggiore concentrazione e un pizzico meno di paura. Anche perché, come ammette lo stesso Gasp, non può esserci stanchezza nel difendere una palla inattiva o un possesso del pallone quando al 91′ di 94 minuti hai un calcio d’angolo a favore. Superato, per il momento, l’astinenza di gol da calcio piazzato (tre nelle ultime due con Cremonese e Juve), ora al tecnico di Grugliasco spetta un altro compito: portare quella sana fame di risultato fino all’ultimo minuto. La crescita dei giallorossi è evidente e visibile nel corso dei novanta minuti, ma per strappare un posto Champions serve un altro scatto di mentalità. Gasp non ha mai ceduto il passo, a parte nella stagione 21-22, a questo punto del campionato. E di certo non vorrà farlo adesso.